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Repubblica Cecena di Ichkeria e Diritto Internazionale – Intervista con Inna Kurochkina di NEP Prague

Alcune settimane fa abbiamo affrontato una piacevole chiacchierata con Inna Kurochkina di NEP Prague. Il filmato, registrato in italiano, è stato caricato poche ore fa dall’emittente corredato di una traduzione in russo. Presto, grazie alla cortese collaborazione di Inna, potremo postarne una versione integrale in italiano.

L’intervista ha toccato diversi aspetti, dalla legittimità del percorso affrontato dai ceceni verso l’indipendenza, alle reazioni del mondo internazionale (e in particolare del mondo occidentale) a quegli eventi, ed in generale alla storia recente dei rapporti tra Occidente e Russia.

L’ANGELO NERO SULLE MONTAGNE: LA BATTAGLIA DELLA GOLA DI KERIGO

DA KOMSOMOLSKOYE A PANKISI

A seguito della Battaglia di Komsomolskoye (5 – 20 Marzo 2000) Ruslan Gelayev, uno dei più audaci ed agguerriti comandanti dell’esercito della ChRI, riparò in Georgia con i resti delle sue unità, trovando riparo in una piccola gola abitata prevalentemente da Ceceni, la celebre Gola di Pankisi. Qui “L’angelo nero” installò il suo quartier generale, raccogliendo reduci e fuggiaschi ed instaurando una sorta di piccolo potentato personale, dal quale avrebbe più volte avviato campagne militari in Cecenia, in Inguscezia ed in Abkhazia.

Uomini di Gelayev si arrendono ai federali al termine della Battaglia per Komsomolskoye (2000)

Giunto a Pankisi nell’autunno del 2000, Gelayev passò tutto l’anno successivo a ricostituire le sue forze, abbandonando apparentemente il campo di battaglia e subendo, per questo, il biasimo del Presidente Maskhadov, il quale lo privò di tutti i suoi poteri e lo degradò con formale decreto. Fino alla primavera del 2002 il comandante ceceno rimase a Pankisi, studiando il modo migliore per tornare in Cecenia. Il rientro sul campo di battaglia era possibile soltanto attraverso l’Inguscezia (strada che aveva già percorso nel 2000, quando si era ritirato) o tramite la gola di Kerigo, la quale collegava direttamente Pankisi alla cittadina cecena di Baskhoy. Il primo percorso era più agevole, ma anche più pericoloso: durante la ritirata Gelayev  aveva perduto decine di uomini, trovandosi spesso in campo aperto sotto il fuoco dell’aereonautica federale ed incalzato dai mezzi blindati di Mosca. Inoltre, una volta arrivati in Cecenia, i gelayeviti avrebbero dovuto aprirsi un varco dalle pianure verso le montagne, rischiando di essere facilmente intercettati e distrutti. Il passaggio montano attraverso Kerigo appariva più sicuro, ma d’altra parte era molto più difficile da affrontare: non esistevano strade carrabili sicure (l’unica strada di una certa portanza era la Itum –  Khale / Shatili, stabilmente occupata dai russi fin dalla fine del 1999 – Per approfondire LEGGI QUI) e gli uomini di Gelayev avrebbero dovuto affrontare la traversata a piedi, trasportando in spalla, o a dorso di mulo, tutto ciò che sarebbe servito loro. D’altra parte, una volta sbucati in Cecenia, i Gelayeviti si sarebbero trovati in posizioni più favorevoli, ed avrebbero potuto facilmente ricongiungersi con gli uomini di Maskhadov che ancora combattevano nel sud montagnoso.

Militanti avanzano nella neve

LA VIA DELLE MONTAGNE

A confortare l’ipotesi di un passaggio attraverso le montagne c’era un felice precedente:  nell’estate del 2001 un altro comandante di campo, Magomed Tsagaraev, era riuscito a passare da Pankisi alla Cecenia attraverso la Gola dello Sharoargun, poco distante da Kerigo, con un gruppo di 60 uomini. La traversata non era stata facile, e le guardie di frontiera russe avevano intercettato ed ucciso alcuni dei suoi, ma Tsagaraev era comunque riuscito a passare con quasi tutti i suoi effettivi, raggiungendo con successo la zona di combattimento (salvo poi finire ucciso in una sparatoria poche settimane dopo). Gelayev era convinto di poter aprire una vera e propria rotta montana attraverso la quale far affluire alla spicciolata piccoli gruppi di 40/50 militanti per volta, eludendo la debole sorveglianza offerta dai servizi di frontiera federali (i quali avevano grosse difficoltà ad operare efficacemente in quell’area così brulla e frastagliata) e portando centinaia di uomini sulle montagne cecene entro l’inverno.

Nei mesi precedenti  il comandante ceceno inviò parecchie pattuglie in ricognizione, con lo scopo di mappare la posizione delle guardie di frontiera e seguire i loro spostamenti. Durante una di queste ricognizioni una pattuglia di Gelayev fu intercettata dai federali: i militanti si qualificarono come cacciatori, ma il fatto che fossero armati con fucili mitragliatori rese chiaro quale fosse lo scopo delle loro “battute di caccia”. I federali ebbero così piena consapevolezza che Gelayev stesse organizzando qualcosa, ed intensificarono la sorveglianza. Ciononostante l’Angelo Nero decise di procedere ugualmente, e nei primi giorni di Luglio guidò il primo distaccamento sulle montagne. La presenza dei gelayeviti non passò inosservata, ed il 21 Luglio i ceceni furono avvistati: con loro portavano armi da guerra, lanciagranate e perfino armi portatili terra – aria. Il 27 Luglio un primo reparto federale composto da una ventina di uomini, agli ordini del Maggiore Popov, intercettò una pattuglia avanzata cecena e si mosse a neutralizzarla. Il comando federale supportò l’azione inviando elicotteri da combattimento, e nel giro di poche ore combattimenti si accesero in tutta la gola. Popov aveva sottostimato l’entità delle forze nemiche, pensando di trovarsi davanti al massimo una decina di militanti, ma il rabbioso fuoco di risposta che ricevette, diretto anche contro gli elicotteri, rese presto chiaro che Gelayev aveva portato con sé svariate decine di uomini.

Ruslan Gelayev (al centro, in nero) circondato dai suoi uomini

LA BATTAGLIA

Non potendo procedere oltre per via della accanita resistenza dei militanti, Popov, optò per assumere una posizione difensiva e chiamare rinforzi: nel giro di alcune ore giunsero sul campo di battaglia alcune unità di mortaio che presero a bombardare le posizioni tenute dai gelayeviti. Il bombardamento fu efficace, e nel giro di poche ore produsse lo sbandamento della forza cecena. I russi presero ad avanzare, raggiunsero le posizioni nemiche e le assaltarono, prendendo cinque prigionieri e rinvenendo i resti di parecchi militanti. I prigionieri confermarono che la loro unità, composta da una venticinquina di uomini era l’avanguardia di un gruppo più corposo. I federali catturarono parecchie armi di ottima fattura, tra le quali 5 MANPADS.

Era chiaro che il reparto che era stato attaccato e distrutto dai russi non era né l’unico, né il più consistente, così le truppe federali continuarono ad affluire in zona, tentando di intercettare gli altri. Stavolta, tuttavia, le bande di Gelayev erano penetrate nei boschi circostanti la gola, e per stanarli sarebbe servita una lunga caccia all’uomo senza la copertura dell’artiglieria e dell’aereonautica. Reparti russi e ceceni si scontrarono nelle ore seguenti, in un complesso gioco di imboscate e sganciamenti durante il quale i reparti avversari giunsero a scontrarsi a distanza molto ravvicinata. In uno di questi scontri lo stesso Maggiore Popov rimase ucciso, probabilmente da un colpo di cecchino. Al calar del sole, Gelayev capì che anche se fosse riuscito ad aver ragione delle truppe federali (le quali, comunque continuavano ad affluire copiosamente) non avrebbe avuto alcuna possibilità di uscire dalla gola. Avendo perduto l’effetto sorpresa, e non potendo competere con i federali in campo aperto, decise quindi di far ritorno a Pankisi.

Mitragliere di Gelayev

Al termine della battaglia giacevano sul campo di battaglia almeno 25 militanti. Per parte sua l’esercito di Mosca aveva patito 8 morti e 7 feriti. Nei giorni seguenti i russi tentarono di intercettare i gelayeviti in ritirata, e secondo quanto dichiarato dal comando federale un altro contingente ceceno fu individuato, attaccato e distrutto prima che riuscisse ad attraversare il confine. Il fallimento dell’operazione convinse Gelayev a rientrare in Cecenia attraverso l’Inguscezia.

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For this second edition we have decided, given the length of the work, to organize its publication in five volumes: today we present the first, “From Revolution to War (1991 – 1994)”.

The volume consist in 400 pages, and contains a complete reviewof the events that occurred in Chechnya from the birth of the Chechen National Congress to the First Chechen War.

Enjoy the reading!





I nuovi nomi di Ichkeria: La ridenominazione degli insediamenti

Uno dei primi effetti estetici di ogni rivoluzione è sempre stata la ridenominazione di strade, città, edifici ed istituti. La rivoluzione cecena non ha eccezione.

Fin dall’Ottobre del 1991 i rivoluzionari iniziarono una accesa campagna volta ad attribuire ai principali edifici di Grozny un nuovo volto nominale, più in linea con le coordinate ideologiche del nuovo regime. Ancor prima che il governo provvisorio guidato da Dzhokhar Dudaev si insediasse nel “Reskom” (il palazzo sede del Comitato Regionale del PCUS, prontamente ribattezzato “Palazzo Presidenziale”) l’aereoporto di Grozny, originariamente chiamato “Severny” (“Settentrionale”) e Piazza Lenin erano state dedicate alla figura di Mansur Usurma, eroe nazionale ceceno e mito fondativo della resistenza anti – russa.

Nel corso del periodo prebellico furono molti gli edifici ed i viali dedicati a figure di alto valore storico e politico per i nazionalisti: per quanto la maggior parte dei decreti di ridenominazione siano andati perduti, i testimoni di allora citano una moltitudine di strade e piazze, tra le quali uno dei viali principali di Grozny, intitolato nel 1993 alla memoria di Isa Arsamikov, deputato di prima convocazione caduto durante il colpo di stato del 4 Giugno 1993.

Lo scoppio della guerra produsse un’ulteriore accelerazione del processo di ridenominazione: il primo di cui si ha notizia fu varato da Dudaev per onorare uno dei primi villaggi ad essersi opposti all’invasione delle truppe federali. Si trattava del villaggio di Lomaz – Yurt, al confine nordorientale tra la Cecenia e la Russia. In onore della fiera resistenza mostrata dalle unità volontarie che difendevano il villaggio, Dudaev rinominò l’insediamento Turpal – Yurt (“Villaggio degli Eroi”).

Con la morte di Dudaev il mito del primo Presidente della Cecenia indipendente divenne quasi un culto religioso. In particolare il suo successore, Zelimkhan Yandarbiev, decise di onorare la sua memoria rinominando addirittura la capitale del paese, il cui nome era un retaggio della dominazione russa (“Grozny”, letteralmente “Formidabile” era il nome di una fortezza russa costruita sulle macerie di alcuni villaggi preesistenti, e presso i ceceni la città era chiamata Solzha – Ghala) in “Dzhokhar – Ghala”, La Città di Dzhokhar [Dudaev].

Nel dopoguerra le iniziative volte al recupero della tradizione nazionale nella denominazione degli insediamenti divennero molto frequenti, tanto che nel Marzo del 1999 il terzo presidente della ChRI, Aslan Maskhadov decise la creazione di un’apposita commissione, la Commissione di Stato per la Ridenominazione degli Insediamenti, al vertice della quale nominò il Ministro della Cultura Akhmed Zakayev. A far parte della Commissione furono chiamati anche Dalkhan Khozaev, Capo del Dipartipento Archivistico di Stato, Aslambek Davdiev, capo del Dipartimento Gioventù e Turismo, A. Dudaev, Direttore del Centro di Studi Culturali e Politici “A. Avtorkhanov” e Magomed Khasiev, Direttore del Centro Etnoculturale Ceceno.

Recentemente ha iniziato a circolare sui social la foto di un documento, risalente al 10 Marzo 1999, nel quale la commissione decreta alcune ridenominazioni. Come vedremo si tratta di interventi messi in atto sugli insediamenti afferenti al Distretto del Sunzha, allora considerato per intero parte della ChRI, e successivamente diviso tra Inguscezia e Cecenia. La maggior parte degli interventi sono volti al recupero della denominazione indigena di quei villaggi. Le riportiamo di seguito:

Sunzha – Capoluogo dell’omonimo distretto, Dalla metà dell’800 ribattezzata Sleptovskaya in onore del Generale russo Sleptsov, ma chiamata dai locali Ordzhonikidevskaya, fu ribattezzata “Dibir – Yurt”, dal nome ancestrale del villaggio Vaynakh sul quale era stata costruita.

Krabulak, cittadina del Distretto di Sunzha, attualmente parte della Repubblica di Inguscezia, fu rinominata “Eldarkhan – Ghala” nome ancestrale del villaggio Vaynakh sul quale era stata costruita.

Troistskaya – Anch’essa cittadina del distretto di Sunzha, confinante con il capuologo, fu rinominata “Obarg – Yurt” dal nome con il quale la chiamavano gli abitanti del luogo.

Nesterovskaya – Cittadina posta a Sud rispetto al capoluogo del distretto inguscio di Sunzha, fu ribattezzata “Gazhariy Yurt” dal nome del villaggio nei pressi del quale fu costruita.

Assinovskaya – Villaggio posto a ridosso dell’attuale confine tra Repubblica di Inguscezia e Repubblica Cecenia, fu ribattezzata “Ekhaborze” dal nome dell’originale insediamento Vaynakh dal quale si sviluppò.

Sernovodsk – Villaggio posto a nord di Assinoskaya, attualmente parte del distretto ceceno del Sunzha, fu ridenominata “Enakhishka” dal nome dell’insediamento Vaynakh dal quale si sviluppò.

Krasnoktabrsky – Ridenominato in “Alhast”.

Le immagini mostrano il decreto di costituzione della Commissione per la Ridenominazione degli Insediamenti, pronto per la firma del Presidente della Repubblica, Aslan Mashadov, e del Segretario di Stato, Ziauddi Abuev.

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 8

GENNAIO 1992

1 Gennaio

UNIONE SOVIETICA – L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche cessa ufficialmente di esistere.

2 Gennaio

     ESTERI – Nella Federazione Russa ha il via un nuovo programma economico definito dal suo ideatore, l’economista Egor Gajdar “una terapia d’urto”. Il piano prevede un passaggio repentino da un’economia pianificata all’economia di mercato. Tale processo dovrà accompagnarsi ad una radicale privatizzazione del patrimonio pubblico tramite la cessione di certificati di valore proprietario chiamati “Voucher”. La “terapia d’urto” di Gajdar innesca fin dai primi giorni di attuazione un tumultuoso aumento dei prezzi ed una corsa selvaggia all’accaparramento dei beni pubblici in dismissione. Nel corso degli anni successivi l’economia russa sarà investita gravemente dagli effetti della liberalizzazione, portando milioni di russi alla miseria ed arricchendo una piccola classe di giovani imprenditori.

3 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Parlamento richiama tutti i deputati ceceni dei soviet supremi sovietico e russo, considerandoli decaduti conseguentemente con lo scioglimento dell’URSS.

In relazione ai rapporti di scambio petrolifero con la Federazione Russa, Dudaev decreta l’interruzione dei contratti di fornitura in vigore fino al 31 Dicembre 1991, ed il passaggio alla libera contrattazione con le società russe per il dispacciamento di petrolio, prodotti petroliferi e gas naturale in transito attraverso la Cecenia

POLITICA NAZIONALE – Dudaev emette un decreto con il quale gli acquisti nella repubblica possono essere effettuati soltanto da cittadini ceceni o da agenti autorizzati dal governo con regolare permesso.

Con Decreto Presidenziale viene istituito il Comitato Olimpico Ceceno. Dudaev dichiara che la Repubblica Cecena ha intenzione di partecipare alle imminenti olimpiadi estive con una sua rappresentanza nazionale. A tale scopo il Presidente dichiara che verrò presto allestita una città olimpica in grado di ospitare e preparare gli atleti.

Il Parlamento istituisce il venerdì come giorno festivo al posto della domenica, in ossequio alla tradizione islamica.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il consiglio degli anziani dell’Inguscezia si riunisce a Surkhakhi, poco lontano da Nazran, ed emette una dichiarazione nella quale si invitano Cecenia e Inguscezia a ricominciare un percorso comune istituendo una unitaria Repubblica Vaynakh.

Raffineria a Grozny

4 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento autorizza la liberalizzazione dei prezzi. Il costo dei principali generi alimentari inizia ad aumentare vertiginosamente.

Con Decreto Presidenziale, visto il parere del Comitato per la Gestione dell’Economia Nazionale, Dudaev impone la calmierazione del prezzo del pane e di altri beni essenziali. In particolare sono bloccati gli aumenti di latte e dell’olio vegetale e degli alimenti per l’infanzia, i cui prezzi non potranno superare oltre le tre volte il loro costo. Il prezzo della benzina verrà tenuto ad un costo standard di tre volte la quotazione precedente, mentre la vodka sarà venduta ad un prezzo non superiore alle sei volte. Alimenti di prima necessità come i prodotti da forno rimarranno calmierati alle precedenti quotazioni, così come le spese per l’alloggio.

 Il Presidente ceceno presenta alla stampa un’arma interamente fabbricata in Cecenia, chiamata Borz (“lupo”) e vagamente somigliante alla israeliana UZI. Il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Movladi Ugudov, dichiara che è in procinto di avviarsi la produzione in serie di questa piccola arma automatica.

CONFEDERAZIONE DEL CAUCASO – In relazione alla guerra civile in Georgia e ad altre crisi politiche in atto nel Caucaso, il Presidente Dudaev propone la costituzione di unità militari speciali di pacekeeping che possano essere dispiegate all’occorrenza come forza di interposizione, in accordo con i governi locali.

Riguardo la sfera economica, Dudaev propone la costituzione di un mercato caucasico comune che tuteli le economie locali dalla ormai imminente crisi economica, conseguente al collasso del sistema economico sovietico.

5 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Presidente Dudaev dichiara un embargo nei confronti della Georgia come misura di pressione per l’interruzione degli scontri armati nel paese. Dudaev dichiara di voler proporre il blocco economico anche all’Azerbaijan, in modo da rendere più efficace la sua funzione coercitiva. Presso il Comitato Internazionale per i Diritti Umani si arruolano volontari per costituire delle “Brigate internazionali per il mantenimento della pace” sulla falsariga dei “Caschi blu” dell’ONU.

Contestualmente Dudaev ed il Parlamento firmano una dichiarazione di neutralità congiunta nella quale si legge: “Dichiariamo la nostra disponibilità ad aderire a qualsiasi Commonwealth regionale o espressione dell’intera ex Unione Sovietica a parità di condizione, e la nostra determinazione a promuovere processi di integrazione basati su di essi. […] La Repubblica cecena non parteciperà a nessuna alleanza militare ed accordo di natura aggressiva, ma si riserva il diritto di utilizzare tutti i mezzi riconosciuti dal diritto internazionale per proteggere la propria sovranità ed integrità territoriale. […] La Repubblica non ricorrerà all’uso della forza o alla minaccia del suo uso contro altri stati. […] invita tutti gli Stati e le repubbliche dell’ex Unione a riconoscere la sovranità della Repubblica Cecena […] dichiara di riconoscere la sovranità statale di tutte le repubbliche in conformità con le norme del diritto internazionale.”

ECONOMIA- A seguito della liberalizzazione dei prezzi il costo di molti generi di base aumenta vertiginosamente. A questa data il latte risulta triplicato, la pasta quadruplicata. Nel giro di poche settimane i banchi dei negozi e le bancarelle si svuoteranno quasi completamente.

6 Gennaio

ECONOMIA – I prezzi nella repubblica continuano a salire. I prodotti industriali vengono venduti al doppio dei prezzi pre – liberalizzazione, mentre tutti i prodotti calmierati hanno già raggiunto il massimo consentito. I lavoratori di alcuni stabilimenti industriali minacciano di scioperare qualora il loro salario non sia adeguato al sopravvenuto aumento del costo della vita.

7 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Una banda armata tenta di saccheggiare la sala d’armi della caserma della guarnigione federale di stanza a Grozny. Il Maggiore russo Vladimir Chagan viene ucciso nel tentativo di impedire il furto.

8 Gennaio

POLITICA ESTERA – In un’audizione al Parlamento Dudaev propone l’adozione di un appello a tutti i popoli ed i governi del Caucaso nel quale si raccomanda il reinsediamento di Zviad Gamsakhurdia alla guida della Georgia e l’apertura di negoziati politici. Tale proposta è vista come l’unica soluzione pacifica alla guerra civile in atto nel paese.

IRREDENTISMO INGUSCIO – La commissione parlamentare incaricata di individuare il confine tra Cecenia e Inguscezia propone una linea di demarcazione corrispondente al vecchio confine tra le due repubbliche, risalente al 1934. La proposta scatena le critiche degli ingusci, i quali rivendicano i distretti di Sunzha e Malgobek, mentre la linea proposta assegna alla Cecenia tutto il primo e gran parte del secondo. Il Parlamento, approvando la proposta della Commissione, esorta il Presidente Dudaev ad imporre l’autorità presidenziale nel Distretto di Sunzha.

ECONOMIA – In Cecenia vi è una grave carenza di ogni genere alimentare, mentre il mercato nero prolifica. Il pagamento delle pensioni procede a rilento, e le casse non distribuiscono più di 300 rubli ad ogni anziano in coda per ritirare il suo salario. I generi alimentari non calmierati risultano introvabili, se non a prezzi quasi proibitivi.

CONFLITTI SOCIALI – In relazione alla morte del Maggiore Vladimir Chagan, ucciso da ignoti durante un tentativo di sequestro di attrezzature militari, la Procura Generale della Repubblica esclude qualsiasi responsabilità da parte di unità della Guardia Nazionale.

9 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Dudaev proclama la costituzione delle Forze Aeree della Repubblica Cecena. L’esercito, appena nato, non possiede velivoli, se non un paio di vecchi aeromobili da addestramento. Gli sviluppi successivi forniranno alla neonata aeronautica cecena un gran numero di mezzi da guerra.

CONFLITTI SOCIALI – L’esponenziale aumento dei crimini violenti, dei furti e delle rapine viene attribuito dal Servizio di Sicurezza Nazionale all’azione di “provocatori” dipendenti dalle disciolte strutture di sicurezza sovietiche, ora operanti per conto della Federazione Russa. Il Parlamento della Repubblica apre una discussione su un nuovo progetto di legge, in forza del quale il Servizio di Sicurezza Nazionale possa operare con poteri eccezionali al fine di ridurre il fenomeno malavitoso.

10 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In risposta al vertiginoso aumento del costo dei generi di prima necessità, il COFEC introduce la calmierazione dei prezzi per latte, burro, olio e zucchero. Il Sindaco di Grozny, Bislan Gantemirov, istituisce la carica dell’ispettore sociale, responsabile dell’assistenza alle famiglie più disagiate.

POLITICA ESTERA – Dudaev ed il Ministro degli Esteri Shamil Beno incontrano a Grozny emissari del decaduto Presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia. L’incontro serve a negoziare il riconoscimento a Gamsakhurdia del diritto di asilo politico in Cecenia.

12 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto Presidenziale numero 1 “Sul blocco dei conferimenti ai Ministeri dell’Unione da parte delle imprese pubbliche” Dudaev impone il blocco dei trasferimenti da parte delle imprese pubbliche dipendenti dagli ex ministeri sovietici.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il Distretto di Sunzha è in stato di agitazione a causa della delibera parlamentare che annette Sunzha alla Repubblica Cecena. L’ex Presidente del Soviet Distrettuale, Ruslan Tatiev, chiede che la Russia decreti lo stato di emergenza e tuteli la volontà degli abitanti ingusci di Sunzha di entrare a far parte della Repubblica di Inguscezia come soggetto federato alla Russia.

Il consiglio degli anziani locale, tuttavia, sostiene la soluzione contraria, rilanciando la proposta di costituire un’unica repubblica Vaynakh indipendente. I sostenitori dell’annessione all’Inguscezia allestiscono picchetti armati ai confini del distretto.

Il consiglio degli anziani ceceno (Mekhk – Khel) per bocca del suo Presidente, Said – Akhmed Adizov, dichiara che il progetto di annessione del Distretto di Sunzha non è diretto a danneggiare gli ingusci, ma a preservare il territorio ancestrale del popolo ceceno dall’annessione che conseguirebbe ad un ingresso dell’Inguscezia nella Federazione Russa.

Nel frattempo centinaia di ingusci manifestano davanti al Parlamento ceceno contro la decisione di annettere alla neonata Repubblica Cecena i distretti di Malgobek e Sunzha.

In serata si rincorrono voci di una sparatoria nel villaggio di Troitskaya, ma le autorità locali dichiarano la notizia infondata.

13 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Deputato del Parlamento Yusup Soslambekov accusa il Presidente Dudaev di inattività nella formazione di un governo politico di fiducia parlamentare, e minaccia di costituire un gruppo parlamentare di opposizione non si giunga al più presto alla costituzione di un esecutivo qualificato.

CONFLITTI SOCIALI – A seguito del pestaggio di un camionista da parte di ignoti, gli autotrasportatori di Grozny manifestano contro la criminalità incontrollata nel paese, annunciando uno sciopero ed occupando la piazza antistante il palazzo presidenziale con alcuni automezzi.

14 Gennaio

POLITICA ESTERA – Un emissario del decaduto presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia intrattiene un colloquio con il Ministro degli Esteri Shamil Beno. Si susseguono voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia a Grozny.

Zviad Gamsakhurdia

15 Gennaio

POLITICA ESTERA – Zviad Gamsakhurdia giunge a Grozny in segreto, accompagnato dalla moglie, dalla sorella e da due dei suoi figli. La notizia non verrà confermata dalle autorità fino al 22 Gennaio successivo. L’ex Presidente georgiano viene alloggiato nell’abitazione presidenziale, appena restaurata per ospitare Dudaev.

CONFLITTI SOCIALI – Dopo lo sciopero dei trasportatori, entrano in sciopero anche i lavoratori dello stabilimento automobilistico di Grozny Avtospetsoburodovanie. Gli operai chiedono un aumento dello stipendio di cinque volte in ordine ad inseguire il vertiginoso aumento dei prezzi. Nelle settimane seguenti seguiranno numerosi altri scioperi da parte di dipendenti pubblici e privati.

A Grozny una folla di civili inferociti occupa il mercato centrale di Grozny, obbligando i commercianti a vendere le loro merci a prezzi ribassati per tutto il giorno. L’iniziativa popolare non determina, tuttavia, risultati tangibili: il mercato si svuota e le merci cessano di affluire.

16 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Presidente Dudaev presenta al Parlamento la sua squadra di governo. Contrariamente a quanto auspicato dal Parlamento, Dudaev dichiara di voler occupare, oltre al suo incarico, anche quello di Presidente del Gabinetto dei Ministri, assommando su di sé due delle principali cariche della Repubblica. La lista comprende una dozzina di ministri, nonché l’accorpamento di numerosi dipartimenti in dicasteri unificati.

Il Parlamento decreta l’istituzione della carica di Vicepresidente, per controbilanciare la sommatoria di poteri derivante da un’ipotetica conferma di Dudaev sia come Capo dello Stato, sia come Capo del Governo.

18 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per scoraggiare il ricorso al commercio estero illegale, il Parlamento vara una legge che punisce severamente gli speculatori sui beni di prima necessità, comminando alte pene pecuniarie e l’arresto fino a tre mesi per coloro che nascondono prodotti di prima necessità allo scopo di speculare sull’aumento dei prezzi.

ECONOMIA – La carenza di beni di consumo sui canali commerciali legali è ormai endemica. Il mercato nero prolifica mentre sui banchi dei mercati prodotti come la carne, il cui prezzo è stato calmierato a 20 rubli l chilogrammo, mentre al mercato nero si trovano prodotti da macellazione a dieci o venti volte questo prezzo.

CONFLITTI SOCIALI – Il Presidente Dudaev istituisce il Reparto di Polizia Speciale (OMON) della Repubblica Cecena, con lo scopo di porre un freno alla criminalità, se necessario facendo ricorso a politiche radicali di contrasto.

20 Gennaio

ESTERI – Una delegazione del Ministero degli Esteri della Repubblica Cecena, guidata dal Ministro Shamil Beno, si reca a Sukhumi, capitale dell’autoproclamata repubblica di Abkhazia, presumibilmente per negoziare un accordo in forza del quale Gamsakhurdia possa tornare al potere in cambio del riconoscimento dell’indipendenza della piccola repubblica secessionista.

21 Gennaio

POLITICA ESTERA – Mentre si rafforzano le voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia in Cecenia, il Deputato Mate Tsikhesashvili, membro della Commissione Esteri ed ex vice – Prefetto della regione georgiana di Akhmetov, dichiara di non aver riscontrato alcuna evidenza che il governo ceceno stia supportando la fazione “zviadista” (cioè leale a Zviad Gamsakhurdia) nella guerra civile georgiana.

POLITICA NAZIONALE – Il governo nazionalizza l’Archivio di Stato Centrale, che viene ribattezzato Archivi Nazionali della Repubblica Cecena. Il Dipartimento Archivistico viene riorganizzato sotto il Comitato Nazionale per gli Archivi, e posto sotto la direzione di Dalkhan Khozaev, già capo del Dipartimento dal Novembre 1991.

CULTURA – con apposito Decreto numero 7 del Presidente della Repubblica Cecena “Sul conferimento di risorse all’associazione ART OF CAUCASUS il Presidente decreta l’assegnazione di 150.000 rubli per l’acquisto di opere da esibire in un museo nazionale della cultura caucasica.

22 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Governo ceceno ammette pubblicamente che l’ex Presidente georgiano in esilio, Gamsakhurdia, alloggia a Grozny con la sua famiglia, e gode della protezione del Presidente Dudaev.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – Da Grozny l’ex Presidente georgiano Gamsakhurdia invia un appello ai suoi seguaci affinchè proseguano la lotta per il ripristino del governo “legittimamente eletto” nel paese, ed una richiesta d’aiuto a tutti i governi del Caucaso, affinché non riconoscano le istituzioni “antidemocratiche” dei golpisti. L’iniziativa imbarazza il Parlamento ceceno, il quale rifiuta qualsiasi coinvolgimento di parte nella guerra civile georgiana.

CONFLITTI SOCIALI – Nella notte giungono alla stazione di Grozny decine di famiglie di profughi ceceni provenienti dal Kazakistan, dove le tensioni sociali stanno sfociando in aperte aggressioni ai danni delle minoranze etniche locali. Il Presidente Dudaev promette di garantire massimo supporto materiale e umano alle famiglie, mentre il Ministro degli Esteri Shamil Beno invia un telegramma al governo Kazako chiedendo il rispetto dei diritti civili dei ceceni che vivono nel paese centroasiatico.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – In relazione alla presenza di Gamsakhurdia a Grozny, il Presidente Dudaev dichiara che il leader georgiano è nel paese in qualità di ospite, e che non necessita di alcuna protezione in quanto sostenuto dal suo popolo e legittimamente eletto. In questo modo Dudaev prende una chiara posizione in relazione al conflitto georgiano, contraddicendo le dichiarazioni di neutralità fatte dal Parlamento della Repubblica nei giorni precedenti.

25 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento non autorizza la nomina di Usman Imaev, giovane ex funzionario del Ministero della Protezione Sociale nella RSSA Ceceno – Inguscia. In risposta, Dudaev istituisce il Comitato di Stato per la Riforma Giuridica, organo deputato alla ristrutturazione del sistema giuridico nel Paese, e ne affida ad Imaev la Presidenza.

27 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In ordine a dotare il Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica di un’autonoma voce di bilancio, il Presidente Dudaev emette l’Ordine numero 4 “Sulle misure per garantire il corretto funzionamento del Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica”, con il quale l’istituzione appena creata ottiene autonomia finanziaria rispetto ai bilanci ministeriali approvati dal Parlamento. Questa misura si inserisce nel nascente scontro istituzionale per le nomine degli alti funzionari dello Stato, che contrapporrà il Parlamento al Capo dello Stato e sfocerà, nel Giugno del 1993, in un colpo di stato militare del Presidente.

Con Decreto numero 6 del Presidente della Repubblica Cecena Sul finanziamento della Procura della Repubblica Cecena la Procura della Repubblica, precedentemente dipendente dal bilancio dell’Unione Sovietica, ottiene un finanziamento ponte di 300.000 rubli in attesa di essere inserita a pieno nel bilancio repubblicano.

28 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Uno dei principali pozzi petroliferi della Cecenia, capace di produrre 700 tonnellate di greggio giornaliere, viene fatto esplodere da ignoti. Il danno economico quantificato è enorme.

Campi petroliferi nei dintorni di Grozny

29 Gennaio

CRISI RUSSO/CECENA  – La Federazione Russa impone un blocco economico alla Repubblica Cecena. In risposta al blocco dei trasferimenti finanziari imposto dal governo russo, Dudaev emette il Decreto Presidenziale numero 10 “Riguardo il blocco dei trasferimenti al bilancio della RSFSR Russa” con il quale interrompe qualsiasi conferimento finanziario verso la Russia.

POLITICA NAZIONALE – Nel tentativo di limitare la circolazione del denaro in forma di banconota, del quale la repubblica soffre una grave mancanza materiale, Dudaev emette il Decreto numero 8 del Presidente della Repubblica Cecena “Sulla regolamentazione dei pagamenti in contanti“. In esso si vieta il pagamento in contanti per numerose categorie di beni e servizi, sostituendolo con il sistema dei bonifici bancari e degli assegni. La distribuzione del contante da parte delle banche viene limitata a 1000 rubli per famiglia.

Con il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Liquidazione del conto in valuta estera del Consiglio dei Ministri della RSSA Ceceno – Inguscia” Dudaev attribuisce alle proprie disponibilità il conto corrente in valuta estera precedentemente dedicato al Dipartimento Affari Esteri del Consiglio dei Ministri. Non è dato conoscere l’ammontare di tale conto corrente.

Nel tentativo di distribuire derrate alimentari alla popolazione indigente e favorire la distribuzione del cibo ai cittadini della Repubblica, Dudaev emette il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Riguardo l’apertura di negozi sociali per la fornitura alimentare alla popolazione”. Il bilancio repubblicano deve farsi carico dell’apertura e della gestione dei negozi sociali.

L’esperto di idrocarburi tedesco Gert Wollebe viene nominato da Dudaev Consigliere Presidenziale per l’industria petrolifera, di raffinazione e chimica.

30 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per decreto del Presidente l’ora legale in Cecenia viene spostata di un’ora in avanti rispetto al fuso orario della Russia.

IL SACCHEGGIO DEL 7 FEBBRAIO RACCONTATO SULLE COLONNE DI “SVOBODA”

Tra il 6 ed il 7 Febbraio 1992 una folla di civili si riversò in una delle principali basi militari dipendenti dall’ex Ministero degli Interni della RSSA Ceceno – Inguscia. Il saccheggio si trasformò ben presto in una vera e propria devastazione, con tanto di morti e feriti. Il 19 Febbraio il quotidiano “Svoboda” riportò il racconto degli eventi di quella drammatica notte, firmato dal Vicedirettore della rivista, Sultan Khizraev. Il testo è indicativo del clima di estrema tensione nel quale versava la Cecenia all’indomani della Dichiarazione di Indipendenza.

Giornale “Svoboda” n ° 6 (49) del 19 Febbraio 1992

“[…] Negli ultimi giorni siamo stati tutti sopraffatti da una sensazione inspiegabile ed allarmante, ed ora è possibile una disamina degli eventi che hanno avuto luogo presso il Reggimento del Ministero degli Affari Interni nella notte tra il 6 e il 7 Febbraio. Era il secondo giorno dall’insediamento del suo nuovo comandante il Tenente Colonnello delle truppe interne Vakha Baskhanov,  che era stato nominato a questa posizione con un decreto del Presidente della Cecenia. Un ufficiale esperto che ha attraversato il fuoco dell’Afghanistan, il quale nutriva grandi speranze per questo reggimento, ma i suoi sogni non erano destinati a diventare realtà. Una folla di persone che avevano dimenticato Dio e la coscienza lo spazzò via.

L’articolo originale (parte 1)

V. Baskhanov mi ha riferito quel giorno che grandi gruppi di persone si erano radunate fuori dalla struttura dell’unità, quella sera, e non per oziosa curiosità. Mi ha chiesto, come giornalista, di recarmi al reggimento per le cinque o le sei di sera. Era il 6 Febbraio. All’ora stabilita sono arrivato al reggimento. Era già buio. All’interno della struttura stava accadendo qualcosa di inimmaginabile. Una massa di persone che si muoveva, alte grida, lo scintillio delle lame dei coltelli, spari…ho iniziato freneticamente a cercare il comandante del reggimento. Qualcuno mi ha detto che Baskhanov e il suo Capo di Stato Maggiore erano dentro l’armeria, che la folla impazzita stava cercando di prendere d’assalto. Ho capito che le vite di queste due persone coraggiose erano in grave pericolo. Sentendomi impotente, mi recai urgentemente dal Presidente e riferii sulla situazione allarmante. Il Presidente, ovviamente, sapeva già tutto e stava prendendo misure appropriate.

Sono tornato all’unità. Il saccheggio era in pieno svolgimento. Ognuno portava via quello che riusciva a prendere. Non eravamo in molti a tentare di fermare il saccheggio, di calmare le persone, di richiamare alla calma le persone sconvolte. I depositi di munizioni avevano già preso fuoco. Cominciarono le esplosioni. Quale desiderio di mettere le mani sulle armi doveva esserci se, negli intervalli tra le esplosioni mortali, le persone arrancavano tra di esse! Tutti hanno rischiato la vita: sia gli assalitori (più di mille persone) sia i difensori (poco più di una dozzina). In questo tumulto le azioni del Capo del Dipartimento di Sicurezza della Repubblica Cecena, il Tenente Colonnello Musa Atabaev, il quale […] è stato recentemente inviato a comandare la sicurezza personale del Presidente dell’Azerbaijan, sono degne di imitazione e ammirazione. Determinato e senza paura, ha fatto tutto il possibile per preservare le proprietà del reggimento, ma le forze erano impari. Ricordo anche le azioni decisive del Deputato Isa Arsamikov e di Dalkhan Khozhaev. Sfortunatamente non posso dire cose positive, per usare un eufemismo, sui nostri anziani e sugli agenti di polizia. Ovviamente non mi riferisco a tutti ma…Anche i vigili del fuoco, chiamati per spegnere gli incendi, hanno portato via quello che gli altri non avevano avuto il tempo di prendere. Ancora, probabilmente non tutti. Era impossibile seguirli tutti.

Musa Atsabaev ed io abbiamo notato un uomo che correva con un enorme sacco e lo fermammo. Ha detto che era un agente di polizia che stava portando il contenuto della borsa al Dipartimenti. Dopo aver presentato un certificato indirizzato al Capo della Milizia Ramzan Amirkhanov, immediatamente è…scomparso. Sospettavo che questa persona non fosse il proprietario del certificato, dal momento che si è allontanato da lui così velocemente. Ciò è stato successivamente confermato. Il certificato si è rivelato scaduto […].  Sotto le false vesti di agenti di polizia le persone portavano via tutto quello che poteva essere preso. In qualche modo potevo capire quelli che portavano via le armi, ma quanto bisogna cadere in basso per saccheggiare biancheria, stivali, coperte, zucchero, asce, e ciò che più è inimmaginabile per un Vainakh, addirittura stufato di maiale!

L’articolo originale (Parte 2)

Si, è stata una notte terribile, triste e dolorosa. E’ una vergogna per noi. Dopotutto, chi stavamo derubando? Noi stessi! Con questi tristi pensieri, sporco e mentalmente stanco alle cinque del mattino tornai a casa. La mia anima era vuota, come i magazzini del reggimento…

[…] Per quanto riguarda gli eventi che hanno avuto luogo al reggimento, posso dire con sicurezza: e’ stata un’azione pianificata e ben preparata. L’unica domanda è: da chi? […] Qualcuno dev’essere ritenuto responsabile di ciò che è successo? Mosca non è sempre da biasimare per tutto. E se è colpevole, agisce con le nostre mani sporche e meschine, il che non ci fa onore! […].

ACCORDI E DISACCORDI A KHASAVYURT: INTERVISTA A TIM GULDIMAN

Tim Guldiman è un politico e diplomatico svizzero. Durante la Prima Guerra Cecena e nel primo periodo interbellico guidò la missione diplomatica dell’OSCE in Cecenia, lavorando alla ricomposizione del conflitto ed alla sponsorizzazione di un accordo di pace duraturo. Presente agli accordi di Khasavurt, dopo la tregua rimase a Grozny cercando di avvicinare Mosca e Grozny e scongiurare lo scoppio di un nuovo conflitto. Il 3 Ottobre 1996 il giornalista della Nezavisimaja Gazeta, Igor Korotchenko, lo intervistò sul tema delle relazioni russo – cecene. Di seguito riportiamo l’intervista tradotta in italiano.

– Sig. Guldimann, quale valutazione potrebbe dare agli accordi Khasavyurt? Quanto sono vitali?

– Si tratta di accordi quadro per le fasi successive del processo di negoziazione. Dovrebbero essere considerati in concomitanza con gli accordi di agosto sulla cessazione delle ostilità e con i protocolli firmati in quel momento. Gli accordi Khasavyurt sono un documento che definisce ulteriori azioni in questa direzione. In base ad essi, verrà creata una commissione mista e i suoi compiti saranno specificati in dettaglio. Questo è un documento molto positivo. Ero presente alla firma. Si è ritenuto che entrambe le parti – russa e cecena – abbiano lavorato molto bene insieme e che abbiano raggiunto un testo concordato di questo documento.

Per me, la cosa più importante ora sono i prossimi passi. Penso che non sia necessario criticare gli accordi Khasavyurt e i documenti firmati. Ma c’è il pericolo che si finisca in un impasse. Spero che il processo di pace continui, ci saranno riunioni di rappresentanti di alto rango delle parti. Forse vi prenderà parte il primo ministro Chernomyrdin. Se il processo di pace continua, se le parti cecena e russa sono in grado di concordare ulteriori passi per una soluzione concreta dei problemi economici, sociali e politici, allora sarebbe possibile viverli con relativa calma. Se nulla di tutto ciò verrà risolto, c’è il pericolo di radicalizzazione delle posizioni.

– Pensa che qualcuno in Russia si opponga agli accordi di pace sulla Cecenia?

– Non credo che qualcuno si opponga al processo di pace o lo stia sabotando. Tuttavia, non tutti vogliono che abbia successo. Ciò dovrebbe essere considerato in linea con i processi politici in corso in Russia. Ciò significa scoprire le vere ragioni della guerra in Cecenia. Non è molto difficile fermare il combattimento in sè. È molto più difficile risolvere i problemi politici. E proprio ora il processo di pace è proprio nella fase di risoluzione di questioni puramente politiche. Va notato che vi è ambiguità riguardo ad alcune questioni. Pertanto, i documenti firmati a Khasavyurt affermano che le relazioni tra la Federazione Russa e la Repubblica cecena saranno oggetto di una soluzione pacifica entro i prossimi cinque anni. Questa disposizione può essere interpretata in due modi. So, ad esempio, come la intende la parte cecena…

Aslan Maskhaodv (a sinistra sul podio) Alexander Lebed (al centro) e Ruslan Alikhadzhiev ( a destra) ad un incontro a Shali il 17 Settembre 1996, successivamente alla firma degli accordi di Khasavyurt

– La parte cecena la interpreta come una disposizione che garantisce la completa indipendenza …

– I ceceni credono di aver già raggiunto l’indipendenza, e l’unica domanda è quando sarà riconosciuta dalla comunità internazionale e dal Cremlino come un dato di fatto. Questa è la loro posizione.

– Quindi devono solo formalizzare lo stato attuale della Cecenia de jure?

– I ceceni ritengono che de jure ciò sia già avvenuto nel periodo dal 1991 al 1992. Credono che sia stato allora che si è svolto il processo legale, grazie al quale la Cecenia ha ottenuto l’indipendenza. Ma la posizione federale è nota: la Cecenia fa parte della Federazione Russa.

Tuttavia, sono sicuro che, nonostante tutto, sia possibile andare avanti. Per quanto riguarda la soluzione di specifici problemi politici, sociali e di altro tipo, entrambe le parti, se necessario, possono dichiarare: ci sono problemi tali che non è necessario trovare un accordo ora. Possono essere risolti in seguito. È importante guardare come andare avanti.

Per quanto riguarda l’assegnazione di fondi per la restaurazione della Cecenia. Se la parte federale non lo farà, l’umore tra i ceceni crescerà a favore della completa indipendenza dalla Russia. E organizzeranno la loro vita politica interna sulla base di questa posizione.

A questo proposito, ora è molto importante che un processo democratico sia attualmente avviato in Cecenia.

– Lo dice seriamente? Di una società che predica la Sharia come norma di legge? Credo che la mentalità della società cecena e la democrazia siano concetti incompatibili.

– Non possiamo dirlo. I ceceni sono in grado di risolvere i loro problemi attraverso un processo democratico.

Alexander Lebed tiene una conferenza stampa congiunta con Zelimkhan Yandarbiev, allora Presidente ad interim della Repubblica Cecena di Ichkeria

– Là tutti i problemi sono risolti sotto la minaccia delle armi. Chiunque abbia un’arma in mano ha ragione. Non è così?

– Bisogna capire le radici del conflitto ceceno. Negli ultimi due anni c’è stata una guerra in Cecenia. Ma non si può dire che in Cecenia tutti i problemi vengano risolti automaticamente con le armi.

Durante i negoziati tra le delegazioni russa e cecena, mi è piaciuto molto l’approccio di Alexander Lebed. Era pronto a considerare la situazione, poteva ascoltare i ceceni. Entrambe le parti avevano fiducia e persino rispetto l’una per l’altra, nonostante la differenza di posizioni.

Ma vedo che in Russia c’è anche chi dice dei ceceni: dicono di voler risolvere tutti i problemi con una mitragliatrice in mano, hanno solo la sharia in testa e non si può parlare di democrazia. Penso che questo sia molto pericoloso. Il popolo ceceno ha una tradizionale struttura sociale democratica. Non dico che questo è esattamente ciò che è la democrazia. Ma hanno la tradizione di tenere riunioni pubbliche, hanno una gerarchia molto semplice, non hanno mai avuto un re. Storicamente, avevano forze diverse che dovevano negoziare tra loro, cercare un compromesso.

Capisco che molti a Mosca affermino che in Cecenia ci sono solo criminali, radicali e terroristi. Ma per una soluzione pacifica al problema ceceno bisogna capire che, oltre a questi elementi, c’è anche chi è di carattere costruttivo.

– Pensi che personalità odiose come, ad esempio, Shamil Basayev, possano entrare a far parte del governo di coalizione della Cecenia? Questo non sconvolgerà l’Occidente?

– Non posso giudicare chi sarà nel governo di coalizione.

– Per quanto ne so, Basayev afferma di essere il capo del servizio doganale della Cecenia …

– Non posso confermarlo, non voglio discutere del futuro politico di Shamil Basayev, anche se lo conosco, l’ho incontrato più volte.

Incontro preparatorio alla firma del Trattato di Pace del 12 Maggio 1997. Al tavolo siedono Ivan Rybkin, Presidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa (a sinistra) con il so vice Boris Berezovsky ( a destra). Al centro i componenti della delegazione cecena, Akhmed Zakayev (sinistra) e Movladi Ugudov (destra).

– E quali sono le tue impressioni personali di questi incontri?

– Il suo passato. Quello che ha fatto a Budennovsk è ben noto. È stato un atto terroristico. Ma è successo nel quadro del conflitto ceceno. Questa, ovviamente, non è una scusa, ma dobbiamo guardare a come e in quali condizioni ciò è accaduto. Il mio approccio è il terrorismo e per questo dovrebbe essere giudicato. Ma penso che sia pericoloso guardare solo a queste caratteristiche. Le sue domande sul problema ceceno riguardano solo il terrorismo e la sharia. Il suo approccio mi spaventa, è di parte.

– Non nascondo il mio atteggiamento verso Basayev e quelli come lui. Basayev è un terrorista, è un criminale secondo tutte le norme internazionali e si dovrebbe agire di conseguenza nei suoi confronti.

– Va bene. Ma non è un caso che lei lo stia chiedendo.

– Sono interessato al tuo approccio, soprattutto perché alle tue spalle c’è l’OSCE, sei il rappresentante ufficiale di questa organizzazione.

– Credo che ci siano criminali in questa guerra non solo tra i ceceni, ma anche dall’altra parte! Perché non ne parla? Quante persone pacifiche sono morte lì […] E non è necessario dire che Basayev è un terrorista. Sì, ovviamente è un terrorista. Ma proviamo a parlare dell’altra parte.

– Sig. Guldimann, come ha guidato la missione OSCE a Grozny?

– Prima di tutto, vorrei sottolineare quanto segue: il fatto che l’OSCE abbia aperto il suo ufficio in Cecenia significa per me una conferma della disponibilità della Federazione Russa per la cooperazione internazionale. Anche in un conflitto interno, la Russia ha deciso di invitare un gruppo di assistenza di un’organizzazione come l’OSCE. Non tutti i paesi in Europa lo farebbero.

Sono arrivato in Cecenia quasi per caso. Sono stato diplomatico fino al 1990, poi ho lasciato il servizio diplomatico. Prima della mia nomina a Grozny, ho lavorato a Berna, nel dipartimento di politica e ricerca scientifica del Ministero dell’Interno della Svizzera, dove mi sono occupato di questioni relative ai rapporti con l’Unione Europea. Nel novembre 1995 mi è stato detto che stavano cercando un candidato per la carica di capo del gruppo OSCE a Grozny, e io parlo russo. Il 2 gennaio 1996 ero già qui. Prima di allora, avevo letto solo della Cecenia e non la conoscevo molto bene. Ma per me è stato il lavoro più interessante. Mi piace molto quello che faccio. Sì, è difficile, pericoloso, ma mi piace.

– E’ risaputo che c’è stato attentato alla sua vita, ma lei è rimasto in Cecenia. A questo proposito, è impossibile non notare il suo coraggio personale: una qualità, a mio avviso, non è molto caratteristica di un diplomatico di carriera. Lei è stato sotto i bombardamenti ed ha visitato ripetutamente le regioni montuose della Cecenia. Tutto può succedere. Mi dica, ha provato paura?

– L’attacco è stato al convoglio, non alla nostra macchina. Anche quando siamo tornati da Nazran, fu molto pericoloso. Il 6-8 agosto 1996, due missili di un elicottero russo furono lanciati nel nostro ufficio. Penso che sia successo per caso, visto che c’era una battaglia nelle vicinanze. Abbiamo trascorso otto giorni nel seminterrato. Hanno bombardato pesantemente nelle vicinanze.

Ora Grozny è diventato molto più calmo. Adesso non ho paura di niente. Non so cosa succederà dopo.

– Rappresentanti di quali paesi lavorano nell’OSCE a Grozny?

– Il mio vice è polacco, gli altri provengono da Italia, USA, Svezia, Spagna, Germania …

– Sono diplomatici?

– Legalmente – diplomatici, hanno passaporti diplomatici. Tra loro ci sono due militari.

– Gli eserciti di quali paesi rappresentano?

– Vengono dalla Spagna e dalla Svezia. In precedenza, c’erano più militari: quattro persone.

– Il suo soggiorno a Mosca è connesso a consultazioni politiche?

– Sì, nell’ultimo mese sono andato a Mosca ogni due settimane, incontrando i rappresentanti delle ambasciate straniere.

– Pensa che il risultato finale degli accordi di Khasavyurt possa portare all’indipendenza della Cecenia?

Questo è ciò che vuole la parte cecena. Penso che questo sia inaccettabile per la Federazione russa. Io stesso non posso giudicarlo, poiché stiamo lavorando in Cecenia sulla base di un accordo con il governo russo. Mosca deciderà se la Cecenia diventerà uno stato indipendente. È difficile per me immaginare come possa cambiare la posizione della Russia su questo tema e in quale direzione. Ma ciò che sta accadendo ora nella Repubblica cecena è un’espressione della volontà della popolazione locale. Molte forze politiche stanno prendendo parte alla formazione del governo di coalizione. A Novye Atagi, molte persone si rivolgono a Yandarbiev e altri con le loro proposte riguardo al governo. Questo processo ha legittimità democratica.

Aslan Maskadov e Alezander Lebed firmano gli Accordi di Khasavyurt

– Cosa ne pensa di Yandarbiev?

– Ora è considerato il presidente della Repubblica cecena . L’ho conosciuto nel maggio 1996 dopo la morte di Dudaev. Questa è stata la prima occasione per me di incontrare il leader dell’altra parte. Fin dall’inizio abbiamo avuto un buon contatto con lui. E posso sempre andare da lui. È molto importante. Ci siamo incontrati due volte la scorsa settimana. È aperto, non sorgono problemi. C’è fiducia.

Yandarbiyev e i suoi sostenitori desiderano mantenere le tradizioni nazionali e gli interessi popolari. Vogliono perseguire una politica nell’interesse delle persone. Quanto all’indipendenza e ad altre cose radicali , anche Aslan Maskhadov mi ha detto: non potrei firmare un altro documento, altrimenti non avrei un futuro politico. Sanno esattamente cosa possono e cosa non possono fare.

– Parla molto bene il russo. Ha già studiato la Russia?

– Durante i 9 mesi del mio lavoro in Cecenia, ho cominciato a parlare molto meglio che durante il periodo iniziale del mio arrivo qui. Ho iniziato a studiare russo a scuola. Poi – all’università. Poi ho lavorato come guida come parte di gruppi di turisti svizzeri che visitavano la Russia in epoca sovietica. Nel 1979 ho ricevuto una borsa di studio dall’Accademia delle scienze dell’URSS – 300 rubli al mese, ho vissuto a Mosca in un hotel vicino a Piazza ottobre. Era impegnato in sovietologia, ho scritto il libro “Moralità e potere nell’Unione Sovietica”.

– Alcune pubblicazioni dell’opposizione russa hanno affermato che lei è un ufficiale dell’intelligence di carriera ed ha il grado di generale di brigata. Potrebbe commentare questa informazione?

– Questo non ha senso. Questa è una conseguenza dell’antica tradizione sovietica: vedere una spia in ogni straniero. Ci sono persone che hanno paura degli stranieri e pensano che operino contro la Russia.

– E le dichiarazioni secondo cui gli ufficiali dei servizi segreti occidentali lavorano nella missione OSCE a Grozny sono anch’esse una sciocchezza?

– Naturalmente, anche questa è una sciocchezza […] se ciò fosse vero, sarebbe un’attività di spionaggio in accordo con il governo Russo. 

Khattab – La Spada dell’Islam (Documentario)

Questo documentario di propaganda è uno dei pochi documenti sulla vita di Khattab del quale esista una traduzione in inglese. Si tratta di un lungometraggio nel quale sono disponibili molte scene riguardanti la sua storia personale, militare e terroristica durante il suo “periodo ceceno”.

La seconda parte del video è disponibile al seguente indirizzo:

DUDAEV IN AFGHANISTAN: VERITA’ O MENZOGNA?

IL MITO DI DUDAEV

Una delle storie più controverse riguardo i leader della Repubblica Cecena di Ichkeria riguarda il suo primo (e più celebre) presidente, Dzhokhar Dudaev. La sua figura è stata oggetto di attenzioni uguali e contrarie: i suoi oppositori lo demonizzarono, disegnandolo come un piccolo tiranno corrotto, privo di scrupoli morali e lontanissimo dai valori religiosi che dichiarava di possedere. Parimenti, i suoi sostenitori e nostalgici costruirono intorno a lui un mito, esaltandone la figura di campione dell’indipendenza e di paladino della libertà. Certamente Dudaev fu un personaggio eccentrico, dai forti tratti caratteriali, capace di suscitare la più grande ammirazione come la peggior antipatia. Al pari di molti leader nazionalpopolari la sua figura assunse talvolta tratti così peculiari da risultare grottesca, eppure ancora oggi migliaia di ceceni ( e sono solo) lo considerano un punto di riferimento, e in alcuni paesi come l’Estonia (dove prestò servizio militare) e la Turchia lo celebrano intitolandogli spazi pubblici o targhe commemorative.

Tra le tante storie che circolano riguardo a Dudaev, una in particolare ha destato l’attenzione dei giornalisti di allora e degli storici di oggi. Secondo quanto dichiarato nel 1994 dall’allora Ministro della Difesa russo, Pavel Grachev, egli avrebbe operato come Generale dell’Aviazione durante la Guerra in Afghanistan, distinguendosi per lo zelo con il quale avrebbe bombardato le posizioni dei mujahideen (ed i loro villaggi) almeno in due occasioni. Per parte sua, Dudaev negò sempre la sua presenza in Afghanistan, dichiarando che a quel tempo svolgeva i suoi compiti in Turkmenistan, lavorando alla formazione morale ed alla disciplina dei reparti.

Quale fosse il motivo per il quale Grachev rispolverò questa storia è evidente: l’Afghanistan è un paese islamico, e come stava per accadere alla Cecenia, anche l’Afghanistan era stato invaso dalle truppe di Mosca. Presentare Dudaev come un “massacratore di musulmani” era funzionale a indebolire la fiducia dei separatisti nel loro campione. Ma quanto di vero c’è nelle parole di Grachev? D’altra parte, per motivi ugualmente evidenti e di opposto interesse, anche Dudaev aveva i suoi motivi per negare ogni coinvolgimento. Cercheremo, per quanto possibile, di fare luce su questa storia.

Funerali di Dzhokhar Dudaev a Grozny, 25 Aprile 1996

LE PROVE

Gli articoli inerenti questa storia citano un documento ufficiale (che la redazione non è tuttavia riuscita a reperire)  che sarebbe un estratto del fascicolo militare di Dudaev. In questo estratto, corrispondente al periodo 1988 – 1989, sarebbero iscritte tre sortite di bombardamento sulle città afghane di Jalalabad, Ghazni e Gardez, durante le quali sarebbero state sganciate 1160 bombe FAB3000 e 56 bombe FAB1500. Il documento citerebbe anche il tentativo di Dudaev di ridurre al minimo i danni collaterali, onde evitare vittime civili. Una testimonianza indiretta del coinvolgimento del presidente ceceno in Afghanistan ci giunge anche dalla motivazione di uno dei due “Ordini della Stella Rossa” che avrebbe ricevuto durante il suo servizio. Il secondo, il particolare, datato 1989, citerebbe “per l’adempimento del servizio internazionale in Afghanistan”. Precisiamo che la redazione non è riuscita a trovare neanche questa seconda prova documentale).

A supporto della presenza di Dudaev in Afghanistan (oltre alle dichiarazioni di Grachev) c’è anche un’intervista del 2013, rilasciata da un comandante di campo mujahideen operante nella gola del Panshir, Jalaladdin Mokammal, il quale dichiarò in quel frangente che uno dei principali leader della resistenza sovietica, il leggendario Massoud, teneva contatti con alcuni alti esponenti dello stato sovietico, quali Eduard Shevardnadze e Dzhokhar Dudaev, allora in servizio tra le truppe di occupazione presso la base militare di Bagram (circostanza confermata dallo stesso Grachev, il quale avrebbe dichiarato di aver conosciuto proprio là il Generale ceceno). Secondo Mokammal, Dudaev avrebbe preavvisato Massoud dell’arrivo dei bombardieri, sabotando così l’azione di bombardamento che gli era stata ordinata. Se ciò fosse vero sarebbe sì confermata la presenza di Dudaev in Afghanistan, ma il suo ruolo nella vicenda sarebbe addirittura ribaltato. La moglie del Generale, Alla Dudaeva, nella sua agiografia “Million First” parla in un passo della “fiducia” che suo marito riponeva nella leadership afghana pre – talebana, proprio nella figura di Massoud, all’epoca Ministro della Difesa nel governo Rabbani.

Dzhokhar Dudaev nel 1987

Infine ci sono le parole degli storici militari. Una fonte, seppur secondaria, è rappresentata dalle parole dello storico Alexander Suprunov, il quale in uno dei suoi lavori afferma non soltanto che Dudaev avrebbe prestato servizio in Afghanistan, ma che si sarebbe prodigato in prima persona per effettuare i bombardamenti citati dal suo stato di servizio, “sviluppando personalmente una serie di approcci, forme e tecniche per distruggere il nemico dall’aria, usando i mezzi d’attacco dell’aviazione strategica”. La fonte citata sarebbe un documento depositato presso l’archivio dell’aereonautica nel quale si certifica che il Generale (all’epoca Colonnello) avrebbe preso parte attiva alle operazioni sviluppando originali tecniche di combattimento su terreno accidentato. Lo stesso documento (anche in questo caso irreperibile per la redazione) citerebbe circa 600 sortite da parte dell’unità di bombardieri pesanti comandata a quel tempo da Dzhokhar Dudaev.

CONVERGENZE E IPOTESI

Una possibile testimonianza convergente tra le dichiarazioni di Grachev e quelle di Dudaev potrebbe essere quella rilasciata da un sedicente ex sottoposto del Generale, che ora vive in Ucraina. Nell’intervista egli afferma che effettivamente Dudaev si trovava in Turkmenistan, presso la base militare di Mary, e che da qui la sua unità partisse per effettuare le missioni di bombardamento in Afghanistan. Secondo questa fonte Dudaev avrebbe compiuto ben più di tre sortite in territorio nemico, pilotando personalmente il suo velivolo d’attacco al suolo.

Dudaev da giovane in uniforme da pilota

Alla luce delle informazioni a noi pervenute non siamo in grado di stabilire se Dudaev abbia prestato servizio in Afghanistan, se abbia bombardato i mujahideen o se abbia segretamente collaborato con Massoud. Possiamo soltanto tracciare quella che ci sembra l’ipotesi più probabile, ovvero che Dudaev abbia effettivamente operato nello scacchiere afghano, magari da una base in Turkmenistan, che abbia partecipato alle azioni militari, magari limitando al massimo il suo coinvolgimento personale e cercando di evitare vittime tra la popolazione civile, dovendosi destreggiare tra la simpatia per gli afghani, islamici come lui, ed il senso del dovere verso l’Armata Rossa.

ICHKERIA E TALEBANI: l’AMBASCIATA cecena A KABUL

Nel corso della sua storia la Repubblica Cecena di Ichkeria tentò costantemente, e spesso senza successo, di ottenere un riconoscimento ufficiale. Nella maggior parte dei casi gli sforzi della leadership separatista furono frustrati dal diniego opposto dai governi interpellati, intimoriti dal rischio di una rottura delle relazioni diplomatiche con la Russia come ritorsione per il riconoscimento della Cecenia indipendente. Né Dudaev, né Maskhadov riuscirono ad ottenere qualcosa di più che generiche dichiarazioni di amicizia. Nel Gennaio del 2000, tuttavia, un effimero successo (secondo alcuni piuttosto controproducente) fu raggiunto da Zelimkhan Yandarbiev, con l’apertura della prima (e sola) ambasciata internazionale della ChRI, presso l’allora Emirato Islamico di Afghanistan a guida talebana.

TENTATIVI FRUSTRATI

Fin dalla sua autoproclamazione, la Repubblica Cecena indipendente si pose come obiettivo quello di ottenere il riconoscimento formale da parte dei governi esteri. Esso era ritenuto necessario per poter intavolare trattative concrete con la neonata Federazione Russa, e per mettere la cosiddetta “questione cecena” nelle agende internazionali. Per questo motivo fin dal 1992 il Parlamento, il Ministero degli Esteri (dapprima guidato da Shamil Beno, poi da Shamsouddin Youssef) ed il Presidente Dudaev visitarono numerosi paesi, sia occidentali che mediorientali, tentando di strappare una dichiarazione formale di impegno al riconoscimento della Cecenia. Tali iniziative, tuttavia, non raggiunsero mai il tanto agognato obiettivo: la tendenza a considerare la questione cecena “un affare interno alla Federazione Russa” ed il rischio che Mosca interrompesse le relazioni diplomatiche fecero sì che nessuno dei governi interpellati (vedi LA POLITICA ESTERA DELLA CHRI 1, 2) formalizzasse la sua posizione in merito. Così, allo scoppio della Prima Guerra Cecena ancora nessun governo estero aveva riconosciuto la Repubblica Cecena di Ichkeria.

Eduard Khachukayev, Sir Gerrard Neale, Berkan Yashar, Dzhokhar Dudayev, MP Den Dover, Shamsuddin Yousef sulla terrazza della House of Commons a Londra, ottobre 1992

© Gall C. & Waal T. de. 
Cecenia. 
Una piccola guerra vittoriosa. 
Londra: libri Pan, 1997

Dopo la Fine del conflitto la Russia parve in una certa misura riconoscere il diritto della Cecenia ad esistere come soggetto giuridico autonomo, ma le trattative riguardo a questo tema, volutamente ingarbugliate dal Cremlino e cristallizzate in due generici documenti negoziali (Gli Accordi di Khasavyurt dell’Agosto 1996 ed il Trattato di Pace di Mosca del Maggio 1997) resero confusa la situazione sul fronte diplomatico, spingendo l’allora Presidente Maskhadov ad intraprendere un nuovo giro di visite internazionali (vedi LA POLITICA ESTERA DELLA CHRI 3, 4). Anche questa serie di iniziative diplomatiche non produsse risultati tangibili, ed anzi accentuò la percezione di una Cecenia nel caos, incapace di autogovernarsi e preda dell’anarchia postbellica.

LA DIARCHIA DIPLOMATICA

Nel Gennaio del 1998, dopo una serie di crisi politiche nel governo, Maskhadov appuntò Shamil Basayev Primo Ministro. Questi nominò alla guida del Ministero degli Esteri l’ex Ministro della Stampa e dell’Informazione Movladi Ugudov, da sempre su posizioni filo – islamiste e favorevole ad una evoluzione della Repubblica Cecena di Ichkeria in un vero e proprio stato confessionale. La nomina di Ugudov spostò l’asse della politica estera della ChRI, fino ad allora orientata principalmente verso Occidente, orientandola verso il mondo arabo ed in generale verso i paesi islamici, i quali condividevano con la Cecenia la medesima fede religiosa, e presso i quali durante la guerra si erano mobilitati numerosi foreign fighters, nonché molti istituti religiosi. La nomina di Ugudov produsse una “diarchia diplomatica”, con il Presidente che ammiccava alle democrazie occidentali tentando di ottenere aiuto economico e supporto, sforzandosi di mostrare alle potenze democratiche il volto laico dello Stato, ed il Ministro degli Esteri che flirtava con le organizzazioni islamiste, soffiando sul fuoco dell’insurrezione islamica. Un primo annuncio ufficiale riguardo l’apertura di negoziati al fine di un reciproco riconoscimento tra ChRI ed Emirato Islamico dell’Afghanistan si ebbe nell’Agosto del 1998 allorchè Ugudov dichiarò alla stampa di aver inviato una lettera all’allora Ministro degli Esteri talebano, Hassan Akhund, con la proposta di stabilire canali diplomatici ufficiali ed istituire reciproce ambasciate a Kabul ed a Grozny.

A dare man forte a quest’ultimo si pose anche l’ex Presidente ad interim predecessore di Maskhadov, Yandarbiev. Questi aveva guidato la principale forza politica rivoluzionaria (il Partito Democratico Vaynakh) fino allo scoppio della Prima Guerra Cecena. Alla morte del Presidente Dudaev gli era succeduto alla guida della Repubblica, e durante i dieci mesi di suo mandato aveva posto le basi per la trasformazione della ChRI in uno stato fortemente ispirato ai principi islamici. Rimasto al palo dalla vittoria elettorale di Maskhadov nel Febbraio 1997, si era posto all’opposizione, ed in veste di privato cittadino aveva intessuto solidi rapporti con le organizzazioni islamiche arabe e pakistane.

Movladi Ugudov

 Il dicastero di Ugudov durò fino al Novembre 1998 quando Maskhadov, volendo ridurre il peso dei radicali nel governo e tentando di porre un argine alla deriva fondamentalista che una parte del separatismo stava prendendo, decise di sostituirlo con Akhyad Idigov, già Presidente del Parlamento di Prima Convocazione e fedelissimo di Dudaev. Idigov accettò l’incarico a  condizione che Maskhadov concordasse con lui la direzione politica degli esteri, e che rappresentanti “non ufficiali” come  Yandarbiev fossero privati del diritto di parlare all’estero a nome della Repubblica. L’Incapacità di Maskhadov di assecondarlo in entrambe le condizioni produsse ben presto la paralisi del Ministero, che per tutta la fine del 1998 e gli inizi del 1999 rimase sostanzialmente inattivo. Soltanto nel Giugno del 1999, quando il Presidente si decise a prendere atto della situazione ed a nominare un nuovo Ministro degli Esteri, il dicastero ricominciò a funzionare, seppur tra le mille difficoltà di una struttura quasi priva di finanziamenti e personale qualificato. Il nuovo Ministro, Ilyas Akhmadov, tentò di riattivare i canali diplomatici con le potenze occidentali, ma lo scoppio della Seconda Guerra Cecena frustrò ben presto ogni iniziativa: Akhmadov stesso fu costretto ad abbandonare il paese, agendo come rappresentante della Repubblica in Occidente.

L’AMBASCIATA A KABUL

Mentre la diplomazia ufficiale annaspava nel tentativo di coinvolgere i governi democratici, Yandarbiev ed Ugudov portavano avanti la loro missione di rappresentanza presso le organizzazioni islamiste, con l’obiettivo di attrarre volontari e finanziamenti alla causa separatista. Sicuramente l’uditorio di questi ultimi era ben più ricettivo rispetto alle sonnolente cancellerie europee, ma soprattutto più disponibile a favorire sia materialmente sia diplomaticamente la causa dei ceceni. Si trattava tuttavia di un supporto condizionato alla natura islamica della resistenza, e collegato più all’idea della Jihad contro gli “infedeli” russi che all’ambizione dei Ceceni di vivere in uno stato indipendente e democratico. L’azione di Yandarbiev, in particolare, si mosse in maniera sostanzialmente indipendente rispetto alla volontà di Maskhadov, o comunque senza che questi potesse controllarla in maniera efficace. E’ in quest’ambito che si colloca il riconoscimento da parte del regime talebano, allora al potere in Afghanistan, della Repubblica Cecena di Ichkeria. Il 16 Gennaio Yandarbiev si recò a Kandahar, dove intrattenne colloqui con il capo dei talebani, il Mullah Omar. A seguito di queste consultazioni Omar si decise a permettere l’apertura di uffici della ChRI in Afghanistan, dicendosi disponibile a fare lo stesso in Cecenia qualora la guerra contro i Russi fosse finita con la vittoria dei Mujahideen.

Ilyas Akhmadov

Akhmadov ebbe notizia dell’apertura di una ambasciata a Kabul e di un consolato a Kandahar non già da Maskhadov, ma dai giornalisti. Durante la sua prima conferenza pubblica, alla John Hopkins University di Washington, dal pubblico giunse la domanda: “Come vedi il fatto che il tuo governo ha fatto un’alleanza con i talebani?”. Akhmadov non sapeva niente di tutto questo e rispose che non ne era informato, e che se fosse stato così probabilmente era a causa del destino comune che i due popoli avevano affrontato durante l’occupazione russa. Terminata la conferenza chiamò Maskhadov e gli chiese: “Hai inviato Yandarbiev dai Talebani alle mie spalle? Questo è un casino totale!” Maskhadov rispose che era al corrente del fatto che Yandarbiev era in Afghanistan, ma che non aveva dato alcun ordine di aprire canali diplomatici ufficiali. In sostanza, Yandarbiev, che non era un signore della guerra ma soltanto uno stimato politico, l’unico che fosse ancora in piedi dall’inizio della rivoluzione cecena, era diventato una sorta di “inviato” presso i movimenti islamici e gli stati del Medioriente e dell’Asia Centrale, rivendicando una sua propria politica personale. L’accordo ufficiale, firmato da Yandarbiev stesso e dal Ministro degli Esteri talebano, Vakhil Akhmed Muttavakil, previde che la rappresentanza cecena avrebbe occupato le ale ancora abitabili della vecchia ambasciata sovietica a Kabul. A darne notizia alla stampa fu il Consigliere Presidenziale e Rappresentante della ChRI in Europa, Said – Khasan Abumuslimov.

Il Ministro degli Esteri talebano Vakil Ahmed Muttavakil

Il riconoscimento della Repubblica Cecena di Ichkeria da parte dei Talebani fu il primo e l’unico da parte di un governo indipendente, e fu controproducente dal punto di vista politico. Yandarbiev non era stato inviato in Afghanistan da Maskhadov, ma questi dovette accettare il fatto compiuto e cercare di trarre il massimo profitto dal nuovo legame diplomatico stabilito. Il fatto era che lo stesso Emirato di Afghanistan a guida talebana era riconosciuto da appena tre paesi: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Nessun governo occidentale avrebbe visto la sponsorizzazione dei talebani come uno stimolo a prendere le parti dei ceceni ed anzi, alla luce di quanto sarebbe successo l’11 settembre del 2001, con l’attentato terroristico al World Trade Center e l’inizio della guerra globale al terrorismo, l’accostamento ai Talebani sarebbe stato un colossale boomerang.