I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 9

FEBBRAIO 1992

Febbraio

POLITICA NAZIONALE – A seguito di grosse polemiche inerenti il comportamento dei suoi membri, il Parlamento revoca lo status di “istituzione statale” al Mekhk Khel”, il Consiglio degli Anziani di medievale memoria riconosciuto dal Parlamento come un corpo dello Stato nel Dicembre 1991. Nel corso di due mesi l’istituzione, guidata dall’anziano Akhmed Adizov, si è resa odiosa tra la popolazione civile e tra i parlamentari per i metodi aggressivi con i quali tenta di imporre nomine istituzionali e garantire avanzamenti di carriera ai suoi membri nelle aziende di stato.

3 Febbraio

TENSIONI SOCIALI – a Malgobek si verifica un violento scontro a fuoco tra residenti locali. Si tratta di una resa dei conti per una serie di omicidi iniziata nel maggio dell’anno precedente, e proseguita secondo le leggi criminali della faida di sangue.

4 Febbraio

POLITICA NAZIONALE – Secondo un sondaggio pubblicato dal Servizio Stampa Presidenziale, l’81% dei cittadini ceceni si fida del Presidente della Repubblica, il 77% si fida del Parlamento eletto il 27 Ottobre 1991, mentre soltanto il 7% apprezza l’operato del Mekhk – Khel.  La maggioranza degli intervistati sostiene che quest’ultimo dovrebbe essere sciolto e rieletto. Riguardo ai rapporti con la Russia, più del 60% degli intervistati teme un intervento del governo di Mosca, mentre soltanto il 3% respinge questa ipotesi.

TENSIONI SOCIALI – Nella notte viene assaltato da ignoti un deposito della Milizia del Ministero degli Interni russo. Vengono saccheggiate tremila armi da fuoco e 184.000 cartucce, oltre a tonnellate di suppellettili e vettovaglie.

5 Febbraio

POLITICA NAZIONALE – Si svolge il giuramento solenne delle prime unità dell’esercito regolare ceceno. Con Decreto Presidenziale il Presidente Dudaev licenzia i coscritti reclutati nel 1990 ed ordina la leva 1991, per una nuova generazione di giovani militari.

Forze regolari della Repubblica Cecena di Ichkeri

6 Febbraio

POLITICA NAZIONALE – Il primo stormo aereo dell’aeronautica repubblicana, al comando del Primo Collaudatore Khairuddin Visangiriev, tiene una dimostrazione di volo sui cieli di Grozny.

POLITICA ESTERA – Tensioni al confine tra il Distretto di Nozhai – Yurt e la Repubblica del Daghestan. Residenti ceceni lamentano il fatto che alcune delle terre espropriate durante l’Ardakhar non siano mai state restituite alla Cecenia, ma permangano entro i confini del Daghestan. Le autorità Daghestane si dichiarano disposte a risolvere il problema su base negoziale inter – statale.

7 Febbraio

TENSIONI SOCIALI – Nella notte una banda armata composta da decine di uomini attacca una base militare della milizia dipendente dal Ministero degli Interni russo, riuscendo a sopraffare le guardie (LEGGI L’APPROFONDIMENTO QUI). Durante la sparatoria il deposito di munizioni della caserma esplode, provocando ingenti danni. Dieci tra gli aggressori rimangono uccisi, nessuno tra i difensori, il che lascia immaginare che l’azione sia stata in qualche modo concordata con la guarnigione a difesa del presidio. La base, rimasta senza protezione, viene invasa da una folla di centinaia di civili, ansiosi di raccogliere armi ed altri oggetti di valore. Vengono trafugati almeno 300 fucili mitragliatori, oltre ad una grande quantità di munizioni. Molti civili, nel tentativo di penetrare la base saltano su mine antiuomo poste a protezione, finendo all’ospedale in gravi condizioni. Il governo ed il parlamento ceceno accusano la Russia di aver orchestrato l’azione. Il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Movladi Ugudov, dichiara che tali provocazioni sono riferite al previsto ritiro delle forze armate russe dal territorio ceceno. Rispetto a questo Ugudov dichiara che il governo di Grozny ha proposto un piano di ritiro ordinato delle unità militari, al quale si opporrebbero le alte gerarchie del Cremlino, desiderose di trascinare la Repubblica nel caos.

8 Febbraio

TENSIONI SOCIALI – Si registrano numerosi attacchi alle basi militari russe in Cecenia. Dudaev incolpa provocatori russi, ed in particolare il comandante della guarnigione di Grozny, Generale Sokolov. Il Parlamento concede al Presidente poteri d’emergenza per frenare il caos. Tali poteri sono accordati dall’8 Febbraio all’8 Marzo 1992.

10 Febbraio

TENSIONI SOCIALI – Dudaev impone il coprifuoco a Grozny per trenta giorni. Le formazioni militari sono messe in stato di allerta. La Guardia Nazionale viene schierata intorno al perimetro dei presidi militari, mentre il Ministro degli Interni, Umalt Alsultanov, mobilita in supporto le unità speciali della polizia antisommossa. Il Viceministro dell’Interno, Udiev, viene nominato Commissario Militare responsabile dell’attuazione del coprifuoco.

11 Febbraio

TENSIONI SOCIALI – Il comandante delle forze russe in Cecenia, Sokolov, dichiara piena adesione alle direttive del governo ceceno e “intesa completa” con il Presidente Dudaev. Egli inoltre smentisce le voci di un piano di allontanamento delle famiglie degli ufficiali da Grozny, bollandole come “bugie”.

Il Ministro della Stampa e dell’Informazione Ugudov dichiara che le recenti aggressioni alle basi militari sono frutto di un piano ordito dai resti della nomenklatura sovietica appoggiata da elementi mafiosi, con lo scopo di gettare la Repubblica nel caos e sabotare il processo di autodeterminazione del popolo ceceno.

Il Presidente della Commissione Difesa e Sicurezza del Parlamento, Ibragim Suleimenov, dichiara che le tensioni dei giorni scorsi sono da attribuirsi a “forze – ombra mafiose” che tentano di avvantaggiarsi del disordine determinato dagli eventi della Rivoluzione Cecena. Egli esclude la possibilità di un coinvolgimento esterno, dicendosi sicuro che il “nemico” sia “interno” e che non ci sia bisogno di cercarne uno fuori dai confini del paese.

Il Consiglio degli Anziani, riunitosi a Grozny, condanna le azioni violente ed invita i cittadini alla calma. L’assemblea, cui partecipano anche i capi dei villaggi rurali, rivendica il suo ruolo di agente moderatore nel riportare la popolazione alla calma ed impedire ulteriori disordini.

POLITICA NAZIONALE – Il Presidente Dudaev presenzia ai funerali del Maggior Generale dell’Aviazione inguscio Salambek Oskanov, deceduto tragicamente il 7 Febbraio scorso durante un volo di addestramento. Insieme a Dudaev intervengono il Vicepresidente della Federazione Russa Alexander Rutskoi ed il Presidente del Consiglio Distrettuale locale, Ruslan Tatiev. Il funerale dell’alto ufficiale russo è l’occasione per tutti e tre i politici per lanciare un appello alla popolazione ed alle istituzioni coinvolte nella crisi russo/cecena, affinchè il buonsenso e la collaborazione prevalgano sulle divisioni che alimentano i conflitti sociali e politici.

il Maggior Generale Sulambek Oskanov

12 Febbraio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento decreta l’istituzione della Cittadinanza Cecena, attribuibile tramite uno specifico timbro sui vecchi passaporti sovietici ancora in circolazione presso la popolazione. La procedura è resa obbligatoria per tutti i funzionari pubblici.

NEGOZIATI RUSSO/CECENI – Il Consiglio Etnico della Repubblica, organo rappresentativo di tutte le minoranze del paese, invia un appello al Soviet Supremo della RSFSR Russa affinché qualsiasi decisione di Mosca nei confronti della Cecenia sia presa in accordo con le autorità di Grozny, onde evitare che tale decisione sia accolta negativamente dalla popolazione.

13 Febbraio

POLITICA NAZIONALE – In un discorso alla TV di Stato il Presidente Dudaev si scaglia contro la leadership russa, definita “Sciovinista”. Liberando il popolo russo da ogni responsabilità, Dudaev dichiara che l’attuale governo di Mosca usa il principio del “divide et impera” per mettere i popoli caucasici l’uno contro l’altro e spingerli a confrontarsi tra loro, in modo da impedire che si uniscano in un’unica grande forza regionale capace di tenere testa alle ambizioni imperiali del Cremlino. Il discorso chiude con un appello a tutti i popoli del Caucaso affinchè si costituisca un grande raggruppamento politico in grado di difendere l’indipendenza dei popoli non – russi che abitano la regione.

14 Febbraio

POLITICA NAZIONALE – Il COFEC implementa in maniera consistente i beni di prima necessità acquistabili dai cittadini con la tessera annonaria, con l’intento di combattere la crisi alimentare che si sta abbattendo sulla repubblica.

Il Presidente del COFEC, Mamodaev, dichiara che tale aumento sarà garantito da contratti di scambio tra la Repubblica Cecena, l’Ucraina ed il Territorio di Stavropol, cui verranno consegnati prodotti petroliferi in cambio di generi alimentari di base.

Il Presidente del Comitato Nazionale per la Gestione Operativa dell’Economia (COFEC) Yaragi Mamodaev

17 Febbraio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento introduce la nazionalità come requisito essenziale per ricoprire incarichi pubblici. Il meccanismo per l’ottenimento della cittadinanza rimane semplificato, a causa del fatto che non sono ancora disponibili documenti ufficiali della Repubblica.

     Proseguono i negoziati politici per la costituzione del primo governo di fiducia parlamentare. Ad oggi risultano nominati una decina di ministri tra i quali il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Ugudov, il Ministro dell’Interno, Alsultanov, il Ministro della Cultura, il famoso ballerino Mahmoud Esambaev, e il Ministro dell’Istruzione, Yandarov.

18 Febbraio

POLITICA ESTERA – Zviad Gamsakhurdia tiene una conferenza stampa a Grozny, durante la quale rivendica il suo diritto di rappresentare la Repubblica di Georgia e dichiara illegittima la giunta militare che lo ha deposto. Gamsakhurdia definisce la sua visita in Cecenia come un incontro bilaterale tra due legittimi governi, e rifiuta di riconoscersi un rifugiato politico, dichiarando invece di essere nel pieno possesso dei suoi poteri costituzionali, solo temporaneamente usurpati da una giunta golpista. Riguardo al tema del riconoscimento formale della Repubblica Cecena da parte della Georgia, Gamsakhurdia afferma di aver già predisposto un decreto presidenziale che richiederà l’approvazione del Parlamento, e si dice fiducioso che ciò avverrà non appena la situazione politica sarà pacificata.

POLITICA NAZIONALE –  nell’ottica di inquadrare nuovi coscritti nella nascente forza armata nazionale, Dudaev emette il Decreto numero 27 del Presidente della Repubblica Sulla riabilitazione delle persone che hanno abbandonato le unità militari delle forze armate dell’ex Unione Sovietica“. In esso si depenalizza il reato di diserzione per tutti i cittadini che intendono proseguire il loro servizio militare nell’esercito della Repubblica Cecena.

19 Febbraio

POLITICA ESTERA – Dudaev e Gamsakhurdia intrattengono una lunga riunione al termine della quale emettono un comunicato congiunto. Il tema centrale di tale incontro è la costituzione di una realtà politica (e militare) caucasica in grado di tutelare gli interessi dei popoli del Caucaso dalle ambizioni imperiali della Russia.

20 Febbraio

POLITICA NAZIONALE – Con Decreto Presidenziale numero 13 viene introdotta un’ulteriore misura di calmierazione dei prezzi, limitando i margini di ricavo sulla vendita di numerosi prodotti in misura oscillante tra il 4 ed il 35%, e sostenendo la calmierazione con un contributo prelevato dal budget dello Stato. Il Ministero dell’Economia, di concerto con l’associazione agricola di categoria, dovranno stabilire prezzi fissi per i prodotti agricoli di largo consumo.

Con Decreto Presidenziale numero 15 il Comitato di Stato per la Privatizzazione ed il Comitato di Stato Antimonopolio vengono soppressi, ed i loro compiti e documenti sono assorbiti dal Ministero delle Finanze. Questa misura è volta a razionalizzare la spesa pubblica in vista di ulteriori contrazioni del bilancio. I conti correnti a disposizione dei due comitati vengono assorbiti dal Fondo per la Difesa della Repubblica Cecena.

23 Febbraio

CULTURA – In tutta la Cecenia si tengono le commemorazioni per l’anniversario della deportazione del 1944. Il Parlamento vara una legge che istituisce il 23 Febbraio come giorno di lutto nazionale.

25 Febbraio

CONFLITTI SOCIALI – In una conferenza stampa il Ministero degli Interni Umalt Alsultanov comunica i risultati del coprifuoco imposto da Dudaev. Sono state sequestrate 80 armi leggere, tra le quali 23 mitragliatrici e fucili mitragliatori, 17 pistole e 9 granate. Più di 1000 persone sono state denunciate, e 40 criminali in fuga arrestati. Le operazioni hanno coinvolto unità della polizia, della guardia nazionale e volontari “afghani”, ex militari dell’esercito sovietico rientrati volontariamente in servizio. Il dato relativo ai sequestri è piuttosto modesto, ma secondo quanto dichiarato dal Ministro il numero di crimini in termini assoluti è calato di un terzo dal Novembre 1991.

POLITICA NAZIONALE –  Con il Decreto numero 34 “Sull’esecuzione delle sentenze dei tribunali e delle corti arbitrali straniere nella Repubblica Cecena”, il Presidente Dudaev diffida i giudici a dare seguito a sentenze emesse da corti di paesi i quali non hanno riconosciuto la Repubblica Cecena o con i quali la Repubblica non abbia un accordo di cooperazione giudiziaria. Con questo provvedimento si usa la Magistratura come arma coercitiva nei confronti dei governi stranieri, tentando di forzare il riconoscimento della Cecenia facendo leva sulla velata minaccia di trasformare il paese in un “buco nero giudiziario”.  

26 Febbraio

ESTERI – In risposta alle accuse di sostenere la fazione di Gamsakhurdia nella guerra civile in corso in Georgia, il Presidente Dudaev, il Ministro della Stampa e dell’Informazione Ugudov ed il Parlamento dichiarano la completa estraneità del governo ceceno a qualsiasi azione di natura violenta o terroristica.

Zviad Gamsakhurdia a Grozny nel 1992

27 Febbraio

CRISI RUSSO/CECENA – Durante un’operazione congiunta di polizia con le forze del Ministero degli Interni russo sei veicoli blindati vengono “trafugati” e “ritrovati” da un reparto della Guardia Nazionale, che li trattiene in “custodia”. Nei primi due mesi dell’anno sono state registrate molte sparizioni di materiale militare dalle basi dell’esercito russo.

NEGOZIATI RUSSO/CECENI – Il Parlamento della Repubblica autorizza l’apertura di un ciclo di negoziati con la Russia. Gli incontri si terranno a Sochi.

28 Febbraio

ECONOMIA – Un’indagine sociologica pubblicata sui principali quotidiani della Repubblica rileva che il 16% della popolazione non possiede mezzi economici necessari ad affrontare il repentino rialzo dei prezzi occorso con la liberalizzazione appena avviata. Quasi il 50% degli intervistati sostiene di avere a disposizione risorse sufficienti per un massimo di tre mesi.

ICHKERIA IN UCRAINA: I BATTAGLIONI DUDAEV E MANSUR

Il 26 Febbraio il Presidente del Gabinetto dei Ministri della Repubblica Cecena di Ichkeria, Akhmed Zakayev, ha proclamato in piazza che il governo stava progettando la formazione di unità armate da inviare in supporto all’esercito ucraino per sostenerne gli sforzi bellici. Nel paese, comunque, già combattono reparti leali ad Ichkeria e che ne rivendicano una continuità ideale. Si tratta dei battaglioni Dzhokhar Dudaev e Sheikh Mansour, attivi già da anni sul fronte del Donbass ed ora impegnati a contrastare l’invasione russa.

DALLA CECENIA ALL’UCRAINA

Lo scoppio di Euromaidan e la crisi politica che investì l’Ucraina, l’invasione russa della Crimea e la secessione delle regioni russofone di Lugansk e Donec, tra la fine del 2013 ed i primi mesi del 2014, produssero fermento tra la diaspora cecena in Ucraina, direttamente interessata dagli eventi, e tra i superstiti delle forze armate della Repubblica Cecena di Ichkeria in esilio all’estero. Il sentimento di opposizione all’imperialismo russo, unito al senso di vicinanza maturato tra gli indipendentisti ceceni, dovuto in parte al supporto offerto, a suo tempo, da un gruppo di volontari ucraini che aveva preso parte alla Prima Guerra Russo – Cecena (1994 – 1996) fece sì che tra i ranghi dei sostenitori della ChRI maturasse l’idea di unirsi alla lotta, inquadrandosi in un battaglione nazionale ceceno. L’idea fu messa in atto da uno dei più noti ufficiali dell’esercito ceceno ancora in vita, il Generale di Brigata Isa Munaev, già Commissario Militare per il Quartiere Zavodskoy di Grozny (dopo la riconquista della Capitale cecena, nell’Agosto del 1996), Capo dell’Ufficio del Ministero per la Sicurezza dello Stato nel Quartiere Zavodskoy (tra il 1998 ed il 1999) e Comandante della Guarnigione di Grozny allo scoppio della Seconda Guerra Russo – Cecena. Egli, dopo aver combattuto durante la Battaglia per Grozny nell’inverno del 1999, aveva combattuto contro le forze federali fino al 2006, rimanendo a Grozny e portando avanti azioni di sabotaggio contro le forze di Mosca, e contro le unità di polizia del governo collaborazionista. Di carattere duro e poco incline al riso, secondo quanto riferito da Mayrbek Vatchagaev, Segretario di Stampa del Presidente Aslan Maskhadov, Era sempre molto teso ed era chiaro che non dovevi scherzare con lui.  Nessuno ha provato a scherzare con lui. Secondo me era l’unico di cui lo stesso Arbi Baraev aveva paura , vivevano nello stesso villaggio e Baraev riuscì, pur vivendo in questo villaggio, a non incrociarlo mai.

Isa Munaev (a sinistra) e Muslim Cheberloevsky (a destra)

Gravemente ferito durante una sparatoria, Munaev era stato evacuato fuori dal Paese, trovando asilo in Danimarca. Allo scoppio della guerra civile in Ucraina, egli poteva definirsi l’ultimo “Generale di Ichkeria” ancora pronto a tornare in armi, ed era alla guida di un movimento sociopolitico chiamato “Free Caucasus”, tramite il quale sosteneva l’idea di un Caucaso indipendente da Mosca secondo il progetto, a suo tempo sostenuto dal primo Presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria, Dzhokhar Dudaev, chiamato “Casa Caucasica”. Munaev decise di costituire un battaglione di volontari ceceni, e lo dedicò proprio alla memoria di Dudaev. Nell’Ottobre del 2014, quando ormai combatteva da mesi sul fronte del Dombass, Munaev dichiarò ad una conferenza stampa: ventitrè anni fa, Dzhokhar Dudaev avvertì il popolo ucraino, il popolo georgiano, che l’aggressione russa era alle porte. La sua previsione si è avverata. Sapevamo che avrebbero attaccato l’Ucraina e la Georgia, lo sapevamo. La battaglia qui è una battaglia per la libertà di popoli diversi, tra cui Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Paesi Baltici, perché saranno i prossimi. Le truppe russe devono essere fermate ora.

CHIAMATA ALLE ARMI

La prima compagnia a formarsi, poche settimane dopo l’avvio del progetto, fu chiamata “Sasha Bily”, in onore al comandante dei volontari ucraini unitisi alle forze di difesa cecene durante la Prima Guerra Russo – Cecena, morto in una sparatoria proprio in quei giorni. Nel giro di pochi mesi il Battaglione, definito “Unità di Mantenimento della Pace” completò i ranghi e definì il suo stato maggiore: al comando dell’unità si pose lo stesso Munaev, mentre Isa Sadigov, ex Viceministro della Difesa dell’Azerbaijan (all’epoca esule in Norvegia) e Ruslan Eltaev, (Comandante di un’unità di milizia durante la Prima Guerra Russo – Cecena e Capo di Stato Maggiore del Fronte Sud – Occidentale durante la Seconda) furono nominati rispettivamente Capo e Vice Capo di Stato Maggiore.  Il forte afflusso di volontari portò in breve tempo al completamento del Battaglione, cosicché Free Caucasus decise di istituirne un secondo. Questo fu intitolato al leggendario eroe nazionale ceceno Sheikh Mansur, e la sua formazione fu affidata a Muslim Cheberloevsky.

Stemma del Battaglione Dzhokhar Dudaev

AZIONI IN DONBASS

Il Battaglione Dudaev fu schierato in Donbass, dove partecipò alle cruente Battaglie per Ilovaisk e, dopo che il corpo d’armata di cui faceva parte finì chiuso in una sacca, agli aspri combattimenti per il Saliente di Debaltsevo. Munaev guidò personalmente il Battaglione, composto non soltanto da ceceni, ma anche da Tartari, Azeri, Daghestani, Ingusci e Ucraini, trasmettendo loro le esperienze acquisite durante le due guerre combattute in Cecenia. Soprattutto quando, allorchè le parti si accordarono per un pacifico deflusso delle forze leali a Kiev da Ilovaisk, l’artiglieria russa si mise a borbardare il nemico in fuga, facendone strage. Rispetto a questo Munaev dichiarò: Lo sappiamo: se i russi accordano un corridoio, è soltanto per bombardarlo. Le operazioni durarono dall’estate del 2014 alla fine di Febbraio del 2015 e, proprio negli ultimi giorni di combattimento, cadde, colpito da un mortaio, lo stesso Isa Munaev. A sostituirlo giunse Adam Osmaev, anch’egli esule, il quale comandò l’unità fino alla fine di Aprile del 2015. Insieme a lui operò la moglie, Amina Okueva, la quale sarebbe morta nel 2017 a seguito di un attentato ai danni di suo marito.

Il Battaglione Sheikh Mansur, invece, fu schierato a sud, sul fronte di Mariupol, dove combatté per tutta la durata del conflitto per il controllo della posizione di Shirokhino. Uno dei comandanti del Battaglione, intervistato da Radio Liberty, tra le altre cose spiegò il motivo della sua partecipazione alla guerra in Ucraina: Per secoli l’esercito russo ha sterminato i ceceni, il genocidio non si ferma. I migliori, i devoti figli della Cecenia, sono considerati dispersi, altri sono in prigione. I nostri nemici si sono accumulati qui, in Ucraina, e intendiamo combatterli fino all’ultimo. Questa è la vendetta per i ceceni e la protezione del popolo ucraino. Prima del nostro arrivo, ceceni locali e alcuni osseti erano dalla parte russa. Quando siamo venuti in aiuto degli ucraini, abbiamo mostrato il vero volto dei ceceni. Molti ceceni che vivono sul territorio dell’Ucraina sono venuti da noi, ci hanno ringraziato, grazie a noi sono rimasti a vivere nelle loro case in Ucraina. 

Stemma del Battaglione Sheikh Mansur

Dichiarazione del Governo della Repubblica Cecena di Ichkeria

IN RELAZIONE ALLA CRISI UCRAINA

Il Comitato di Stato per la De – Occupazione della Repubblica Cecena di Ichkeria ha appena concluso la sua riunione di emergenza a Bruxelles, la Capitale del Belgio. I membri del Comitato sono venuti quì per questo incontro da diversi paesi europei, in particolare da Germania, Francia, Svizzera, Austria e Polonia. Personalmente, sono giunto dal Londra.

Vorrei esprimere la mia gratitudine alle autorità belghe che hanno assicurato la sicurezza di questo evento.

La principale agenda del nostro incontro era relativa alla discussione riguardo al supporto che possiamo dare al fraterno popolo ucraino contro l’aggressione russa. Vorrei far notare che il 90% dei membri del nostro comitato hanno esperienza di combattimento contro la Russia. Abbiamo discusso dei rapporti presentati al nostro incontro da tanti ceceni che sono costretti a vivere in diversi paesi europei, i quali hanno sostenuto i membri del nostro comitato ed hanno dichiarato che vogliono andare in Ucraina ed unirsi a questa battaglia per la libertà.

In questo contesto, vorrei rivolgermi al Presidente dell’Ucraina ed al comandante in capo dell’esercito ucraino, Zelensky. In ordine a supportare la guerra di liberazione del fraterno popolo ucraino, ed a condannare i perfidi attacchi dell’esercito russo sul suolo ucraino, il Comitato di Stato della Repubblica Cecena di Ichkeria ha assunto le seguenti decisioni:

Il Comitato di Stato della Repubblica Cecena di Ichkeria è pronto a formare un’unità militare volontaria tra i cittadini della Repubblica Cecena di Ichkeria. Per poter fornire questo supporto, è necessario firmare un accordo di cooperazione militare tra il governo della Repubblica Cecena di Ichkeria ed il governo dell’Ucraina. Questo è un passaggio necessario per i nostri volontari per poter essere protetti nel contesto della Convenzione di Ginevra. Come ceceni e come governo legittimo, saremo onorati di supportare la guerra di liberazione del popolo ucraino.

Sfortunatamente, uno e un solo popolo che si è offerto di dare supporto militare al popolo ucraino per la sua libertà sono i ceceni che vivono in Europa. Vorrei ricordarvi che ci sono trecentomila ceceni in Europa, oggi. Sono sicuro che la nostra iniziativa attrarrà l’attenzione di altri popoli come un esempio positivo, e che questi ci seguiranno in questo supporto. Sono pronto a recarmi in qualsiasi città ucraina per chiarire questa questione.

L’Ucraina Vincerà!

ENGLISH VERSION

The State Committee for the Deoccupation of Chechen Republic Ichkeria has just concluded its emergency meeting in Brussels, the capital of Belgium. Committee members came here for this meeting from different countries in Europe, especially Germany, France, Switzerland, Austria and Poland. I personally came from London. I would like to express my gratitude to the Belgian authorities who ensured the safety of this event.

The main agenda of our meeting was to discuss the support that we can give to the brotherly Ukrainian people against the Russian aggression. I would like to point out that 90% of the members of our committee have experience in our fight against Russia. We’ve discussed on the reports which are presented in our meeting that many Chechens who have forced to live in different European countries, applied to our committee members and declared that they wanted to go Ukraine and join their fight for freedom.

In this context, I would like to address tothe President of Ukraine and the chief commander of the Ukrainian army, Zelensky. In order to support the liberation war of the brotherly Ukrainian people and to condemn the perfidious attacks of the Russian army on the Ukrainian soil, the State Committee of the Chechen Republic of Ichkeria took the following decisions:

The State Committee of the Chechen Republic of Ichkeria is ready to form voluntary military units among the citizens of the Chechen Republic of Ichkeria. In order to be able to give this support, it is necessary to sign an agreement on military cooperation between the government of the Chechen Republic of Ichkeria and the government of Ukraine. This is a necessary step for our volunteers to be protected within the context of the Geneva Convention. As Chechen people and the legitimate Chechen government, we will be honored to support the liberation war of the Ukrainian people.

Unfortunately, so far, one and only people who have offered to give military support to the Ukrainian people for their freedom are the Chechens who live in Europe. I would like to remind you that there are 300 thousand Chechens living in Europe today. I am sure that our initiative will attract the attention of other peoples as a positive example and they will follow us in this support. I am ready to go any city of Ukraine urgently to clarify this matter. Victory will be Ukraine’s.

Chairman of the State Committee for the Deoccupation of Chechen Republic Ichkeria Akhmed Zakayev

Le parole di Dudaev sull’Ucraina

Nel 1995, durante la Prima Guerra Cecena, Dzhokhar Dudaev rilasciò un’intervista (della quale alleghiamo il link) che, alla luce degli eventi in corso in Ucraina, potremmo definire profetica. Parlando degli appetiti imperiali di Mosca, da lui definiti “Russismo”, Previde uno scontro “mortale” tra Russia e Ucraina. Ne riproponiamo oggi una traduzione in Inglese, a cura di Inna Kurochkina, e la sua trascrizione in italiano.

Of course, Russia’s plans and appetites have been always wide. But they stopped in Afghanistan.

You know, as in a joke: An Ant goes bandaged, and a mosquito asks. “What’s the matter with you, Murik, dear? What happened?” – “Yes … There was a case … I wanted to taste a firefly, but I ran into a cigarette butt.”

That’s how they ran into Afghanistan. And their appetite has waned a bit. And when they failed in Afghanistan, they decided to change their policy, to win Europe over to their side, ideologists and politicians. And Russia started to flirt with Europe. To intensify their influence up to the Indian Ocean, the Middle East, the Bosphorus, the Red Sea, and then slap Europe as well. Then Afghanistan, and then other difficulties, and now also Ichkeria. Ichkeria reduced Russia’s appetite a little, but did not stop.

There will still be a massacre in Crimea. Ukraine will still clash with Russia…deadly…  As long as “Rusism” exists, it will never give up its ambitions. Right now, “Slavic” plan is there … under this brand, they want to crush Ukraine and Belarus again, as in the old days. Russia wants to get stronger. Now no one wants to be with Russia and in an alliance, either in the military… not only in the military… in the economic, and in the political, and even in the trade sense.

Because they have studied well.

TRADUZIONE ITALIANA

Ovviamente, i piani e gli appetiti russi sono sempre stati voraci. Ma furono frustrati in Afghanistan.

Sai, come in quella barzelletta: una formica si aggira, tutta bendata, ed una zanzara gli chiede: “Che ti succede, Murik Caro? Cosa è successo?” – “Si, è successa una cosa…volevo assaggiare una lucciola, ma sono finito addosso ad un mozzicone di sigaretta”

E’ così che finirono in Afghanistan. E il loro appetito fu ridotto un po’. A quando fallirono in Afghanistan, decisero di cambiare la loro politica, per battere l’Europa sul suo terreno, ideologico e politico. E la Russia iniziò a flirtare con l’Europa, per intensificare la sua influenza nell’Oceano Indiano, nel Medio Oriente, nel Bosforo, nel Mar Rosso, per poi prendere a schiaffi per bene l’Europa. Poi l’Afghanistan, e ancora altre difficoltà, e ora anche l’Ichkeria. l’Ichkeria ha ridotto un po’ gli appetiti russi, ma non li ha fermati.

Ci sarà ancora un massacro in Crimea. L’Ucraina si scontrerà nuovamente contro la Russia, mortalmente…finchè esisterà il Russismo, questo non rinuncerà mai alle sue ambizioni. In questo momento, il piano “Slavo” è lì…sotto questo marchio, vogliono schiacciare un’altra volta Ucraina e Bielorussia, come ai vecchi tempi. La Russia vuole diventare più forte. Adesso nessuno vuole stare in un’alleanza con la Russia, nè militare, nè economica, nè politica, nè commerciale.

Perchè hanno studiato bene.

La crisi istituzionale del 1993 – Russia e Cecenia a Confronto (Parte 1)

LA FINE DELLA PERESTROJKA

Agli inizi del 1993 il processo innescato dalla Perestrojka e proseguito col collasso dell’URSS poteva dirsi completo. In ogni ex repubblica sovietica il comunismo era stato travolto ed il regime a partito unico era stato sostituito da sistemi democratici. Si trattava di governi giovani, instabili, nei quali alle istituzioni parlamentari si contrapponeva l’autoritarismo dei leader che le avevano create. Esattamente come stava succedendo in Cecenia, dove la straripante figura del Generale Dudaev veniva a stento contenuta dal Parlamento, anche in Bielorussia, Georgia, Armenia, Azerbaijan e nella stessa Russia si innescarono conflitti istituzionali. I risultati furono di due tipi: dove vinse la corrente parlamentare si instaurarono democrazie di stampo occidentale. Dove invece vinsero i leader nazionalpopolari nacquero repubbliche dalla spiccata vocazione presidenziale o regimi semi – dittatoriali. Sia in Russia che in Cecenia l’evoluzione del conflitto avrebbe portato al medesimo epilogo.

In Cecenia Dudaev si trovava sempre più isolato. I suoi sostenitori, per la maggior parte componenti dell’entourage presidenziale e nazionalisti del VDP, si arroccavano a difesa di posizioni radicali, in contrasto con la propensione al compromesso dei nazionalisti moderati. Una crescente opposizione extraparlamentare, poi, rifiutava di partecipare alla vita politica. In Russia la situazione non era molto diversa: le politiche del governo Gaidar erano in pieno svolgimento e presentavano ai russi un conto salatissimo. Nel corso del 1992 il PIL del paese era franato del 14,5%, e le stime per il 1993 non lasciavano sperare in meglio. La crisi economica aveva lasciato sul lastrico metà della popolazione. Tutti i comparti della spesa pubblica erano stati tagliati, a cominciare dai sussidi sociali, dal sistema sanitario, e ovviamente dall’esercito, ridotto all’ombra di sé stesso. La terapia d’urto stava costando ad Eltsin un vistoso calo di consensi, e gli aveva ormai allontanato il supporto del Presidente del Soviet Supremo, il già citato politico ceceno Ruslan Khasbulatov. Questi, inizialmente vicino alle posizioni del presidente, soprattutto nei giorni confusi del Putsch di Agosto, si era allineato su posizioni socialdemocratiche, critiche verso il liberismo di Gaidar. Intorno a lui la maggioranza dei deputati del Soviet aveva aderito a correnti, movimenti e partiti favorevoli ad una moderazione delle politiche governative.

Ruslan Khasbulatov

La strada per una “controrivoluzione liberale” sembrava aperta, e passava prima di tutto dalla abrogazione dei poteri d’emergenza che Eltsin aveva chiesto ed ottenuto per attuare la sua manovra “lacrime e sangue”, i quali sarebbero scaduti naturalmente entro la fine del 1992. Il Presidente ne chiedeva il prolungamento, ma questa richiesta cozzava con le intenzioni di buona parte dei deputati ostili al governo Gaidar e con quelle di Khasbulatov, che quei poteri voleva revocarli quanto prima. Pertanto la richiesta di Eltsin sbatté contro il rifiuto del Congresso che, anzi, il 9 dicembre 1992 sfiduciò Gaidar dalla guida dell’esecutivo. Al pari di quanto stava succedendo in Cecenia, anche in Russia il potere presidenziale, fautore di una politica radicale, si scontrava con quello parlamentare, intenzionato a difendere l’ordinamento costituzionale.

ELTSIN CONTRO KHASBULATOV

La reazione di Eltsin non si fece attendere, ed il 10 dicembre il Presidente tenne un rabbioso discorso, accusando il Soviet Supremo di voler sabotare le riforme e riportare la Russia nell’era sovietica. Propose infine un referendum popolare sulla fiducia dei cittadini nel Presidente, nel governo e nel Parlamento[1]. Dopo due giorni di reciproche bordate, Khasbulatov ed Eltsin raggiunsero un compromesso per il quale il Presidente avrebbe accettato di sottoporre il suo operato ad un voto popolare di fiducia, ed avrebbe operato un cambio della guardia nell’esecutivo, in cambio dell’estensione di quasi tutti i poteri d’emergenza fino al giorno del referendum, da tenersi nell’aprile del 1993. Lì per lì sembrò che l’accordo tenesse: Elstin licenziò Gaidar e lo sostituì con Viktor Chernomyrdin, personaggio eclettico e politicamente volubile, presidente della principale società produttrice di petrolio e gas naturale della Russia ed una delle più importanti del pianeta, la Gazprom.

I NEGOZIATI DI GENNAIO

Impantanato com’era nella crisi col Parlamento, Eltsin non aveva né il tempo né l’opportunità di occuparsi della Cecenia. Per questo lasciò che il suo plenipotenziario Sergei Shakhrai, che già nel 1992 lo aveva rappresentato nei numerosi incontri con le delegazioni separatiste, si occupasse di portare avanti le trattative con la controparte, con l’unico imperativo di non lasciare che la piccola repubblica caucasica riuscisse ad ottenere un riconoscimento come stato indipendente. Shakhrai aveva tre opzioni tra le quali scegliere: appoggiare l’opposizione extraparlamentare e favorire una ribellione armata nella repubblica, aprire un ciclo di negoziati con Dudaev, o tentare di aggirarlo portandogli via il sostegno del suo stesso Parlamento. La terza soluzione gli parve la più efficace, perché indeboliva il principale ostacolo al reintegro della Cecenia (Dudaev appunto) pur senza “sporcarsi le mani” con operazioni sotto copertura. Ad armare qualche ribelle per mandarlo ad uccidere il presidente ceceno si era sempre in tempo. Dividere il fronte indipendentista, invece, era possibile farlo solo ora che tra il generale e gli esponenti del Parlamento di Grozny i rapporti erano compromessi. Così, per tutto il mese di dicembre, Shakhrai lavorò a tenersi vicini sia Mamodaev sia il più energico tra deputati ceceni, Soslambekov, ormai ostile al Presidente.  

Yusup Soslambekov e Dzhokhar Dudaev

Shakhrai, Mamodaev e Soslambekov si incontrarono prima a Vladikavkaz, poi a Mosca, predisponendo una bozza di Trattato Federativo che avrebbe visto la Cecenia aderirvi come uno stato indipendente. Il primo risultato di questa rinnovata intesa fu la promessa di Shakhrai di allentare il blocco economico e ricominciare a pagare pensioni e sussidi ai cittadini ceceni, non appena la bozza del Trattato fosse stata approvata a Grozny. Sembrò che dopo tanta acredine un terreno comune di negoziato fosse stato raggiunto. Ma come sempre era stato fino ad allora, le speranze dei negoziatori ceceni sbatterono contro il cocciuto rifiuto di Dudaev, il quale non intendeva aderire ad alcun trattato federativo, di nessuna natura, a nessuna condizione. Per il momento, in ogni caso, le consultazioni andarono avanti. Del resto per Shakhrai non era tanto importante giungere ad un accordo immediatamente, quanto isolare il più possibile Dudaev.  Il 6 gennaio Mamodaev dichiarò di aver presentato un progetto di trattato tra Russia e Cecenia, e di averne discusso a grandi linee con il Vice – Ministro russo per le nazionalità Ramzan Abdulatipov. Il documento, che avrebbe dovuto essere discusso nei giorni seguenti, avrebbe determinato il trasferimento di numerosi poteri da parte dello stato ceceno alla Federazione Russa. Come c’era da aspettarsi, Dudaev rispose con un categorico No. Shkahrai e Soslambekov si accordarono comunque per proseguire le trattative sulla base del principio federativo “tra pari”, sperando che la fazione parlamentare riuscisse ad avere la meglio su Dudaev, ed il divorzio russo – ceceno riuscisse a ricomporsi. I due decisero di incontrarsi nuovamente a Grozny il 14 gennaio.

Non appena la delegazione russa giunse nella capitale cecena subito fu chiaro agli occhi di tutti in quale difficile clima si sarebbero svolti i negoziati. L’aeroporto era militarizzato, ed il corteo diplomatico fu sorvegliato da miliziani di Dudaev armati fino ai denti fino all’arrivo all’edificio del Parlamento, dove si sarebbero tenuti i colloqui. Giunta a destinazione la delegazione russa iniziò i negoziati con quella cecena, composta dal Presidente del Parlamento, Akhmadov, dal Vicepresidente Mezhidov, dal Presidente della Commissione Affari Esteri, Soslambekov e dal rappresentante della Cecenia a Mosca, Sherip Yusupov. Nel giro di pochi minuti un distaccamento della Guardia Presidenziale raggiunse l’edificio del Parlamento in assetto da combattimento. Sembrava che Dudaev fosse deciso ad interrompere i negoziati ad ogni costo, se necessario arrestando tutti i presenti. Akhmadov e Soslambekov mobilitarono chiunque potesse aiutarli, parenti e amici compresi. L’intervento di una folla di parlamentari e civili, che si assieparono di fronte all’edificio ed impedirono alle forze speciali di intervenire, permise il proseguimento dei colloqui.

I PRODROMI DELLA CRISI ISTITUZIONALE IN CECENIA

Il fatto in sé rimaneva comunque inaudito, ed indicativo del clima di reciproco sospetto che ormai aleggiava tra il Presidente ed il Parlamento. Le due delegazioni alla fine firmarono un protocollo di preparazione ad un trattato sulla mutua delegazione e divisione dei poteri. Il protocollo dava ai Ceceni la vittoria di un riconoscimento della loro repubblica come un soggetto del diritto. Parimenti, garantiva ai russi la prospettiva di un trattato che mantenesse la Cecenia entro lo spazio economico e politico della Russia. Su questa base, la Cecenia avrebbe potuto cedere porzioni della sua sovranità alla Federazione Russa non in quanto soggetto di livello inferiore, ma in quanto soggetto paritetico che volontariamente aderiva ad una federazione di repubbliche sovrane. Sul piano giuridico la differenza era effettivamente importante: si riconosceva l’ingresso della Cecenia come volontario, e non come una costrizione dovuta all’applicazione del principio di supremazia. Sul piano pratico (che era quello che interessava più a Dudaev) tuttavia, significava il ritorno della Cecenia alla Russia, la perdita dell’indipendenza ed il riconoscimento del primato politico di Mosca. Il 19 gennaio la stampa cecena pubblicò la bozza del trattato, facendo infuriare Dudaev. Questi ripudiò il protocollo, dichiarando che nessun accordo avrebbe potuto essere raggiunto prima del riconoscimento del Paese come repubblica indipendente, facendo infuriare a sua volta Soslambekov ed Akhmadov.

Frustrato dall’atteggiamento di Dudaev, Soslambekov dichiarò che se il generale si fosse opposto ai negoziati il Parlamento avrebbe tenuto un referendum popolare, costringendo il Presidente a firmare il trattato federativo. Stiamo costruendo uno stato non per il Presidente e non per il Parlamento, ma per l’intero popolo della repubblica, le sue future generazioni dichiarò alla stampa. Anche il terzo delegato del Parlamento, il Vice – Presidente Bektimar Mezhidov, si scagliò contro il Presidente, accusandolo di non voler trovare un linguaggio comune. Dudaev rispose per bocca del suo Ministro dell’Informazione, Ugudov, il quale dichiarò: Mentre, nel complesso, il governo supporta la conduzione di negoziati russo – ceceni, non concorda con una serie di formule del protocollo firmato dalla delegazione russa e dai rappresentanti del parlamento ceceno il 14 gennaio.  Yandarbiev gli fece eco, sostenendo che il tenore del documento firmato abbassava il livello del negoziato così come era stato impostato tra marzo e maggio del 1992.  Soslambekov tentò allora di rettificare i punti contestati, redigendo una bozza di trattato in base al quale la Cecenia avrebbe aderito alla Federazione Russa da soggetto indipendente.

Sergei Shakhrai

[1] Descrivendo lo scopo del referendum in una conferenza stampa, Eltsin propose il suo quesito: Quale corso sostengono i cittadini della Russia? Il corso del Presidente, un corso di trasformazione, o il corso del Congresso, del Soviet Supremo e del suo Presidente, un corso volto a piegare le riforme ed in ultima analisi verso l’aggravamento della crisi?

Interview with Aslan Artsuev, Director of the Human Rights Centre Ichkeria (HRCI)

ENGLISH VERSION

Can you tell your personal story? How did you get to Hamburg from Chechnya?

Since 2001 my parents lived in Germany, in Hamburg, they left to escape the Russian occupation, and in 2015 I chose to leave Russia so as not to be imprisoned, or killed, because of my human rights activities and my beliefs. policies.

If you like, could you tell us what pressures did you face in Russia?

There were “kind” warnings, then direct threats, constant (in my opinion) surveillance of me, then there was a “random” attack with attempted murder.

When did you come up with the idea of ​​creating the Ichkeria Human Rights Center?

The idea of ​​creating a human rights organization dates back a long time, when I saw how human rights organizations in Moscow disguised their activities. For me, as a representative of a nation that has survived or, more precisely, is experiencing genocide, it was vital for me to create at least one human rights organization that is honest and truly capable of protecting our people. Our organization (in the process of registration) is called the Human Rights Center of Ichkeria, I thought the word “Ichkeria” should be rehabilitated, as the Reds have made a lot of effort trying to discredit it. Of course, we help everyone, not just the citizens of Ichkeria.

What behaviors of human rights organizations in Moscow did you dislike? How, then, does the Human Rights Center of Ichkeria want to differentiate itself?

Corruption, lack of assistance on all issues (Chechen issues), hypocrisy, lies, xenophobia. This shouldn’t exist in our Center.

What is the main focus of the center?

We help refugees, monitoring the rights situation in the temporarily occupied Chechen Republic of Ichkeria, promoting anti-extremist propaganda, educating young people, disseminating and explaining the principles of democracy, organizing demonstrations and other actions, conducting an information fight against fakes on the internet and also bringing them closer to the United States and the NATO bloc.

What is the extremist message that the Center tries to fight?

Any form of extremism is unacceptable to us, we are not speaking only of our Center, but of the Chechen nation as a whole. Chechen society has always been democratic, but after the genocide, and with skillful manipulation, we were presented as terrorists, fascists, extremists and Putinists , which is absolutely not true!

Islamic fundamentalism is a problem for the Chechen community in the West

Islamic radicalism is a problem for the Chechen community not only in the West, but throughout the world.

I noticed that you used the term “radicalism” instead of “fundamentalism”. The European media often use these two words as synonyms. Do you think there are differences between these two terms?

In Russian, radicalism is the rejection of an alternative point of view, intransigence and fundamentalism are basic principles, in this case religion, that is, its supporting structure, in my opinion, is not the same thing.

What are the main challenges facing the center?

Threats from Russian special services to myself, attempts to discredit its activities, as well as a shortage of qualified young personnel. Certain human resources exist, but due to the threat of pressure on relatives, many are not ready to openly help us.

Do the authorities of the Chechen Republic of Ichkeria support the activities of the center?

No, quite the opposite!

Why, if you want to talk about it, are the authorities in Ichkeria not supporting an organization with such an important purpose for the Chechen people?

Apparently they do not consider (we are talking about the Zakayev government) that this is an important goal for the Chechen people.

How many Chechens live in Europe today and in the so-called “West” in general?

I can’t say for sure, but there is information that speaks of more than three hundred thousand people.

What challenges do you think the Chechen diaspora faces in the West?

The first, in my opinion, is the lack of due and legitimate attention on the part of the countries that have accepted us, for example, the sensitivity of not calling us “Russians”, as there is no legal basis for this. This attitude is perceived by the Chechens as complicity with Russia in their actions against us. Secondly, the infiltration of Russian agents into our community under the pretext of carrying out anti – Russian activities.

Does the fact that European countries do not recognize Chechens as refugees from an occupied country, but as Russian emigrants, does it have any legal consequences for Chechens? I am thinking of the forced returns to Chechnya, where it seems that many dissidents in the current government are made to disappear, or brutally punished.

Obviously. Firstly, as you rightly noted, the deportation to Russia for torture and the possible extrajudicial execution of a political opponent of Russia, and secondly, this is in accordance with the policy of genocide of the Chechen people and the denial of legitimate right of Chechens to have their own state. Furthermore, by accepting more than 300,000 Chechen refugees, and then recognizing us as Russians, that is, as our mortal enemies, the West creates fertile ground for identifying Chechens as enemies. For example, it is no secret that the Russian special services continue to recruit them under the guise of Islamists, and continue to do so.

What do Chechens living in Europe now think about the situation in their country?

Most Chechens dream of returning to their homeland after the withdrawal of the occupying troops from Ichkeria. The Russian regime in Chechnya is considered inhumane and barbaric.

What do you think of what is happening in Chechnya right now? What are your hopes for the future?

The genocide of the Chechen people continues in the temporarily occupied Chechen Republic of Ichkeria. I am absolutely certain that we will gain freedom and prosecute, in accordance with international law, at least the best known criminals.

What is practically the genocide of the Chechen people at home today? In your opinion, does Ramzan Kadyrov not intend to protect the Chechen people in his own way?

Kadyrov defends himself not in his own way, but in the Russian way, that is, whatever the Russian order, he will carry it out. For example, the “Kadirovites” in 1944 helped to load people on cattle wagons for genocide, under the pretext of deportation. Now in Chechnya the physical destruction of people continues (Chechnya ranks first for oncological diseases and coronavirus mortality) is underway also the cultural, linguistic, legal genocide, the replacement of historical memory.

VERSIONE ITALIANA

Puoi raccontare la tua storia personale? Come sei arrivato ad Amburgo dalla Cecenia?

Dal 2001 i miei genitori vivevano in Germania, ad Amburgo, sono partiti per sfuggire all’occupazione russa, e nel 2015 ho scelto di lasciare la Russia per non essere imprigionato, o ucciso, a causa delle mie attività sui diritti umani e delle mie convinzioni politiche.

Se ti va, potresti raccontare quali pressioni hai subito in Russia?

Ci sono stati avvertimenti “gentili”, poi minacce dirette, una costante (secondo me) sorveglianza su di me, poi c’è stato un attacco “casuale” con un tentato omicidio.

Quando ti è venuta l’idea di creare il Centro Diritti Umani Ichkeria?

L’idea di creare un’organizzazione per i diritti umani risale a molto tempo fa, è nata quando ho visto come le organizzazioni per i diritti umani a Mosca dissimulavano le loro attività. Per me, in quanto rappresentante di una nazione sopravvissuta o, più precisamente, che sta vivendo un genocidio, era di vitale importanza per me creare almeno un’organizzazione per i diritti umani onesta e realmente in grado di proteggere la nostra gente. La nostra organizzazione (in fase di registrazione) si chiama Human Rights Center of Ichkeria, ho pensato che la parola “Ichkeria” dovesse essere riabilitata, poiché i rossi hanno fatto molti sforzi cercando di screditarla. Certo, aiutiamo tutti, non solo i cittadini di Ichkeria.

Quali comportamenti tenuti dalle organizzazioni dei diritti umani a Mosca non hai apprezzato? In cosa, quindi, vuole differenziarsi la Human Rights Center of Ichkeria?

Corruzione, mancata assistenza su tutte le questioni (tematiche cecene) ipocrisia, bugie, xenofobia. Questo non dovrebbe esistere nel nostro Centro.

Qual è il focus principale del centro?

Ci impegniamo ad aiutare i rifugiati, monitorare la situazione dei diritti nella Repubblica Cecena di Ichkeria temporaneamente occupata, fare propaganda anti – estremista, educare i giovani, divulgare e spiegare i principi della democrazia, organizzare manifestazioni ed altre azioni, condurre una lotta informativa contro i falsi su internet ed anche avvicinando loro agli Stati Uniti ed al blocco NATO.

In cosa consiste il messaggio estremista che il Centro cerca di combattere?

Qualsiasi forma di estremismo è per noi inaccettabile, non stiamo parlando solo del nostro Centro, ma della nazione cecena nel suo insieme. La società cecena è sempre stata democratica, ma dopo il genocidio, e con l’abile manipolazione, siamo stati presentati come terroristi, fascisti, estremisti e putinisti, il che non è assolutamente vero!

Il fondamentalismo islamico è un problema per la comunità cecena in Occidente

Il radicalismo islamico è un problema per la comunità cecena non solo in Occidente, ma nel mondo intero.

Ho notato che hai usato il termine “radicalismo” anziché “fondamentalismo”. I media europei spesso utilizzano queste due parole come sinonimi. Pensi che esistano differenze tra questi due termini?

In russo, il radicalismo è il rifiuto di un punto di vista alternativo, l’intransigenza e il fondamentalismo sono principi di base, in questo caso la religione, cioè la sua struttura portante, secondo me, non è la stessa cosa.

Quali sono le principali sfide che deve affrontare il centro?

Minacce personali da parte servizi speciali russi, tentativi di screditare le sue attività, nonché la carenza di personale giovane qualificato. Certe risorse umane esistono, ma a causa della minaccia di pressioni sui parenti, molti non sono pronti ad aiutarci apertamente.

Le autorità della Repubblica Cecena di Ichkeria sostengono le attività del centro?

No, anzi, il contrario!

Perché, se ti va di parlarne, le autorità di Ichkeria non sostengono un’organizzazione con un fine così importante per il popolo ceceno?

A quanto pare non considerano (stiamo parlando del governo Zakayev) che questo sia un obiettivo importante per il popolo ceceno.

Quanti ceceni vivono oggi in Europa e in generale nel cosiddetto “Occidente”?

Non posso dirlo con certezza, ma ci sono informazioni che parlano di più di trecentomila persone.

Quali sfide pensi che la diaspora cecena debba affrontare in Occidente?

La prima, a mio avviso, è la mancanza della dovuta e legittima attenzione da parte dei paesi che ci hanno accettati, ad esempio, la sensibilità di non chiamarci “russi”, non essendoci alcuna base giuridica per questo. Questo atteggiamento è percepito dai ceceni come una complicità con la Russia nelle azioni contro di noi. In secondo luogo, l’infiltrazione di agenti russi nella nostra comunità con il pretesto di svolgere attività anti – russe.

Il fatto che i paesi europei non riconoscano i ceceni come rifugiati di un paese occupato, ma come emigranti russi determina delle conseguenze legali per i ceceni? Penso ai rimpatri forzati in Cecenia, dove pare che molti dissidenti all’attuale governo vengano fatti sparire, o brutalmente puniti.

Ovviamente. In primo luogo, come hai giustamente notato, la deportazione in Russia per tortura e la possibile esecuzione extragiudiziale di un oppositore politico della Russia, e in secondo luogo, questo è in accordo con la politica di genocidio del popolo ceceno e della negazione del legittimo diritto dei ceceni ad avere un proprio stato. Inoltre, accettando più di 300.000 profughi ceceni, e poi riconoscendoci come russi, cioè come i nostri nemici mortali, l’Occidente crea un terreno fertile per identificare i ceceni come nemici. Ad esempio, non è un segreto che i servizi speciali russi continuino a reclutarli sotto le spoglie di islamisti, e continuino a farlo.

Cosa pensano ora i ceceni che vivono in Europa della situazione nel loro paese?

La maggior parte dei ceceni sogna di tornare in patria dopo il ritiro delle truppe occupanti da Ichkeria. Il regime russo in Cecenia è considerato disumano e barbaro.

Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo in Cecenia adesso? Quali sono le tue speranze per il futuro?

Il genocidio del popolo ceceno continua nella Repubblica Cecena di Ichkeria, temporaneamente occupata. Sono assolutamente certo che otterremo la libertà e perseguiremo, in conformità con il diritto internazionale, almeno i criminali più noti.

In cosa si concretizza, praticamente, il genocidio del popolo ceceno in patria, oggi? Ramzan Kadyrov non intende, secondo te, proteggere a modo suo il popolo ceceno?

Kadyrov si difende non a modo suo, ma al modo russo, cioè qualsiasi sia l’ordine dei russi, egli lo eseguirà. Ad esempio, i “kadiroviti” nel 1944 aiutarono a caricare persone sui carri bestiame per il genocidio, con il pretesto della deportazione Ora in Cecenia prosegue la distruzione fisica delle persone (La Cecenia è al primo posto per malattie oncologiche e mortalità da coronavirus) è in atto anche il genocidio culturale, linguistico, legale, la sostituzione della memoria storica.

Conversazione con Hussein Iskhanov ed Aslan Artsuev

Qualche giorno fa ho fatto una chiacchierata con i curatori della precedente intervista, ed insieme a loro con Hussein Iskhanov, Deputato al Parlamento della ChRI di Seconda Convocazione ed Aslan Artsuev, Direttore dello Human Rights Centre Ichkeria.

Repubblica Cecena di Ichkeria e Diritto Internazionale – Intervista con Inna Kurochkina di NEP Prague

Alcune settimane fa abbiamo affrontato una piacevole chiacchierata con Inna Kurochkina di NEP Prague. Il filmato, registrato in italiano, è stato caricato poche ore fa dall’emittente corredato di una traduzione in russo. Presto, grazie alla cortese collaborazione di Inna, potremo postarne una versione integrale in italiano.

L’intervista ha toccato diversi aspetti, dalla legittimità del percorso affrontato dai ceceni verso l’indipendenza, alle reazioni del mondo internazionale (e in particolare del mondo occidentale) a quegli eventi, ed in generale alla storia recente dei rapporti tra Occidente e Russia.

ERZU: I “FALCHI VERDI” DELL’ICHKERIA INDIPENDENTE

La storia della Repubblica Cecena di Ichkeria è una storia di politica e di guerra, ma anche di vita quotidiana, e di pace. Tra i tanti argomenti poco trattati riguardo la vita quotidiana del paese prima dello scoppio della Prima Guerra Cecena, una menzione è da farsi per lo sport, ed in particolare per il calcio. E ancor più nello specifico per il primo (e unico) club calcistico privato della ChRI, l’Erzu (in ceceno “Falco”).  

I FALCHI VERDI

Fin dagli albori del calcio, in Cecenia vi era una, ed una sola, grande squadra: il Terek. Fondata nel 1946, aveva sempre rappresentato la Cecenia nelle competizioni nazionali russe, militando spesso nella Seconda Divisione (la nostra “Serie B”) per parecchi anni. Oggi il Terek esiste sempre, anche se è stato ribattezzato “Akhmat” (come ormai un po’ tutto in Cecenia), il Presidente è Magomed Daudov, Presidente del Parlamento, ed il Presidente Onorario è Ramzan Kadyrov, Presidente della Repubblica. Non proprio un club privato, quindi. Così come, del resto, non lo era neanche il “vecchio” Terek.

Il Logo della “Erzu”

La novità nel panorama calcistico ceceno emerse a metà del 1991, quando l’uomo d’affari Ruslanbek Lorsanov acquisì la proprietà di un piccolo club con base a Grozny, la Oilman, la ribattezzò “Oilman – Erzu” e successivamente “Erzu” (“Falco”) e imbasti un ambizioso piano di crescita sportiva volto a valorizzare il locale bacino di giovani calciatori.  Con lo scoppio della Rivoluzione Cecena ed il passaggio al regime di Dudaev, la retorica nazionalista investì tutti i settori della società, e così anche il calcio. La Erzu divenne ben presto la squadra preferita dal Presidente Dudaev il quale, pur non finanziandone mai le attività, la sponsorizzò pubblicamente come la squadra del cuore di ogni vero ceceno, in alternativa alla “Terek” che invece contava nei suoi ranghi per lo più giocatori russi (anche se quasi tutti nati e cresciuti in Cecenia). Dudaev presenziava volentieri alle partite in casa della Erzu presso lo stadio Ordzhonikidze (ribattezzato dai dudaeviti “Uvais Akhtaev” nel 1993) e scendeva spesso negli spogliatoi a congratularsi con i giocatori quando la formazione portava a casa una vittoria. Visitò anche il vivaio della società, una scuola calcio molto partecipata dai ragazzi di Grozny, dal quale la Erzu intendeva tirar fuori la squadra titolare degli anni a venire.

L’ASCESA

Forte dei finanziamenti di Lorsanov, e complice la situazione critica dei rapporti tra Grozny e Mosca, la Erzu raggiunse ben presto le vette dei campionati locali, affacciandosi nel 1993 alle competizioni nazionali. A quel tempo la situazione era già piuttosto tesa, e parecchie squadre decisero di accettare una sconfitta a tavolino piuttosto che presentarsi allo stadio di Grozny, così la Erzu, che già di per sé era una squadra discreta nel panorama calcistico locale, fu enormemente avvantaggiata dalle numerose vittorie a tavolino che le consentirono di raggiungere il terzo posto nella classifica della Prima Lega, zona occidentale. La piaga delle “vittorie a tavolino” era causata dalla diffidenza che i principali club nutrivano verso la situazione in Cecenia, che consideravano instabile e pericolosa per la vita dei loro giocatori. Invano l’allenatore della Erzu, il noto Mister Kazako Vait Tangayev, tentò di convincere le squadre avversarie a presentarsi, giungendo a proporre un “pareggio in anticipo” in cambio della loro presenza sul campo: alla fine della stagione la squadra cecena aveva totalizzato ben 13 vittorie “per abbandono”, sufficienti a consolidare il prestigioso risultato sportivo.

Locandina di un incontro della Erzu

LA GUERRA E LA FINE DEI “FALCHI”

Dopo essersi guadagnati il lusinghiero nomignolo di “Falchi Verdi” dai commentatori televisivi, i giocatori dell’Erzu si prepararono alla stagione 1994, con l’ambizioso obiettivo di raggiungere la Prima Serie. Il campionato iniziò favorevolmente, con una serie importante di vittorie (alcune, ancora una volta, per abbandono). La situazione nel Paese stava tuttavia gravemente deteriorandosi, ed agli attriti tra Grozny e Mosca si aggiungeva a guerra civile strisciante tra il regime di Dudaev e l’opposizione. Il 1 Luglio la Erzu giocò la sua ultima partita in casa, battendo per 3 a 0 lo Smena – Saturn di San Pietroburgo, allora una delle principali squadre in lizza per un posto nella massima serie. Da quel momento la situazione fu considerata talmente instabile che la Federcalcio repubblicana ordinò prima che la squadra giocasse le partite di casa in campo neutro, poi che venisse direttamente esclusa dalla competizione. Entro la fine dell’estate la squadra, già rimasta unica società sportiva attiva nel Paese, cessò di fatto di esistere. Nel Gennaio del 1995 le strutture che la ospitavano, stadio compreso, furono completamente distrutte nella Battaglia per Grozny, ed il sogno dei “Falchi Verdi” tramontò per sempre.

L’ANGELO NERO SULLE MONTAGNE: LA BATTAGLIA DELLA GOLA DI KERIGO

DA KOMSOMOLSKOYE A PANKISI

A seguito della Battaglia di Komsomolskoye (5 – 20 Marzo 2000) Ruslan Gelayev, uno dei più audaci ed agguerriti comandanti dell’esercito della ChRI, riparò in Georgia con i resti delle sue unità, trovando riparo in una piccola gola abitata prevalentemente da Ceceni, la celebre Gola di Pankisi. Qui “L’angelo nero” installò il suo quartier generale, raccogliendo reduci e fuggiaschi ed instaurando una sorta di piccolo potentato personale, dal quale avrebbe più volte avviato campagne militari in Cecenia, in Inguscezia ed in Abkhazia.

Uomini di Gelayev si arrendono ai federali al termine della Battaglia per Komsomolskoye (2000)

Giunto a Pankisi nell’autunno del 2000, Gelayev passò tutto l’anno successivo a ricostituire le sue forze, abbandonando apparentemente il campo di battaglia e subendo, per questo, il biasimo del Presidente Maskhadov, il quale lo privò di tutti i suoi poteri e lo degradò con formale decreto. Fino alla primavera del 2002 il comandante ceceno rimase a Pankisi, studiando il modo migliore per tornare in Cecenia. Il rientro sul campo di battaglia era possibile soltanto attraverso l’Inguscezia (strada che aveva già percorso nel 2000, quando si era ritirato) o tramite la gola di Kerigo, la quale collegava direttamente Pankisi alla cittadina cecena di Baskhoy. Il primo percorso era più agevole, ma anche più pericoloso: durante la ritirata Gelayev  aveva perduto decine di uomini, trovandosi spesso in campo aperto sotto il fuoco dell’aereonautica federale ed incalzato dai mezzi blindati di Mosca. Inoltre, una volta arrivati in Cecenia, i gelayeviti avrebbero dovuto aprirsi un varco dalle pianure verso le montagne, rischiando di essere facilmente intercettati e distrutti. Il passaggio montano attraverso Kerigo appariva più sicuro, ma d’altra parte era molto più difficile da affrontare: non esistevano strade carrabili sicure (l’unica strada di una certa portanza era la Itum –  Khale / Shatili, stabilmente occupata dai russi fin dalla fine del 1999 – Per approfondire LEGGI QUI) e gli uomini di Gelayev avrebbero dovuto affrontare la traversata a piedi, trasportando in spalla, o a dorso di mulo, tutto ciò che sarebbe servito loro. D’altra parte, una volta sbucati in Cecenia, i Gelayeviti si sarebbero trovati in posizioni più favorevoli, ed avrebbero potuto facilmente ricongiungersi con gli uomini di Maskhadov che ancora combattevano nel sud montagnoso.

Militanti avanzano nella neve

LA VIA DELLE MONTAGNE

A confortare l’ipotesi di un passaggio attraverso le montagne c’era un felice precedente:  nell’estate del 2001 un altro comandante di campo, Magomed Tsagaraev, era riuscito a passare da Pankisi alla Cecenia attraverso la Gola dello Sharoargun, poco distante da Kerigo, con un gruppo di 60 uomini. La traversata non era stata facile, e le guardie di frontiera russe avevano intercettato ed ucciso alcuni dei suoi, ma Tsagaraev era comunque riuscito a passare con quasi tutti i suoi effettivi, raggiungendo con successo la zona di combattimento (salvo poi finire ucciso in una sparatoria poche settimane dopo). Gelayev era convinto di poter aprire una vera e propria rotta montana attraverso la quale far affluire alla spicciolata piccoli gruppi di 40/50 militanti per volta, eludendo la debole sorveglianza offerta dai servizi di frontiera federali (i quali avevano grosse difficoltà ad operare efficacemente in quell’area così brulla e frastagliata) e portando centinaia di uomini sulle montagne cecene entro l’inverno.

Nei mesi precedenti  il comandante ceceno inviò parecchie pattuglie in ricognizione, con lo scopo di mappare la posizione delle guardie di frontiera e seguire i loro spostamenti. Durante una di queste ricognizioni una pattuglia di Gelayev fu intercettata dai federali: i militanti si qualificarono come cacciatori, ma il fatto che fossero armati con fucili mitragliatori rese chiaro quale fosse lo scopo delle loro “battute di caccia”. I federali ebbero così piena consapevolezza che Gelayev stesse organizzando qualcosa, ed intensificarono la sorveglianza. Ciononostante l’Angelo Nero decise di procedere ugualmente, e nei primi giorni di Luglio guidò il primo distaccamento sulle montagne. La presenza dei gelayeviti non passò inosservata, ed il 21 Luglio i ceceni furono avvistati: con loro portavano armi da guerra, lanciagranate e perfino armi portatili terra – aria. Il 27 Luglio un primo reparto federale composto da una ventina di uomini, agli ordini del Maggiore Popov, intercettò una pattuglia avanzata cecena e si mosse a neutralizzarla. Il comando federale supportò l’azione inviando elicotteri da combattimento, e nel giro di poche ore combattimenti si accesero in tutta la gola. Popov aveva sottostimato l’entità delle forze nemiche, pensando di trovarsi davanti al massimo una decina di militanti, ma il rabbioso fuoco di risposta che ricevette, diretto anche contro gli elicotteri, rese presto chiaro che Gelayev aveva portato con sé svariate decine di uomini.

Ruslan Gelayev (al centro, in nero) circondato dai suoi uomini

LA BATTAGLIA

Non potendo procedere oltre per via della accanita resistenza dei militanti, Popov, optò per assumere una posizione difensiva e chiamare rinforzi: nel giro di alcune ore giunsero sul campo di battaglia alcune unità di mortaio che presero a bombardare le posizioni tenute dai gelayeviti. Il bombardamento fu efficace, e nel giro di poche ore produsse lo sbandamento della forza cecena. I russi presero ad avanzare, raggiunsero le posizioni nemiche e le assaltarono, prendendo cinque prigionieri e rinvenendo i resti di parecchi militanti. I prigionieri confermarono che la loro unità, composta da una venticinquina di uomini era l’avanguardia di un gruppo più corposo. I federali catturarono parecchie armi di ottima fattura, tra le quali 5 MANPADS.

Era chiaro che il reparto che era stato attaccato e distrutto dai russi non era né l’unico, né il più consistente, così le truppe federali continuarono ad affluire in zona, tentando di intercettare gli altri. Stavolta, tuttavia, le bande di Gelayev erano penetrate nei boschi circostanti la gola, e per stanarli sarebbe servita una lunga caccia all’uomo senza la copertura dell’artiglieria e dell’aereonautica. Reparti russi e ceceni si scontrarono nelle ore seguenti, in un complesso gioco di imboscate e sganciamenti durante il quale i reparti avversari giunsero a scontrarsi a distanza molto ravvicinata. In uno di questi scontri lo stesso Maggiore Popov rimase ucciso, probabilmente da un colpo di cecchino. Al calar del sole, Gelayev capì che anche se fosse riuscito ad aver ragione delle truppe federali (le quali, comunque continuavano ad affluire copiosamente) non avrebbe avuto alcuna possibilità di uscire dalla gola. Avendo perduto l’effetto sorpresa, e non potendo competere con i federali in campo aperto, decise quindi di far ritorno a Pankisi.

Mitragliere di Gelayev

Al termine della battaglia giacevano sul campo di battaglia almeno 25 militanti. Per parte sua l’esercito di Mosca aveva patito 8 morti e 7 feriti. Nei giorni seguenti i russi tentarono di intercettare i gelayeviti in ritirata, e secondo quanto dichiarato dal comando federale un altro contingente ceceno fu individuato, attaccato e distrutto prima che riuscisse ad attraversare il confine. Il fallimento dell’operazione convinse Gelayev a rientrare in Cecenia attraverso l’Inguscezia.