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I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 8

GENNAIO 1992

1 Gennaio

UNIONE SOVIETICA – L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche cessa ufficialmente di esistere.

2 Gennaio

     ESTERI – Nella Federazione Russa ha il via un nuovo programma economico definito dal suo ideatore, l’economista Egor Gajdar “una terapia d’urto”. Il piano prevede un passaggio repentino da un’economia pianificata all’economia di mercato. Tale processo dovrà accompagnarsi ad una radicale privatizzazione del patrimonio pubblico tramite la cessione di certificati di valore proprietario chiamati “Voucher”. La “terapia d’urto” di Gajdar innesca fin dai primi giorni di attuazione un tumultuoso aumento dei prezzi ed una corsa selvaggia all’accaparramento dei beni pubblici in dismissione. Nel corso degli anni successivi l’economia russa sarà investita gravemente dagli effetti della liberalizzazione, portando milioni di russi alla miseria ed arricchendo una piccola classe di giovani imprenditori.

3 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Parlamento richiama tutti i deputati ceceni dei soviet supremi sovietico e russo, considerandoli decaduti conseguentemente con lo scioglimento dell’URSS.

In relazione ai rapporti di scambio petrolifero con la Federazione Russa, Dudaev decreta l’interruzione dei contratti di fornitura in vigore fino al 31 Dicembre 1991, ed il passaggio alla libera contrattazione con le società russe per il dispacciamento di petrolio, prodotti petroliferi e gas naturale in transito attraverso la Cecenia

POLITICA NAZIONALE – Dudaev emette un decreto con il quale gli acquisti nella repubblica possono essere effettuati soltanto da cittadini ceceni o da agenti autorizzati dal governo con regolare permesso.

Con Decreto Presidenziale viene istituito il Comitato Olimpico Ceceno. Dudaev dichiara che la Repubblica Cecena ha intenzione di partecipare alle imminenti olimpiadi estive con una sua rappresentanza nazionale. A tale scopo il Presidente dichiara che verrò presto allestita una città olimpica in grado di ospitare e preparare gli atleti.

Il Parlamento istituisce il venerdì come giorno festivo al posto della domenica, in ossequio alla tradizione islamica.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il consiglio degli anziani dell’Inguscezia si riunisce a Surkhakhi, poco lontano da Nazran, ed emette una dichiarazione nella quale si invitano Cecenia e Inguscezia a ricominciare un percorso comune istituendo una unitaria Repubblica Vaynakh.

Raffineria a Grozny

4 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento autorizza la liberalizzazione dei prezzi. Il costo dei principali generi alimentari inizia ad aumentare vertiginosamente.

Con Decreto Presidenziale, visto il parere del Comitato per la Gestione dell’Economia Nazionale, Dudaev impone la calmierazione del prezzo del pane e di altri beni essenziali. In particolare sono bloccati gli aumenti di latte e dell’olio vegetale e degli alimenti per l’infanzia, i cui prezzi non potranno superare oltre le tre volte il loro costo. Il prezzo della benzina verrà tenuto ad un costo standard di tre volte la quotazione precedente, mentre la vodka sarà venduta ad un prezzo non superiore alle sei volte. Alimenti di prima necessità come i prodotti da forno rimarranno calmierati alle precedenti quotazioni, così come le spese per l’alloggio.

 Il Presidente ceceno presenta alla stampa un’arma interamente fabbricata in Cecenia, chiamata Borz (“lupo”) e vagamente somigliante alla israeliana UZI. Il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Movladi Ugudov, dichiara che è in procinto di avviarsi la produzione in serie di questa piccola arma automatica.

CONFEDERAZIONE DEL CAUCASO – In relazione alla guerra civile in Georgia e ad altre crisi politiche in atto nel Caucaso, il Presidente Dudaev propone la costituzione di unità militari speciali di pacekeeping che possano essere dispiegate all’occorrenza come forza di interposizione, in accordo con i governi locali.

Riguardo la sfera economica, Dudaev propone la costituzione di un mercato caucasico comune che tuteli le economie locali dalla ormai imminente crisi economica, conseguente al collasso del sistema economico sovietico.

5 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Presidente Dudaev dichiara un embargo nei confronti della Georgia come misura di pressione per l’interruzione degli scontri armati nel paese. Dudaev dichiara di voler proporre il blocco economico anche all’Azerbaijan, in modo da rendere più efficace la sua funzione coercitiva. Presso il Comitato Internazionale per i Diritti Umani si arruolano volontari per costituire delle “Brigate internazionali per il mantenimento della pace” sulla falsariga dei “Caschi blu” dell’ONU.

Contestualmente Dudaev ed il Parlamento firmano una dichiarazione di neutralità congiunta nella quale si legge: “Dichiariamo la nostra disponibilità ad aderire a qualsiasi Commonwealth regionale o espressione dell’intera ex Unione Sovietica a parità di condizione, e la nostra determinazione a promuovere processi di integrazione basati su di essi. […] La Repubblica cecena non parteciperà a nessuna alleanza militare ed accordo di natura aggressiva, ma si riserva il diritto di utilizzare tutti i mezzi riconosciuti dal diritto internazionale per proteggere la propria sovranità ed integrità territoriale. […] La Repubblica non ricorrerà all’uso della forza o alla minaccia del suo uso contro altri stati. […] invita tutti gli Stati e le repubbliche dell’ex Unione a riconoscere la sovranità della Repubblica Cecena […] dichiara di riconoscere la sovranità statale di tutte le repubbliche in conformità con le norme del diritto internazionale.”

ECONOMIA- A seguito della liberalizzazione dei prezzi il costo di molti generi di base aumenta vertiginosamente. A questa data il latte risulta triplicato, la pasta quadruplicata. Nel giro di poche settimane i banchi dei negozi e le bancarelle si svuoteranno quasi completamente.

6 Gennaio

ECONOMIA – I prezzi nella repubblica continuano a salire. I prodotti industriali vengono venduti al doppio dei prezzi pre – liberalizzazione, mentre tutti i prodotti calmierati hanno già raggiunto il massimo consentito. I lavoratori di alcuni stabilimenti industriali minacciano di scioperare qualora il loro salario non sia adeguato al sopravvenuto aumento del costo della vita.

7 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Una banda armata tenta di saccheggiare la sala d’armi della caserma della guarnigione federale di stanza a Grozny. Il Maggiore russo Vladimir Chagan viene ucciso nel tentativo di impedire il furto.

8 Gennaio

POLITICA ESTERA – In un’audizione al Parlamento Dudaev propone l’adozione di un appello a tutti i popoli ed i governi del Caucaso nel quale si raccomanda il reinsediamento di Zviad Gamsakhurdia alla guida della Georgia e l’apertura di negoziati politici. Tale proposta è vista come l’unica soluzione pacifica alla guerra civile in atto nel paese.

IRREDENTISMO INGUSCIO – La commissione parlamentare incaricata di individuare il confine tra Cecenia e Inguscezia propone una linea di demarcazione corrispondente al vecchio confine tra le due repubbliche, risalente al 1934. La proposta scatena le critiche degli ingusci, i quali rivendicano i distretti di Sunzha e Malgobek, mentre la linea proposta assegna alla Cecenia tutto il primo e gran parte del secondo. Il Parlamento, approvando la proposta della Commissione, esorta il Presidente Dudaev ad imporre l’autorità presidenziale nel Distretto di Sunzha.

ECONOMIA – In Cecenia vi è una grave carenza di ogni genere alimentare, mentre il mercato nero prolifica. Il pagamento delle pensioni procede a rilento, e le casse non distribuiscono più di 300 rubli ad ogni anziano in coda per ritirare il suo salario. I generi alimentari non calmierati risultano introvabili, se non a prezzi quasi proibitivi.

CONFLITTI SOCIALI – In relazione alla morte del Maggiore Vladimir Chagan, ucciso da ignoti durante un tentativo di sequestro di attrezzature militari, la Procura Generale della Repubblica esclude qualsiasi responsabilità da parte di unità della Guardia Nazionale.

9 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Dudaev proclama la costituzione delle Forze Aeree della Repubblica Cecena. L’esercito, appena nato, non possiede velivoli, se non un paio di vecchi aeromobili da addestramento. Gli sviluppi successivi forniranno alla neonata aeronautica cecena un gran numero di mezzi da guerra.

CONFLITTI SOCIALI – L’esponenziale aumento dei crimini violenti, dei furti e delle rapine viene attribuito dal Servizio di Sicurezza Nazionale all’azione di “provocatori” dipendenti dalle disciolte strutture di sicurezza sovietiche, ora operanti per conto della Federazione Russa. Il Parlamento della Repubblica apre una discussione su un nuovo progetto di legge, in forza del quale il Servizio di Sicurezza Nazionale possa operare con poteri eccezionali al fine di ridurre il fenomeno malavitoso.

10 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In risposta al vertiginoso aumento del costo dei generi di prima necessità, il COFEC introduce la calmierazione dei prezzi per latte, burro, olio e zucchero. Il Sindaco di Grozny, Bislan Gantemirov, istituisce la carica dell’ispettore sociale, responsabile dell’assistenza alle famiglie più disagiate.

POLITICA ESTERA – Dudaev ed il Ministro degli Esteri Shamil Beno incontrano a Grozny emissari del decaduto Presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia. L’incontro serve a negoziare il riconoscimento a Gamsakhurdia del diritto di asilo politico in Cecenia.

12 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto Presidenziale numero 1 “Sul blocco dei conferimenti ai Ministeri dell’Unione da parte delle imprese pubbliche” Dudaev impone il blocco dei trasferimenti da parte delle imprese pubbliche dipendenti dagli ex ministeri sovietici.

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il Distretto di Sunzha è in stato di agitazione a causa della delibera parlamentare che annette Sunzha alla Repubblica Cecena. L’ex Presidente del Soviet Distrettuale, Ruslan Tatiev, chiede che la Russia decreti lo stato di emergenza e tuteli la volontà degli abitanti ingusci di Sunzha di entrare a far parte della Repubblica di Inguscezia come soggetto federato alla Russia.

Il consiglio degli anziani locale, tuttavia, sostiene la soluzione contraria, rilanciando la proposta di costituire un’unica repubblica Vaynakh indipendente. I sostenitori dell’annessione all’Inguscezia allestiscono picchetti armati ai confini del distretto.

Il consiglio degli anziani ceceno (Mekhk – Khel) per bocca del suo Presidente, Said – Akhmed Adizov, dichiara che il progetto di annessione del Distretto di Sunzha non è diretto a danneggiare gli ingusci, ma a preservare il territorio ancestrale del popolo ceceno dall’annessione che conseguirebbe ad un ingresso dell’Inguscezia nella Federazione Russa.

Nel frattempo centinaia di ingusci manifestano davanti al Parlamento ceceno contro la decisione di annettere alla neonata Repubblica Cecena i distretti di Malgobek e Sunzha.

In serata si rincorrono voci di una sparatoria nel villaggio di Troitskaya, ma le autorità locali dichiarano la notizia infondata.

13 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Deputato del Parlamento Yusup Soslambekov accusa il Presidente Dudaev di inattività nella formazione di un governo politico di fiducia parlamentare, e minaccia di costituire un gruppo parlamentare di opposizione non si giunga al più presto alla costituzione di un esecutivo qualificato.

CONFLITTI SOCIALI – A seguito del pestaggio di un camionista da parte di ignoti, gli autotrasportatori di Grozny manifestano contro la criminalità incontrollata nel paese, annunciando uno sciopero ed occupando la piazza antistante il palazzo presidenziale con alcuni automezzi.

14 Gennaio

POLITICA ESTERA – Un emissario del decaduto presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia intrattiene un colloquio con il Ministro degli Esteri Shamil Beno. Si susseguono voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia a Grozny.

Zviad Gamsakhurdia

15 Gennaio

POLITICA ESTERA – Zviad Gamsakhurdia giunge a Grozny in segreto, accompagnato dalla moglie, dalla sorella e da due dei suoi figli. La notizia non verrà confermata dalle autorità fino al 22 Gennaio successivo. L’ex Presidente georgiano viene alloggiato nell’abitazione presidenziale, appena restaurata per ospitare Dudaev.

CONFLITTI SOCIALI – Dopo lo sciopero dei trasportatori, entrano in sciopero anche i lavoratori dello stabilimento automobilistico di Grozny Avtospetsoburodovanie. Gli operai chiedono un aumento dello stipendio di cinque volte in ordine ad inseguire il vertiginoso aumento dei prezzi. Nelle settimane seguenti seguiranno numerosi altri scioperi da parte di dipendenti pubblici e privati.

A Grozny una folla di civili inferociti occupa il mercato centrale di Grozny, obbligando i commercianti a vendere le loro merci a prezzi ribassati per tutto il giorno. L’iniziativa popolare non determina, tuttavia, risultati tangibili: il mercato si svuota e le merci cessano di affluire.

16 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Presidente Dudaev presenta al Parlamento la sua squadra di governo. Contrariamente a quanto auspicato dal Parlamento, Dudaev dichiara di voler occupare, oltre al suo incarico, anche quello di Presidente del Gabinetto dei Ministri, assommando su di sé due delle principali cariche della Repubblica. La lista comprende una dozzina di ministri, nonché l’accorpamento di numerosi dipartimenti in dicasteri unificati.

Il Parlamento decreta l’istituzione della carica di Vicepresidente, per controbilanciare la sommatoria di poteri derivante da un’ipotetica conferma di Dudaev sia come Capo dello Stato, sia come Capo del Governo.

18 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per scoraggiare il ricorso al commercio estero illegale, il Parlamento vara una legge che punisce severamente gli speculatori sui beni di prima necessità, comminando alte pene pecuniarie e l’arresto fino a tre mesi per coloro che nascondono prodotti di prima necessità allo scopo di speculare sull’aumento dei prezzi.

ECONOMIA – La carenza di beni di consumo sui canali commerciali legali è ormai endemica. Il mercato nero prolifica mentre sui banchi dei mercati prodotti come la carne, il cui prezzo è stato calmierato a 20 rubli l chilogrammo, mentre al mercato nero si trovano prodotti da macellazione a dieci o venti volte questo prezzo.

CONFLITTI SOCIALI – Il Presidente Dudaev istituisce il Reparto di Polizia Speciale (OMON) della Repubblica Cecena, con lo scopo di porre un freno alla criminalità, se necessario facendo ricorso a politiche radicali di contrasto.

20 Gennaio

ESTERI – Una delegazione del Ministero degli Esteri della Repubblica Cecena, guidata dal Ministro Shamil Beno, si reca a Sukhumi, capitale dell’autoproclamata repubblica di Abkhazia, presumibilmente per negoziare un accordo in forza del quale Gamsakhurdia possa tornare al potere in cambio del riconoscimento dell’indipendenza della piccola repubblica secessionista.

21 Gennaio

POLITICA ESTERA – Mentre si rafforzano le voci di un imminente arrivo di Gamsakhurdia in Cecenia, il Deputato Mate Tsikhesashvili, membro della Commissione Esteri ed ex vice – Prefetto della regione georgiana di Akhmetov, dichiara di non aver riscontrato alcuna evidenza che il governo ceceno stia supportando la fazione “zviadista” (cioè leale a Zviad Gamsakhurdia) nella guerra civile georgiana.

POLITICA NAZIONALE – Il governo nazionalizza l’Archivio di Stato Centrale, che viene ribattezzato Archivi Nazionali della Repubblica Cecena. Il Dipartimento Archivistico viene riorganizzato sotto il Comitato Nazionale per gli Archivi, e posto sotto la direzione di Dalkhan Khozaev, già capo del Dipartimento dal Novembre 1991.

CULTURA – con apposito Decreto numero 7 del Presidente della Repubblica Cecena “Sul conferimento di risorse all’associazione ART OF CAUCASUS il Presidente decreta l’assegnazione di 150.000 rubli per l’acquisto di opere da esibire in un museo nazionale della cultura caucasica.

22 Gennaio

POLITICA ESTERA – Il Governo ceceno ammette pubblicamente che l’ex Presidente georgiano in esilio, Gamsakhurdia, alloggia a Grozny con la sua famiglia, e gode della protezione del Presidente Dudaev.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – Da Grozny l’ex Presidente georgiano Gamsakhurdia invia un appello ai suoi seguaci affinchè proseguano la lotta per il ripristino del governo “legittimamente eletto” nel paese, ed una richiesta d’aiuto a tutti i governi del Caucaso, affinché non riconoscano le istituzioni “antidemocratiche” dei golpisti. L’iniziativa imbarazza il Parlamento ceceno, il quale rifiuta qualsiasi coinvolgimento di parte nella guerra civile georgiana.

CONFLITTI SOCIALI – Nella notte giungono alla stazione di Grozny decine di famiglie di profughi ceceni provenienti dal Kazakistan, dove le tensioni sociali stanno sfociando in aperte aggressioni ai danni delle minoranze etniche locali. Il Presidente Dudaev promette di garantire massimo supporto materiale e umano alle famiglie, mentre il Ministro degli Esteri Shamil Beno invia un telegramma al governo Kazako chiedendo il rispetto dei diritti civili dei ceceni che vivono nel paese centroasiatico.

23 Gennaio

POLITICA ESTERA – In relazione alla presenza di Gamsakhurdia a Grozny, il Presidente Dudaev dichiara che il leader georgiano è nel paese in qualità di ospite, e che non necessita di alcuna protezione in quanto sostenuto dal suo popolo e legittimamente eletto. In questo modo Dudaev prende una chiara posizione in relazione al conflitto georgiano, contraddicendo le dichiarazioni di neutralità fatte dal Parlamento della Repubblica nei giorni precedenti.

25 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento non autorizza la nomina di Usman Imaev, giovane ex funzionario del Ministero della Protezione Sociale nella RSSA Ceceno – Inguscia. In risposta, Dudaev istituisce il Comitato di Stato per la Riforma Giuridica, organo deputato alla ristrutturazione del sistema giuridico nel Paese, e ne affida ad Imaev la Presidenza.

27 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – In ordine a dotare il Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica di un’autonoma voce di bilancio, il Presidente Dudaev emette l’Ordine numero 4 “Sulle misure per garantire il corretto funzionamento del Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica”, con il quale l’istituzione appena creata ottiene autonomia finanziaria rispetto ai bilanci ministeriali approvati dal Parlamento. Questa misura si inserisce nel nascente scontro istituzionale per le nomine degli alti funzionari dello Stato, che contrapporrà il Parlamento al Capo dello Stato e sfocerà, nel Giugno del 1993, in un colpo di stato militare del Presidente.

Con Decreto numero 6 del Presidente della Repubblica Cecena Sul finanziamento della Procura della Repubblica Cecena la Procura della Repubblica, precedentemente dipendente dal bilancio dell’Unione Sovietica, ottiene un finanziamento ponte di 300.000 rubli in attesa di essere inserita a pieno nel bilancio repubblicano.

28 Gennaio

TENSIONI SOCIALI – Uno dei principali pozzi petroliferi della Cecenia, capace di produrre 700 tonnellate di greggio giornaliere, viene fatto esplodere da ignoti. Il danno economico quantificato è enorme.

Campi petroliferi nei dintorni di Grozny

29 Gennaio

CRISI RUSSO/CECENA  – La Federazione Russa impone un blocco economico alla Repubblica Cecena. In risposta al blocco dei trasferimenti finanziari imposto dal governo russo, Dudaev emette il Decreto Presidenziale numero 10 “Riguardo il blocco dei trasferimenti al bilancio della RSFSR Russa” con il quale interrompe qualsiasi conferimento finanziario verso la Russia.

POLITICA NAZIONALE – Nel tentativo di limitare la circolazione del denaro in forma di banconota, del quale la repubblica soffre una grave mancanza materiale, Dudaev emette il Decreto numero 8 del Presidente della Repubblica Cecena “Sulla regolamentazione dei pagamenti in contanti“. In esso si vieta il pagamento in contanti per numerose categorie di beni e servizi, sostituendolo con il sistema dei bonifici bancari e degli assegni. La distribuzione del contante da parte delle banche viene limitata a 1000 rubli per famiglia.

Con il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Liquidazione del conto in valuta estera del Consiglio dei Ministri della RSSA Ceceno – Inguscia” Dudaev attribuisce alle proprie disponibilità il conto corrente in valuta estera precedentemente dedicato al Dipartimento Affari Esteri del Consiglio dei Ministri. Non è dato conoscere l’ammontare di tale conto corrente.

Nel tentativo di distribuire derrate alimentari alla popolazione indigente e favorire la distribuzione del cibo ai cittadini della Repubblica, Dudaev emette il Decreto numero 9 del Presidente della Repubblica Cecena “Riguardo l’apertura di negozi sociali per la fornitura alimentare alla popolazione”. Il bilancio repubblicano deve farsi carico dell’apertura e della gestione dei negozi sociali.

L’esperto di idrocarburi tedesco Gert Wollebe viene nominato da Dudaev Consigliere Presidenziale per l’industria petrolifera, di raffinazione e chimica.

30 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Per decreto del Presidente l’ora legale in Cecenia viene spostata di un’ora in avanti rispetto al fuso orario della Russia.

RUSLAN GELAYEV: “L’ANGELO NERO”

Ruslan Gelayev è forse uno dei comandanti di campo separatisti più iconici. Proveniente dal proletariato di campagna, lavoratore stagionale, animato da un coraggio fuori dal comune e dotato di grande leadership, egli rappresenta forse più di chiunque altro il prototipo del guerrigliero secessionista. Testardo uomo d’azione, si trovò spesso in rotta di collisione con la leadership della ChRI, finendo per essere addirittura degradato e privato dei suoi riconoscimenti.  Anche la sua morte, che racconteremo qui, è certamente tra le più emblematiche.

per approfondire la sua storia, leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria” Acquistabile QUI”

GIOVINEZZA E RIVOLUZIONE

Ruslan Germanovich Gelayev nacque il 16 Aprile 1964 a Komsomolskoye (odierna Goychu) da una famiglia da poco rientrata dall’esilio in Kazakistan. Il suo villaggio natale era un paesino rurale, che poté fornirgli a malapena qualche anno di scuola elementare e la prospettiva di una vita da contadino. Quando suo padre morì, nei primi anni ’80, Gelayev decise di iniziare a lavorare come stagionale, nel settore delle costruzioni e nel lavoro agricolo. Un destino comune a decine di migliaia di suoi compatrioti, “eccedenze rurali” del sistema socialista. Il lavoro lo portava spesso nella regione di Omsk, dove trovò una compagna, Larisa, dalla quale ebbe un figlio maschio, Rustam. Dopo qualche anno di convivenza nei sobborghi di Omsk, Ruslan trovò lavoro a Grozny nel settore petrolifero, cosicché la famiglia si trasferì in Cecenia intorno al 1990. Per quell’epoca, secondo alcune fonti, Gelayev aveva già accumulato un bel numero di denunce per reati minori (per lo più furto e rapina).

Lo scoppio della Rivoluzione Cecena lo trovò frustrato e desideroso di rimettersi in gioco: al pari di molti altri militanti della prima ora, il nazionalismo fu per lui il motore di una vera e propria rinascita personale, capace di fornirgli una nuova ragione di vita. Gelayev partecipò agli eventi di Settembre – Novembre 1991 arruolandosi volontario nella Guardia Nazionale, dove strinse una forte amicizia con due personaggi destinati a segnare la sua vita per sempre: Khamzat Khankarov e Shamil Basayev. Il primo, militante pancaucasico, autore di inni nazionalisti ed ispirato autore di articoli incendiari, divenne uno dei suoi migliori amici. Il secondo invece divenne il suo principale partner nella costruzione di una forza armata di formidabile valore, e terribilmente spietata.

Ruslan Gelayev nel 1991

IL COMANDANTE MILITARE

Il vero colpo d’ala nella sua vita Gelayev ci fu nel 1992, quando scoppiò la Guerra Georgiano – Abkhaza. I nazionalisti ceceni, inquadrati nelle Brigate Internazionali della Confederazione dei Popoli del Caucaso, si schierarono a difesa dei separatisti abkhazi, costituendo il nocciolo duro di due raggruppamenti armati e recandosi nella piccola regione a combattere. Per quasi tutto il 1992 Ruslan combattè al fronte, guadagnandosi fama di energico comandante e costituendo il nucleo di un reparto armato a lui fedelissimo. Fu proprio il suo amico e diretto superiore, Khankarov, a nominarlo comandante di plotone. Da quel plotone nacque il Reggimento “Borz” (“Lupo”) destinato a diventare uno dei più temibili reparti dell’esercito separatista.

Rientrato in patria si mise a disposizione del governo Dudaev, trasformando quel piccolo gruppo di combattenti in un’unità organizzata. Tra le sue file si arruolarono molti giovani, tra i quali un suo lontano parente, Dokku Umarov, anch’egli destinato a diventare un uomo di punta della Repubblica Cecena di Ichkeria. Gelayev strinse amicizia con un parente acquisito del Presidente, Salman Raduev, il quale stava a sua volta costituendo un reparto armato chiamato “Berretti Presidenziali”. Tra i due nacque una proficua collaborazione “professionale” e umana, alimentata dalla figura del Generale Dudaev e dal suo progetto di una Cecenia indipendente e forte. Gelayev divenne uno dei più ardenti sostenitori del progetto separatista, mettendo a disposizione i suoi volontari. Il primo incarico che gli fu affidato fu quello di proteggere gli impianti petroliferi di Grozny, da tempo flagellati dal furto di greggio e ridotti quasi all’improduttività. La sua unità divenne la forza di guardia degli impianti di raffinazione, e immediatamente i furti di petrolio si ridussero come non mai. La sua figura cresceva di giorno in giorno, tanto che alla fine del 1993 egli poteva ben definirsi una delle persone più influenti della nuova Cecenia.

Il colpo di Stato del 1993 lo mise in crisi di fronte a Dudaev: nel Dicembre di quell’anno, quando ormai si profilava all’orizzonte la guerra civile, insieme a Basayev si recò a casa del Presidente, volendo convincerlo a ricomporre la frattura tra il suo governo e l’opposizione parlamentare, portata agli estremi dal golpe militare da questi operato nel Giugno precedente. Le forze di Gelayev e di Basayev si schierarono di fronte alla residenza presidenziale domandando la nomina di un Primo Ministro (Dudaev aveva tenuto per sé sia la carica che Presidente che quella di Capo del Gabinetto dei Ministri) e l’istituzione di un Ministero della Difesa. Dudaev convocò entrambi, negoziò con loro e alla fine riuscì a ricondurli dalla sua parte. Non sappiamo quali argomenti addusse, fatto sta che dal Gennaio del 1994 Gelayev tornò ad essere un pretoriano del Presidente, prendendo parte alla guerra civile dalla parte dei lealisti. Il suo reparto fu la punta di lancia nella repressione dell’insurrezione messa in atto da Ruslan Labazanov, ed insieme a Maskhadov prese parte alla battaglia di Gekhi contro le unità di Bislan Gantamirov.

Fotogramma che mostra RUslan Gelayev ad una riunione del Comitato per la Difesa dello Stato (GKO)

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L’ANGELO NERO

Allo scoppio della Prima Guerra Cecena Gelayev era già uno dei candidati di punta per guidare le forze armate della ChRI. Nominato comandante del settore Sud – Occidentale, schierò i suoi uomini nel quadrilatero Assinovskaya – Novy – Sharoy – Achkhoy Martan – Bamut. In quest’ultimo villaggio si trovava una vecchia base missilistica sovietica, che egli fortificò al punto da diventare quasi inespugnabile. Dopo la presa di Grozny da parte dell’esercito federale la sua forza d’animo e la sua leadership furono essenziali pet tenere unito ciò che rimaneva dell’esercito regolare. Per far sentire la sua autorità non esitò a compiere veri e propri crimini di guerra, come l’uccisione a sangue freddo di tre ufficiali russi catturati, come ritorsione per i bombardamenti lanciati dai russi nei villaggi montani dove si era asserragliato. Sostenitore della guerra ad oltranza, se necessario facendo ricorso a metodi terroristici, sostenne la proposta di Basayev di “Portare la guerra in Russia” attuando un’azione dimostrativa che terrorizzasse l’opinione pubblica. Fu anche grazie al suo appoggio che Basayev potè ideare e portare a termine il Raid su Budennovsk, a seguito del quale i separatisti ottennero dal governo russo l’avvio di negoziati per la fine delle ostilità.

Dopo lo stallo dell’estate 1995 e la ripresa delle ostilità attive nell’autunno di quell’anno, Gelayev prese le redini di gran parte delle milizie separatiste, attribuendosi il nome di battaglia di “Black Angel”: fu tra gli organizzatori della difesa della piazzaforte di Shatoi nel 1995, del Raid su Grozny del Marzo 1996 e della celebre Imboscata di Yarish Mardy nell’Aprile di quell’anno. Il 6 Agosto successivo i suoi uomini dettero avvio alla cosiddetta “Operazione Jihad” con la quale i separatisti ripresero la capitale cecena costringendo Eltsin a sedersi al tavolo della pace. L’azione gli valse il grado di Generale di Divisione, unico in tutta la gerarchia dell’esercito separatista oltre  Maskhadov e Basayev. Divenne così uno dei tre pilastri del nazionalismo ceceno. Ruslan il muratore era diventato Khamzat, L’Angelo Nero.

Gelayev in uniforme con l’Ordine dell’Onore della Nazione al petto

L’EROE SENZA PACE

La fine della guerra fece assurgere Gelayev all’Olimpo dei Comandanti di Campo. Egli era “L’eroe di Bamut”, colui che con la sua milizia aveva tenuto testa all’esercito federale senza mai perdere la speranza, rispondendo colpo su colpo, tenendo unita la resistenza militare all’invasione russa. Un personaggio così difficilmente avrebbe trovato una collocazione nella nuova Cecenia “civile”, che lentamente tentava di riprendersi dall’inferno nel quale era stata proiettata. Molti dei suoi miliziani erano si vincitori, ma senza un lavoro e senza risorse per sopravvivere. Le sue bande non smobilitarono, ma si acquartierarono nei dintorni di Achkhoy – Martan. Nel frattempo egli partecipava al “governo di coalizione” messo in piedi da Maskhadov per traghettare il paese alle elezioni presidenziali previste per Gennaio 1997, nelle quali il popolo avrebbe dovuto scegliere il successore del defunto Dudaev. Un mese prima delle elezioni Maskhadov e molti altri ministri del governo si dimisero per candidarsi, e Gelayev acconsentì, seppur per un brevissimo tempo, a svolgere il ruolo di Primo Ministro facente funzioni. Fu il fugace apice di una carriera politica non ricercata, ma comunque subita come conseguenza della sua importanza.

Dopo la vittoria di Maskhadov, Gelayev si schierò dalla parte dei nazionalisti intransigenti. Convinto che la guerra non fosse realmente finita, ma che stesse attraversando una semplice fase di stallo, sosteneva la necessità di sfruttare il parziale successo ottenuto estendendo la ribellione antirussa a tutto il Caucaso. In questo trovava l’appoggio di Zelimkhan Yandarbiev, ex Presidente ad Interim (dopo la morte di Dudaev) e leader del movimento “Confederazione Caucasica”, favorevole alla costituzione di una repubblica confederale che abbracciasse tutti i popoli non  – russi del Caucaso. Fondò anche una rivista di propaganda, “Grande Jihad”, amplificatrice del suo pensiero tradizionalista, nazionalista radicale e militarista. Per tentare di tenerlo a bada Maskhadov lo incluse come Vicepresidente del Gabinetto dei Minsitri, con delega alla Ricostruzione, e lo inserì nel Consiglio Presidenziale Supremo, massimo organo consultivo dello Stato. Rimase al suo posto giusto qualche mese, per poi dimettersi in contrasto con la politica di Maskhadov, a suo dire “troppo accomodante verso la Russia”. Nel distretto dove esercitava principalmente il suo potere, quello di Urus – Martan, proteggeva i radicali di ogni risma, in particolare quelli islamisti, dei quali apprezzava la rigida moralità: sotto la sua protezione Urus – Martan divenne una sorta di piccolissimo emirato, soggetto ad una versione artigianale della legge islamica. Nel 1998 Gelayev compì il suo “Haji”, il pellegrinaggio rituale che ogni islamico deve portare a termine durante la sua vita. Al termine del viaggio egli si attribuì il nome islamico “Khamzat”, con il quale intese onorare il suo amico e commilitone Khamzat Khankharov, nel frattempo deceduto.

Gelayev a Shatoi nel 1996

La situazione nel Paese diventava sempre più difficile man mano che Maskhadov cercava di prendere il controllo delle istituzioni e dell’economia, strappando potere e popolarità ai nazionalisti radicali. Nella primavera del 1998 la situazione era esplosiva, e i due fronti erano pronti per un confronto all’ultimo sangue. La Battaglia di Gudermes vide confrontarsi l’esercito lealista con gli esponenti islamizzati delle forze dell’ordine (Battaglione Islamico per Scopi Speciali – IPON e Guardia della Sharia) fiancheggiate dai militanti isllamisti. Fu un massacro, durante il quale furono impiegate anche armi pesanti. La battaglia sancì la vittoria dei moderati di Maskhadov, ma lo mise in rotta di collisione con “L’eroe di Bamut”, il quale da quel momento lavorò affinchè il governo Maskhadov cadesse quanto prima.

Per tentare di ricucire lo strappo con i comandanti di campo Maskhadov tentò di reintrodurli nelle strutture di potere, giungendo a nominare Gelayev comandante della Guardia della Sharia ed arrivando, nel Febbraio del 1999 a proclamare la Legge Islamica in tutto il territorio nazionale. Questa manovra disperata non sortì i risultati sperati, anzi: nel giro di qualche mese il Paese divenne completamente incontrollabile, le milizie islamiche poterono organizzarsi liberamente e, nell’Agosto del 1999, passarono all’attacco sconfinando in Daghestan con l’intento di fondare anche là uno stato confessionale. La reazione della Russia fu immediata e implacabile: nell’Ottobre del 1999 iniziò una seconda invasione della Cecenia, ed una seconda, distruttiva, guerra di occupazione.

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DI NUOVO IN ARMI

Lo scoppio della Seconda Guerra Cecena non colse Gelayev impreparato: egli di fatto non aveva mai smobilitato le sue milizie, né si era mai ambientato alla pace. Quando i reparti federali varcarono i confini del paese, i suoi uomini erano già pronti a prendere posizione sul “suo” fronte Occidentale, dove si erano distinti nella Prima Guerra. Ancora una volta i suoi uomini si batterono con grande audacia, tenendo a distanza i russi per mesi. Quando questi raggiunsero i sobborghi di Grozny, egli fu nominato da Maskhadov comandante di uno dei settori della città, con l’incarico di ripetere quanto riuscito nel Gennaio del 1995 e trasformare l’avanzata dei federali in un inferno. Lui ed altri illustri comandanti di campo difesero la città fino alla fine di Gennaio. Poi, inaspettatamente, decisero di abbandonare i quartieri ancora sotto il loro controllo e tentare una sortita. Fu un massacro: i russi avevano organizzato un’operazione volta a far uscire i militanti allo scoperto, per poi distruggerli con l’artiglieria e l’aereonautica, la cosiddetta “Caccia ai Lupi”. In una notte circa un terzo dei millecinquecento miliziani fuoriusciti fu ucciso, un altro terzo catturato. Le poche centinaia di superstiti riuscirono a guadagnare la Gola dell’Argun, ultima roccaforte separatista, dove si era acquartierato Maskhadov. La gola fu presto messa sotto assedio, mentre i reparti federali avanzavano a macchia d’olio in tutto il territorio circostante.

KOMSOMOLSKOYE

Circondati e sotto bombardamento, i separatisti decisero di tentare nuovamente la sortita: divisi in tre gruppi tentarono di guadagnare posizioni differenti in modo da dividere gli attaccanti e guadagnare le montagne, dove avrebbero portato avanti la guerriglia partigiana. Gelayev si ritrovò a guidare uno dei due corpi più grossi, composto da circa millecinquecento uomini. Il suo piano era quello di attraversare la gola dai sentieri di montagna, sbucare nel suo villaggio natale, Komsomolskoye, e da lì disperdersi nel familiare Distretto di Urus – Martan. Secondo fonti giornalistiche Gelayev avrebbe dovuto trovare nel villaggio un convoglio di bus messo a disposizione da Arbi Baraev, che a seguito della fuga da Grozny di era dato alla macchia con i suoi uomini e pare stesse organizzando la sua squadra dietro le linee nemiche. Gelayev raggiunse il villaggio dopo cinque giorni di marcia forzata, il 4 marzo.  Per quella data erano rimasti operativi un migliaio di uomini, affamati ed esausti, molti dei quali feriti, a corto di armi e di munizioni. Una volta giunti nella cittadina, di Baraev e dei suoi bus non si trovò traccia. Gelayev pensò ad un tradimento, e probabilmente era proprio così. Nei mesi successivi Baraev avrebbe vissuto tranquillamente nella sua città natale, Alkhan – Kala, godendo della protezione di Gantemirov e dell’FSB, al quale presumibilmente si era venduto in cambio dell’immunità fin dalla sortita da Grozny. Gelayev ed i suoi si trovarono improvvisamente circondati dalle truppe federali, che misero sotto assedio il villaggio: la mattina del 5 marzo iniziò un fitto bombardamento aereo e di artiglieria. Gelayev non aveva avuto il tempo di predisporre un piano di fuga, cosicché iniziò a spedire i suoi in piccoli gruppi fuori dall’assedio, sperando che riuscissero a cavarsela. Dopo quattro giorni di bombardamenti le forze federali iniziarono l’assalto, schierando una trentina di carri armati e due battaglioni di fanteria. I separatisti resistettero con tutte le loro forze a decine di assalti, costringendo i comandi federali a contrattare una tregua il 14 Marzo per recuperare i corpi dei caduti. Il giorno successivo i bombardamenti ripresero, ma i separatisti non abbandonarono le loro posizioni: nonostante il completo accerchiamento e l’impossibilità di vittoria, i separatisti continuavano a combattere con fanatica violenza, aiutanti anche da grandi quantitativi di eroina che, successivamente alla battaglia vennero trovati negli scantinati e nelle dotazioni personali dei combattenti. Ci volle fino al 20 marzo Perchè le ultime sacche di resistenza cessassero di combattere. Durante tutti questi giorni Gelayev riuscì ad evacuare centinaia di uomini. Egli stesso riuscì a mettersi in salvo insieme al nerbo del suo piccolo esercito. 700 dei suoi, tuttavia, rimasero uccisi o furono catturati dai russi.

Miliziani della Colonna Gelayev si arrendono al termine della Battaglia di Komsomolskoye, fine Marzo 2000

PANKISI

Dopo quella tragica sconfitta Maskhadov, accusandolo di aver deliberatamente disobbedito ai suoi ordini e di aver guidato pessimamente l’operazione, lo degradò al rango di soldato semplice e lo privò “del diritto di difendere la madrepatria”. Gelayev raccolse qualche centinaio di seguaci e, faticosamente, si aprì la strada verso la salvezza, attraversando l’Inguscezia. Inseguito dai federali, riuscì a rifugiarsi in Georgia, nella remota Gola di Pankisi. Si trattava di una stretta valle a ridosso dei confini meridionali della Cecenia, abitata da una antica popolazione Vaynakh. Stabilitosi nella valle, vi rimase fino all’autunno del 2001, tenendosi lontano dalle operazioni militari. Nell’ottobre di quell’anno tentò di attraversare il confine attraverso l’Abkhazia, confidando nel fatto che, durante la guerra georgiano – abkhaza, aveva combattuto dalla parte dei secessionisti. Ne uscì uno scontro a fuoco nel quale Gelayev si ritrovò invischiato in una battaglia tra georgiani ed Abkhazi per il controllo del territorio. Non essendo riuscito a passare, rientrò a Pankisi, dove attese la fine dell’inverno. Nell’agosto 2002, ritentò l’impresa. Dopo aver organizzato i suoi uomini in bande, ne spedì alcune attraverso le montagne, alla spicciolata, verso il Sud della Cecenia. Poi, al comando di un nutrito gruppo di duecentocinquanta uomini, accompagnato da Abdul Malik Mezhidov, ex Comandante della Guardia della Sharia, attraversò il confine tra Georgia ed Ossezia del Nord all’altezza di Tarskoye. Dopo aver forzato un posto di blocco ed ucciso otto guardie di frontiera Gelayev, Mezhidov ed i suoi avanzarono braccati dalle forze federali fino a raggiungere il villaggio inguscio di Galashky, dove si scontrarono con i russi in una vera e propria battaglia campale. La banda di Gelayev patì una settantina di morti ed una manciata dei suoi furono fatti prigionieri, ma riuscì ad abbattere un elicottero e ad eliminare una quindicina di federali, ferirne una ventina e mettere fuori combattimento i loro mezzi blindati, per poi attraversare il confine con la Cecenia e dirigersi verso Bamut. Una volta rientrato nei ranghi, tuttavia, si trovò davanti un freddo Maskhadov, che si rifiutò di reintegrarlo come Comandante di Campo. A Gelayev fu permesso di rimettere in piedi una sua banda, ma il timore che fosse colluso con le autorità federali era tale che il Presidente ceceno si rifiutò di reintegrarlo nel Consiglio di Difesa, lasciandolo ai margini della resistenza.

Gelayev con alcuni suoi uomini sulle montagne

LA FINE

Dopo il suo rientro dalla Georgia non riuscì mai a reintegrarsi nel fronte separatista, rimanendo ai margini della leadership, ostracizzato da Maskhadov, che lo credeva un collaboratore dell’FSB. Nel dicembre del 2003, frustrato dalla sua emarginazione, con i suoi ultimi seguaci tentò di tornare nella Gola di Pankisi passando dal Daghestan. Individuato dalle guardie di frontiera locali finì in uno scontro a fuoco, a seguito del quale, usando tutti i mezzi a disposizione, dalle unità corazzate agli elicotteri da combattimento, l’esercito federale distrusse il distaccamento, uccidendo o catturando i suoi ultimi seguaci. Rimasto solo, Gelayev tentò comunque di attraversare il confine, ma il 28 febbraio 2002 si imbattè in due guardie di frontiera daghestane. Nello scontro a fuoco che seguì, il leggendario “Angelo Nero” uccise le due guardie, ma un proiettile lo ferì gravemente al braccio. Gelayev tentò di salvarsi amputandosi da solo l’arto ferito, ma il freddo, il dolore e la grave emorragia ebbero la meglio. La sua fine, ricostruita dagli esperti dell’FSB dopo che il suo corpo fu ritrovato, racconta di un uomo che, pur arrivato al suo capolinea politico ed esistenziale, era ancora animato da una forza incrollabile: “Stava diventando sempre più difficile per lui fare ogni passo, mentre il sangue scorreva dalla sua mano sinistra maciullata. Il comandante […] si fermò ad una cinquantina di metri dal campo di battaglia, si amputò la mano sinistra con un coltello e la gettò nella neve. Quindi estrasse un elastico, lo chiuse sul moncone della sua mano, fece qualche passo e cadde. Riuscì ad alzarsi con grande difficoltà. Dopo qualche decina di passi Gelayev si fermò, prese una lattina di caffè istantaneo Nescafé dalla tasca e, aprendolo con tutte le sue forze, iniziò a masticare i granuli, sperando che il caffè lo tirasse su e lo aiutasse a raggiungere il confine. Poi tirò fuori e morse una tavoletta di cioccolato Alyonka, ma cadde di nuovo. Cominciò a trascinarsi verso il confine con la Georgia. Morì in questa posizione, con una barretta di cioccolato serrata tra i denti.”

Il corpo di Gelayev accasciato ad un albero, al confine tra Daghestan e Georgia

TALE PADRE, TALE FIGLIO

L’unico figlio di Gelayev, Rustam, seguì le orme del padre qualche anno dopo la sua morte. La Repubblica Cecena di Ichkeria non c’era più, al suo posto era rimasto un emirato islamico virtuale, l’Emirato del Caucaso Settentrionale, il cui peso si stava affievolendo sempre più. Rustam decise di dirigersi in Siria, dove nel frattempo Daesh stava costituendo uno stato islamico forte e aggressivo. Si arruolò certamente tra i jihadisti, come testimoniato da alcune foto che postò sul suo account social, e morì nel 2012 sotto i bombardamenti dell’esercito regolare siriano.

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“BORZ: L’ARMA AUTARCHICA DEI CECENI”

Uno degli argomenti più in voga tra gli studiosi della Repubblica Cecena di Ichkeria è certamente quello dell’armamento a disposizione del suo esercito. Nel libro “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria (Acquistabile QUI) un intero paragrafo è dedicato alla cattura degli arsenali sovietici da parte dei separatisti ed alla dotazione che questi riuscirono a catturare. Si tratta di armi da guerra di alto profilo tecnologico (carri armati, lanciamissili, perfino aerei da guerra). L’impressione che si potrebbe avere, quindi, è che fin dal 1992 l’esercito della ChRI fosse numeroso e ben armato: niente di più lontano dalla realtà, come sapranno i lettori di questo blog e del libro sopra citato. In effetti la maggior parte dei mezzi pesanti in dotazione ai separatisti era ridotto a rottame, o non possedeva munizioni sufficienti ad essere utilizzata efficacemente.

La situazione riguardo le armi leggere era certamente migliore, ma comunque non ottimale: erano  sì disponibili svariate migliaia di fucili da combattimento, ma molti di questi furono veduti al mercato nero o saccheggiati dai magazzini e tolti dalla disponibilità del governo ben prima che scoppiasse la Prima Guerra Cecena. Per questo motivo, allo scoppio delle ostilità lo Stato Maggiore ceceno si trovò in gravi difficoltà a rifornire la marea di volontari che accorrevano da tutta la Cecenia per difendere Grozny. Inoltre, dopo i primi mesi si guerra, anche le limitate riserve dell’esercito iniziarono ad esaurirsi, ed equipaggiare i miliziani divenne sempre più difficile. In soccorso a Maskhadov giunse un manufatto di fabbricazione “autarchica”, la cosiddetta mitragliatrice “Borz”.

Miliziano ceceno con una “Borz”

La mitragliatrice “Borz” (in ceceno “Lupo”) fece la sua comparsa in Cecenia nel Gennaio del 1992. Il progetto originale fu presentato dalla fabbrica Krasny Molot di Grozny. Costruita artigianalmente partendo da elementi tra i più svariati reperibili sul mercato o realizzati da armaioli esperti, fu presentata alla stampa come “la via cecena all’UZI” (la mitragliatrice tascabile prodotta dagli israeliani fin dagli anni ‘50). Il suo primo impiego documentato risale all’Aprile del 1995: quel giorno un giovane miliziano separatista, nascosto tra le bancarelle del mercato centrale di Grozny, avvicinò due ufficiali e li freddò con una raffica a bruciapelo. Come questi si furono accasciati al suolo il militante si lanciò sui loro corpi, li depredò di quanto fosse a portata di mano e sparì nella calca, lasciando sul luogo dell’assassinio la sua pistola mitragliatrice artigianale. Le forze di sicurezza sopraggiunte sul luogo dell’agguato trovarono l’arma, una 9 mm piccola e compatta, leggera e maneggevole, facilmente occultabile dentro un giubbotto, in grado di sparare cartucce di pistola. Un’arma ideale per sicari e guerriglieri, i quali dopo l’attacco potevano disfarsene (dato il suo costo di fabbricazione inferiore ai 100 dollari) magari sostituendola con l’arma rubata alla vittima, normalmente un militare russo o un ufficiale. Durante l’occupazione di Grozny da parte dell’esercito federale il Borz divenne l’arma preferita per i militanti che operavano dietro le linee.

Il fatto che potesse essere facilmente smontato permetteva il trasporto dell’arma praticamente ovunque. A tale scopo artigiani armaioli produssero versioni ulteriormente ridotte nelle dimensioni, rendendo il “Borz” un’arma tascabile. Trattandosi di una produzione artigianale, non c’era un modello unico di riferimento, quanto piuttosto un “principio” di funzionamento al quale tutti gli armaioli si adeguavano, in modo da fornire un prodotto in qualche modo “standardizzato” che potesse passare di mano in mano senza risultare inutilizzabile: tutti i Borz avevano in comune il fatto di poter sparare proiettili da 9 millimetri, di essere impugnabili come una pistola e di possedere estensioni (calcio metallico, caricatore ecc..) ripiegabili, in modo da poter nascondere l’arma in una borsa o sotto un giubbotto.

“Borz” rinvenuto dalle forze federali sul campo di battaglia

Dopo la fine della Prima Guerra Cecena il Borz divenne un’arma popolarissima tra i cittadini di Grozny, costretti a difendersi da soli dal crimine dilagante e dall’arroganza dei signori della guerra. La piccola mitragliatrice cominciò quindi a comparire in tutte le case cecene, contribuendo a garantire un minimo di sicurezza in un paese letteralmente infestato dal crimine e dall’illegalità. Allo scoppio della Seconda Guerra Cecena la carenza cronica di armi professionali, la maggior parte delle quali erano nelle mani dei comandanti di campo e delle loro milizie fu sopperita dal massiccio ricorso al Borz, il quale venne realizzato in numerose varianti: cominciarono a comparire perfino versioni dotate di silenziatore, di caricatori aggiuntivi, di calci metallici ripiegabili e via dicendo. La conquista di Grozny e la chiusura dei laboratori artigianali dove il Borz veniva prodotto portarono alla fine della produzione artigianale dell’arma, che col tempo divenne per lo più un oggetto da collezione nelle mani di privati e di musei militari. Di seguito riportiamo uno slideshow con le immagini di vari “Borz” e le caratteristiche tecniche del prodotto di base:

Calibro: 9 mm

Munizioni standard: 9 × 18 mm PM

Peso senza munizioni: circa 1,9-2,0 kg (a seconda del campione)

Lunghezza della canna dell’arma: 150 mm

Lunghezza totale dell’arma: 370 mm (calcio piegato); 700 mm (stock esteso)

Velocità effettiva di fuoco: fino a 1000 colpi/ minuto

Velocità del proiettile proiettile: 286-347 m / s (a seconda del campione)

Capacità del caricatore: 17 colpi; 25 colpi; 30 colpi