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Freedom or death! History of the Chechen Republic of Ichkeria: The second volume in Italian is out today

The war in Ukraine started in Chechnya. It may seem like a provocation. Yet, this is the reality that the pages of this second volume reveal, entirely dedicated to the First Russo-Chechen War. The genesis, development and unfolding of this bloody conflict seem to be the draft of the script that the world has been witnessing in recent months between the Donbass and the Crimea.

Even then, as now, Russia invaded a free state, disguising the war it was waging behind the label of a “special operation.”

Even then, as now, the enemy of the Russian state had been labeled and demonized: if Zelensky and his government are called “Nazis” today, Dudayev and his ministers were then called “bandits”.

Even then, as today, convinced of their superiority, the military commands marched on the capital, claiming to bend a people to their will, as they had done several times in Soviet times. But even then, as now, they were forced to withdraw, only to unleash a bloody all-out war, the most devastating European war since 1945.

The First Russo-Chechen War was the first tragic product of Russian revanchism: the “zero point” of a parable that from Grozny leads to Kiev, passing through Georgia, Crimea, Belarus and Donbass. With one substantial difference: that the Russians lost that first war against Chechnya. Their imperial ambitions, resting on the worn foundations of a crumbling empire, ended up frustrated by the stubbornness of a nation immensely inferior in number and means, to that of Ukraine, which today defends its land from the war unleashed by Putin.

This story can teach those who have the patience to read it two important lessons: what happens when you indulge the ambitions of an empire, and how do you defeat it. If it is already too late to put the first into practice, we still have time for the second.

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ICHKERIA IN UCRAINA: I BATTAGLIONI DUDAEV E MANSUR

Il 26 Febbraio il Presidente del Gabinetto dei Ministri della Repubblica Cecena di Ichkeria, Akhmed Zakayev, ha proclamato in piazza che il governo stava progettando la formazione di unità armate da inviare in supporto all’esercito ucraino per sostenerne gli sforzi bellici. Nel paese, comunque, già combattono reparti leali ad Ichkeria e che ne rivendicano una continuità ideale. Si tratta dei battaglioni Dzhokhar Dudaev e Sheikh Mansour, attivi già da anni sul fronte del Donbass ed ora impegnati a contrastare l’invasione russa.

DALLA CECENIA ALL’UCRAINA

Lo scoppio di Euromaidan e la crisi politica che investì l’Ucraina, l’invasione russa della Crimea e la secessione delle regioni russofone di Lugansk e Donec, tra la fine del 2013 ed i primi mesi del 2014, produssero fermento tra la diaspora cecena in Ucraina, direttamente interessata dagli eventi, e tra i superstiti delle forze armate della Repubblica Cecena di Ichkeria in esilio all’estero. Il sentimento di opposizione all’imperialismo russo, unito al senso di vicinanza maturato tra gli indipendentisti ceceni, dovuto in parte al supporto offerto, a suo tempo, da un gruppo di volontari ucraini che aveva preso parte alla Prima Guerra Russo – Cecena (1994 – 1996) fece sì che tra i ranghi dei sostenitori della ChRI maturasse l’idea di unirsi alla lotta, inquadrandosi in un battaglione nazionale ceceno. L’idea fu messa in atto da uno dei più noti ufficiali dell’esercito ceceno ancora in vita, il Generale di Brigata Isa Munaev, già Commissario Militare per il Quartiere Zavodskoy di Grozny (dopo la riconquista della Capitale cecena, nell’Agosto del 1996), Capo dell’Ufficio del Ministero per la Sicurezza dello Stato nel Quartiere Zavodskoy (tra il 1998 ed il 1999) e Comandante della Guarnigione di Grozny allo scoppio della Seconda Guerra Russo – Cecena. Egli, dopo aver combattuto durante la Battaglia per Grozny nell’inverno del 1999, aveva combattuto contro le forze federali fino al 2006, rimanendo a Grozny e portando avanti azioni di sabotaggio contro le forze di Mosca, e contro le unità di polizia del governo collaborazionista. Di carattere duro e poco incline al riso, secondo quanto riferito da Mayrbek Vatchagaev, Segretario di Stampa del Presidente Aslan Maskhadov, Era sempre molto teso ed era chiaro che non dovevi scherzare con lui.  Nessuno ha provato a scherzare con lui. Secondo me era l’unico di cui lo stesso Arbi Baraev aveva paura , vivevano nello stesso villaggio e Baraev riuscì, pur vivendo in questo villaggio, a non incrociarlo mai.

Isa Munaev (a sinistra) e Muslim Cheberloevsky (a destra)

Gravemente ferito durante una sparatoria, Munaev era stato evacuato fuori dal Paese, trovando asilo in Danimarca. Allo scoppio della guerra civile in Ucraina, egli poteva definirsi l’ultimo “Generale di Ichkeria” ancora pronto a tornare in armi, ed era alla guida di un movimento sociopolitico chiamato “Free Caucasus”, tramite il quale sosteneva l’idea di un Caucaso indipendente da Mosca secondo il progetto, a suo tempo sostenuto dal primo Presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria, Dzhokhar Dudaev, chiamato “Casa Caucasica”. Munaev decise di costituire un battaglione di volontari ceceni, e lo dedicò proprio alla memoria di Dudaev. Nell’Ottobre del 2014, quando ormai combatteva da mesi sul fronte del Dombass, Munaev dichiarò ad una conferenza stampa: ventitrè anni fa, Dzhokhar Dudaev avvertì il popolo ucraino, il popolo georgiano, che l’aggressione russa era alle porte. La sua previsione si è avverata. Sapevamo che avrebbero attaccato l’Ucraina e la Georgia, lo sapevamo. La battaglia qui è una battaglia per la libertà di popoli diversi, tra cui Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Paesi Baltici, perché saranno i prossimi. Le truppe russe devono essere fermate ora.

CHIAMATA ALLE ARMI

La prima compagnia a formarsi, poche settimane dopo l’avvio del progetto, fu chiamata “Sasha Bily”, in onore al comandante dei volontari ucraini unitisi alle forze di difesa cecene durante la Prima Guerra Russo – Cecena, morto in una sparatoria proprio in quei giorni. Nel giro di pochi mesi il Battaglione, definito “Unità di Mantenimento della Pace” completò i ranghi e definì il suo stato maggiore: al comando dell’unità si pose lo stesso Munaev, mentre Isa Sadigov, ex Viceministro della Difesa dell’Azerbaijan (all’epoca esule in Norvegia) e Ruslan Eltaev, (Comandante di un’unità di milizia durante la Prima Guerra Russo – Cecena e Capo di Stato Maggiore del Fronte Sud – Occidentale durante la Seconda) furono nominati rispettivamente Capo e Vice Capo di Stato Maggiore.  Il forte afflusso di volontari portò in breve tempo al completamento del Battaglione, cosicché Free Caucasus decise di istituirne un secondo. Questo fu intitolato al leggendario eroe nazionale ceceno Sheikh Mansur, e la sua formazione fu affidata a Muslim Cheberloevsky.

Stemma del Battaglione Dzhokhar Dudaev

AZIONI IN DONBASS

Il Battaglione Dudaev fu schierato in Donbass, dove partecipò alle cruente Battaglie per Ilovaisk e, dopo che il corpo d’armata di cui faceva parte finì chiuso in una sacca, agli aspri combattimenti per il Saliente di Debaltsevo. Munaev guidò personalmente il Battaglione, composto non soltanto da ceceni, ma anche da Tartari, Azeri, Daghestani, Ingusci e Ucraini, trasmettendo loro le esperienze acquisite durante le due guerre combattute in Cecenia. Soprattutto quando, allorchè le parti si accordarono per un pacifico deflusso delle forze leali a Kiev da Ilovaisk, l’artiglieria russa si mise a borbardare il nemico in fuga, facendone strage. Rispetto a questo Munaev dichiarò: Lo sappiamo: se i russi accordano un corridoio, è soltanto per bombardarlo. Le operazioni durarono dall’estate del 2014 alla fine di Febbraio del 2015 e, proprio negli ultimi giorni di combattimento, cadde, colpito da un mortaio, lo stesso Isa Munaev. A sostituirlo giunse Adam Osmaev, anch’egli esule, il quale comandò l’unità fino alla fine di Aprile del 2015. Insieme a lui operò la moglie, Amina Okueva, la quale sarebbe morta nel 2017 a seguito di un attentato ai danni di suo marito.

Il Battaglione Sheikh Mansur, invece, fu schierato a sud, sul fronte di Mariupol, dove combatté per tutta la durata del conflitto per il controllo della posizione di Shirokhino. Uno dei comandanti del Battaglione, intervistato da Radio Liberty, tra le altre cose spiegò il motivo della sua partecipazione alla guerra in Ucraina: Per secoli l’esercito russo ha sterminato i ceceni, il genocidio non si ferma. I migliori, i devoti figli della Cecenia, sono considerati dispersi, altri sono in prigione. I nostri nemici si sono accumulati qui, in Ucraina, e intendiamo combatterli fino all’ultimo. Questa è la vendetta per i ceceni e la protezione del popolo ucraino. Prima del nostro arrivo, ceceni locali e alcuni osseti erano dalla parte russa. Quando siamo venuti in aiuto degli ucraini, abbiamo mostrato il vero volto dei ceceni. Molti ceceni che vivono sul territorio dell’Ucraina sono venuti da noi, ci hanno ringraziato, grazie a noi sono rimasti a vivere nelle loro case in Ucraina. 

Stemma del Battaglione Sheikh Mansur