Shamaski – la lidice cecena

Tra il 7 e l’8 Aprile 1995 le forze armate del Ministero degli Interni russo portarono a termine un drammatico “rastrellamento” nel villaggio di Samahki, una quarantina di chilometri ad Ovest di Grozny. L’evento provocò la morte di almeno un centinaio di civili di ogni sesso ed età. Si tratto di un vero e proprio crimine di guerra, mascherato da operazione di polizia. Una triste riedizione del Massacro di Lidice, durante il quale i nazisti punirono i cecoslovacchi per la morte di Reinhard Heydrich.

Un cartello crivellato di proiettili indica la direzione per Samashki

Dopo aver preso il villaggio, i russi blindarono il centro abitato, impedendo ai giornalisti di entrarvi. La cosa destò i sospetti degli inviati, che cominciarono a domandarsi cosa stesse succedendo in quel paesino: si trattava di un villaggio che era già stato evacuato dalla guarnigione dudaevita su insistenza del consiglio degli anziani locale. Quando finalmente i primi reporters riuscirono ad entrare a Samashki, si trovarono davanti un cumulo di rovine fumanti: i russi avevano sistematicamente distrutto centinaia di abitazioni, massacrato centocinquanta civili e deportato tutti i maschi tra i 15 ed i 75 anni. Secondo quanto ricostruito successivamente, dopo aver bloccato il paese la sera del 6 aprile, le avanguardie corazzate russe avevano subito un’imboscata nella quale erano saltati in aria in aria un carro armato e due veicoli blindati, scatenando la reazione dell’artiglieria, che aveva preso a martellare il villaggio. Poi era sopraggiunta l’aeronautica, che aveva bombardato a tappeto il paese, prima che l’ultimatum inviato alla cittadinanza all’arrivo delle truppe federali fosse scaduto.

Al termine del bombardamento 350 soldati russi erano penetrati nel villaggio facendosi largo a colpi di granata. 371 abitazioni erano state rase al suolo. I civili che erano riusciti a scappare nella foresta erano stati inseguiti dagli elicotteri che avevano bombardato il bosco, uccidendone decine. Le testimonianze raccolte dopo la tragedia raccontarono di soldati ubriachi e fuori di sé che lanciavano granate nei seminterrati affollati di civili, o che si scatenavano coi lanciafiamme sui feriti in cerca di soccorso. Quando finalmente alla Croce Rossa fu permesso di accedere al villaggio devastato, la scena che i sanitari si trovarono davanti fu terribile. Il medico volontario Khassan Baiev, nel suo libro di memorie The Oath: A Surgeon Under Fire la descrisse così: “Dozzine di cadaveri carbonizzati di donne e bambini giacevano nel cortile della moschea, che era stata distrutta. La prima cosa su cui cadde il mio occhio fu il corpo bruciato di un bambino che giaceva in posizione fetale […] Una donna dagli occhi selvaggi emerse dalla sua casa bruciata con in braccio un bambino morto, camion carichi di morti ammassati avanzavano verso la strada per il cimitero. Mentre curavo i feriti ho sentito storie di giovani uomini – imbavagliati e incatenati – trascinati dietro i blindati da trasporto. Ho sentito di aviatori russi che hanno lanciato prigionieri ceceni urlanti dai loro elicotteri. Furono compiuti stupri, ma era difficile sapere quanti perché le donne si vergognavano troppo per denunciarli. Una ragazza venne violentata di fronte a suo padre. Ho sentito di un caso in cui un mercenario ha afferrato un neonato, lo ha lanciato in aria come una palla e gli ha sparato. Lasciando il villaggio per l’ospedale di Grozny passai davanti ad un carro armato russo con la scritta SAMASHKI a grandi lettere. Ho guardato nello specchietto retrovisore e con mio orrore ho visto un teschio umano appoggiato sul cruscotto. Le ossa erano bianche: qualcuno doveva aver fatto bollire il cranio per rimuovere la carne.”

I resti di alcuni dei civili uccisi nel rastrellamento

La notizia della strage fece il giro del mondo: Eltsin venne pubblicamente accusato dal Presidente americano Bill Clinton e dal Primo Ministro britannico John Mayor. Aspre critiche giunsero dall’Unione Europea e dall’opposizione parlamentare alla Duma di Stato. Uno dei deputati, Anatoly Shabad, riuscì ad entrare a Samaskhy nascosto da un gruppo di donne cecene. Nel suo resoconto paragonò il comportamento dei soldati federali a quello delle squadre di sterminio naziste: “Quello che è successo” dichiarò “E’ stata una operazione punitiva su larga scala volta a distruggere la popolazione. Non c’era alcuna resistenza organizzata a Samashki”. Il Professor Sergei Arutinov, capo del dipartimento di studi caucasici dell’Accademia delle Scienze russa, dopo aver visitato il villaggio distrutto paragonò il massacro a quello operato dai nazisti a Lidice durante la Seconda Guerra Mondiale. In un editoriale uscito su The Moskow News, si leggeva: “Quello che i russi hanno fatto a Samashki è quello che i tedeschi ci hanno fatto per tutta la guerra, ma i russi hanno fatto questo al loro popolo. E questo è imperdonabile. Quello che è successo a Samashki in quei giorni ha una sola definizione: genocidio.”  Il comandante dell’unità che si era resa responsabile di questo crimine, il Colonnello russo Anatolij Romanov, addossò la colpa ai ceceni, dichiarando che era in corso una sparatoria nel villaggio e che i miliziani stavano giustiziando degli anziani che avevano chiesto loro di deporre le armi. Romanov sostenne anche che il villaggio fosse una roccaforte separatista, ma indagini successive dimostrarono come le numerose postazioni di difesa presenti fossero state abbandonate da tempo.

Una residente piange davanti alle carcasse del suo bestiame, sterminato e abbandonato per la strada

Perchè dunque questa azione punitiva russa? Prima di tutto perché chi operava erano le forze dipendenti dal Ministero degli Interni, reparti di polizia militare (la famigerata OMON) male addestrata, impiegata in una campagna di controguerriglia nella quale i militari russi morivano come mosche. Basti pensare che dall’11 dicembre agli inizi di marzo del 1995 più di 30 soldati erano stati uccisi nei pressi di Samashki, e nessun federale era riuscito a penetrare nel villaggio o a rimanerci abbastanza da poterlo raccontare. La guerra si stava brutalizzando e la popolazione civile iniziava a pagarne un conseguente tributo di sangue. Ad ogni imboscata dei separatisti seguivano rappresaglie più o meno violente delle truppe di occupazione.  Episodi come quello di Samashki si sarebbero tristemente ripetuti per tutto il corso del conflitto, e la stessa Samashki avrebbe subito una seconda distruzione un anno dopo, il 16 marzo 1996, quando l’aereonautica russa avrebbe raso al suolo quello che rimaneva del villaggio in un’azione punitiva di inaudita ferocia. 

PERSONAGGI STORICI – ABDUL “TAPA” TCHERMOEFF

Abdul “Tapa” Tchermoeff, al centro nella foto in abito scuro.

Abdul “Tapa” Madjid Bey Orsta Tchermoeff, meglio noto come Tapa Chermoyev, fu il primo Presidente della Repubblica dei Montanari del Caucaso Settentrionale. Figlio di un ufficiale dell’esercito, aveva seguito le orme del padre fino ad entrare a far parte della guardia personale dello Zar. Grazie ai ruoli ricoperti dal padre e da lui stesso, la sua famiglia possedeva ampi terreni nei dintorni di Grozny, dove i prospettori trovarono grandi riserve di petrolio. Tapa Chermoyev colse al volo l’opportunità di impiantare nella regione un’industria estrattiva, e divenne uno dei pionieri del settore. Arruolato nella “Divisione Selvaggia” (Un reparto di cavalleria interamente composto da volontari caucasici) nella Prima Guerra Mondiale, allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre rientrò in patria, dove cercò di unificare i popoli caucasici in uno Stato capace di opporsi attivamente al dilagare del bolscevismo. La Repubblica dei Montanari del Nord Caucaso nacque dal suo energico impegno, ma non riuscì ad ottenere il riconoscimento internazionale alla Conferenza di pace di Versailles. Privo di supporto internazionale, la repubblica cadde pochi anni dopo nelle mani dell’Armata Rossa, che la trasformò in una repubblica sovietica federata all’URSS.

LA VERSIONE DI BISLAN: INTERVISTA A BISLAN GANTAMIROV

Bislan Gantamirov

Bislan Gantamirov fu uno dei protagonisti della Rivoluzione Cecena. Tra l’Agosto e il Settembre del 1991 armò i primi reparti della Guardia Nazionale, e dopo il rovesciamento del governo Zavgaev fu nominato Sindaco di Grozny. Nel 1993, entrato in contrasto con Dudaev, passò all’opposizione, portando con sé la sua milizia personale, la “Polizia Municipale” (a differenza della denominazione “civile” un vero e proprio corpo militare) ad Urus – Martan ed unendosi al Consiglio Provvisorio nell’intento di rovesciare il Presidente. Dopo aver tentato inutilmente di prendere Grozny il 26 Novembre 1994, si mise al servizio del governo di occupazione russo, amministrando la Capitale in rovina fino alla primavera del 1996, quando fu arrestato per appropriazione indebita di fondi federali. Graziato da Eltsin alla vigilia della Seconda Guerra Cecena, tornò a far parte dell’amministrazione provvisoria durante i primi anni di occupazione, per poi essere marginalizzato da Akhmat Kadyrov e ritirarsi a vita privata. Questa intervista è stata rilasciata alla rivista “Spark” nel 1998, quando ancora era sotto processo con l’accusa di essersi appropriato di 25 miliardi di rubli destinati alla ricostruzione del paese. Ne pubblichiamo alcuni estratti.

Bislan, sei uno dei pochi a sapere tutto sulla guerra cecena e sui suoi segreti finanziari. Quando sono arrivati i primi soldi per sostenere l’opposizione anti – Dudaev? In quale quantità?

Chiunque, probabilmente, capisce che la guerra è prima di tutto denaro. Uno scontro di un giorno, anche sulla scala della piccola Cecenia, costa almeno 200 – 300 mila dollari. I combattimenti in Cecenia iniziarono molto prima dell’introduzione delle truppe federali – in Cecenia, a quel tempo, vi fu una feroce guerra civile. Inoltre, il denaro proveniente dalla Russia era già destinato ad entrambi i partiti combattenti, sia al regime di Dudaev che all’opposizione. Inoltre l’opposizione ha iniziato a ricevere sostegno finanziario molto più tardi del regime di Dudaev. La Russia non ha notato l’opposizione per molto tempo, non ha voluto sostenerla.

Sono stato nominato comandante delle forze armate dell’opposizione nel Giugno del 1994 al Congresso del Popolo Ceceno nel distretto di Nadterechny. Ma effettivamente ho comandato il gruppo militante dell’opposizione dall’inizio del 1993. Certo, non potevo mantenere un gruppo militare di mille persone con il mio stipendio di un milione e mezzo di rubli. Avevo veicoli blindati, aerei. Per inciso, l’assistenza riguardo gli armamenti non è arrivata soltanto dalla Russia ma anche da Turchia, Giordania e Stati Uniti. Si tratta, ovviamente, della diaspora cecena in questi paesi.

Quali armi venivano dall’estero?

Quasi tutto, tranne le armi pesanti.

Come arrivavano?

Tramite canali consolidati, attraverso Azerbaijian e Daghestan. Per inciso, questi canali sono stati utilizzati anche da Dudaev. E l’FSB ne era ben consapevole.

Carri armati dell’opposizione giacciono distrutti per le strade di Grozny, Novembre 1994

E’ noto che l’FSB ha assunto personale militare pagando da 2 a 5 milioni di rubli per partecipare all’Assalto di Novembre a Grozny. Quanto hai pagato i mercenari russi? O si sono arruolati soltanto grazie agli incentivi dell’FSB?

No, abbiamo pagato anche noi per l’assalto, da 2 a 10 milioni a seconda delle qualifiche, dei gradi e delle specialità del mercenario. Ma non ce n’erano tanti quanto si pensa. La nostra squadra di elicotteri composta da 11 velivoli, ad esempio, era composta interamente da mercenari. E su 42 equipaggi di carri armati, soltanto 9 erano composte da militari russi. Abbiamo adempiuto a tutti i nostri obblighi nei confronti dei creditori. Le famiglie delle vittime hanno ricevuto da noi importi abbastanza significativi. I parenti delle vittime, ad esempio, hanno ricevuto 250 milioni di rubli. Ma ovviamente non puoi compensare la perdita di un caro con dei soldi.

Perché l’assalto a Grozny del Novembre 1994 è fallito?

Voglio ricordarti che prima dell’Assalto di Novembre c’era stato un altro assalto: il 15 Ottobre. Ad Ottobre abbiamo occupato la città senza grossi scontri. Settecentocinquanta dei miei combattenti entrarono a Grozny. Di questi ne ho persi solo due. Ma fui costretto a ritirare le truppe, perché apprendemmo che i dudaeviti avevano piazzato circa 80 tonnellate di TNT per far esplodere la città se avessero dovuto abbandonarla. Per quanto riguarda l’Assalto di Novembre, non posso dire molto al riguardo. Perché appena prima dell’inizio dell’assalto sono stato rimosso dalla direzione dell’operazione. Poche persone ancora sanno questa cosa. Il gruppo di Nadterechny era già riuscito a catturare il Distretto di Staropromislovsky, quando improvvisamente l’esercito russo si chiuse in una riunione in cui mi fu chiesto di abbandonare il comando ed il controllo. Dissi al gruppo militare di Urus – Martan che non gestivo più l’operazione, in modo che prendessero tutte le misure per preservare gli uomini e l’equipaggiamento. E la sera l’aviazione russa bombardò. Questo è quello che è realmente accaduto. Nonostante ciò le truppe a me fedeli non hanno lasciato la città il 26 Novembre, ma il 28 Novembre. Nel frattempo i media russi hanno riferito che la sera del 26 Novembre i dudaeviti avevano il controllo della città.

Perché sei stato rimosso dal comando?

Non vorrei parlare dei motivi, nonché del generale russo che si è occupato della cosa.

Gantamirob in mimetica tiene un’intervista televisiva

A seguito dell’Assalto di Novembre è seguito l’Assalto di Capodanno, con perdite ancora più gravi. Perché tu e i militari russi non avete imparato alcuna lezione dal fallimento di Novembre?

Non ho partecipato all’Assalto di Capodanno, ero a Urus – Martan. Le ragioni del suo fallimento sono che ogni generale si immaginava di essere un grande comandante, ognuno badava soltanto a sé stesso.

In Russia non cessano i discorsi riguardo le armi lasciate dall’esercito russo in Cecenia nel 1992. Yandarbiev, ex Vice Presidente della Cecenia, le stima in quarantamila unità. “Nella sola guarnigione militare di Grozny” scrive nelle sue memorie, “Sono rimaste trentasettemila mitragliatrici”. Forse qualcuno dei funzionari russi ha avuto una tangente per questo?

All’epoca ero Presidente della Commissione Militare, praticamente il Ministro della Difesa della Cecenia, e non ero responsabile nei confronti di nessuno, né del Congresso né del Presidium, ma solo di Dudaev. I problemi con le armi sono stati risolti con la mia partecipazione personale. Le armi in Cecenia non furono lasciate senza l’aiuto di Barbulis e di Pavel Grachev. Quali motivi li hanno mossi, non lo so. Ma affinchè le armi rimanessero in Cecenia in quantità così significative ho fatto molti sforzi, compresi quelli materiali.

Dove sono andate queste armi allora? Dicono che venivano commerciate al mercato nero in Cecenia.

Alcune delle armi sono state trasferite in Abkhazia su voli civili. Non so dove sono andate da lì. E anche molte munizioni. L’arsenale delle nostre unità militari ha ricevuto una parte molto piccola di ciò che era rimasto. E non c’erano così tante armi come si pensa, al mercato nero. Fondamentalmente sono state cedute.

Vendute?

Non voglio mentire…ho solo gli incarichi di Dudaev riguardo a chi consegnare le armi, non so se le ha vendute o donate.

Eri una persona vicina a Dudaev. Si è sentito dire che hai litigato per i soldi.

Ci siamo separati per ragioni completamente diverse, puramente ideologiche. All’inizio degli anni ’90 la gente con le mie stesse idee era fanatica, ingenua, non aveva nemmeno la minima esperienza politica. Siamo stati guidati da idee puramente nazionaliste, non lo nascondo. Ma poi, quando finalmente arrivò la tanto attesa libertà, gradualmente rimanemmo delusi. I nostri sogni erano nettamente divergenti dalla realtà. Abbiamo visto che i leader della rivoluzione cecena stavano seguendo una rotta opposta rispetto a quanto promesso. Eravamo indignati per il fatto che avevano inviato distaccamenti di combattimento ceceni a combattere in Abkhazia, e per molto altro.

Quando hai sostenuto il tuo primo combattimento tra i ranghi dell’opposizione?

4 Giugno 1993, quando la Guardia di Dudaev circondò la Polizia Municipale di Grozny e l’Assemblea Comunale della città, che allora dirigevo. Siamo stati colpiti dall’artiglieria. Ricordava molto quello che accadde a Mosca poco dopo, nell’Ottobre del 1993, alla Casa Bianca. Nel sanguinoso massacro organizzato da Dudaev morirono diverse centinaia di persone. Sono riusciti a portarmi fuori da Grozny tra i feriti.

soldati della Guardia Preisdenziale

Un’altra domanda sul passato prebellico. Per favore, raccontaci del destino dei vecchi rubli russi consegnati in Cecenia per via aerea dall’Estonia. Ce n’erano 18 tonnellate. Dove sono andati?

Sono stati gestiti dal Ministro della Giustizia della Cecenia, Imaev – in seguito Presidente della nostra banca centrale e Procuratore Generale della Cecenia. Lo abbiamo catturato in uno dei combattimenti. Tre giorni dopo, su richiesta dell’FSB sono stato costretto a rilasciarlo. L’ho consegnato in elicottero a Modzok e lo lasciato a specialisti russi. Dopo 11 giorni era di nuovo con Dudaev, in Cecenia. Era una persona del genere ad essere responsabile dei vecchi rubli russi. Non potrei assolutamente dire dove sono finiti. E’ chiaro: sono stati impiegati. Nessuno li ha bruciati in un falò.

A giudicare dalla storia che hai raccontato su Imaev, l’FSB ha avuto un ruolo di primo piano negli eventi ceceni.

Quando Stephasin e Sevostyanov erano impegnati in Cecenia, l’influenza dell’FSB sul corso degli eventi nella Repubblica era significativa. Ma quando l’FSB fu diretto da Barsukov, l’agenzia perse di influenza e autorità.

I leader militari russi erano collegati con uomini d’affari in Cecenia?

Per non dare adito a nuovi casi penali vorrei rispondere alla tua domanda in questo modo: senza un “tetto” militare nessuna singola struttura commerciale potrebbe arrivare in Cecenia. Si, anche per arrivarci, per non parlare della sua esistenza lì, per la conduzione dell’attività.

Perché le truppe di Dudaev erano meglio equipaggiate di quelle federali? Da dove ha attinto risorse Dudaev?

Da qui, da Mosca. Abbiamo ripetutamente attenzionato il Ministro degli Interni ed i servizi speciali, indicato le fonti ed i canali di ricezione specifici. Ma tutto inutilmente.

Se possibile, cita fatti specifici.

Ricordiamo gli eventi di Budennovsk. In precedenza avevamo notificato ai servizi di sicurezza le imminenti azioni. Conoscevamo perfino le persone che avrebbero dovuto accompagnare i dudaeviti nel raid. Il Ministro degli Interni della Cecenia è stato informato di questo. Tutto invano. Molte persone sapevano che il raid era in fase di preparazione, compresi anche i residenti di Budennovsk: è arrivata la voce. Alcuni cittadini hanno persino lasciato la città pochi giorni prima dell’attacco. Se Mosca non ha reagito a questo, allora cosa possiamo dire della reazione alle segnalazioni secondo le quali Dudaev riceveva, ad esempio, dieci fucili d’assalto?

Potresti fare dei parallelismo? Gli eventi di Budennovsk mostrano semplice negligenza, niente di più.

Ti stai sbagliando. La negligenza ed il tradimento sono secondari qui. Gli eventi di Budennovsk sono la prova della lotta per il potere. In partiolare, la lotta per la presidenza del Ministero degli Interni. Era necessario “sostituire” Erin con Kulikov.

Torniamo alle armi di Dudaev, Trasmetti tutto  a Mosca, ma leggo nel tuo diario le due parole indignate sul tuo compagno d’armi Avturkhanov, che ha venduto quattro mezzi blindati ai dudaeviti. Si scopre che la tua gente ha aiutato Dudaev ad armarsi?

E’ triste, ma si. Quando mi sono imbattuto in tali fatti mi ha fatto infuriare così tanto che ho alzato un polverone. Ho addosso tanti di quei peccati che forse non mi riabiliterò fino alla fine della vita. Ma non riesco proprio a capire come puoi vendere le armi alla parte avversaria, con le quali tu stesso potresti essere ucciso domani. Se fossero state “spinte” verso alcuni mafiosi cabardino – balcari avrei capito e perdonato. Ma quando le armi vengono vendute al nemico, non lo capisco. A differenza dei federali il mio esercito era formato esclusivamente da volontari, persone libere, che potevano mandare all’inferno. Quindi è successo tutto, ma ho notato: solo quelli che non erano associati alla faida (contro Dudaev, ndr.) vendevano armi ai dudaeviti.

Quanto era sviluppato il commercio di armi tra i federali?

Era un fatto comune di tutti i giorni.

A quanto venivano vendute le armi? Quanto costava, ad esempio, un fucile automatico?

Tutto dipendeva dalla situazione, dal contesto, dalla necessità. Era possibile comprare un fucile per centomila rubli come per un milione.

Quanto costava un carro armato?

Il carro armato era costoso. Dieci, quindici, ventimila dollari, anche se il suo presso reale è molto più alto. Ma in combattimento è stato così per molto tempo. Il commercio di cui sto parlando era al livello dei blocchi stradali, cioè un livello poco profondo. L’obiettivo era quello di sopravvivere, non congelare, non morire di fame. Chi commerciava a livello generale voleva diventare ricco. Ecco altri giochi più seri. Potrebbe, ad esempio vendere e comprare complessi antiaerei. Le cose a volte hanno raggiunto l’assurdo. Dopo l’introduzione delle truppe federali non ci furono date ufficialmente le armi, perché ci eravamo sciolti. Sono stato costretto ad acquistare armi ai federali tramite uomini di Dudaev!

Dudaev passa in rassegna della Polizia Municipale di Gantamirov, 1992

I testimoni oculari hanno detto che le proprietà private saccheggiate sono state portate via con le automobili. E’ un’esagerazione?

Non solo in automobile, ma addirittura con gli aereoplani. Io stesso sono stato testimone quando sono volato a Krasnodar con un aereo da trasporto militare, quando due “Zighuli” espropriati ai ceceni sono stati portati in Russia. Il saccheggio ha raggiunto proporzioni tali che sono stato costretto il 1 Marzo 1996 a radunare i fedeli dipendenti della Polizia Municipale ed istruirli a sparare ai saccheggiatori sul posto, indipendentemente da chi fossero, residenti locali o militari. E questo ordine è stato eseguito. Tutti saccheggiavano, sia i federali che i dudaeviti. Come durante la guerra civile nel 1918. Arrivavano quelli rossi e prendevano tutto, arrivavano quelli bianchi e lo facevano anche loro. In una parola, il caos. Anche il mondo criminale era impegnato nel saccheggio. Chiunque tu arrestassi, ti facevano arrivare i documenti che chiedevi sotto il naso. Sia federali, sia zavgaeviti, l’inferno sa chi. Appena messo in prigione iniziavano a chiamare. Una chiamata, un’altra, una terza chiamata. Quindi inziava lo scambio. Vi diamo i vostri e voi date i nostri a noi. Alla fine ero stanco di tutto questo. Ho dato il mio ordine: sparare sul posto senza processo. Ho parlato ufficialmente contro il saccheggio, ho registrato il mio ordine su una videocassetta – è stato riprodotto in televisione. Ho deciso di fare un elenco di criminali di guerra e di coinvolgere tutti coloro che violano le leggi della guerra. Così finii tra due fuochi, incontrando l’ostilità sia de predoni di Dudaev che dei predoni federali.

In che modo i generali hanno tratto profitto dal bottino? Com’è successo?

Non pensi che ci siamo concentrati abbastanza sui furti dei generali? A proposito, io stesso sono accusato di appropriazione indebita. Te ne sei dimenticato? (ride). Ma comunque darò degli esempi, poiché insisti. Il gruppo di forze federali doveva ricevere benzina, olio, gasolio, cherosene. Posso dirti, come ex sindaco di Grozny, che i federali riempivano carri armati, mezzi corazzati, aerei e veicoli dai depositi ceceni, senza alcun rapporto. Sono centinaia di migliaia di tonnellate di carburante! E ufficialmente il combustibile proveniente da Mozdok era impiegato per le unità militari. Ma queste sono briciole! Qualcun ha riferito di aver cancellato il carburante non utilizzato. Sai come ho formato il mio reggimento di Polizia Municipale? Secondo i rapporti ufficiali Kulikov ha vestito questo reggimento, gli ha dato le scarpe, lo ha saziato. In effetti ho fatto tutto con i miei soldi. Chiedi al comandante del reggimento se non ci credi. Interroga i combattenti, vedrai che confermeranno.

Secondo te che parte dei fondi stanziati per il ripristino della Cecenia sono andati rubati? Un terzo? La metà?

Non parlerò di “rubati”, parlerò di “sperperati”: circa il 90%.

Le ruberie erano più sotto il governo di Hadjiev o sotto quello di Zavgaev?

Sotto Hadjiev il furto era probabilmente al livello di unità di base. Sotto Zavgaev i soldi non facevano neanche in tempo a raggiungere questo livello, venivano saccheggiati prima ancora di entrare in Cecenia.

Chi era all’origine di questo fiume di soldi?

Barsukov, Korzhakov, Kulikov, Grachev. Erano i principali, ma non i soli e questo non è stato detto da nessuna parte. L’intero meccanismo finanziario è stato diretto verso di loro. Prima di tutto, ovviamente, tutto dipendeva da Korzhakov. In qualche modo mi ha persino mandato un suo uomo per evitare che ficcassi il naso nella sfera finanziaria. Questi fu catturato dallo stesso Kulikov.

E’ cambiato qualcosa quando Zavgaev è salito al potere?

Non appena Zavgaev salì al potere cambiarono il Procuratore della Cecenia Prima di questo era Procuratore un mio compagni. Lo invitai da me e gli dissi: sai, la tua posizione è stata venduta per 200.000 dollari. Tra due settimane ci sarà un nuovo Procuratore in Cecenia. Lui risponde: lo so. In due settimane abbiamo avuto un nuovo procuratore, per la cui nomina hanno pagato duecentomila dollari.

Come ha reagito Zavgaev al tuo racconto?

Dietro di me c’era un’enorme forza armata. Non poteva chiudermi la bocca. Ma ha fatto tutto a modo suo. Non soltanto il Procuratore, ma anche il nuovo Ministro degli Interni della Cecenia è stato nominato per denaro. Tutti lo sapevano, indicando il cognome di un moscovita di alto rango, cui furono dati duecentomila dollari per l’approvazione del candidato desiderato.

Perché se l’unico che è finito in prigione con accuse così gravi?

Ho già iniziato a rispondere a questa domanda, dicendo che ero tra due fuochi. Andai contro Zavgaev. Andai i televisione e invitai i ceceni a votare contro Eltsin nelle imminenti elezioni presidenziali. Il mio slogan era “Cecenia senza Dudaev ed Eltsin”. Questo ha giocato contro di me.

ASSALTO A CHIRI – YURT: LA BATTAGLIA DELLA CEMENTERIA (18 – 21/05/1995)

Dopo la caduta di Grozny le forze separatiste si attestarono sulle montagne nel sud del Paese. Porta d’accesso alla difesa cecena era l’imbocco della gola del fiume Argun, chiamata dai locali “Porta del Lupo”: un accesso stretto e frastagliato per attraversare il quale le forze federali avrebbero dovuto fare a meno della loro superiorità tecnologica, ed affrontare i dudaeviti tra le foreste ed i sentieri di montagna. Il cardine della difesa era il villaggio di Chiri – Yurt, a due passi dall’imbocco della gola, sulla sponda orientale dell’Argun. Ad est del villaggio si trovava un grande impianto per la produzione di cemento, il quale sovrastava la cittadina massiccio e imponente, come una fortezza medievale. Qui i separatisti si erano trincerati, trasformando la cementeria in una piazzaforte. Tra il Marzo ed il Maggio del 1995 i federali combatterono una sanguinosa battaglia per il controllo di quella posizione strategica, riuscendo ad espugnarla soltanto dopo violenti combattimenti.

CHIRI YURT E LA CEMENTERIA

Chiri – Yurt è un villaggio di alcune migliaia di persone (nei primi anni ’90 la popolazione si aggirava intorno ai 5000 abitanti) situato proprio all’ingresso della gola dell’Argun, chiamata dai ceceni “Porta del Lupo” perché separa i bassopiani del centro – nord dalla regione impervia e montagnosa del sud. Nel 1974 le autorità ordinarono la costruzione di un grosso impianto industriale per la produzione di cemento. Allo scoppio della Rivoluzione Cecena questo impianto era in grado di produrre 1,2 milioni di tonnellate di prodotto, il che lo rendeva il principale cementificio di tutto il Caucaso. I suoi cinque forni e le strutture atte a contenere e lavorare il materiale coprivano una gigantesca area ad est del villaggio. Molti degli abitanti di Chiri – Yurt lavoravano alla cementeria, ed il benessere portato dalla piena occupazione dei cittadini si rifletteva nella vitalità economica e culturale della cittadina.  Lo scoppio della Rivoluzione e i successivi, turbolenti anni del regime di Dudaev avevano incrinato questo equilibrio di lavoro e benessere, anche a causa del fatto che molti degli specialisti che lavoravano alla fabbrica, di origine russa, se ne erano andati temendo l’acceso nazionalismo del regime.

L’ARRIVO DEI FEDERALI

Il 12 Dicembre 1994 l’esercito federale invase la Cecenia. Dopo essere rimasto impantanato nella battaglia casa per casa per la conquista di Grozny, dai primi di Marzo del 1995 l’esercito di Mosca aveva iniziato a prendere posizione all’imbocco delle gole del sud, preparando i piani per la “guerra sulle montagne”. Affinchè l’azione fosse portata a termine con un certo coordinamento, e approfittando dell’imminente avvento dei festeggiamenti di Maggio (anniversario della vittoria russa nella Seconda Guerra Mondiale) i comandi federali concordarono con Eltsin una tregua di qualche settimana. Questo permise agli attaccanti di riorganizzare le forze, e parimenti concesse ai dudaeviti il tempo per predisporre una linea difensiva lungo le gole per reggere l’urto della seconda offensiva russa. Dudaev ordinò che la principale porta d’accesso al cuore dell’Ichkeria fosse sigillata. Fu così che alcune centinaia di miliziani furono inviati a Chiri – Yurt dove si installarono nella cementeria ed iniziarono a fortificarla. Tra Marzo e Aprile si erano registrati i primi scontri per il controllo del villaggio, ma le forze attaccanti erano state respinte dopo aver subito numerose perdita.

La mappa mostra la posizione della cementeria (l’insediamento a destra) rispetto al villaggio di Chiri – Yurt (a sinistra) Il fiume che scorre ad ovest del villaggio è l’Argun. La freccia indica l’imbocco della “Porta del Lupo”

Il 12 Maggio 1995 la tregua proclamata da Eltsin ebbe termine, e l’esercito federale riprese ad avanzare. I primi reparti attaccanti raggiunsero la Porta dei Lupi poco più tardi, trovandosi di fronte il cementificio all’interno dei quali si erano trincerati i separatisti. La gigantesca struttura, sovrastante il villaggio di Chiri – Yurt, era protetta da profondi campi minati, oltre i quali si trovavano casematte in cemento armato nelle quali erano alloggiati almeno una sessantina di miliziani supportati dal fuoco di almeno 6 veicoli corazzati e una decina di mortai. I punti fuoco montavano mitragliatrici pesanti ed un gran numero di armi anticarro, oltre ad alcuni dispositivi antiaerei. Alle spalle della fortezza si muovevano piccoli gruppi di supporto pronti a rinforzare i settori che eventualmente fossero stati soverchiati dall’attacco federale. Il villaggio era tenuto da una milizia locale armata alla leggera, sufficiente comunque ad impensierire i federali, ma soprattutto utile a monitorare i movimenti dei mezzi pesanti, in modo da avvisare in tempo i difensori della fortezza nel caso di attacco.

Mortaio russo spara in direzione della cementeria

L’ATTACCO

Il 18 Maggio le avanguardie federali della 166a Brigata giunsero nei pressi della cementeria, dove furono accolte da un fitto tiro di mortaio che provocò le prime vittime tra gli attaccanti. Mentre si susseguivano sterili negoziati per la risoluzione pacifica dello scontro, nuovi reparti si ammassarono sulla linea del fronte, fornendo supporto corazzato e di artiglieria alle formazioni paracadutiste avanzanti. La sera del 19 Maggio iniziò il bombardamento di Chiri Yurt, presidiato da alcune decine di residenti armati. Per 48 ore i russi portarono avanti un incessante bombardamento con l’artiglieria e l’aereonautica, distruggendo il villaggio e trasformando la cementeria in un cumulo di rovine. Nel frattempo altre unità si disponevano sui lati scoperti dell’edificio, completando l’accerchiamento per la tarda serata del 20 Maggio. Protetti dal tiro dell’artiglieria, intanto, reparti sminatori provvedevano ad aprire un varco nei campi minati.

Militare russo tra le rovine del cementificio

Non appena il varco fu sufficientemente largo e sicuro per garantire un assalto in forze, una cinquantina di veicoli blindati da trasporto si lanciarono a grande velocità verso la fabbrica, aggirando Chiri – Yurt e dirigendosi a tutta forza verso le posizioni tenute dai ceceni. L’attacco si sviluppò in piena notte, col favore delle tenebre, mentre la maggior parte dei miliziani a difesa del villaggio dormivano. Nessuno quindi avvisò i difensori del cementificio dell’imminente attacco, e questi furono colti completamente di sorpresa: i reparti a difesa del villaggio non entrarono in azione, e si trovarono ben presto tagliati fuori dal teatro di operazioni. I militanti a difesa del cementificio furono preso sovrastati dal nemico, numericamente superiore, e predisposero una precipitosa azione di copertura per sganciarsi e ritirarsi all’interno della gola dell’Argun. Iniziò così una battaglia di quattro ore, durante la quale i paracadutisti russi, al comando del Generale Shamanov, presero il cementificio un edificio alla volta. Secondo i resoconti ufficiali nessun soldato federale rimase ucciso, ed anche le perdite tra i miliziani furono contenute (le cifre oscillando tra i 6 e le alcune decine di morti).

La caduta del cementificio aprì la strada alle truppe federali, che iniziarono a penetrare nella gola dell’Argun in direzione Shatoy, l’ultimo grande centro abitato nelle mani dei dudaeviti. La sconfitta mostrò ai separatisti che in una battaglia di tipo convenzionale l’esercito russo avrebbe sempre avuto la meglio, sia per la preponderante superiorità numerica e tecnologica, sia per l’incapacità dei reparti ceceni di mantenere una “disciplina di battaglia” sufficiente a contrastare iniziative ben coordinate del nemico. Dopo la presa di Chiri – Yurt il comandante dello Stato Maggiore separatista, Aslan Maskhadov, iniziò a maturare una diversa strategia operativa, non più volta a costituire fronti difensivi rigidi, nella difesa dei quali le unità regolari dell’esercito ceceno erano state sistematicamente impegnate e distrutte, quando ad individuare delle “regioni attive” nelle quali muovere con efficacia piccoli gruppi di fuoco coordinati tra loro, dando il via ad una guerra di movimento di tipo partigiano.