“GREEN WOLF STARS” L’AEREONAUTICA DELLA CHRI

Tra le forze armate che servirono la Repubblica Cecena di Ichkeria, l’Aereonautica Militare della ChRI fu quella più celebre, nonostante il fatto che a causa degli eventi che descriveremo in seguito, non entrò quasi mai in battaglia. Il motivo di tanta fama è dovuto al modo in cui nacque, ed all’uso propagandistico che Dudaev seppe farne tra il 1992 ed il 1994.

IL GENERALE E LA SUA AVIAZIONE

Quando Dzhokhar Dudaev fu eletto Presidente, egli si era da poco congedato dall’Armata Rossa, nella quale serviva come Maggior Generale dell’Aviazione. La  sua fama come pilota e come militare precedevano di gran lunga il suo nome di politico, e l’alta considerazione come comandante e come addestratore della quale godeva presso gli alti comandi sovietici condizionarono l’agire del governo russo. Quando l’esercito russo si ritirò dalla Cecenia nel Giugno del 1992, gran parte dei suoi arsenali militari rimasero in mano cecena. Dudaev potè così mettere le mani su centinaia di velivoli, buona parte dei quali in condizione di volare. Questi erano alloggiati in due aereoporti: la base militare di Khankala, alla periferia orientale di Grozny e la base di addestramento di Kalinovskaya, nel nord del Paese. A Khankala  i russi avevano abbandonato 72 aerei L – 39, L – 69 ed L – 29 “Delfin” (aerei da addestramento in grado di operare anche in azioni di guerra), mentre  a Kalinovskaya avevano lasciato 80 L – 29, 39 L . 30 “Albatros” (versioni più aggiornate del “Dolfin”) 3 aerei da combattimento MIG – 17 e 2 MIG  -15 (velivoli datati ma ancora temibili), 6 An – 2 (aerei degli anni ’40 ormai utilizzati per scopi civili o come aerei da addestramento) e 2 elicotteri MI – 8 da trasporto. In totale si trattava di una flotta aerea di 265 aerei da guerra, una forza che sulla carta poteva tenere testa alle aereonautiche di molti grandi paesi del mondo.

Aereo militare sovietico rimarchiato con le insegne della Repubblica Cecena di Ichkeria

Il Generale sfruttò fin da subito la forza propagandistica di questi numeri, dichiarando già nel Dicembre del 1991 che la Cecenia avrebbe costituito una aeronautica di altissimo livello, facendo leva sulle sue esperienze personali e su quelle dei più alti ufficiali del nascente esercito nazionale. Non a caso ai vertici delle forze armate il nuovo presidente nominò due colonnelli dell’aviazione: Viskhan Shakhabov e Musa Merzhuyev, anche loro appena fuoriusciti dall’esercito sovietico e pronti a mettersi al servizio della Cecenia indipendente. Il governo di Mosca minimizzò il peso delle dichiarazioni di Dudaev, sostenendo che soltanto il 40% dei velivoli lasciati in Cecenia fosse funzionante. Tuttavia, anche tenendo in considerazione questo dato, ciò significava che i ceceni avevano a disposizione almeno 100 aerei da guerra in grado di operare, una forza di tutto rispetto per una nazione di poco più di un milione di abitanti.

PROPAGANDA E REALTA’

Nella complessa partita negoziale con Mosca, Dudaev affidò un grosso ruolo alla minaccia teorica di un bombardamento aereo a tappeto delle città meridionali della Russia. Dal Gennaio del 1992 venne costituito il 1° stormo dell’Aereonautica nazionale, e dalla primavera dello stesso anno venne attivata una scuola di volo militare alla quale si iscrissero 41 cadetti. Il Presidente dichiarò alla stampa che un centinaio di nuove reclute erano in addestramento in Turchia e che queste forze si stavano addestrando all’eventualità di una guerra con la Russia. Sulla stampa iniziarono a circolare voci allarmanti riguardo ad un fantomatico “Piano Lazo” allo studio presso gli alti comandi di Grozny, secondo il quale allo scoppio delle ostilità una flotta di bombardieri avrebbe raso al suolo Stavropol, Rostov e Volgograd. A sostegno di tale ipotesi vennero rilevati lavori sia alla pista di addestramento militare di Kalinovskaya, sia sui rettilinei dell’autostrada Rostov – Baku, lasciando intendere che Dudaev stesse cercando di diversificare le basi aeree proprio in vista di un attacco multiplo contro il Sud della Federazione Russa. Il presidente ceceno cercò in ogni modo di alimentare le voci riguardo il potenziamento della sua aereonautica. Sulle tv russe iniziarono a circolare filmati e fotografie dei velivoli militari rimarchiate con la “Green Wolf Star”, la stella verde sovrastata dal lupo ceceno, simbolo ufficiale dell’aereonautica della ChRI. Il nuovo identificativo era realizzato dipingendo di verde la stella rossa sovietica e sovrapponendovi lo stemma della repubblica.

Disegni di velivoli dell’aviazione cecena

Il Piano Lazo, in ogni caso, era pura fantasia: non esiste alcuna prova documentale di un simile progetto,  ma anche se ci fosse stato l’aereonautica cecena non avrebbe avuto alcuna possibilità di attuarlo. La consistenza effettiva dell’aviazione di Dudaev era infatti molto inferiore rispetto ai numeri ufficiali della propaganda: la totalità dei messi aerei a disposizione della ChRI aveva ormai almeno venticinque anni di anzianità, e buona parte di essi era ridotta a rottame. Gli unici caccia che potessero essere un minimo competitivi con l’aereonautica federale erano i MIG – 17 ed i MIG – 15, comunque ritirati dal servizio attivo dalla metà degli anni ’70. Allo scoppio della guerra civile, nell’estate del 1994, l’esercito governativo poteva schierare a stento una quarantina di velivoli in grado di tenere il cielo, ma non era in grado di armarli a causa della quasi totale assenza di munizioni. La dotazione di missili era quasi assente, così come quella delle bombe a caduta. Nei magazzini militari si trovavano alcuni vecchi ordigni da 250 kg, ma la maggior parte di questi erano da addestramento, quindi non  – esplosivi. Situazione simile si rilevava riguardo le munizioni per mitragliatrice, il che impediva un efficace utilizzo della forza aerea come forza di attacco al suolo.  Alla luce di tutto questo è chiaro che l’aviazione cecena era in grado al massimo di svolgere compiti di osservazione, o limitatissime azioni di disturbo contro unità terrestri. Anche la situazione del personale era critica: al di là delle pompose dichiarazioni di Dudaev, al Giugno del 1994 risultavano addestrati appena 15 piloti. Le loro qualifiche erano decisamente basse a causa delle pochissime ore di volo che avevano potuto effettuare, ed erano considerati “non adatti” ad effettuare missioni di combattimento, tanto che nell’unica dimostrazione aerea dell’aviazione della ChRI, avvenuta il 6 Settembre 1994 in occasione del triennale dell’indipendenza, la squadra di Albatross che si esibì era guidata da piloti stranieri reclutati come mercenari. Dudaev era ben cosciente che la sua aviazione fosse poco più che una trovata propagandistica, se è vero che in ciò che rimane degli archivi della ChRI non si trova traccia di alcun piano di utilizzo dell’arma aerea. Allo scoppio della Prima Guerra Cecena non esisteva alcun ordine di battaglia per l’aereonautica, né un comandante in capo dell’aviazione che si occupasse di metterlo a regime.

In questa foto di propaganda un aereo dell’aviazione cecena sorvola una manifestazione separatista. La foto è molto probabilmente un falso, montato ad arte utilizzando l’immagine di un aereo sovraimpressa su un’altra foto. In questo modo Dudaev voleva mostrare alla Russia di possedere un’efficiente aereonautica da guerra.

Se la situazione delle forze aeree era catastrofica, quella della difesa aerea poteva dirsi un po’ meno difficile. La forza antiaerea della ChRI poteva contare su 10 sistemi missilistici Strela  – 10,  7 sistemi missilistici Igla ed altri 23 sistemi di artiglieria non missilistici, prevalentemente ZSU – 23 – 4 “Shilka”. Gli altri erano “riconversioni” di veicoli sui quali erano state montate mitragliatrici più o meno pesanti: si trattava di armamenti piuttosto artigianali e spesso poco efficienti (gli Strela – 10 erano in buona parte sprovvisti di radar) ma sufficienti a costituire un pericolo per l’aeronautica federale. Tali risorse avrebbero dovuto essere implementate con uno stock di MANPADS acquistato dall’Azerbaijian, ma il velivolo che lo trasportava fu abbattuto dall’aereonautica federale il 1 Dicembre 1994, ed 8 sistemi missilistici andarono perduti. Per quanto negli anni di guerra fu confermato il possesso da parte dei guerriglieri di alcuni MANPADS (sistemi portatili) Stinger di fabbricazione americana, pare che allo scoppio della Prima Guerra Cecena tali dispositivi non  fossero presenti nell’arsenale di Dudaev.

Mezzi blindati da trasporto modificati artigianalmente per ospitare mitragliatrici. Veicoli di questo genere costituirono il grosso della difesa antiaerea della ChRI.

LA GUERRA

I primi impieghi dell’aviazione cecena si ebbero nell’estate del 1994. I pochi piloti addestrati al volo effettuarono tra le 20 e le 30 sortite per individuare le posizioni dell’opposizione filorussa. Durante due di queste missioni, il 21 Settembre un An – 2  venne colpito e si schiantò al suolo, ed il 4 Ottobre 1994 un L – 39 Albatros fu abbattuto dai ribelli, i quali erano ben riforniti di sistemi missilistici MANPAD forniti dalla Russia. Da Settembre iniziarono a comparire nei celi ceceni i primi “velivoli non identificati” (quindi russi) a sostegno dell’opposizione: cacciabombardieri effettuarono numerose sortite contro la base militare di Khankala, distruggendo al suolo svariati veicoli (per lo più inutilizzabili da tempo) e craterizzando la pista. Dudaev si decise quindi a trasferire gli aerei in grado di volare alla pista di Kalinovskaya, che essendo costituita di terra battuta era più facilmente riparabile con l’utilizzo di materiale di risulta. Il 10 Ottobre uno stormo aereo del Consiglio Provvisorio (l’organizzazione che raccoglieva l’opposizione al regime) bombardò i depositi del Reggimento Corazzato Shali (la più importante unità dell’esercito regolare) danneggiando numerose strutture e una ventina di veicoli, oltre a provocare circa 200 morti, per poi rientrare alla base senza essere stato intercettato dalla caccia governativa. Durante l’Assalto di Novembre, infine, le “Green Wolf Stars” furono pressoché inattive, mentre la difesa antiaerea respinse con successo i tentativi di avvicinamento degli elicotteri da combattimento federali inviati in supporto alle unità avanzanti.

Un sistema antiaereo semovente “Strela”. Esso era armato con 4 missili radioguidati capaci di distruggere o danneggiare gravemente anche i velivoli più moderni in dotazione all’esercito russo, ma la mancanza di munizioni rese gli Strela in dotazione ai dudaeviti quasi inefficaci contro l’aereonautica di Mosca.

La vittoria dudaevita del 26 Novembre rese chiaro alla Russia che senza un intervento diretto contro il regime di Dudaev la Cecenia non sarebbe mai tornata sui suoi passi. Così fin dal 28 successivo la caccia federale iniziò a sorvolare il paese, e le truppe di terra furono schierate ai confini in vista di un’invasione militare. Nonostante l’aviazione cecena non avesse quasi operato durante tutto il 1994, i comandi militari di Mosca continuavano a temere un colpo di coda del Generale dell’Aviazione diventato Presidente dell’Ichkeria. Il timore che il “Piano Lazo” fosse stato effettivamente predisposto, quantomeno sotto forma di “pioggia kamikaze” sulle città della Russia Meridionale convinse lo Stato Maggiore ad intervenire tempestivamente per garantirsi l’assoluto controllo dei cieli. Oltre ai motivi strategici vi era un’altra ragione per la quale Eltsin voleva ridurre in cenere l’aereonautica cecena: il Presidente russo temeva che Dudaev avrebbe potuto usare uno degli aerei di linea parcheggiati all’aeroporto di Grozny (o pure un aereo da guerra, che il Generale sapeva pilotare con grande maestria) per fuggire dal Paese e riparare in Azerbaijian, o in Turchia, e da lì guidare in sicurezza una logorante guerriglia contro le forze del Cremlino. Così la mattina del 1 Dicembre 1994, dieci giorni prima che le truppe federali iniziassero l’avanzata via terra, uno stormo di cacciabombardieri Su – 25 bombardò gli hangar delle basi di Kalinovskaya e di Khankala. La difesa antiaerea, colta di sorpresa, non si attivò neanche, cosìcché gli aerei russi poterono allontanarsi indisturbati dopo aver completamente distrutto l’aviazione da guerra della ChRI.

Carcasse degli aerei ceceni a margine della pista di Khankala. I relitti semidistrutti furono smontati e le parti di pregio stoccate in attesa di essere vendute sul mercato dei pezzi di ricambio.

Rientrati alla base i Su – 25 fecero rifornimento e tornarono in volo verso l’aereoporto civile di Grozny. Stavolta ad accoglierli c’era una nutrita difesa a terra, la quale ingaggiò i velivoli federali e li costrinse più volte ad allontanarsi dall’obiettivo. Al termine dell’azione, tuttavia, i russi avevano distrutto tutti gli aerei in grado di decollare, tra i quali 12 An – 2, sei aerei civili Tu – 134 (tra i quali l’aereo presidenziale) ed un ereo civile Tu – 154. Alla fine della giornata si contarono dai 130 ai 170 velivoli distrutti al suolo. Delle “Green Wolf Stars” non era rimasto più nulla. Quella sera Dudaev inviò un messaggio ai russi:

“Mi congratulo con il comando dell’aereonautica russa per aver raggiunto il dominio nel cielo dell’Ickeria. Ci vediamo a terra.”

Un elicottero da combattimento russo sorvola gli aerei di linea ceceni distrutti al suolo il 1 Dicembre 1994.

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