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“BUCHA CECENA” – IL MASSACRO DI NOVYE ALDY

Nei giorni in cui viene pubblicato questo articolo la guerra tra Russia e Ucraina è in pieno svolgimento. E’ notizia di poche settimane fa il ritrovamento di decine di cadaveri lungo le strade e in una fossa comune nella cittadina di Bucha. Secondo il sindaco della cittadina le vittime sarebbero centinaia, uccise a sangue freddo dai militari russi in ritirata e abbandonate sul luogo dell’esecuzione. Sono state riportate anche testimonianze riguardanti strupri, saccheggi e devastazioni. La tragedia, se confermata, non sarebbe tuttavia la prima a vedere le forze armate russe responsabili di atrocità e crimini di guerra. Il triste copione di Bucha è stato più volte realizzato in Cecenia, sia durante la Prima che durante la Seconda Guerra Russo – Cecena. E in questi casi la responsabilità delle truppe del Cremlino è acclarata, e consegnata alla storia. Forse il più tragico di questi avvenimenti è quello che accadde nella cittadina di Novye Aldy, alla periferia meridionale di Grozny, il 5 Febbraio 2000.

OPERAZIONE DI “PULIZIA”

All’inizio della Seconda Guerra Cecena la cittadina di Novye Aldy contava circa trentamila abitanti. Ali primi di Gennaio del 2000 le forze federali raggiunsero i sobborghi occidentali e meridionali dell’abitato, nell’ambito dell’operazione di accerchiamento della capitale della Repubblica Cecena di Ichkeria. La cittadina aveva subito un primo bombardamento da parte dell’artiglieria e dell’aereonautica, a seguito del quale quasi tutti i residenti erano sfollati, cosicché alla fine del mese appena duemila persone, per lo più troppo anziane o malate per potersene andare, rimanevano acquattate nei seminterrati delle abitazioni, mentre nel cimitero cittadino si erano contate 75 nuove tumulazioni, in parte dovute alle esplosioni dei giorni precedenti. Novye Aldy era considerata dai russi un punto strategico non soltanto perché si trovava immediatamente a sud di Grozny (all’epoca chiamata “Dzhokhar” in onore del primo Presidente della ChRI, Dudaev) ma anche perché allo scoppio delle ostilità la sua moschea aveva ospitato una preghiera alla quale avevano partecipato il Presidente Maskhadov, l’ex Presidente Yandarbiev ed altre figure di alto profilo dell’Ichkeria. Era quindi definita una “roccaforte” degli indipendentisti, pur non essendo di fatto né trincerata, né difesa dalle forze regolari cecene.

Secondo quanto riportato dalle testimonianze dei residenti sopravvissuti, Aldy era stata temporaneamente occupata da unità alle dipendenze del Generale di Brigata Akhmed Zakayev, ma prima che i bombardamenti avessero inizio tale reparto si era già ritirato fuori dal centro abitato. Tuttavia quando le forze federali raggiunsero i suoi sobborghi, iniziò un fitto bombardamento sulla cittadina, che proseguì quasi ininterrottamente tra il 2 ed il 5 Febbraio, provocando decine di morti. Soltanto dopo che una rappresentanza di residenti locali ebbe modo di parlare con il comando militare russo, garantendo che la città fosse completamente libera da uomini armati, il bombardamento cessò, ed il giorno successivo, 5 Febbraio 2000, forze della polizia militare, la famigerata OMON, penetrarono nel villaggio per effettuare una “operazione di controllo dei passaporti”. L’operazione fu condotta da due distinti reparti: il reparto OMON della Polizia di San Pietroburgo ed un reparto eterogeneo composto da poliziotti, soldati a contratto e coscritti. Le due unità penetrarono dentro Novye Aldy da Nord e da Sud, abbandonandosi fin da subito al sistematico saccheggio delle abitazioni, prassi tristemente usuale durante entrambe le guerre russo – cecene.

IL MASSACRO

Ben presto tuttavia la portata dei crimini divenne ancora più drammatica: lungo la via principale della cittadina militari russi penetrarono casa per casa, lasciando dietro di loro una scia di morti: il primo a cadere fu il cinquantenne Sultan Temirov, che abitava al numero 170 di quella strada. Il suo corpo, privato della testa (che non fu mai ritrovata) fu rinvenuto fatto a brandelli davanti alla porta di casa. Dopo di lui fu la volta di altre ventirè persone, per lo più donne e anziane. La vittima più vecchia, Rakat Akhmadova, aveva 82 anni, e fu freddata con due colpi sul marciapiede davanti alla sua abitazione. Tra le vittime si contarono almeno sei giovani donne, una delle quali incinta, ed un bambino di un anno, giustiziato con due colpi alla testa e bruciato in strada.

I militari russi andavano di casa in casa, chiedendo la consegna di tutti gli oggetti di valore, ed ammazzando a sangue freddo chiunque opponesse resistenza, o che non consegnasse un riscatto sufficientemente alto. In altri casi, secondo le testimonianze, anche coloro che possedevano qualcosa furono successivamente giustiziate, in quanto non avevano prodotto i documenti di identità richiesti. In almeno un caso si ebbe uno stupro di gruppo ai danni di sei donne, tre delle quali successivamente strangolate. La maggior parte delle case di proprietà delle vittime furono devastate e date alle fiamme, probabilmente nel tentativo di coprire i crimini commessi. Quando, al tramonto, i militari russi se ne andarono dal villaggio, i pochi superstiti uscirono dai loro nascondigli per spegnere gli incendi, prestare soccorso ai feriti e seppellire i cadaveri. Davanti a loro si palesò il dramma di una vera e propria strage, assimilabile ad un atto di genocidio, contro civili la cui unica colpa era quella di trovarsi nel villaggio al momento dell’operazione di “pulizia” e di non possedere sufficienti risorse per comprare la loro salvezza e quella dei loro cari. Nelle case e sulle strade rimasero tra i 56 e gli 82 cadaveri. Contrariamente a quanto prescritto dalla tradizione islamica, i superstiti non seppellirono immediatamente i corpi delle vittime, ma li mantennero nelle loro posizioni originarie affinché potessero essere filmati. Nel corso dei giorni successivi furono realizzati numerosi video amatoriali, molti dei quali sono visibili oggi nel documentario Aldy: A Past That Cannot Be Forgotten che riportiamo qui di seguito.

COPERTURE DI STATO

Malgrado l’evidenza del crimine commesso, le autorità federali si mossero con estrema lentezza ed inefficacia. Dapprima si negò che la strage fosse avvenuta: interrogato sull’argomento, il Tenente Generale Stanislav Kavun dichiarò: Queste affermazioni non sono altro che un intruglio non supportato da fatti o prove. Le dichiarazioni di questa organizzazione per i diritti umani, basate esclusivamente sui resoconti verbali di testimoni anonimi, dovrebbero essere viste come una provocazione il cui obiettivo è screditare l’operazione delle forze federali contro i terroristi in Cecenia. Nel frattempo, un secondo raid dell’OMON ebbe luogo a Novye Aldyh il 10 Maggio. L’azione fu verosimilmente orchestrata per costringere i sopravvissuti al silenzio: non si registrarono ulteriori vittime, ma si verificò un nuovo, sistematico, saccheggio, e gli abitanti del villaggio furono malmenati e minacciati.

Soltanto il 14 Marzo, su pressione dell’Osservatorio dei Diritti Umani, si presentarono nel villaggio i primi investigatori. Le prime dichiarazioni degli inquirenti resero subito chiaro che l’intento del governo di Mosca fosse quello di sminuire la gravita dell’evento, e se possibile di attribuirne la responsabilità agli stessi ceceni, i quali si sarebbero travestiti da soldati russi ed avrebbero compiuto la strage con l’intento di screditare le forze federali. Nel corso degli anni successivi, nessun responsabile fu mai individuato dalle autorità russe, e l’unico soldato riconosciuto colpevole di saccheggio ed omicidio, un poliziotto OMON dell’unità di San Pietroburgo, dopo essere stato condannato fece perdere le proprie tracce, dopo di che la sua condanna fu sospesa. Neanche l’intervento del Tribunale Internazionale, delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa (OSCE) hanno permesso di accertare le responsabilità della strage.

Un resoconto completo della tragedia è riportato nel rapporto dell’Osservatorio per i Diritti Umani che alleghiamo di seguito:

https://www.hrw.org/reports/2000/russia_chechnya3/

“Ci sono forze più pericolose di qualsiasi carro armato!” Il primo discorso di Dudaev

Il 23 Novembre 1990 si svolse la prima sessione (e anche l’unica con questo nome) del Congresso Nazionale Ceceno. Al termine di questo evento apparve al grande pubblico ceceno, per la prima volta, il Generale dell’Aviazione Dzhokhar Dudaev. Non ci dilungheremo sulle origini del congresso, né sulla figura di Dudaev quanto sulle parole che egli proferì. Il suo intervento giunse alla fine dei lavori del congresso, quando i delegati avevano già stabilito di votare una Dichiarazione di Sovranità della Repubblica Cecena, e di trasformare il congresso in una piattaforma politica permanente. Pubblichiamo le parole di Dudaev prima di tutto perché il testo integrale del discorso non è mai stato tradotto dal russo, e costituisce una fonte storica fondamentale per capire non soltanto la parabola politica del Generale, ma anche per inquadrare l’evoluzione intera del nazionalismo ceceno.

Il discorso di Dudaev al Congresso in lingua originale

Cari fratelli e sorelle. Cari compagni, nostri cari ospiti.

Mi congratulo sinceramente con voi e con me stesso per le prime ore e il primo giorno di cittadinanza di uno stato sovrano. La dichiarazione è stata adottata e sono pienamente convinto che anche se qualcuno avrà l’idea di opporsi, sarà un potenziale nemico del nostro popolo.

I delegati del congresso si sono assunti la straordinaria responsabilità di essere rappresentanti del popolo. L’annuncio di per sè non è così difficile. Ma c’è un detto saggio tra la gente: “non tirare fuori il pugnale senza bisogno, se lo tiri fuori, usalo”.

Il pugnale è sguainato. Ora dobbiamo pensare a come attrezzare uno stato sovrano. Questo è un processo estremamente delicato e complesso. Vorrei avvertire i miei compatrioti che il periodo più pericoloso riguardo a possibili provocazioni, condizionamento delle menti degli individui, che può portare allo spargimento di sangue, sta arrivando proprio ora. Ci sono forze sufficienti per questo. Il giovane che ha parlato prima ha rammentato il pericolo di un’aggressione con i carri armati. Il carro armato è vulnerabile. È ben visibile, puoi sdraiartici sotto con e farlo esplodere con le granate. Ci sono forze più pericolose di qualsiasi carro armato, aereo e qualsiasi arma. Edifici a sette piani (KGB) che si trovano sulla strada successiva. Anche se una persona siede in ogni loro ufficio, si può immaginare quali forze ci siano per questa repubblica. Non una sola repubblica autonoma ha un tale potenziale, anche solo in termini di edificio. Probabilmente anche in basso, un paio di piani sottoterra.

Non importa quanto sia difficile riconoscere e assumersi tale responsabilità: se la repubblica sovrana non avrà le sue forze di protezione, garanti della sicurezza della repubblica, e un Ministero dell’Interno, se non sarà nella disponibilità di effettuare una mobilitazione, di creare le proprie formazioni, una repubblica sovrana, nella fase attuale, non esiste.

Questo conferma il corso degli eventi, la lotta in corso in tutte le regioni. E come è stato detto qui, ora bisogna agire e non aspettare l’aiuto dall’esterno. Se presentiamo un disegno di legge, la mia personale convinzione è che la Russia dovrebbe restare più vicina. Dov’è il parlamento evoluto, dove sono le forze capaci, le forze della democrazia e il maestro generatore della perestrojka. E’ necessario presentare al dipartimento alleato tutti i resoconti di cui stiamo parlando per i danni che hanno subito i nostri piccoli e poveri popoli su questa terra.

L’edificio del KGB a Grozny prima della guerra

Il benessere che oggi è relativamente disponibile nella repubblica rispetto ad altre regioni ed è assicurato, in primo luogo, dalla flessibilità della dirigenza, a cui bisogna riconoscere il dovuto, e non meno dalla saggezza del popolo. Una terra bellissima, uno degli angoli più fertili, la natura fa nascere sempre belle persone: anima, corpo, spirito, volontà, carattere, tutte qualità naturali positive. Delle quali si parla molto…

Ho chiesto ai miei compatrioti di non rivolgere su di loro la gloria del passato, le migliori persone della Russia e di tutti i paesi del mondo hanno parlato di questa gloria. Quando noi stessi ne parliamo, significa che il potenziale spirituale della generazione attuale si è esaurito.

Sembrerebbe…

Quindi, ho tante proposte, che (se interessa il Comitato Organizzatore del Congresso), e con piena convinzione (se fino ad ora c’erano dubbi sulla possibilità di mantenere la democrazia, la creazione di uno Stato di diritto), allora giovani persone del Comitato Organizzatore, che nelle condizioni più difficili sono riuscite a convocare il Congresso del Popolo (l’organizzazione più alta del nostro tempo), poi c’è il potenziale dei giovani, c’è la forza dei giovani.

Il resto delle proposte sul Parlamento, se interessano alla Direzione e al Comitato Organizzatore, le manderò per iscritto.

Grazie per l’attenzione, buona fortuna e avanti.

Dudaev al Congresso del 1990

Putin was raised on Chechen blood! Francesco Benedetti interviews Mayrbek Taramov

Francesco Benedetti : – Recently your book “The Crimes of the Russian Century in Chechnya” was published in Amazon . It contains terrible evidence of the crimes committed by the Russian army during the second invasion of the country. Why did you decide now to publish these testimonies of events that took place more than twenty years ago? Is this an act of testimony or a political choice?

Mairbek Taramov: – I began to publish the first materials described in the book “The Crimes of the Century of Russia in Chechnya” in Baku in the newspaper “Kavkazskiy Vestnik” almost immediately after I received these materials on several diskettes. This issue of the newspaper came out on November 27, 2000, that is, almost a year after those terrible crimes. Although it has been 22 years since those materials were given to me, I cannot name those who gave me these floppy disks. Some details about the publication of these materials are covered in the Afterword of the book, when I received a dissatisfied letter from the Nazran Department of the Memorial Human Rights Center (HRC). Their dissatisfaction was expressed by fear for the lives of the victims, who filed suits with the ECtHR for the crimes committed against them. And I, in turn, expressed indignation at the fact that Memorial’s employees are afraid of publicity for such monstrous crimes committed by the Russian authorities in Chechnya.

Three years later, I managed to combine these materials, and in early 2004 I published the book Crimes of the Russian Century in Chechnya. Here it is necessary to recall that this book was published illegally. Moreover, in order for the book to be released, and so that there would be no premature publicity, the Russian workers of the printing house were sent on a weekly paid vacation.

Initially, I provided the authorship of the book to HRC “Memorial” and GIA Chechenpress . Here I want to note that I, in turn, was afraid of persecution, and in order to somehow warn myself, I transferred my authorship. Later, information reached me that Memorial Human Rights Center declared that it had nothing to do with the book, thereby refusing authorship. In the end, I had to take ownership.

Today’s publications of these Russian crimes are explained by the following reasons…

Firstly, after the brazen and bloody invasion of the Russian troops into Ukraine, it was necessary to warn the Ukrainian leadership and the population that such cruel crimes could happen on their soil, which, unfortunately, was confirmed.

Secondly, I am sure that such monstrous crimes would not be repeated again and again anywhere in the world, their maximum publicity is necessary, so I turned to the world famous Amazon Corporation for publication , after translating the book into English. For the same purpose, I turn to your site www . ichkeria . net in the hope that these materials will be translated into Italian.

And thirdly – again and again I appeal to the population of Chechnya who suffered from these crimes – pass on information about these and other crimes committed against you and your relatives to the International Criminal Courts! Today, a unique situation is emerging when Russian criminals can suffer a well-deserved punishment, and you and your relatives will receive proper compensation, and not the miserable handouts that the ECHR paid earlier, which do not even make up a fifth of the affected Europeans or Americans.

– The evidence that you have collected in your book chills the soul and can shake the self-control of any person. Before you became the author of this book, you were a Chechen. How did you, as a blood brother of these victims, feel their suffering? How would you explain to the citizens of Italy, France or Germany what it means to experience what the people you describe in your book have experienced?

– To feel the pain and suffering of this or that people, another person, one must have a real heart, as our Creator commands, regardless of nationality. After all, why did Putin and the FSB create an information blockade in Chechnya on the eve of the second war? The special services are well aware of the effect of the information war – that Humanity will respond to the pain and suffering of people. Unfortunately, Putin’s plan came true – foreign journalists, on pain of death, were not allowed into the territory of war-torn Chechnya. But there were a few journalists who acted there at a deadly risk, one of which was Anna Politkovskaya. Although she was not a Chechen, the suffering Chechens trusted Anna as their sister or mother – 100%. And she literally splashed out the tears, blood and suffering of the Chechen people on the pages of Novaya Gazeta, which had a strong resonance.

Well, I was not such a popular journalist, very few people read my newspaper, although I published terrible materials there. But I am still alive, and have been continuing my activity for more than 20 years, although my health is naughty. Yes, of course, as a native Chechen, I feel the pain and suffering of my people stronger and closer, but as I said above, there are humanitarians in the world who have these feelings on the same level as me.

As an example, I will cite Inna and Andrey Kurochkin from the NEP information channel from Prague, who raised the Chechen problem to an all-time high level, as well as your fellow countryman (he says he is from Florence) Adriano Sofri , who wrote a wonderful story “If I was born in Chechnya.” And the worse Francesco Benedetti shining like a bright star in the information sky, raising the flag of independent and free Ichkeria high. The list goes on…

– In our previous conversation, you mentioned that the crimes that you mention in your book are the subject of criminal cases against the Russian government, and in the coming future will be considered in the International Criminal Courts (ICC). Can you tell me what stage these Chechen affairs are at and how it is currently progressing?

– As follows from the afterword of the book, an employee of the “Memorial” office from Nazran said that 6 criminal cases from those crimes that are described in the book are under consideration at the ECHR. But that was over 20 years ago. Of course, now there are many more of these cases. However, we do not know how many specific criminal cases are under consideration, and what are the results – lawyers should deal with this. I also do not know how the ECtHR will demand compensation if Russia is withdrawn from the European Council.

Therefore, at this time, Chechens must insist on the consideration of these criminal cases in the International Criminal Courts (ICC), in particular in The Hague, where a completely different mechanism for punishing criminals, imposing indemnities, compensations operates. Therefore, it is extremely important to explain to the affected citizens of Chechnya and their relatives how to file claims with the ICC.

dMayrbek Taramov

– You have been protecting human rights since the mid-2000s. What does it mean for a Chechen who has seen how the most elementary rights of his people are trampled with impudence and arrogance by a state that defines itself as “according to the law” to continue to fight for respect for human rights no matter what?

– Here it is necessary to distinguish between the activities of lawyers and human rights activists. I had to deal with the protection of the rights of Chechen refugees in Azerbaijan, seeing their absolutely powerless situation. Although I have been extremely busy doing journalism, I also had to work on defending the rights of Chechen refugees in 2002 by founding the Chechen Human Rights Center (CHRC). The main mission of the CLC was to prevent the deportations of Chechen refugees from Azerbaijan and Georgia and publicize the outcome of such deportations to Russia, which, as a rule , ended in torture and murder of the deportees. Similar deportations also took place in European countries where it would seem that human rights are protected, but … this is not at all the case. I have a whole list of deported Chechen refugees from Europe who, after being deported to Russia, were subjected to torture, murder and long prison terms. But in recent years, the activities of Chechen human rights organizations in Europe have become difficult due to the fact that it is now practically impossible to really establish whether this or that Chechen refugee is a member of the Resistance, or is it a simple refugee, tourist, businessman, and finally Kadyrovites who need asylum in Europe for cover. As a result, our Independent International Human Rights Group ceased its activities. But at the same time, Said- Emin Ibragimov, a professional lawyer and head of the human rights organization “Peace and Human Rights”, continues his legal activities, filing lawsuits with the International Criminal Courts on all crimes of the Russian army against the civilian population of Chechnya. But there are no results yet. My mission as a journalist and writer is to give maximum publicity to the crimes committed by the Russian leadership, which is what I am currently doing, and what I call on other journalists, including Francesco Benedetti .

– On this issue, organizations of the Chechen diaspora in Europe often oppose the deportation of Chechen citizens to Russia, and from there to Chechnya. Can you tell me more about these cases? Why is the repatriation of Chechens to Russia dangerous?

– This is too big a question. And in short, as I said above, any Chechen refugee deported from Europe to Russia, if he is a former member of the Resistance or somehow helped our fighters, he will be killed after prolonged torture. At best, he will receive a long or life sentence, which also ends in death. Or maybe he will become a Kadyrovite if he is forced to betray. It is this last category ( Kadyrovites ) that poses the greatest danger to Chechen refugees, in whom this traitor used to be trusted. But against such there is an antidote – not to communicate with such and not to believe a single word of the returnee . An important question or explanation… How to establish whether this or that refugee, asylum seeker, is a member of the Chechen Resistance? When we write Confirmations to the Migration Services of European countries, in order to establish the truth, we first address the question of this or that asylum seeker to authoritative Chechens, former commanders. And if the answer is positive, we write a Petition to the authorities of European countries. It is not difficult to establish the truth, since the population of Chechnya is not so large. And there were not so many fighters who fought. So, on August 6, 1996, only 750 fighters of the Chechen Resistance managed to defeat the many thousands of Russian troops. But taking into account those who helped our fighters to one degree or another, the total number of participants in the Resistance will increase to more than 20,000 people. It is important to note here that almost 90% of the population of Chechnya was on the side of the fighters defending the Freedom and Independence of their Motherland.

– Now Chechnya lives under the regime of Ramzan Kadyrov, a very loyal follower of the same Vladimir Putin, who organized and directed or, at least, covered up those crimes that you talk about in your book. How does the current Chechen government justify these actions against its people? And how do the residents of Chechnya say about it?

An important clarification is needed here. Putin and the entire leadership of Russia, primarily the military and special services, committed the very terrible crimes described in the book. Only after the end of active hostilities in Grozny did the Kremlin begin to form a puppet government in Chechnya, headed by Akhmad Kadyrov, a former mufti and mullah. He graduated from one of the Muslim universities in Central Asia, where it was impossible to enter without the knowledge of the KGB. Thus, Akhmad Kadyrov was a KGB agent during the Soviet era. The main stimulus in the formation of the puppet government was money, which generously financed the puppet officials. Of course, these puppets tried to justify the actions of the Russian troops in Chechnya, described in the book, and blamed the former authorities for the tragedy. Their main “trump card” was the following – if the CRI authorities had not called on the Chechen people to resist, then this war and these tragedies could have been avoided. Chechens living in their homeland, in the early 2000s, somehow expressed dissatisfaction with the occupation and puppet authorities, but their protests were brutally suppressed, and activists were persecuted. Human rights activists were most persecuted, who were simply kidnapped and killed, similarly cracked down on former members of the Resistance, who left Chechnya to save their lives. The current residents of Chechnya prefer to remain silent about past events, fearing for their lives.

What do you think, is there a discussion in Russia about the crimes committed by the Russian government against the Chechens? And is there any chance that the Russian public will find out about these crimes?

– What kind of discussions can be discussed in modern Russia? It must be admitted with great regret that today’s Russia is an empire! And in an empire, as you know, there can be no normal society. In the Russian Empire at this time, everything is decided by one person – Putin! And here the answer is very clear to you – Putin will never allow the emergence of a free Chechen state. But fortunately, after the war in Ukraine, the situation in Russia may change radically and lead to the disintegration of the country. Of course, in such a situation there is a real chance of regaining the lost independence of the Chechen Republic of Ichkeria. But it is extremely difficult to predict exactly how events will develop after the collapse of Russia. Such chaos is possible in Russia, which has never been in the history of any country. This is precisely the development of events that the West is afraid of, as former US Secretary of State Henry Kissinger, who is 98 years old, recently said. But time will tell how events will develop further …

– In your opinion, why did the events that engulfed Chechnya in the period from the early 1990s to the early 2000s not affect Western public opinion? Why didn’t Europe, which today is in danger because of the Russian invasion of Ukraine, see an equally great danger in the invasion of the Chechen Republic of Ichkeria?

– This is a question that the Western media prefer to avoid, because, as the proverb says, “their face is down.” After all, Putin came to power in Russia thanks to the support of the West. Western politicians had high hopes for Putin – and he did not deceive them at first. With the silent participation of the West, which only verbally expressed concern, Putin staged a genocide in Chechnya. I repeatedly spoke about this and wrote in my articles, and showed the document “Security Issues” (Journal for the leaders of the Russian Federation) for March 1999, which asserts the support of Putin by the West. If you remember, with the advent of Bush Jr. to the White House, the Global Anti-Terrorist Operation began, led by Bush Jr., Blair and Putin. Putin, with their support, started a war in Chechnya, and Bush, under the pretext of destroying chemical and bacteriological weapons, started a war in Iraq. In fact, it was a war declared on the Muslim world, under the pretext of the attack on the World Trade Center on September 11, 2001. In fact, all this is highly doubtful.

And here I will make a very important summary – the United States of America is indeed a fair democratic state. After all, the US Congress called Bush Jr. to account for the unjustified invasion of Iraq. But the fact is that according to the laws of the United States, an American court cannot imprison the President of the United States, although the former one, officials from the environment of Bush Jr., who were sentenced to various prison terms, were held responsible. Well, what punishment did Putin suffer for the genocide arranged in Chechnya?! Ha ha ha!

But let’s return to our question … If at first Putin kept pace with the West, then after the seizure of Crimea and Donbass, their paths diverged. Western leaders have made an unforgivable mistake by not considering that Putin is a product of the KGB! Now in Ukraine, Putin has shown and proved that he is an imperialist and a fascist of the highest category! The West realized that if Putin is not stopped in Ukraine, then he can go on to take over the rest of the world. Such is Russia – the Empire of Evil, as President Reagan put it. Fortunately, Russia does not have the large-scale resources that the Soviet Empire had, which means that Putin has already lost the war in Ukraine !

Do you see a parallel between what Putin did in Chechnya and what he is doing in Ukraine? In your opinion, is it correct to say that what is happening today in Ukraine is a copy of the process that began in Chechnya in 1994?

– The strongest parallel! However, I never thought that Putin would commit such monstrous crimes in Ukraine – in the former fraternal Slavic country of 40 million. This means that Putin is a criminal for whom there are no borders , but he learned these crimes in Chechnya , where the West allowed him everything . Putin was raised on Chechen blood!! “I take full responsibility for what is happening in Chechnya ! ”- so Putin said during the war going on in Chechnya. Where such confidence? From the fact that he had the strongest patrons. I often cite examples with this statement by Putin and Hitler’s quote to his soldiers : “I free you from the chimera called conscience”

Why, even after 20 years, many victims did not openly condemn the crimes committed against them ?

– I do not know the further fate of the victims, with some exceptions. I am not a lawyer, not a lawyer who would deal with the cases of specific victims. My task as a journalist is to give maximum publicity to the crimes that have occurred, which I have been doing for over 20 years. The victims described in the book, and not only in the book, can be conditionally divided into several categories. Firstly, these are those whose tragic stories are described in the book. Some of them received compensation through the ECtHR. The second part still do not dare to sue, fearing for their lives and for their relatives. As a rule , most of them are in their home country, and they know that if they are filed with the ECtHR, they are in mortal danger.

I can give an example from Zura Bitiyeva, whom I met at the Conference in Tbilisi in 2000 , who was tortured and humiliated in the Chernokozovo prison. Zura filed a lawsuit with the ECtHR and continued to live in Chechnya. But one night, Russian special forces broke into her and shot her and her whole family, only one boy escaped, who hid. There are victims who do not want to sue. One of those Raisa Khamzaeva is a very brave woman. She gave an interview to the newspaper “Kavkazsky Vestnik” , appeared on PIK television (this TV channel was under Saakashvili in Georgia). However, she does not want to file a lawsuit with the ECtHR, considering their compensation as small pennies. Maybe Raisa is right, given that compensation from the ECtHR to Chechens is only a fifth of what the affected Europeans or Americans receive.

Of course, in the current situation, when Putin is defeated in Ukraine, as a result of which he and all Russian war criminals will be called to account in the International Criminal Courts, the affected Chechens should immediately file not only with the ECHR, but also with other courts like the Haas, where they will receive full compensation for the crimes committed against them by the Russian authorities. This is what we all, together, must call on the entire Chechen people, who suffered almost without exception during the genocide organized by the Russian authorities. This is also necessary so that such crimes will never again be committed against the Chechen, Georgian, Ukrainian and other peoples!

Mayrbek Taramov (a destra) ed Alim Pasha Soltykhanov (a Sinistra) alla cerimonia di premiazione di un concorso letterario a Copenhagen, nel 2011

– You told amazing stories about how you were saved by noble people, among whom was Alexander Litvinenko . How could A. Litvinenko, who was in London, save you while you were in Baku ?

– Explanations are needed here … The fact is that I edited the articles of Alexander Litvinenko in the GIA Chechenpress agency and Sasha and I were in close contact. One day an amazing story happened. In Baku, I turned to various world embassies for help for Chechen refugees . I once addressed a delegation of Chechen public figures to the US Embassy in Baku, where we were warmly received, listened to, treated to tea and coffee. And the Embassy employee Mary ( I still remember her name ) said that we could meet in the cafeteria of the Hyatt Hotel to discuss the details. At the appointed time , my faithful friend Anvar and I arrived at the Hayat Hotel and met with an employee of the US Embassy . Over a cup of coffee , we discussed the situation with the disenfranchised position of the Chechen refugees , and Mary promised to bring this matter to the American ambassador. After that we parted ways.

And then miracles begin… And sometimes I was looking for information about myself through Google, and suddenly I discovered something amazing … I read on the website of Academgorodok in Novosibirsk: “A meeting of an employee of the US Embassy with human rights activist Mairbek Taramov took place at the Hayat Hotel, Baku. And then I was horrified – how can such information, where there were only three people at the table in the cafe – me, my friend and Mary, could be leaked to some Russian site?!?! I did not sleep all night, and on the second day I called Alexander Litvinenko.

I explained to Alexander what had happened, and he asked me – ” Hang up the phone, I’ll call you back ” . ( Sasha was a very kind guy, he didn’t want me to spend money on phone calls ). When Alexander called me back, telephone communication improved dramatically, to which Litvinenko responded: “Do you feel it? – Contacts are being cleared! ))” Sasha asked me – ” What hotel were you in” ? I replied. And then Litvinenko explains to me: “ At the end of January 1990, Soviet troops were brought into Baku to suppress the opposition. These troops included KGB units, one of which was commanded by me, Alexander Litvinenko. During the activities of the Soviet special services, I managed to recruit nine high-ranking officials from the government of Azerbaijan. Why am I telling you this, Mayrbeck, because they are listening to us now. So know, and let them know, who are listening to our conversation, – if something happens to you, Mayrbek, then I will announce the names of the Azerbaijani officials I recruited .

To be honest , I got scared, grabbed my head, and asked Litvinenko – “Alexander, what are you talking about? How can I live here now ?!” And he says – “Live in peace Mayrbek, and I repeat – if at least one hair falls from your head, they will answer in full!”

The question arises: – who transmitted information about the meeting Russian special services ? Sasha explained it this way : “ Your waiter transmitted the information to the Russians , who had a wiretapping sensor installed in a teapot or coffee pot .” And in the basement of the Baku hotel ” Hayat ” there is a listening room with appropriate equipment . Everything is simple! And next time you can turn to the waiter: “Comrade Colonel ! »

It was one of the examples of how the Almighty saved me through noble people!

The book “The Crimes of the Russian Century in Chechnya” can be purchased from the links on Amazon :

English version of Paperback : https://www.amazon.it/dp/B0B11BLZJZ

English version e – book : https://www.amazon.it/dp/B09WZDQZG2

Russian version of Paperback : https://www.amazon.de/dp/B09S259CNX

Russian version e – book : https://www.amazon.de/dp/B09YLGDTXH

MAYRBEK TARAMOV – MILESTONES OF CREATIVITY

Mairbek Taramov is a well-known Chechen journalist, writer and human rights activist. From his pen came hundreds of articles, interviews, appeals. Since 1998, he has been the founder and editor of the newspaper and website “Kavkazsky Vestnik”. In early 1999, at the founding conference in Grozny, Taramov M. was elected chairman of the Union of Caucasian Journalists. He was published in the Chechen, Russian and American media, in particular in the newspaper “Kaskad” from Baltimore, the magazine “Krugozor”, USA. After the outbreak of hostilities in Chechnya in November 1999, Taramov Mayrbek emigrated to Turkey, and then to Azerbaijan, where he continued his information and legal activities, defending the freedom and independence of his homeland. In 2002, he founded the Chechen Human Rights Center in Baku and was elected its leader, and later became a member of the Independent International Human Rights Group. In 2005, he received political asylum in Sweden, where he currently resides. In September 2005, he was appointed Representative of the Chechen Republic of Ichkeria in Sweden.

Mayrbek Taramov was appointed chairman of the jury of Literary competitions of the Chechenpress State Information Agency , holding three competitions in this position: in 2004, 2011 and 2014. At the beginning of 2022, Mairbek Taramov was appointed Commissioner for Human Rights of the CRI, and is also a member of the Council of Elders of the National Assembly of Chechens of Europe .

Mairbek Taramov is the author of the following books:

1. “The Crimes of the Russian Century in Chechnya” (“The Chechen Question: The Final Solution”),

in which the gravest crimes of the political and military leadership of Russia are exposed. This book is based on documentary evidence of the bombing of the Chechen capital and its settlements at the end of October 1999 by tactical surface-to-ground ( SCUD ) missiles, as well as the shelling of “humanitarian corridors” through which the civilian population left the shelled settlements of Chechnya. The book presents documentary materials about the trade in the corpses of murdered Chechens and the internal organs of murdered citizens of Chechnya. Carte blanche to carry out the genocide of the civilian population of Chechnya was given personally by Vladimir Putin, who became president of Russia on the blood of innocent people. This book has been published three times and translated into English.

2. “The terrorist operation of Russia in Chechnya 1999-2004. Facts and comments. This book is essentially a chronicle of the “second Chechen war”, which contains unique information about the war from autumn 1999 to 2004, which cannot be found in other publications. In this book, the false information of the Russian news agencies is dispelled by the author’s accurate comments. This book is published by the American publishing house Igrulita-Press .

3. “All the power of the FSB!” – a collection of Mayrbeck ‘s best articles Taramov , exposing the cruel, inhuman methods of the Russian special services.

4. “Generals of the Russian Imperial Army of foreign origin and from the natives of the Caucasus – participants in the Russian-Caucasian wars of 1722-1917.”

The reader will be extremely surprised to learn the true quantitative and national composition of the generals of the Russian Imperial Army, who fought for almost 200 years against a handful of Caucasian highlanders, whom these generals called savages. Note that most of the generals were ethnic Germans. So:

Germans – 145; Georgians – 51; Armenians – 49; Poles – 34; Swedes – 12; French – 11; Italians – 10; Azerbaijanis – 10; Greeks – 9; Serbs – 6; British – 5; Austrians – 5; Danes – 4; Crimean Tatars – 3; Romanians – 2; Belarusians – 1; Swiss – 1; Finns – 1; Bulgarians – 1; Jews – 1; Lithuanians – 1; Arabs – 1; Spaniards – 1.

A total of 364 generals. And there are only 460 higher ranks: 364 of them are foreign generals and 96 generals from local highlanders, according to very relative estimates.

5. “Nothing is forgotten, no one is forgiven!” This book, which includes documentary facts and testimonies, is dedicated to the deportation of the Chechen people to Siberia and Central Asia. This book contains the Resolution of the European Parliament, one of the paragraphs of which states that the deportation of the Chechen people on February 23, 1944, carried out by Stalin and his entourage, is an act of genocide. Unfortunately, this fact has not yet been recognized by any country in the world.

6. “When children turn gray…” – a bleeding colorful album that touches all human feelings, which proves and shows the Russian genocide against Chechen children. The album was published with the participation of the American photo artist Sergei Melnikoff . The album has been translated into English.

These milestones of creativity, published in many media, for the Italian site www . ichkeria . net , I decided to add some exclusive materials of my biography, which I present for the first time.

I was not a participant in direct hostilities in Chechnya, but I always sympathized and was on the side of the Chechen Resistance. Since 1997, I have been conducting information activities in Chechen Republic of Ichkeria, becoming a journalist for the popular newspaper “Chechenets”, and later worked in other publications. Then I became the founder and editor of the independent newspaper Kavkazskiy Vestnik.

With the beginning of a new Russian aggression in Chechnya in the second half of 1999, I was at home and described in the newspaper the missile and air strikes by the Russian army on the city of Grozny and other settlements in Chechnya.

By mid-October 1999, it was already pointless to stay in the city, where there was practically no civilian population left, who, saving their lives, left for rural areas and beyond the borders of the republic. And then I decided to join the units of the Chechen Resistance. Putting on a military uniform and taking a weapon, I, along with my friend, went to the legendary commander Shamil Basayev, whom I knew well, and told him about my decision. Shamil, after a short silence, flashing his eyes, announced to us in a raised tone:

– What kind of war are you talking about, you adults!? After all, you are educated people, and your war, your front is different – informational! This is where you must protect us Chechen warriors against Russian expansion. I will issue you the relevant documents and help you get to Georgia, and then to Turkey, where you will have to continue your information activities, informing the world community about the ongoing genocide of the Chechen people.

And so it happened … After working for more than a year in Turkey as a member of the Caucasian-Chechen Committee and publishing the newspaper “Kavkazskiy Vestnik”, I moved to Baku, the capital of Azerbaijan, where I continued my information activities. I published the newspaper “Kavkazsky Vestnik” and ran a website of the same name, held conferences in the Baku Press Center, in which Alla Dudayeva, the widow of the First President of the CRI, also took part, I spoke on Baku television and in the local press, in particular, in the newspapers “Zerkalo”, Echo and others.

I was often asked the question – how did you manage to do such open informational and human rights activities when the authorities of Azerbaijan and Georgia handed over many Chechen refugees to the Russian special services? I cannot unequivocally answer this question, but it seems to me that the answer lies in the following… The Russian leadership, having issued appropriate decrees, in violation of any International Conventions on Combatants, persecuted former members of the Chechen Resistance, who had already become refugees and were undergoing treatment and recovery. I, as mentioned above, was not a direct participant in the Chechen Resistance, although I was a warrior of the information front.

Secondly. Yes, I was persecuted, as they say, “I walked on a knife edge.” But I had reliable friends who protected me, among whom were Alexander Litvinenko from London, Khozh -Akhmed Nukhaev – the director of the Kavkor corporation , Akhmed Zakaev – the prime minister of the government of the unrecognized CRI, and others whose names I will not name yet. You ask – “But how could Alexander Litvinenko protect you while in London?” And so it did, which I was extremely surprised. Well, I can tell you about this separately, if you want.

And third, perhaps most importantly, I believed and felt the protection of the Almighty, working in my field for free. After all, He, in the Holy Quran, claims that those who speak the truth are under His care, and if death overtakes such on the Righteous Path, then such, without a doubt, acquires the highest degree of Paradise. I am well aware of the Qur’anic truths, as I have studied and published the verses of the Qur’an in the newspaper.

I would like to add the following to the above… The book “The Crimes of Russia’s Century in Chechnya” was first published in Baku in early 2004, but illegally. I take this opportunity to thank the director of the publishing house, whose name I do not know, Anvar Berusoy , who took over the editing of the book, as well as Akhmed Zakayev , with whose financial support this project was made possible.

LA PACE PRECARIA – Il trattato di pace Russo – Ceceno

Il 12 Maggio 1997 la Repubblica Cecena di Ichkeria e la Federazione Russa firmarono un trattato di pace con il quale intendevano porre fine alla Prima Guerra Russo – Cecena. Nonostante che in esso la Russia riconoscesse De Jure la Repubblica Cecena di Ichkeria, le clausole contenute nell’accordo furono interpretate in maniera assai differente dalle due parti. Il diverso approccio tenuto da Mosca e da Grozny rispetto al Trattato di Pace avrebbe impedito la risoluzione pacifica del conflitto, e creato le premesse per una nuova guerra.

Il testo del trattato in inglese e in russo

IL TRATTATO DI MOSCA

Il 12 Maggio1997 la delegazione cecena, composta da Maskhadov, Ugudov e Zakayev raggiunse Mosca, dove procedette alla firma solenne del Trattato di Pace tra la Federazione Russa e la Repubblica Cecena di Ichkeria. La firma del Trattato fu un evento epocale: per la prima volta in quattrocento anni di guerre e tensioni il governo di Mosca e quello di Grozny si promettevano ufficialmente la pace. Vennero firmati due documenti: il primo si intitolava “Trattato di Pace e Principi di Relazione tra la Federazione Russa e la Repubblica Cecena di Ichkeria”, il secondo si chiamava “Accordo tra il governo della Federazione Russa e il governo della Repubblica Cecena di Ichkeria sulla cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa e la preparazione delle condizioni per la conclusione di un trattato su vasta scala tra la Federazione Russa e la Repubblica Cecena di Ichkeria”. I due documenti, dagli altisonanti titoli, avrebbero dovuto essere la base giuridica sulla quale si sarebbero costruiti i rapporti tra Russia e Cecenia. Il “Trattato di Pace” iniziava con un epico preambolo riguardo la reciproca volontà di “[…] Porre fine al confronto secolare, cercando di stabilire relazioni forti, uguali e reciprocamente vantaggiose […]”. Un iniziò di tutto rispetto, dal quale ci si aspetterebbe un lungo ed articolato Trattato. E invece niente di questo. Il Documento si costituiva di cinque articoli, e soltanto tre contenevano qualcosa di politicamente rilevante. In essi Russia e Cecenia si impegnavano:

  • A rinunciare in modo permanente all’uso ed alla minaccia dell’uso della forza come forma di risoluzione di eventuali controversie;
  • A Costruire le loro relazioni conformemente ai principi ed alle norme generalmente riconosciuti dal diritto internazionale, e ad interagire in aree definite da accordi specifici;
  • A considerare il Trattato come base per la conclusione di qualsiasi altra negoziazione.

Di per sé le tre affermazioni possono essere considerate solide basi di negoziazione politica, ma a ben guardare si prestano a molteplici interpretazioni, come tutti gli altri “documenti”, “dichiarazioni” e “protocolli” firmati fino ad allora dalla marea di delegazioni che fin dal 1992 avevano cercato di trovare un accordo tra le parti. In particolare Maskhadov considerò il Trattato come il riconoscimento dell’Indipendenza cecena, dichiarando che la sua sottoscrizione apriva “Una nuova era politica per la Russia, il Caucaso e l’intero mondo musulmano”. Uno dei funzionari della politica estera cecena, delegato in Danimarca per conto della Repubblica Cecena di Ichkeria, Usman Ferzauli, quando venne inviato da Maskhadov a firmare le Convenzioni di Ginevra, dichiarò: “[…] La Russia, firmando nel maggio 1997 il Trattato di Pace con la Repubblica Cecena di Ichkeria di fatto ha riconosciuto la Repubblica. Abbiamo il diritto di considerarci un soggetto di diritto internazionale. […].”. Anche alcuni ricercatori internazionali, come Francis A. Boyle, professore presso il College Law dell’Università dell’Illinos, produssero ricerche giuridiche sul Trattato. Nella discussione di Boyle si legge: “L’elemento più importante del trattato è il suo titolo: “Trattato sulla pace e i principi delle interrelazioni tra la Federazione russa e l’Ichkeria della Repubblica cecena”

Maskhadov ed Eltsin si stringono la mano

IL PARERE FAVOREVOLE

Secondo i principi di base del diritto internazionale, un “trattato” è concluso tra due stati nazionali indipendenti. In altre parole, il CRI viene trattato dalla Federazione Russa come se fosse uno stato nazionale indipendente ai sensi del diritto e delle prassi internazionali. […] Allo stesso modo, l’uso del linguaggio “Trattato sui … principi di interrelazione” indica che la Russia sta trattando la CRI come uno stato nazionale indipendente anziché come un’unità componente della Federazione Russa. Normalmente, “i principi delle interrelazioni” tra uno stato federale come la Federazione Russa e un’unità componente sono determinati dalla Costituzione dello stato federale. Questo documento non dice nulla della Costituzione della Federazione Russa.  […]Certamente l’elemento più importante del titolo del Trattato è l’uso del termine “Repubblica Cecena di Ichkeria”. Questo è il nome preciso che il popolo ceceno e il governo ceceno hanno deciso di dare al loro stato nazionale indipendente. In altre parole, ancora una volta, la Federazione Russa ha fornito ai Ceceni il riconoscimento di fatto (anche se non ancora di diritto) come stato nazionale indipendente alle loro condizioni. […] L’articolo 1 del trattato è sostanzialmente in linea con il requisito dell’articolo 2, paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite secondo cui gli Stati membri “si astengono dalle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza ….” Allo stesso modo, la Carta delle Nazioni Unite Articolo 2, paragrafo 3, impone agli Stati membri di “risolvere le loro controversie internazionali con mezzi pacifici ….” Quindi, con questo Trattato, la Federazione Russa ha formalmente riconosciuto il suo obbligo di trattare la CRI in conformità con questi due requisiti fondamentali della Carta delle Nazioni Unite. […] Il secondo articolo dell’accordo è estremamente importante: “Costruire le nostre relazioni corrispondenti ai principi e alle norme generalmente accettati del diritto internazionale …” Secondo la mia opinione professionale, l’unico modo in cui l’articolo 2 del presente trattato può essere correttamente letto alla luce di tutto ciò che è stato detto in precedenza nel suo testo è che la Federazione russa sta trattando l’IRC come se fosse di fatto (anche se non ancora de jure) stato nazionale indipendente ai sensi del diritto e delle prassi internazionali, con una propria personalità giuridica internazionale. Solo gli stati nazionali indipendenti sono soggetti ai “principi e norme generalmente accettati del diritto internazionale”.  […].”

Accordi di Khasavyurt: Maskhadov e Lebed si stringono la mano

IL PARERE CONTRARIO

Il governo Russo negò questa interpretazione, considerando l’assenza di qualsiasi affermazione chiara in merito. Rispetto a questo, negli anni successivi sarebbe sorto un lungo dibattito, il che già di per sé dimostra quanto generici fossero gli impegni assunti dalle parti e quanto poco chiaro fosse il documento in se. In una sua trattazione del tema, il ricercatore russo Andrei Babitski scrisse:

“L’essenza di questo documento è semplice. E’ solo un documento sulla cessazione delle operazioni militari. […] Non menziona la capitolazione da parte di nessuna delle parti, non proclama nessuno vincitore e non formula principi chiari per governare le relazioni tra Russia e Cecenia. La risposta a queste domande è stata rinviata. La cosa più importante era terminare la guerra.”.

Silvia Serravo, ricercatrice esperta in questioni caucasiche, specificò in un’intervista:

“Il documento contiene la possibilità di interpretazioni diverse. […] L’indipendenza della Cecenia non è stata riconosciuta. Tuttavia, il documento ha reso possibile, almeno per la parte cecena, interpretarlo come il riconoscimento da parte della Russia dell’indipendenza cecena. […] Il trattato può certamente essere considerato un risultato. […] Tuttavia si può sempre speculare sulla misura in cui le parti erano sincere quando fu firmato questo documento e se la conclusione del Trattato si basava su alcuni motivi fraudolenti.”

INDIPENDENZA “SOSPESA”

Il secondo documento, collaterale al primo, conteneva un altra generica serie di intese difficilmente realizzabili. In esso si definiva l’attuazione dei contenuti degli Accordi di Khasavyurt in fatto di ripristino dei servizi vitali per la popolazione civile, il regolare pagamento delle pensioni e degli stupendi pubblici da parte della Federazione Russa,  il pagamento di un risarcimento alle vittime dei combattimenti, la “piena attuazione del programma di ripristino del complesso socioeconomico” del paese, il rilascio di ostaggi e prigionieri, e lo scioglimento della Commissione Governativa congiunta riguardo alla gestione del periodo interbellico, contemporaneamente all’entrata in vigore del Governo uscito dalle Elezioni del Gennaio precedente.

Se il primo documento, come abbiamo visto, poteva lasciar pensare che la Russia volesse trattare la Cecenia come uno Stato indipendente, il secondo assomigliava molto ad un accordo interfederale tra una repubblica autonoma bisognosa di aiuto ed un governo centrale che intendeva corrisponderglielo. Particolarmente evidente era l’impegno, da parte di Mosca, di erogare gli stipendi pubblici dell’amministrazione cecena. Questo passo è fondamentale, perchè accettandolo Maskhadov riconobbe implicitamente l’autorità di Mosca di mantenere la struttura amministrativa della Cecenia esattamente come faceva ai tempi dell’Unione Sovietica. Non un solo accenno era previsto riguardo al riconoscimento, anche formale, all’indipendenza del paese. Il Trattato di Pace firmato da Maskhadov fu un documento utile ad accreditare lui presso l’opinione pubblica ma fallì nel rappresentare uno strumento diplomatico utile a risolvere alcunchè. Certamente pose ufficialmente fine alla guerra e ad ogni palese ingerenza del governo federale sulla politica interna del paese, ma niente oltre a questo.

Il Trattato non riconobbe in maniera inequivocabile l’indipendenza del paese, ma si limitò a stabilire gli strumenti tramite i quali i due stati avrebbero comunicato tra loro. Dette ampia libertà di interpretazione sia al governo ceceno, che vide in quelle poche righe un implicito riconoscimento da parte di Mosca, che al governo russo, che ci riconobbe esclusivamente l’impegno assunto a riportare su binari politici il conflitto. Sul momento comunque sia Maskhadov che Eltsin poterono dirsi soddisfatti: il primo tornava in patria con un trattato di pace tra le mani, qualcosa che i Ceceni non avevano mai visto in tutta la loro storia. Il secondo tirava un sospiro di sollievo e metteva un temporaneo tampone a quella emorragia di consensi che era stata la Prima Guerra Cecena.

Da Grozny a Kramatorsk: l’ascesa “missilistica” di Vladimir Putin

L’8 Aprile scorso la città ucraina di Kramatorsk è stata colpita da un attacco missilistico che, con molta probabilità, è stato messo a segno dalle forze separatiste filo – russe del Donbass. La vicenda non è ancora definitivamente chiarita, ma ciò che è certo è che almeno due missili ad alto potenziale distruttivo hanno colpito la stazione ferroviaria cittadina, in quel momento affollata da centinaia di profughi in fuga dai combattimenti, provocando almeno cinquanta morti ed un numero imprecisato di feriti. Il copione è tristemente simile a quello di molti altri bombardamenti missilistici occorsi in aree di guerra nelle quali le forze dell’esercito russo erano presenti, come operatori diretti o come consiglieri militari. C’è n’è uno, in particolare, che ricordiamo oggi: quello del 21 ottobre, passato alla storia come la “strage del mercato di Grozny”.

I PRIMI MISSILI DI PUTIN

Dalla fine di Agosto del 1999 l’aereonautica federale iniziò a bombardare Grozny, preparando il terreno per l’invasione di terra, la quale sarebbe scattata nell’Ottobre seguente. La città, già ridotta ad un cumulo di macerie dalla prima guerra, terminata appena tre anni prima, si trovò ad affrontare un secondo martellamento, che divenne ancora più catastrofico quando l’artiglieria campale russa occupò le colline del cosiddetto Terek Ridge, godendo così di una comoda postazione di tiro sulla capitale della ChRI. A dirigere l’invasione c’era un “giovane” Vladimir Putin, appena nominato Primo Ministro da un sempre più debilitato Boris Eltsin.

Artiglieria russa in bombardamento

Nonostante l’assedio imminente, decine di migliaia di civili erano ancora dentro Grozny quando l’artiglieria prese a cannoneggiare la città. Uno dei centri di aggregazione più importanti per i cittadini era il mercato centrale, nel quale si commerciava ogni sorta di prodotto, dai generi alimentari ai vestiti, fino alle armi da fuoco. Il 21 Ottobre una pioggia di missili SCUD si abbatté sulla città: due di questi esplosero poco lontano dall’unico reparto di maternità funzionante nella città, a pochi passi dal compound presidenziale e dall’ufficio postale centrale, uccidendo una trentina di persone tra le quali giovani madri con i loro neonati. Un altro colpì una moschea del sobborgo di Kalinina, uccidendo 41 fedeli intenti a pregare. Altri tre missili caddero nel quartiere del mercato centrale. La prima esplosione avvenne ad una cinquantina di metri dal bazar, e distrusse Mira Street, proiettando una pioggia di schegge che falciarono chiunque si trovasse in giro in quel momento. Poco dopo altri due missili caddero ad una distanza di circa 80 metri l’uno dall’altro, colpendo in pieno il mercato ed uccidendo una novantina di civili, molti dei quali residenti di etnia russa. I soccorsi raggiunsero prontamente il luogo della strage ma un’ora dopo sulla piazza cadde ancora un altro missile, falciando i soccorritori ed i giornalisti accorsi a documentare il disastro. Morirono altre decine di persone, tra le quali il giornalista del Groznensky Rabochy Supian Ependyev. Fu il primo di una lunga serie di giornalisti che avrebbero perso la vita nel tentativo di raccontare la seconda guerra cecena.

LA PRIMA STRAGE DI PUTIN

 Oltre ai più di cento morti l’assalto provocò dai 250 ai 500 feriti, molti dei quali gravissimi. Alcuni, caricati su mezzi di fortuna si diressero in convoglio verso l’Inguscezia, ma i numerosi checkpoint russi lungo la strada impedirono alla maggior parte di questi di raggiungere celermente gli ospedali ingusci. Il bombardamento provocò una nuova ondata di profughi che dalla città iniziarono a defluire confusamente verso nord. Un convoglio di questi, dopo essere stato fermato e costretto a fare dietrofront, venne erroneamente bombardato dall’aereonautica federale, che lo aveva scambiato per un distaccamento militare.

I russi negarono qualsiasi coinvolgimento, dichiarando che le esplosioni fossero frutto di un regolamento di conti tra bande illegali o l’esplosione di un magazzino di armi adiacente al mercato, ma le numerose registrazioni video del luogo della strage, nelle quali erano ben presenti i resti di missili balistici ed i crateri da impatto delle loro testate, smentirono la versione del Cremlino. Si trattò a tutti gli effetti di un bombardamento su obiettivi prevalentemente civili: anche ammettendo che nel bazar fossero in vendita delle armi, la stragrande maggioranza degli stand vendevano generi alimentari e vestiario, ed in quel momento erano affollati da civili in cerca di beni di consumo. Il bombardamento sollevò la prima forte reazione da parte della comunità internazionale: il Presidente del Parlamento Europeo, Lord Russell – Johnston, si disse “scioccato” ed accusò il governo russo di violare i diritti umani e le leggi di guerra. Simili condanne giunsero dal Presidente dell’Unione Europea, il finlandese Paavo Lipponen, e dal Cancelliere tedesco Gerard Schroder. Il Consiglio d’Europa chiese a Putin di riferire quanto prima i suoi piani per porre fine al conflitto. Il Segretario di Stato americano Madeleine Albright definì l’azione “deplorevole ed inquietante”.  Le proteste dei leader occidentali, blandamente supportate dall’ONU, non fermarono comunque l’invasione.

VIdeo che mostra il bombardamento del Mercato di Grozny del 21 Ottobre 1999
Video che mostra le vittime del bombardamento

“Il mio principale nemico è Putin”. Intervista al comandante del battaglione ceceno in Ucraina, Muslim Cheberloevsky

Riportiamo di seguito un’intervista rilasciata il 7 Marzo 2022 da Umkhan Avtaev, nome di battaglia Muslim Cheberloevsky, comandante del Battaglione Sheikh Mansur, schierato in Ucraina dalla parte del governo di Kiev fin dal 2014. L’intervista è stata rilasciata a Kavkaz Realii, testata on line specializzata sull’attualità del Caucaso.

PREMESSA

In Ucraina si sta formando un nuovo distaccamento di ceceni, che resisterà all’aggressione militare russa. Le già esistenti formazioni di volontari armati intitolate allo sceicco Mansur e intitolate a Dzhokhar Dudayev hanno rilasciato dichiarazioni sulla loro partecipazione alla guerra a fianco dell’esercito ucraino. Ciò non poteva che suscitare l’indignazione del funzionario Grozny: il capo della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha chiesto ai volontari di deporre le armi, e ha anche promesso mezzo milione di dollari per i capi dei capi delle formazioni.

Il musulmano Cheberloevsky, comandante del battaglione Sheikh Mansur, in un’intervista a Kavkaz.Realii, ha detto chi è il suo nemico, perché non prende sul serio Kadyrov e perché non ci si dovrebbe fidare dei dati di Mosca sui funzionari della sicurezza ceceni uccisi durante la guerra.

– Ramzan Kadyrov promette 500mila dollari per la tua testa. Come hai reagito a questo?

– Lo sento dire per la prima volta, non ho tempo per ascoltare storie del genere. Manda qui questi ragazzi per essere massacrati, mentre lui stesso si siede e assegna qualche soldo per le loro teste. Diceva sempre di essere il fante di Putin, lo schiavo di Putin, il soldato di Putin e pronto ad andare in qualsiasi parte del mondo a combattere per Putin. Perciò non mandi qui questi ragazzi per essere trucidati, ma porti con sé i suoi cari, i signori (intende il presidente del parlamento ceceno Magomed Daudov, ndr ). E poi decideremo con lui cosa e perché.

Quante persone ci sono nella tua squadra? Chi sono questi combattenti?

“Quanti di noi, non posso dirlo. Ma il battaglione è stato creato nel 2014, quando c’era ancora quella guerra [nel Donbass]. Durante l’addestramento, la maggioranza era costituita da ceceni, ecco perché l’abbiamo chiamato così: “Battaglione ceceno intitolato allo sceicco Mansur“. Poi si aggiunsero persone provenienti da tutto il Caucaso: Ingusci, Daghestani, Cabardini, Balcari, Circassi, Azeri, Osseti. Ma non ce ne sono così tanti: da ogni nazione ci sono alcune persone o diverse dozzine, sono venute e sono andate. Ora molti hanno risposto da tutto il mondo, dall’Europa, molte persone si stanno arruolando. Pertanto, stiamo preparando nuovi gruppi. Sono pronti per incontrare Putin, Kadyrov, Hitler, Lukashenko… Chi altro c’è?

– A te, ceceno, musulmano: perché questa guerra?

– Se ce lo chiedi, non abbiamo bisogno di questa guerra per un solo minuto in nessuna parte del mondo. Questa guerra ci è stata imposta. La Repubblica Cecena di Ichkeria, come altre repubbliche che si sono separate dall’Unione Sovietica durante il crollo, ha dichiarato la propria indipendenza e sovranità. Da quel momento, abbiamo problemi con la Russia. Nel 1991-92 iniziarono sabotaggi, gli attentati, le esplosioni. E da allora sono stato coinvolto in tutto questo. Nel 1994, ufficialmente, la Russia, avendo perso la speranza in questi oppositori filo-russi in Cecenia, che erano stati riforniti e opposti alla nostra leadership, ci ha attaccata l’11 dicembre 1994. È passato molto tempo, ma la guerra continua.

Abbiamo vinto la prima guerra, il mondo intero lo sa. Con la seconda guerra, nel 1999, hanno tenuto conto dei loro errori, delle loro carenze, della coesione del popolo ceceno … Sebbene siano stati firmati accordi diversi, hanno firmato l’indipendenza l’uno dell’altro. Siamo stati costretti a lasciare la Cecenia per vari motivi. Abbiamo perso quattro presidenti! L’intero stato maggiore, i sopravvissuti, hanno lasciato la Cecenia. Alcuni sono tornati.

E quando è scoppiata la guerra in Ucraina nel 2014, abbiamo deciso di partecipare al fianco dell’Ucraina e battere il nostro nemico comune.

– Dopo il conflitto del 2014, qualche anno dopo, le persone che erano nella tua rosa hanno iniziato ad avere problemi. Sono stati inseriti negli elenchi delle sanzioni . Ci sono garanzie per loro dall’Ucraina ora?

– No. Stiamo ora cercando di elaborare una sorta di accordo in modo che tutto ciò sia legale. In modo che non ci siano domande. Sappiamo perché quelle situazioni si sono genere.

Miliziano del Battaglione Sheikh Mansur con un’arma anticarro sul fronte orientale (2022)

– Per cosa?

Putin stava pianificando un attacco a Kiev e al resto dell’Ucraina. Pertanto, quando è stata annunciata una tregua a Minsk nel 2016-17, gli accordi, per tutto questo tempo si stavano preparando per un grande attacco. Anche se abbiamo detto ai nostri militari e al Servizio di sicurezza dell’Ucraina: non finirà così, si sono presi una pausa per i preparativi, l’abbiamo vissuto sul nostro territorio, nelle nostre guerre, non potete crederci per un secondo, dovete prepararvi.

Tutto questo è stato ignorato dal servizio di sicurezza dell’Ucraina: dissero: “lo sappiamo, stiamo verificando” ma non c’era una preparazione specifica. E loro, oltre ai preparativi, volevano ripulire l’Ucraina dall’interno da noi, in modo che non aiutassimo, in modo che i volontari non si unissero a noi. Hanno corrotto qualcuno in alcuni livelli della SBU o della polizia. Volevano sbarazzarsi di noi con le loro mani. Sappiamo che ci sono molti soldi in mezzo. A loro è stato affidato il compito: accusare queste persone di quello che vogliono ed espellerle. Nel 2018-20, i servizi speciali ucraini hanno consegnato due dei nostri combattenti alla Russia. Si aspettavano che se avessero cominciato a tradirci, il resto sarebbe scappato, se ne sarebbe andato, si sarebbe offeso. C’era una scommessa su questo.

Ma non siamo scappati, rendendoci conto che si trattava di un’operazione speciale dell’FSB, abbiamo cercato di spiegarlo agli ufficiali della SBU e siamo rimasti qui. Abbiamo detto: “Se siamo colpevoli, dimostrateci la nostra colpa”. Non hanno dimostrato, non c’erano prove. Quando hanno iniziato a cercare chi ci metteva in queste liste, non riuscivano a trovarne le generalità. Gli ufficiali della SBU dicevano: “Non vi abbiamo messo noi in queste liste”. La polizia, la guardia di frontiera, il servizio di immigrazione dicevano la stessa cosa. Questo processo è andato avanti negli ultimi sei mesi e non è stata trovata l’ultima risorsa, ma sappiamo che questo è il lavoro dell’FSB e di Kadyrov. Rendendoci conto di questo, non siamo andati da nessuna parte. Ci è stato detto: “Andate in Turchia, in Europa, non vi impediamo di farlo”. Non siamo andati da nessuna parte, siamo rimasti, sapendo che stavano arrivando i guai. Ora siamo pronti a difenderci insieme agli ucraini. A difendere l’Ucraina, Kiev.

– Chi sono i tuoi nemici? Russia, russi, Kadyrov, Putin?

– A questo punto per me il principale nemico è Putin, il suo regime e il suo entourage. Chi è Kadyrov? Voi giornalisti avete gonfiato l’importanza di Kadyrov, come se fosse una persona indipendente! Kadyrov è lo schiavo di Putin. Certo, ci offendiamo quando dicono: i ceceni hanno attaccato l’Ucraina, i ceceni ci hanno invasi. I ceceni non hanno invaso e non hanno attaccato. Mai nella storia i ceceni hanno avuto inimicizia con l’Ucraina. E non l’avranno neanche adesso. Questi sono bastardi che si definiscono ceceni… E noi, ceceni purosangue, siamo un po’ offesi. La Cecenia, che ha combattuto con la Russia in due guerre, ha perso 300mila abitanti su un milione! Altre 300.000 persone sono sfollate e vivono fuori dalla Cecenia. Questi sono i ceceni che possono definirsi veri ceceni. E questi bastardi sono gli scagnozzi di Putin.

Se Kadyrov può definirsi ceceno, perché si trova nel territorio della Cecenia, che è più piccolo della regione di Lugansk, sorvegliato da 100.000 soldati russi? Senza di loro, non è nessuno. La sua gente comune che è tenuta in ostaggio sul territorio della Cecenia lo sputerebbe semplicemente e lo ucciderebbe se ci fosse un’opportunità e il libero arbitrio. Ma davanti a Kadyrov c’è un esercito russo di centomila uomini. Sta dietro di loro, si nasconde e dice che è ceceno e sta restaurando la repubblica.

– Perché gli uomini di Kadyrov ora appaiono ovunque?

– Perché nel 2008, quando la Russia ha attaccato la Georgia, la 56a armata è poi entrata a Tskhinvali, i georgiani hanno reagito, non li hanno lasciati entrare, hanno combattuto. Quindi i Kadyroviti furono ammessi lì, il battaglione Vostok, prese Tskhinvali. Da quel momento furono addestrati come cani da combattimento.

– Ma “Vostok” allora era degli Yamadaev .

– Sì. Che importa? Era a capo del battaglione, ma era anche un kadyrovita, l’uomo di Putin. Con l’aiuto degli Yamadayev e di altri, i Kadyroviti salirono al potere, si rafforzarono e in seguito li uccisero loro stessi . È importante. Gli Yamadayev furono usati. La famiglia Kadyrov non ha avuto tali opportunità e gli Yamadayev hanno combattuto la prima guerra dalla nostra parte. C’erano cinque o sei fratelli, erano molto coraggiosi.

[…] Erano pochi, 200-300 persone. Sono stati colpiti, hanno perso l’appetito e sono stati ritirati. Ma non per ritirarsi completamente dall’Ucraina, ma per prepararsi meglio. Sono stati inviati in Siria, dove si svolgevano i combattimenti. Sono stati addestrati, preparati per essere gettati qui. La scommessa principale di Putin era su di loro: sarebbero arrivati ​​i Kadyroviti, tutti si sarebbero dati alla fuga e avrebbero portato tutto in movimento. Quello che sta succedendo oggi, lo vediamo. Sono portati come polli in questi campi. Non si arrendono e ne lanciano sempre di nuovi. E non ci sono solo ceceni. Hanno reclutato da tutto il Caucaso, hanno portato tutti qui sotto il marchio dei Kadyroviti.

Perché Putin ha permesso l’illegalità della gente di Kadyrov in tutta la Russia? Vengono in qualsiasi città: qualsiasi sindaco, deputato si scusa con loro. [….

– Come hai reagito all’informazione che un altro, già il terzo battaglione di volontari, che includerà euro-Ichkeriani , si sta formando vicino a Leopoli?

– Prendiamo con noi persone che conosciamo personalmente o persone di cui ci fidiamo al 100%. Non prendiamo nessun’altro. Pertanto, abbiamo semplicemente rifiutato e rifiutiamo molti. Questo è probabilmente il motivo per cui coloro che volevano unirsi a noi si sono rivolti da qualche altra parte. In ogni caso non interferisce. Che ci sia un’altra squadra. Più è meglio è, sarà solo più facile per noi.

– Akhmed Zakaev, il primo ministro di Ichkeria in esilio , ha chiesto di unirsi a tali distaccamenti. Sei in contatto con loro?

– Comunichiamo su alcuni problemi per telefono. Sì, ha invitato i volontari a unirsi ai distaccamenti, lo abbiamo sostenuto, siamo pienamente d’accordo con questo. L’unico punto: correre da qualche parte è una cosa, ma devi concludere una sorta di accordo in modo che dopo non ci siano problemi.

Nel 2014 siamo arrivati ​​frettolosamente, tutto era verbale, non c’erano documenti. Quelli che ci hanno chiamato qui per chiedere aiuto – i servizi segreti, si potrebbe dire, quelli ucraini – che si sono licenziati, che sono stati trasferiti. Senza documenti ufficiali, abbiamo una situazione del genere. Per evitare che ciò accada di nuovo, stiamo cercando di elaborare questo momento – in modo che tutto sia conforme alla legge, in modo che ci sia ordine. In modo che alcune persone incomprensibili sotto questo marchio non arrivino qui. Per potersi fidare l’uno dell’altro.

Al raduno "Ichkeria è viva!"  a Kiev, Piazza Indipendenza, 13 agosto 2017.  Nella foto - un membro di uno dei battaglioni ceceni con le strisce delle bandiere di Ichkeria e Ucraina
Al raduno “Ichkeria è viva!” a Kiev, Piazza Indipendenza, 13 agosto 2017. Nella foto – un membro di uno dei battaglioni ceceni con le strisce delle bandiere di Ichkeria e Ucraina

– Hai informazioni sul numero di ceceni morti nell’esercito russo?

– Non abbiamo informazioni specifiche, ma quello che dicono ufficialmente in Cecenia sul numero delle persone uccise non ha senso. Centinaia di loro sono stati mandati qui. Sono nascosti in Bielorussia, negli obitori , non vengono mandati a casa. Ecco perché diciamo a Kadyrov: se vuoi farla finita con noi o qualcun altro, vieni qui tu stesso. Costi a nascondi lì, codardo? Stai mandando questi ragazzi al macello.

– Ha detto che aveva 70mila persone pronte a partire in qualsiasi momento, in qualsiasi parte del mondo, se necessario.

– Bene! Che raccolga questi 70mila, ma che vada lui stesso in testa. Mandarli tutti qui e restare tu stesso a casa: questo può essere solo opera dell’ultimo dei codardi. Non mando i miei combattenti da qualche parte. Sono in trincea con loro! Mangio quello che mangiano loro, dormo dove dormono loro. Esco con loro in ricognizione, non li mando da soli, anche se sono molto più giovani e veloci, è difficile per me stare al passo con loro, ma comunque lo faccio. Non posso sedermi a casa, mandare le persone da qualche parte, poi aspettare chi di loro tornerà e chi no. E questo ateo sta seduto a casa, manda queste persone. Glielo dico personalmente: è un codardo, perché sta a casa e non viene qui, ma manda questi ragazzi. Se è un devoto fanti di Putin, allora lascia che tutti i 70mila suoi e 100mila soldati russi prendano e vadano qui. Siamo qui! Lo stiamo aspettando, siamo a posto, non siamo scappati, non ci siamo ritirati.

– In alcuni articoli scrivono di te che ripaghi l’Ucraina per il fatto che gli ucraini hanno difeso l’indipendenza di Ichkeria. C’erano molti di questi ucraini?

Non ho alcun debito con nessuno. Non l’ho detto da nessuna parte, e non lo farò. Gli ucraini sono venuti di loro spontanea volontà in Cecenia nel 1994 e hanno aiutato in ogni modo possibile. Quando il compianto Sashko Bely ( Alexander Muzychko – guidò il distaccamento ucraino filo-Ichkeriano durante la guerra in Cecenia), da qualche parte su Internet dovrebbe esserci questo video era in Cecenia con il suo distacco, quindi gli è stata posta la domanda: “I ceceni sono musulmani, voi siete cristiani. Cosa vi lega? Perché siete venuti ad aiutare i ceceni?” Ha risposto: “Siamo venuti qui perché se la guerra in Cecenia non fosse iniziata, i russi avrebbero attaccato l’Ucraina. Con questa guerra, la Cecenia ha salvato l’Ucraina, ha ritardato la guerra su se stessa, siamo obbligati ad aiutare”. Questo è quello che hanno detto nel 1994-95.

Quando tutto questo è iniziato qui, non siamo venuti qui sotto le bandiere di Zelensky o Poroshenko, non per sostenere qualche presidente o partito. Siamo venuti qui per aiutare il popolo ucraino, in modo che l’Ucraina non cadesse sotto l’influenza della Russia e fosse indipendente. Oggi qui si decide una svolta molto importante. Se l’Ucraina cade, cadranno tutte le repubbliche dell’ex URSS. I paesi indipendenti intorno alla Russia perderanno la loro possibilità di libertà. Oggi, se l’Ucraina sopravvive, questa è un’opportunità per tutti. Comprendendo tutto questo, guardiamo oltre e vediamo oltre. Non siamo mai stati nemici e non credo che lo saremo in futuro. Speriamo di spezzare la schiena a questo regime del Cremlino. E questo inizierà la liberazione del nostro Caucaso e di tutto il popolo oppresso dalla Russia!

La crisi istituzionale del 1993 – Russia e Cecenia a Confronto (Parte 1)

LA FINE DELLA PERESTROJKA

Agli inizi del 1993 il processo innescato dalla Perestrojka e proseguito col collasso dell’URSS poteva dirsi completo. In ogni ex repubblica sovietica il comunismo era stato travolto ed il regime a partito unico era stato sostituito da sistemi democratici. Si trattava di governi giovani, instabili, nei quali alle istituzioni parlamentari si contrapponeva l’autoritarismo dei leader che le avevano create. Esattamente come stava succedendo in Cecenia, dove la straripante figura del Generale Dudaev veniva a stento contenuta dal Parlamento, anche in Bielorussia, Georgia, Armenia, Azerbaijan e nella stessa Russia si innescarono conflitti istituzionali. I risultati furono di due tipi: dove vinse la corrente parlamentare si instaurarono democrazie di stampo occidentale. Dove invece vinsero i leader nazionalpopolari nacquero repubbliche dalla spiccata vocazione presidenziale o regimi semi – dittatoriali. Sia in Russia che in Cecenia l’evoluzione del conflitto avrebbe portato al medesimo epilogo.

In Cecenia Dudaev si trovava sempre più isolato. I suoi sostenitori, per la maggior parte componenti dell’entourage presidenziale e nazionalisti del VDP, si arroccavano a difesa di posizioni radicali, in contrasto con la propensione al compromesso dei nazionalisti moderati. Una crescente opposizione extraparlamentare, poi, rifiutava di partecipare alla vita politica. In Russia la situazione non era molto diversa: le politiche del governo Gaidar erano in pieno svolgimento e presentavano ai russi un conto salatissimo. Nel corso del 1992 il PIL del paese era franato del 14,5%, e le stime per il 1993 non lasciavano sperare in meglio. La crisi economica aveva lasciato sul lastrico metà della popolazione. Tutti i comparti della spesa pubblica erano stati tagliati, a cominciare dai sussidi sociali, dal sistema sanitario, e ovviamente dall’esercito, ridotto all’ombra di sé stesso. La terapia d’urto stava costando ad Eltsin un vistoso calo di consensi, e gli aveva ormai allontanato il supporto del Presidente del Soviet Supremo, il già citato politico ceceno Ruslan Khasbulatov. Questi, inizialmente vicino alle posizioni del presidente, soprattutto nei giorni confusi del Putsch di Agosto, si era allineato su posizioni socialdemocratiche, critiche verso il liberismo di Gaidar. Intorno a lui la maggioranza dei deputati del Soviet aveva aderito a correnti, movimenti e partiti favorevoli ad una moderazione delle politiche governative.

Ruslan Khasbulatov

La strada per una “controrivoluzione liberale” sembrava aperta, e passava prima di tutto dalla abrogazione dei poteri d’emergenza che Eltsin aveva chiesto ed ottenuto per attuare la sua manovra “lacrime e sangue”, i quali sarebbero scaduti naturalmente entro la fine del 1992. Il Presidente ne chiedeva il prolungamento, ma questa richiesta cozzava con le intenzioni di buona parte dei deputati ostili al governo Gaidar e con quelle di Khasbulatov, che quei poteri voleva revocarli quanto prima. Pertanto la richiesta di Eltsin sbatté contro il rifiuto del Congresso che, anzi, il 9 dicembre 1992 sfiduciò Gaidar dalla guida dell’esecutivo. Al pari di quanto stava succedendo in Cecenia, anche in Russia il potere presidenziale, fautore di una politica radicale, si scontrava con quello parlamentare, intenzionato a difendere l’ordinamento costituzionale.

ELTSIN CONTRO KHASBULATOV

La reazione di Eltsin non si fece attendere, ed il 10 dicembre il Presidente tenne un rabbioso discorso, accusando il Soviet Supremo di voler sabotare le riforme e riportare la Russia nell’era sovietica. Propose infine un referendum popolare sulla fiducia dei cittadini nel Presidente, nel governo e nel Parlamento[1]. Dopo due giorni di reciproche bordate, Khasbulatov ed Eltsin raggiunsero un compromesso per il quale il Presidente avrebbe accettato di sottoporre il suo operato ad un voto popolare di fiducia, ed avrebbe operato un cambio della guardia nell’esecutivo, in cambio dell’estensione di quasi tutti i poteri d’emergenza fino al giorno del referendum, da tenersi nell’aprile del 1993. Lì per lì sembrò che l’accordo tenesse: Elstin licenziò Gaidar e lo sostituì con Viktor Chernomyrdin, personaggio eclettico e politicamente volubile, presidente della principale società produttrice di petrolio e gas naturale della Russia ed una delle più importanti del pianeta, la Gazprom.

I NEGOZIATI DI GENNAIO

Impantanato com’era nella crisi col Parlamento, Eltsin non aveva né il tempo né l’opportunità di occuparsi della Cecenia. Per questo lasciò che il suo plenipotenziario Sergei Shakhrai, che già nel 1992 lo aveva rappresentato nei numerosi incontri con le delegazioni separatiste, si occupasse di portare avanti le trattative con la controparte, con l’unico imperativo di non lasciare che la piccola repubblica caucasica riuscisse ad ottenere un riconoscimento come stato indipendente. Shakhrai aveva tre opzioni tra le quali scegliere: appoggiare l’opposizione extraparlamentare e favorire una ribellione armata nella repubblica, aprire un ciclo di negoziati con Dudaev, o tentare di aggirarlo portandogli via il sostegno del suo stesso Parlamento. La terza soluzione gli parve la più efficace, perché indeboliva il principale ostacolo al reintegro della Cecenia (Dudaev appunto) pur senza “sporcarsi le mani” con operazioni sotto copertura. Ad armare qualche ribelle per mandarlo ad uccidere il presidente ceceno si era sempre in tempo. Dividere il fronte indipendentista, invece, era possibile farlo solo ora che tra il generale e gli esponenti del Parlamento di Grozny i rapporti erano compromessi. Così, per tutto il mese di dicembre, Shakhrai lavorò a tenersi vicini sia Mamodaev sia il più energico tra deputati ceceni, Soslambekov, ormai ostile al Presidente.  

Yusup Soslambekov e Dzhokhar Dudaev

Shakhrai, Mamodaev e Soslambekov si incontrarono prima a Vladikavkaz, poi a Mosca, predisponendo una bozza di Trattato Federativo che avrebbe visto la Cecenia aderirvi come uno stato indipendente. Il primo risultato di questa rinnovata intesa fu la promessa di Shakhrai di allentare il blocco economico e ricominciare a pagare pensioni e sussidi ai cittadini ceceni, non appena la bozza del Trattato fosse stata approvata a Grozny. Sembrò che dopo tanta acredine un terreno comune di negoziato fosse stato raggiunto. Ma come sempre era stato fino ad allora, le speranze dei negoziatori ceceni sbatterono contro il cocciuto rifiuto di Dudaev, il quale non intendeva aderire ad alcun trattato federativo, di nessuna natura, a nessuna condizione. Per il momento, in ogni caso, le consultazioni andarono avanti. Del resto per Shakhrai non era tanto importante giungere ad un accordo immediatamente, quanto isolare il più possibile Dudaev.  Il 6 gennaio Mamodaev dichiarò di aver presentato un progetto di trattato tra Russia e Cecenia, e di averne discusso a grandi linee con il Vice – Ministro russo per le nazionalità Ramzan Abdulatipov. Il documento, che avrebbe dovuto essere discusso nei giorni seguenti, avrebbe determinato il trasferimento di numerosi poteri da parte dello stato ceceno alla Federazione Russa. Come c’era da aspettarsi, Dudaev rispose con un categorico No. Shkahrai e Soslambekov si accordarono comunque per proseguire le trattative sulla base del principio federativo “tra pari”, sperando che la fazione parlamentare riuscisse ad avere la meglio su Dudaev, ed il divorzio russo – ceceno riuscisse a ricomporsi. I due decisero di incontrarsi nuovamente a Grozny il 14 gennaio.

Non appena la delegazione russa giunse nella capitale cecena subito fu chiaro agli occhi di tutti in quale difficile clima si sarebbero svolti i negoziati. L’aeroporto era militarizzato, ed il corteo diplomatico fu sorvegliato da miliziani di Dudaev armati fino ai denti fino all’arrivo all’edificio del Parlamento, dove si sarebbero tenuti i colloqui. Giunta a destinazione la delegazione russa iniziò i negoziati con quella cecena, composta dal Presidente del Parlamento, Akhmadov, dal Vicepresidente Mezhidov, dal Presidente della Commissione Affari Esteri, Soslambekov e dal rappresentante della Cecenia a Mosca, Sherip Yusupov. Nel giro di pochi minuti un distaccamento della Guardia Presidenziale raggiunse l’edificio del Parlamento in assetto da combattimento. Sembrava che Dudaev fosse deciso ad interrompere i negoziati ad ogni costo, se necessario arrestando tutti i presenti. Akhmadov e Soslambekov mobilitarono chiunque potesse aiutarli, parenti e amici compresi. L’intervento di una folla di parlamentari e civili, che si assieparono di fronte all’edificio ed impedirono alle forze speciali di intervenire, permise il proseguimento dei colloqui.

I PRODROMI DELLA CRISI ISTITUZIONALE IN CECENIA

Il fatto in sé rimaneva comunque inaudito, ed indicativo del clima di reciproco sospetto che ormai aleggiava tra il Presidente ed il Parlamento. Le due delegazioni alla fine firmarono un protocollo di preparazione ad un trattato sulla mutua delegazione e divisione dei poteri. Il protocollo dava ai Ceceni la vittoria di un riconoscimento della loro repubblica come un soggetto del diritto. Parimenti, garantiva ai russi la prospettiva di un trattato che mantenesse la Cecenia entro lo spazio economico e politico della Russia. Su questa base, la Cecenia avrebbe potuto cedere porzioni della sua sovranità alla Federazione Russa non in quanto soggetto di livello inferiore, ma in quanto soggetto paritetico che volontariamente aderiva ad una federazione di repubbliche sovrane. Sul piano giuridico la differenza era effettivamente importante: si riconosceva l’ingresso della Cecenia come volontario, e non come una costrizione dovuta all’applicazione del principio di supremazia. Sul piano pratico (che era quello che interessava più a Dudaev) tuttavia, significava il ritorno della Cecenia alla Russia, la perdita dell’indipendenza ed il riconoscimento del primato politico di Mosca. Il 19 gennaio la stampa cecena pubblicò la bozza del trattato, facendo infuriare Dudaev. Questi ripudiò il protocollo, dichiarando che nessun accordo avrebbe potuto essere raggiunto prima del riconoscimento del Paese come repubblica indipendente, facendo infuriare a sua volta Soslambekov ed Akhmadov.

Frustrato dall’atteggiamento di Dudaev, Soslambekov dichiarò che se il generale si fosse opposto ai negoziati il Parlamento avrebbe tenuto un referendum popolare, costringendo il Presidente a firmare il trattato federativo. Stiamo costruendo uno stato non per il Presidente e non per il Parlamento, ma per l’intero popolo della repubblica, le sue future generazioni dichiarò alla stampa. Anche il terzo delegato del Parlamento, il Vice – Presidente Bektimar Mezhidov, si scagliò contro il Presidente, accusandolo di non voler trovare un linguaggio comune. Dudaev rispose per bocca del suo Ministro dell’Informazione, Ugudov, il quale dichiarò: Mentre, nel complesso, il governo supporta la conduzione di negoziati russo – ceceni, non concorda con una serie di formule del protocollo firmato dalla delegazione russa e dai rappresentanti del parlamento ceceno il 14 gennaio.  Yandarbiev gli fece eco, sostenendo che il tenore del documento firmato abbassava il livello del negoziato così come era stato impostato tra marzo e maggio del 1992.  Soslambekov tentò allora di rettificare i punti contestati, redigendo una bozza di trattato in base al quale la Cecenia avrebbe aderito alla Federazione Russa da soggetto indipendente.

Sergei Shakhrai

[1] Descrivendo lo scopo del referendum in una conferenza stampa, Eltsin propose il suo quesito: Quale corso sostengono i cittadini della Russia? Il corso del Presidente, un corso di trasformazione, o il corso del Congresso, del Soviet Supremo e del suo Presidente, un corso volto a piegare le riforme ed in ultima analisi verso l’aggravamento della crisi?

I nuovi nomi di Ichkeria: La ridenominazione degli insediamenti

Uno dei primi effetti estetici di ogni rivoluzione è sempre stata la ridenominazione di strade, città, edifici ed istituti. La rivoluzione cecena non ha eccezione.

Fin dall’Ottobre del 1991 i rivoluzionari iniziarono una accesa campagna volta ad attribuire ai principali edifici di Grozny un nuovo volto nominale, più in linea con le coordinate ideologiche del nuovo regime. Ancor prima che il governo provvisorio guidato da Dzhokhar Dudaev si insediasse nel “Reskom” (il palazzo sede del Comitato Regionale del PCUS, prontamente ribattezzato “Palazzo Presidenziale”) l’aereoporto di Grozny, originariamente chiamato “Severny” (“Settentrionale”) e Piazza Lenin erano state dedicate alla figura di Mansur Usurma, eroe nazionale ceceno e mito fondativo della resistenza anti – russa.

Nel corso del periodo prebellico furono molti gli edifici ed i viali dedicati a figure di alto valore storico e politico per i nazionalisti: per quanto la maggior parte dei decreti di ridenominazione siano andati perduti, i testimoni di allora citano una moltitudine di strade e piazze, tra le quali uno dei viali principali di Grozny, intitolato nel 1993 alla memoria di Isa Arsamikov, deputato di prima convocazione caduto durante il colpo di stato del 4 Giugno 1993.

Lo scoppio della guerra produsse un’ulteriore accelerazione del processo di ridenominazione: il primo di cui si ha notizia fu varato da Dudaev per onorare uno dei primi villaggi ad essersi opposti all’invasione delle truppe federali. Si trattava del villaggio di Lomaz – Yurt, al confine nordorientale tra la Cecenia e la Russia. In onore della fiera resistenza mostrata dalle unità volontarie che difendevano il villaggio, Dudaev rinominò l’insediamento Turpal – Yurt (“Villaggio degli Eroi”).

Con la morte di Dudaev il mito del primo Presidente della Cecenia indipendente divenne quasi un culto religioso. In particolare il suo successore, Zelimkhan Yandarbiev, decise di onorare la sua memoria rinominando addirittura la capitale del paese, il cui nome era un retaggio della dominazione russa (“Grozny”, letteralmente “Formidabile” era il nome di una fortezza russa costruita sulle macerie di alcuni villaggi preesistenti, e presso i ceceni la città era chiamata Solzha – Ghala) in “Dzhokhar – Ghala”, La Città di Dzhokhar [Dudaev].

Nel dopoguerra le iniziative volte al recupero della tradizione nazionale nella denominazione degli insediamenti divennero molto frequenti, tanto che nel Marzo del 1999 il terzo presidente della ChRI, Aslan Maskhadov decise la creazione di un’apposita commissione, la Commissione di Stato per la Ridenominazione degli Insediamenti, al vertice della quale nominò il Ministro della Cultura Akhmed Zakayev. A far parte della Commissione furono chiamati anche Dalkhan Khozaev, Capo del Dipartipento Archivistico di Stato, Aslambek Davdiev, capo del Dipartimento Gioventù e Turismo, A. Dudaev, Direttore del Centro di Studi Culturali e Politici “A. Avtorkhanov” e Magomed Khasiev, Direttore del Centro Etnoculturale Ceceno.

Recentemente ha iniziato a circolare sui social la foto di un documento, risalente al 10 Marzo 1999, nel quale la commissione decreta alcune ridenominazioni. Come vedremo si tratta di interventi messi in atto sugli insediamenti afferenti al Distretto del Sunzha, allora considerato per intero parte della ChRI, e successivamente diviso tra Inguscezia e Cecenia. La maggior parte degli interventi sono volti al recupero della denominazione indigena di quei villaggi. Le riportiamo di seguito:

Sunzha – Capoluogo dell’omonimo distretto, Dalla metà dell’800 ribattezzata Sleptovskaya in onore del Generale russo Sleptsov, ma chiamata dai locali Ordzhonikidevskaya, fu ribattezzata “Dibir – Yurt”, dal nome ancestrale del villaggio Vaynakh sul quale era stata costruita.

Krabulak, cittadina del Distretto di Sunzha, attualmente parte della Repubblica di Inguscezia, fu rinominata “Eldarkhan – Ghala” nome ancestrale del villaggio Vaynakh sul quale era stata costruita.

Troistskaya – Anch’essa cittadina del distretto di Sunzha, confinante con il capuologo, fu rinominata “Obarg – Yurt” dal nome con il quale la chiamavano gli abitanti del luogo.

Nesterovskaya – Cittadina posta a Sud rispetto al capoluogo del distretto inguscio di Sunzha, fu ribattezzata “Gazhariy Yurt” dal nome del villaggio nei pressi del quale fu costruita.

Assinovskaya – Villaggio posto a ridosso dell’attuale confine tra Repubblica di Inguscezia e Repubblica Cecenia, fu ribattezzata “Ekhaborze” dal nome dell’originale insediamento Vaynakh dal quale si sviluppò.

Sernovodsk – Villaggio posto a nord di Assinoskaya, attualmente parte del distretto ceceno del Sunzha, fu ridenominata “Enakhishka” dal nome dell’insediamento Vaynakh dal quale si sviluppò.

Krasnoktabrsky – Ridenominato in “Alhast”.

Le immagini mostrano il decreto di costituzione della Commissione per la Ridenominazione degli Insediamenti, pronto per la firma del Presidente della Repubblica, Aslan Mashadov, e del Segretario di Stato, Ziauddi Abuev.

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 8

GENNAIO 1992

1 Gennaio

UNIONE SOVIETICA – L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche cessa ufficialmente di esistere.

2 Gennaio

     ESTERI – Nella Federazione Russa ha il via un nuovo programma economico definito dal suo ideatore, l’economista Egor Gajdar “una terapia d’urto”. Il piano prevede un passaggio repentino da un’economia pianificata all’economia di mercato. Tale processo dovrà accompagnarsi ad una radicale privatizzazione del patrimonio pubblico tramite la cessione di certificati di valore proprietario chiamati “Voucher”. La “terapia d’urto” di Gajdar innesca fin dai primi giorni di attuazione un tumultuoso aumento dei prezzi ed una corsa selvaggia all’accaparramento dei beni pubblici in dismissione. Nel corso degli anni successivi l’economia russa sarà investita gravemente dagli effetti della liberalizzazione, portando milioni di russi alla miseria ed arricchendo una piccola classe di giovani imprenditori.

3 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Parlamento richiama tutti i deputati ceceni dei soviet supremi sovietico e russo, considerandoli decaduti conseguentemente con lo scioglimento dell’URSS.

In relazione ai rapporti di scambio petrolifero con la Federazione Russa, Dudaev decreta l’interruzione dei contratti di fornitura in vigore fino al 31 Dicembre 1991, ed il passaggio alla libera contrattazione con le società russe per il dispacciamento di petrolio, prodotti petroliferi e gas naturale in transito attraverso la Cecenia

POLITICA NAZIONALE – Dudaev emette un decreto con il quale gli acquisti nella repubblica possono essere effettuati soltanto da cittadini ceceni o da agenti autorizzati dal governo con regolare permesso.

Con Decreto Presidenziale viene istituito il Comitato Olimpico Ceceno. Dudaev dichiara che la Repubblica Cecena ha intenzione di partecipare alle imminenti olimpiadi estive con una sua rappresentanza nazionale. A tale scopo il Presidente dichiara che verrò presto allestita una città olimpica in grado di ospitare e preparare gli atleti.

Il Parlamento istituisce il venerdì come giorno festivo al posto della domenica, in ossequio alla tradizione islamica.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il consiglio degli anziani dell’Inguscezia si riunisce a Surkhakhi, poco lontano da Nazran, ed emette una dichiarazione nella quale si invitano Cecenia e Inguscezia a ricominciare un percorso comune istituendo una unitaria Repubblica Vaynakh.

Raffineria a Grozny

4 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento autorizza la liberalizzazione dei prezzi. Il costo dei principali generi alimentari inizia ad aumentare vertiginosamente.

Con Decreto Presidenziale, visto il parere del Comitato per la Gestione dell’Economia Nazionale, Dudaev impone la calmierazione del prezzo del pane e di altri beni essenziali. In particolare sono bloccati gli aumenti di latte e dell’olio vegetale e degli alimenti per l’infanzia, i cui prezzi non potranno superare oltre le tre volte il loro costo. Il prezzo della benzina verrà tenuto ad un costo standard di tre volte la quotazione precedente, mentre la vodka sarà venduta ad un prezzo non superiore alle sei volte. Alimenti di prima necessità come i prodotti da forno rimarranno calmierati alle precedenti quotazioni, così come le spese per l’alloggio.

 Il Presidente ceceno presenta alla stampa un’arma interamente fabbricata in Cecenia, chiamata Borz (“lupo”) e vagamente somigliante alla israeliana UZI. Il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Movladi Ugudov, dichiara che è in procinto di avviarsi la produzione in serie di questa piccola arma automatica.

CONFEDERAZIONE DEL CAUCASO – In relazione alla guerra civile in Georgia e ad altre crisi politiche in atto nel Caucaso, il Presidente Dudaev propone la costituzione di unità militari speciali di pacekeeping che possano essere dispiegate all’occorrenza come forza di interposizione, in accordo con i governi locali.

Riguardo la sfera economica, Dudaev propone la costituzione di un mercato caucasico comune che tuteli le economie locali dalla ormai imminente crisi economica, conseguente al collasso del sistema economico sovietico.

5 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Presidente Dudaev dichiara un embargo nei confronti della Georgia come misura di pressione per l’interruzione degli scontri armati nel paese. Dudaev dichiara di voler proporre il blocco economico anche all’Azerbaijan, in modo da rendere più efficace la sua funzione coercitiva. Presso il Comitato Internazionale per i Diritti Umani si arruolano volontari per costituire delle “Brigate internazionali per il mantenimento della pace” sulla falsariga dei “Caschi blu” dell’ONU.

Contestualmente Dudaev ed il Parlamento firmano una dichiarazione di neutralità congiunta nella quale si legge: “Dichiariamo la nostra disponibilità ad aderire a qualsiasi Commonwealth regionale o espressione dell’intera ex Unione Sovietica a parità di condizione, e la nostra determinazione a promuovere processi di integrazione basati su di essi. […] La Repubblica cecena non parteciperà a nessuna alleanza militare ed accordo di natura aggressiva, ma si riserva il diritto di utilizzare tutti i mezzi riconosciuti dal diritto internazionale per proteggere la propria sovranità ed integrità territoriale. […] La Repubblica non ricorrerà all’uso della forza o alla minaccia del suo uso contro altri stati. […] invita tutti gli Stati e le repubbliche dell’ex Unione a riconoscere la sovranità della Repubblica Cecena […] dichiara di riconoscere la sovranità statale di tutte le repubbliche in conformità con le norme del diritto internazionale.”

ECONOMIA- A seguito della liberalizzazione dei prezzi il costo di molti generi di base aumenta vertiginosamente. A questa data il latte risulta triplicato, la pasta quadruplicata. Nel giro di poche settimane i banchi dei negozi e le bancarelle si svuoteranno quasi completamente.

6 Gennaio

ECONOMIA – I prezzi nella repubblica continuano a salire. I prodotti industriali vengono venduti al doppio dei prezzi pre – liberalizzazione, mentre tutti i prodotti calmierati hanno già raggiunto il massimo consentito. I lavoratori di alcuni stabilimenti industriali minacciano di scioperare qualora il loro salario non sia adeguato al sopravvenuto aumento del costo della vita.

7 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Una banda armata tenta di saccheggiare la sala d’armi della caserma della guarnigione federale di stanza a Grozny. Il Maggiore russo Vladimir Chagan viene ucciso nel tentativo di impedire il furto.

8 Gennaio

POLITICA ESTERA – In un’audizione al Parlamento Dudaev propone l’adozione di un appello a tutti i popoli ed i governi del Caucaso nel quale si raccomanda il reinsediamento di Zviad Gamsakhurdia alla guida della Georgia e l’apertura di negoziati politici. Tale proposta è vista come l’unica soluzione pacifica alla guerra civile in atto nel paese.

IRREDENTISMO INGUSCIO – La commissione parlamentare incaricata di individuare il confine tra Cecenia e Inguscezia propone una linea di demarcazione corrispondente al vecchio confine tra le due repubbliche, risalente al 1934. La proposta scatena le critiche degli ingusci, i quali rivendicano i distretti di Sunzha e Malgobek, mentre la linea proposta assegna alla Cecenia tutto il primo e gran parte del secondo. Il Parlamento, approvando la proposta della Commissione, esorta il Presidente Dudaev ad imporre l’autorità presidenziale nel Distretto di Sunzha.

ECONOMIA – In Cecenia vi è una grave carenza di ogni genere alimentare, mentre il mercato nero prolifica. Il pagamento delle pensioni procede a rilento, e le casse non distribuiscono più di 300 rubli ad ogni anziano in coda per ritirare il suo salario. I generi alimentari non calmierati risultano introvabili, se non a prezzi quasi proibitivi.

CONFLITTI SOCIALI – In relazione alla morte del Maggiore Vladimir Chagan, ucciso da ignoti durante un tentativo di sequestro di attrezzature militari, la Procura Generale della Repubblica esclude qualsiasi responsabilità da parte di unità della Guardia Nazionale.

9 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Dudaev proclama la costituzione delle Forze Aeree della Repubblica Cecena. L’esercito, appena nato, non possiede velivoli, se non un paio di vecchi aeromobili da addestramento. Gli sviluppi successivi forniranno alla neonata aeronautica cecena un gran numero di mezzi da guerra.

CONFLITTI SOCIALI – L’esponenziale aumento dei crimini violenti, dei furti e delle rapine viene attribuito dal Servizio di Sicurezza Nazionale all’azione di “provocatori” dipendenti dalle disciolte strutture di sicurezza sovietiche, ora operanti per conto della Federazione Russa. Il Parlamento della Repubblica apre una discussione su un nuovo progetto di legge, in forza del quale il Servizio di Sicurezza Nazionale possa operare con poteri eccezionali al fine di ridurre il fenomeno malavitoso.

10 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In risposta al vertiginoso aumento del costo dei generi di prima necessità, il COFEC introduce la calmierazione dei prezzi per latte, burro, olio e zucchero. Il Sindaco di Grozny, Bislan Gantemirov, istituisce la carica dell’ispettore sociale, responsabile dell’assistenza alle famiglie più disagiate.

POLITICA ESTERA – Dudaev ed il Ministro degli Esteri Shamil Beno incontrano a Grozny emissari del decaduto Presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia. L’incontro serve a negoziare il riconoscimento a Gamsakhurdia del diritto di asilo politico in Cecenia.

12 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto Presidenziale numero 1 “Sul blocco dei conferimenti ai Ministeri dell’Unione da parte delle imprese pubbliche” Dudaev impone il blocco dei trasferimenti da parte delle imprese pubbliche dipendenti dagli ex ministeri sovietici.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il Distretto di Sunzha è in stato di agitazione a causa della delibera parlamentare che annette Sunzha alla Repubblica Cecena. L’ex Presidente del Soviet Distrettuale, Ruslan Tatiev, chiede che la Russia decreti lo stato di emergenza e tuteli la volontà degli abitanti ingusci di Sunzha di entrare a far parte della Repubblica di Inguscezia come soggetto federato alla Russia.

Il consiglio degli anziani locale, tuttavia, sostiene la soluzione contraria, rilanciando la proposta di costituire un’unica repubblica Vaynakh indipendente. I sostenitori dell’annessione all’Inguscezia allestiscono picchetti armati ai confini del distretto.

Il consiglio degli anziani ceceno (Mekhk – Khel) per bocca del suo Presidente, Said – Akhmed Adizov, dichiara che il progetto di annessione del Distretto di Sunzha non è diretto a danneggiare gli ingusci, ma a preservare il territorio ancestrale del popolo ceceno dall’annessione che conseguirebbe ad un ingresso dell’Inguscezia nella Federazione Russa.

Nel frattempo centinaia di ingusci manifestano davanti al Parlamento ceceno contro la decisione di annettere alla neonata Repubblica Cecena i distretti di Malgobek e Sunzha.

In serata si rincorrono voci di una sparatoria nel villaggio di Troitskaya, ma le autorità locali dichiarano la notizia infondata.

13 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Deputato del Parlamento Yusup Soslambekov accusa il Presidente Dudaev di inattività nella formazione di un governo politico di fiducia parlamentare, e minaccia di costituire un gruppo parlamentare di opposizione non si giunga al più presto alla costituzione di un esecutivo qualificato.

CONFLITTI SOCIALI – A seguito del pestaggio di un camionista da parte di ignoti, gli autotrasportatori di Grozny manifestano contro la criminalità incontrollata nel paese, annunciando uno sciopero ed occupando la piazza antistante il palazzo presidenziale con alcuni automezzi.

14 Gennaio

POLITICA ESTERA – Un emissario del decaduto presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia intrattiene un colloquio con il Ministro degli Esteri Shamil Beno. Si susseguono voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia a Grozny.

Zviad Gamsakhurdia

15 Gennaio

POLITICA ESTERA – Zviad Gamsakhurdia giunge a Grozny in segreto, accompagnato dalla moglie, dalla sorella e da due dei suoi figli. La notizia non verrà confermata dalle autorità fino al 22 Gennaio successivo. L’ex Presidente georgiano viene alloggiato nell’abitazione presidenziale, appena restaurata per ospitare Dudaev.

CONFLITTI SOCIALI – Dopo lo sciopero dei trasportatori, entrano in sciopero anche i lavoratori dello stabilimento automobilistico di Grozny Avtospetsoburodovanie. Gli operai chiedono un aumento dello stipendio di cinque volte in ordine ad inseguire il vertiginoso aumento dei prezzi. Nelle settimane seguenti seguiranno numerosi altri scioperi da parte di dipendenti pubblici e privati.

A Grozny una folla di civili inferociti occupa il mercato centrale di Grozny, obbligando i commercianti a vendere le loro merci a prezzi ribassati per tutto il giorno. L’iniziativa popolare non determina, tuttavia, risultati tangibili: il mercato si svuota e le merci cessano di affluire.

16 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Presidente Dudaev presenta al Parlamento la sua squadra di governo. Contrariamente a quanto auspicato dal Parlamento, Dudaev dichiara di voler occupare, oltre al suo incarico, anche quello di Presidente del Gabinetto dei Ministri, assommando su di sé due delle principali cariche della Repubblica. La lista comprende una dozzina di ministri, nonché l’accorpamento di numerosi dipartimenti in dicasteri unificati.

Il Parlamento decreta l’istituzione della carica di Vicepresidente, per controbilanciare la sommatoria di poteri derivante da un’ipotetica conferma di Dudaev sia come Capo dello Stato, sia come Capo del Governo.

18 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per scoraggiare il ricorso al commercio estero illegale, il Parlamento vara una legge che punisce severamente gli speculatori sui beni di prima necessità, comminando alte pene pecuniarie e l’arresto fino a tre mesi per coloro che nascondono prodotti di prima necessità allo scopo di speculare sull’aumento dei prezzi.

ECONOMIA – La carenza di beni di consumo sui canali commerciali legali è ormai endemica. Il mercato nero prolifica mentre sui banchi dei mercati prodotti come la carne, il cui prezzo è stato calmierato a 20 rubli l chilogrammo, mentre al mercato nero si trovano prodotti da macellazione a dieci o venti volte questo prezzo.

CONFLITTI SOCIALI – Il Presidente Dudaev istituisce il Reparto di Polizia Speciale (OMON) della Repubblica Cecena, con lo scopo di porre un freno alla criminalità, se necessario facendo ricorso a politiche radicali di contrasto.

20 Gennaio

ESTERI – Una delegazione del Ministero degli Esteri della Repubblica Cecena, guidata dal Ministro Shamil Beno, si reca a Sukhumi, capitale dell’autoproclamata repubblica di Abkhazia, presumibilmente per negoziare un accordo in forza del quale Gamsakhurdia possa tornare al potere in cambio del riconoscimento dell’indipendenza della piccola repubblica secessionista.

21 Gennaio

POLITICA ESTERA – Mentre si rafforzano le voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia in Cecenia, il Deputato Mate Tsikhesashvili, membro della Commissione Esteri ed ex vice – Prefetto della regione georgiana di Akhmetov, dichiara di non aver riscontrato alcuna evidenza che il governo ceceno stia supportando la fazione “zviadista” (cioè leale a Zviad Gamsakhurdia) nella guerra civile georgiana.

POLITICA NAZIONALE – Il governo nazionalizza l’Archivio di Stato Centrale, che viene ribattezzato Archivi Nazionali della Repubblica Cecena. Il Dipartimento Archivistico viene riorganizzato sotto il Comitato Nazionale per gli Archivi, e posto sotto la direzione di Dalkhan Khozaev, già capo del Dipartimento dal Novembre 1991.

CULTURA – con apposito Decreto numero 7 del Presidente della Repubblica Cecena “Sul conferimento di risorse all’associazione ART OF CAUCASUS il Presidente decreta l’assegnazione di 150.000 rubli per l’acquisto di opere da esibire in un museo nazionale della cultura caucasica.

22 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Governo ceceno ammette pubblicamente che l’ex Presidente georgiano in esilio, Gamsakhurdia, alloggia a Grozny con la sua famiglia, e gode della protezione del Presidente Dudaev.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – Da Grozny l’ex Presidente georgiano Gamsakhurdia invia un appello ai suoi seguaci affinchè proseguano la lotta per il ripristino del governo “legittimamente eletto” nel paese, ed una richiesta d’aiuto a tutti i governi del Caucaso, affinché non riconoscano le istituzioni “antidemocratiche” dei golpisti. L’iniziativa imbarazza il Parlamento ceceno, il quale rifiuta qualsiasi coinvolgimento di parte nella guerra civile georgiana.

CONFLITTI SOCIALI – Nella notte giungono alla stazione di Grozny decine di famiglie di profughi ceceni provenienti dal Kazakistan, dove le tensioni sociali stanno sfociando in aperte aggressioni ai danni delle minoranze etniche locali. Il Presidente Dudaev promette di garantire massimo supporto materiale e umano alle famiglie, mentre il Ministro degli Esteri Shamil Beno invia un telegramma al governo Kazako chiedendo il rispetto dei diritti civili dei ceceni che vivono nel paese centroasiatico.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – In relazione alla presenza di Gamsakhurdia a Grozny, il Presidente Dudaev dichiara che il leader georgiano è nel paese in qualità di ospite, e che non necessita di alcuna protezione in quanto sostenuto dal suo popolo e legittimamente eletto. In questo modo Dudaev prende una chiara posizione in relazione al conflitto georgiano, contraddicendo le dichiarazioni di neutralità fatte dal Parlamento della Repubblica nei giorni precedenti.

25 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento non autorizza la nomina di Usman Imaev, giovane ex funzionario del Ministero della Protezione Sociale nella RSSA Ceceno – Inguscia. In risposta, Dudaev istituisce il Comitato di Stato per la Riforma Giuridica, organo deputato alla ristrutturazione del sistema giuridico nel Paese, e ne affida ad Imaev la Presidenza.

27 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In ordine a dotare il Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica di un’autonoma voce di bilancio, il Presidente Dudaev emette l’Ordine numero 4 “Sulle misure per garantire il corretto funzionamento del Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica”, con il quale l’istituzione appena creata ottiene autonomia finanziaria rispetto ai bilanci ministeriali approvati dal Parlamento. Questa misura si inserisce nel nascente scontro istituzionale per le nomine degli alti funzionari dello Stato, che contrapporrà il Parlamento al Capo dello Stato e sfocerà, nel Giugno del 1993, in un colpo di stato militare del Presidente.

Con Decreto numero 6 del Presidente della Repubblica Cecena Sul finanziamento della Procura della Repubblica Cecena la Procura della Repubblica, precedentemente dipendente dal bilancio dell’Unione Sovietica, ottiene un finanziamento ponte di 300.000 rubli in attesa di essere inserita a pieno nel bilancio repubblicano.

28 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Uno dei principali pozzi petroliferi della Cecenia, capace di produrre 700 tonnellate di greggio giornaliere, viene fatto esplodere da ignoti. Il danno economico quantificato è enorme.

Campi petroliferi nei dintorni di Grozny

29 Gennaio

CRISI RUSSO/CECENA  – La Federazione Russa impone un blocco economico alla Repubblica Cecena. In risposta al blocco dei trasferimenti finanziari imposto dal governo russo, Dudaev emette il Decreto Presidenziale numero 10 “Riguardo il blocco dei trasferimenti al bilancio della RSFSR Russa” con il quale interrompe qualsiasi conferimento finanziario verso la Russia.

POLITICA NAZIONALE – Nel tentativo di limitare la circolazione del denaro in forma di banconota, del quale la repubblica soffre una grave mancanza materiale, Dudaev emette il Decreto numero 8 del Presidente della Repubblica Cecena “Sulla regolamentazione dei pagamenti in contanti“. In esso si vieta il pagamento in contanti per numerose categorie di beni e servizi, sostituendolo con il sistema dei bonifici bancari e degli assegni. La distribuzione del contante da parte delle banche viene limitata a 1000 rubli per famiglia.

Con il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Liquidazione del conto in valuta estera del Consiglio dei Ministri della RSSA Ceceno – Inguscia” Dudaev attribuisce alle proprie disponibilità il conto corrente in valuta estera precedentemente dedicato al Dipartimento Affari Esteri del Consiglio dei Ministri. Non è dato conoscere l’ammontare di tale conto corrente.

Nel tentativo di distribuire derrate alimentari alla popolazione indigente e favorire la distribuzione del cibo ai cittadini della Repubblica, Dudaev emette il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Riguardo l’apertura di negozi sociali per la fornitura alimentare alla popolazione”. Il bilancio repubblicano deve farsi carico dell’apertura e della gestione dei negozi sociali.

L’esperto di idrocarburi tedesco Gert Wollebe viene nominato da Dudaev Consigliere Presidenziale per l’industria petrolifera, di raffinazione e chimica.

30 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per decreto del Presidente l’ora legale in Cecenia viene spostata di un’ora in avanti rispetto al fuso orario della Russia.

BILLINGSLEY INTERVISTA ILYAS AKHMADOV

Dodge Billingsley è un giornalista, scrittore e film maker statunitense. La sua attività lo ha portato sui principali teatri di guerra negli ultimi trent’anni, tra i quali i conflitti in Cecenia. Sull’argomento ha scritto il libro “Fangs of the lone wolf: chechen tactics in the Russian – Chechen wars” (Acquistabile QUI), una disamina sulla strategia di guerra dei ceceni desunta da una lunga serie di interviste ai protagonisti di quel conflitto. L’articolo che segue riporta alcuni stralci della sua intervista ad Ilyas Akhmadov, futuro Ministro degli Esteri della Repubblica Cecena di Ichkeria. L’Intervista è stata realizzata nel Gennaio 1998, nel bel mezzo del travagliato periodo interbellico tra il primo ed il secondo conflitto. Un documento interessantissimo per chi cerca informazioni sulle FORZE ARMATE della ChRi.

Puoi dirmi qualcosa riguardo al tuo background?

[…] Nel 1991, quando occorsero gli eventi riguardo alla sovranità della Repubblica Cecena che tutti noi conosciamo […] lavorai per sei mesi con il Ministero degli Esteri. In quel momento c’era un grosso problema nella regione montuosa del Karabakh. Fondamentalmente lavorai su quello, perché c’erano cittadini della repubbliche che erano stati coinvolti in quel conflitto, su base personale. Così le autorità di governo mi mandarono a riprenderli per riportarli a casa. Nello stesso tempo partecipai alla ricerca dei caduti, e nello scambio dei prigionieri. Durante la guerra (con la Russia 1994 -1996) e dopo che lasciai la città (Grozny) fui un membro della milizia per tre mesi. Quando ero nella milizia, feci soltanto quello che facevano gli altri soldati. Il Generale Basayev [Shamil Basayev, Ndr.] che a quel tempo era ancora Colonnello, mi assegnò al Quartier Generale, e per la maggior parte della guerra servii come ufficiale allo Stato Maggiore. Poi tornai da Basayev, dove servii come aiutante di campo.

Ilyas Akhmadov

Come funziona l’apparato militare ceceno? Sembra che ogni comandante di campo abbia il suo proprio esercito.

Basayev non ha il suo esercito. Era il comandante della Brigata Ricognizione e Assalto, che è l’unità d’elite dell’esercito ceceno. Ad oggi quella brigata, per tutti gli scopi pratici, è stata tolta dal servizio attivo e messa alle dipendenze del Comandante Supremo. Questo vuol dire che al momento l’unità non è acquartierata, ma in caso di guerra tornerà a formarsi. In questo senso non siamo soldati in servizio attivo. Questa brigata ha sostanzialmente cessato di esistere, ma si pone sotto l’autorità del Comandante Supremo in caso di guerra. La struttura attuale dell’esercito del Generale Raduev [Salman Raduev, Ndr.] invece, è una struttura autonoma. Ma questa è una conseguenza delle complicazioni generatesi nel periodo postbellico.

Prima della guerra non c’era alcun esercito ceceno, almeno non nei termini usati dai russi. Tutte le componenti e le unità vennero organizzate durante la guerra su base regionale, perché questo era l’unico modo possibile. Le milizie locali si organizzarono secondo la regione nella quale vivevano i loro componenti. Così i “Fronti” che  erano 7 (più tardi, evidentemente, ne furono costituiti altri di volta in volta, al punto che ad un certo punto furono addirittura 14) erano costituiti su base regionale.

[…] Solo adesso che la guerra è finita l’esercito ceceno sta iniziando ad organizzarsi secondo uno schema classico. Al momento è difficile distinguere tra il nuovo esercito che si sta organizzando ed il vecchio esercito, costituito dai resti delle unità che erano esistite durante la guerra. Non ci sono problemi particolarmente complessi rispetto al fatto che al momento sembra ci siano due differenti eserciti. In ogni caso, sono entrambi subordinati [al Quartier Generale, ndr.]. Questi ultimi sono i resti di quei fronti e di quelle unità che non sono state inserite nella struttura della Guardia Nazionale e delle forze ad essa integrate. Quando la formazione dell’esercito sarà completa, tutti coloro che portano armi e divise ma che non ne faranno parte consegneranno armi e munizioni. Per le nostre condizioni il nostro esercito non potrà contare più di cinque o seimila uomini, ma si tratta di un’approssimazione.

Soldati della Guardia Nazionale effettuano un’esercitazione dimostrativa

La guerra ha attraversato tre fasi. Nelle pianure i ribelli ceceni soffrirono parecchio. Soffrirono anche nel centro, tra le pianure e le montagne.

Prima di tutto non esistono ribelli ceceni. Questa è una creazione dei media russi. La parola “ribelle” fa riferimento ad un’organizzazione semi – clandestina. Un’organizzazione di questo tipo è gestita da “ribelli”. Ma noi non abbiamo mai avuto nessun “ribelle”. Sfortunatamente alcuni dei nostri comandanti meno educati si sono appropriati di questa parola senza pensare troppo alle implicazioni derivanti da suo uso. Da questi essa ha iniziato a girare tra di noi. Come dicevo, al Dicembre 1994 avevamo 4 unità in servizio attivo. Tutto il resto era organizzato essenzialmente come una milizia locale. Poi, verso la fine di Febbraio [1995, ndr.] Dudaev dette l’ordine di smantellare le milizie, le quali dal momento divennero parte della struttura dell’esercito regolare. Quindi, dal Febbraio 1995 in avanti avemmo le forze armate della Repubblica Cecena di Ichkeria. In questo senso non è possibile chiamarle “ribelli”.

Riguardo le fasi? Se ti basi sulle regioni [di combattimento, ndr.] ebbene, ci furono tre fasi. La Battaglia per la città (Grozny) dal 31 dicembre 1994 al 23 Febbraio 1995; la battaglia nelle pianure dal Marzo 1995 al 10 Maggio 1995; e dal 10 Maggio 1995, all’avvio dell’invasione su larga scala di Vedeno, Shatoi e Chiri – Yurt, completata nel Giugno del 1995. Il raid del Battaglione di Ricognizione e Sabotaggio a Budennovsk sotto il comando dell’allora Colonnello Basayev rovinò i loro [dei russi, ndr.] piani.

Quale fu la portata del Raid di Basayev sulla città russa di Budennovsk?

In primo luogo il raid di Budennovsk ebbe una portata più politica che tattica. Ma se lo guardi sotto il profilo dell’arte della guerra, questo mostra che, a dispetto degli annunci dei leader militari russi secondo i quali il nostro esercito era stato distrutto, che Dudaev aveva perso il controllo delle sue unità, l’ingegnosa azione 350 chilometri nelle retrovie russe, la cattura del territorio, con un gruppo di 150/160 soldati, parla da solo. Il Generale Basayev perse soltanto 19 uomini durante quell’operazione di cinque giorni. Se non vado errato, solo 3 dei suoi uomini furono uccisi dalle truppe d’elite dell’esercito russo durante un blitz durato cinque ore. […]. Guardandolo dal punto di vista militare […] Penso che neanche gli americani, e non intendo essere offensivo, quando evacuarono la loro ambasciata in Iran, fecero più errori di quanti ne fece Basayev nel condurre la sua operazione. […].

Raid di Budennovsk: Shamil Basayev (a destra) e Aslambek Ismailov (a sinistra) durante le trattative con le autorità federali.

Mi hai detto che la guerra può essere divisa in tre fasi. Quante perdite ci furono in ognuna di queste?

È piuttosto difficile rispondere, perché come dicevo l’esercito ceceno non aveva ancora sviluppato un ordine di battaglia in senso classico. […] Le perdite totali tra i nostri combattenti sono state basate includendo anche i civili i quali, in determinate occasioni, si sono uniti ai combattimenti. Loro morirono in maggior quantità, perché non avevano esperienza. […] La maggior parte delle vittime si ebbero durante le battaglie del 1995, fra la gente che, non possedendo un’arma, cercava costantemente di catturarne una. La tattica era estremamente semplice. Se un soldato russo con un fucile d’assalto veniva lasciato nella zona neutrale, i cecchini russi usavano la seguente tattica: chiunque fosse arrivato all’arma per primo veniva ferito. Egli avrebbe, naturalmente, chiesto aiuto. Puoi lasciare un cadavere fino al calar delle tenebre, quando è possibile recuperarlo, ma quando un soldato ferito chiede aiuto, normalmente tre o quattro persone moriranno cercando di soccorrerlo. In questo modo era possibile uccidere, con un fucile d’assalto, cinque o sei persone che non avevano un’arma e cercavano di prenderne una.[…].

Com’era per un membro ordinario della milizia partecipare alle operazioni militari? Puoi parlarci della tua esperienza personale?

Da un punto di vista, ovviamente, era difficile per noi combattere con i russi, perché loro erano completamente equipaggiati. […] D’altra parte la maggior parte dei soldati aveva servito nei ranghi dell’esercito sovietico. […] E’ un bel vantaggio quando il nemico parla una lingua che tu capisci molto bene. Usavamo piuttosto spesso tattiche di disinformazione via radio. Le radio presenti nei veicoli catturati venivano sintonizzate sulla frequenza della loro stessa unità. I nostri operatori radio spesso riuscivano a dirigere il fuoco dell’artiglieria russa contro le loro stesse posizioni. Usavamo spesso anche la tattica di viaggiare parallelamente alle colonne russe per penetrarvi in mezzo. Questo spesso succedeva quando le colonne marciavano di notte, o quando riuscivamo a penetrare tra due posizioni, a causa della carenza di coordinamento tra le unità dell’esercito federale e quelle del Ministero degli Interni. Era sufficiente penetrare tra le due colonne, sparare qualche colpo in una direzione e nell’altra, e quelle colonne si sarebbero ingaggiate a vicenda per tre o quattro ore. Queste tattiche erano usate molto spesso.

I resti di un carro da battaglia federale distrutto lungo la strada. Gola di Yarish – Mardy