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ICHKERIA IN ITALIA: La visita di Akhmed Zakayev a Roma (30/06 – 02/07 2022)

Tra il 30 Giugno ed il 2 Luglio 2022 Akhmed Zakayev si è recato in visita a Roma, su invito dei Radicali Italiani, per partecipare ad alcuni eventi politici e ad una visita ufficiale con le autorità Italiane. Ho partecipato personalmente a questo ciclo di incontri, avendo il privilegio di essere incluso nella delegazione che ha incontrato il Sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto della Vedova. Di seguito pubblico un resoconto della visita.

La mattina del 30 Giugno, appena dopo le 8:00, Akhmed Zakayev ha incontrato la stampa, rilasciando un’intervista ad Askronos (reperibile quì). I passaggi salienti del suo intervento:

“La vittoria dell’Ucraina ci sarà, ne sono sicuro. E sarà la fine della Russia di Putin. Il presidente russo ha fatto tutta la prima parte della sua carriera grazie alla guerra in Cecenia. A questo, punto con la fine di Putin, la Cecenia potrebbe aspirare all’indipendenza. Assieme agli ucraini dobbiamo fare di tutto per far cessare il suo ruolo nel governo della Russia. Stiamo combattendo per gli ucraini ma anche per la nostra libertà”. Lo ha detto all’Adnkronos Akhmed Zakayev, primo ministro della non riconosciuta Repubblica Cecena di Ichkeria, aggiungendo che la guerra fra ceceni coinvolti nel conflitto russo-ucraino “la vedo come la terza guerra cecena. I ceceni che combattono contro l’Ucraina stanno morendo e per noi questo è un fatto tragico. La Cecenia è occupata dalla Russia, così come alcune regioni dell’Ucraina. Quegli ucraini che sono sotto la Russia soffrono molto e adesso tutto il mondo deve fare il possibile per far cessare questa guerra. Ma senza cercare di salvare la faccia di Putin – avverte – Dobbiamo far cessare la guerra, ma soprattutto mostrare al mondo i crimini commessi da Putin senza salvare la sua reputazione”.

Akhmed Zakayev rilascia la sua intervista ad Adnkronos

Successivamente la delegazione, composta da Akhmed Zakayev, Inna Kurochkina ed Andrei Kurochkin, responsabili della comunicazione del governo, Igor Boni e Silvia Manzi dei Radicali Italiani e dal sottoscritto ha raggiunto La Farnesina, sede del Ministero degli Esteri, per un incontro ufficiale con il Sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto della Vedova. Zakayev è stato accolto come Primo Ministro della Repubblica Cecena di Ichkeria, ha percorso la scala d’onore riservata ai capi di Stato e di governo ed ha preso posto al tavolo negoziale insieme agli altri membri della delegazione. La conversazione con Della Vedova è stata cordiale, il Sottosegretario ha domandato a Zakayev un resoconto della situazione sia riguardo alla diaspora cecena all’estero, sia riguardo alla situazione in Cecenia, rispetto alla quale ha detto di essere da sempre interessato e preoccupato. Della Vedova ha dichiarato che le testimonianze raccolte dai promotori della causa penale internazionale contro Vladimir Putin sui crimini compiuti in Cecenia saranno un elemento chiave nella più ampia causa penale intentata dai Radicali Italiani contro il capo di stato russo, relativamente ai crimini compiuti durante tutta la durata del suo governo. Dopo uno scambio di vedute sulla situazione attuale e sul rapporto che l’Europa ha e dovrebbe avere con Ucraina e Russia, le due delegazioni hanno preso commiato.

Akhmed Zakayev e Benedetto della Vedova al Ministero degli Esteri

Successivamente La delegazione cecena ha visitato la sede dei Radicali Italiani, dove ha rilasciato alcune dichiarazioni in preparazione del successivo incontro pubblico, da tenersi nel pomeriggio presso la Camera dei Deputati. Inoltre Akhmed Zakayev ha firmato la petizione presentata dai Radicali Italiani sull’incriminazione di Vladimir Putin.

Nel pomeriggio si è svolta presso la Camera dei Deputati una conferenza stampa dal titolo: “From Chechnya to Ukraine, 20 Years of Unpunished Crimes”. Davanti alla sala gremita Zakayev ha ricordato gli eventi legati alla guerra in Cecenia, ed ha presentato i tragici parallelismi con la attuale situazione in Ucraina. Sono intervenuti anche Alessandro Magi, Deputato e co-relatore insieme a Zakayev, Oless Horodestkyy, Presidente dell’Associazione Cristiana degli Ucraini in Italia, Marco Perduca, ex Senatore, i radicali Igor Boni e Massimiliano Iervolino. Un piccolo spazio è stato gentilmente dedicato anche a Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria.

Akhmed Zakayev parla alla Camera dei Deputati
Igor Boni Presenta “Libertà o Morte!” al pubblico durante la conferenza stampa alla Camera dei Deputati

Nel corso della giornata (e di quella successiva) Zakayev ha rilasciato numerose interviste, tra le quali una per La Stampa, a cura di Flavia Amabile, una per Il Foglio, e ancora una per Il Dubbio ed altre testate, oltre ad una lunga intervista a Radio Radicale che pubblichiamo quì sotto:

https://www.radioradicale.it/scheda/672666/iframe?i=4450264

In serata i componenti della delegazione cecena hanno partecipato assieme ad alcuni simpatizzanti dei Radicali Italiani ad una cena comunitaria in un ristorante Ucraino.

Gli organizzatori della conferenza stampa alla Camera dei Deputati, al termine dei lavori

ENGLISH VERSION

ICHKERIA IN ITALY: Akhmed Zakayev’s visit to Rome (30/06 – 02/07 2022)

Between 30 June and 2 July 2022 Akhmed Zakayev visited Rome, at the invitation of the Italian Radicals, to participate in some political events and an official visit with the Italian authorities. I personally participated in this series of meetings, having the privilege of being included in the delegation that met the Undersecretary for Foreign Affairs, Benedetto della Vedova. Below I publish an account of the visit.

On the morning of June 30, just after 8:00, Akhmed Zakayev met the press, giving an interview to Askronos (available here). The salient passages of his speech:

“There will be a victory for Ukraine, I’m sure. And it will be the end of Putin’s Russia. The Russian president made the whole first part of his career thanks to the war in Chechnya. At this point, with the end of Putin, Chechnya could aspire to independence. Together with the Ukrainians we must do everything to end his role in the government of Russia. We are fighting for the Ukrainians but also for our freedom ”. This was told to Adnkronos Akhmed Zakayev, prime minister of the unrecognized Chechen Republic of Ichkeria, adding that the war between Chechens involved in the Russian-Ukrainian conflict “I see it as the third Chechen war. The Chechens fighting Ukraine are dying and for us this is a tragic fact. Chechnya is occupied by Russia, as are some regions of Ukraine. Those Ukrainians who are under Russia suffer a lot and now the whole world must do everything possible to stop this war. But without trying to save Putin’s face – he warns – We must stop the war, but above all show the world the crimes committed by Putin without saving his reputation ”.

Subsequently, the Chechen delegation visited the headquarters of the Italian Radicals, where it issued some statements in preparation for the subsequent public meeting, to be held in the afternoon at the Chamber of Deputies. Furthermore, Akhmed Zakayev signed the petition presented by the Italian Radicals on the indictment of Vladimir Putin.

In the afternoon a press conference was held at the Chamber of Deputies entitled: “From Chechnya to Ukraine, 20 Years of Unpunished Crimes”. In front of the packed hall, Zakayev recalled the events linked to the war in Chechnya, and presented the tragic parallels with the current situation in Ukraine. Also present were Alessandro Magi, Deputy and co-rapporteur together with Zakayev, Oless Horodestkyy, President of the Christian Association of Ukrainians in Italy, Marco Perduca, former Senator, the radicals Igor Boni and Massimiliano Iervolino. A small space was also kindly dedicated to Freedom or Death! History of the Chechen Republic of Ichkeria.

During the day (and the day after) Zakayev gave numerous interviews, including one for La Stampa, edited by Flavia Amabile, one for Il Foglio, and one more for Il Dubbio and other newspapers, as well as a long interview to Radio Radicale that we publish below:

https://www.radioradicale.it/scheda/672666/iframe?i=4450264

In the evening the members of the Chechen delegation participated together with some sympathizers of the Italian Radicals in a community dinner in a Ukrainian restaurant.

Da Grozny a Kramatorsk: l’ascesa “missilistica” di Vladimir Putin

L’8 Aprile scorso la città ucraina di Kramatorsk è stata colpita da un attacco missilistico che, con molta probabilità, è stato messo a segno dalle forze separatiste filo – russe del Donbass. La vicenda non è ancora definitivamente chiarita, ma ciò che è certo è che almeno due missili ad alto potenziale distruttivo hanno colpito la stazione ferroviaria cittadina, in quel momento affollata da centinaia di profughi in fuga dai combattimenti, provocando almeno cinquanta morti ed un numero imprecisato di feriti. Il copione è tristemente simile a quello di molti altri bombardamenti missilistici occorsi in aree di guerra nelle quali le forze dell’esercito russo erano presenti, come operatori diretti o come consiglieri militari. C’è n’è uno, in particolare, che ricordiamo oggi: quello del 21 ottobre, passato alla storia come la “strage del mercato di Grozny”.

I PRIMI MISSILI DI PUTIN

Dalla fine di Agosto del 1999 l’aereonautica federale iniziò a bombardare Grozny, preparando il terreno per l’invasione di terra, la quale sarebbe scattata nell’Ottobre seguente. La città, già ridotta ad un cumulo di macerie dalla prima guerra, terminata appena tre anni prima, si trovò ad affrontare un secondo martellamento, che divenne ancora più catastrofico quando l’artiglieria campale russa occupò le colline del cosiddetto Terek Ridge, godendo così di una comoda postazione di tiro sulla capitale della ChRI. A dirigere l’invasione c’era un “giovane” Vladimir Putin, appena nominato Primo Ministro da un sempre più debilitato Boris Eltsin.

Artiglieria russa in bombardamento

Nonostante l’assedio imminente, decine di migliaia di civili erano ancora dentro Grozny quando l’artiglieria prese a cannoneggiare la città. Uno dei centri di aggregazione più importanti per i cittadini era il mercato centrale, nel quale si commerciava ogni sorta di prodotto, dai generi alimentari ai vestiti, fino alle armi da fuoco. Il 21 Ottobre una pioggia di missili SCUD si abbatté sulla città: due di questi esplosero poco lontano dall’unico reparto di maternità funzionante nella città, a pochi passi dal compound presidenziale e dall’ufficio postale centrale, uccidendo una trentina di persone tra le quali giovani madri con i loro neonati. Un altro colpì una moschea del sobborgo di Kalinina, uccidendo 41 fedeli intenti a pregare. Altri tre missili caddero nel quartiere del mercato centrale. La prima esplosione avvenne ad una cinquantina di metri dal bazar, e distrusse Mira Street, proiettando una pioggia di schegge che falciarono chiunque si trovasse in giro in quel momento. Poco dopo altri due missili caddero ad una distanza di circa 80 metri l’uno dall’altro, colpendo in pieno il mercato ed uccidendo una novantina di civili, molti dei quali residenti di etnia russa. I soccorsi raggiunsero prontamente il luogo della strage ma un’ora dopo sulla piazza cadde ancora un altro missile, falciando i soccorritori ed i giornalisti accorsi a documentare il disastro. Morirono altre decine di persone, tra le quali il giornalista del Groznensky Rabochy Supian Ependyev. Fu il primo di una lunga serie di giornalisti che avrebbero perso la vita nel tentativo di raccontare la seconda guerra cecena.

LA PRIMA STRAGE DI PUTIN

 Oltre ai più di cento morti l’assalto provocò dai 250 ai 500 feriti, molti dei quali gravissimi. Alcuni, caricati su mezzi di fortuna si diressero in convoglio verso l’Inguscezia, ma i numerosi checkpoint russi lungo la strada impedirono alla maggior parte di questi di raggiungere celermente gli ospedali ingusci. Il bombardamento provocò una nuova ondata di profughi che dalla città iniziarono a defluire confusamente verso nord. Un convoglio di questi, dopo essere stato fermato e costretto a fare dietrofront, venne erroneamente bombardato dall’aereonautica federale, che lo aveva scambiato per un distaccamento militare.

I russi negarono qualsiasi coinvolgimento, dichiarando che le esplosioni fossero frutto di un regolamento di conti tra bande illegali o l’esplosione di un magazzino di armi adiacente al mercato, ma le numerose registrazioni video del luogo della strage, nelle quali erano ben presenti i resti di missili balistici ed i crateri da impatto delle loro testate, smentirono la versione del Cremlino. Si trattò a tutti gli effetti di un bombardamento su obiettivi prevalentemente civili: anche ammettendo che nel bazar fossero in vendita delle armi, la stragrande maggioranza degli stand vendevano generi alimentari e vestiario, ed in quel momento erano affollati da civili in cerca di beni di consumo. Il bombardamento sollevò la prima forte reazione da parte della comunità internazionale: il Presidente del Parlamento Europeo, Lord Russell – Johnston, si disse “scioccato” ed accusò il governo russo di violare i diritti umani e le leggi di guerra. Simili condanne giunsero dal Presidente dell’Unione Europea, il finlandese Paavo Lipponen, e dal Cancelliere tedesco Gerard Schroder. Il Consiglio d’Europa chiese a Putin di riferire quanto prima i suoi piani per porre fine al conflitto. Il Segretario di Stato americano Madeleine Albright definì l’azione “deplorevole ed inquietante”.  Le proteste dei leader occidentali, blandamente supportate dall’ONU, non fermarono comunque l’invasione.

VIdeo che mostra il bombardamento del Mercato di Grozny del 21 Ottobre 1999
Video che mostra le vittime del bombardamento

Le parole di Dudaev sull’Ucraina

Nel 1995, durante la Prima Guerra Cecena, Dzhokhar Dudaev rilasciò un’intervista (della quale alleghiamo il link) che, alla luce degli eventi in corso in Ucraina, potremmo definire profetica. Parlando degli appetiti imperiali di Mosca, da lui definiti “Russismo”, Previde uno scontro “mortale” tra Russia e Ucraina. Ne riproponiamo oggi una traduzione in Inglese, a cura di Inna Kurochkina, e la sua trascrizione in italiano.

Of course, Russia’s plans and appetites have been always wide. But they stopped in Afghanistan.

You know, as in a joke: An Ant goes bandaged, and a mosquito asks. “What’s the matter with you, Murik, dear? What happened?” – “Yes … There was a case … I wanted to taste a firefly, but I ran into a cigarette butt.”

That’s how they ran into Afghanistan. And their appetite has waned a bit. And when they failed in Afghanistan, they decided to change their policy, to win Europe over to their side, ideologists and politicians. And Russia started to flirt with Europe. To intensify their influence up to the Indian Ocean, the Middle East, the Bosphorus, the Red Sea, and then slap Europe as well. Then Afghanistan, and then other difficulties, and now also Ichkeria. Ichkeria reduced Russia’s appetite a little, but did not stop.

There will still be a massacre in Crimea. Ukraine will still clash with Russia…deadly…  As long as “Rusism” exists, it will never give up its ambitions. Right now, “Slavic” plan is there … under this brand, they want to crush Ukraine and Belarus again, as in the old days. Russia wants to get stronger. Now no one wants to be with Russia and in an alliance, either in the military… not only in the military… in the economic, and in the political, and even in the trade sense.

Because they have studied well.

TRADUZIONE ITALIANA

Ovviamente, i piani e gli appetiti russi sono sempre stati voraci. Ma furono frustrati in Afghanistan.

Sai, come in quella barzelletta: una formica si aggira, tutta bendata, ed una zanzara gli chiede: “Che ti succede, Murik Caro? Cosa è successo?” – “Si, è successa una cosa…volevo assaggiare una lucciola, ma sono finito addosso ad un mozzicone di sigaretta”

E’ così che finirono in Afghanistan. E il loro appetito fu ridotto un po’. A quando fallirono in Afghanistan, decisero di cambiare la loro politica, per battere l’Europa sul suo terreno, ideologico e politico. E la Russia iniziò a flirtare con l’Europa, per intensificare la sua influenza nell’Oceano Indiano, nel Medio Oriente, nel Bosforo, nel Mar Rosso, per poi prendere a schiaffi per bene l’Europa. Poi l’Afghanistan, e ancora altre difficoltà, e ora anche l’Ichkeria. l’Ichkeria ha ridotto un po’ gli appetiti russi, ma non li ha fermati.

Ci sarà ancora un massacro in Crimea. L’Ucraina si scontrerà nuovamente contro la Russia, mortalmente…finchè esisterà il Russismo, questo non rinuncerà mai alle sue ambizioni. In questo momento, il piano “Slavo” è lì…sotto questo marchio, vogliono schiacciare un’altra volta Ucraina e Bielorussia, come ai vecchi tempi. La Russia vuole diventare più forte. Adesso nessuno vuole stare in un’alleanza con la Russia, nè militare, nè economica, nè politica, nè commerciale.

Perchè hanno studiato bene.

Interview with Aslan Artsuev, Director of the Human Rights Centre Ichkeria (HRCI)

ENGLISH VERSION

Can you tell your personal story? How did you get to Hamburg from Chechnya?

Since 2001 my parents lived in Germany, in Hamburg, they left to escape the Russian occupation, and in 2015 I chose to leave Russia so as not to be imprisoned, or killed, because of my human rights activities and my beliefs. policies.

If you like, could you tell us what pressures did you face in Russia?

There were “kind” warnings, then direct threats, constant (in my opinion) surveillance of me, then there was a “random” attack with attempted murder.

When did you come up with the idea of ​​creating the Ichkeria Human Rights Center?

The idea of ​​creating a human rights organization dates back a long time, when I saw how human rights organizations in Moscow disguised their activities. For me, as a representative of a nation that has survived or, more precisely, is experiencing genocide, it was vital for me to create at least one human rights organization that is honest and truly capable of protecting our people. Our organization (in the process of registration) is called the Human Rights Center of Ichkeria, I thought the word “Ichkeria” should be rehabilitated, as the Reds have made a lot of effort trying to discredit it. Of course, we help everyone, not just the citizens of Ichkeria.

What behaviors of human rights organizations in Moscow did you dislike? How, then, does the Human Rights Center of Ichkeria want to differentiate itself?

Corruption, lack of assistance on all issues (Chechen issues), hypocrisy, lies, xenophobia. This shouldn’t exist in our Center.

What is the main focus of the center?

We help refugees, monitoring the rights situation in the temporarily occupied Chechen Republic of Ichkeria, promoting anti-extremist propaganda, educating young people, disseminating and explaining the principles of democracy, organizing demonstrations and other actions, conducting an information fight against fakes on the internet and also bringing them closer to the United States and the NATO bloc.

What is the extremist message that the Center tries to fight?

Any form of extremism is unacceptable to us, we are not speaking only of our Center, but of the Chechen nation as a whole. Chechen society has always been democratic, but after the genocide, and with skillful manipulation, we were presented as terrorists, fascists, extremists and Putinists , which is absolutely not true!

Islamic fundamentalism is a problem for the Chechen community in the West

Islamic radicalism is a problem for the Chechen community not only in the West, but throughout the world.

I noticed that you used the term “radicalism” instead of “fundamentalism”. The European media often use these two words as synonyms. Do you think there are differences between these two terms?

In Russian, radicalism is the rejection of an alternative point of view, intransigence and fundamentalism are basic principles, in this case religion, that is, its supporting structure, in my opinion, is not the same thing.

What are the main challenges facing the center?

Threats from Russian special services to myself, attempts to discredit its activities, as well as a shortage of qualified young personnel. Certain human resources exist, but due to the threat of pressure on relatives, many are not ready to openly help us.

Do the authorities of the Chechen Republic of Ichkeria support the activities of the center?

No, quite the opposite!

Why, if you want to talk about it, are the authorities in Ichkeria not supporting an organization with such an important purpose for the Chechen people?

Apparently they do not consider (we are talking about the Zakayev government) that this is an important goal for the Chechen people.

How many Chechens live in Europe today and in the so-called “West” in general?

I can’t say for sure, but there is information that speaks of more than three hundred thousand people.

What challenges do you think the Chechen diaspora faces in the West?

The first, in my opinion, is the lack of due and legitimate attention on the part of the countries that have accepted us, for example, the sensitivity of not calling us “Russians”, as there is no legal basis for this. This attitude is perceived by the Chechens as complicity with Russia in their actions against us. Secondly, the infiltration of Russian agents into our community under the pretext of carrying out anti – Russian activities.

Does the fact that European countries do not recognize Chechens as refugees from an occupied country, but as Russian emigrants, does it have any legal consequences for Chechens? I am thinking of the forced returns to Chechnya, where it seems that many dissidents in the current government are made to disappear, or brutally punished.

Obviously. Firstly, as you rightly noted, the deportation to Russia for torture and the possible extrajudicial execution of a political opponent of Russia, and secondly, this is in accordance with the policy of genocide of the Chechen people and the denial of legitimate right of Chechens to have their own state. Furthermore, by accepting more than 300,000 Chechen refugees, and then recognizing us as Russians, that is, as our mortal enemies, the West creates fertile ground for identifying Chechens as enemies. For example, it is no secret that the Russian special services continue to recruit them under the guise of Islamists, and continue to do so.

What do Chechens living in Europe now think about the situation in their country?

Most Chechens dream of returning to their homeland after the withdrawal of the occupying troops from Ichkeria. The Russian regime in Chechnya is considered inhumane and barbaric.

What do you think of what is happening in Chechnya right now? What are your hopes for the future?

The genocide of the Chechen people continues in the temporarily occupied Chechen Republic of Ichkeria. I am absolutely certain that we will gain freedom and prosecute, in accordance with international law, at least the best known criminals.

What is practically the genocide of the Chechen people at home today? In your opinion, does Ramzan Kadyrov not intend to protect the Chechen people in his own way?

Kadyrov defends himself not in his own way, but in the Russian way, that is, whatever the Russian order, he will carry it out. For example, the “Kadirovites” in 1944 helped to load people on cattle wagons for genocide, under the pretext of deportation. Now in Chechnya the physical destruction of people continues (Chechnya ranks first for oncological diseases and coronavirus mortality) is underway also the cultural, linguistic, legal genocide, the replacement of historical memory.

VERSIONE ITALIANA

Puoi raccontare la tua storia personale? Come sei arrivato ad Amburgo dalla Cecenia?

Dal 2001 i miei genitori vivevano in Germania, ad Amburgo, sono partiti per sfuggire all’occupazione russa, e nel 2015 ho scelto di lasciare la Russia per non essere imprigionato, o ucciso, a causa delle mie attività sui diritti umani e delle mie convinzioni politiche.

Se ti va, potresti raccontare quali pressioni hai subito in Russia?

Ci sono stati avvertimenti “gentili”, poi minacce dirette, una costante (secondo me) sorveglianza su di me, poi c’è stato un attacco “casuale” con un tentato omicidio.

Quando ti è venuta l’idea di creare il Centro Diritti Umani Ichkeria?

L’idea di creare un’organizzazione per i diritti umani risale a molto tempo fa, è nata quando ho visto come le organizzazioni per i diritti umani a Mosca dissimulavano le loro attività. Per me, in quanto rappresentante di una nazione sopravvissuta o, più precisamente, che sta vivendo un genocidio, era di vitale importanza per me creare almeno un’organizzazione per i diritti umani onesta e realmente in grado di proteggere la nostra gente. La nostra organizzazione (in fase di registrazione) si chiama Human Rights Center of Ichkeria, ho pensato che la parola “Ichkeria” dovesse essere riabilitata, poiché i rossi hanno fatto molti sforzi cercando di screditarla. Certo, aiutiamo tutti, non solo i cittadini di Ichkeria.

Quali comportamenti tenuti dalle organizzazioni dei diritti umani a Mosca non hai apprezzato? In cosa, quindi, vuole differenziarsi la Human Rights Center of Ichkeria?

Corruzione, mancata assistenza su tutte le questioni (tematiche cecene) ipocrisia, bugie, xenofobia. Questo non dovrebbe esistere nel nostro Centro.

Qual è il focus principale del centro?

Ci impegniamo ad aiutare i rifugiati, monitorare la situazione dei diritti nella Repubblica Cecena di Ichkeria temporaneamente occupata, fare propaganda anti – estremista, educare i giovani, divulgare e spiegare i principi della democrazia, organizzare manifestazioni ed altre azioni, condurre una lotta informativa contro i falsi su internet ed anche avvicinando loro agli Stati Uniti ed al blocco NATO.

In cosa consiste il messaggio estremista che il Centro cerca di combattere?

Qualsiasi forma di estremismo è per noi inaccettabile, non stiamo parlando solo del nostro Centro, ma della nazione cecena nel suo insieme. La società cecena è sempre stata democratica, ma dopo il genocidio, e con l’abile manipolazione, siamo stati presentati come terroristi, fascisti, estremisti e putinisti, il che non è assolutamente vero!

Il fondamentalismo islamico è un problema per la comunità cecena in Occidente

Il radicalismo islamico è un problema per la comunità cecena non solo in Occidente, ma nel mondo intero.

Ho notato che hai usato il termine “radicalismo” anziché “fondamentalismo”. I media europei spesso utilizzano queste due parole come sinonimi. Pensi che esistano differenze tra questi due termini?

In russo, il radicalismo è il rifiuto di un punto di vista alternativo, l’intransigenza e il fondamentalismo sono principi di base, in questo caso la religione, cioè la sua struttura portante, secondo me, non è la stessa cosa.

Quali sono le principali sfide che deve affrontare il centro?

Minacce personali da parte servizi speciali russi, tentativi di screditare le sue attività, nonché la carenza di personale giovane qualificato. Certe risorse umane esistono, ma a causa della minaccia di pressioni sui parenti, molti non sono pronti ad aiutarci apertamente.

Le autorità della Repubblica Cecena di Ichkeria sostengono le attività del centro?

No, anzi, il contrario!

Perché, se ti va di parlarne, le autorità di Ichkeria non sostengono un’organizzazione con un fine così importante per il popolo ceceno?

A quanto pare non considerano (stiamo parlando del governo Zakayev) che questo sia un obiettivo importante per il popolo ceceno.

Quanti ceceni vivono oggi in Europa e in generale nel cosiddetto “Occidente”?

Non posso dirlo con certezza, ma ci sono informazioni che parlano di più di trecentomila persone.

Quali sfide pensi che la diaspora cecena debba affrontare in Occidente?

La prima, a mio avviso, è la mancanza della dovuta e legittima attenzione da parte dei paesi che ci hanno accettati, ad esempio, la sensibilità di non chiamarci “russi”, non essendoci alcuna base giuridica per questo. Questo atteggiamento è percepito dai ceceni come una complicità con la Russia nelle azioni contro di noi. In secondo luogo, l’infiltrazione di agenti russi nella nostra comunità con il pretesto di svolgere attività anti – russe.

Il fatto che i paesi europei non riconoscano i ceceni come rifugiati di un paese occupato, ma come emigranti russi determina delle conseguenze legali per i ceceni? Penso ai rimpatri forzati in Cecenia, dove pare che molti dissidenti all’attuale governo vengano fatti sparire, o brutalmente puniti.

Ovviamente. In primo luogo, come hai giustamente notato, la deportazione in Russia per tortura e la possibile esecuzione extragiudiziale di un oppositore politico della Russia, e in secondo luogo, questo è in accordo con la politica di genocidio del popolo ceceno e della negazione del legittimo diritto dei ceceni ad avere un proprio stato. Inoltre, accettando più di 300.000 profughi ceceni, e poi riconoscendoci come russi, cioè come i nostri nemici mortali, l’Occidente crea un terreno fertile per identificare i ceceni come nemici. Ad esempio, non è un segreto che i servizi speciali russi continuino a reclutarli sotto le spoglie di islamisti, e continuino a farlo.

Cosa pensano ora i ceceni che vivono in Europa della situazione nel loro paese?

La maggior parte dei ceceni sogna di tornare in patria dopo il ritiro delle truppe occupanti da Ichkeria. Il regime russo in Cecenia è considerato disumano e barbaro.

Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo in Cecenia adesso? Quali sono le tue speranze per il futuro?

Il genocidio del popolo ceceno continua nella Repubblica Cecena di Ichkeria, temporaneamente occupata. Sono assolutamente certo che otterremo la libertà e perseguiremo, in conformità con il diritto internazionale, almeno i criminali più noti.

In cosa si concretizza, praticamente, il genocidio del popolo ceceno in patria, oggi? Ramzan Kadyrov non intende, secondo te, proteggere a modo suo il popolo ceceno?

Kadyrov si difende non a modo suo, ma al modo russo, cioè qualsiasi sia l’ordine dei russi, egli lo eseguirà. Ad esempio, i “kadiroviti” nel 1944 aiutarono a caricare persone sui carri bestiame per il genocidio, con il pretesto della deportazione Ora in Cecenia prosegue la distruzione fisica delle persone (La Cecenia è al primo posto per malattie oncologiche e mortalità da coronavirus) è in atto anche il genocidio culturale, linguistico, legale, la sostituzione della memoria storica.

Repubblica Cecena di Ichkeria e Diritto Internazionale – Intervista con Inna Kurochkina di NEP Prague

Alcune settimane fa abbiamo affrontato una piacevole chiacchierata con Inna Kurochkina di NEP Prague. Il filmato, registrato in italiano, è stato caricato poche ore fa dall’emittente corredato di una traduzione in russo. Presto, grazie alla cortese collaborazione di Inna, potremo postarne una versione integrale in italiano.

L’intervista ha toccato diversi aspetti, dalla legittimità del percorso affrontato dai ceceni verso l’indipendenza, alle reazioni del mondo internazionale (e in particolare del mondo occidentale) a quegli eventi, ed in generale alla storia recente dei rapporti tra Occidente e Russia.

L’ANGELO NERO SULLE MONTAGNE: LA BATTAGLIA DELLA GOLA DI KERIGO

DA KOMSOMOLSKOYE A PANKISI

A seguito della Battaglia di Komsomolskoye (5 – 20 Marzo 2000) Ruslan Gelayev, uno dei più audaci ed agguerriti comandanti dell’esercito della ChRI, riparò in Georgia con i resti delle sue unità, trovando riparo in una piccola gola abitata prevalentemente da Ceceni, la celebre Gola di Pankisi. Qui “L’angelo nero” installò il suo quartier generale, raccogliendo reduci e fuggiaschi ed instaurando una sorta di piccolo potentato personale, dal quale avrebbe più volte avviato campagne militari in Cecenia, in Inguscezia ed in Abkhazia.

Uomini di Gelayev si arrendono ai federali al termine della Battaglia per Komsomolskoye (2000)

Giunto a Pankisi nell’autunno del 2000, Gelayev passò tutto l’anno successivo a ricostituire le sue forze, abbandonando apparentemente il campo di battaglia e subendo, per questo, il biasimo del Presidente Maskhadov, il quale lo privò di tutti i suoi poteri e lo degradò con formale decreto. Fino alla primavera del 2002 il comandante ceceno rimase a Pankisi, studiando il modo migliore per tornare in Cecenia. Il rientro sul campo di battaglia era possibile soltanto attraverso l’Inguscezia (strada che aveva già percorso nel 2000, quando si era ritirato) o tramite la gola di Kerigo, la quale collegava direttamente Pankisi alla cittadina cecena di Baskhoy. Il primo percorso era più agevole, ma anche più pericoloso: durante la ritirata Gelayev  aveva perduto decine di uomini, trovandosi spesso in campo aperto sotto il fuoco dell’aereonautica federale ed incalzato dai mezzi blindati di Mosca. Inoltre, una volta arrivati in Cecenia, i gelayeviti avrebbero dovuto aprirsi un varco dalle pianure verso le montagne, rischiando di essere facilmente intercettati e distrutti. Il passaggio montano attraverso Kerigo appariva più sicuro, ma d’altra parte era molto più difficile da affrontare: non esistevano strade carrabili sicure (l’unica strada di una certa portanza era la Itum –  Khale / Shatili, stabilmente occupata dai russi fin dalla fine del 1999 – Per approfondire LEGGI QUI) e gli uomini di Gelayev avrebbero dovuto affrontare la traversata a piedi, trasportando in spalla, o a dorso di mulo, tutto ciò che sarebbe servito loro. D’altra parte, una volta sbucati in Cecenia, i Gelayeviti si sarebbero trovati in posizioni più favorevoli, ed avrebbero potuto facilmente ricongiungersi con gli uomini di Maskhadov che ancora combattevano nel sud montagnoso.

Militanti avanzano nella neve

LA VIA DELLE MONTAGNE

A confortare l’ipotesi di un passaggio attraverso le montagne c’era un felice precedente:  nell’estate del 2001 un altro comandante di campo, Magomed Tsagaraev, era riuscito a passare da Pankisi alla Cecenia attraverso la Gola dello Sharoargun, poco distante da Kerigo, con un gruppo di 60 uomini. La traversata non era stata facile, e le guardie di frontiera russe avevano intercettato ed ucciso alcuni dei suoi, ma Tsagaraev era comunque riuscito a passare con quasi tutti i suoi effettivi, raggiungendo con successo la zona di combattimento (salvo poi finire ucciso in una sparatoria poche settimane dopo). Gelayev era convinto di poter aprire una vera e propria rotta montana attraverso la quale far affluire alla spicciolata piccoli gruppi di 40/50 militanti per volta, eludendo la debole sorveglianza offerta dai servizi di frontiera federali (i quali avevano grosse difficoltà ad operare efficacemente in quell’area così brulla e frastagliata) e portando centinaia di uomini sulle montagne cecene entro l’inverno.

Nei mesi precedenti  il comandante ceceno inviò parecchie pattuglie in ricognizione, con lo scopo di mappare la posizione delle guardie di frontiera e seguire i loro spostamenti. Durante una di queste ricognizioni una pattuglia di Gelayev fu intercettata dai federali: i militanti si qualificarono come cacciatori, ma il fatto che fossero armati con fucili mitragliatori rese chiaro quale fosse lo scopo delle loro “battute di caccia”. I federali ebbero così piena consapevolezza che Gelayev stesse organizzando qualcosa, ed intensificarono la sorveglianza. Ciononostante l’Angelo Nero decise di procedere ugualmente, e nei primi giorni di Luglio guidò il primo distaccamento sulle montagne. La presenza dei gelayeviti non passò inosservata, ed il 21 Luglio i ceceni furono avvistati: con loro portavano armi da guerra, lanciagranate e perfino armi portatili terra – aria. Il 27 Luglio un primo reparto federale composto da una ventina di uomini, agli ordini del Maggiore Popov, intercettò una pattuglia avanzata cecena e si mosse a neutralizzarla. Il comando federale supportò l’azione inviando elicotteri da combattimento, e nel giro di poche ore combattimenti si accesero in tutta la gola. Popov aveva sottostimato l’entità delle forze nemiche, pensando di trovarsi davanti al massimo una decina di militanti, ma il rabbioso fuoco di risposta che ricevette, diretto anche contro gli elicotteri, rese presto chiaro che Gelayev aveva portato con sé svariate decine di uomini.

Ruslan Gelayev (al centro, in nero) circondato dai suoi uomini

LA BATTAGLIA

Non potendo procedere oltre per via della accanita resistenza dei militanti, Popov, optò per assumere una posizione difensiva e chiamare rinforzi: nel giro di alcune ore giunsero sul campo di battaglia alcune unità di mortaio che presero a bombardare le posizioni tenute dai gelayeviti. Il bombardamento fu efficace, e nel giro di poche ore produsse lo sbandamento della forza cecena. I russi presero ad avanzare, raggiunsero le posizioni nemiche e le assaltarono, prendendo cinque prigionieri e rinvenendo i resti di parecchi militanti. I prigionieri confermarono che la loro unità, composta da una venticinquina di uomini era l’avanguardia di un gruppo più corposo. I federali catturarono parecchie armi di ottima fattura, tra le quali 5 MANPADS.

Era chiaro che il reparto che era stato attaccato e distrutto dai russi non era né l’unico, né il più consistente, così le truppe federali continuarono ad affluire in zona, tentando di intercettare gli altri. Stavolta, tuttavia, le bande di Gelayev erano penetrate nei boschi circostanti la gola, e per stanarli sarebbe servita una lunga caccia all’uomo senza la copertura dell’artiglieria e dell’aereonautica. Reparti russi e ceceni si scontrarono nelle ore seguenti, in un complesso gioco di imboscate e sganciamenti durante il quale i reparti avversari giunsero a scontrarsi a distanza molto ravvicinata. In uno di questi scontri lo stesso Maggiore Popov rimase ucciso, probabilmente da un colpo di cecchino. Al calar del sole, Gelayev capì che anche se fosse riuscito ad aver ragione delle truppe federali (le quali, comunque continuavano ad affluire copiosamente) non avrebbe avuto alcuna possibilità di uscire dalla gola. Avendo perduto l’effetto sorpresa, e non potendo competere con i federali in campo aperto, decise quindi di far ritorno a Pankisi.

Mitragliere di Gelayev

Al termine della battaglia giacevano sul campo di battaglia almeno 25 militanti. Per parte sua l’esercito di Mosca aveva patito 8 morti e 7 feriti. Nei giorni seguenti i russi tentarono di intercettare i gelayeviti in ritirata, e secondo quanto dichiarato dal comando federale un altro contingente ceceno fu individuato, attaccato e distrutto prima che riuscisse ad attraversare il confine. Il fallimento dell’operazione convinse Gelayev a rientrare in Cecenia attraverso l’Inguscezia.