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ERZU: I “FALCHI VERDI” DELL’ICHKERIA INDIPENDENTE

La storia della Repubblica Cecena di Ichkeria è una storia di politica e di guerra, ma anche di vita quotidiana, e di pace. Tra i tanti argomenti poco trattati riguardo la vita quotidiana del paese prima dello scoppio della Prima Guerra Cecena, una menzione è da farsi per lo sport, ed in particolare per il calcio. E ancor più nello specifico per il primo (e unico) club calcistico privato della ChRI, l’Erzu (in ceceno “Falco”).  

I FALCHI VERDI

Fin dagli albori del calcio, in Cecenia vi era una, ed una sola, grande squadra: il Terek. Fondata nel 1946, aveva sempre rappresentato la Cecenia nelle competizioni nazionali russe, militando spesso nella Seconda Divisione (la nostra “Serie B”) per parecchi anni. Oggi il Terek esiste sempre, anche se è stato ribattezzato “Akhmat” (come ormai un po’ tutto in Cecenia), il Presidente è Magomed Daudov, Presidente del Parlamento, ed il Presidente Onorario è Ramzan Kadyrov, Presidente della Repubblica. Non proprio un club privato, quindi. Così come, del resto, non lo era neanche il “vecchio” Terek.

Il Logo della “Erzu”

La novità nel panorama calcistico ceceno emerse a metà del 1991, quando l’uomo d’affari Ruslanbek Lorsanov acquisì la proprietà di un piccolo club con base a Grozny, la Oilman, la ribattezzò “Oilman – Erzu” e successivamente “Erzu” (“Falco”) e imbasti un ambizioso piano di crescita sportiva volto a valorizzare il locale bacino di giovani calciatori.  Con lo scoppio della Rivoluzione Cecena ed il passaggio al regime di Dudaev, la retorica nazionalista investì tutti i settori della società, e così anche il calcio. La Erzu divenne ben presto la squadra preferita dal Presidente Dudaev il quale, pur non finanziandone mai le attività, la sponsorizzò pubblicamente come la squadra del cuore di ogni vero ceceno, in alternativa alla “Terek” che invece contava nei suoi ranghi per lo più giocatori russi (anche se quasi tutti nati e cresciuti in Cecenia). Dudaev presenziava volentieri alle partite in casa della Erzu presso lo stadio Ordzhonikidze (ribattezzato dai dudaeviti “Uvais Akhtaev” nel 1993) e scendeva spesso negli spogliatoi a congratularsi con i giocatori quando la formazione portava a casa una vittoria. Visitò anche il vivaio della società, una scuola calcio molto partecipata dai ragazzi di Grozny, dal quale la Erzu intendeva tirar fuori la squadra titolare degli anni a venire.

L’ASCESA

Forte dei finanziamenti di Lorsanov, e complice la situazione critica dei rapporti tra Grozny e Mosca, la Erzu raggiunse ben presto le vette dei campionati locali, affacciandosi nel 1993 alle competizioni nazionali. A quel tempo la situazione era già piuttosto tesa, e parecchie squadre decisero di accettare una sconfitta a tavolino piuttosto che presentarsi allo stadio di Grozny, così la Erzu, che già di per sé era una squadra discreta nel panorama calcistico locale, fu enormemente avvantaggiata dalle numerose vittorie a tavolino che le consentirono di raggiungere il terzo posto nella classifica della Prima Lega, zona occidentale. La piaga delle “vittorie a tavolino” era causata dalla diffidenza che i principali club nutrivano verso la situazione in Cecenia, che consideravano instabile e pericolosa per la vita dei loro giocatori. Invano l’allenatore della Erzu, il noto Mister Kazako Vait Tangayev, tentò di convincere le squadre avversarie a presentarsi, giungendo a proporre un “pareggio in anticipo” in cambio della loro presenza sul campo: alla fine della stagione la squadra cecena aveva totalizzato ben 13 vittorie “per abbandono”, sufficienti a consolidare il prestigioso risultato sportivo.

Locandina di un incontro della Erzu

LA GUERRA E LA FINE DEI “FALCHI”

Dopo essersi guadagnati il lusinghiero nomignolo di “Falchi Verdi” dai commentatori televisivi, i giocatori dell’Erzu si prepararono alla stagione 1994, con l’ambizioso obiettivo di raggiungere la Prima Serie. Il campionato iniziò favorevolmente, con una serie importante di vittorie (alcune, ancora una volta, per abbandono). La situazione nel Paese stava tuttavia gravemente deteriorandosi, ed agli attriti tra Grozny e Mosca si aggiungeva a guerra civile strisciante tra il regime di Dudaev e l’opposizione. Il 1 Luglio la Erzu giocò la sua ultima partita in casa, battendo per 3 a 0 lo Smena – Saturn di San Pietroburgo, allora una delle principali squadre in lizza per un posto nella massima serie. Da quel momento la situazione fu considerata talmente instabile che la Federcalcio repubblicana ordinò prima che la squadra giocasse le partite di casa in campo neutro, poi che venisse direttamente esclusa dalla competizione. Entro la fine dell’estate la squadra, già rimasta unica società sportiva attiva nel Paese, cessò di fatto di esistere. Nel Gennaio del 1995 le strutture che la ospitavano, stadio compreso, furono completamente distrutte nella Battaglia per Grozny, ed il sogno dei “Falchi Verdi” tramontò per sempre.

Le leggi di guerra della ChRI – L’adesione alla Convenzione di Ginevra

Allo scoppio della Prima Guerra Cecena, il Parlamento della ChRI varò un atto normativo volto ad allineare le leggi di guerra dello Stato alle convenzioni internazionali in materia di trattamento dei prigionieri di guerra. Coerentemente con l’obiettivo di mostrare al mondo che il conflitto con la Russia era da considerarsi a tutti gli effetti come una guerra tra due stati indipendenti, il Parlamento decise di seguire i principi dettati dal diritto internazionale per regolamentare l’attività delle sue forze armate. Il documento rimase per lo più sulla carta, o quantomeno la sua efficacia si limitò a quei reparti sui quali lo Stato Maggiore poteva applicare un controllo immediato ed effettivo.

D’altra parte diffuse violazioni non soltanto del diritto internazionale (il quale non fu mai riconosciuto dalla Federazione Russa come valevole in questo conflitto, coerentemente con la linea ufficiale di Mosca secondo la quale non si trattava di una guerra, ma di un’operazione anti – banditismo) ma anche delle regole del diritto civile e penale furono compiute anche dalle formazioni armate dipendenti dal Ministero della Difesa e dal Ministero degli Affari Interni della Russia.

Al di là della sua effettiva applicazione, dunque, il regolamento militare varato dal Parlamento fu un gesto di importante valore politico, volto a presentare ancora una volta la ChRI come uno Stato pienamente indipendente, ed a descrivere la guerra in atto come un conflitto tra stati.

PARLAMENTO DELLA REPUBBLICA CECENA DI ICHKERIA

REGOLAMENTO SUL TRATTAMENTO DEI PRIGIONIERI DI GUERRA

Prigionieri di guerra

1 – In conformità con la Legge Sulla difesa della Repubblica Cecena di Ichkeria, e con il diritto internazionale che disciplina le regole di guerra, durante lo svolgimento delle ostilità e delle operazioni militari, il personale delle forze armate avversarie, il personale della milizia ed i reparti volontari che combattono dalla parte del nemico, i mercenari, i membri delle forze armate nemiche che non prendono direttamente parte alle operazioni militari, ma che sono al loro servizio e portano apertamente le armi, i medici, gli avvocati, il personale di servizio vario, i membri dei servizi speciali, compresi i giornalisti (non combattenti) sono sottoposti alle leggi ed alle consuetudini di guerra.

2 – La Detenzione, l’arresto, l’incarcerazione, il divieto alla circolazione commessi non sulla base della legge, la presa di ostaggi o altre azioni che violini i diritti personali e gli interessi dei civili cono punibili dalla legge.

3 – I componenti delle missioni, i parlamentari e gli altri individui del campo nemico aventi diritto all’immunità non possono essere arrestati..

Luoghi e condizioni dei prigionieri di guerra

4 – I Prigionieri di guerra devono essere tenuti in appositi campi speciali, allestiti nel rispetto degli appositi standard internazionali.

5 – Ai prigionieri di guerra devono essere fornite condizioni simili a quelle offerte dalle forze armate nemiche.

6 – E’ vietato utilizzare con la forza i prigionieri di guerra in operazioni militari, ad eccezione degli ufficiali.

Diritti dei prigionieri di guerra

7 – I prigionieri di guerra hanno diritto di corrispondere con le loro famiglie, di ricevere pacchi contenenti cibo o vestiti.

8 – I prigionieri di guerra possono appellarsi alle autorità militari della parte che li detiene.

9 – I prigionieri di guerra possono eleggere tra loro dei procuratori che rappresentino i loro interessi davanti alla direzione militare della parte che li detiene.

Doveri dei prigionieri di guerra

10 – I prigionieri di guerra obbediscono alle leggi e agli ordini delle forze armate che li detengono e sono soggetti al regime del campo.

11 – I Prigionieri di guerra possono essere coinvolti in lavori non legati alle azioni di guerra.

Le responsabilità dei prigionieri di guerra

12 – Per i delitti commessi, i prigionieri di guerra possono essere giudicati soltanto dai tribunali militari. E’ esclusa la punizione collettiva per colpa individuale.

13 – Il Tribunale militare e la direzione militare, nel determinare la punizione dei prigionieri di guerra per tentativi di fuga ad altri delitti sono guidati dal diritto internazionale e dalle leggi locali.

13b – I prigionieri di guerra vengono rimpatriati al termine delle azioni di guerra.

14 – La disposizione di cui al punto 13b non si applica alle persone coinvolte in crimini per i quali siano state ritenute responsabili e condannate.

15 – Per la raccolta di tutte le informazioni sui prigionieri di guerra, si prevede la creazione di un Ufficio Centrale di Informazioni.






I nuovi nomi di Ichkeria: La ridenominazione degli insediamenti

Uno dei primi effetti estetici di ogni rivoluzione è sempre stata la ridenominazione di strade, città, edifici ed istituti. La rivoluzione cecena non ha eccezione.

Fin dall’Ottobre del 1991 i rivoluzionari iniziarono una accesa campagna volta ad attribuire ai principali edifici di Grozny un nuovo volto nominale, più in linea con le coordinate ideologiche del nuovo regime. Ancor prima che il governo provvisorio guidato da Dzhokhar Dudaev si insediasse nel “Reskom” (il palazzo sede del Comitato Regionale del PCUS, prontamente ribattezzato “Palazzo Presidenziale”) l’aereoporto di Grozny, originariamente chiamato “Severny” (“Settentrionale”) e Piazza Lenin erano state dedicate alla figura di Mansur Usurma, eroe nazionale ceceno e mito fondativo della resistenza anti – russa.

Nel corso del periodo prebellico furono molti gli edifici ed i viali dedicati a figure di alto valore storico e politico per i nazionalisti: per quanto la maggior parte dei decreti di ridenominazione siano andati perduti, i testimoni di allora citano una moltitudine di strade e piazze, tra le quali uno dei viali principali di Grozny, intitolato nel 1993 alla memoria di Isa Arsamikov, deputato di prima convocazione caduto durante il colpo di stato del 4 Giugno 1993.

Lo scoppio della guerra produsse un’ulteriore accelerazione del processo di ridenominazione: il primo di cui si ha notizia fu varato da Dudaev per onorare uno dei primi villaggi ad essersi opposti all’invasione delle truppe federali. Si trattava del villaggio di Lomaz – Yurt, al confine nordorientale tra la Cecenia e la Russia. In onore della fiera resistenza mostrata dalle unità volontarie che difendevano il villaggio, Dudaev rinominò l’insediamento Turpal – Yurt (“Villaggio degli Eroi”).

Con la morte di Dudaev il mito del primo Presidente della Cecenia indipendente divenne quasi un culto religioso. In particolare il suo successore, Zelimkhan Yandarbiev, decise di onorare la sua memoria rinominando addirittura la capitale del paese, il cui nome era un retaggio della dominazione russa (“Grozny”, letteralmente “Formidabile” era il nome di una fortezza russa costruita sulle macerie di alcuni villaggi preesistenti, e presso i ceceni la città era chiamata Solzha – Ghala) in “Dzhokhar – Ghala”, La Città di Dzhokhar [Dudaev].

Nel dopoguerra le iniziative volte al recupero della tradizione nazionale nella denominazione degli insediamenti divennero molto frequenti, tanto che nel Marzo del 1999 il terzo presidente della ChRI, Aslan Maskhadov decise la creazione di un’apposita commissione, la Commissione di Stato per la Ridenominazione degli Insediamenti, al vertice della quale nominò il Ministro della Cultura Akhmed Zakayev. A far parte della Commissione furono chiamati anche Dalkhan Khozaev, Capo del Dipartipento Archivistico di Stato, Aslambek Davdiev, capo del Dipartimento Gioventù e Turismo, A. Dudaev, Direttore del Centro di Studi Culturali e Politici “A. Avtorkhanov” e Magomed Khasiev, Direttore del Centro Etnoculturale Ceceno.

Recentemente ha iniziato a circolare sui social la foto di un documento, risalente al 10 Marzo 1999, nel quale la commissione decreta alcune ridenominazioni. Come vedremo si tratta di interventi messi in atto sugli insediamenti afferenti al Distretto del Sunzha, allora considerato per intero parte della ChRI, e successivamente diviso tra Inguscezia e Cecenia. La maggior parte degli interventi sono volti al recupero della denominazione indigena di quei villaggi. Le riportiamo di seguito:

Sunzha – Capoluogo dell’omonimo distretto, Dalla metà dell’800 ribattezzata Sleptovskaya in onore del Generale russo Sleptsov, ma chiamata dai locali Ordzhonikidevskaya, fu ribattezzata “Dibir – Yurt”, dal nome ancestrale del villaggio Vaynakh sul quale era stata costruita.

Krabulak, cittadina del Distretto di Sunzha, attualmente parte della Repubblica di Inguscezia, fu rinominata “Eldarkhan – Ghala” nome ancestrale del villaggio Vaynakh sul quale era stata costruita.

Troistskaya – Anch’essa cittadina del distretto di Sunzha, confinante con il capuologo, fu rinominata “Obarg – Yurt” dal nome con il quale la chiamavano gli abitanti del luogo.

Nesterovskaya – Cittadina posta a Sud rispetto al capoluogo del distretto inguscio di Sunzha, fu ribattezzata “Gazhariy Yurt” dal nome del villaggio nei pressi del quale fu costruita.

Assinovskaya – Villaggio posto a ridosso dell’attuale confine tra Repubblica di Inguscezia e Repubblica Cecenia, fu ribattezzata “Ekhaborze” dal nome dell’originale insediamento Vaynakh dal quale si sviluppò.

Sernovodsk – Villaggio posto a nord di Assinoskaya, attualmente parte del distretto ceceno del Sunzha, fu ridenominata “Enakhishka” dal nome dell’insediamento Vaynakh dal quale si sviluppò.

Krasnoktabrsky – Ridenominato in “Alhast”.

Le immagini mostrano il decreto di costituzione della Commissione per la Ridenominazione degli Insediamenti, pronto per la firma del Presidente della Repubblica, Aslan Mashadov, e del Segretario di Stato, Ziauddi Abuev.

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 8

GENNAIO 1992

1 Gennaio

UNIONE SOVIETICA – L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche cessa ufficialmente di esistere.

2 Gennaio

     ESTERI – Nella Federazione Russa ha il via un nuovo programma economico definito dal suo ideatore, l’economista Egor Gajdar “una terapia d’urto”. Il piano prevede un passaggio repentino da un’economia pianificata all’economia di mercato. Tale processo dovrà accompagnarsi ad una radicale privatizzazione del patrimonio pubblico tramite la cessione di certificati di valore proprietario chiamati “Voucher”. La “terapia d’urto” di Gajdar innesca fin dai primi giorni di attuazione un tumultuoso aumento dei prezzi ed una corsa selvaggia all’accaparramento dei beni pubblici in dismissione. Nel corso degli anni successivi l’economia russa sarà investita gravemente dagli effetti della liberalizzazione, portando milioni di russi alla miseria ed arricchendo una piccola classe di giovani imprenditori.

3 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Parlamento richiama tutti i deputati ceceni dei soviet supremi sovietico e russo, considerandoli decaduti conseguentemente con lo scioglimento dell’URSS.

In relazione ai rapporti di scambio petrolifero con la Federazione Russa, Dudaev decreta l’interruzione dei contratti di fornitura in vigore fino al 31 Dicembre 1991, ed il passaggio alla libera contrattazione con le società russe per il dispacciamento di petrolio, prodotti petroliferi e gas naturale in transito attraverso la Cecenia

POLITICA NAZIONALE – Dudaev emette un decreto con il quale gli acquisti nella repubblica possono essere effettuati soltanto da cittadini ceceni o da agenti autorizzati dal governo con regolare permesso.

Con Decreto Presidenziale viene istituito il Comitato Olimpico Ceceno. Dudaev dichiara che la Repubblica Cecena ha intenzione di partecipare alle imminenti olimpiadi estive con una sua rappresentanza nazionale. A tale scopo il Presidente dichiara che verrò presto allestita una città olimpica in grado di ospitare e preparare gli atleti.

Il Parlamento istituisce il venerdì come giorno festivo al posto della domenica, in ossequio alla tradizione islamica.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il consiglio degli anziani dell’Inguscezia si riunisce a Surkhakhi, poco lontano da Nazran, ed emette una dichiarazione nella quale si invitano Cecenia e Inguscezia a ricominciare un percorso comune istituendo una unitaria Repubblica Vaynakh.

Raffineria a Grozny

4 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento autorizza la liberalizzazione dei prezzi. Il costo dei principali generi alimentari inizia ad aumentare vertiginosamente.

Con Decreto Presidenziale, visto il parere del Comitato per la Gestione dell’Economia Nazionale, Dudaev impone la calmierazione del prezzo del pane e di altri beni essenziali. In particolare sono bloccati gli aumenti di latte e dell’olio vegetale e degli alimenti per l’infanzia, i cui prezzi non potranno superare oltre le tre volte il loro costo. Il prezzo della benzina verrà tenuto ad un costo standard di tre volte la quotazione precedente, mentre la vodka sarà venduta ad un prezzo non superiore alle sei volte. Alimenti di prima necessità come i prodotti da forno rimarranno calmierati alle precedenti quotazioni, così come le spese per l’alloggio.

 Il Presidente ceceno presenta alla stampa un’arma interamente fabbricata in Cecenia, chiamata Borz (“lupo”) e vagamente somigliante alla israeliana UZI. Il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Movladi Ugudov, dichiara che è in procinto di avviarsi la produzione in serie di questa piccola arma automatica.

CONFEDERAZIONE DEL CAUCASO – In relazione alla guerra civile in Georgia e ad altre crisi politiche in atto nel Caucaso, il Presidente Dudaev propone la costituzione di unità militari speciali di pacekeeping che possano essere dispiegate all’occorrenza come forza di interposizione, in accordo con i governi locali.

Riguardo la sfera economica, Dudaev propone la costituzione di un mercato caucasico comune che tuteli le economie locali dalla ormai imminente crisi economica, conseguente al collasso del sistema economico sovietico.

5 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Presidente Dudaev dichiara un embargo nei confronti della Georgia come misura di pressione per l’interruzione degli scontri armati nel paese. Dudaev dichiara di voler proporre il blocco economico anche all’Azerbaijan, in modo da rendere più efficace la sua funzione coercitiva. Presso il Comitato Internazionale per i Diritti Umani si arruolano volontari per costituire delle “Brigate internazionali per il mantenimento della pace” sulla falsariga dei “Caschi blu” dell’ONU.

Contestualmente Dudaev ed il Parlamento firmano una dichiarazione di neutralità congiunta nella quale si legge: “Dichiariamo la nostra disponibilità ad aderire a qualsiasi Commonwealth regionale o espressione dell’intera ex Unione Sovietica a parità di condizione, e la nostra determinazione a promuovere processi di integrazione basati su di essi. […] La Repubblica cecena non parteciperà a nessuna alleanza militare ed accordo di natura aggressiva, ma si riserva il diritto di utilizzare tutti i mezzi riconosciuti dal diritto internazionale per proteggere la propria sovranità ed integrità territoriale. […] La Repubblica non ricorrerà all’uso della forza o alla minaccia del suo uso contro altri stati. […] invita tutti gli Stati e le repubbliche dell’ex Unione a riconoscere la sovranità della Repubblica Cecena […] dichiara di riconoscere la sovranità statale di tutte le repubbliche in conformità con le norme del diritto internazionale.”

ECONOMIA- A seguito della liberalizzazione dei prezzi il costo di molti generi di base aumenta vertiginosamente. A questa data il latte risulta triplicato, la pasta quadruplicata. Nel giro di poche settimane i banchi dei negozi e le bancarelle si svuoteranno quasi completamente.

6 Gennaio

ECONOMIA – I prezzi nella repubblica continuano a salire. I prodotti industriali vengono venduti al doppio dei prezzi pre – liberalizzazione, mentre tutti i prodotti calmierati hanno già raggiunto il massimo consentito. I lavoratori di alcuni stabilimenti industriali minacciano di scioperare qualora il loro salario non sia adeguato al sopravvenuto aumento del costo della vita.

7 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Una banda armata tenta di saccheggiare la sala d’armi della caserma della guarnigione federale di stanza a Grozny. Il Maggiore russo Vladimir Chagan viene ucciso nel tentativo di impedire il furto.

8 Gennaio

POLITICA ESTERA – In un’audizione al Parlamento Dudaev propone l’adozione di un appello a tutti i popoli ed i governi del Caucaso nel quale si raccomanda il reinsediamento di Zviad Gamsakhurdia alla guida della Georgia e l’apertura di negoziati politici. Tale proposta è vista come l’unica soluzione pacifica alla guerra civile in atto nel paese.

IRREDENTISMO INGUSCIO – La commissione parlamentare incaricata di individuare il confine tra Cecenia e Inguscezia propone una linea di demarcazione corrispondente al vecchio confine tra le due repubbliche, risalente al 1934. La proposta scatena le critiche degli ingusci, i quali rivendicano i distretti di Sunzha e Malgobek, mentre la linea proposta assegna alla Cecenia tutto il primo e gran parte del secondo. Il Parlamento, approvando la proposta della Commissione, esorta il Presidente Dudaev ad imporre l’autorità presidenziale nel Distretto di Sunzha.

ECONOMIA – In Cecenia vi è una grave carenza di ogni genere alimentare, mentre il mercato nero prolifica. Il pagamento delle pensioni procede a rilento, e le casse non distribuiscono più di 300 rubli ad ogni anziano in coda per ritirare il suo salario. I generi alimentari non calmierati risultano introvabili, se non a prezzi quasi proibitivi.

CONFLITTI SOCIALI – In relazione alla morte del Maggiore Vladimir Chagan, ucciso da ignoti durante un tentativo di sequestro di attrezzature militari, la Procura Generale della Repubblica esclude qualsiasi responsabilità da parte di unità della Guardia Nazionale.

9 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Dudaev proclama la costituzione delle Forze Aeree della Repubblica Cecena. L’esercito, appena nato, non possiede velivoli, se non un paio di vecchi aeromobili da addestramento. Gli sviluppi successivi forniranno alla neonata aeronautica cecena un gran numero di mezzi da guerra.

CONFLITTI SOCIALI – L’esponenziale aumento dei crimini violenti, dei furti e delle rapine viene attribuito dal Servizio di Sicurezza Nazionale all’azione di “provocatori” dipendenti dalle disciolte strutture di sicurezza sovietiche, ora operanti per conto della Federazione Russa. Il Parlamento della Repubblica apre una discussione su un nuovo progetto di legge, in forza del quale il Servizio di Sicurezza Nazionale possa operare con poteri eccezionali al fine di ridurre il fenomeno malavitoso.

10 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In risposta al vertiginoso aumento del costo dei generi di prima necessità, il COFEC introduce la calmierazione dei prezzi per latte, burro, olio e zucchero. Il Sindaco di Grozny, Bislan Gantemirov, istituisce la carica dell’ispettore sociale, responsabile dell’assistenza alle famiglie più disagiate.

POLITICA ESTERA – Dudaev ed il Ministro degli Esteri Shamil Beno incontrano a Grozny emissari del decaduto Presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia. L’incontro serve a negoziare il riconoscimento a Gamsakhurdia del diritto di asilo politico in Cecenia.

12 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto Presidenziale numero 1 “Sul blocco dei conferimenti ai Ministeri dell’Unione da parte delle imprese pubbliche” Dudaev impone il blocco dei trasferimenti da parte delle imprese pubbliche dipendenti dagli ex ministeri sovietici.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il Distretto di Sunzha è in stato di agitazione a causa della delibera parlamentare che annette Sunzha alla Repubblica Cecena. L’ex Presidente del Soviet Distrettuale, Ruslan Tatiev, chiede che la Russia decreti lo stato di emergenza e tuteli la volontà degli abitanti ingusci di Sunzha di entrare a far parte della Repubblica di Inguscezia come soggetto federato alla Russia.

Il consiglio degli anziani locale, tuttavia, sostiene la soluzione contraria, rilanciando la proposta di costituire un’unica repubblica Vaynakh indipendente. I sostenitori dell’annessione all’Inguscezia allestiscono picchetti armati ai confini del distretto.

Il consiglio degli anziani ceceno (Mekhk – Khel) per bocca del suo Presidente, Said – Akhmed Adizov, dichiara che il progetto di annessione del Distretto di Sunzha non è diretto a danneggiare gli ingusci, ma a preservare il territorio ancestrale del popolo ceceno dall’annessione che conseguirebbe ad un ingresso dell’Inguscezia nella Federazione Russa.

Nel frattempo centinaia di ingusci manifestano davanti al Parlamento ceceno contro la decisione di annettere alla neonata Repubblica Cecena i distretti di Malgobek e Sunzha.

In serata si rincorrono voci di una sparatoria nel villaggio di Troitskaya, ma le autorità locali dichiarano la notizia infondata.

13 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Deputato del Parlamento Yusup Soslambekov accusa il Presidente Dudaev di inattività nella formazione di un governo politico di fiducia parlamentare, e minaccia di costituire un gruppo parlamentare di opposizione non si giunga al più presto alla costituzione di un esecutivo qualificato.

CONFLITTI SOCIALI – A seguito del pestaggio di un camionista da parte di ignoti, gli autotrasportatori di Grozny manifestano contro la criminalità incontrollata nel paese, annunciando uno sciopero ed occupando la piazza antistante il palazzo presidenziale con alcuni automezzi.

14 Gennaio

POLITICA ESTERA – Un emissario del decaduto presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia intrattiene un colloquio con il Ministro degli Esteri Shamil Beno. Si susseguono voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia a Grozny.

Zviad Gamsakhurdia

15 Gennaio

POLITICA ESTERA – Zviad Gamsakhurdia giunge a Grozny in segreto, accompagnato dalla moglie, dalla sorella e da due dei suoi figli. La notizia non verrà confermata dalle autorità fino al 22 Gennaio successivo. L’ex Presidente georgiano viene alloggiato nell’abitazione presidenziale, appena restaurata per ospitare Dudaev.

CONFLITTI SOCIALI – Dopo lo sciopero dei trasportatori, entrano in sciopero anche i lavoratori dello stabilimento automobilistico di Grozny Avtospetsoburodovanie. Gli operai chiedono un aumento dello stipendio di cinque volte in ordine ad inseguire il vertiginoso aumento dei prezzi. Nelle settimane seguenti seguiranno numerosi altri scioperi da parte di dipendenti pubblici e privati.

A Grozny una folla di civili inferociti occupa il mercato centrale di Grozny, obbligando i commercianti a vendere le loro merci a prezzi ribassati per tutto il giorno. L’iniziativa popolare non determina, tuttavia, risultati tangibili: il mercato si svuota e le merci cessano di affluire.

16 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Presidente Dudaev presenta al Parlamento la sua squadra di governo. Contrariamente a quanto auspicato dal Parlamento, Dudaev dichiara di voler occupare, oltre al suo incarico, anche quello di Presidente del Gabinetto dei Ministri, assommando su di sé due delle principali cariche della Repubblica. La lista comprende una dozzina di ministri, nonché l’accorpamento di numerosi dipartimenti in dicasteri unificati.

Il Parlamento decreta l’istituzione della carica di Vicepresidente, per controbilanciare la sommatoria di poteri derivante da un’ipotetica conferma di Dudaev sia come Capo dello Stato, sia come Capo del Governo.

18 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per scoraggiare il ricorso al commercio estero illegale, il Parlamento vara una legge che punisce severamente gli speculatori sui beni di prima necessità, comminando alte pene pecuniarie e l’arresto fino a tre mesi per coloro che nascondono prodotti di prima necessità allo scopo di speculare sull’aumento dei prezzi.

ECONOMIA – La carenza di beni di consumo sui canali commerciali legali è ormai endemica. Il mercato nero prolifica mentre sui banchi dei mercati prodotti come la carne, il cui prezzo è stato calmierato a 20 rubli l chilogrammo, mentre al mercato nero si trovano prodotti da macellazione a dieci o venti volte questo prezzo.

CONFLITTI SOCIALI – Il Presidente Dudaev istituisce il Reparto di Polizia Speciale (OMON) della Repubblica Cecena, con lo scopo di porre un freno alla criminalità, se necessario facendo ricorso a politiche radicali di contrasto.

20 Gennaio

ESTERI – Una delegazione del Ministero degli Esteri della Repubblica Cecena, guidata dal Ministro Shamil Beno, si reca a Sukhumi, capitale dell’autoproclamata repubblica di Abkhazia, presumibilmente per negoziare un accordo in forza del quale Gamsakhurdia possa tornare al potere in cambio del riconoscimento dell’indipendenza della piccola repubblica secessionista.

21 Gennaio

POLITICA ESTERA – Mentre si rafforzano le voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia in Cecenia, il Deputato Mate Tsikhesashvili, membro della Commissione Esteri ed ex vice – Prefetto della regione georgiana di Akhmetov, dichiara di non aver riscontrato alcuna evidenza che il governo ceceno stia supportando la fazione “zviadista” (cioè leale a Zviad Gamsakhurdia) nella guerra civile georgiana.

POLITICA NAZIONALE – Il governo nazionalizza l’Archivio di Stato Centrale, che viene ribattezzato Archivi Nazionali della Repubblica Cecena. Il Dipartimento Archivistico viene riorganizzato sotto il Comitato Nazionale per gli Archivi, e posto sotto la direzione di Dalkhan Khozaev, già capo del Dipartimento dal Novembre 1991.

CULTURA – con apposito Decreto numero 7 del Presidente della Repubblica Cecena “Sul conferimento di risorse all’associazione ART OF CAUCASUS il Presidente decreta l’assegnazione di 150.000 rubli per l’acquisto di opere da esibire in un museo nazionale della cultura caucasica.

22 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Governo ceceno ammette pubblicamente che l’ex Presidente georgiano in esilio, Gamsakhurdia, alloggia a Grozny con la sua famiglia, e gode della protezione del Presidente Dudaev.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – Da Grozny l’ex Presidente georgiano Gamsakhurdia invia un appello ai suoi seguaci affinchè proseguano la lotta per il ripristino del governo “legittimamente eletto” nel paese, ed una richiesta d’aiuto a tutti i governi del Caucaso, affinché non riconoscano le istituzioni “antidemocratiche” dei golpisti. L’iniziativa imbarazza il Parlamento ceceno, il quale rifiuta qualsiasi coinvolgimento di parte nella guerra civile georgiana.

CONFLITTI SOCIALI – Nella notte giungono alla stazione di Grozny decine di famiglie di profughi ceceni provenienti dal Kazakistan, dove le tensioni sociali stanno sfociando in aperte aggressioni ai danni delle minoranze etniche locali. Il Presidente Dudaev promette di garantire massimo supporto materiale e umano alle famiglie, mentre il Ministro degli Esteri Shamil Beno invia un telegramma al governo Kazako chiedendo il rispetto dei diritti civili dei ceceni che vivono nel paese centroasiatico.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – In relazione alla presenza di Gamsakhurdia a Grozny, il Presidente Dudaev dichiara che il leader georgiano è nel paese in qualità di ospite, e che non necessita di alcuna protezione in quanto sostenuto dal suo popolo e legittimamente eletto. In questo modo Dudaev prende una chiara posizione in relazione al conflitto georgiano, contraddicendo le dichiarazioni di neutralità fatte dal Parlamento della Repubblica nei giorni precedenti.

25 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento non autorizza la nomina di Usman Imaev, giovane ex funzionario del Ministero della Protezione Sociale nella RSSA Ceceno – Inguscia. In risposta, Dudaev istituisce il Comitato di Stato per la Riforma Giuridica, organo deputato alla ristrutturazione del sistema giuridico nel Paese, e ne affida ad Imaev la Presidenza.

27 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In ordine a dotare il Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica di un’autonoma voce di bilancio, il Presidente Dudaev emette l’Ordine numero 4 “Sulle misure per garantire il corretto funzionamento del Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica”, con il quale l’istituzione appena creata ottiene autonomia finanziaria rispetto ai bilanci ministeriali approvati dal Parlamento. Questa misura si inserisce nel nascente scontro istituzionale per le nomine degli alti funzionari dello Stato, che contrapporrà il Parlamento al Capo dello Stato e sfocerà, nel Giugno del 1993, in un colpo di stato militare del Presidente.

Con Decreto numero 6 del Presidente della Repubblica Cecena Sul finanziamento della Procura della Repubblica Cecena la Procura della Repubblica, precedentemente dipendente dal bilancio dell’Unione Sovietica, ottiene un finanziamento ponte di 300.000 rubli in attesa di essere inserita a pieno nel bilancio repubblicano.

28 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Uno dei principali pozzi petroliferi della Cecenia, capace di produrre 700 tonnellate di greggio giornaliere, viene fatto esplodere da ignoti. Il danno economico quantificato è enorme.

Campi petroliferi nei dintorni di Grozny

29 Gennaio

CRISI RUSSO/CECENA  – La Federazione Russa impone un blocco economico alla Repubblica Cecena. In risposta al blocco dei trasferimenti finanziari imposto dal governo russo, Dudaev emette il Decreto Presidenziale numero 10 “Riguardo il blocco dei trasferimenti al bilancio della RSFSR Russa” con il quale interrompe qualsiasi conferimento finanziario verso la Russia.

POLITICA NAZIONALE – Nel tentativo di limitare la circolazione del denaro in forma di banconota, del quale la repubblica soffre una grave mancanza materiale, Dudaev emette il Decreto numero 8 del Presidente della Repubblica Cecena “Sulla regolamentazione dei pagamenti in contanti“. In esso si vieta il pagamento in contanti per numerose categorie di beni e servizi, sostituendolo con il sistema dei bonifici bancari e degli assegni. La distribuzione del contante da parte delle banche viene limitata a 1000 rubli per famiglia.

Con il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Liquidazione del conto in valuta estera del Consiglio dei Ministri della RSSA Ceceno – Inguscia” Dudaev attribuisce alle proprie disponibilità il conto corrente in valuta estera precedentemente dedicato al Dipartimento Affari Esteri del Consiglio dei Ministri. Non è dato conoscere l’ammontare di tale conto corrente.

Nel tentativo di distribuire derrate alimentari alla popolazione indigente e favorire la distribuzione del cibo ai cittadini della Repubblica, Dudaev emette il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Riguardo l’apertura di negozi sociali per la fornitura alimentare alla popolazione”. Il bilancio repubblicano deve farsi carico dell’apertura e della gestione dei negozi sociali.

L’esperto di idrocarburi tedesco Gert Wollebe viene nominato da Dudaev Consigliere Presidenziale per l’industria petrolifera, di raffinazione e chimica.

30 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per decreto del Presidente l’ora legale in Cecenia viene spostata di un’ora in avanti rispetto al fuso orario della Russia.

BILLINGSLEY INTERVISTA ILYAS AKHMADOV

Dodge Billingsley è un giornalista, scrittore e film maker statunitense. La sua attività lo ha portato sui principali teatri di guerra negli ultimi trent’anni, tra i quali i conflitti in Cecenia. Sull’argomento ha scritto il libro “Fangs of the lone wolf: chechen tactics in the Russian – Chechen wars” (Acquistabile QUI), una disamina sulla strategia di guerra dei ceceni desunta da una lunga serie di interviste ai protagonisti di quel conflitto. L’articolo che segue riporta alcuni stralci della sua intervista ad Ilyas Akhmadov, futuro Ministro degli Esteri della Repubblica Cecena di Ichkeria. L’Intervista è stata realizzata nel Gennaio 1998, nel bel mezzo del travagliato periodo interbellico tra il primo ed il secondo conflitto. Un documento interessantissimo per chi cerca informazioni sulle FORZE ARMATE della ChRi.

Puoi dirmi qualcosa riguardo al tuo background?

[…] Nel 1991, quando occorsero gli eventi riguardo alla sovranità della Repubblica Cecena che tutti noi conosciamo […] lavorai per sei mesi con il Ministero degli Esteri. In quel momento c’era un grosso problema nella regione montuosa del Karabakh. Fondamentalmente lavorai su quello, perché c’erano cittadini della repubbliche che erano stati coinvolti in quel conflitto, su base personale. Così le autorità di governo mi mandarono a riprenderli per riportarli a casa. Nello stesso tempo partecipai alla ricerca dei caduti, e nello scambio dei prigionieri. Durante la guerra (con la Russia 1994 -1996) e dopo che lasciai la città (Grozny) fui un membro della milizia per tre mesi. Quando ero nella milizia, feci soltanto quello che facevano gli altri soldati. Il Generale Basayev [Shamil Basayev, Ndr.] che a quel tempo era ancora Colonnello, mi assegnò al Quartier Generale, e per la maggior parte della guerra servii come ufficiale allo Stato Maggiore. Poi tornai da Basayev, dove servii come aiutante di campo.

Ilyas Akhmadov

Come funziona l’apparato militare ceceno? Sembra che ogni comandante di campo abbia il suo proprio esercito.

Basayev non ha il suo esercito. Era il comandante della Brigata Ricognizione e Assalto, che è l’unità d’elite dell’esercito ceceno. Ad oggi quella brigata, per tutti gli scopi pratici, è stata tolta dal servizio attivo e messa alle dipendenze del Comandante Supremo. Questo vuol dire che al momento l’unità non è acquartierata, ma in caso di guerra tornerà a formarsi. In questo senso non siamo soldati in servizio attivo. Questa brigata ha sostanzialmente cessato di esistere, ma si pone sotto l’autorità del Comandante Supremo in caso di guerra. La struttura attuale dell’esercito del Generale Raduev [Salman Raduev, Ndr.] invece, è una struttura autonoma. Ma questa è una conseguenza delle complicazioni generatesi nel periodo postbellico.

Prima della guerra non c’era alcun esercito ceceno, almeno non nei termini usati dai russi. Tutte le componenti e le unità vennero organizzate durante la guerra su base regionale, perché questo era l’unico modo possibile. Le milizie locali si organizzarono secondo la regione nella quale vivevano i loro componenti. Così i “Fronti” che  erano 7 (più tardi, evidentemente, ne furono costituiti altri di volta in volta, al punto che ad un certo punto furono addirittura 14) erano costituiti su base regionale.

[…] Solo adesso che la guerra è finita l’esercito ceceno sta iniziando ad organizzarsi secondo uno schema classico. Al momento è difficile distinguere tra il nuovo esercito che si sta organizzando ed il vecchio esercito, costituito dai resti delle unità che erano esistite durante la guerra. Non ci sono problemi particolarmente complessi rispetto al fatto che al momento sembra ci siano due differenti eserciti. In ogni caso, sono entrambi subordinati [al Quartier Generale, ndr.]. Questi ultimi sono i resti di quei fronti e di quelle unità che non sono state inserite nella struttura della Guardia Nazionale e delle forze ad essa integrate. Quando la formazione dell’esercito sarà completa, tutti coloro che portano armi e divise ma che non ne faranno parte consegneranno armi e munizioni. Per le nostre condizioni il nostro esercito non potrà contare più di cinque o seimila uomini, ma si tratta di un’approssimazione.

Soldati della Guardia Nazionale effettuano un’esercitazione dimostrativa

La guerra ha attraversato tre fasi. Nelle pianure i ribelli ceceni soffrirono parecchio. Soffrirono anche nel centro, tra le pianure e le montagne.

Prima di tutto non esistono ribelli ceceni. Questa è una creazione dei media russi. La parola “ribelle” fa riferimento ad un’organizzazione semi – clandestina. Un’organizzazione di questo tipo è gestita da “ribelli”. Ma noi non abbiamo mai avuto nessun “ribelle”. Sfortunatamente alcuni dei nostri comandanti meno educati si sono appropriati di questa parola senza pensare troppo alle implicazioni derivanti da suo uso. Da questi essa ha iniziato a girare tra di noi. Come dicevo, al Dicembre 1994 avevamo 4 unità in servizio attivo. Tutto il resto era organizzato essenzialmente come una milizia locale. Poi, verso la fine di Febbraio [1995, ndr.] Dudaev dette l’ordine di smantellare le milizie, le quali dal momento divennero parte della struttura dell’esercito regolare. Quindi, dal Febbraio 1995 in avanti avemmo le forze armate della Repubblica Cecena di Ichkeria. In questo senso non è possibile chiamarle “ribelli”.

Riguardo le fasi? Se ti basi sulle regioni [di combattimento, ndr.] ebbene, ci furono tre fasi. La Battaglia per la città (Grozny) dal 31 dicembre 1994 al 23 Febbraio 1995; la battaglia nelle pianure dal Marzo 1995 al 10 Maggio 1995; e dal 10 Maggio 1995, all’avvio dell’invasione su larga scala di Vedeno, Shatoi e Chiri – Yurt, completata nel Giugno del 1995. Il raid del Battaglione di Ricognizione e Sabotaggio a Budennovsk sotto il comando dell’allora Colonnello Basayev rovinò i loro [dei russi, ndr.] piani.

Quale fu la portata del Raid di Basayev sulla città russa di Budennovsk?

In primo luogo il raid di Budennovsk ebbe una portata più politica che tattica. Ma se lo guardi sotto il profilo dell’arte della guerra, questo mostra che, a dispetto degli annunci dei leader militari russi secondo i quali il nostro esercito era stato distrutto, che Dudaev aveva perso il controllo delle sue unità, l’ingegnosa azione 350 chilometri nelle retrovie russe, la cattura del territorio, con un gruppo di 150/160 soldati, parla da solo. Il Generale Basayev perse soltanto 19 uomini durante quell’operazione di cinque giorni. Se non vado errato, solo 3 dei suoi uomini furono uccisi dalle truppe d’elite dell’esercito russo durante un blitz durato cinque ore. […]. Guardandolo dal punto di vista militare […] Penso che neanche gli americani, e non intendo essere offensivo, quando evacuarono la loro ambasciata in Iran, fecero più errori di quanti ne fece Basayev nel condurre la sua operazione. […].

Raid di Budennovsk: Shamil Basayev (a destra) e Aslambek Ismailov (a sinistra) durante le trattative con le autorità federali.

Mi hai detto che la guerra può essere divisa in tre fasi. Quante perdite ci furono in ognuna di queste?

È piuttosto difficile rispondere, perché come dicevo l’esercito ceceno non aveva ancora sviluppato un ordine di battaglia in senso classico. […] Le perdite totali tra i nostri combattenti sono state basate includendo anche i civili i quali, in determinate occasioni, si sono uniti ai combattimenti. Loro morirono in maggior quantità, perché non avevano esperienza. […] La maggior parte delle vittime si ebbero durante le battaglie del 1995, fra la gente che, non possedendo un’arma, cercava costantemente di catturarne una. La tattica era estremamente semplice. Se un soldato russo con un fucile d’assalto veniva lasciato nella zona neutrale, i cecchini russi usavano la seguente tattica: chiunque fosse arrivato all’arma per primo veniva ferito. Egli avrebbe, naturalmente, chiesto aiuto. Puoi lasciare un cadavere fino al calar delle tenebre, quando è possibile recuperarlo, ma quando un soldato ferito chiede aiuto, normalmente tre o quattro persone moriranno cercando di soccorrerlo. In questo modo era possibile uccidere, con un fucile d’assalto, cinque o sei persone che non avevano un’arma e cercavano di prenderne una.[…].

Com’era per un membro ordinario della milizia partecipare alle operazioni militari? Puoi parlarci della tua esperienza personale?

Da un punto di vista, ovviamente, era difficile per noi combattere con i russi, perché loro erano completamente equipaggiati. […] D’altra parte la maggior parte dei soldati aveva servito nei ranghi dell’esercito sovietico. […] E’ un bel vantaggio quando il nemico parla una lingua che tu capisci molto bene. Usavamo piuttosto spesso tattiche di disinformazione via radio. Le radio presenti nei veicoli catturati venivano sintonizzate sulla frequenza della loro stessa unità. I nostri operatori radio spesso riuscivano a dirigere il fuoco dell’artiglieria russa contro le loro stesse posizioni. Usavamo spesso anche la tattica di viaggiare parallelamente alle colonne russe per penetrarvi in mezzo. Questo spesso succedeva quando le colonne marciavano di notte, o quando riuscivamo a penetrare tra due posizioni, a causa della carenza di coordinamento tra le unità dell’esercito federale e quelle del Ministero degli Interni. Era sufficiente penetrare tra le due colonne, sparare qualche colpo in una direzione e nell’altra, e quelle colonne si sarebbero ingaggiate a vicenda per tre o quattro ore. Queste tattiche erano usate molto spesso.

I resti di un carro da battaglia federale distrutto lungo la strada. Gola di Yarish – Mardy

IL SACCHEGGIO DEL 7 FEBBRAIO RACCONTATO SULLE COLONNE DI “SVOBODA”

Tra il 6 ed il 7 Febbraio 1992 una folla di civili si riversò in una delle principali basi militari dipendenti dall’ex Ministero degli Interni della RSSA Ceceno – Inguscia. Il saccheggio si trasformò ben presto in una vera e propria devastazione, con tanto di morti e feriti. Il 19 Febbraio il quotidiano “Svoboda” riportò il racconto degli eventi di quella drammatica notte, firmato dal Vicedirettore della rivista, Sultan Khizraev. Il testo è indicativo del clima di estrema tensione nel quale versava la Cecenia all’indomani della Dichiarazione di Indipendenza.

Giornale “Svoboda” n ° 6 (49) del 19 Febbraio 1992

“[…] Negli ultimi giorni siamo stati tutti sopraffatti da una sensazione inspiegabile ed allarmante, ed ora è possibile una disamina degli eventi che hanno avuto luogo presso il Reggimento del Ministero degli Affari Interni nella notte tra il 6 e il 7 Febbraio. Era il secondo giorno dall’insediamento del suo nuovo comandante il Tenente Colonnello delle truppe interne Vakha Baskhanov,  che era stato nominato a questa posizione con un decreto del Presidente della Cecenia. Un ufficiale esperto che ha attraversato il fuoco dell’Afghanistan, il quale nutriva grandi speranze per questo reggimento, ma i suoi sogni non erano destinati a diventare realtà. Una folla di persone che avevano dimenticato Dio e la coscienza lo spazzò via.

L’articolo originale (parte 1)

V. Baskhanov mi ha riferito quel giorno che grandi gruppi di persone si erano radunate fuori dalla struttura dell’unità, quella sera, e non per oziosa curiosità. Mi ha chiesto, come giornalista, di recarmi al reggimento per le cinque o le sei di sera. Era il 6 Febbraio. All’ora stabilita sono arrivato al reggimento. Era già buio. All’interno della struttura stava accadendo qualcosa di inimmaginabile. Una massa di persone che si muoveva, alte grida, lo scintillio delle lame dei coltelli, spari…ho iniziato freneticamente a cercare il comandante del reggimento. Qualcuno mi ha detto che Baskhanov e il suo Capo di Stato Maggiore erano dentro l’armeria, che la folla impazzita stava cercando di prendere d’assalto. Ho capito che le vite di queste due persone coraggiose erano in grave pericolo. Sentendomi impotente, mi recai urgentemente dal Presidente e riferii sulla situazione allarmante. Il Presidente, ovviamente, sapeva già tutto e stava prendendo misure appropriate.

Sono tornato all’unità. Il saccheggio era in pieno svolgimento. Ognuno portava via quello che riusciva a prendere. Non eravamo in molti a tentare di fermare il saccheggio, di calmare le persone, di richiamare alla calma le persone sconvolte. I depositi di munizioni avevano già preso fuoco. Cominciarono le esplosioni. Quale desiderio di mettere le mani sulle armi doveva esserci se, negli intervalli tra le esplosioni mortali, le persone arrancavano tra di esse! Tutti hanno rischiato la vita: sia gli assalitori (più di mille persone) sia i difensori (poco più di una dozzina). In questo tumulto le azioni del Capo del Dipartimento di Sicurezza della Repubblica Cecena, il Tenente Colonnello Musa Atabaev, il quale […] è stato recentemente inviato a comandare la sicurezza personale del Presidente dell’Azerbaijan, sono degne di imitazione e ammirazione. Determinato e senza paura, ha fatto tutto il possibile per preservare le proprietà del reggimento, ma le forze erano impari. Ricordo anche le azioni decisive del Deputato Isa Arsamikov e di Dalkhan Khozhaev. Sfortunatamente non posso dire cose positive, per usare un eufemismo, sui nostri anziani e sugli agenti di polizia. Ovviamente non mi riferisco a tutti ma…Anche i vigili del fuoco, chiamati per spegnere gli incendi, hanno portato via quello che gli altri non avevano avuto il tempo di prendere. Ancora, probabilmente non tutti. Era impossibile seguirli tutti.

Musa Atsabaev ed io abbiamo notato un uomo che correva con un enorme sacco e lo fermammo. Ha detto che era un agente di polizia che stava portando il contenuto della borsa al Dipartimenti. Dopo aver presentato un certificato indirizzato al Capo della Milizia Ramzan Amirkhanov, immediatamente è…scomparso. Sospettavo che questa persona non fosse il proprietario del certificato, dal momento che si è allontanato da lui così velocemente. Ciò è stato successivamente confermato. Il certificato si è rivelato scaduto […].  Sotto le false vesti di agenti di polizia le persone portavano via tutto quello che poteva essere preso. In qualche modo potevo capire quelli che portavano via le armi, ma quanto bisogna cadere in basso per saccheggiare biancheria, stivali, coperte, zucchero, asce, e ciò che più è inimmaginabile per un Vainakh, addirittura stufato di maiale!

L’articolo originale (Parte 2)

Si, è stata una notte terribile, triste e dolorosa. E’ una vergogna per noi. Dopotutto, chi stavamo derubando? Noi stessi! Con questi tristi pensieri, sporco e mentalmente stanco alle cinque del mattino tornai a casa. La mia anima era vuota, come i magazzini del reggimento…

[…] Per quanto riguarda gli eventi che hanno avuto luogo al reggimento, posso dire con sicurezza: e’ stata un’azione pianificata e ben preparata. L’unica domanda è: da chi? […] Qualcuno dev’essere ritenuto responsabile di ciò che è successo? Mosca non è sempre da biasimare per tutto. E se è colpevole, agisce con le nostre mani sporche e meschine, il che non ci fa onore! […].

ACCORDI E DISACCORDI A KHASAVYURT: INTERVISTA A TIM GULDIMAN

Tim Guldiman è un politico e diplomatico svizzero. Durante la Prima Guerra Cecena e nel primo periodo interbellico guidò la missione diplomatica dell’OSCE in Cecenia, lavorando alla ricomposizione del conflitto ed alla sponsorizzazione di un accordo di pace duraturo. Presente agli accordi di Khasavurt, dopo la tregua rimase a Grozny cercando di avvicinare Mosca e Grozny e scongiurare lo scoppio di un nuovo conflitto. Il 3 Ottobre 1996 il giornalista della Nezavisimaja Gazeta, Igor Korotchenko, lo intervistò sul tema delle relazioni russo – cecene. Di seguito riportiamo l’intervista tradotta in italiano.

– Sig. Guldimann, quale valutazione potrebbe dare agli accordi Khasavyurt? Quanto sono vitali?

– Si tratta di accordi quadro per le fasi successive del processo di negoziazione. Dovrebbero essere considerati in concomitanza con gli accordi di agosto sulla cessazione delle ostilità e con i protocolli firmati in quel momento. Gli accordi Khasavyurt sono un documento che definisce ulteriori azioni in questa direzione. In base ad essi, verrà creata una commissione mista e i suoi compiti saranno specificati in dettaglio. Questo è un documento molto positivo. Ero presente alla firma. Si è ritenuto che entrambe le parti – russa e cecena – abbiano lavorato molto bene insieme e che abbiano raggiunto un testo concordato di questo documento.

Per me, la cosa più importante ora sono i prossimi passi. Penso che non sia necessario criticare gli accordi Khasavyurt e i documenti firmati. Ma c’è il pericolo che si finisca in un impasse. Spero che il processo di pace continui, ci saranno riunioni di rappresentanti di alto rango delle parti. Forse vi prenderà parte il primo ministro Chernomyrdin. Se il processo di pace continua, se le parti cecena e russa sono in grado di concordare ulteriori passi per una soluzione concreta dei problemi economici, sociali e politici, allora sarebbe possibile viverli con relativa calma. Se nulla di tutto ciò verrà risolto, c’è il pericolo di radicalizzazione delle posizioni.

– Pensa che qualcuno in Russia si opponga agli accordi di pace sulla Cecenia?

– Non credo che qualcuno si opponga al processo di pace o lo stia sabotando. Tuttavia, non tutti vogliono che abbia successo. Ciò dovrebbe essere considerato in linea con i processi politici in corso in Russia. Ciò significa scoprire le vere ragioni della guerra in Cecenia. Non è molto difficile fermare il combattimento in sè. È molto più difficile risolvere i problemi politici. E proprio ora il processo di pace è proprio nella fase di risoluzione di questioni puramente politiche. Va notato che vi è ambiguità riguardo ad alcune questioni. Pertanto, i documenti firmati a Khasavyurt affermano che le relazioni tra la Federazione Russa e la Repubblica cecena saranno oggetto di una soluzione pacifica entro i prossimi cinque anni. Questa disposizione può essere interpretata in due modi. So, ad esempio, come la intende la parte cecena…

Aslan Maskhaodv (a sinistra sul podio) Alexander Lebed (al centro) e Ruslan Alikhadzhiev ( a destra) ad un incontro a Shali il 17 Settembre 1996, successivamente alla firma degli accordi di Khasavyurt

– La parte cecena la interpreta come una disposizione che garantisce la completa indipendenza …

– I ceceni credono di aver già raggiunto l’indipendenza, e l’unica domanda è quando sarà riconosciuta dalla comunità internazionale e dal Cremlino come un dato di fatto. Questa è la loro posizione.

– Quindi devono solo formalizzare lo stato attuale della Cecenia de jure?

– I ceceni ritengono che de jure ciò sia già avvenuto nel periodo dal 1991 al 1992. Credono che sia stato allora che si è svolto il processo legale, grazie al quale la Cecenia ha ottenuto l’indipendenza. Ma la posizione federale è nota: la Cecenia fa parte della Federazione Russa.

Tuttavia, sono sicuro che, nonostante tutto, sia possibile andare avanti. Per quanto riguarda la soluzione di specifici problemi politici, sociali e di altro tipo, entrambe le parti, se necessario, possono dichiarare: ci sono problemi tali che non è necessario trovare un accordo ora. Possono essere risolti in seguito. È importante guardare come andare avanti.

Per quanto riguarda l’assegnazione di fondi per la restaurazione della Cecenia. Se la parte federale non lo farà, l’umore tra i ceceni crescerà a favore della completa indipendenza dalla Russia. E organizzeranno la loro vita politica interna sulla base di questa posizione.

A questo proposito, ora è molto importante che un processo democratico sia attualmente avviato in Cecenia.

– Lo dice seriamente? Di una società che predica la Sharia come norma di legge? Credo che la mentalità della società cecena e la democrazia siano concetti incompatibili.

– Non possiamo dirlo. I ceceni sono in grado di risolvere i loro problemi attraverso un processo democratico.

Alexander Lebed tiene una conferenza stampa congiunta con Zelimkhan Yandarbiev, allora Presidente ad interim della Repubblica Cecena di Ichkeria

– Là tutti i problemi sono risolti sotto la minaccia delle armi. Chiunque abbia un’arma in mano ha ragione. Non è così?

– Bisogna capire le radici del conflitto ceceno. Negli ultimi due anni c’è stata una guerra in Cecenia. Ma non si può dire che in Cecenia tutti i problemi vengano risolti automaticamente con le armi.

Durante i negoziati tra le delegazioni russa e cecena, mi è piaciuto molto l’approccio di Alexander Lebed. Era pronto a considerare la situazione, poteva ascoltare i ceceni. Entrambe le parti avevano fiducia e persino rispetto l’una per l’altra, nonostante la differenza di posizioni.

Ma vedo che in Russia c’è anche chi dice dei ceceni: dicono di voler risolvere tutti i problemi con una mitragliatrice in mano, hanno solo la sharia in testa e non si può parlare di democrazia. Penso che questo sia molto pericoloso. Il popolo ceceno ha una tradizionale struttura sociale democratica. Non dico che questo è esattamente ciò che è la democrazia. Ma hanno la tradizione di tenere riunioni pubbliche, hanno una gerarchia molto semplice, non hanno mai avuto un re. Storicamente, avevano forze diverse che dovevano negoziare tra loro, cercare un compromesso.

Capisco che molti a Mosca affermino che in Cecenia ci sono solo criminali, radicali e terroristi. Ma per una soluzione pacifica al problema ceceno bisogna capire che, oltre a questi elementi, c’è anche chi è di carattere costruttivo.

– Pensi che personalità odiose come, ad esempio, Shamil Basayev, possano entrare a far parte del governo di coalizione della Cecenia? Questo non sconvolgerà l’Occidente?

– Non posso giudicare chi sarà nel governo di coalizione.

– Per quanto ne so, Basayev afferma di essere il capo del servizio doganale della Cecenia …

– Non posso confermarlo, non voglio discutere del futuro politico di Shamil Basayev, anche se lo conosco, l’ho incontrato più volte.

Incontro preparatorio alla firma del Trattato di Pace del 12 Maggio 1997. Al tavolo siedono Ivan Rybkin, Presidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa (a sinistra) con il so vice Boris Berezovsky ( a destra). Al centro i componenti della delegazione cecena, Akhmed Zakayev (sinistra) e Movladi Ugudov (destra).

– E quali sono le tue impressioni personali di questi incontri?

– Il suo passato. Quello che ha fatto a Budennovsk è ben noto. È stato un atto terroristico. Ma è successo nel quadro del conflitto ceceno. Questa, ovviamente, non è una scusa, ma dobbiamo guardare a come e in quali condizioni ciò è accaduto. Il mio approccio è il terrorismo e per questo dovrebbe essere giudicato. Ma penso che sia pericoloso guardare solo a queste caratteristiche. Le sue domande sul problema ceceno riguardano solo il terrorismo e la sharia. Il suo approccio mi spaventa, è di parte.

– Non nascondo il mio atteggiamento verso Basayev e quelli come lui. Basayev è un terrorista, è un criminale secondo tutte le norme internazionali e si dovrebbe agire di conseguenza nei suoi confronti.

– Va bene. Ma non è un caso che lei lo stia chiedendo.

– Sono interessato al tuo approccio, soprattutto perché alle tue spalle c’è l’OSCE, sei il rappresentante ufficiale di questa organizzazione.

– Credo che ci siano criminali in questa guerra non solo tra i ceceni, ma anche dall’altra parte! Perché non ne parla? Quante persone pacifiche sono morte lì […] E non è necessario dire che Basayev è un terrorista. Sì, ovviamente è un terrorista. Ma proviamo a parlare dell’altra parte.

– Sig. Guldimann, come ha guidato la missione OSCE a Grozny?

– Prima di tutto, vorrei sottolineare quanto segue: il fatto che l’OSCE abbia aperto il suo ufficio in Cecenia significa per me una conferma della disponibilità della Federazione Russa per la cooperazione internazionale. Anche in un conflitto interno, la Russia ha deciso di invitare un gruppo di assistenza di un’organizzazione come l’OSCE. Non tutti i paesi in Europa lo farebbero.

Sono arrivato in Cecenia quasi per caso. Sono stato diplomatico fino al 1990, poi ho lasciato il servizio diplomatico. Prima della mia nomina a Grozny, ho lavorato a Berna, nel dipartimento di politica e ricerca scientifica del Ministero dell’Interno della Svizzera, dove mi sono occupato di questioni relative ai rapporti con l’Unione Europea. Nel novembre 1995 mi è stato detto che stavano cercando un candidato per la carica di capo del gruppo OSCE a Grozny, e io parlo russo. Il 2 gennaio 1996 ero già qui. Prima di allora, avevo letto solo della Cecenia e non la conoscevo molto bene. Ma per me è stato il lavoro più interessante. Mi piace molto quello che faccio. Sì, è difficile, pericoloso, ma mi piace.

– E’ risaputo che c’è stato attentato alla sua vita, ma lei è rimasto in Cecenia. A questo proposito, è impossibile non notare il suo coraggio personale: una qualità, a mio avviso, non è molto caratteristica di un diplomatico di carriera. Lei è stato sotto i bombardamenti ed ha visitato ripetutamente le regioni montuose della Cecenia. Tutto può succedere. Mi dica, ha provato paura?

– L’attacco è stato al convoglio, non alla nostra macchina. Anche quando siamo tornati da Nazran, fu molto pericoloso. Il 6-8 agosto 1996, due missili di un elicottero russo furono lanciati nel nostro ufficio. Penso che sia successo per caso, visto che c’era una battaglia nelle vicinanze. Abbiamo trascorso otto giorni nel seminterrato. Hanno bombardato pesantemente nelle vicinanze.

Ora Grozny è diventato molto più calmo. Adesso non ho paura di niente. Non so cosa succederà dopo.

– Rappresentanti di quali paesi lavorano nell’OSCE a Grozny?

– Il mio vice è polacco, gli altri provengono da Italia, USA, Svezia, Spagna, Germania …

– Sono diplomatici?

– Legalmente – diplomatici, hanno passaporti diplomatici. Tra loro ci sono due militari.

– Gli eserciti di quali paesi rappresentano?

– Vengono dalla Spagna e dalla Svezia. In precedenza, c’erano più militari: quattro persone.

– Il suo soggiorno a Mosca è connesso a consultazioni politiche?

– Sì, nell’ultimo mese sono andato a Mosca ogni due settimane, incontrando i rappresentanti delle ambasciate straniere.

– Pensa che il risultato finale degli accordi di Khasavyurt possa portare all’indipendenza della Cecenia?

Questo è ciò che vuole la parte cecena. Penso che questo sia inaccettabile per la Federazione russa. Io stesso non posso giudicarlo, poiché stiamo lavorando in Cecenia sulla base di un accordo con il governo russo. Mosca deciderà se la Cecenia diventerà uno stato indipendente. È difficile per me immaginare come possa cambiare la posizione della Russia su questo tema e in quale direzione. Ma ciò che sta accadendo ora nella Repubblica cecena è un’espressione della volontà della popolazione locale. Molte forze politiche stanno prendendo parte alla formazione del governo di coalizione. A Novye Atagi, molte persone si rivolgono a Yandarbiev e altri con le loro proposte riguardo al governo. Questo processo ha legittimità democratica.

Aslan Maskadov e Alezander Lebed firmano gli Accordi di Khasavyurt

– Cosa ne pensa di Yandarbiev?

– Ora è considerato il presidente della Repubblica cecena . L’ho conosciuto nel maggio 1996 dopo la morte di Dudaev. Questa è stata la prima occasione per me di incontrare il leader dell’altra parte. Fin dall’inizio abbiamo avuto un buon contatto con lui. E posso sempre andare da lui. È molto importante. Ci siamo incontrati due volte la scorsa settimana. È aperto, non sorgono problemi. C’è fiducia.

Yandarbiyev e i suoi sostenitori desiderano mantenere le tradizioni nazionali e gli interessi popolari. Vogliono perseguire una politica nell’interesse delle persone. Quanto all’indipendenza e ad altre cose radicali , anche Aslan Maskhadov mi ha detto: non potrei firmare un altro documento, altrimenti non avrei un futuro politico. Sanno esattamente cosa possono e cosa non possono fare.

– Parla molto bene il russo. Ha già studiato la Russia?

– Durante i 9 mesi del mio lavoro in Cecenia, ho cominciato a parlare molto meglio che durante il periodo iniziale del mio arrivo qui. Ho iniziato a studiare russo a scuola. Poi – all’università. Poi ho lavorato come guida come parte di gruppi di turisti svizzeri che visitavano la Russia in epoca sovietica. Nel 1979 ho ricevuto una borsa di studio dall’Accademia delle scienze dell’URSS – 300 rubli al mese, ho vissuto a Mosca in un hotel vicino a Piazza ottobre. Era impegnato in sovietologia, ho scritto il libro “Moralità e potere nell’Unione Sovietica”.

– Alcune pubblicazioni dell’opposizione russa hanno affermato che lei è un ufficiale dell’intelligence di carriera ed ha il grado di generale di brigata. Potrebbe commentare questa informazione?

– Questo non ha senso. Questa è una conseguenza dell’antica tradizione sovietica: vedere una spia in ogni straniero. Ci sono persone che hanno paura degli stranieri e pensano che operino contro la Russia.

– E le dichiarazioni secondo cui gli ufficiali dei servizi segreti occidentali lavorano nella missione OSCE a Grozny sono anch’esse una sciocchezza?

– Naturalmente, anche questa è una sciocchezza […] se ciò fosse vero, sarebbe un’attività di spionaggio in accordo con il governo Russo. 

Khattab – La Spada dell’Islam (Documentario)

Questo documentario di propaganda è uno dei pochi documenti sulla vita di Khattab del quale esista una traduzione in inglese. Si tratta di un lungometraggio nel quale sono disponibili molte scene riguardanti la sua storia personale, militare e terroristica durante il suo “periodo ceceno”.

La seconda parte del video è disponibile al seguente indirizzo:

DUDAEV IN AFGHANISTAN: VERITA’ O MENZOGNA?

IL MITO DI DUDAEV

Una delle storie più controverse riguardo i leader della Repubblica Cecena di Ichkeria riguarda il suo primo (e più celebre) presidente, Dzhokhar Dudaev. La sua figura è stata oggetto di attenzioni uguali e contrarie: i suoi oppositori lo demonizzarono, disegnandolo come un piccolo tiranno corrotto, privo di scrupoli morali e lontanissimo dai valori religiosi che dichiarava di possedere. Parimenti, i suoi sostenitori e nostalgici costruirono intorno a lui un mito, esaltandone la figura di campione dell’indipendenza e di paladino della libertà. Certamente Dudaev fu un personaggio eccentrico, dai forti tratti caratteriali, capace di suscitare la più grande ammirazione come la peggior antipatia. Al pari di molti leader nazionalpopolari la sua figura assunse talvolta tratti così peculiari da risultare grottesca, eppure ancora oggi migliaia di ceceni ( e sono solo) lo considerano un punto di riferimento, e in alcuni paesi come l’Estonia (dove prestò servizio militare) e la Turchia lo celebrano intitolandogli spazi pubblici o targhe commemorative.

Tra le tante storie che circolano riguardo a Dudaev, una in particolare ha destato l’attenzione dei giornalisti di allora e degli storici di oggi. Secondo quanto dichiarato nel 1994 dall’allora Ministro della Difesa russo, Pavel Grachev, egli avrebbe operato come Generale dell’Aviazione durante la Guerra in Afghanistan, distinguendosi per lo zelo con il quale avrebbe bombardato le posizioni dei mujahideen (ed i loro villaggi) almeno in due occasioni. Per parte sua, Dudaev negò sempre la sua presenza in Afghanistan, dichiarando che a quel tempo svolgeva i suoi compiti in Turkmenistan, lavorando alla formazione morale ed alla disciplina dei reparti.

Quale fosse il motivo per il quale Grachev rispolverò questa storia è evidente: l’Afghanistan è un paese islamico, e come stava per accadere alla Cecenia, anche l’Afghanistan era stato invaso dalle truppe di Mosca. Presentare Dudaev come un “massacratore di musulmani” era funzionale a indebolire la fiducia dei separatisti nel loro campione. Ma quanto di vero c’è nelle parole di Grachev? D’altra parte, per motivi ugualmente evidenti e di opposto interesse, anche Dudaev aveva i suoi motivi per negare ogni coinvolgimento. Cercheremo, per quanto possibile, di fare luce su questa storia.

Funerali di Dzhokhar Dudaev a Grozny, 25 Aprile 1996

LE PROVE

Gli articoli inerenti questa storia citano un documento ufficiale (che la redazione non è tuttavia riuscita a reperire)  che sarebbe un estratto del fascicolo militare di Dudaev. In questo estratto, corrispondente al periodo 1988 – 1989, sarebbero iscritte tre sortite di bombardamento sulle città afghane di Jalalabad, Ghazni e Gardez, durante le quali sarebbero state sganciate 1160 bombe FAB3000 e 56 bombe FAB1500. Il documento citerebbe anche il tentativo di Dudaev di ridurre al minimo i danni collaterali, onde evitare vittime civili. Una testimonianza indiretta del coinvolgimento del presidente ceceno in Afghanistan ci giunge anche dalla motivazione di uno dei due “Ordini della Stella Rossa” che avrebbe ricevuto durante il suo servizio. Il secondo, il particolare, datato 1989, citerebbe “per l’adempimento del servizio internazionale in Afghanistan”. Precisiamo che la redazione non è riuscita a trovare neanche questa seconda prova documentale).

A supporto della presenza di Dudaev in Afghanistan (oltre alle dichiarazioni di Grachev) c’è anche un’intervista del 2013, rilasciata da un comandante di campo mujahideen operante nella gola del Panshir, Jalaladdin Mokammal, il quale dichiarò in quel frangente che uno dei principali leader della resistenza sovietica, il leggendario Massoud, teneva contatti con alcuni alti esponenti dello stato sovietico, quali Eduard Shevardnadze e Dzhokhar Dudaev, allora in servizio tra le truppe di occupazione presso la base militare di Bagram (circostanza confermata dallo stesso Grachev, il quale avrebbe dichiarato di aver conosciuto proprio là il Generale ceceno). Secondo Mokammal, Dudaev avrebbe preavvisato Massoud dell’arrivo dei bombardieri, sabotando così l’azione di bombardamento che gli era stata ordinata. Se ciò fosse vero sarebbe sì confermata la presenza di Dudaev in Afghanistan, ma il suo ruolo nella vicenda sarebbe addirittura ribaltato. La moglie del Generale, Alla Dudaeva, nella sua agiografia “Million First” parla in un passo della “fiducia” che suo marito riponeva nella leadership afghana pre – talebana, proprio nella figura di Massoud, all’epoca Ministro della Difesa nel governo Rabbani.

Dzhokhar Dudaev nel 1987

Infine ci sono le parole degli storici militari. Una fonte, seppur secondaria, è rappresentata dalle parole dello storico Alexander Suprunov, il quale in uno dei suoi lavori afferma non soltanto che Dudaev avrebbe prestato servizio in Afghanistan, ma che si sarebbe prodigato in prima persona per effettuare i bombardamenti citati dal suo stato di servizio, “sviluppando personalmente una serie di approcci, forme e tecniche per distruggere il nemico dall’aria, usando i mezzi d’attacco dell’aviazione strategica”. La fonte citata sarebbe un documento depositato presso l’archivio dell’aereonautica nel quale si certifica che il Generale (all’epoca Colonnello) avrebbe preso parte attiva alle operazioni sviluppando originali tecniche di combattimento su terreno accidentato. Lo stesso documento (anche in questo caso irreperibile per la redazione) citerebbe circa 600 sortite da parte dell’unità di bombardieri pesanti comandata a quel tempo da Dzhokhar Dudaev.

CONVERGENZE E IPOTESI

Una possibile testimonianza convergente tra le dichiarazioni di Grachev e quelle di Dudaev potrebbe essere quella rilasciata da un sedicente ex sottoposto del Generale, che ora vive in Ucraina. Nell’intervista egli afferma che effettivamente Dudaev si trovava in Turkmenistan, presso la base militare di Mary, e che da qui la sua unità partisse per effettuare le missioni di bombardamento in Afghanistan. Secondo questa fonte Dudaev avrebbe compiuto ben più di tre sortite in territorio nemico, pilotando personalmente il suo velivolo d’attacco al suolo.

Dudaev da giovane in uniforme da pilota

Alla luce delle informazioni a noi pervenute non siamo in grado di stabilire se Dudaev abbia prestato servizio in Afghanistan, se abbia bombardato i mujahideen o se abbia segretamente collaborato con Massoud. Possiamo soltanto tracciare quella che ci sembra l’ipotesi più probabile, ovvero che Dudaev abbia effettivamente operato nello scacchiere afghano, magari da una base in Turkmenistan, che abbia partecipato alle azioni militari, magari limitando al massimo il suo coinvolgimento personale e cercando di evitare vittime tra la popolazione civile, dovendosi destreggiare tra la simpatia per gli afghani, islamici come lui, ed il senso del dovere verso l’Armata Rossa.

LE ELEZIONI DEL 1997 SULLE PAGINE DEL NEW YORK TIMES

Il 27 Gennaio 1997 in Ichkeria si tennero le prime elezioni dalla fine della guerra: la popolazione si recò in massa alle urne, vivendo quell’esperienza con grande passione e spirito partecipativo. La contesa vide confrontarsi i principali leader politici e militari della repubblica: Basayev, Yandarbiev, Ugudov, Zakayev, Arsanov, e ovviamente il grande favorito: l’ex Capo di Stato Maggiore dell’esercito separatista Aslan Maskhadov. Allineato su posizioni moderate, cui aderiva la maggioranza della popolazione civile (oltre che parte dell’establishment militare) egli fu in testa fin dall’inizio della campagna elettorale, conquistando infine quasi il 60% dei voti e lasciando in minoranza sia i dudaeviti radicali (rappresentati dall’ex Presidente ad Interim Zelimkha  Yandarbiev) sia l’ala militare oltranzista (rappresentata da Shamil Basayev). Un ciclo di articoli editi dal New York Times, dei quali pubblichiamo una traduzione, racconta le impressioni che il mondo occidentale ebbe di quei momenti così fatali per la storia postbellica della Repubblica Cecena di Ichkeria. Il link agli articoli in lingua originale sono reperibili quì:

Principali preoccupazioni degli elettori ceceni: ordine e stabilità

di Alessandra Stanley

24 GENNAIO 1997 – La guerra è finita ed ora la battaglia per il controllo della repubblica secessionista della Cecenia si sta conducendo sulle onde radio. In un piccolo canale di proprietà privata, Aslan Maskhadov, primo ministro e capo di stato maggiore delle forze cecene durante la guerra, fissa la telecamera indossando un maglione ed una giacca civile, e racconta lentamente la storia della sua vita, a partire dalla sua nascita e dalla giovinezza ai tentativi di entrare in un’accademia militare sovietica contro la volontà di sua madre. In un altro, il suo principale avversario, Shamil Basayev, il comandante ceceno che ha guidato la tragica presa di ostaggi nell’ospedale di Budennovsk nel giugno 1995, vie mostrato in una sorta di video musicale sulla jihad.  Immagini audaci di lui che affronta il governo russo a Budennovsk e che guida le truppe in battaglia a Grozny in stile montaggio – flash sullo sfondo di una musica popolare e marziale cecena.

Dopo 21 mesi di incessanti bombardamenti aerei e d’artiglieria, la Cecenia è un mosaico di edifici bruciati e macerie. Non c’è ancora acqua corrente e la gente fa la fila per ore per riempire i secchi dalle colonnine in strada. Ma l’elettricità è tornata nella maggior parte delle zone e le persone la usano principalmente per alimentare i loro televisori. Le elezioni cecene, [previste per] lunedì sono una campagna elettorale in stile anni ’90,  sullo sfondo di alcune delle peggiori distruzioni urbane dalla Seconda Guerra Mondiale.

Manifesto elettorale di Aslan Maskhadov

Ci sono 16 candidati alla presidenza, e tutti sostengono l’indipendenza dalla Russia. Sui volantini e i manifesti incollati sulle finestre sbarrate e gli edifici bombardati in tutta Grozny, i cinque principali candidati della campagna promettono tutti di ristabilire l’ordine. E tutti dicono di voler favorire l’instaurazione di una società islamica. Ma il background ed il temperamento dei due candidati più noti e favoriti, il signor Maskhadov ed il signor Basayev forniscono un netto contrasto.

Il signor Basayev, 32 anni, che è ancora il nemico pubblico numero 1 in Russia, simboleggia la sfida e il rischio. Il signor Maskhadov, 46 anni, che ha negoziato e firmato l’accordo che ha portato al ritiro della truppe russe, è a favore della moderazione e del compromesso. Stanche della guerra, per persone stanno affrontando una sconcertante, e a volte sgradevole competizione tra ex alleati che hanno combattuto insieme i russi e che ora combattono tra di loro. L’indipendenza, che la Russia rifiuta di accettare ma che la maggior parte dei ceceni da già per scontata, non è il tema principale della campagna. Lo sono l’ordine e la stabilità. I ceceni che sono sopravvissuti a malapena alla guerra ora sono terrorizzati dalla pace. “Ogni notte viviamo nella paura che i banditi battano alla nostra porta” dice Tarabek Dejetayeva, 40 anni, una donna cecena il cui quartiere, dove metà degli edifici rimangono rovine bombardate e dove non c’è più acqua corrente, è stato ripetutamente colpito da colpi dai colpi di arma da fuoco dei ladri. “Dobbiamo scegliere un uomo forte che possa fermarlo”. Dice che voterà per Mr. Basayev.

I pochi occidentali che ancora lavorano a Grozny sperano che un presidente democraticamente eletto possa ristabilire l’ordine. “Queste elezioni non cambieranno nulla riguardo lo status della Cecenia: lo stallo con la Russia rimarrà, non importa chi sarà il vincitore” dice Tim Guildimann, capo della missione a Grozny dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa [OSCE] che sta aiutando ad organizzare ed a monitorare le elezioni. “Al vincitore daranno la legittimità per garantire la stabilità all’interno della Repubblica”. Quando 60 osservatori dell’organizzazione europea arriveranno in Cecenia questo fine settimana per monitorare le elezioni, questi saranno scortati da guardie armate del governo ceceno.

Shamil Basayev tiene un comizio elettorale

I candidati parlano di legge ed orine. Mercoledì, durante una manifestazione a Starye Atagi, Shamil Basayev è salito sui gradini di una moschea e si è lamentato del fatto che il governo, guidato dal Presidente Zelimkhan Yandarbiev, non ha fatto nulla per fermare il crimine dilagante e la corruzione. Il signor Yandarbiev, che è anch’egli candidato di primo piano, sta correndo principalmente sulle orme di Dzhokhar M. Dudaev, il presidente ribelle ceceno che è stato ucciso lo scorso Aprile ed ha nominato Yandarbiev suo successore. In un enorme raduno commemorativo per il signor Dudaev oggi (dove è stato insignito del titolo postumo di Generalissimo) il signor Yandarbiev ha fatto pressione sulla sua forza ribattezzando Grozny, la capitale, in Dzhokhar – Ghala, “Città di Dzhokhar”.

Ma gli elettori parlano di criminalità dilagante e mancanza di controllo da parte del governo. Dal ritiro russo le fazioni rivali sono entrate in guerra per il controllo dei loro territori. Le rapine, i rapimenti e gli omicidi si sono moltiplicati. A Dicembre sei operatori della Croce Rossa sono stati uccisi da uomini armati spingendo tutti gli altri operatori stranieri a lasciare la Cecenia. Un sacerdote ortodosso russo è stato rapito due settimane fa. Due giornalisti russi sono scomparsi la scorsa settimana.

L’esuberante e popolare Mr. Basayev è forse il candidato più visibile, tiene raduni e discorsi in tutta la Cecenia. Il signor Maskhadov è forse il meno in evidenza. Ha interrotto tutte le campagne la scorsa settimana e ora trascorre le sue giornate in una casa pesantemente sorvegliata fuori Grozny, ricevendo gli anziani del villaggio. Oggi, in una breve intervista, era circondato da guardie del corpo armate mentre parlava delle sue preoccupazioni per la sicurezza, promettendo di raggruppare i combattenti ceceni in un esercito organizzato e di sciogliere i reparti che sarebbero rifiutati di arruolarsi. Uno dei suoi migliori aiutanti militari ha detto che Maskhadov aveva smesso di fare  campagna elettorale per motivi di sicurezza. “Secondo me la minaccia viene dalla parte russa”, ha detto l’assistente, Hussein Iskhanov. “Non è nell’interesse della Russia che Maskhadov vinca”.  In realtà i suoi rivali affermano che è una figura fin troppo conveniente per la Russia. Dipingono in signor Maskhadov come qualcuno che piegherà la schiena per compiacere Mosca. Il signor Basayev al contrario dice che solo lui può costringere la Russia a concedere l’indipedenza alla Cecenia. “Con me la Russia ha solo una scelta: lasciarci in pace”, ha detto ai suoi sostenitori. “Con Yandarbiev ne hanno sette, con Maskhadov nove o dieci.”

Movladi Ugudov (a sinistra) e Shamil Basayev (a destra) durante un dibattito per le elezioni del Gennaio 1997

Ma molti in Cecenia favoriscono il signor Maskhadov proprio perché è meno intransigente del signor Basayevv – ed ha meno probabilità di provocare Mosca. “Sono per Maskhadov, è istruito, è civile ed è per la pace: è lui che ha firmato la pace coi russi” dice Leila Khuchiyeva, una donna cecena che vende pane in un mercato di strada. “Basayev è un eroe nazionale, ma non è un presidente”. Tutti i favoriti sono eroi di guerra, ma hanno dimostrato capacità mediatica in tempo di pace. Istruita dagli europei, la commissione elettorale cecena ha stabilito un regolamento che assegna a ciascun candidato circa 3.000 dollari per coprire i costi della campagna elettorale e 20 minuti di trasmissione gratuita alla televisione ed alla radio del governo. C’è un limite di spesa di centomila dollari, ma la commissione ha poca capacità di monitorare le spese effettive. E alcuni candidati hanno più “tempo uguale” di altri. Il signor Basayev ha il suo canale televisivo, una minuscola stazione a basso costo di proprietà di un uomo d’affari. Il signor Maskhadov ha anch’egli una stazione privata a sua disposizione, anch’essa di proprietà di un uomo d’affari che sostiene la sua candidatura. Il signor Yandarbiev si avvale liberamente del canale governativo. Non ci sono sondaggi affidabili, ma alcuni analisti politici affermano che il signor Basayev stia guadagnando rapidamente su Maskhadov.