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ICHKERIA IN ITALIA: La visita di Akhmed Zakayev a Roma (30/06 – 02/07 2022)

Tra il 30 Giugno ed il 2 Luglio 2022 Akhmed Zakayev si è recato in visita a Roma, su invito dei Radicali Italiani, per partecipare ad alcuni eventi politici e ad una visita ufficiale con le autorità Italiane. Ho partecipato personalmente a questo ciclo di incontri, avendo il privilegio di essere incluso nella delegazione che ha incontrato il Sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto della Vedova. Di seguito pubblico un resoconto della visita.

La mattina del 30 Giugno, appena dopo le 8:00, Akhmed Zakayev ha incontrato la stampa, rilasciando un’intervista ad Askronos (reperibile quì). I passaggi salienti del suo intervento:

“La vittoria dell’Ucraina ci sarà, ne sono sicuro. E sarà la fine della Russia di Putin. Il presidente russo ha fatto tutta la prima parte della sua carriera grazie alla guerra in Cecenia. A questo, punto con la fine di Putin, la Cecenia potrebbe aspirare all’indipendenza. Assieme agli ucraini dobbiamo fare di tutto per far cessare il suo ruolo nel governo della Russia. Stiamo combattendo per gli ucraini ma anche per la nostra libertà”. Lo ha detto all’Adnkronos Akhmed Zakayev, primo ministro della non riconosciuta Repubblica Cecena di Ichkeria, aggiungendo che la guerra fra ceceni coinvolti nel conflitto russo-ucraino “la vedo come la terza guerra cecena. I ceceni che combattono contro l’Ucraina stanno morendo e per noi questo è un fatto tragico. La Cecenia è occupata dalla Russia, così come alcune regioni dell’Ucraina. Quegli ucraini che sono sotto la Russia soffrono molto e adesso tutto il mondo deve fare il possibile per far cessare questa guerra. Ma senza cercare di salvare la faccia di Putin – avverte – Dobbiamo far cessare la guerra, ma soprattutto mostrare al mondo i crimini commessi da Putin senza salvare la sua reputazione”.

Akhmed Zakayev rilascia la sua intervista ad Adnkronos

Successivamente la delegazione, composta da Akhmed Zakayev, Inna Kurochkina ed Andrei Kurochkin, responsabili della comunicazione del governo, Igor Boni e Silvia Manzi dei Radicali Italiani e dal sottoscritto ha raggiunto La Farnesina, sede del Ministero degli Esteri, per un incontro ufficiale con il Sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto della Vedova. Zakayev è stato accolto come Primo Ministro della Repubblica Cecena di Ichkeria, ha percorso la scala d’onore riservata ai capi di Stato e di governo ed ha preso posto al tavolo negoziale insieme agli altri membri della delegazione. La conversazione con Della Vedova è stata cordiale, il Sottosegretario ha domandato a Zakayev un resoconto della situazione sia riguardo alla diaspora cecena all’estero, sia riguardo alla situazione in Cecenia, rispetto alla quale ha detto di essere da sempre interessato e preoccupato. Della Vedova ha dichiarato che le testimonianze raccolte dai promotori della causa penale internazionale contro Vladimir Putin sui crimini compiuti in Cecenia saranno un elemento chiave nella più ampia causa penale intentata dai Radicali Italiani contro il capo di stato russo, relativamente ai crimini compiuti durante tutta la durata del suo governo. Dopo uno scambio di vedute sulla situazione attuale e sul rapporto che l’Europa ha e dovrebbe avere con Ucraina e Russia, le due delegazioni hanno preso commiato.

Akhmed Zakayev e Benedetto della Vedova al Ministero degli Esteri

Successivamente La delegazione cecena ha visitato la sede dei Radicali Italiani, dove ha rilasciato alcune dichiarazioni in preparazione del successivo incontro pubblico, da tenersi nel pomeriggio presso la Camera dei Deputati. Inoltre Akhmed Zakayev ha firmato la petizione presentata dai Radicali Italiani sull’incriminazione di Vladimir Putin.

Nel pomeriggio si è svolta presso la Camera dei Deputati una conferenza stampa dal titolo: “From Chechnya to Ukraine, 20 Years of Unpunished Crimes”. Davanti alla sala gremita Zakayev ha ricordato gli eventi legati alla guerra in Cecenia, ed ha presentato i tragici parallelismi con la attuale situazione in Ucraina. Sono intervenuti anche Alessandro Magi, Deputato e co-relatore insieme a Zakayev, Oless Horodestkyy, Presidente dell’Associazione Cristiana degli Ucraini in Italia, Marco Perduca, ex Senatore, i radicali Igor Boni e Massimiliano Iervolino. Un piccolo spazio è stato gentilmente dedicato anche a Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria.

Akhmed Zakayev parla alla Camera dei Deputati
Igor Boni Presenta “Libertà o Morte!” al pubblico durante la conferenza stampa alla Camera dei Deputati

Nel corso della giornata (e di quella successiva) Zakayev ha rilasciato numerose interviste, tra le quali una per La Stampa, a cura di Flavia Amabile, una per Il Foglio, e ancora una per Il Dubbio ed altre testate, oltre ad una lunga intervista a Radio Radicale che pubblichiamo quì sotto:

https://www.radioradicale.it/scheda/672666/iframe?i=4450264

In serata i componenti della delegazione cecena hanno partecipato assieme ad alcuni simpatizzanti dei Radicali Italiani ad una cena comunitaria in un ristorante Ucraino.

Gli organizzatori della conferenza stampa alla Camera dei Deputati, al termine dei lavori

ENGLISH VERSION

ICHKERIA IN ITALY: Akhmed Zakayev’s visit to Rome (30/06 – 02/07 2022)

Between 30 June and 2 July 2022 Akhmed Zakayev visited Rome, at the invitation of the Italian Radicals, to participate in some political events and an official visit with the Italian authorities. I personally participated in this series of meetings, having the privilege of being included in the delegation that met the Undersecretary for Foreign Affairs, Benedetto della Vedova. Below I publish an account of the visit.

On the morning of June 30, just after 8:00, Akhmed Zakayev met the press, giving an interview to Askronos (available here). The salient passages of his speech:

“There will be a victory for Ukraine, I’m sure. And it will be the end of Putin’s Russia. The Russian president made the whole first part of his career thanks to the war in Chechnya. At this point, with the end of Putin, Chechnya could aspire to independence. Together with the Ukrainians we must do everything to end his role in the government of Russia. We are fighting for the Ukrainians but also for our freedom ”. This was told to Adnkronos Akhmed Zakayev, prime minister of the unrecognized Chechen Republic of Ichkeria, adding that the war between Chechens involved in the Russian-Ukrainian conflict “I see it as the third Chechen war. The Chechens fighting Ukraine are dying and for us this is a tragic fact. Chechnya is occupied by Russia, as are some regions of Ukraine. Those Ukrainians who are under Russia suffer a lot and now the whole world must do everything possible to stop this war. But without trying to save Putin’s face – he warns – We must stop the war, but above all show the world the crimes committed by Putin without saving his reputation ”.

Subsequently, the Chechen delegation visited the headquarters of the Italian Radicals, where it issued some statements in preparation for the subsequent public meeting, to be held in the afternoon at the Chamber of Deputies. Furthermore, Akhmed Zakayev signed the petition presented by the Italian Radicals on the indictment of Vladimir Putin.

In the afternoon a press conference was held at the Chamber of Deputies entitled: “From Chechnya to Ukraine, 20 Years of Unpunished Crimes”. In front of the packed hall, Zakayev recalled the events linked to the war in Chechnya, and presented the tragic parallels with the current situation in Ukraine. Also present were Alessandro Magi, Deputy and co-rapporteur together with Zakayev, Oless Horodestkyy, President of the Christian Association of Ukrainians in Italy, Marco Perduca, former Senator, the radicals Igor Boni and Massimiliano Iervolino. A small space was also kindly dedicated to Freedom or Death! History of the Chechen Republic of Ichkeria.

During the day (and the day after) Zakayev gave numerous interviews, including one for La Stampa, edited by Flavia Amabile, one for Il Foglio, and one more for Il Dubbio and other newspapers, as well as a long interview to Radio Radicale that we publish below:

https://www.radioradicale.it/scheda/672666/iframe?i=4450264

In the evening the members of the Chechen delegation participated together with some sympathizers of the Italian Radicals in a community dinner in a Ukrainian restaurant.

Quando Maskhadov chiedeva all’Europa di fermare Putin – La lettera al G7

Tra il 20 ed il 22 Luglio del 2001 si tenne a Genova un vertice del G – 8 , il gruppo delle principali potenze economiche della Terra (G – 7) implementato (dal 1997 al 2013) dalla presenza della Russia. In vista di questo incontro, il Presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria, Aslan Maskhadov, inviò una lettera ai rappresentanti di quei governi, che riportiamo integralmente, in italiano e in inglese.

Come nei riguardi delle parole di Dudaev sulla futura guerra in Ucraina, quelle di Maskhadov sull’ondivago rapporto delle democrazie occidentali con il regime di Vladimir Putin suonano tristemente concrete in questi giorni.

VERSIONE ITALIANA

Gentili Eccellenze,

Io, Aslan Maskhadov, presidente democraticamente eletto della Repubblica cecena di Ichkeria, scrivo questo appello disperato in nome del mio popolo, vittima di una guerra genocida il cui omicidio quotidiano deve ancora risvegliare la coscienza del mondo che guidate. Siamo miserabili, sanguinanti e schiavi come voi siete ricchi, potenti e liberi. Presto vi riunirete a Genova tra lo splendore e la cerimonia che si addice al vostro posto, in prima fila tra le nazioni. Guardie d’onore vi saluteranno, vi incontrerete nei palazzi e il mondo ascolterà ogni vostra parola. Io vi scrivo da un luogo di sterminio putrido, di carneficina, e come i miei fratelli rimango un braccato nel mio paese. Anch’io ho avuto dalle urne il privilegio e la responsabilità di guidare la mia nazione, ma Mosca mi definisce un bandito, un terrorista e un criminale. Al di là dei confini del mio piccolo paese, le mie parole sembrano contare poco, così come il grido angosciato del mio popolo vi lascia ancora sorprendentemente muti e sordi. Quindi continuerò a scrivere finché il silenzio non sarà squarciato.

Converrete al vostro vertice per considerare la riduzione del debito per i paesi poveri del mondo in via di sviluppo. Questo è un obiettivo lodevole, ed è senza dubbio la speranza di milioni di persone che la preoccupazione umanitaria motivi i forti a cercare di porre fine alla miseria a contratto per i deboli. Ma se riconoscete la silenziosa violenza della povertà sugli indigenti e sugli affamati, perché vi allontanate da noi? Noi che moriamo tra le fiamme della sporca guerra del Cremlino, siamo meno degni di compassione? Cosa ci ha reso invisibili a voi? Temo di conoscere la risposta. Temo che le fredde esigenze della realpolitik assicurino le vostre inazioni e condannino il nostro destino. Per non danneggiare una relazione incerta con una nuova Russia fragile e instabile, siete disposti a trascurare l’annientamento del mio popolo. Ai vostri occhi, per il bene di interessi più grandi, siamo una nazione sacrificabile. Quindi concedete un posto a tavola a un ospite d’onore, il presidente russo Vladimir Putin, e gli stringete la mano come leader di una grande democrazia, applaudendolo come un riformatore che condivide i vostri valori.

Aslan Mahadov (a sinistra) e Alexander Lebed (a destra) firmano gli Accordi di Khasavyurt

Se poteste sopportare di vedere il vero volto della Cecenia sotto l’agonia dell’occupazione russa, potreste sinceramente continuare a offrire tali lodi? Su una popolazione che un tempo contava un milione di persone, un ceceno su sette è ora morto. 250.000 dei nostri civili sono rifugiati. Privi dei beni di prima necessità, molti sono devastati da malattie e denutrizione, soprattutto anziani e giovani. Più di 20.000 civili e membri della resistenza subiscono la prigionia nei nuovi Gulag, i cosiddetti campi di filtrazione. Costretti in condizioni disumanizzanti e primitive con poche o nessuna assistenza medica, il che supera di gran lunga i peggiori standard del sistema penale russo, la vita nei campi improvvisati vede l’uso sadico e sistematico della tortura. Bruciature con le sigarette, percosse paralizzanti, soffocamento, annegamento negli escrementi umani, mutilazioni con coltelli, scosse elettriche ad alto voltaggio e abusi sessuali sono solo alcune delle pratiche comuni. Alla fine molti prigionieri vengono uccisi. Sicuramente per alcuni questa deve essere una gradita liberazione dall’inferno.

Le nostre donne vengono spesso radunate a caso e violentate in gruppo. In una politica comune sulla terra bruciata, i villaggi vengono saccheggiati, poi rasi al suolo e i maschi normodotati, compresi i ragazzi di età pari o inferiore a 15 anni, vengono portati via e scompaiono. Qualsiasi ceceno può essere arrestato senza accusa o ricevere la pena capitale senza processo. Le esecuzioni sommarie sono all’ordine del giorno per uomini, donne e bambini di tutte le età. I corpi dei morti vengono spesso mutilati deliberatamente e lasciati in mostra, la loro sepoltura vietata. I nostri morti servono anche come nuova forma di moneta, con i soldati russi che costringono i parenti a pagare ingenti riscatti prima che possano ottenere i resti dei loro cari. Innumerevoli fosse comuni giacciono nascoste in un paesaggio costellato da villaggi rasi al suolo e rovine in fiamme. Le nostre infrastrutture non esistono più. Solo nelle ultime due settimane una dozzina di villaggi nel sud-est e nell’ovest della Cecenia sono stati nuovamente terrorizzati, oltre 300 civili uccisi in una perquisizione sistematica e altre migliaia imprigionati, torturati e violentati. Abbiamo informato il Consiglio d’Europa, ma inutilmente. Questa è la verità più oscura della realpolitik. Terrore, macellazione e follia sono il prezzo che paghiamo per garantire il pragmatismo della diplomazia internazionale.

Grozny distrutta dai bombardamenti

Nel 1945 avete sconfitto i mali del militarismo, del fascismo e del nazismo. Quelle nazioni tra voi che avevano dato vita al mostruoso colosso e all’olocausto della guerra mondiale, hanno giurato di non ripetere mai gli stessi errori fatali e si sono forgiati con uno spirito nuovo per stare con orgoglio tra le democrazie più antiche. In oltre mezzo secolo di progressi insieme avete costruito nuove istituzioni per la comunità delle nazioni, l’ONU, la NATO, l’UE e l’OSCE, tra gli altri organismi regionali e globali, volte a un futuro più equo e più sicuro. Avete impedito il giorno del giudizio di un conflitto nucleare e il vostro esempio ha abbattuto il muro di Berlino, sollevando il giogo del comunismo e ponendo fine a una lunga guerra fredda. Avete smantellato i vostri imperi coloniali e avete permesso che i popoli ex sudditi fossero liberi. Avete combattuto il razzismo in patria e all’estero e le vostre voci hanno contribuito a sconfiggere la macchia dell’apartheid. Più e più volte avete incoraggiato le virtù della democrazia a trionfare sulla dittatura. Forse soprattutto, a Norimberga hai risposto ai tuoi più nobili istinti stabilendo lo stato di diritto ei diritti umani come principi inviolabili e universali che riterrebbero per sempre la barbarie responsabile di un codice di condotta civile.

Allora, com’è possibile celebrare Slobodan Milosevic che finalmente affronta il giudizio all’Aia ma abbracciare Putin come un partner credibile? Com’è possibile che vi siete mobilitati per affrontare la nuda aggressione durante la Guerra del Golfo, che siete intervenuti quando avete assistito alla pulizia etnica e alla ferocia in Bosnia, Kosovo, Timor e Sierra Leone e ora pronunciate raramente la parola Cecenia? Condannate e isolate il regime dello SLORC in Myanmar e i talebani in Afghanistan. Fate pressione sulla Cina per i suoi abusi in Tibet e la sua persecuzione di intellettuali dissidenti e seguaci religiosi, ma non dite nulla sull’omicidio di massa di civili ceceni. Praticate un’instancabile diplomazia cercando di assicurare la pace in Medio Oriente, Irlanda del Nord, Macedonia, Kashmir, Congo, persino in Sudan, dov’è la vostra iniziativa di pace cecena?

Artiglieria russa spara nei dintorni di Tolstoy – Yurt, Novembre 1999

In nome di una nazione morente vi prego di non abbandonarci più. Chiedo che adottiate collettivamente misure per favorire la ripresa dei negoziati di pace e l’emanazione di un cessate il fuoco immediato garantito e monitorato da parti neutrali. Vi prego inoltre di chiedere, in conformità con il diritto internazionale, il dispiegamento di aiuti umanitari, personale sanitario e medico disperatamente necessari. Vi imploro inoltre di chiedere il ritorno senza ostacoli degli investigatori dei diritti umani delle ONG, degli osservatori delle istituzioni internazionali e di tutti i membri della stampa mondiale attualmente esclusi dall’entrare in Cecenia. Mi rivolgo a voi, come leader del mondo libero, a raccogliere il coraggio morale in armonia con le tradizioni democratiche che rappresentate e che avete giurato di sostenere per fare pressione sulla Russia affinché cessi lo sterminio del mio paese, per ritenerlo responsabile del genocidio e per imporre sanzioni se Mosca non desisterà.

La ferocia che dobbiamo sopportare non è nuova. Ricordiamo le miniere di sale di Stalin, le sue torri di guardia, il filo spinato e le tombe anonime. Il dolore dell’esodo e del genocidio lo abbiamo già conosciuto. Così riconosciamo gli altri con i quali condividiamo una terribile fratellanza di orrore. Gli scheletrici ebrei e rom nei forni di Dachau e Auschwitz. La carne da baionetta di Nanchino. Gli antichi figli del Biafra dagli occhi sbarrati. La madre implorante e il bambino di fronte ai fucili a My Lai. Gli arabi di palude dell’Iraq soffocati dalle nuvole di gas mostarda. I tutsi del Ruanda massacrati sulla strada di Kigali dai coltelli dell’Interhamwe. Sono tutti i nostri fratelli e sorelle martiri nell’eredità di un omicidio senza senso. Solo il nostro massacro, la nostra morte non è di ieri, appartiene all’incubo vivente del presente. Quanti ceceni saranno morti nel tempo che impiegherete a leggere questa lettera? Quanti altri dovremo seppellire prima della fine del vostro vertice? Non mancate di parlare, per amore dell’umanità e della giustizia agite ora sulla vostra coscienza o nel tempo anche la storia vi segnerà con una pagina di vergogna. Se continuate a restare inerti mentre il mio popolo svanisce in un bagno di sangue, se non agite con convinzione e determinazione come avete fatto in Ruanda, i fantasmi ceceni macchieranno il vostro onore come fanno con quello russo.

Possa Dio concedervi la saggezza e la visione per servire la causa della pace e della giustizia

Rispettosamente

Aslan Maskhadov

Presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria

ENGLISH VERSION

Dear Excellencies,

I, Aslan Maskhadov, the democratically elected President of the Chechen Republic of Ichkeria, write this desperate appeal in the name of my people, the victims of a genocidal war whose daily murder has yet to awaken the conscience of the world you lead. We are as wretched, bloody and enslaved as you are rich, mighty and free. You will soon gather in Genoa amidst the splendor and ceremony that befits your place in the front rank of nations. Guards of honour will salute you, you will meet in palaces and the world will listen to your every word. But I write you from a killing ground putrid with slaughter and like my brethren I remain a hunted man in my own country. I too won the privilege and responsibility of leading my nation from the ballot box, but Moscow calls me a bandit, a terrorist and a criminal. Beyond the confines of my tiny country, my words seem to count for little, just as the anguished cry of my people still astonishingly leaves you mute and deaf. So I will continue to write until the silence is pierced.

You will join in your summit to consider debt relief for the impoverished developing world. This is a laudable aim, and it is the hope no doubt of countless millions that humanitarian concern motivates the strong to seek an end to indentured misery for the weak. But if you acknowledge the quiet violence of poverty upon the destitute and the hungry why do you turn away from us? We who die in the flames of the Kremlin’s dirty war, are we less worthy of compassion? What has made us invisible to you? I fear I know the answer. I fear the cold exigencies of realpolitik ensure your inaction and seal our fate. Lest you damage an uncertain relationship with a fragile and volatile new Russia, you are willing to overlook the annihilation of my people. In your eyes, for the sake of larger interests we are an expendable nation. So you grant a seat at the table to an honoured guest, Russian President Vladimir Putin, and shake his hand as the leader of a great democracy, applauding him as a reformer who shares your values.

Fossa comune in Cecenia

If you could stand to see the true face of Chechnya under the agony of Russian occupation, could you sincerely continue to offer such praise? Out of a population that once numbered a million, one in seven Chechens is now dead. 250,000 of our civilians are refugees. Bereft of the most basic necessities, many are ravaged by disease and malnutrition, especially the elderly and the young. More than 20,000 civilians and resistance members endure imprisonment in the new Gulags, the so-called filtration camps. Held in dehumanizingly foul and primitive conditions with little or no medical care that far exceed the worst standards of the Russian penal system, life in the improvised camps sees the sadistic and systematic use of torture. Burning with cigarettes, crippling beatings, suffocation, drowning in human excrement, mutilation with knives, high voltage electric shock and sexual abuses are only some of the common practices. Many prisoners are ultimately killed. Surely for some this must be a welcome deliverance from hell.

Our women are often rounded up at random and gang raped. In a common scorched earth policy villages are looted then razed and the able bodied males including boys 15 and under are swept up and disappeared. Any Chechen can be arrested without charge or receive capital punishment without trial. Summary executions are an everyday occurrence for men, women and children of all ages. The bodies of the dead are often deliberately mutilated and left on display, their burial forbidden. Our dead also serve as a new form of currency, with Russian soldiers forcing relatives to pay large ransoms before they can obtain the remains of their loved ones. Countless mass graves lie hidden in a landscape dotted by flattened villages and burning ruins. Our infrastructure no longer exists. Only in the last two weeks a dozen villages in south eastern and western Chechnya were again terrorised, over 300 civilians murdered in a systematic sweep and thousands more imprisoned, tortured and raped. We informed the Council of Europe but to no avail. This is the darker truth of realpolitik. Terror, butchery and madness is the price we pay to ensure the pragmatism of international diplomacy.

In 1945 you defeated the evils of militarism, fascism and Nazism. Those nations among you that had given birth to the monstrous juggernaut and holocaust of world war, vowed never to repeat the same fatal errors and forged yourselves in a new spirit to stand proudly among the elder democracies. Over half a century of progress together you built new institutions for the community of nations, the UN, NATO, the EU, and the OSCE, among other regional and global bodies, aimed towards a more equitable and safer future. You prevented the doomsday of a nuclear conflict and your example brought down the Berlin Wall, lifting the yoke of communism and ending a long cold war. You dismantled your colonial empires and allowed former subject peoples to be themselves. You fought racism at home and abroad and your voices helped to vanquish the stain of apartheid. Time and again you fostered the virtues of democracy to triumph over dictatorship. Perhaps above all, at Nuremberg you responded to your most noble instincts establishing the rule of law and human rights as inviolable, universal principles that would forever hold barbarism accountable to a civilised code of conduct.

So how is it that you celebrate Slobodan Milosevic at last facing judgement at the Hague but embrace Putin as a credible partner? How is it possible that you mobilised to confront naked aggression during the Gulf War, intervened when you witnessed ethnic cleansing and savagery in Bosnia, Kosovo, Timor and Sierra Leone and now seldom even utter the word Chechnya? You condemn and isolate the SLORC regime in Myanmar and the Taliban in Afghanistan. You pressure China over its abuses in Tibet and its persecution of dissident intellectuals and religious followers, but you say nothing about the mass murder of Chechen civilians. You practice tireless diplomacy trying to secure peace in the Middle East, Northern Ireland, Macedonia, Kashmir, the Congo, even the Sudan, where is your Chechen peace initiative?

In the name of a dying nation I beg you not to forsake us any longer. I ask that you collectively take steps to foster the resumption of peace negotiations and the enactment of an immediate cease-fire guaranteed and monitored by neutral parties. I beseech you further to demand in accordance with international law the deployment of desperately needed humanitarian aid, health and medical personnel. I further implore you to seek the return without hindrance of NGO human rights investigators, observers from international institutions and all members of the global press currently being barred from entering Chechnya. I appeal to you as leaders of the free world to muster the moral courage in keeping with the democratic traditions you represent and have sworn to uphold to pressure Russia to cease its extermination of my country, to hold it accountable for genocide, and to impose sanctions if Moscow will not desist.

The savagery we must bear is not new. We remember Stalin’s salt mines, his guard towers, barbed wire and unmarked graves. The pain of exodus and genocide we have known before. So we recognise the others with whom we share a terrible kinship of horror. The skeletal Jews and Romany in the ovens of Dachau and Auschwitz. The bayonet fodder of Nanjing. The ancient, wide-eyed children of Biafra. The pleading mother and baby facing the rifles at My Lai. The marsh Arabs of Iraq choked by the clouds of mustard gas. The Tutsi of Rwanda butchered on the Kigali road by the knives of the Interhamwe. They are all our martyred brothers and sisters in the legacy of senseless murder. Only our slaughter, our death is not yesterday’s, it belongs in the living nightmare of the present. How many Chechens will have died in the time you take to read this letter? How many more must we bury by the time your summit is over? Do not fail to speak, for the sake of humanity and justice act now upon your conscience or in time history will also mark you with a page of shame. If you continue to stand idly by while my people vanish in a bloodbath, if you fail to act with conviction and resolve as you did in Rwanda, Chechen ghosts will stain your honour as surely as they do Russia’s.

May God grant you the wisdom and vision to serve the cause of peace and justice.

Respectfully,

Aslan Maskhadov
President of the Chechen Republic of Ichkeria

Dichiarazione del Governo della Repubblica Cecena di Ichkeria

IN RELAZIONE ALLA CRISI UCRAINA

Il Comitato di Stato per la De – Occupazione della Repubblica Cecena di Ichkeria ha appena concluso la sua riunione di emergenza a Bruxelles, la Capitale del Belgio. I membri del Comitato sono venuti quì per questo incontro da diversi paesi europei, in particolare da Germania, Francia, Svizzera, Austria e Polonia. Personalmente, sono giunto dal Londra.

Vorrei esprimere la mia gratitudine alle autorità belghe che hanno assicurato la sicurezza di questo evento.

La principale agenda del nostro incontro era relativa alla discussione riguardo al supporto che possiamo dare al fraterno popolo ucraino contro l’aggressione russa. Vorrei far notare che il 90% dei membri del nostro comitato hanno esperienza di combattimento contro la Russia. Abbiamo discusso dei rapporti presentati al nostro incontro da tanti ceceni che sono costretti a vivere in diversi paesi europei, i quali hanno sostenuto i membri del nostro comitato ed hanno dichiarato che vogliono andare in Ucraina ed unirsi a questa battaglia per la libertà.

In questo contesto, vorrei rivolgermi al Presidente dell’Ucraina ed al comandante in capo dell’esercito ucraino, Zelensky. In ordine a supportare la guerra di liberazione del fraterno popolo ucraino, ed a condannare i perfidi attacchi dell’esercito russo sul suolo ucraino, il Comitato di Stato della Repubblica Cecena di Ichkeria ha assunto le seguenti decisioni:

Il Comitato di Stato della Repubblica Cecena di Ichkeria è pronto a formare un’unità militare volontaria tra i cittadini della Repubblica Cecena di Ichkeria. Per poter fornire questo supporto, è necessario firmare un accordo di cooperazione militare tra il governo della Repubblica Cecena di Ichkeria ed il governo dell’Ucraina. Questo è un passaggio necessario per i nostri volontari per poter essere protetti nel contesto della Convenzione di Ginevra. Come ceceni e come governo legittimo, saremo onorati di supportare la guerra di liberazione del popolo ucraino.

Sfortunatamente, uno e un solo popolo che si è offerto di dare supporto militare al popolo ucraino per la sua libertà sono i ceceni che vivono in Europa. Vorrei ricordarvi che ci sono trecentomila ceceni in Europa, oggi. Sono sicuro che la nostra iniziativa attrarrà l’attenzione di altri popoli come un esempio positivo, e che questi ci seguiranno in questo supporto. Sono pronto a recarmi in qualsiasi città ucraina per chiarire questa questione.

L’Ucraina Vincerà!

ENGLISH VERSION

The State Committee for the Deoccupation of Chechen Republic Ichkeria has just concluded its emergency meeting in Brussels, the capital of Belgium. Committee members came here for this meeting from different countries in Europe, especially Germany, France, Switzerland, Austria and Poland. I personally came from London. I would like to express my gratitude to the Belgian authorities who ensured the safety of this event.

The main agenda of our meeting was to discuss the support that we can give to the brotherly Ukrainian people against the Russian aggression. I would like to point out that 90% of the members of our committee have experience in our fight against Russia. We’ve discussed on the reports which are presented in our meeting that many Chechens who have forced to live in different European countries, applied to our committee members and declared that they wanted to go Ukraine and join their fight for freedom.

In this context, I would like to address tothe President of Ukraine and the chief commander of the Ukrainian army, Zelensky. In order to support the liberation war of the brotherly Ukrainian people and to condemn the perfidious attacks of the Russian army on the Ukrainian soil, the State Committee of the Chechen Republic of Ichkeria took the following decisions:

The State Committee of the Chechen Republic of Ichkeria is ready to form voluntary military units among the citizens of the Chechen Republic of Ichkeria. In order to be able to give this support, it is necessary to sign an agreement on military cooperation between the government of the Chechen Republic of Ichkeria and the government of Ukraine. This is a necessary step for our volunteers to be protected within the context of the Geneva Convention. As Chechen people and the legitimate Chechen government, we will be honored to support the liberation war of the Ukrainian people.

Unfortunately, so far, one and only people who have offered to give military support to the Ukrainian people for their freedom are the Chechens who live in Europe. I would like to remind you that there are 300 thousand Chechens living in Europe today. I am sure that our initiative will attract the attention of other peoples as a positive example and they will follow us in this support. I am ready to go any city of Ukraine urgently to clarify this matter. Victory will be Ukraine’s.

Chairman of the State Committee for the Deoccupation of Chechen Republic Ichkeria Akhmed Zakayev

Le parole di Dudaev sull’Ucraina

Nel 1995, durante la Prima Guerra Cecena, Dzhokhar Dudaev rilasciò un’intervista (della quale alleghiamo il link) che, alla luce degli eventi in corso in Ucraina, potremmo definire profetica. Parlando degli appetiti imperiali di Mosca, da lui definiti “Russismo”, Previde uno scontro “mortale” tra Russia e Ucraina. Ne riproponiamo oggi una traduzione in Inglese, a cura di Inna Kurochkina, e la sua trascrizione in italiano.

Of course, Russia’s plans and appetites have been always wide. But they stopped in Afghanistan.

You know, as in a joke: An Ant goes bandaged, and a mosquito asks. “What’s the matter with you, Murik, dear? What happened?” – “Yes … There was a case … I wanted to taste a firefly, but I ran into a cigarette butt.”

That’s how they ran into Afghanistan. And their appetite has waned a bit. And when they failed in Afghanistan, they decided to change their policy, to win Europe over to their side, ideologists and politicians. And Russia started to flirt with Europe. To intensify their influence up to the Indian Ocean, the Middle East, the Bosphorus, the Red Sea, and then slap Europe as well. Then Afghanistan, and then other difficulties, and now also Ichkeria. Ichkeria reduced Russia’s appetite a little, but did not stop.

There will still be a massacre in Crimea. Ukraine will still clash with Russia…deadly…  As long as “Rusism” exists, it will never give up its ambitions. Right now, “Slavic” plan is there … under this brand, they want to crush Ukraine and Belarus again, as in the old days. Russia wants to get stronger. Now no one wants to be with Russia and in an alliance, either in the military… not only in the military… in the economic, and in the political, and even in the trade sense.

Because they have studied well.

TRADUZIONE ITALIANA

Ovviamente, i piani e gli appetiti russi sono sempre stati voraci. Ma furono frustrati in Afghanistan.

Sai, come in quella barzelletta: una formica si aggira, tutta bendata, ed una zanzara gli chiede: “Che ti succede, Murik Caro? Cosa è successo?” – “Si, è successa una cosa…volevo assaggiare una lucciola, ma sono finito addosso ad un mozzicone di sigaretta”

E’ così che finirono in Afghanistan. E il loro appetito fu ridotto un po’. A quando fallirono in Afghanistan, decisero di cambiare la loro politica, per battere l’Europa sul suo terreno, ideologico e politico. E la Russia iniziò a flirtare con l’Europa, per intensificare la sua influenza nell’Oceano Indiano, nel Medio Oriente, nel Bosforo, nel Mar Rosso, per poi prendere a schiaffi per bene l’Europa. Poi l’Afghanistan, e ancora altre difficoltà, e ora anche l’Ichkeria. l’Ichkeria ha ridotto un po’ gli appetiti russi, ma non li ha fermati.

Ci sarà ancora un massacro in Crimea. L’Ucraina si scontrerà nuovamente contro la Russia, mortalmente…finchè esisterà il Russismo, questo non rinuncerà mai alle sue ambizioni. In questo momento, il piano “Slavo” è lì…sotto questo marchio, vogliono schiacciare un’altra volta Ucraina e Bielorussia, come ai vecchi tempi. La Russia vuole diventare più forte. Adesso nessuno vuole stare in un’alleanza con la Russia, nè militare, nè economica, nè politica, nè commerciale.

Perchè hanno studiato bene.