“BORZ: L’ARMA AUTARCHICA DEI CECENI”

Uno degli argomenti più in voga tra gli studiosi della Repubblica Cecena di Ichkeria è certamente quello dell’armamento a disposizione del suo esercito. Nel libro “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria (Acquistabile QUI) un intero paragrafo è dedicato alla cattura degli arsenali sovietici da parte dei separatisti ed alla dotazione che questi riuscirono a catturare. Si tratta di armi da guerra di alto profilo tecnologico (carri armati, lanciamissili, perfino aerei da guerra). L’impressione che si potrebbe avere, quindi, è che fin dal 1992 l’esercito della ChRI fosse numeroso e ben armato: niente di più lontano dalla realtà, come sapranno i lettori di questo blog e del libro sopra citato. In effetti la maggior parte dei mezzi pesanti in dotazione ai separatisti era ridotto a rottame, o non possedeva munizioni sufficienti ad essere utilizzata efficacemente.

La situazione riguardo le armi leggere era certamente migliore, ma comunque non ottimale: erano  sì disponibili svariate migliaia di fucili da combattimento, ma molti di questi furono veduti al mercato nero o saccheggiati dai magazzini e tolti dalla disponibilità del governo ben prima che scoppiasse la Prima Guerra Cecena. Per questo motivo, allo scoppio delle ostilità lo Stato Maggiore ceceno si trovò in gravi difficoltà a rifornire la marea di volontari che accorrevano da tutta la Cecenia per difendere Grozny. Inoltre, dopo i primi mesi si guerra, anche le limitate riserve dell’esercito iniziarono ad esaurirsi, ed equipaggiare i miliziani divenne sempre più difficile. In soccorso a Maskhadov giunse un manufatto di fabbricazione “autarchica”, la cosiddetta mitragliatrice “Borz”.

Miliziano ceceno con una “Borz”

La mitragliatrice “Borz” (in ceceno “Lupo”) fece la sua comparsa in Cecenia nel Gennaio del 1992. Il progetto originale fu presentato dalla fabbrica Krasny Molot di Grozny. Costruita artigianalmente partendo da elementi tra i più svariati reperibili sul mercato o realizzati da armaioli esperti, fu presentata alla stampa come “la via cecena all’UZI” (la mitragliatrice tascabile prodotta dagli israeliani fin dagli anni ‘50). Il suo primo impiego documentato risale all’Aprile del 1995: quel giorno un giovane miliziano separatista, nascosto tra le bancarelle del mercato centrale di Grozny, avvicinò due ufficiali e li freddò con una raffica a bruciapelo. Come questi si furono accasciati al suolo il militante si lanciò sui loro corpi, li depredò di quanto fosse a portata di mano e sparì nella calca, lasciando sul luogo dell’assassinio la sua pistola mitragliatrice artigianale. Le forze di sicurezza sopraggiunte sul luogo dell’agguato trovarono l’arma, una 9 mm piccola e compatta, leggera e maneggevole, facilmente occultabile dentro un giubbotto, in grado di sparare cartucce di pistola. Un’arma ideale per sicari e guerriglieri, i quali dopo l’attacco potevano disfarsene (dato il suo costo di fabbricazione inferiore ai 100 dollari) magari sostituendola con l’arma rubata alla vittima, normalmente un militare russo o un ufficiale. Durante l’occupazione di Grozny da parte dell’esercito federale il Borz divenne l’arma preferita per i militanti che operavano dietro le linee.

Il fatto che potesse essere facilmente smontato permetteva il trasporto dell’arma praticamente ovunque. A tale scopo artigiani armaioli produssero versioni ulteriormente ridotte nelle dimensioni, rendendo il “Borz” un’arma tascabile. Trattandosi di una produzione artigianale, non c’era un modello unico di riferimento, quanto piuttosto un “principio” di funzionamento al quale tutti gli armaioli si adeguavano, in modo da fornire un prodotto in qualche modo “standardizzato” che potesse passare di mano in mano senza risultare inutilizzabile: tutti i Borz avevano in comune il fatto di poter sparare proiettili da 9 millimetri, di essere impugnabili come una pistola e di possedere estensioni (calcio metallico, caricatore ecc..) ripiegabili, in modo da poter nascondere l’arma in una borsa o sotto un giubbotto.

“Borz” rinvenuto dalle forze federali sul campo di battaglia

Dopo la fine della Prima Guerra Cecena il Borz divenne un’arma popolarissima tra i cittadini di Grozny, costretti a difendersi da soli dal crimine dilagante e dall’arroganza dei signori della guerra. La piccola mitragliatrice cominciò quindi a comparire in tutte le case cecene, contribuendo a garantire un minimo di sicurezza in un paese letteralmente infestato dal crimine e dall’illegalità. Allo scoppio della Seconda Guerra Cecena la carenza cronica di armi professionali, la maggior parte delle quali erano nelle mani dei comandanti di campo e delle loro milizie fu sopperita dal massiccio ricorso al Borz, il quale venne realizzato in numerose varianti: cominciarono a comparire perfino versioni dotate di silenziatore, di caricatori aggiuntivi, di calci metallici ripiegabili e via dicendo. La conquista di Grozny e la chiusura dei laboratori artigianali dove il Borz veniva prodotto portarono alla fine della produzione artigianale dell’arma, che col tempo divenne per lo più un oggetto da collezione nelle mani di privati e di musei militari. Di seguito riportiamo uno slideshow con le immagini di vari “Borz” e le caratteristiche tecniche del prodotto di base:

Calibro: 9 mm

Munizioni standard: 9 × 18 mm PM

Peso senza munizioni: circa 1,9-2,0 kg (a seconda del campione)

Lunghezza della canna dell’arma: 150 mm

Lunghezza totale dell’arma: 370 mm (calcio piegato); 700 mm (stock esteso)

Velocità effettiva di fuoco: fino a 1000 colpi/ minuto

Velocità del proiettile proiettile: 286-347 m / s (a seconda del campione)

Capacità del caricatore: 17 colpi; 25 colpi; 30 colpi

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