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FREEDOM OR DEATH! BOOK IN ENGLISH AVAILABLE ON AMAZON

We are pleased to announce that the English version of the book is now available on Amazon. “Freedom or Death – History of the Chechen Republic of Ichkeria!” is available in both print and e-book format.

For this second edition we have decided, given the length of the work, to organize its publication in five volumes: today we present the first, “From Revolution to War (1991 – 1994)”.

The volume consist in 400 pages, and contains a complete reviewof the events that occurred in Chechnya from the birth of the Chechen National Congress to the First Chechen War.

Enjoy the reading!





I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 8

GENNAIO 1992

1 Gennaio

UNIONE SOVIETICA – L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche cessa ufficialmente di esistere.

2 Gennaio

     ESTERI – Nella Federazione Russa ha il via un nuovo programma economico definito dal suo ideatore, l’economista Egor Gajdar “una terapia d’urto”. Il piano prevede un passaggio repentino da un’economia pianificata all’economia di mercato. Tale processo dovrà accompagnarsi ad una radicale privatizzazione del patrimonio pubblico tramite la cessione di certificati di valore proprietario chiamati “Voucher”. La “terapia d’urto” di Gajdar innesca fin dai primi giorni di attuazione un tumultuoso aumento dei prezzi ed una corsa selvaggia all’accaparramento dei beni pubblici in dismissione. Nel corso degli anni successivi l’economia russa sarà investita gravemente dagli effetti della liberalizzazione, portando milioni di russi alla miseria ed arricchendo una piccola classe di giovani imprenditori.

3 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Parlamento richiama tutti i deputati ceceni dei soviet supremi sovietico e russo, considerandoli decaduti conseguentemente con lo scioglimento dell’URSS.

In relazione ai rapporti di scambio petrolifero con la Federazione Russa, Dudaev decreta l’interruzione dei contratti di fornitura in vigore fino al 31 Dicembre 1991, ed il passaggio alla libera contrattazione con le società russe per il dispacciamento di petrolio, prodotti petroliferi e gas naturale in transito attraverso la Cecenia

POLITICA NAZIONALE – Dudaev emette un decreto con il quale gli acquisti nella repubblica possono essere effettuati soltanto da cittadini ceceni o da agenti autorizzati dal governo con regolare permesso.

Con Decreto Presidenziale viene istituito il Comitato Olimpico Ceceno. Dudaev dichiara che la Repubblica Cecena ha intenzione di partecipare alle imminenti olimpiadi estive con una sua rappresentanza nazionale. A tale scopo il Presidente dichiara che verrò presto allestita una città olimpica in grado di ospitare e preparare gli atleti.

Il Parlamento istituisce il venerdì come giorno festivo al posto della domenica, in ossequio alla tradizione islamica.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il consiglio degli anziani dell’Inguscezia si riunisce a Surkhakhi, poco lontano da Nazran, ed emette una dichiarazione nella quale si invitano Cecenia e Inguscezia a ricominciare un percorso comune istituendo una unitaria Repubblica Vaynakh.

Raffineria a Grozny

4 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento autorizza la liberalizzazione dei prezzi. Il costo dei principali generi alimentari inizia ad aumentare vertiginosamente.

Con Decreto Presidenziale, visto il parere del Comitato per la Gestione dell’Economia Nazionale, Dudaev impone la calmierazione del prezzo del pane e di altri beni essenziali. In particolare sono bloccati gli aumenti di latte e dell’olio vegetale e degli alimenti per l’infanzia, i cui prezzi non potranno superare oltre le tre volte il loro costo. Il prezzo della benzina verrà tenuto ad un costo standard di tre volte la quotazione precedente, mentre la vodka sarà venduta ad un prezzo non superiore alle sei volte. Alimenti di prima necessità come i prodotti da forno rimarranno calmierati alle precedenti quotazioni, così come le spese per l’alloggio.

 Il Presidente ceceno presenta alla stampa un’arma interamente fabbricata in Cecenia, chiamata Borz (“lupo”) e vagamente somigliante alla israeliana UZI. Il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Movladi Ugudov, dichiara che è in procinto di avviarsi la produzione in serie di questa piccola arma automatica.

CONFEDERAZIONE DEL CAUCASO – In relazione alla guerra civile in Georgia e ad altre crisi politiche in atto nel Caucaso, il Presidente Dudaev propone la costituzione di unità militari speciali di pacekeeping che possano essere dispiegate all’occorrenza come forza di interposizione, in accordo con i governi locali.

Riguardo la sfera economica, Dudaev propone la costituzione di un mercato caucasico comune che tuteli le economie locali dalla ormai imminente crisi economica, conseguente al collasso del sistema economico sovietico.

5 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Presidente Dudaev dichiara un embargo nei confronti della Georgia come misura di pressione per l’interruzione degli scontri armati nel paese. Dudaev dichiara di voler proporre il blocco economico anche all’Azerbaijan, in modo da rendere più efficace la sua funzione coercitiva. Presso il Comitato Internazionale per i Diritti Umani si arruolano volontari per costituire delle “Brigate internazionali per il mantenimento della pace” sulla falsariga dei “Caschi blu” dell’ONU.

Contestualmente Dudaev ed il Parlamento firmano una dichiarazione di neutralità congiunta nella quale si legge: “Dichiariamo la nostra disponibilità ad aderire a qualsiasi Commonwealth regionale o espressione dell’intera ex Unione Sovietica a parità di condizione, e la nostra determinazione a promuovere processi di integrazione basati su di essi. […] La Repubblica cecena non parteciperà a nessuna alleanza militare ed accordo di natura aggressiva, ma si riserva il diritto di utilizzare tutti i mezzi riconosciuti dal diritto internazionale per proteggere la propria sovranità ed integrità territoriale. […] La Repubblica non ricorrerà all’uso della forza o alla minaccia del suo uso contro altri stati. […] invita tutti gli Stati e le repubbliche dell’ex Unione a riconoscere la sovranità della Repubblica Cecena […] dichiara di riconoscere la sovranità statale di tutte le repubbliche in conformità con le norme del diritto internazionale.”

ECONOMIA- A seguito della liberalizzazione dei prezzi il costo di molti generi di base aumenta vertiginosamente. A questa data il latte risulta triplicato, la pasta quadruplicata. Nel giro di poche settimane i banchi dei negozi e le bancarelle si svuoteranno quasi completamente.

6 Gennaio

ECONOMIA – I prezzi nella repubblica continuano a salire. I prodotti industriali vengono venduti al doppio dei prezzi pre – liberalizzazione, mentre tutti i prodotti calmierati hanno già raggiunto il massimo consentito. I lavoratori di alcuni stabilimenti industriali minacciano di scioperare qualora il loro salario non sia adeguato al sopravvenuto aumento del costo della vita.

7 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Una banda armata tenta di saccheggiare la sala d’armi della caserma della guarnigione federale di stanza a Grozny. Il Maggiore russo Vladimir Chagan viene ucciso nel tentativo di impedire il furto.

8 Gennaio

POLITICA ESTERA – In un’audizione al Parlamento Dudaev propone l’adozione di un appello a tutti i popoli ed i governi del Caucaso nel quale si raccomanda il reinsediamento di Zviad Gamsakhurdia alla guida della Georgia e l’apertura di negoziati politici. Tale proposta è vista come l’unica soluzione pacifica alla guerra civile in atto nel paese.

IRREDENTISMO INGUSCIO – La commissione parlamentare incaricata di individuare il confine tra Cecenia e Inguscezia propone una linea di demarcazione corrispondente al vecchio confine tra le due repubbliche, risalente al 1934. La proposta scatena le critiche degli ingusci, i quali rivendicano i distretti di Sunzha e Malgobek, mentre la linea proposta assegna alla Cecenia tutto il primo e gran parte del secondo. Il Parlamento, approvando la proposta della Commissione, esorta il Presidente Dudaev ad imporre l’autorità presidenziale nel Distretto di Sunzha.

ECONOMIA – In Cecenia vi è una grave carenza di ogni genere alimentare, mentre il mercato nero prolifica. Il pagamento delle pensioni procede a rilento, e le casse non distribuiscono più di 300 rubli ad ogni anziano in coda per ritirare il suo salario. I generi alimentari non calmierati risultano introvabili, se non a prezzi quasi proibitivi.

CONFLITTI SOCIALI – In relazione alla morte del Maggiore Vladimir Chagan, ucciso da ignoti durante un tentativo di sequestro di attrezzature militari, la Procura Generale della Repubblica esclude qualsiasi responsabilità da parte di unità della Guardia Nazionale.

9 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Dudaev proclama la costituzione delle Forze Aeree della Repubblica Cecena. L’esercito, appena nato, non possiede velivoli, se non un paio di vecchi aeromobili da addestramento. Gli sviluppi successivi forniranno alla neonata aeronautica cecena un gran numero di mezzi da guerra.

CONFLITTI SOCIALI – L’esponenziale aumento dei crimini violenti, dei furti e delle rapine viene attribuito dal Servizio di Sicurezza Nazionale all’azione di “provocatori” dipendenti dalle disciolte strutture di sicurezza sovietiche, ora operanti per conto della Federazione Russa. Il Parlamento della Repubblica apre una discussione su un nuovo progetto di legge, in forza del quale il Servizio di Sicurezza Nazionale possa operare con poteri eccezionali al fine di ridurre il fenomeno malavitoso.

10 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In risposta al vertiginoso aumento del costo dei generi di prima necessità, il COFEC introduce la calmierazione dei prezzi per latte, burro, olio e zucchero. Il Sindaco di Grozny, Bislan Gantemirov, istituisce la carica dell’ispettore sociale, responsabile dell’assistenza alle famiglie più disagiate.

POLITICA ESTERA – Dudaev ed il Ministro degli Esteri Shamil Beno incontrano a Grozny emissari del decaduto Presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia. L’incontro serve a negoziare il riconoscimento a Gamsakhurdia del diritto di asilo politico in Cecenia.

12 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto Presidenziale numero 1 “Sul blocco dei conferimenti ai Ministeri dell’Unione da parte delle imprese pubbliche” Dudaev impone il blocco dei trasferimenti da parte delle imprese pubbliche dipendenti dagli ex ministeri sovietici.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il Distretto di Sunzha è in stato di agitazione a causa della delibera parlamentare che annette Sunzha alla Repubblica Cecena. L’ex Presidente del Soviet Distrettuale, Ruslan Tatiev, chiede che la Russia decreti lo stato di emergenza e tuteli la volontà degli abitanti ingusci di Sunzha di entrare a far parte della Repubblica di Inguscezia come soggetto federato alla Russia.

Il consiglio degli anziani locale, tuttavia, sostiene la soluzione contraria, rilanciando la proposta di costituire un’unica repubblica Vaynakh indipendente. I sostenitori dell’annessione all’Inguscezia allestiscono picchetti armati ai confini del distretto.

Il consiglio degli anziani ceceno (Mekhk – Khel) per bocca del suo Presidente, Said – Akhmed Adizov, dichiara che il progetto di annessione del Distretto di Sunzha non è diretto a danneggiare gli ingusci, ma a preservare il territorio ancestrale del popolo ceceno dall’annessione che conseguirebbe ad un ingresso dell’Inguscezia nella Federazione Russa.

Nel frattempo centinaia di ingusci manifestano davanti al Parlamento ceceno contro la decisione di annettere alla neonata Repubblica Cecena i distretti di Malgobek e Sunzha.

In serata si rincorrono voci di una sparatoria nel villaggio di Troitskaya, ma le autorità locali dichiarano la notizia infondata.

13 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Deputato del Parlamento Yusup Soslambekov accusa il Presidente Dudaev di inattività nella formazione di un governo politico di fiducia parlamentare, e minaccia di costituire un gruppo parlamentare di opposizione non si giunga al più presto alla costituzione di un esecutivo qualificato.

CONFLITTI SOCIALI – A seguito del pestaggio di un camionista da parte di ignoti, gli autotrasportatori di Grozny manifestano contro la criminalità incontrollata nel paese, annunciando uno sciopero ed occupando la piazza antistante il palazzo presidenziale con alcuni automezzi.

14 Gennaio

POLITICA ESTERA – Un emissario del decaduto presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia intrattiene un colloquio con il Ministro degli Esteri Shamil Beno. Si susseguono voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia a Grozny.

Zviad Gamsakhurdia

15 Gennaio

POLITICA ESTERA – Zviad Gamsakhurdia giunge a Grozny in segreto, accompagnato dalla moglie, dalla sorella e da due dei suoi figli. La notizia non verrà confermata dalle autorità fino al 22 Gennaio successivo. L’ex Presidente georgiano viene alloggiato nell’abitazione presidenziale, appena restaurata per ospitare Dudaev.

CONFLITTI SOCIALI – Dopo lo sciopero dei trasportatori, entrano in sciopero anche i lavoratori dello stabilimento automobilistico di Grozny Avtospetsoburodovanie. Gli operai chiedono un aumento dello stipendio di cinque volte in ordine ad inseguire il vertiginoso aumento dei prezzi. Nelle settimane seguenti seguiranno numerosi altri scioperi da parte di dipendenti pubblici e privati.

A Grozny una folla di civili inferociti occupa il mercato centrale di Grozny, obbligando i commercianti a vendere le loro merci a prezzi ribassati per tutto il giorno. L’iniziativa popolare non determina, tuttavia, risultati tangibili: il mercato si svuota e le merci cessano di affluire.

16 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Presidente Dudaev presenta al Parlamento la sua squadra di governo. Contrariamente a quanto auspicato dal Parlamento, Dudaev dichiara di voler occupare, oltre al suo incarico, anche quello di Presidente del Gabinetto dei Ministri, assommando su di sé due delle principali cariche della Repubblica. La lista comprende una dozzina di ministri, nonché l’accorpamento di numerosi dipartimenti in dicasteri unificati.

Il Parlamento decreta l’istituzione della carica di Vicepresidente, per controbilanciare la sommatoria di poteri derivante da un’ipotetica conferma di Dudaev sia come Capo dello Stato, sia come Capo del Governo.

18 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per scoraggiare il ricorso al commercio estero illegale, il Parlamento vara una legge che punisce severamente gli speculatori sui beni di prima necessità, comminando alte pene pecuniarie e l’arresto fino a tre mesi per coloro che nascondono prodotti di prima necessità allo scopo di speculare sull’aumento dei prezzi.

ECONOMIA – La carenza di beni di consumo sui canali commerciali legali è ormai endemica. Il mercato nero prolifica mentre sui banchi dei mercati prodotti come la carne, il cui prezzo è stato calmierato a 20 rubli l chilogrammo, mentre al mercato nero si trovano prodotti da macellazione a dieci o venti volte questo prezzo.

CONFLITTI SOCIALI – Il Presidente Dudaev istituisce il Reparto di Polizia Speciale (OMON) della Repubblica Cecena, con lo scopo di porre un freno alla criminalità, se necessario facendo ricorso a politiche radicali di contrasto.

20 Gennaio

ESTERI – Una delegazione del Ministero degli Esteri della Repubblica Cecena, guidata dal Ministro Shamil Beno, si reca a Sukhumi, capitale dell’autoproclamata repubblica di Abkhazia, presumibilmente per negoziare un accordo in forza del quale Gamsakhurdia possa tornare al potere in cambio del riconoscimento dell’indipendenza della piccola repubblica secessionista.

21 Gennaio

POLITICA ESTERA – Mentre si rafforzano le voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia in Cecenia, il Deputato Mate Tsikhesashvili, membro della Commissione Esteri ed ex vice – Prefetto della regione georgiana di Akhmetov, dichiara di non aver riscontrato alcuna evidenza che il governo ceceno stia supportando la fazione “zviadista” (cioè leale a Zviad Gamsakhurdia) nella guerra civile georgiana.

POLITICA NAZIONALE – Il governo nazionalizza l’Archivio di Stato Centrale, che viene ribattezzato Archivi Nazionali della Repubblica Cecena. Il Dipartimento Archivistico viene riorganizzato sotto il Comitato Nazionale per gli Archivi, e posto sotto la direzione di Dalkhan Khozaev, già capo del Dipartimento dal Novembre 1991.

CULTURA – con apposito Decreto numero 7 del Presidente della Repubblica Cecena “Sul conferimento di risorse all’associazione ART OF CAUCASUS il Presidente decreta l’assegnazione di 150.000 rubli per l’acquisto di opere da esibire in un museo nazionale della cultura caucasica.

22 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Governo ceceno ammette pubblicamente che l’ex Presidente georgiano in esilio, Gamsakhurdia, alloggia a Grozny con la sua famiglia, e gode della protezione del Presidente Dudaev.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – Da Grozny l’ex Presidente georgiano Gamsakhurdia invia un appello ai suoi seguaci affinchè proseguano la lotta per il ripristino del governo “legittimamente eletto” nel paese, ed una richiesta d’aiuto a tutti i governi del Caucaso, affinché non riconoscano le istituzioni “antidemocratiche” dei golpisti. L’iniziativa imbarazza il Parlamento ceceno, il quale rifiuta qualsiasi coinvolgimento di parte nella guerra civile georgiana.

CONFLITTI SOCIALI – Nella notte giungono alla stazione di Grozny decine di famiglie di profughi ceceni provenienti dal Kazakistan, dove le tensioni sociali stanno sfociando in aperte aggressioni ai danni delle minoranze etniche locali. Il Presidente Dudaev promette di garantire massimo supporto materiale e umano alle famiglie, mentre il Ministro degli Esteri Shamil Beno invia un telegramma al governo Kazako chiedendo il rispetto dei diritti civili dei ceceni che vivono nel paese centroasiatico.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – In relazione alla presenza di Gamsakhurdia a Grozny, il Presidente Dudaev dichiara che il leader georgiano è nel paese in qualità di ospite, e che non necessita di alcuna protezione in quanto sostenuto dal suo popolo e legittimamente eletto. In questo modo Dudaev prende una chiara posizione in relazione al conflitto georgiano, contraddicendo le dichiarazioni di neutralità fatte dal Parlamento della Repubblica nei giorni precedenti.

25 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento non autorizza la nomina di Usman Imaev, giovane ex funzionario del Ministero della Protezione Sociale nella RSSA Ceceno – Inguscia. In risposta, Dudaev istituisce il Comitato di Stato per la Riforma Giuridica, organo deputato alla ristrutturazione del sistema giuridico nel Paese, e ne affida ad Imaev la Presidenza.

27 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In ordine a dotare il Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica di un’autonoma voce di bilancio, il Presidente Dudaev emette l’Ordine numero 4 “Sulle misure per garantire il corretto funzionamento del Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica”, con il quale l’istituzione appena creata ottiene autonomia finanziaria rispetto ai bilanci ministeriali approvati dal Parlamento. Questa misura si inserisce nel nascente scontro istituzionale per le nomine degli alti funzionari dello Stato, che contrapporrà il Parlamento al Capo dello Stato e sfocerà, nel Giugno del 1993, in un colpo di stato militare del Presidente.

Con Decreto numero 6 del Presidente della Repubblica Cecena Sul finanziamento della Procura della Repubblica Cecena la Procura della Repubblica, precedentemente dipendente dal bilancio dell’Unione Sovietica, ottiene un finanziamento ponte di 300.000 rubli in attesa di essere inserita a pieno nel bilancio repubblicano.

28 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Uno dei principali pozzi petroliferi della Cecenia, capace di produrre 700 tonnellate di greggio giornaliere, viene fatto esplodere da ignoti. Il danno economico quantificato è enorme.

Campi petroliferi nei dintorni di Grozny

29 Gennaio

CRISI RUSSO/CECENA  – La Federazione Russa impone un blocco economico alla Repubblica Cecena. In risposta al blocco dei trasferimenti finanziari imposto dal governo russo, Dudaev emette il Decreto Presidenziale numero 10 “Riguardo il blocco dei trasferimenti al bilancio della RSFSR Russa” con il quale interrompe qualsiasi conferimento finanziario verso la Russia.

POLITICA NAZIONALE – Nel tentativo di limitare la circolazione del denaro in forma di banconota, del quale la repubblica soffre una grave mancanza materiale, Dudaev emette il Decreto numero 8 del Presidente della Repubblica Cecena “Sulla regolamentazione dei pagamenti in contanti“. In esso si vieta il pagamento in contanti per numerose categorie di beni e servizi, sostituendolo con il sistema dei bonifici bancari e degli assegni. La distribuzione del contante da parte delle banche viene limitata a 1000 rubli per famiglia.

Con il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Liquidazione del conto in valuta estera del Consiglio dei Ministri della RSSA Ceceno – Inguscia” Dudaev attribuisce alle proprie disponibilità il conto corrente in valuta estera precedentemente dedicato al Dipartimento Affari Esteri del Consiglio dei Ministri. Non è dato conoscere l’ammontare di tale conto corrente.

Nel tentativo di distribuire derrate alimentari alla popolazione indigente e favorire la distribuzione del cibo ai cittadini della Repubblica, Dudaev emette il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Riguardo l’apertura di negozi sociali per la fornitura alimentare alla popolazione”. Il bilancio repubblicano deve farsi carico dell’apertura e della gestione dei negozi sociali.

L’esperto di idrocarburi tedesco Gert Wollebe viene nominato da Dudaev Consigliere Presidenziale per l’industria petrolifera, di raffinazione e chimica.

30 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per decreto del Presidente l’ora legale in Cecenia viene spostata di un’ora in avanti rispetto al fuso orario della Russia.

BILLINGSLEY INTERVISTA ILYAS AKHMADOV

Dodge Billingsley è un giornalista, scrittore e film maker statunitense. La sua attività lo ha portato sui principali teatri di guerra negli ultimi trent’anni, tra i quali i conflitti in Cecenia. Sull’argomento ha scritto il libro “Fangs of the lone wolf: chechen tactics in the Russian – Chechen wars” (Acquistabile QUI), una disamina sulla strategia di guerra dei ceceni desunta da una lunga serie di interviste ai protagonisti di quel conflitto. L’articolo che segue riporta alcuni stralci della sua intervista ad Ilyas Akhmadov, futuro Ministro degli Esteri della Repubblica Cecena di Ichkeria. L’Intervista è stata realizzata nel Gennaio 1998, nel bel mezzo del travagliato periodo interbellico tra il primo ed il secondo conflitto. Un documento interessantissimo per chi cerca informazioni sulle FORZE ARMATE della ChRi.

Puoi dirmi qualcosa riguardo al tuo background?

[…] Nel 1991, quando occorsero gli eventi riguardo alla sovranità della Repubblica Cecena che tutti noi conosciamo […] lavorai per sei mesi con il Ministero degli Esteri. In quel momento c’era un grosso problema nella regione montuosa del Karabakh. Fondamentalmente lavorai su quello, perché c’erano cittadini della repubbliche che erano stati coinvolti in quel conflitto, su base personale. Così le autorità di governo mi mandarono a riprenderli per riportarli a casa. Nello stesso tempo partecipai alla ricerca dei caduti, e nello scambio dei prigionieri. Durante la guerra (con la Russia 1994 -1996) e dopo che lasciai la città (Grozny) fui un membro della milizia per tre mesi. Quando ero nella milizia, feci soltanto quello che facevano gli altri soldati. Il Generale Basayev [Shamil Basayev, Ndr.] che a quel tempo era ancora Colonnello, mi assegnò al Quartier Generale, e per la maggior parte della guerra servii come ufficiale allo Stato Maggiore. Poi tornai da Basayev, dove servii come aiutante di campo.

Ilyas Akhmadov

Come funziona l’apparato militare ceceno? Sembra che ogni comandante di campo abbia il suo proprio esercito.

Basayev non ha il suo esercito. Era il comandante della Brigata Ricognizione e Assalto, che è l’unità d’elite dell’esercito ceceno. Ad oggi quella brigata, per tutti gli scopi pratici, è stata tolta dal servizio attivo e messa alle dipendenze del Comandante Supremo. Questo vuol dire che al momento l’unità non è acquartierata, ma in caso di guerra tornerà a formarsi. In questo senso non siamo soldati in servizio attivo. Questa brigata ha sostanzialmente cessato di esistere, ma si pone sotto l’autorità del Comandante Supremo in caso di guerra. La struttura attuale dell’esercito del Generale Raduev [Salman Raduev, Ndr.] invece, è una struttura autonoma. Ma questa è una conseguenza delle complicazioni generatesi nel periodo postbellico.

Prima della guerra non c’era alcun esercito ceceno, almeno non nei termini usati dai russi. Tutte le componenti e le unità vennero organizzate durante la guerra su base regionale, perché questo era l’unico modo possibile. Le milizie locali si organizzarono secondo la regione nella quale vivevano i loro componenti. Così i “Fronti” che  erano 7 (più tardi, evidentemente, ne furono costituiti altri di volta in volta, al punto che ad un certo punto furono addirittura 14) erano costituiti su base regionale.

[…] Solo adesso che la guerra è finita l’esercito ceceno sta iniziando ad organizzarsi secondo uno schema classico. Al momento è difficile distinguere tra il nuovo esercito che si sta organizzando ed il vecchio esercito, costituito dai resti delle unità che erano esistite durante la guerra. Non ci sono problemi particolarmente complessi rispetto al fatto che al momento sembra ci siano due differenti eserciti. In ogni caso, sono entrambi subordinati [al Quartier Generale, ndr.]. Questi ultimi sono i resti di quei fronti e di quelle unità che non sono state inserite nella struttura della Guardia Nazionale e delle forze ad essa integrate. Quando la formazione dell’esercito sarà completa, tutti coloro che portano armi e divise ma che non ne faranno parte consegneranno armi e munizioni. Per le nostre condizioni il nostro esercito non potrà contare più di cinque o seimila uomini, ma si tratta di un’approssimazione.

Soldati della Guardia Nazionale effettuano un’esercitazione dimostrativa

La guerra ha attraversato tre fasi. Nelle pianure i ribelli ceceni soffrirono parecchio. Soffrirono anche nel centro, tra le pianure e le montagne.

Prima di tutto non esistono ribelli ceceni. Questa è una creazione dei media russi. La parola “ribelle” fa riferimento ad un’organizzazione semi – clandestina. Un’organizzazione di questo tipo è gestita da “ribelli”. Ma noi non abbiamo mai avuto nessun “ribelle”. Sfortunatamente alcuni dei nostri comandanti meno educati si sono appropriati di questa parola senza pensare troppo alle implicazioni derivanti da suo uso. Da questi essa ha iniziato a girare tra di noi. Come dicevo, al Dicembre 1994 avevamo 4 unità in servizio attivo. Tutto il resto era organizzato essenzialmente come una milizia locale. Poi, verso la fine di Febbraio [1995, ndr.] Dudaev dette l’ordine di smantellare le milizie, le quali dal momento divennero parte della struttura dell’esercito regolare. Quindi, dal Febbraio 1995 in avanti avemmo le forze armate della Repubblica Cecena di Ichkeria. In questo senso non è possibile chiamarle “ribelli”.

Riguardo le fasi? Se ti basi sulle regioni [di combattimento, ndr.] ebbene, ci furono tre fasi. La Battaglia per la città (Grozny) dal 31 dicembre 1994 al 23 Febbraio 1995; la battaglia nelle pianure dal Marzo 1995 al 10 Maggio 1995; e dal 10 Maggio 1995, all’avvio dell’invasione su larga scala di Vedeno, Shatoi e Chiri – Yurt, completata nel Giugno del 1995. Il raid del Battaglione di Ricognizione e Sabotaggio a Budennovsk sotto il comando dell’allora Colonnello Basayev rovinò i loro [dei russi, ndr.] piani.

Quale fu la portata del Raid di Basayev sulla città russa di Budennovsk?

In primo luogo il raid di Budennovsk ebbe una portata più politica che tattica. Ma se lo guardi sotto il profilo dell’arte della guerra, questo mostra che, a dispetto degli annunci dei leader militari russi secondo i quali il nostro esercito era stato distrutto, che Dudaev aveva perso il controllo delle sue unità, l’ingegnosa azione 350 chilometri nelle retrovie russe, la cattura del territorio, con un gruppo di 150/160 soldati, parla da solo. Il Generale Basayev perse soltanto 19 uomini durante quell’operazione di cinque giorni. Se non vado errato, solo 3 dei suoi uomini furono uccisi dalle truppe d’elite dell’esercito russo durante un blitz durato cinque ore. […]. Guardandolo dal punto di vista militare […] Penso che neanche gli americani, e non intendo essere offensivo, quando evacuarono la loro ambasciata in Iran, fecero più errori di quanti ne fece Basayev nel condurre la sua operazione. […].

Raid di Budennovsk: Shamil Basayev (a destra) e Aslambek Ismailov (a sinistra) durante le trattative con le autorità federali.

Mi hai detto che la guerra può essere divisa in tre fasi. Quante perdite ci furono in ognuna di queste?

È piuttosto difficile rispondere, perché come dicevo l’esercito ceceno non aveva ancora sviluppato un ordine di battaglia in senso classico. […] Le perdite totali tra i nostri combattenti sono state basate includendo anche i civili i quali, in determinate occasioni, si sono uniti ai combattimenti. Loro morirono in maggior quantità, perché non avevano esperienza. […] La maggior parte delle vittime si ebbero durante le battaglie del 1995, fra la gente che, non possedendo un’arma, cercava costantemente di catturarne una. La tattica era estremamente semplice. Se un soldato russo con un fucile d’assalto veniva lasciato nella zona neutrale, i cecchini russi usavano la seguente tattica: chiunque fosse arrivato all’arma per primo veniva ferito. Egli avrebbe, naturalmente, chiesto aiuto. Puoi lasciare un cadavere fino al calar delle tenebre, quando è possibile recuperarlo, ma quando un soldato ferito chiede aiuto, normalmente tre o quattro persone moriranno cercando di soccorrerlo. In questo modo era possibile uccidere, con un fucile d’assalto, cinque o sei persone che non avevano un’arma e cercavano di prenderne una.[…].

Com’era per un membro ordinario della milizia partecipare alle operazioni militari? Puoi parlarci della tua esperienza personale?

Da un punto di vista, ovviamente, era difficile per noi combattere con i russi, perché loro erano completamente equipaggiati. […] D’altra parte la maggior parte dei soldati aveva servito nei ranghi dell’esercito sovietico. […] E’ un bel vantaggio quando il nemico parla una lingua che tu capisci molto bene. Usavamo piuttosto spesso tattiche di disinformazione via radio. Le radio presenti nei veicoli catturati venivano sintonizzate sulla frequenza della loro stessa unità. I nostri operatori radio spesso riuscivano a dirigere il fuoco dell’artiglieria russa contro le loro stesse posizioni. Usavamo spesso anche la tattica di viaggiare parallelamente alle colonne russe per penetrarvi in mezzo. Questo spesso succedeva quando le colonne marciavano di notte, o quando riuscivamo a penetrare tra due posizioni, a causa della carenza di coordinamento tra le unità dell’esercito federale e quelle del Ministero degli Interni. Era sufficiente penetrare tra le due colonne, sparare qualche colpo in una direzione e nell’altra, e quelle colonne si sarebbero ingaggiate a vicenda per tre o quattro ore. Queste tattiche erano usate molto spesso.

I resti di un carro da battaglia federale distrutto lungo la strada. Gola di Yarish – Mardy

“LIBERTA’ O MORTE!” – Seconda Edizione

Siamo lieti di comunicare che da oggi è disponibile la seconda edizione del libro “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria” in vendita su Amazon sia in versione cartacea che in E – Book.

Per questa seconda edizione abbiamo deciso, data la lunghezza del lavoro, di organizzarne la pubblicazione in cinque volumi: oggi esce il primo di questi, “Dalla Rivoluzione alla Guerra (1991 – 1994)”.

Il volume si compone di 340 pagine, e contiene numerose aggiunte e modifiche rispetto alla versione precedente. Dalla settimana prossima sarà possibile acquistarlo anche in lingua inglese. Buona lettura!

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DUDAEV IN AFGHANISTAN: VERITA’ O MENZOGNA?

IL MITO DI DUDAEV

Una delle storie più controverse riguardo i leader della Repubblica Cecena di Ichkeria riguarda il suo primo (e più celebre) presidente, Dzhokhar Dudaev. La sua figura è stata oggetto di attenzioni uguali e contrarie: i suoi oppositori lo demonizzarono, disegnandolo come un piccolo tiranno corrotto, privo di scrupoli morali e lontanissimo dai valori religiosi che dichiarava di possedere. Parimenti, i suoi sostenitori e nostalgici costruirono intorno a lui un mito, esaltandone la figura di campione dell’indipendenza e di paladino della libertà. Certamente Dudaev fu un personaggio eccentrico, dai forti tratti caratteriali, capace di suscitare la più grande ammirazione come la peggior antipatia. Al pari di molti leader nazionalpopolari la sua figura assunse talvolta tratti così peculiari da risultare grottesca, eppure ancora oggi migliaia di ceceni ( e sono solo) lo considerano un punto di riferimento, e in alcuni paesi come l’Estonia (dove prestò servizio militare) e la Turchia lo celebrano intitolandogli spazi pubblici o targhe commemorative.

Tra le tante storie che circolano riguardo a Dudaev, una in particolare ha destato l’attenzione dei giornalisti di allora e degli storici di oggi. Secondo quanto dichiarato nel 1994 dall’allora Ministro della Difesa russo, Pavel Grachev, egli avrebbe operato come Generale dell’Aviazione durante la Guerra in Afghanistan, distinguendosi per lo zelo con il quale avrebbe bombardato le posizioni dei mujahideen (ed i loro villaggi) almeno in due occasioni. Per parte sua, Dudaev negò sempre la sua presenza in Afghanistan, dichiarando che a quel tempo svolgeva i suoi compiti in Turkmenistan, lavorando alla formazione morale ed alla disciplina dei reparti.

Quale fosse il motivo per il quale Grachev rispolverò questa storia è evidente: l’Afghanistan è un paese islamico, e come stava per accadere alla Cecenia, anche l’Afghanistan era stato invaso dalle truppe di Mosca. Presentare Dudaev come un “massacratore di musulmani” era funzionale a indebolire la fiducia dei separatisti nel loro campione. Ma quanto di vero c’è nelle parole di Grachev? D’altra parte, per motivi ugualmente evidenti e di opposto interesse, anche Dudaev aveva i suoi motivi per negare ogni coinvolgimento. Cercheremo, per quanto possibile, di fare luce su questa storia.

Funerali di Dzhokhar Dudaev a Grozny, 25 Aprile 1996

LE PROVE

Gli articoli inerenti questa storia citano un documento ufficiale (che la redazione non è tuttavia riuscita a reperire)  che sarebbe un estratto del fascicolo militare di Dudaev. In questo estratto, corrispondente al periodo 1988 – 1989, sarebbero iscritte tre sortite di bombardamento sulle città afghane di Jalalabad, Ghazni e Gardez, durante le quali sarebbero state sganciate 1160 bombe FAB3000 e 56 bombe FAB1500. Il documento citerebbe anche il tentativo di Dudaev di ridurre al minimo i danni collaterali, onde evitare vittime civili. Una testimonianza indiretta del coinvolgimento del presidente ceceno in Afghanistan ci giunge anche dalla motivazione di uno dei due “Ordini della Stella Rossa” che avrebbe ricevuto durante il suo servizio. Il secondo, il particolare, datato 1989, citerebbe “per l’adempimento del servizio internazionale in Afghanistan”. Precisiamo che la redazione non è riuscita a trovare neanche questa seconda prova documentale).

A supporto della presenza di Dudaev in Afghanistan (oltre alle dichiarazioni di Grachev) c’è anche un’intervista del 2013, rilasciata da un comandante di campo mujahideen operante nella gola del Panshir, Jalaladdin Mokammal, il quale dichiarò in quel frangente che uno dei principali leader della resistenza sovietica, il leggendario Massoud, teneva contatti con alcuni alti esponenti dello stato sovietico, quali Eduard Shevardnadze e Dzhokhar Dudaev, allora in servizio tra le truppe di occupazione presso la base militare di Bagram (circostanza confermata dallo stesso Grachev, il quale avrebbe dichiarato di aver conosciuto proprio là il Generale ceceno). Secondo Mokammal, Dudaev avrebbe preavvisato Massoud dell’arrivo dei bombardieri, sabotando così l’azione di bombardamento che gli era stata ordinata. Se ciò fosse vero sarebbe sì confermata la presenza di Dudaev in Afghanistan, ma il suo ruolo nella vicenda sarebbe addirittura ribaltato. La moglie del Generale, Alla Dudaeva, nella sua agiografia “Million First” parla in un passo della “fiducia” che suo marito riponeva nella leadership afghana pre – talebana, proprio nella figura di Massoud, all’epoca Ministro della Difesa nel governo Rabbani.

Dzhokhar Dudaev nel 1987

Infine ci sono le parole degli storici militari. Una fonte, seppur secondaria, è rappresentata dalle parole dello storico Alexander Suprunov, il quale in uno dei suoi lavori afferma non soltanto che Dudaev avrebbe prestato servizio in Afghanistan, ma che si sarebbe prodigato in prima persona per effettuare i bombardamenti citati dal suo stato di servizio, “sviluppando personalmente una serie di approcci, forme e tecniche per distruggere il nemico dall’aria, usando i mezzi d’attacco dell’aviazione strategica”. La fonte citata sarebbe un documento depositato presso l’archivio dell’aereonautica nel quale si certifica che il Generale (all’epoca Colonnello) avrebbe preso parte attiva alle operazioni sviluppando originali tecniche di combattimento su terreno accidentato. Lo stesso documento (anche in questo caso irreperibile per la redazione) citerebbe circa 600 sortite da parte dell’unità di bombardieri pesanti comandata a quel tempo da Dzhokhar Dudaev.

CONVERGENZE E IPOTESI

Una possibile testimonianza convergente tra le dichiarazioni di Grachev e quelle di Dudaev potrebbe essere quella rilasciata da un sedicente ex sottoposto del Generale, che ora vive in Ucraina. Nell’intervista egli afferma che effettivamente Dudaev si trovava in Turkmenistan, presso la base militare di Mary, e che da qui la sua unità partisse per effettuare le missioni di bombardamento in Afghanistan. Secondo questa fonte Dudaev avrebbe compiuto ben più di tre sortite in territorio nemico, pilotando personalmente il suo velivolo d’attacco al suolo.

Dudaev da giovane in uniforme da pilota

Alla luce delle informazioni a noi pervenute non siamo in grado di stabilire se Dudaev abbia prestato servizio in Afghanistan, se abbia bombardato i mujahideen o se abbia segretamente collaborato con Massoud. Possiamo soltanto tracciare quella che ci sembra l’ipotesi più probabile, ovvero che Dudaev abbia effettivamente operato nello scacchiere afghano, magari da una base in Turkmenistan, che abbia partecipato alle azioni militari, magari limitando al massimo il suo coinvolgimento personale e cercando di evitare vittime tra la popolazione civile, dovendosi destreggiare tra la simpatia per gli afghani, islamici come lui, ed il senso del dovere verso l’Armata Rossa.

ICHKERIA E TALEBANI: l’AMBASCIATA cecena A KABUL

Nel corso della sua storia la Repubblica Cecena di Ichkeria tentò costantemente, e spesso senza successo, di ottenere un riconoscimento ufficiale. Nella maggior parte dei casi gli sforzi della leadership separatista furono frustrati dal diniego opposto dai governi interpellati, intimoriti dal rischio di una rottura delle relazioni diplomatiche con la Russia come ritorsione per il riconoscimento della Cecenia indipendente. Né Dudaev, né Maskhadov riuscirono ad ottenere qualcosa di più che generiche dichiarazioni di amicizia. Nel Gennaio del 2000, tuttavia, un effimero successo (secondo alcuni piuttosto controproducente) fu raggiunto da Zelimkhan Yandarbiev, con l’apertura della prima (e sola) ambasciata internazionale della ChRI, presso l’allora Emirato Islamico di Afghanistan a guida talebana.

TENTATIVI FRUSTRATI

Fin dalla sua autoproclamazione, la Repubblica Cecena indipendente si pose come obiettivo quello di ottenere il riconoscimento formale da parte dei governi esteri. Esso era ritenuto necessario per poter intavolare trattative concrete con la neonata Federazione Russa, e per mettere la cosiddetta “questione cecena” nelle agende internazionali. Per questo motivo fin dal 1992 il Parlamento, il Ministero degli Esteri (dapprima guidato da Shamil Beno, poi da Shamsouddin Youssef) ed il Presidente Dudaev visitarono numerosi paesi, sia occidentali che mediorientali, tentando di strappare una dichiarazione formale di impegno al riconoscimento della Cecenia. Tali iniziative, tuttavia, non raggiunsero mai il tanto agognato obiettivo: la tendenza a considerare la questione cecena “un affare interno alla Federazione Russa” ed il rischio che Mosca interrompesse le relazioni diplomatiche fecero sì che nessuno dei governi interpellati (vedi LA POLITICA ESTERA DELLA CHRI 1, 2) formalizzasse la sua posizione in merito. Così, allo scoppio della Prima Guerra Cecena ancora nessun governo estero aveva riconosciuto la Repubblica Cecena di Ichkeria.

Eduard Khachukayev, Sir Gerrard Neale, Berkan Yashar, Dzhokhar Dudayev, MP Den Dover, Shamsuddin Yousef sulla terrazza della House of Commons a Londra, ottobre 1992

© Gall C. & Waal T. de. 
Cecenia. 
Una piccola guerra vittoriosa. 
Londra: libri Pan, 1997

Dopo la Fine del conflitto la Russia parve in una certa misura riconoscere il diritto della Cecenia ad esistere come soggetto giuridico autonomo, ma le trattative riguardo a questo tema, volutamente ingarbugliate dal Cremlino e cristallizzate in due generici documenti negoziali (Gli Accordi di Khasavyurt dell’Agosto 1996 ed il Trattato di Pace di Mosca del Maggio 1997) resero confusa la situazione sul fronte diplomatico, spingendo l’allora Presidente Maskhadov ad intraprendere un nuovo giro di visite internazionali (vedi LA POLITICA ESTERA DELLA CHRI 3, 4). Anche questa serie di iniziative diplomatiche non produsse risultati tangibili, ed anzi accentuò la percezione di una Cecenia nel caos, incapace di autogovernarsi e preda dell’anarchia postbellica.

LA DIARCHIA DIPLOMATICA

Nel Gennaio del 1998, dopo una serie di crisi politiche nel governo, Maskhadov appuntò Shamil Basayev Primo Ministro. Questi nominò alla guida del Ministero degli Esteri l’ex Ministro della Stampa e dell’Informazione Movladi Ugudov, da sempre su posizioni filo – islamiste e favorevole ad una evoluzione della Repubblica Cecena di Ichkeria in un vero e proprio stato confessionale. La nomina di Ugudov spostò l’asse della politica estera della ChRI, fino ad allora orientata principalmente verso Occidente, orientandola verso il mondo arabo ed in generale verso i paesi islamici, i quali condividevano con la Cecenia la medesima fede religiosa, e presso i quali durante la guerra si erano mobilitati numerosi foreign fighters, nonché molti istituti religiosi. La nomina di Ugudov produsse una “diarchia diplomatica”, con il Presidente che ammiccava alle democrazie occidentali tentando di ottenere aiuto economico e supporto, sforzandosi di mostrare alle potenze democratiche il volto laico dello Stato, ed il Ministro degli Esteri che flirtava con le organizzazioni islamiste, soffiando sul fuoco dell’insurrezione islamica. Un primo annuncio ufficiale riguardo l’apertura di negoziati al fine di un reciproco riconoscimento tra ChRI ed Emirato Islamico dell’Afghanistan si ebbe nell’Agosto del 1998 allorchè Ugudov dichiarò alla stampa di aver inviato una lettera all’allora Ministro degli Esteri talebano, Hassan Akhund, con la proposta di stabilire canali diplomatici ufficiali ed istituire reciproce ambasciate a Kabul ed a Grozny.

A dare man forte a quest’ultimo si pose anche l’ex Presidente ad interim predecessore di Maskhadov, Yandarbiev. Questi aveva guidato la principale forza politica rivoluzionaria (il Partito Democratico Vaynakh) fino allo scoppio della Prima Guerra Cecena. Alla morte del Presidente Dudaev gli era succeduto alla guida della Repubblica, e durante i dieci mesi di suo mandato aveva posto le basi per la trasformazione della ChRI in uno stato fortemente ispirato ai principi islamici. Rimasto al palo dalla vittoria elettorale di Maskhadov nel Febbraio 1997, si era posto all’opposizione, ed in veste di privato cittadino aveva intessuto solidi rapporti con le organizzazioni islamiche arabe e pakistane.

Movladi Ugudov

 Il dicastero di Ugudov durò fino al Novembre 1998 quando Maskhadov, volendo ridurre il peso dei radicali nel governo e tentando di porre un argine alla deriva fondamentalista che una parte del separatismo stava prendendo, decise di sostituirlo con Akhyad Idigov, già Presidente del Parlamento di Prima Convocazione e fedelissimo di Dudaev. Idigov accettò l’incarico a  condizione che Maskhadov concordasse con lui la direzione politica degli esteri, e che rappresentanti “non ufficiali” come  Yandarbiev fossero privati del diritto di parlare all’estero a nome della Repubblica. L’Incapacità di Maskhadov di assecondarlo in entrambe le condizioni produsse ben presto la paralisi del Ministero, che per tutta la fine del 1998 e gli inizi del 1999 rimase sostanzialmente inattivo. Soltanto nel Giugno del 1999, quando il Presidente si decise a prendere atto della situazione ed a nominare un nuovo Ministro degli Esteri, il dicastero ricominciò a funzionare, seppur tra le mille difficoltà di una struttura quasi priva di finanziamenti e personale qualificato. Il nuovo Ministro, Ilyas Akhmadov, tentò di riattivare i canali diplomatici con le potenze occidentali, ma lo scoppio della Seconda Guerra Cecena frustrò ben presto ogni iniziativa: Akhmadov stesso fu costretto ad abbandonare il paese, agendo come rappresentante della Repubblica in Occidente.

L’AMBASCIATA A KABUL

Mentre la diplomazia ufficiale annaspava nel tentativo di coinvolgere i governi democratici, Yandarbiev ed Ugudov portavano avanti la loro missione di rappresentanza presso le organizzazioni islamiste, con l’obiettivo di attrarre volontari e finanziamenti alla causa separatista. Sicuramente l’uditorio di questi ultimi era ben più ricettivo rispetto alle sonnolente cancellerie europee, ma soprattutto più disponibile a favorire sia materialmente sia diplomaticamente la causa dei ceceni. Si trattava tuttavia di un supporto condizionato alla natura islamica della resistenza, e collegato più all’idea della Jihad contro gli “infedeli” russi che all’ambizione dei Ceceni di vivere in uno stato indipendente e democratico. L’azione di Yandarbiev, in particolare, si mosse in maniera sostanzialmente indipendente rispetto alla volontà di Maskhadov, o comunque senza che questi potesse controllarla in maniera efficace. E’ in quest’ambito che si colloca il riconoscimento da parte del regime talebano, allora al potere in Afghanistan, della Repubblica Cecena di Ichkeria. Il 16 Gennaio Yandarbiev si recò a Kandahar, dove intrattenne colloqui con il capo dei talebani, il Mullah Omar. A seguito di queste consultazioni Omar si decise a permettere l’apertura di uffici della ChRI in Afghanistan, dicendosi disponibile a fare lo stesso in Cecenia qualora la guerra contro i Russi fosse finita con la vittoria dei Mujahideen.

Ilyas Akhmadov

Akhmadov ebbe notizia dell’apertura di una ambasciata a Kabul e di un consolato a Kandahar non già da Maskhadov, ma dai giornalisti. Durante la sua prima conferenza pubblica, alla John Hopkins University di Washington, dal pubblico giunse la domanda: “Come vedi il fatto che il tuo governo ha fatto un’alleanza con i talebani?”. Akhmadov non sapeva niente di tutto questo e rispose che non ne era informato, e che se fosse stato così probabilmente era a causa del destino comune che i due popoli avevano affrontato durante l’occupazione russa. Terminata la conferenza chiamò Maskhadov e gli chiese: “Hai inviato Yandarbiev dai Talebani alle mie spalle? Questo è un casino totale!” Maskhadov rispose che era al corrente del fatto che Yandarbiev era in Afghanistan, ma che non aveva dato alcun ordine di aprire canali diplomatici ufficiali. In sostanza, Yandarbiev, che non era un signore della guerra ma soltanto uno stimato politico, l’unico che fosse ancora in piedi dall’inizio della rivoluzione cecena, era diventato una sorta di “inviato” presso i movimenti islamici e gli stati del Medioriente e dell’Asia Centrale, rivendicando una sua propria politica personale. L’accordo ufficiale, firmato da Yandarbiev stesso e dal Ministro degli Esteri talebano, Vakhil Akhmed Muttavakil, previde che la rappresentanza cecena avrebbe occupato le ale ancora abitabili della vecchia ambasciata sovietica a Kabul. A darne notizia alla stampa fu il Consigliere Presidenziale e Rappresentante della ChRI in Europa, Said – Khasan Abumuslimov.

Il Ministro degli Esteri talebano Vakil Ahmed Muttavakil

Il riconoscimento della Repubblica Cecena di Ichkeria da parte dei Talebani fu il primo e l’unico da parte di un governo indipendente, e fu controproducente dal punto di vista politico. Yandarbiev non era stato inviato in Afghanistan da Maskhadov, ma questi dovette accettare il fatto compiuto e cercare di trarre il massimo profitto dal nuovo legame diplomatico stabilito. Il fatto era che lo stesso Emirato di Afghanistan a guida talebana era riconosciuto da appena tre paesi: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Nessun governo occidentale avrebbe visto la sponsorizzazione dei talebani come uno stimolo a prendere le parti dei ceceni ed anzi, alla luce di quanto sarebbe successo l’11 settembre del 2001, con l’attentato terroristico al World Trade Center e l’inizio della guerra globale al terrorismo, l’accostamento ai Talebani sarebbe stato un colossale boomerang.

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 7 (Novembre – Dicembre 1991)

1 – 2 Novembre

CONFEDERAZIONE DEL CAUCASO – Si riunisce a Sukhumi l’Assemblea dei Popoli Montanari del Caucaso, embrione della Confederazione dei Popoli Montanari del Caucaso. Vengono costituiti un Parlamento ed un Presidium di governo, e promulgata una dichiarazione nella quale si afferma: “I popoli partecipanti dichiarano che intendono agire con spirito di fratellanza, amicizia e cooperazione, con l’intento di sviluppare de rafforzare i legami politici, socioeconomici e culturali tra i Montanari del Caucaso, seguendo i principi di sovranità statale, cooperazione, mutuo sostegno e non interferenza negli affari interni delle repubbliche che rappresentano”.  

2 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Prima sessione del Parlamento della Repubblica. Hussein Akhmadov viene nominato Presidente del Parlamento, Bektimar Mezhidov e Magomed Gushakayev sono nominati vice – presidenti. Il Congresso dei Deputati del Popolo ed il Soviet Supremo Russo dichiarano di non riconoscere il risultato delle elezioni di Ottobre, né le istituzioni nate da esse.

POLITICA LOCALE – Ad Urus – Martan è scontro per il vertice dell’amministrazione cittadina tra l’ex Presidente del Comitato Esecutivo cittadino, Dadaev, e l’ex Presidente del Comitato Cittadino del PCUS, Usamov. Il secondo aveva sostiuito il primo dopo che ad Aprile, il Consiglio Cittadino aveva revocato la carica al primo. Un successivo intervento del Presidium del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio lo aveva reintegrato nel ruolo, ma Usamov si oppone alla decisione e si rifiuta di abbandonare l’ufficio.

3 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento vota i primi provvedimenti legislativi: vengono approvati bandiera ed inno nazionale, russo e ceceno sono istituite lingue di Stato, viene decretato lo scioglimento di tutti i gruppi armati ad eccezione di quelli inquadrati sotto la Guardia Nazionale (ufficialmente istituita in questo giorno)

CONFLITTI SOCIALI – A seguito dell’aumentare esponenziale dei crimini comuni, la Guardia Nazionale assume compiti di polizia in affiancamento alle unità del Ministero degli Affari Interni.

Hussein Akhmadov, primo Presidente del Parlamento della Repubblica Cecena.

4 Novembre

RIVOLUZIONE CECENA – Vista la situazione di caos nel quale si trova il paese, la Commissione Elettorale per il rinnovo del Soviet Supremo sposta le elezioni previste per il 17 Novembre all’8 Dicembre. E’ una vittoria dei secessionisti, che in questo modo ottengono il rinvio delle elezioni per il Soviet Supremo e guadagnano tempo per consolidare la loro posizione. Il Presidente della Commissione Elettorale incaricata di organizzare la consultazione, Gerzeliev, conferma che il voto ci sarà, e che si tratta dell’occasione per “avviare il ripristino dell’ordine costituzionale nella nostra repubblica.”

POLITICA ESTERA – Il Presidente della neonata Repubblica di Georgia, Zviad Gamsakhurdia, invia le sue congratulazioni a Dudaev ed al Parlamento appena eletto, e si propone di riconoscere ufficialmente la Cecenia come uno Stato indipendente non appena il parlamento georgiano potrà discutere la sua mozione.

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento costituisce il Servizio di Sicurezza Nazionale, organo di polizia destinato alla protezione degli edifici dello Stato e dell’ordine costituzionale. Eredita le funzioni del dissolto KGB.

5 Novembre

RIVOLUZIONE CECENA – Akhmed Arsanov diffida il Presidente georgiano Gamsakhurdia dal riconoscere la Cecenia e in generale dall’intervenire negli affari interni del paese, generando discordia e scontro politico. La diffida è inviata dal neocostituito Comitato per la Sicurezza e l’Unità della Repubblica Ceceno – Inguscia.

Il Maggior Generale Pyotr Sokolov, comandante della guarnigione dell’esercito federale in Cecenia, dichiara che le forze armate manterranno un atteggiamento neutrale rispetto agli eventi politici in svolgimento nel Paese, e raccomanda alla popolazione di rispettare le esigenze si sicurezza dei suoi uomini. In particolare egli lamenta continue incursioni, talvolta armate, dei depositi dell’esercito e in particolare in quelli del reggimento corazzato di addestramento di stanza a Shali.

Da Mosca giunge la condanna alle elezioni popolari del 27 Ottobre da parte del Vicepresidente del Soviet Supremo russo, Filarov, e del Primo Vicepresidente del Consiglio dei Ministri russo, Lobov. Nel telegramma i due leader dichiarano di essere disposti ad intraprendere tutte le misure previste dalla legge a tutela dell’ordine costituzionale.

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento appena eletto proclama l’interdizione delle attività del Soviet Supremo provvisorio e di qualsiasi altro organismo della dissolta ASSR Ceceno – Inguscia su tutto il territorio nazionale. Inoltre proclama la nazionalizzazione di tutte le strutture, le proprietà ed i beni afferenti all’Unione Sovietica.

Al Ministero degli Affari Interni si tengono negoziati tra i sostenitori del Comitato Esecutivo ed i funzionari del dicastero, con l’obiettivo di garantire la lealtà delle forze dell’ordine alle nuove istituzioni.

CONFLITTI SOCIALI – I rappresentanti della comunità russa in Cecenia annunciano un congresso generale per il 12 Novembre.

6 Novembre

RIVOLUZIONE CECENA – In risposta al rifiuto da parte di Mosca di riconoscere le elezioni popolari del 27 Ottobre, il neoeletto Parlamento emette un appello ai cittadini, nel quale si chiede il loro sostegno contro le ingerenze del governo russo.

7 Novembre

PRIMA CRISI RUSSO/CECENA – Il Presidente russo Eltsin proclama lo Stato di Emergenza in Cecenia. Il Parlamento ceceno ordina la mobilitazione della Guardia Nazionale. Migliaia di persone si radunano nelle piazze delle principali città della Cecenia, volontari armati bloccano le strade e gli accessi ferroviari.

8 Novembre

PRIMA CRISI RUSSO/CECENA- Il Parlamento ceceno concede a Dudaev i pieni poteri, mentre la Guardia Nazionale si posiziona a difesa dei quartieri governativi e circonda la base militare di Khankala, dove presumibilmente atterreranno le forze federali inviate ad arrestare gli insorti. Dudaev proclama la legge marziale e mobilita tutte le forze armate disponibili. Tuttavia il Presidente dell’URSS, Gorbachev, si rifiuta di ordinare all’esercito di occupare la Cecenia, ed anche il Ministro degli Interni, Barannikov, si astiene dall’ordinare un attacco. Le forze russe inviate a Khankala si trovano ben presto in inferiorità numerica e prive di armamento pesante, e non possono avanzare fuori dal perimetro della base. Una folla di sostenitori dell’indipendenza assedia da giorni il palazzo del Ministero degli Interni, chiedendo al personale di mettersi a disposizione della repubblica indipendente.

9 Novembre

TERRORISMO – Un aereo della Aeroflot diretto ad Ekaterinburg viene dirottato da un commando di tre terroristi, tra i quali Shamil Basayev. Il gruppo fa atterrare l’aereo ad Ankara e pretende il ritiro dello Stato di Emergenza in cambio dell’incolumità dei passeggeri.

CONFEDERAZIONE DEL CAUCASO – Il Parlamento si riunisce in seduta congiunta con il Parlamento della Confederazione dei Popoli Montanari del Caucaso (KGNK), organismo pancaucasico sostenitore della causa indipendentista cecena, tra i cui principali rappresentanti vi è Yusup Soslambekov, già animatore del VDP e Deputato al Parlamento.

POLITICA NAZIONALE – Nel tentativo di risolvere la crisi in atto all’interno del Ministero degli Affari Interni, il Parlamento nomina al vertice del dicastero Umalt Alsultanov, ex Ministro degli Interni della RSSA Ceceno – Inguscia. Al dicastero dell’Economia viene inoltre confermato Ministro Taymaz Abubakarov, il quale ricopriva lo stesso ruolo nell’ultimo governo della RSSA Ceceno – Inguscia.

Dudaev presta il giuramento di stato come Presidente della Repubblica. Decine di migliaia di volontari affluiscono nella capitale per assistere alla cerimonia del giuramento e mettersi a disposizione della Guardia Nazionale. Molti di loro sono armati. Il nuovo Presidente della Repubblica appunta Yusup Soslambekov alla guida del neocostituito Ministero della Difesa. Alla notizia di un possibile intervento armato della Russia molti esponenti dell’opposizione democratica si schierano dalla parte di Dudaev.

PRIMA CRISI RUSSO/CECENA – A Grozny la popolazione scende in piazza in massa. Migliaia di volontari, molti dei quali armati, si mettono al servizio del Ministero della Difesa. Un corrispondente della ITAR – TASS definisce il centro di Grozny “un mare umano”.

L’aereo della Aeroflot dirottato ad Ankara dal commando di sequestratori ceceno.

10 Novembre

TERRORISMO – L’aereo della Aeroflot dirottato dal commando terrorista di cui fa parte Basayev atterra senza incidenti all’aereoporto di Grozny. I dirottatori vengono accolti festosamente dalla popolazione. 

PRIMA CRISI RUSSO/CECENA – L’aereoporto Sheikh Mansur viene bloccato dalla Guardia Nazionale, ed è consentito un solo decollo da Grozny verso Mosca, per trasportare una delegazione intenzionata a tenere colloqui con i rappresentanti del Soviet Supremo della RSFSR.

A Mosca il Soviet Supremo della RSFSR discute il Decreto di Eltsin sull’introduzione dello Stato di Emergenza.

POLITICA NAZIONALE – Dudaev nomina Daud Akhmadov, membro del Comitato Esecutivo, rappresentante presidenziale. Alla conferenza stampa di presentazione, il Presidente dichiara che “La Repubblica Cecena sarà uno Stato sovrano e indipendente che costruirà su base paritaria i rapporti con tutti i paesi vicini, compresa la Russia.”

CONFEDERAZIONE DEL CAUCASO – Il Parlamento della Confederazione dei Popoli Montanari del Caucaso (KGNK) indice una mobilitazione generale a sostegno della causa cecena. Il Parlamento della Repubblica vota la costituzione di un Consiglio di Difesa della Repubblica sotto la presidenza di Dudaev.

11 Novembre

PRIMA CRISI RUSSO/CECENA – Il Soviet Supremo della RSFSR non autorizza il decreto di Elstin, che in questi giorni è all’Assemblea delle Nazioni Unite ed è mediaticamente esposto. L’esercito si ritira dalla base di Khankala.

NEGOZIATI RUSSO/CECENI – Dudaev si dichiara pronto ad aprire un ciclo di negoziati di massimo livello con il governo di Mosca.

CONFLITTI SOCIALI – Il Ministro degli Affari Interni, Umalt Alsultanov, dichiara che la situazione sociale nel Paese è sotto controllo, che i detenuti fuoriusciti dalle colonie penali nei giorni dell’insurrezione sono a disposizione del Comitato Esecutivo, e che una volta rientrato lo stato di emergenza saranno nuovamente ricondotti sotto la custodia delle autorità. Riguardo al loro destino, Alsultanov ventila l’ipotesi di un’amnistia per coloro che parteciperanno alla difesa della Repubblica.  

12 Novembre

CONFLITTI SOCIALI – Mentre i centri detentivi nella repubblica entrano in stato di agitazione, bande armate si approfittano del caos per mettere a segno audaci colpi criminali. Nella notte il Rettore dell’Università Statale viene rapito, ed il Prorettore, accorso sulla scena del rapimento, ferito a morte.

La situazione sociale è incandescente: i lavoratori del servizio telefonico entrano in sciopero, chiedendo alle istituzioni garanzie di sicurezza personale di fronte al continuo aumento della criminalità ed alla presenza perniciosa di bande armate.

POLITICA NAZIONALE – A Grozny il governo nomina Lecha Yahyaev direttore del Servizio Stampa repubblicano. Questi tiene una conferenza stampa nella quale denuncia l’infiltrazione di numerosi agenti del KGB entro i confini della Repubblica, citando l’arresto, appena effettuato, di un ufficiale di quel corpo, Viktor Tolstenev, armato e in abiti civili, nel pieno centro della capitale.

13 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Il Presidente istituisce il COFEC, Comitato per la Gestione Operativa dell’Economia, con lo scopo di gestire la pianificazione economica in attesa della formazione di un governo di unità nazionale. Al suo vertice viene nominato il giovane imprenditore Yaragi Mamodaev.

NEGOZIATI RUSSO/CECENI – Riguardo i negoziati con la Russia, Dudaev dichiara in una conferenza stampa che questi potranno avere luogo soltanto dopo il riconoscimento da parte di Mosca delle istituzioni costituite con le elezioni del 27 Ottobre. Riguardo l’ipotesi di un blocco economico da parte della Russia, Dudaev risponde che la Repubblica Cecena si riserva di attuare le medesime misure coercitive, qualora Mosca decida di procedere sulla via del confronto.

POLITICA NAZIONALE – Viene decretato l’obbligo per gli ex agenti del KGB ceceno di registrarsi presso il Ministero della Difesa entro 24 ore, pena il loro riconoscimento come agenti sovversivi ed il loro conseguente arresto.

PRIMA CRISI RUSSO/CECENA – Il Presidente russo Eltsin licenzia Akhmed Arsanov dalla carica di Rappresentante Presidenziale in Cecenia, in relazione alle “errate informazioni” che hanno portato all’introduzione dello Stato di Emergenza nel Paese. Dudaev si congratula pubblicamente con lui “per un’altra vittoria sulla via della giustizia e della democrazia.”.

Yaragi Mamodaev

14 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Dudaev ritira nelle caserme la Guardia Nazionale, ed invita tutti i cittadini a presentarsi agli uffici preposti per registrare le armi in loro possesso.

Il Parlamento della Repubblica stabilisce valide le leggi in vigore in Cecenia fino al 27 Ottobre scorso, che non violino la Dichiarazione di Indipendenza.

IRREDENTISMO INGUSCIO – In Inguscezia continuano le manifestazioni a favore dei reintegro del Distretto di Prigorodny, in applicazione della Legge sulla Riabilitazione dei Popoli Oppressi.

Il Presidente ceceno Dudaev interviene dichiarando che il problema può essere risolto soltanto con una mediazione tra i popoli del Caucaso, e che la Russia in ogni caso non si sforzerà per garantire agli ingusci il ritorno delle loro terre irredente.

15 Novembre

POLITICA ESTERA – Dudaev incontra delegazioni dalla Georgia e dall’Ossezia del Nord. Dal Kazakistan il Presidente Nursultan Nazarbayev comunica la sua disponibilità a dare supporto al popolo ceceno in nome dell’antica amicizia che lega le due nazioni, maturata durante il periodo dell’Ardakh.

POLITICA NAZIONALE – Uno degli agenti del KGB arrestati nei giorni precedenti, Viktor Tolstenev, viene ritrovato morto con la gola tagliata nell’edificio dei servizi segreti, ora sede del neocostituito Servizio di Sicurezza Nazionale. La situazione nel paese resta tesa, e la Legge Marziale proclamata da Dudaev rimane in vigore.

Un decreto proposto dal Parlamento, nel quale si nominano amministrazioni locali provvisorie in attesa di elezioni amministrative, viene bloccato da Dudaev, il quale sostiene che un simile provvedimento possa portare divisione tra i cittadini. Ad oggi il Parlamento conta 33 deputati su 41, in quanto ancora non si sono svolte le elezioni suppletive per gli 8 posti ancora vacanti.

Il Muftì della Cecenia Magomed Arsanukaev, invia un appello alla popolazione nel quale chiede ai fedeli di non cedere alle passioni e di contribuire a riportare nel Paese un clima di concordia e collaborazione.

Magomed Arsanukaev, Muftì di Cecenia durante la rivoluzione.

16 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Il Presidente del Comitato di Stato per la Gestione dell’Economia, Yaragi Mamodaev, comunica di aver concluso i primi accordi per la fornitura di zucchero alle regioni montane, e di star organizzando il lavoro di immagazzinamento dei raccolti in vista dell’inverno. A margine della dichiarazione, Mamodaev afferma: “Non ci allontaneremo da nessuno, né economicamente, né politicamente”. Quest’ultima frase lascia intendere la possibilità che la crisi politica con la Russia possa ricomporsi in presenza di condizioni favorevoli per la Cecenia.

Anche il Ministro dell’Economia, Taymaz Abubakarov dichiara che la situazione sotto il profilo dell’approvvigionamento invernale è sotto controllo.

CONFLITTI SOCIALI – La situazione sociale permane difficile: una banda armata penetra nella caserma delle truppe del Ministero degli Affari Interni nel sobborgo di Chernorechye, alla periferia di Grozny, saccheggiando numerose attrezzature militari. La caserma era stata da poco abbandonata, lasciando i magazzini incustoditi. Nei giorni seguenti la Guardia Nazionale prenderà il controllo della struttura.

18 Novembre

NEGOZIATI RUSSO/CECENI – Galina Starovoitova, emissario personale di Eltsin, telefona a Dudaev, cercando una sponda per l’apertura di negoziati. Dudaev subordina qualsiasi accordo al parere positivo del Parlamento. Il negoziato si arena.

19 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Nella prima riunione plenaria del Comitato per la Gestione dell’Economia Nazionale, Yaragi Mamodaev dichiara che il blocco economico russo, per quanto non dichiarato, è già in atto, e dai confini con la Federazione non passano più numerose merci. Si dice tuttavia fiducioso nel fatto che il Paese abbia sufficienti riserve per sopportare il blocco, e che le risorse petrolifere a disposizione possano essere una buona merce di scambio per mantenere l’iniziativa economica ed eludere gli effetti nefasti dell’assedio messo in atto dal governo russo.

20 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Bislan Gantemirov, figura di spicco del movimento indipendentista e leader del movimento Via Islamica, viene nominato Sindaco di Grozny.

Bislan Gantamirov, Sindaco di Grozny dal 20 Novembre 1991, passò all’opposizione antidudaevita nel 1993

21 Novembre

PRIMA CRISI RUSSO/CECENA – La legge marziale viene revocata in tutta la Cecenia. Yusup Soslambekov si dimette dalla carica di Ministro della Difesa.

22 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Si tiene a Grozny il primo Congresso Nazionale dei Teip, tramite il quale Dudaev tenta di ricompattare il fronte politico interno, diviso tra i radicali indipendentisti ed i moderati favorevoli al ripristino del vecchio sistema costituzionale.

IRREDENTISMO INGUSCIO – In Inguscezia si tiene un raduno nazionale in vista del Referendum con il quale la piccola repubblica deciderà se aderire o meno alla Federazione Russa.

25 Novembre

MANIFESTAZIONI POLITICHE – L’opposizione ai secessionisti manda in onda una trasmissione televisiva nella quale denuncia le irregolarità del voto del 27 Ottobre e dichiara di non riconoscere l’autorità del nuovo presidente e del nuovo parlamento. Gli autori della trasmissione sono personaggi ben noti nei distretti settentrionali di Naursk e dell’Alto Terek.

26 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento vara la riforma della governance locale, prevedendo la costituzione di consigli locali eletti direttamente ogni tre anni, e consigli distrettuali formati dalle delegazioni dei consigli locali.

Vengono inoltre estesi i poteri di emergenza accordati al Presidente della Repubblica in ragione della difficile situazione interna che il Paese sta affrontando.

Alcuni parlamentari si dichiarano contrari alle nomine dirigenziali fatte da Dudaev, ma il Parlamento non prende alcuna iniziativa, temendo contraccolpi nell’opinione pubblica.

27 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Con Decreto Presidenziale Dudaev nazionalizza i presidi militari delle forze armate sovietiche in tutta la Repubblica.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il Consiglio del Popolo di Inguscezia, autorità pro – tempore della piccola repubblica, decreta che il 30 Novembre successivo i cittadini voteranno un referendum nel quale viene chiesto il loro parere circa la costituzione di una repubblica autonoma, federata con la Russia, comprendente l’irredento Distretto di Prigorodny.

Il Parlamento ceceno definisce “Illegale” la proposta del Consiglio del Popolo dell’Inguscezia, in quanto la consultazione si terrebbe anche su territori attualmente rivendicati dalla Repubblica Cecena, non essendo ancora stati definiti i confini tra le due nuove repubbliche. Inoltre i secessionisti considerano fallace la prospettiva di una mediazione da parte della Russia nel conflitto politico per il controllo del Distretto di Prigorodny, sostenendo la posizione dei nazionalisti radicali ingusci, guidati da Isa Kodzoev.

29 Novembre

CONFLITTI SOCIALI – Centinaia di ex detenuti usciti dalle carceri durante la Rivoluzione Cecena manifestano sotto il Palazzo Presidenziale chiedendo l’amnistia e dichiarandosi “vittime del regime comunista”.

Il previsto congresso della popolazione di lingua russa in Cecenia viene annullato, ufficialmente a causa del fatto che i negoziati tra il governo separatista e quello di Mosca non sono ancora ad un livello soddisfacente. Dudaev rassicura tutti i cittadini russofoni che il nuovo governo non attuerà alcuna politica discriminatoria nei loro confronti.

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento, che ad oggi ha prodotto quasi cinquanta provvedimenti legislativi, vota la costituzione del Comitato Investigativo di Stato, riunendo una serie di piccoli uffici una volta autonomi al tempo della RSSA Ceceno – Inguscia.

30 Novembre

IRREDENTISMO INGUSCIO – In Inguscezia si tiene il referendum per la secessione dalla Cecenia e per il suo reintegro nella Federazione Russa insieme al Distretto di Prigorodny. Il 97,4% vota a favore di tale decisione.

4 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – In attuazione della legge parlamentare sull’autogoverno locale, le vecchie istituzioni distrettuali sovietiche vengono smantellate, ed i direttori della autorità locali esautorati.

5 Dicembre

MANIFESTAZIONI POLITICHE – I rappresentanti di venticinque villaggi nel nord della Cecenia dichiarano di non riconoscere come regolari le elezioni del 27 Ottobre, alle quali dichiarano di non aver, di fatto, partecipato. A guidarli c’è il neoeletto Governatore del distretto dell’Alto Terek, Umar Avturkhanov. Gli anti – dudaeviti chiedono lo svolgimento di un referendum sulla falsariga di quanto avvenuto in Inguscezia, e non intendono ubbidire alle decisioni del governo separatista. Squadre armate si organizzano nel Nord del paese, pronte a respingere eventuali interventi della Guardia Nazionale.

NEGOZIATI RUSSO/CECENI – A Grozny, una delegazione di parlamentari russi tenta di aprire un negoziato con Dudaev, ma questi caldeggia loro di rientrare in Russia quanto prima, accusandoli di “provocazione”.

6 Dicembre

CULTURA – Si tiene a Grozny l’esposizione “Arte del Caucaso”, mostra – mercato di opere tradizionali e di lavori dei più stimati pittori, scultori e disegnatori del paese.

7 Dicembre

POLITICA ESTERA – Dudaev garantisce asilo politico all’ex Presidente della DDR Erich Honecker. In una dichiarazione alla stampa il presidente ceceno dichiara il paese disponibile ad accoglierlo, qualora questi decida di espatriare dalla Germania.

8 Dicembre

UNIONE SOVIETICA – A Belavezha i leader di Russia, Bielorussia ed Ucraina dichiarano che l’Unione Sovietica “sta cessando di esistere” e predispongono le prime misure per l’abolizione dell’URSS.

Accordi di Belavezha

9 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Con Decreto Presidenziale gli uffici della Procura Generale e del Ministero degli Affari Interni vengono diffidati dal trasmettere informazioni all’estero senza autorizzazione. Tale misura è volta ad evitare fughe di informazioni o deliberate mistificazioni della realtà in ordine a favorire la “guerra dell’informazione” che si profila all’orizzonte tra Mosca e Grozny.

10 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Per evitare una fuga di prodotti calmierati e di generi di prima necessità fuoriescano dalla repubblica tramite speculatori il COFEC impone il blocco delle esportazioni per una grande quantità di articoli, imponendo la licenza governativa per la vendita all’estero delle merci.  La Benzina ed altri prodotti di consumo quotidiano subiscono la calmierazione dei prezzi, in forza della quale tali beni sono venduti ad un prezzo fisso stabilito dal governo.

11 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Per evitare che la benzina venduta a prezzi calmierati in Cecenia venga contrabbandata a prezzi maggiorati in Russia il COFEC impone un deciso aumento dei prezzi al consumo: da oggi il costo della benzina passa da 1 a 3 (e in alcuni casi da 1 a 4) rubli al litro.

Il Presidente Dudaev emette un decreto nel quale riordina le forze armate e stabilisce un salario per i suoi membri. Viene istituito il Quartier Generale delle Forze Armate, e la Guardia Nazionale ottiene lo status di persona giuridica. Viene ordinata la preparazione di divise ufficiali da presentarsi entro il 15 Gennaio successivo.

Inoltre viene stabilito che le istituzioni culturali e artistiche, siano considerate bene pubblico, e poste “sotto la protezione dello Stato.”

12 Dicembre

UNIONE SOVIETICA – Il Soviet Supremo Russo accoglie gli Accordi di Belavezha firmati da Russia, Bielorussia e Ucraina e ritira i suoi rappresentanti dal Congresso dei Deputati del Popolo.

POLITICA ESTERA – Lo svedese Jak Ewald Konan  ottiene dal Presidente della Repubblica la cittadinanza cecena.

13 Dicembre

CONFEDERAZIONE DEL CAUCASO – Dudaev dichiara la sua disponibilità alla costituzione di una realtà politica pancaucasica nella quale confluiscano in qualità di stati sovrani tutte le repubbliche non russe. Questa dichiarazione suscita la reazione del governo russo, il quale teme che l’indipendenza della Cecenia possa rappresentare il primo passo di un “effetto domino” insurrezionale in tutta la regione.

POLITIZA NAZIONALE – Il Primo Vicepresidente del COFEC, Hussein Marayev, legge una relazione nella quale si parla delle appropriazioni indebite di capitali proventi dalla lavorazione dei prodotti petroliferi, delle quali si sarebbero macchiati i più alti quadri della RSSA Ceceno – Inguscia prima della Rivoluzione Cecena. Il danno erariale calcolato è di 400 milioni di dollari. Dudaev assicura in una conferenza stampa che i colpevoli saranno presto giudicati in tribunale.

Bandiera della Confederazione dei Popoli Montanari del Caucaso

14 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Dudaev nomina Shamil Beno, imprenditore di origini ceceno – giordane, Ministro degli Esteri, ed Aslanbek Akbulatov, giornalista, Segretario di Stato.

15 Dicembre

CONFLITTI SOCIALI – In tutto il paese si registra un’ondata di crimini violenti. Le unità dipendenti dal Ministero dell’Interno, ridotte alla paralisi dal confronto tra la fazione lealista nei confronti del Ministro Umalt Alsultanov (tornato in carica al posto di Vakha Ibragimov) e la fazione che non riconosce la sua autorità, sembrano impotenti.

Anche il Servizio di Sicurezza Nazionale lamenta l’impossibilità di operare a causa del fatto che elementi della Guardia Nazionale stazionano nell’edificio dell’ex KGB, impedendone l’utilizzo ai funzionari.

16 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto Presidenziale numero 05 il Presidente Dudaev stabilisce il diritto di tutti i cittadini di possedere armi da fuoco “Nel rispetto delle tradizioni storiche dei Vaynakh, dello stile di vita sociale e dello stile di vita dei popoli della Repubblica Cecena, riconoscendo il diritto inalienabile e naturale dei cittadini all’autodifesa ed alla protezione dalle aggressioni criminali.”

Con Decreto Presidenziale “Sulla razionalizzazione delle attività di impresa commerciale, specializzate nel settore minerario, della produzione e della lavorazione di beni, materie prime e prodotti strategici per la repubblica” Dudaev impone uno stringente iter autorizzativo sull’esportazione di determinati beni e prodotti, in particolare quelli petroliferi, rispetto ai quali si riserva il diritto di autorizzare personalmente il dispacciamento.

Con il Decreto Presidenziale numero 06 “Sulla collaborazione tra gli enti pubblici ed il Rappresentante del Presidente della Repubblica Cecena” il Presidente chiede la collaborazione di enti e dipartimenti di stato nei confronti del suo rappresentante personale, Sultan Nurn Bauddi.

Secondo quanto riferito dal corrispondente ITAR – TASS Sherip Asuev, Parlamento e Presidente si scambiano reciproche critiche riguardo la velocità nello sviluppare il sistema giuridico del nuovo Stato (Costituzione in primis) e nella formazione di un governo politico che goda della fiducia del corpo legislativo.

POLITICA ESTERA – Con un accordo tra il governo ceceno e la compagnia di bandiera Armena l’aeroporto di Grozny diventa Hub passeggeri della compagnia. Il governo ceceno rifornirà di carburante i velivoli e in cambio la flotta aerea civile armena aprirà una linea di trasporto passeggeri.

19 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – In attuazione del blocco delle esportazioni previsto dal Comitato per la Gestione Operativa dell’Economia Nazionale, il pompaggio di prodotti petroliferi dalla Repubblica verso la Russia viene bloccato. La misura è volta principalmente a costringere Mosca ad aprire canali diplomatici ufficiali per il riconoscimento della Repubblica Cecena.

20 Dicembre

ESTERI – In Georgia una frangia dell’esercito mette in atto un colpo di Stato militare ed occupa la capitale, Tbilisi. Il Presidente della Repubblica, Zviad Gamsakhurdia, acceso nazionalista e amico di Dzhokhar Dudaev, fugge dal paese e ripara dapprima in Azerbaijan, poi in Armenia.

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento della Repubblica vara un pacchetto di leggi a tutela della cultura nazionale. In ossequio alla tradizione islamica vengono vietate le autopsie e le sperimentazioni sui corpi dei deceduti (eccezion fatta per quelle disposte dal tribunale) e lo svolgimento dell’attività di ginecologo da parte di professionisti di sesso maschile. Il giorno di riposo settimanale viene spostato da domenica a venerdì, secondo la tradizione religiosa.

Il Presidente Dudaev vara un Decreto nel quale i passaporti sovietici perdono di validità, con la loro progressiva sostituzione ad opera del Ministero degli Affari Interni con documenti ufficiali della Repubblica Cecena, la cui stampa viene prevista entro il 1° Febbraio 1992.

POLITICA ESTERA – In serata Parlamento e Presidente emettono una dichiarazione comune nella quale dichiarano che la Repubblica Cecena è disposta ad entrare in qualsiasi organizzazione interstatale a condizioni di parità con qualsiasi altra nazione. Il riferimento è alla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), in procinto di nascere sulle ceneri dell’Unione Sovietica. Nessuna delle nazioni partecipanti al nuovo soggetto giuridico risponderà alla dichiarazione.

Combattimenti per le strade di Tbilisi

21 Dicembre

UNIONE SOVIETICA – Con gli accordi di Alma – Ata l’URSS cessa di fatto di esistere. Al suo posto viene istituita la Comunità degli Stati Indipendenti, della quale faranno parte quasi tutte le repubbliche ex sovietiche ad eccezione di quelle baltiche.

POLITICA NAZIONALE – Nel tentativo di aumentare il controllo sulle unità armate, il Presidente assume il comando della Guardia Nazionale e dei reparti armati delle forze dell’ordine operativi nella Repubblica.

In applicazione del suo stesso decreto, Dudaev si reca a registrare la propria arma personale.

23 Dicembre

NEGOZIATI RUSSO/CECENI  -Un tentativo di apertura dei negoziati annunciato pubblicamente dal Presidente del Soviet Supremo russo Yuri Yarov viene sconfessato dalla dirigenza cecena, la quale dichiara di non essere disposta ad aprire trattative fintanto che la Russia non riconoscerà l’indipendenza della Repubblica Cecena inviando ambasciatori ufficiali. In serata il governo invia un gesto di distensione autorizzando nuovamente il pompaggio dei prodotti petroliferi dalle raffinerie cecene in direzione degli snodi russi di Budennovsk, Armavir e Trudovaya.

POLITICA ESTERA – Parlando ad una conferenza stampa sugli eventi occorsi in Georgia e sull’imminente scioglimento dell’URSS, Dudaev dichiara illegittima la pretesa della Russia di ereditare strutture e impianti sovietici sui territori delle altre repubbliche ex – sovietiche, e conferma la disponibilità della Repubblica Cecena a far parte di un nuovo commonwealth a condizioni di parità tra tutti i suoi membri. Rispetto alle imminenti dimissioni di Gorbachev, Dudaev si dice contrario ad una sua destituzione, considerandolo “un vero democratico” ed auspicando ad una sua conferma alla leadership della nuova Comunità degli Stati Indipendenti. In riferimento al colpo di stato appena occorso in Georgia, il Presidente ceceno ha parlato di “forze oscure” che tenterebbero di condizionare la vita politica del paese, dicendosi comunque sicuro che i ceceni sapranno difendere la loro indipendenza da qualsiasi ingerenza esterna.

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto Presidenziale numero 7 il Presidente della Repubblica introduce una stretta sui viaggi all’estero dei funzionari statali, i quali sembrano fare un utilizzo piuttosto “disinvolto” dei fondi di cassa dedicati. Il decreto cita: Vieto categoricamente a tutti i Ministri, ai Direttori delle grandi imprese ed ai rappresentanti delle istituzioni di compiere viaggi di lavoro all’estero senza la mia preventiva autorizzazione. All’arrivo da un viaggio di lavoro essi dovranno inviarmi una segnalazione. Essi dovranno segnalare giornalmente al mio assistente dalle 9 alle 11 via telefono sui risultati ottenuti e sui piani di lavoro per il giorno seguente.”

Con il Decreto numero 8 del Presidente della Repubblica Cecena Sul pagamento degli stipendi dei dipendenti del Ministero dell’Interno e della Procura della Repubblica Dudaev istituisce un fondo specifico finanziato dai bilanci degli enti locali per il sostentamento economico dei due dicasteri.

24 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Viene promulgata dal Parlamento la Legge sulla Difesa. Vengono istituiti i dipartimenti ufficiali dell’esercito (Guardia Nazionale, Servizio di Frontiera, Truppe Interne, Forze Speciali, Servizio di Lavoro, Riserva) ed introdotta la leva obbligatoria di un anno (per i cittadini con istruzione superiore) e di un anno e mezzo (per coloro che ne sono sprovvisti) per tutti i cittadini tra i 18 ed i 26 anni di età.

Il Parlamento vara anche la “Legge sull’Attività del Parlamento della Repubblica Cecena” con la quale regolamenta il funzionamento dell’assemblea legislativa. La legge contiene anche la legittimazione del “Consiglio degli Anziani” (Il “Mekhk Khel”) deputato al “controllo morale ed alla supervisione delle attività istituzionali”.

25 Dicembre

UNIONE SOVIETICA – A seguito degli accordi di Alma – Ata, Mikhail Gorbachev si dimette da Presidente dell’URSS.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Conseguentemente alla volontà manifestata dagli Ingusci di costituire una repubblica autonoma federata con la Russia, il Parlamento ceceno istituisce una Commissione per delimitare i nuovi confini tra Cecenia e Inguscezia. Il tema centrale di questa risistemazione dei confini saranno i distretti di Malgobek e di Sunzha, storicamente appartenenti alla Cecenia ma popolati principalmente da ingusci.

26 Dicembre

POLITICA ESTERA – Il Parlamento promulga una “Dichiarazione di Neutralità” con la quale la Repubblica Cecena ripudia qualsiasi accordo militare di natura aggressiva nei confronti di terzi, riconoscendo lo strumento bellico soltanto come mezzo legittimo di difesa della propria integrità territoriale. La dichiarazione comprende il riconoscimento ufficiale da parte della Repubblica di tutti gli stati costituiti dalle precedenti repubbliche sovietiche, e chiede contestualmente ad ognuna di loro il riconoscimento della Repubblica Cecena.

Relativamente allo stato di guerra civile che regna nella vicina Georgia, il governo ceceno invia una delegazione di parlamentari a proporre una mediazione tra le parti in conflitto. Anche il Presidente Dudaev invia una sua rappresentanza, dichiarando alla stampa che la Cecenia osserverà una rigorosa neutralità. Interrogato sull’argomento, il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Movladi Ugudov, dichiara che nessun militante armato è stato inviato dalla Cecenia a supporto di alcuna delle parti. In serata il Ministro degli Esteri Shamil Beno conferma la posizione neutrale della delegazione cecena, dichiarando che sono in corso negoziati per interrompere i combattimenti tra le parti.

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Sul finanziamento dell’Ufficio del Presidente della Repubblica” l’Ufficio Presidenziale viene finanziato attingendo alle risorse disponibili nel conto corrente bancario a suo tempo dedicato al Consiglio dei Ministri della dissolta ASSR Ceceno – Inguscia.

28 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Con decreto presidenziale Dudaev cede la proprietà di numerosi appartamenti di edilizia popolare alle famiglie che li occupano, premiando alcune categorie socialmente svantaggiate, come le famiglie numerose, le madri sole, i malati cronici ed i disabili, i lavoratori nel campo dell’arte, della cultura, della medicina e dell’istruzione.

Dzhokhar Dudaev

30 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Nell’ultimo giorno utile dell’anno il Presidente Dudaev vara un pacchetto di decreti volto a garantire la formazione di un governo politico entro il mese di Gennaio, il quale rilevi i compiti dell’attuale governo provvisorio e quelli del Comitato per la Gestione dell’Economia Nazionale. Il primo decreto nomina una Commissione di Stato di Attestazione allo Scopo che si occupi di stilare entro il 15 Gennaio 1992 una lista di persone qualificate da inserire nel Consiglio dei Ministri.

Con un secondo decreto Dudaev interviene sulla pletora di nomine effettuate, spesso frettolosamente, durante il periodo insurrezionale, andando a regolamentare il sistema delle investiture pubbliche. Per effetto del decreto, qualsiasi nomina dirigenziale nel ramo esecutivo dello Stato deve essere preventivamente approvata dal Presidente della Repubblica in persona.

31 Dicembre

POLITICA ESTERA – Di fronte alle accuse di un coinvolgimento indiretto del governo separatista nella guerra civile scoppiata in Georgia, il Presidente della Commissione Esteri del Parlamento, nonché uno dei leader della Confederazione dei Popoli Montanari del Caucaso, Yusup Soslambekov, dichiara pubblicamente che nessun miliziano armato e nessuna arma da guerra sono stati inviati in Georgia a sostegno di alcuna fazione. Soslambekov conferma l’impegno del Parlamento ceceno alla soluzione pacifica del conflitto.

IBN AL – KHATTAB: MEMORIE DI UN TERRORISTA (PARTE 1)

Nel 2016 il blog di informazione https://arabskayavesna.wordpress.com/  ha pubblicato il testo integrale delle memorie di Sāmir Ṣālaḥ ʿAbd Allāh al-Suwaylim: “Memories of Amir Khattab: The Experience of the Arab Ansar in Cecenia, Afghanistan e Tagikistan”.Dai più conosciuto come Emir Al Khattab, è stato il più celebre “Comandante di Campo” della guerriglia cecena, mettendo in atto alcune delle più audaci azioni di guerra contro l’esercito russo, e rendendosi parimenti responsabile di alcuni tra i più odiosi atti terroristici che abbiano macchiato il suolo del Caucaso. Fervente islamista, fu tra i promotori della “svolta fondamentalista” della resistenza cecena, preparando centinaia di giovani combattenti al “martirio” e costituendo l’organizzazione alla base dell’autoproclamato “Emirato Islamico”. In questa sede pubblichiamo alcuni stralci dell’intervista. Chiariamo subito che il nostro intento non è quello di glorificare una figura di Al Khattab, di giustificarne le azioni o di supportare il radicalismo islamico (come specificato nella sezione “Mission” di questo blog). Nel nostro trattare l’argomento della Repubblica Cecena di Ichkeria non possiamo ignorare la voce di questa parte della “resistenza” che fu così fondamentale per l’evoluzione confessionale della ChRI. Per questo, e per nessun altro motivo, riportiamo alcuni stralci del libro di Ibn Al Khattab.

Copertina della versione inglese dell’autobiografia di Ibn Al – Khattab

            BIOGRAFIA DI IBN AL – KHATTAB

Nato ad Arar, in Arabia Saudita, nel 1969, Samir Salah Al – Suwaylim proveniva da una famiglia benestante, il che gli permise di affrontare con successo gli studi secondari. Fin dall’adolescenza si appassionò alle grandi figure dell’Islam, maturando una visione radicale dell’impegno religioso che lo portò, ancora diciassettenne, ad unirsi alle file degli arabi afghani nella guerra contro l’esercito sovietico. Durante la sua permanenza in Afghanistan Al Suwaylim combattè come gregario in formazioni di mijahudeen vicine al fondamentalismo islamico, guadagnandosi il nome di battaglia di Ibn Al – Khattab, ispirato al celebre Califfo Omar Ibn – Al Khattab, vissuto nel VII Secolo. Nell’incauto maneggiamento di esplosivi, il giovane perse quasi completamente l’uso della mano destra.

Tra il 1993 ed il 1995 Khattab combattè in Tajikistan, al fianco dell’opposizione islamica. Secondo una sua dichiarazione, combattè anche in Bosnia, al fianco delle milizie islamiche locali. Recatosi per la prima volta in Cecenia nel 1995, ed infiltratosi fingendosi giornalista, costituì un’unità combattente guidata da lui stesso e da alcuni suoi uomini fidati ma composta prevalentemente da daghestani e ceceni con la quale, tra il 1995 e il 1996, mise a segno numerose imboscate tra le quali quella più celebre presso  la gola di Yarish – Mardy, durante la quale distrusse completamente una colonna della Quarantasettesima divisione corazzata dell’esercito federale.

Alla fine della Prima Guerra Cecena Khattab rimase sul territorio della ChRI, dove gestì un campo di addestramento di Mujahideen e raccolse milioni di dollari in donazioni dalle organizzazioni islamiste di tutto il pianeta, ivi compresa Al Qaeda. Sotto la sua guida si formarono centinaia di jihadisti, con i quali Khattab mise a segno il 22 Dicembre 1997 un’incursione in Daghestan, presso la base militare di Buinaksk. L’attacco fu un fiasco, i jihadisti dovettero rientrare precipitosamente in Cecenia e lo stesso Khattab rimase ferito.

Nel 1998 fu tra i promotori del Majilis  – Ul – Shura dei Mujahideen Riuniti (Consiglio Consultivo dei Sacri Combattenti Riuniti) il cui terminale politico era il Congresso dei Popoli di Ichkeria e Daghestan, con lo scopo di iniziare un’insurrezione islamista nella repubblica vicina alla ChRI e scatenare una rivoluzione islamica in tutto il Caucaso. Braccio armato dell’organizzazione fu la Brigata Islamica per il Mantenimento della Pace, al cui comando fu posto l’amico e compagno d’armi Shamil Basayev. Nell’Agosto del 1999 le forze islamiste al comando di Basayev e Khattab tentarono un’invasione del Daghestan, venendo tuttavia respinti con gravi perdite. L’azione dette il via alla ritorsione armata della Federazione Russa, la quale invase in forze la Cecenia provocando la caduta del governo separatista e lo scoppio della Seconda Guerra Cecena. Secondo l’FSB (il servizio di sicurezza federale) Khattab avrebbe diretto o organizzato i tragici attentati terroristici ai quartieri residenziali di numerose città russe, provocando centinaia di morti e feriti.

Khattab in Afghanistan

Con lo scoppio della Seconda Guerra Cecena Khattab fu reintegrato nell’esercito separatista, occupandosi di armare, addestrare e condurre le Jamaats islamiche insediatesi nel paese al termine della prima guerra. In questa veste il leader arabo si occupò anche di far fluire alla resistenza lauti aiuti economici provenienti dalle associazioni islamiche di tutto il mondo. Divenuto uno dei terroristi più ricercati del pianeta, Khattab fu oggetto di un’accanita caccia all’uomo terminata il 20 Marzo 2002, quando l’FSB riuscì ad avvelenarlo facendogli recapitare una lettera avvelenata.

KHATTAB IN CECENIA

“Mentre ci stavamo preparando per l’anno successivo, iniziarono gli eventi in Cecenia. Ho guardato la TV: lo scontro contro i russi era condotto dal generale comunista Dzhokhar Dudaev, o almeno così lo immaginavamo. Credevamo fosse un conflitto tra comunisti, non vedevamo prospettive islamiche in Cecenia.  Un giorno tornai nelle retrovie per curare il mio braccio destro ferito. La’ un Mujahideen ceceno venne da me e si offrì di portarmi in Cecenia per una o due settimane. Guardammo la mappa della Cecenia. Era una piccola repubblica di 16.000 chilometri quadrati. Era persino difficile da trovare sulla mappa. Pensavo che la sua popolazione fosse di un migliaio di persone. Quindi iniziammo il nostro viaggio. C’era una sola strada per entrare in Cecenia. In quel momento la Russi aveva iniziato ad istituire posti di frontiera, ma riuscimmo ad aggirarli.

[…] Alcuni tra i miei fratelli avevano un’opinione diversa dalla mia. Dicevano: “Perché vai in Cecenia? Ti sei affezionato alle battaglie e per te non fa differenza con chi combattere?” E’ Haraam per te combattere con queste persone, Sufi con un leader comunista, un generale sovietico? Verserai il tuo sangue invano. […] Ho discusso con loro, dicendo […] “Se Allah ha predeterminato che faremo qualcosa, allora lo faremo. Siamo venuti qui per Allah, non per i comunisti. Non supporteremo loro. Stiamo lavorando per Allah e la nostra ricompensa è con lui, quindi siate pazienti. Entriamo e diamo un’occhiata alla situazione.” […]. Questo è stato l’inizio della mia storia in Cecenia.”

Khattab armato di un lanciarazzi

FORMARE UN ESERCITO

I combattimenti si avvinarono presto alla nostra zona. I giovani discutevano se si trattasse di una Jihad, i mullah sufi dichiaravano che non lo era, che si trattava di una resa dei conti tra Dzhokhar Dudaev ed i comunisti, e gli ipocriti gettavano benzina sul fuoco con i loro commessi. I burattini dei russi (l’opposizione antidudaevita, ndr.) dicevano che questo era un problema tra loro e Dudaev, e che noi non avremmo dovuto intervenire. […] Io non conoscevo veramente la situazione perché non l’avevo studiata. Avevo una videocamera ed ho iniziato a filmare le persone, chiedendo loro per cosa stessero combattendo. E’ così che ho conosciuto Shamil Basayev. Alcune persone pensavano che fossi un giornalista. Ho visto persone sincere e, giuro su Allah, ho pianto quando ho chiesto ad una donna anziana: “Per quanto tempo sopporterete queste difficoltà?” e lei ha risposto: “Vogliamo sbarazzarci dei russi”. Le ho chiesto “Per cosa combattete?” e lei ha risposto: “Vogliamo vivere come musulmani e non vogliamo vivere con i russi”. Allora le ho chiesto. “Cosa potete dare ai Mujahideen?” E lei: “Non ho che questa giacca addosso”. Ho pianto: se questa donna anziana può aiutare avendo solo questo, perché noi ci permettiamo di avere paura e dubbi? Da quel giorno decisi con i miei fratelli di iniziare a preparare le persone alla battaglia, come primo passo.

[…] Abbiamo iniziato a radunare i giovani e abbiamo preparato per loro una base di addestramento sulla montagne. Lo Sceicco Fathi (Al – Sistani, comandante del cosiddetto Battaglione Islamico, ndr.) mi ha dato una mappa ed abbiamo scelto il villaggio di Vedeno e la zona circostante. Dopo aver trovato un Campo dei Pionieri (istituzione giovanile del Partito Comunista sovietico, ndr.) abbandonato, abbiamo iniziato a radinarvi i giovani e abbiamo stabilito un programma di addestramento. Ricordo che al primo incontro c’erano più di 80 mujahideen che ora sono divenuti Emiri. Ricordo cosa dissi loro (e Fathi tradusse): “Se qualcuno di voi vuole essere Emir, allora deve offrire il suo programma di combattimento e noi gli ubbidiremo”. Nessuno disse nulla. In quei giorni la battaglia si stava avvicinando alle montagne. Quindi dissi loro: “Non vi sto dicendo che ho conoscenza. Ho solo esperienza di combattimento in Afghanistan e Tajikistan. Forse è il momento di mettersi al lavoro. Ho un programma scaglionato in tre fasi: preparazione, armamento e operazioni. Se non saremo davanti a voi in battaglia potrete spararci. Saremo davanti a voi dopo il corso. Dopo l’armamento, inizieremo ad implementare il programma di combattimento. Andremo sempre davanti a voi, io ed i fratelli che sono con me.”

L’INCONTRO CON DUDAEV

Ho incontrato Dudaev durante una visita allo Sceicco Fathi. […] Dzhokhar iniziò a fare domande. […] Chiese: “perché dalle tua parti non ci vengono ad aiutare?” Risposi: “La verità  che le ragioni della guerra non sono chiare, e le persone non sanno per cosa stiamo combattendo.” Lui mi disse: “Fratello […] questa è una terra islamica. Non è abbastanza per te?” Rimasi scioccato dal fatto che una frase di questo genere provenisse dalle labbra di un generale russo. […] Rimasi colpito da questa personalità dignitosa e forte. Mi sedetti accanto a loro (Dudaev e Al – Sistani, ndr.) e posi a Dudaev la prima domanda: “Qual è lo scopo della tua battaglia? Combatti per l’Islam?” Lui rispose: “Ogni figlio della Cecenia e del Caucaso, oppresso da decenni, sogna che un giorno l’Islam tornerà non solo nella sua terra natale, ma in tutto il Caucaso. E io sono uno di questi figli. Fui sopraffatto da una risposta così profonda. Dissi: “Va bene, i russi sono stati assenti pe tre anni, del 1991 alla fine del 1994. Perché non hai proclamato uno Stato Islamico e non hai risolto la questione in questi tre anni?” Lui disse: “Sapevamo che non appena ci fossimo allontanati dalla Russia, questa ci avrebbe attaccati il giorno successivo. Abbiamo cercato di ingannarli, mostrandoci come dei democratici che cercano di sbarazzarsi dell’inferno russo. Ma i russi sono molto maliziosi, e astuti; sapevano che eravamo sulla strada per la restaurazione dell’Islam, quindi iniziarono l’occupazione.”

Khattab e Basayev

Allora risposi: “Il mondo islamico non sa di questa guerra. Non hai nemmeno chiamato questo paese “Repubblica Islamica Cecena” in modo che le persone sapessero che hanno il dovere di aiutare. Il mondo islamico non sa nulla degli eventi in corso in Cecenia.” Lui disse: “[…] E’ un dovere. La guerra è iniziata qui in Ceceni,a e sai che questa è la terra dei musulmani, che è tuo dovere venire qui. Sei il primo giornalista musulmano a farmi queste domande, mentre sotto i bombardamenti i giornalisti della BBC, della CNN e dell’intero mondo occidentale si siedono in ginocchio davanti a noi per saperne di più sulla guerra. Chiedono per cosa combattiamo, qual è la situazione, se siamo musulmani o cristiani e ci pongono domande sorprendenti. E finora, guarda quanti musulmani ci sono tra i giornalisti! Nessuno è venuto qui per saperne di più, o per fare domande sulla guerra!”

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 6 (SETTEMBRE – OTTOBRE 1991)

14 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Presidente del Soviet Supremo Russo, Khasbulatov, si reca in Cecenia per concordare la nascita di un governo provvisorio che amministri lo Stato fino alle elezioni, da svolgersi il 17 Novembre seguente. Viene istituito un direttorio nel quale vengono inseriti sia membri del disperso Soviet Supremo, sia elementi di spicco del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno. L’OKChN diffida il Soviet Provvisorio dall’agire in contrasto con la volontà del Congresso, minacciandone in tal caso la dissoluzione.

IRREDENTISMO INGUSCIO – A Nazran, i rappresentanti Ingusci dichiarano l’indipendenza della Repubblica di Inguscezia e si riconoscono all’interno della Russia.

25 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – A causa delle intimidazioni messe in atto dalla Guardia Nazionale nei loro confronti, molti deputati del Soviet Provvisorio sono impossibilitati a raggiungere l’assemblea, alla quale possono partecipare soltanto i deputati allineati con il Congresso Nazionale del Popolo Ceceno. Il Presidente del Soviet Provvisorio, l’uomo di fiducia di Dudaev e del Comitato Esecutivo Hussein Akhmadov, fa votare una mozione nella quale consegna i pieni poteri all’OKChN. I deputati assenti dichiarano nullo il voto, ma vengono aggrediti dalla Guardia Nazionale e dispersi.

Il Presidente del Soviet Supremo russo, Ruslan Khasbulatov attorniato dai giornalisti, Settembre 1991

1 Ottobre

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il Comitato Esecutivo del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno ed i leaders del Congresso Nazionale Inguscio firmano una dichiarazione congiunta nella quale concordano sulla separazione dell’Inguscezia dalla Cecenia.

3 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – La Guardia Nazionale occupa l’edificio del Ministero degli Interni Ceceno – Inguscio.

5 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – A seguito degli aspri contrasti sorti in seno al direttorio nominato il 15 settembre precedente, gli indipendentisti sciolgono il Soviet Provvisorio “per attività sovversive e provocatorie” e formano un “comitato rivoluzionario” cui conferiscono piena autorità. Nella notte miliziani armati occupano il Ministero degli Interni e la sede regionale del KGB, rinvenendo una grande quantità di armi e munizioni. Nelle settimane successive i ribelli riusciranno ad aprire il magazzino militare dei servizi segreti, mettendo le mani su un arsenale composto da centinaia di armi da fuoco e tonnellate di equipaggiamento militare.

7 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo Provvisorio, dopo aver sconfessato l’autorità di Hussein Akhmadov, promulga una risoluzione di condanna all’Ispolkom (il Comitato Esecutivo dell’OKChN). Nella stessa giornata i militanti del Congresso disperdono l’assemblea con l’uso della forza.

MOVIMENTI POLITICI – Zelimkhan Yandarbiev viene confermato alla guida del Partito Democratico Vaynakh al termine del terzo congresso del partito.

8 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo Russo dichiara il Soviet Provvisorio ceceno unica autorità riconosciuta nel paese.

10 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo russo condanna col decreto “Sulla situazione politica in Cecenia – Inguscezia” la presa del potere da parte del Comitato Esecutivo ed emette un ultimatum di 48 per il disarmo delle milizie “illegali”.

L’opposizione moderata, ostile a Dudaev, costituisce una “milizia popolare” a sostegno del governo provvisorio.

Il Congresso Nazionale del Popolo Ceceno organizza elezioni popolari per il 27 Ottobre ed ordina la mobilitazione generale di tutti i cittadini maschi tra i 15 ed i 55 anni.

16 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Ministro degli Interni ceceno, Umalt Alsultanov, viene rimosso dalla sua carica a seguito del mancato intervento delle forze dell’ordine nel reprimere l’insurrezione del Comitato Esecutivo. Gli succede Vakha Ibragimov, ma Alsultanov si rifiuta di abbandonare l’ufficio, ed i reparti di polizia si dividono tra chi sostiene le posizioni del primo e chi intende ubbidire all’avvicendamento. Questa situazione provoca ulteriore caos.

Da Mosca, il Presidente russo Boris Eltsin definisce gli indipendentisti “una banda di criminali che terrorizzano la popolazione” e ordina il dispiegamento dell’esercito ai confini della Cecenia.

CONFLITTI SOCIALI – A Grozny ignoti tentano di occupare l’ufficio del Direttore del giornale “Daimokhk”. Nella notte risuonano spari in tutta la città. Il Comitato Esecutivo del Congresso nega che siano in atto azioni della Guardia Nazionale ed accusa ignoti provocatori di voler destabilizzare la situazione nel Paese per scongiurare le elezioni popolari previste per il 27 Ottobre. Dalle vicine repubbliche del Caucaso settentrionale giungono dichiarazioni di supporto alle attività del Comitato Esecutivo.

17 Ottobre

CRIMINALITA’ – Banditi armati, fintisi uomini della Guardia Nazionale, penetrano in un posto di guardia e rubano 4 carabine, un fucile di piccolo calibro e un revolver.

In risposta alla diffusa circolazione delle armi il Comitato Esecutivo dell’OKChN decreta il ritiro della Guardia Nazionale dagli edifici pubblici “non essenziali” ed il suo acquartieramento nelle caserme, la sospensione della mobilitazione proclamata il 10 Ottobre ed il divieto di circolazione alle armi non registrate.

Isa Akyadov, volontario della Guardia Nazionale, posa sul busto abbattuto di Lenin

18 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Comitato Esecutivo del Congresso diffida il Soviet Supremo Russo ad emettere delibere riguardanti la Cecenia, e dichiara che considererà qualsiasi intromissione “una continuazione del genocidio contro il popolo ceceno“.

Continuano i preparativi per le elezioni popolari del 27 Ottobre: ad oggi vi sono 5 candidati alla Presidenza della Repubblica e un centinaio di candidati per il ruolo di deputato del nuovo Parlamento, il quale conterà quarantuno membri.

CONFLITTI SOCIALI – Nel centro detentivo di Naursk, ancora in stato di agitazione, una cinquantina di detenuti si appella a Dudaev affinché consenta loro di mettersi a disposizione della Guardia Nazionale, promettendo di non abbandonare il paese e di rimettersi successivamente alla volontà dei magistrati. Il professor Ramzan Goytemirov, leader del Movimento Verde, porta avanti le trattative con i detenuti.

19 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Eltsin intima alle milizie di Dudaev di smobilitare, e minaccia di prendere “tutte le misure necessarie a normalizzare la situazione, a garantire la sicurezza della popolazione ed a proteggere l’ordine costituzionale”. Il Vicepresidente del Comitato Esecutivo, Hussein Akhmadov, bolla l’ultimatum come “l’ultimo fiato dell’impero russo“.

CONFLITTI SOCIALI – Nel distretto di Naursk l’assemblea dei rappresentanti dei Cosacchi di Cecenia chiede un referendum per secedere dalla Cecenia ed annettere i territori del Distretto di Naursk al Territorio di Stavropol.

20 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – L’esercito federale viene messo in stato di allerta.

21 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Autobus carichi di militanti provenienti da varie regioni del Caucaso giungono a Grozny. Molti attivisti della Confederazione dei Popoli del Caucaso, organizzazione appena costituita con l’obiettivo di raggiungere l’unità politica delle repubbliche del Caucaso Settentrionale, si mettono a disposizione dei rivoluzionari ceceni.

I rappresentanti dei movimenti moderati (Daymokhk, Partito Socialdemocratico, Unione degli Intellettuali ed altre sigle minori) tengono un presidio in Piazza del Teatro, a Grozny contro il Comitato Esecutivo chiedendo il disarmo delle milizie armate e lo sgombero degli edifici occupati.

Una rappresentativa degli anziani e del clero islamico si riunisce nella capitale cecena per dare il suo contributo alla soluzione della crisi politica in atto. Viene deciso di convocare un “Mekhk . Khel”, il tradizionale consiglio degli anziani che nel passato veniva chiamato a pronunciarsi su questioni particolarmente delicate.

21 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Scade l’ultimatum di Eltsin sul disarmo della Guardia Nazionale. Nessuna iniziativa pratica viene presa da Mosca, mentre la Commissione Difesa del Congresso Nazionale continua a registrare i volontari disposti a mobilitarsi in caso di confronto armato con le forze del Cremlino. A dirigere l’arruolamento c’è il Capo di Stato Maggiore della Guardia Nazionale, Iles Arsanukaev.

22 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Su ordine del Comitato Esecutivo hanno inizio le operazioni per il riconoscimento della cittadinanza. A Grozny e nelle principali città, ufficiali autorizzati dall’OKChN distribuiscono l’attestazione di nazionalità timbrando i vecchi passaporti sovietici con il simbolo della Repubblica Cecena e registrano i proprietari su elenchi ufficiali.

In Piazza del Teatro l’opposizione moderata manifesta contro le iniziative del Congresso, bollando come illegali le azioni da questo intraprese e riconoscendo il Soviet Provvisorio come unica autorità legittima nel paese.

23 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Doku Zavgaev invia un appello al popolo ceceno nel quale mette in guardia i cittadini dal proseguire sulla strada del caos e della rivoluzione, definendo la Cecenia “sull’orlo di una guerra civile”. Ricorda che l’inverno è alle porte, e che il caos ha impedito l’organizzazione logistica necessaria ad assicurare a tutti i villaggi di montagna sufficienti risorse per affrontarlo. Invita i cittadini a diffidare dei rivoluzionari, paventando il rischio che il Paese finisca nell’anarchia.

Le redazioni dei principali quotidiani ceceni chiedono al Comitato Esecutivo di liberare la sede della TV e della Radio di Stato e di permettere il libero svolgimento del lavoro dei giornalisti, lamentando forti pressioni da parte dei militanti dell’OKChN e della Guardia Nazionale.

24 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo dell’URSS dichiara illegittime le elezioni popolari in programma per il 27 Ottobre ed invita i cittadini a boicottarle. I deputati del disperso Soviet Provvisorio si appellano al popolo perché boicotti le elezioni e sostenga il disarmo delle milizie.

In risposta all’appello di Zavgaev, il quale aveva definito la situazione in Cecenia “sull’orlo di una guerra civile” il Presidente della Commissione Difesa dell’OKChN, Bislan Gantamirov, risponde che “non ci sarà alcuna guerra civile” perché le armi che il Comitato sta ammassando sono destinate ad “invasioni dall’esterno”. La Guardia Nazionale, spiega, rimarrà in armi per garantire lo svolgimento delle elezioni popolari del 27 Ottobre.

Ad oggi sono candidati alla carica di deputato 187 cittadini. Altri 19, che avevano presentato la loro candidatura, sono stati rifiutati dalla Commissione Elettorale.

MANIFESTAZIONI POLITICHE – A Grozny si costituisce il comitato organizzativo per il congresso dei cittadini di lingua russa, in programma per il 19 Novembre.

Un cittadino legge un quotidiano appena acquistato da un ambulante, Grozny, 1991

25 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Eltsin invia il Viceministro delle Foreste, Akhmed Arsanov, come suo rappresentante in Cecenia. Arsanov è appartenente ad una illustre famiglia cecena, ed è molto rispettato tra la popolazione.

26 Ottobre

CONFLITTI SOCIALI – Nuove rivolte nelle carceri. 130 detenuti insorgono, ed altri 600, già fatti fuoriuscire nelle settimane precedenti, manifestano per le strade.

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Provvisorio, ricostituito sotto la presidenza di Baudi Bakhmadov, indice per il 17 Novembre un referendum sulla istituzione della carica di Presidente della Repubblica e sulla secessione dell’Inguscezia dalla repubblica Ceceno – Inguscia.

Il Rappresentante del Presidente della Federazione Russa, Akhmed Arsanov, interviene alla manifestazione dell’opposizione al Comitato Esecutivo dichiarando che “i popoli ceceno e inguscio sono stati, sono e rimarranno uniti” ed esortando i cittadini a boicottare le elezioni popolari previste per il giorno successivo. Infine si rivolge alla popolazione russa residente nella Repubblica, esortandola a non abbandonare il Paese.

In serata Dzhokhar Dudaev tiene una conferenza stampa, durante la quale dichiara che l’introduzione di Arsanov in Cecenia rappresenta “Un tentativo di introdurre un governatorato nella Repubblica”. Inoltre afferma che la decisione presa dal popolo ceceno di autodeterminarsi non deve necessariamente portare ad una rottura dei rapporti con la Russia, e che la popolazione russofona non ha nulla da temere. Infine, nei riguardi della ormai certa separazione tra Cecenia e Inguscezia, dichiara di essere intenzionato a rispettare le volontà degli ingusci, anche se sostiene la prospettiva di un percorso comune sulla strada dell’indipendenza.

27 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Si tengono le elezioni popolari organizzate dal Congresso Nazionale del Popolo Ceceno. La popolazione partecipa in massa (470.000 voti su 640.000 elettori, secondo la Commissione Elettorale) ed elegge il Generale Dudaev alla carica di Presidente della Repubblica con quasi il 90% dei voti, ed un Parlamento della Repubblica di 41 membri (al voto diretto vengono eletti 32 deputati, gli altri 9 verranno eletti nelle settimane seguenti con voto suppletivo). Almeno 14 deputati sono eletti tra le file del Partito Democratico Vaynakh, e la maggior parte degli altri tra gli attivisti dell’OKChN. L’opposizione moderata, la quale non ha partecipato al voto, è quasi assente dall’assemblea legislativa. Le elezioni sono caratterizzate da diffuse irregolarità, e sono sconfessate dalle forze moderate. In alcuni distretti l’organizzazione del voto è frammentaria e mancano commissioni neutrali in grado di verificare la validità del voto. Tuttavia la stragrande maggioranza della popolazione saluta l’evento con grande soddisfazione.

28 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Mentre il Soviet Supremo dell’URSS dichiara illegali le elezioni appena svoltesi, i movimenti moderati si riuniscono nel Movimento per la Conservazione della Cecenia – Inguscezia ed armano squadre di volontari che proteggano i seggi nelle elezioni previste per il 17 Novembre.

Dzhokhar Dudaev viene proclamato primo Presidente della Repubblica Cecena. Durante la conferenza stampa che segue, egli dichiara “Dobbiamo dimostrare alla civiltà mondiale che, essendo diventati più liberi, non saremo più necessari solo ai loro vicini, ma anche ad altri popoli “. Successivamente invia un appello al governo federale, nel quale si dice “fiducioso che le relazioni tra la Repubblica Cecena e la Federazione Russa saranno costruite sulla base delle norme civili, del diritto internazionale e nel rispetto reciproco dei diritti e delle libertà” e “sicuro che tutti i nostri ulteriori contatti porteranno a comprensione e rafforzamento di reciproci legami di amicizia tra i nostri popoli, i quali contribuiranno alla prosperità delle nostre repubbliche.”

L’opposizione moderata, la quale ha contestato e boicottato le elezioni, continua a manifestare in Piazza Sheikh Mansur (ex Piazza Lenin).

Elettori si registrano a Grozny per partecipare alle elezioni popolari. 27 ottobre 1991 (foto Gennady Khamelyanin TASS)

30 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – L’opposizione continua ad occupare Piazza Sheikh Mansur. Tra i manifestanti si costituiscono bande armate. Gli esponenti dell’opposizione moderata dichiarano aperta la campagna elettorale per la costituzione del nuovo Soviet Supremo Ceceno – Inguscio, da decretarsi tramite voto popolare il 17 Novembre.

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto  Presidenziale n° 2 “Sulla creazione del Servizio Stampa sotto il Presidente della Repubblica”, Dudaev costituisce il Servizio Stampa Presidenziale.

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 5 (AGOSTO – SETTEMBRE 1991)

2 Agosto

CULTURA – Viene costituito a Grozny l’Interclub, una sorta di ambiente comune a disposizione di tutti i cittadini. All’interno di esso viene istituito il centro per lo sviluppo delle culture nazionali, uno spazio a disposizione di tutti i popolo abitanti la Cecenia – Inguscezia dove tenere congressi, manifestazioni e assemblee.

8 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Il Comitato Esecutivo dell’OKChN emette un appello indirizzato al Segretario Generale dell’ONU, al Segretario dell’Organizzazione dei Popoli Non Rappresentati ed in generale ai governi di tutto il mondo. In esso si legge: ” […] In considerazione del fatto che il Soviet Supremo della Repubblica non solo ha preso la decisione di ignorare la volontà popolare, ma ha anche utilizzato tutti i mezzi per affermare il suo potere ed ha adottato strumenti legislativi e delibere non riconosciutegli dal suo potere in rappresentanza di una repubblica sovrana, il Comitato Esecutivo ha deciso di convocare per l’8 Giugno di quest’anno i suoi deputati per proseguire il lavoro del Congresso come costituente. […] L’intera autorità nel territorio della Repubblica è stata trasferita al Comitato Esecutivo, eletto dal Congresso, fino alla formazione di un nuovo organo legislativo in conformità con le norme giuridiche universalmente riconosciute. […].”

9 Agosto

ASSOCIAZIONI – Viene istituita l’Unione degli Imprenditori della Ceceno – Inguscezia, prima camera associativa della nascente impresa privata nel paese.

Bandiera del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno (OKChN)

14 Agosto

POLITICA LOCALE – Nel villaggio di Gekhi la popolazione protesta contro il capo dell’amministrazione locale, K. Gakaev, presidiando il palazzo del governo locale e sventolando drappi verdi. Il Consiglio Comunale stabilisce una sospensione di Gakaev ed il passaggio dell’autorità ad interim ad un altro membro del Consiglio.

15 Agosto

UNIONE SOVIETICA – In vista del 20 Agosto, data prevista per la firma del nuovo Trattato dell’Unione, il Soviet Supremo Ceceno  – Inguscio autorizza la delegazione repubblicana a recarsi a Mosca per presenziare alle cerimonia, ma non la autorizza a firmare alcun documento senza che prima non siano stati garantiti i diritti degli ingusci sul Distretto di Prigorodny. La delegazione, guidata da Doku Zavgaev, si reca nella capitale russa.

19 – 22 Agosto

PUTSCH DI AGOSTO – Un gruppo di politici ed ufficiali della vecchia guardia del PCUS, organizzati in un Comitato di Emergenza tenta di ripristinare il regime sovietico, arrestando Gorbachev con lo scopo di impedire la firma del nuovo Trattato dell’Unione. Durante il suo svolgimento Zavgaev si astiene dal prendere una chiara posizione contro i golpisti. I nazionalisti, invece, manifestano contro il Comitato di Emergenza e chiedono la soppressione del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio, colpevole di non aver prontamente condannato il putsch.

RIVOLUZIONE CECENA – Il 20 Agosto il Partito Democratico Vaynakh tiene una manifestazione contro il colpo di stato. il KGB detiene per alcune ore il leader del partito, Zelimkhan Yandarbiev, poi lo rilascia su pressione dei manifestanti e del Generale Dudaev. Il 22 Agosto il colpo di stato fallisce, i cospiratori vengono arrestati e Gorbachev torna al potere, ma il destino dell’URSS è segnato.

PUTSCH DI AGOSTO – Boris Eltsin legge il proclama di condanna al Comitato di Emergenza davanti alla Casa Bianca, in piedi su un carro armato.

22 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Nell’ultimo giorno del colpo di stato migliaia di ceceni scendono in piazza mobilitati dal Congresso Nazionale del Popolo Ceceno. Si registrano tafferugli con le forze dell’ordine ed il tentativo di alcuni militanti di impadronirsi degli studi televisivi per trasmettere un messaggio del Generale Dudaev.

23 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – La manifestazione del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno continua, ed i manifestanti ottengono il diritto di parlare alla TV di Stato. Dudaev dichiara che lo scopo del Comitato Esecutivo del Congresso è la soppressione del Soviet Supremo e l’indipendenza della repubblica. Ruslan Khasbulatov, Presidente del Soviet Supremo dell’URSS, si reca a parlamentare con Zavgaev e gli intima di dimettersi per sventare il rischio di una rivolta popolare. Poi si intrattiene con Dudaev, con il quale concorda una road map basata sullo scioglimento del Soviet Supremo e la costituzione di un Soviet Supremo Provvisorio, il cui compito sarà quello di portare il paese ad elezioni democratiche.

24 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Il presidio permanente dell’OKChN si ingrossa fino a raggiungere molte migliaia di persone. Folle di manifestanti bloccano il Ministero degli Affari Interni e la sede del KGB. In serata la statua bronzea di Lenin nella omonima piazza centrale di Grozny viene decapitata. Poi la folla penetra nell’edificio che ospita il Soviet Supremo Ceceno  – Inguscio e lo occupa, mentre altri manifestanti fanno irruzione nel SOVMIN (l’edificio del Consiglio dei Ministri). I lavori del Soviet Supremo si spostano alla Casa dell’Educazione politica. Zavgaev propone a Dudaev una commissione di conciliazione che negozi una soluzione della crisi politica senza il ricorso alla forza. Dudaev risponde chiedendo lo scioglimento del Soviet Supremo e nuove elezioni democratiche.

25 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – La manifestazione del Comitato Esecutivo del Congresso raccoglie ormai decine di migliaia di persone. Miliziani armati si aggirano per Grozny, mentre folle di manifestanti assediano gli edifici del Soviet Supremo, del Consiglio dei Ministri e del KGB, chiedendo le dimissioni di Zavgaev e lo scioglimento del Soviet. Le forze dell’ordine mobilitate dalle autorità non disperdono i manifestanti. Il Presidente del Soviet Supremo Russo, Ruslan Khasbulatov, chiede al Soviet Supremo di sciogliersi ed a Zavgaev di dimettersi, e di Costituire un Soviet Supremo Provvisorio che porti la Cecenia ed elezioni democratiche e multipartitiche.

26 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Alla riunione del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio intervengono numerosi rappresentanti del potere centrale, come il Presidente della Commissione Parlamentare Aslanbek Aslakhanov ed il Ministro Salambek Hadjiev, entrambi di nazionalità cecena. Hadjiev accusa senza mezzi termini Zavgaev di aver tradito il popolo durante il colpo di Stato. Nel corso della riunione, da Mosca giunge un telegramma del Presidente del Soviet Supremo russo, Ruslan Khasbulatov, nel quale si intima al Soviet Supremo Ceceno – Inguscio di sciogliersi quanto prima e di indire nuove elezioni. Il Soviet respinge le accuse e gli ordini da Mosca, dichiarando che in quanto Stato sovrano la Repubblica Ceceno – Inguscia ha piena facoltà di operare autonomamente.

Nel frattempo in tutta Grozny i militanti del Comitato Esecutivo dell’OKChN occupano edifici pubblici e sezioni del Partito. A mezzogiorno Zavgaev legge alla radio un appello alla popolazione nel quale chiede ai cittadini di non lasciarsi coinvolgere “dagli estremisti”. Nello stesso momento Dudaev interviene alla riunione del Soviet Supremo dichiarano che la sua azione non è volta alla conquista del potere, ma a favore di un cambiamento democratico che tuteli tutte le componenti etniche e sociali della Repubblica. Al Presidium del Soviet Supremo inizia a circolare la proposta di dimissioni generali e nuove consultazioni.

Un manifestante tiene in mano la prima pagina di un quotidiano con la foto del leader della Rivoluzione Cecena, il Maggior Generale dell’aviazione Dzhokhar Dudaev

27 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – La manifestazione di Grozny si estende a tutto il Paese. Miliziani del Comitato Esecutivo del Congresso bloccano le stazioni ferroviarie, l’aereoporto e le vie di uscita dalla città di Grozny, oltre alle stazioni radio ed ai centralini telefonici. Militanti del Congresso ammainano la bandiera della RSSA Ceceno – Inguscia dall’edificio del Soviet Supremo ed innalzano la bandiera verde–bianco-rossa della Cecenia indipendente. Manifestanti fedeli al Soviet Supremo si radunano davanti alla Casa dell’Educazione Politica e tengono una piccola manifestazione a sostegno delle istituzioni. Anche da alcuni collettivi del lavoro giungono messaggi di solidarietà a Zavgaev.

28 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo emette una risoluzione di condanna al Comitato Esecutivo del Congresso ed al Partito Democratico Vaynakh, esortando la popolazione a non aderire ai tentativi insurrezionali.

29 Agosto

TENSIONI SOCIALI – La colonia penale di Naursk entra in agitazione. Circa 400 detenuti si ribellano, dando alle fiamme le torri di guardia e costringendo il personale ad evacuare la struttura. A fine serata una cinquantina di criminali controlla ancora parte della prigione.

29 Agosto

PARTITO COMUNISTA – A seguito del Putsch di Agosto il Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) viene “sospeso” a tempo indeterminato in tutta l’URSS. Le sue strutture iniziano a dissolversi.

30 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo conferma piena fiducia a Doku Zavgaev ma accetta di dimettersi quasi integralmente. Restano ai loro posti soltanto Zavgaev ed i due vicepresidenti del Presidium.

31 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – La Guardia Nazionale, formazione volontaria armata dal Comitato Esecutivo, eregge barricate in tutta Grozny. Le forze dell’ordine del Ministero degli Interni rimangono acquartierate nelle caserme.

1 – 2 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – Durante la terza sessione del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno il Comitato Esecutivo assume pieni poteri e da il suo sostegno alla creazione di un Soviet Provvisorio di tredici membri composto da esponenti del vecchio regime e da uomini di fiducia del Congresso.

3 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – Zavgaev dichiara lo Stato di Emergenza in Ceceno – Inguscezia. Le forze dell’ordine, tuttavia, non danno seguito alle direttive del governo e non intervengono a disperdere i manifestanti. Zavgaev è politicamente isolato e incapace di difendere la sua posizione.

Il palazzo del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio in una foto degli anni ’70. L’edificio fu occupato dai manifestanti separatisti, i quali costrinsero Zavgaev ed i suoi seguaci a rassegnare le dimissioni.

6 – 7 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – Militanti del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno, guidati da Yusup Soslambekov, irrompono in una sessione del Soviet Supremo Ceceno Inguscio, sciogliendolo con la forza. Il segretario locale del Partito, Vitali Kutsenko, cade dal terzo piano dell’edificio. Spirerà poche ore dopo in ospedale senza che si sappia se è morto a causa di una fatalità o se è stato deliberatamente defenestrato. Molti altri esponenti del partito rimangono contusi. Dopo aver firmato un “atto di rinuncia” Zavgaev fugge da Grozny e riesce a mettersi in salvo nell’Alto Terek.

Il Comitato Esecutivo istituisce un Comitato per la Gestione Operativa dell’Economia (COFEC) che si occupi di mantenere in funzione il sistema produttivo della Repubblica durante la transizione tra il Soviet Supremo ed un governo democraticamente eletto. A guidarlo viene chiamato il giovane imprenditore Yaragi Mamodaev, finanziatore del Comitato Esecutivo e molto vicino al Generale Dudaev.

NEGOZIATI RUSSO/CECENI – Il Segretario di Stato russo Barbulis, ed il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Poltoranin tengono un primo negoziato con Dudaev, non riuscendo tuttavia a raggiungere alcuna intesa con il Generale.

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