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I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 6 (SETTEMBRE – OTTOBRE 1991)

14 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Presidente del Soviet Supremo Russo, Khasbulatov, si reca in Cecenia per concordare la nascita di un governo provvisorio che amministri lo Stato fino alle elezioni, da svolgersi il 17 Novembre seguente. Viene istituito un direttorio nel quale vengono inseriti sia membri del disperso Soviet Supremo, sia elementi di spicco del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno. L’OKChN diffida il Soviet Provvisorio dall’agire in contrasto con la volontà del Congresso, minacciandone in tal caso la dissoluzione.

IRREDENTISMO INGUSCIO – A Nazran, i rappresentanti Ingusci dichiarano l’indipendenza della Repubblica di Inguscezia e si riconoscono all’interno della Russia.

25 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – A causa delle intimidazioni messe in atto dalla Guardia Nazionale nei loro confronti, molti deputati del Soviet Provvisorio sono impossibilitati a raggiungere l’assemblea, alla quale possono partecipare soltanto i deputati allineati con il Congresso Nazionale del Popolo Ceceno. Il Presidente del Soviet Provvisorio, l’uomo di fiducia di Dudaev e del Comitato Esecutivo Hussein Akhmadov, fa votare una mozione nella quale consegna i pieni poteri all’OKChN. I deputati assenti dichiarano nullo il voto, ma vengono aggrediti dalla Guardia Nazionale e dispersi.

Il Presidente del Soviet Supremo russo, Ruslan Khasbulatov attorniato dai giornalisti, Settembre 1991

1 Ottobre

IRREDENTISMO INGUSCIO – Il Comitato Esecutivo del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno ed i leaders del Congresso Nazionale Inguscio firmano una dichiarazione congiunta nella quale concordano sulla separazione dell’Inguscezia dalla Cecenia.

3 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – La Guardia Nazionale occupa l’edificio del Ministero degli Interni Ceceno – Inguscio.

5 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – A seguito degli aspri contrasti sorti in seno al direttorio nominato il 15 settembre precedente, gli indipendentisti sciolgono il Soviet Provvisorio “per attività sovversive e provocatorie” e formano un “comitato rivoluzionario” cui conferiscono piena autorità. Nella notte miliziani armati occupano il Ministero degli Interni e la sede regionale del KGB, rinvenendo una grande quantità di armi e munizioni. Nelle settimane successive i ribelli riusciranno ad aprire il magazzino militare dei servizi segreti, mettendo le mani su un arsenale composto da centinaia di armi da fuoco e tonnellate di equipaggiamento militare.

7 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo Provvisorio, dopo aver sconfessato l’autorità di Hussein Akhmadov, promulga una risoluzione di condanna all’Ispolkom (il Comitato Esecutivo dell’OKChN). Nella stessa giornata i militanti del Congresso disperdono l’assemblea con l’uso della forza.

MOVIMENTI POLITICI – Zelimkhan Yandarbiev viene confermato alla guida del Partito Democratico Vaynakh al termine del terzo congresso del partito.

8 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo Russo dichiara il Soviet Provvisorio ceceno unica autorità riconosciuta nel paese.

10 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo russo condanna col decreto “Sulla situazione politica in Cecenia – Inguscezia” la presa del potere da parte del Comitato Esecutivo ed emette un ultimatum di 48 per il disarmo delle milizie “illegali”.

L’opposizione moderata, ostile a Dudaev, costituisce una “milizia popolare” a sostegno del governo provvisorio.

Il Congresso Nazionale del Popolo Ceceno organizza elezioni popolari per il 27 Ottobre ed ordina la mobilitazione generale di tutti i cittadini maschi tra i 15 ed i 55 anni.

16 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Ministro degli Interni ceceno, Umalt Alsultanov, viene rimosso dalla sua carica a seguito del mancato intervento delle forze dell’ordine nel reprimere l’insurrezione del Comitato Esecutivo. Gli succede Vakha Ibragimov, ma Alsultanov si rifiuta di abbandonare l’ufficio, ed i reparti di polizia si dividono tra chi sostiene le posizioni del primo e chi intende ubbidire all’avvicendamento. Questa situazione provoca ulteriore caos.

Da Mosca, il Presidente russo Boris Eltsin definisce gli indipendentisti “una banda di criminali che terrorizzano la popolazione” e ordina il dispiegamento dell’esercito ai confini della Cecenia.

CONFLITTI SOCIALI – A Grozny ignoti tentano di occupare l’ufficio del Direttore del giornale “Daimokhk”. Nella notte risuonano spari in tutta la città. Il Comitato Esecutivo del Congresso nega che siano in atto azioni della Guardia Nazionale ed accusa ignoti provocatori di voler destabilizzare la situazione nel Paese per scongiurare le elezioni popolari previste per il 27 Ottobre. Dalle vicine repubbliche del Caucaso settentrionale giungono dichiarazioni di supporto alle attività del Comitato Esecutivo.

17 Ottobre

CRIMINALITA’ – Banditi armati, fintisi uomini della Guardia Nazionale, penetrano in un posto di guardia e rubano 4 carabine, un fucile di piccolo calibro e un revolver.

In risposta alla diffusa circolazione delle armi il Comitato Esecutivo dell’OKChN decreta il ritiro della Guardia Nazionale dagli edifici pubblici “non essenziali” ed il suo acquartieramento nelle caserme, la sospensione della mobilitazione proclamata il 10 Ottobre ed il divieto di circolazione alle armi non registrate.

Isa Akyadov, volontario della Guardia Nazionale, posa sul busto abbattuto di Lenin

18 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Comitato Esecutivo del Congresso diffida il Soviet Supremo Russo ad emettere delibere riguardanti la Cecenia, e dichiara che considererà qualsiasi intromissione “una continuazione del genocidio contro il popolo ceceno“.

Continuano i preparativi per le elezioni popolari del 27 Ottobre: ad oggi vi sono 5 candidati alla Presidenza della Repubblica e un centinaio di candidati per il ruolo di deputato del nuovo Parlamento, il quale conterà quarantuno membri.

CONFLITTI SOCIALI – Nel centro detentivo di Naursk, ancora in stato di agitazione, una cinquantina di detenuti si appella a Dudaev affinché consenta loro di mettersi a disposizione della Guardia Nazionale, promettendo di non abbandonare il paese e di rimettersi successivamente alla volontà dei magistrati. Il professor Ramzan Goytemirov, leader del Movimento Verde, porta avanti le trattative con i detenuti.

19 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Eltsin intima alle milizie di Dudaev di smobilitare, e minaccia di prendere “tutte le misure necessarie a normalizzare la situazione, a garantire la sicurezza della popolazione ed a proteggere l’ordine costituzionale”. Il Vicepresidente del Comitato Esecutivo, Hussein Akhmadov, bolla l’ultimatum come “l’ultimo fiato dell’impero russo“.

CONFLITTI SOCIALI – Nel distretto di Naursk l’assemblea dei rappresentanti dei Cosacchi di Cecenia chiede un referendum per secedere dalla Cecenia ed annettere i territori del Distretto di Naursk al Territorio di Stavropol.

20 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – L’esercito federale viene messo in stato di allerta.

21 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Autobus carichi di militanti provenienti da varie regioni del Caucaso giungono a Grozny. Molti attivisti della Confederazione dei Popoli del Caucaso, organizzazione appena costituita con l’obiettivo di raggiungere l’unità politica delle repubbliche del Caucaso Settentrionale, si mettono a disposizione dei rivoluzionari ceceni.

I rappresentanti dei movimenti moderati (Daymokhk, Partito Socialdemocratico, Unione degli Intellettuali ed altre sigle minori) tengono un presidio in Piazza del Teatro, a Grozny contro il Comitato Esecutivo chiedendo il disarmo delle milizie armate e lo sgombero degli edifici occupati.

Una rappresentativa degli anziani e del clero islamico si riunisce nella capitale cecena per dare il suo contributo alla soluzione della crisi politica in atto. Viene deciso di convocare un “Mekhk . Khel”, il tradizionale consiglio degli anziani che nel passato veniva chiamato a pronunciarsi su questioni particolarmente delicate.

21 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Scade l’ultimatum di Eltsin sul disarmo della Guardia Nazionale. Nessuna iniziativa pratica viene presa da Mosca, mentre la Commissione Difesa del Congresso Nazionale continua a registrare i volontari disposti a mobilitarsi in caso di confronto armato con le forze del Cremlino. A dirigere l’arruolamento c’è il Capo di Stato Maggiore della Guardia Nazionale, Iles Arsanukaev.

22 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Su ordine del Comitato Esecutivo hanno inizio le operazioni per il riconoscimento della cittadinanza. A Grozny e nelle principali città, ufficiali autorizzati dall’OKChN distribuiscono l’attestazione di nazionalità timbrando i vecchi passaporti sovietici con il simbolo della Repubblica Cecena e registrano i proprietari su elenchi ufficiali.

In Piazza del Teatro l’opposizione moderata manifesta contro le iniziative del Congresso, bollando come illegali le azioni da questo intraprese e riconoscendo il Soviet Provvisorio come unica autorità legittima nel paese.

23 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Doku Zavgaev invia un appello al popolo ceceno nel quale mette in guardia i cittadini dal proseguire sulla strada del caos e della rivoluzione, definendo la Cecenia “sull’orlo di una guerra civile”. Ricorda che l’inverno è alle porte, e che il caos ha impedito l’organizzazione logistica necessaria ad assicurare a tutti i villaggi di montagna sufficienti risorse per affrontarlo. Invita i cittadini a diffidare dei rivoluzionari, paventando il rischio che il Paese finisca nell’anarchia.

Le redazioni dei principali quotidiani ceceni chiedono al Comitato Esecutivo di liberare la sede della TV e della Radio di Stato e di permettere il libero svolgimento del lavoro dei giornalisti, lamentando forti pressioni da parte dei militanti dell’OKChN e della Guardia Nazionale.

24 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo dell’URSS dichiara illegittime le elezioni popolari in programma per il 27 Ottobre ed invita i cittadini a boicottarle. I deputati del disperso Soviet Provvisorio si appellano al popolo perché boicotti le elezioni e sostenga il disarmo delle milizie.

In risposta all’appello di Zavgaev, il quale aveva definito la situazione in Cecenia “sull’orlo di una guerra civile” il Presidente della Commissione Difesa dell’OKChN, Bislan Gantamirov, risponde che “non ci sarà alcuna guerra civile” perché le armi che il Comitato sta ammassando sono destinate ad “invasioni dall’esterno”. La Guardia Nazionale, spiega, rimarrà in armi per garantire lo svolgimento delle elezioni popolari del 27 Ottobre.

Ad oggi sono candidati alla carica di deputato 187 cittadini. Altri 19, che avevano presentato la loro candidatura, sono stati rifiutati dalla Commissione Elettorale.

MANIFESTAZIONI POLITICHE – A Grozny si costituisce il comitato organizzativo per il congresso dei cittadini di lingua russa, in programma per il 19 Novembre.

Un cittadino legge un quotidiano appena acquistato da un ambulante, Grozny, 1991

25 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Eltsin invia il Viceministro delle Foreste, Akhmed Arsanov, come suo rappresentante in Cecenia. Arsanov è appartenente ad una illustre famiglia cecena, ed è molto rispettato tra la popolazione.

26 Ottobre

CONFLITTI SOCIALI – Nuove rivolte nelle carceri. 130 detenuti insorgono, ed altri 600, già fatti fuoriuscire nelle settimane precedenti, manifestano per le strade.

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Provvisorio, ricostituito sotto la presidenza di Baudi Bakhmadov, indice per il 17 Novembre un referendum sulla istituzione della carica di Presidente della Repubblica e sulla secessione dell’Inguscezia dalla repubblica Ceceno – Inguscia.

Il Rappresentante del Presidente della Federazione Russa, Akhmed Arsanov, interviene alla manifestazione dell’opposizione al Comitato Esecutivo dichiarando che “i popoli ceceno e inguscio sono stati, sono e rimarranno uniti” ed esortando i cittadini a boicottare le elezioni popolari previste per il giorno successivo. Infine si rivolge alla popolazione russa residente nella Repubblica, esortandola a non abbandonare il Paese.

In serata Dzhokhar Dudaev tiene una conferenza stampa, durante la quale dichiara che l’introduzione di Arsanov in Cecenia rappresenta “Un tentativo di introdurre un governatorato nella Repubblica”. Inoltre afferma che la decisione presa dal popolo ceceno di autodeterminarsi non deve necessariamente portare ad una rottura dei rapporti con la Russia, e che la popolazione russofona non ha nulla da temere. Infine, nei riguardi della ormai certa separazione tra Cecenia e Inguscezia, dichiara di essere intenzionato a rispettare le volontà degli ingusci, anche se sostiene la prospettiva di un percorso comune sulla strada dell’indipendenza.

27 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Si tengono le elezioni popolari organizzate dal Congresso Nazionale del Popolo Ceceno. La popolazione partecipa in massa (470.000 voti su 640.000 elettori, secondo la Commissione Elettorale) ed elegge il Generale Dudaev alla carica di Presidente della Repubblica con quasi il 90% dei voti, ed un Parlamento della Repubblica di 41 membri (al voto diretto vengono eletti 32 deputati, gli altri 9 verranno eletti nelle settimane seguenti con voto suppletivo). Almeno 14 deputati sono eletti tra le file del Partito Democratico Vaynakh, e la maggior parte degli altri tra gli attivisti dell’OKChN. L’opposizione moderata, la quale non ha partecipato al voto, è quasi assente dall’assemblea legislativa. Le elezioni sono caratterizzate da diffuse irregolarità, e sono sconfessate dalle forze moderate. In alcuni distretti l’organizzazione del voto è frammentaria e mancano commissioni neutrali in grado di verificare la validità del voto. Tuttavia la stragrande maggioranza della popolazione saluta l’evento con grande soddisfazione.

28 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – Mentre il Soviet Supremo dell’URSS dichiara illegali le elezioni appena svoltesi, i movimenti moderati si riuniscono nel Movimento per la Conservazione della Cecenia – Inguscezia ed armano squadre di volontari che proteggano i seggi nelle elezioni previste per il 17 Novembre.

Dzhokhar Dudaev viene proclamato primo Presidente della Repubblica Cecena. Durante la conferenza stampa che segue, egli dichiara “Dobbiamo dimostrare alla civiltà mondiale che, essendo diventati più liberi, non saremo più necessari solo ai loro vicini, ma anche ad altri popoli “. Successivamente invia un appello al governo federale, nel quale si dice “fiducioso che le relazioni tra la Repubblica Cecena e la Federazione Russa saranno costruite sulla base delle norme civili, del diritto internazionale e nel rispetto reciproco dei diritti e delle libertà” e “sicuro che tutti i nostri ulteriori contatti porteranno a comprensione e rafforzamento di reciproci legami di amicizia tra i nostri popoli, i quali contribuiranno alla prosperità delle nostre repubbliche.”

L’opposizione moderata, la quale ha contestato e boicottato le elezioni, continua a manifestare in Piazza Sheikh Mansur (ex Piazza Lenin).

Elettori si registrano a Grozny per partecipare alle elezioni popolari. 27 ottobre 1991 (foto Gennady Khamelyanin TASS)

30 Ottobre

RIVOLUZIONE CECENA – L’opposizione continua ad occupare Piazza Sheikh Mansur. Tra i manifestanti si costituiscono bande armate. Gli esponenti dell’opposizione moderata dichiarano aperta la campagna elettorale per la costituzione del nuovo Soviet Supremo Ceceno – Inguscio, da decretarsi tramite voto popolare il 17 Novembre.

POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto  Presidenziale n° 2 “Sulla creazione del Servizio Stampa sotto il Presidente della Repubblica”, Dudaev costituisce il Servizio Stampa Presidenziale.

apti batalov: intervista al “generale di naursk”

BIOGRAFIA FINO AL 1995

Apti Batalov è uno degli ultimi “illustri sopravvissuti” della ChRI. Nato in esilio in Kirghizistan nel 1956, pochi mesi prima del “perdono” di Khrushchev, crebbe nel distretto settentrionale ceceno di Naursk. Diplomatosi all’Istituto Petrolifero di Grozny, intraprese carriera nelle forze dell’ordine, divenendo capo del dipartimento di polizia si Ishkherskaya. Dopo aver aderito alla Rivoluzione Cecena, fu nominato Capo del Dipartimento Investigativo Criminale del Ministero degli Interni. In questa posizione partecipò alla soppressione del pronunciamento militare di Ruslan Labazanov, guidando un reparto armato nell’assedio della base militare dei Labazanoviti ad Argun.

Allo scoppio della Prima Guerra Cecena, Batalov fu nominato comandante del cosiddetto “Battaglione Naursk” ed inviato a difendere il distretto natale dall’invasione delle forze federali. Costretto a ripiegare, combatté la Battaglia per Grozny, rimanendo ferito il 3 Febbraio 1995. Dopo essersi ripreso decise di tornare a combattere, partecipando ad alcune delle principali operazioni militari della prima guerra, tra le quali l’Operazione Jihad dell’Agosto 1996 guadagnandosi il grado di Generale di Brigata e l’Ordine dell’Onore della Nazione. Durante le prime fasi della battaglia Batalov finì in un’imboscata, a seguito della quale fu ferito per la seconda volta.

Gli stralci di intervista che pubblichiamo sono tratti da una lunga conversazione tra Batalov ed il corrispondente del “Small Wars Journal”. L’intervista è stata pubblicata nel Giugno del 1999.

Apti Batalov

“Ero a capo del Dipartimento Investigativo Criminale dell’MVD (il Ministero degli Interni, ndr.) ceceno. Nel Giugno del 1994 presi parte alle azioni contro Ruslan Labazanov, e nell’Agosto 1994 fui nominato comandante militare dei distretti di Naursk e dell’Alto Terek. Dal 6 Gennaio 1995 partecipai ai combattimenti a Grozny. Ero a capo di un battaglione di 90 uomini, che per i nostri standard era quasi un esercito. Quando arrivammo a Grozny, Maskhadov ci ordinò di difendere l’area tra l’Istituto Pedagogico ed il Ministero dell’Interno, alle spalle del Palazzo Presidenziale. Difendemmo la posizione fino al 18 Gennaio, sotto gli attacchi della fanteria di marina d’elite.”

IMPARARE A COMBATTERE

Riguardo alle capacità militari delle forze armate di Ichkeria, Batalov sostiene che queste furono per lo più acquisite durante la guerra, trasmesse dei combattenti più anziani ai più giovani e “aggiornate” al variare del contesto nel quale i separatisti si trovarono a combattere:

“La battaglia di Grozny dimostrò che l’esercito russo poteva essere tenuto a bada da piccoli gruppi di combattenti. La mancanza di coordinamento dei russi, la mancanza di manovrabilità, la mancanza di una direzione e di un comando competente, impedivano loro di combattere efficacemente. Alla vigilia della guerra Dzhokhar Dudaev disse che i carri armati russi avrebbero bruciato come scatole di fiammiferi, che non si doveva averne paura, e che gli aerei avrebbero potuto essere abbattuti con le armi automatiche. All’epoca a noi, che non avevamo svolto un addestramento militare, non sembrava reale. Io per esempio avevo servito nell’esercito sovietico in un battaglione da costruzione e non avevo mai usato una mitragliatrice automatica durante il servizio militare. Prima della guerra non avevamo delle vere forze armate e non eravamo preparati per la guerra. I ceceni raramente prestavano servizio nei reparti d’élite e nei reggimenti commando dell’esercito sovietico. Nella migliore delle ipotesi erano stati reclutati nei reggimenti di fanteria. Pochissimi dei nostri avevano una conoscenza specifica di combattimento o di guerriglia urbana.

Il 26 Novembre la maggior parte dell’azione fu guidata dai battaglioni “Abkhazi” di Basayev, Gelayev, Dashayev (ucciso nei primi giorni di guerra) – erano le uniche unità addestrate alla battaglia che avevamo. Gli altri seguirono il loro esempio, ascoltarono i loro consigli e impararono a combattere da loro. I nostri partigiani acquisirono grande fiducia dopo la Battaglia del 26 Novembre (1994). Si resero conto che Dudaev aveva ragione, che i carri armati russi bruciavano davvero facilmente, e che le truppe russe potevano essere sconfitte. Vicino al Palazzo Presidenziale due carri furono distrutti in un colpo solo: si muovevano molto velocemente, un granatiere ha colpito un carro, le munizioni a bordo sono esplose, e la detonazione incendiò l’altro carro armato. I carri bruciavano facilmente perché erano pieni di razzi e munizioni di scorta, stipati all’interno.

In una guerriglia urbana è più efficace combattere in piccoli gruppi di 5 o 6 uomini con un lanciagranate, un fucile di precisione e mitragliatrici automatiche. Passavamo da edificio ad edificio, per difendere la nostra posizione da più direzioni. Questo permetteva a piccoli gruppi di controllare una vasta area. La tattica era semplice: un carro avanzava e veniva fermato in una strada, allora svoltava in un’altra cercando di attaccarci da una posizione migliore: noi ci spostavamo rapidamente, attraverso edifici e cortili, e li affrontavamo di nuovo. Così i russi avevano sempre l’impressione che l’area fosse presidiata da ogni lato.

Grozny, 2 Gennaio 1995. Un APC distrutto in una delle strade principali della città. . (AP Photo/David Brauchli)

La Casa dei Pionieri era difesa da un gruppo di 10 uomini che entravano ed uscivano, cosicchè i russi bombardavano sempre un edificio vuoto. Dopo il ritiro dal Palazzo Presidenziale il 19 Gennaio 1995, Maskhadov mi ordinò di prendere posizione al Trampark. Laggià c’erano aspri combattimenti. Ricordo battaglie, a Grozny, nelle quali i russi attaccavano senza paura o cautela, come se fossero ubriachi o drogati. Indossavano enormi giubbotti protettivi e caschi molto larghi. Noi coi fucili di precisione miravamo alla testa o ai piedi. C’era un albergo vicino alla stazione ferroviaria. Noi occupammo il primo e il secondo piano, mentre i russi occupavano il quarto e il quinto. Il comandante russo chiese di negoziare. Gli demmo un ultimatum: ritirarsi entro 20 minuti, o avremmo fatto saltare in aria l’edificio. In effetti, non potevamo farlo: avevamo appena mezza scorta di munizioni e nessun esplosivo. Tuttavia Isa Ayubov (ucciso poco dopo) vice di Maskhadov e soldato professionista, usò gli argomenti giusti e in 20 minuti i russi si arresero.

Nella guerra urbana devi conoscere molto bene la città in cui stai combattendo. I russi non erano preparati. Sono arrivati con una forza enorme, aspettandosi che la vista dei loro carri armati e la loro forza militare sarebbero state sufficienti a scoraggiare ogni resistenza. Le loro prime sconfitte sono state psicologiche e morali. I russi non erano buoni strateghi né buoni psicologi – al loro posto non avrei portato i carri armati pesanti in città, certamente non dopo l’esperienza del 26 Novembre. Avrei attaccato con piccole unità di commando.

La necessità ci ha costretti ad agire di inventiva. Quando dovevamo prendere d’assalto le posizioni russe riempivamo i lanciagranate di “polvere” e pepe. Aggiungevamo benzina ai razzi, e l’area dove questi esplodevano si incendiava. I mass media russi invece dichiararono che usavamo armi chimiche e che avevamo accesso alle armi più recenti e sofisticate. Adattavamo anche i razzi NURS degli elicotteri ed i TURS degli aerei da combattimento, utilizzando tubi dell’82. All’inizio i russi pensavano che stessimo usando aerei a bassa quota. Il 29 Marzo 1995 Khunkar Israpilov mi ordinò di attaccare le truppe di fanteria che scortavano una colonna di carri pesanti. Questo avvenne dopo che i russi avevano preso Gudermes, ed erano già pronti a passare Novogroznensky. Avrebbero voluto muoversi anche dal Daghestan ma gli Akkin ceceni hanno bloccato le strade. Tuttavia dopo la cattura di Gudermes la strada per Novogroznensky era aperta. I battaglioni di fanteria e commando avanzavano sulle alture sui boschi lungo la strada per dare copertura ai carri armati pesanti. Dovevamo essere cauti perché il giorno prima un reparto di Benoy aveva perso 9 uomini in un attacco al medesimo convoglio. I russi avevano la possibilità di scegliere tra due percorsi. Uno di questi attraversava i campi aperti, e là portai il mio battaglione di 120 uomini, simulando la costruzione di trincee e sbarramenti. Sapevo che la loro intelligence ne sarebbe stata informata. Dopo aver mostrato la nostra presenza ci dirigemmo sull’altra rotta e preparammo l’imboscata, lasciando due uomini a scavare per tenere in piedi la farsa. I russi caddero nella nostra trappola. La battaglia durò per 2 giorni. Al terzo dovemmo ritirarci, ma non prima di aver dato del filo da torcere al battaglione russo.

Avevamo un sacco di vodka ed i russi avevano le armi: il commercio era facile. Acquistavamo e scambiavamo armi e munizioni direttamente dai soldati o tramite intermediari civili. I russi vendevano le munizioni, sparavano una o due raffiche, scrivevano un rapporto dichiarando che erano stati attaccati, così da giustificare la perdita delle forniture. Durante i combattimenti a Grozny invece catturavamo le munizioni dagli APC. Alla vigilia dell’offensiva di agosto su Grozny (l’Operazione Jihad, ndr) avevo 2 o 3 tonnellate di munizioni.

I RUSSI

Secondo Batalov il comportamento dei russi durante l’occupazione del Paese fu determinante a mantenere alto il supporto della popolazione nei confronti dei combattenti separatisti. Il ricorso sistematico alla violenza ed alla rappresaglia, i saccheggi e l’arbitrarietà dei comandanti sul campo arrecarono talmente tanti lutti alla popolazione che questa divenne un serbatoio inesauribile di volontari per la causa anti – russa.

[…] Le regole d’ingaggio dei russi erano l’arresto, la cattura e l’esecuzione. 1500 persone sono scomparse nei campi di filtraggio. Forse l’uno percento tra loro erano partigiani. Abbiamo avuto pochissimi casi di combattenti della resistenza spariti senza notizie. Loro rispondevano agli attacchi puntando le armi contro i villaggi. Volevano aizzare le persone contro di noi. Quando abbiamo attaccato i russi a Khankala (la base militare poco fuori Grozny, ndr) loro presero di mira Argun. A volte usavano provocatori che sparavano alle spalle delle loro truppe soltanto per giustificare il bombardamento di un villaggio.

Nel 1995 i russi hanno iniziato ad usare una nuova espressione  militare: “kvartinyi strel”. In un primo momento non capivamo cosa significasse. Ci siamo resi conto solo dopo un po’ che si riferiva alla completa distruzione di palazzi di molti piani, presumibilmente per eliminare il cecchino appostato in cima. Il riferimento era ovvio: Stalin diceva che era meglio giustiziare 9 persone innocenti piuttosto che liberare un colpevole.

La maggior parte dei soldati in servizio in Cecenia veniva dalle zone rurali povere della Russia. Erano scarsamente istruiti ed emarginati. La loro perdita non aveva importanza. I soldati spesso erano sorpresi quando vedevano le nostre case ben arredate. Pensavano che i ceceni fossero “Borghesi”, vedevano gadget, televisori e tappeti stranieri nelle nostre case, una ricchezza che nei loro villaggi non avevano nemmeno sognato. C’era un elemento di rabbia repressa, di gelosia e di astio nel loro atteggiamento nei nostri confronti: “come può essere che noi, membri della grande nazione russa viviamo come animali, mentre i selvaggi ceceni possono permettersi queste cose?”

Molti soldati russi, poi, erano comuni predoni. Gli APC servirono come trasporti per le merci rubate. I convogli pieni delle loro ruberie venivano mandati in Russia.

I resti di un’abitazione distrutta nel villaggio di Shamasky, 1995

NAURSK OCCUPATA

In qualità di Commissario Militare per il Distretto di Naursk, Batalov avrebbe dovuto difendere la regione e, successivamente, portare avanti l’attività di guerriglia. Per una serie di motivi l’attività dei separatisti in quel territorio, tuttavia, rimase residuale. I reparti al seguito di Batalov combatterono per lo più in altre aree del paese, e l’iniziativa separatista a Naursk rimase nelle mani di singoli individui o di associazioni politiche non violente.

“Nell’Ottobre del 1995 sono stato copresidente della commissione congiunta russo – cecena per il Distretto di Naursk. Sono rimasto nel distretto fino a quanto i negoziati si sono interrotti dopo l’attentato a Romanov. C’era poca attività militare nei distretti sotto occupazione russa di Shelkovsky e dell’Alto Terek. Nei primi mesi di guerra i partigiani di Naursk andarono a combattere a Grozny e poi su altri fronti. L’attività anti russa è stata portata avanti in maniera politica dalla popolazione con manifestazioni 24 ore su 24 dal Luglio del 1995 fino alla fine della guerra, e clandestinamente da parte della resistenza con omicidi di ufficiali russi, di truppe del Ministero degli Affari Interni e di personale dell’FSB. Nell’Aprile del 1996, dopo le offensive contro Vedeno e Shatoy, i russi divennero troppo fiduciosi, e volevano reprimere la manifestazione. Arrestarono i leader dei presidi. La resistenza ha dato ai russi un ultimatum di 24 ore per liberarlo. Non è stato rispettato. Per rappresaglia, la resistenza ha catturato il procuratore del distretto e l’investigatore capo della milizia. Ne è seguito uno scontro armato durante il quale i russi mandarono le milizie cecene contro i partigiani, ma i russi accettarono di scambiare i prigionieri dopo che la resistenza uccise tre soldati e distrusse un APC. Non era nell’interesse dei russi avviare operazioni militari nelle province settentrionali, che servivano come via di comunicazione e di trasporto per l’esercito. Da parte mia non  potei iniziare operazioni su larga scala senza ordini della sede centrale. Il Distretto era un rifugio per molti profughi di guerra. Temevo che avremmo potuto perdere il sostegno della popolazione se lo avessimo fatto, provocando azioni di rappresaglia.”

Manifestazione separatista a Gudermes, 1995

BIOGRAFIA SUCCESSIVA AGLI EVENTI DESCRITTI NELL’INTERVISTA

Vicino al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Aslan Maskhadov, Batalov ne divenne l’uomo di fiducia assicurandosi la nomina a Vice Capo di Stato Maggiore dell’esercito e, quando Maskhadov fu nominato capo del Governo, sostituendolo alla guida delle forze armate. Batalov mantenne questo incarico fino all’Aprile dell’anno seguente, quando fu nominato Direttore del Dipartimento di Controspionaggio del Servizio di Sicurezza Nazionale e Vicepresidente dello stesso, per poi conseguirne il comando in Luglio. Nel Novembre del 1997 fu nominato membro della Commissione per il Lustrismo del Personale, una struttura governativa incaricata di vagliare la posizione dei candidati a ruoli dirigenziali pubblici e di impedire la nomina di personaggi che avevano collaborato con il governo russo di occupazione tra il 1995 e il 1996.

Alla fine del 1997 Maskhadov decise di affidare a Shamil Basayev l’incarico di formare un nuovo governo, ed uno dei posti chiave che Basayev volle rivoluzionare fu proprio quello del Direttore del Servizio di Sicurezza Nazionale. Batalov fu quindi licenziato, e Maskhadov lo reintegrò nello staff presidenziale, del quale egli assunse la guida nel Giugno 1998. Orientato su posizioni nazionaliste moderate, fu strenuo avversario del wahabismo e della deriva islamista della Repubblica, ponendosi in netta antitesi rispetto all’azione politica di Basayev, Raduev, Yandarbiev e degli altri esponenti del fronte nazionalista radicale.

Allo Scoppio della Seconda Guerra Cecena fu nuovamente schierato nel Distretto di Naursk, con l’incarico di fermare le unità federali avanzanti, ma ancora una volta la difesa non riuscì, Batalov perse il controllo del suo reparto e, nel 2000, fu arrestato dall’esercito di Mosca. Rilasciato pochi giorni dopo (non pendendo su di lui alcuna accusa di crimine grave che non fosse oggetto di amnistia) lasciò la Russia per l’Inghilterra, dove ancora oggi risiede in qualità di rifugiato politico. Dopo aver abbandonato l’indipendentismo ceceno a favore del secessionismo pancaucasico, inizialmente appoggiò la scelta dell’ultimo Presidente dela ChRI, Dokku Umarov, di costituire un Emirato che guidasse un’insurrezione generale dei popoli non – russi, poi ne condannò l’affiliazione alla jihad internazionale.

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

BIOGRAFIE – APTI BATALOV

Apti Batalov è uno degli ultimi “illustri sopravvissuti” della ChRI. Nato in esilio in Kirghizistan nel 1956, pochi mesi prima del “perdono” di Khrushchev, crebbe nel distretto settentrionale ceceno di Naursk. Diplomatosi all’Istituto Petrolifero di Grozny, intraprese carriera nelle forze dell’ordine, divenendo capo del dipartimento di polizia si Ishkherskaya. Dopo aver aderito alla Rivoluzione Cecena, fu nominato Capo del Dipartimento Investigativo Criminale del Ministero degli Interni. In questa posizione partecipò alla soppressione del pronunciamento militare di Ruslan Labazanov, guidando un reparto armato nell’assedio della base militare dei Labazanoviti ad Argun.

Apti Batalov

Allo scoppio della Prima Guerra Cecena, Batalov fu nominato comandante del cosiddetto “Battaglione Naursk” ed inviato a difendere il distretto natale dall’invasione delle forze federali. Costretto a ripiegare, combatté la Battaglia per Grozny, rimanendo ferito il 3 Febbraio 1995. Dopo essersi ripreso decise di tornare a combattere, partecipando ad alcune delle principali operazioni militari della prima guerra, tra le quali l’Operazione Jihad dell’Agosto 1996 guadagnandosi il grado di Generale di Brigata e l’Ordine dell’Onore della Nazione. Durante le prime fasi della battaglia Batalov finì in un’imboscata, a seguito della quale fu ferito per la seconda volta.

Vicino al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Aslan Maskhadov, Batalov ne divenne l’uomo di fiducia assicurandosi la nomina a Vice Capo di Stato Maggiore dell’esercito e, quando Maskhadov fu nominato capo del Governo, sostituendolo alla guida delle forze armate. Batalov mantenne questo incarico fino all’Aprile dell’anno seguente, quando fu nominato Direttore del Dipartimento di Controspionaggio del Servizio di Sicurezza Nazionale e Vicepresidente dello stesso, per poi conseguirne il comando in Luglio. Nel Novembre del 1997 fu nominato membro della Commissione per il Lustrismo del Personale, una struttura governativa incaricata di vagliare la posizione dei candidati a ruoli dirigenziali pubblici e di impedire la nomina di personaggi che avevano collaborato con il governo russo di occupazione tra il 1995 e il 1996.

Alla fine del 1997 Maskhadov decise di affidare a Shamil Basayev l’incarico di formare un nuovo governo, ed uno dei posti chiave che Basayev volle rivoluzionare fu proprio quello del Direttore del Servizio di Sicurezza Nazionale. Batalov fu quindi licenziato, e Maskhadov lo reintegrò nello staff presidenziale, del quale egli assunse la guida nel Giugno 1998. Orientato su posizioni nazionaliste moderate, fu strenuo avversario del wahabismo e della deriva islamista della Repubblica, ponendosi in netta antitesi rispetto all’azione politica di Basayev, Raduev, Yandarbiev e degli altri esponenti del fronte nazionalista radicale.

Fermamente contrario all’idea di trasformare la Cecenia in uno stato islamico, accusò Basayev di voler screditare il Presidente Maskhadov, citando lo stesso Basayev di fronte alla Corte Suprema della Sharia. Parimenti, condannò senza riserve l’Invasione del Daghestan, definendola “disastrosa”.

Batalov (a destra) con il Generale Urmayev dell’esercito federale alla commissione per il cessate il fuoco, 1996

Allo Scoppio della Seconda Guerra Cecena fu nuovamente schierato nel Distretto di Naursk, con l’incarico di fermare le unità federali avanzanti, ma ancora una volta la difesa non riuscì, Batalov perse il controllo del suo reparto e, nel 2000, fu arrestato dall’esercito di Mosca. Rilasciato pochi giorni dopo (non pendendo su di lui alcuna accusa di crimine grave che non fosse oggetto di amnistia) lasciò la Russia per l’Inghilterra, dove ancora oggi risiede in qualità di rifugiato politico. Dopo aver abbandonato l’indipendentismo ceceno a favore del secessionismo pancaucasico, inizialmente appoggiò la scelta dell’ultimo Presidente dela ChRI, Dokku Umarov, di costituire un Emirato che guidasse un’insurrezione generale dei popoli non – russi, poi ne condannò l’affiliazione alla jihad internazionale.

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 5 (AGOSTO – SETTEMBRE 1991)

2 Agosto

CULTURA – Viene costituito a Grozny l’Interclub, una sorta di ambiente comune a disposizione di tutti i cittadini. All’interno di esso viene istituito il centro per lo sviluppo delle culture nazionali, uno spazio a disposizione di tutti i popolo abitanti la Cecenia – Inguscezia dove tenere congressi, manifestazioni e assemblee.

8 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Il Comitato Esecutivo dell’OKChN emette un appello indirizzato al Segretario Generale dell’ONU, al Segretario dell’Organizzazione dei Popoli Non Rappresentati ed in generale ai governi di tutto il mondo. In esso si legge: ” […] In considerazione del fatto che il Soviet Supremo della Repubblica non solo ha preso la decisione di ignorare la volontà popolare, ma ha anche utilizzato tutti i mezzi per affermare il suo potere ed ha adottato strumenti legislativi e delibere non riconosciutegli dal suo potere in rappresentanza di una repubblica sovrana, il Comitato Esecutivo ha deciso di convocare per l’8 Giugno di quest’anno i suoi deputati per proseguire il lavoro del Congresso come costituente. […] L’intera autorità nel territorio della Repubblica è stata trasferita al Comitato Esecutivo, eletto dal Congresso, fino alla formazione di un nuovo organo legislativo in conformità con le norme giuridiche universalmente riconosciute. […].”

9 Agosto

ASSOCIAZIONI – Viene istituita l’Unione degli Imprenditori della Ceceno – Inguscezia, prima camera associativa della nascente impresa privata nel paese.

Bandiera del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno (OKChN)

14 Agosto

POLITICA LOCALE – Nel villaggio di Gekhi la popolazione protesta contro il capo dell’amministrazione locale, K. Gakaev, presidiando il palazzo del governo locale e sventolando drappi verdi. Il Consiglio Comunale stabilisce una sospensione di Gakaev ed il passaggio dell’autorità ad interim ad un altro membro del Consiglio.

15 Agosto

UNIONE SOVIETICA – In vista del 20 Agosto, data prevista per la firma del nuovo Trattato dell’Unione, il Soviet Supremo Ceceno  – Inguscio autorizza la delegazione repubblicana a recarsi a Mosca per presenziare alle cerimonia, ma non la autorizza a firmare alcun documento senza che prima non siano stati garantiti i diritti degli ingusci sul Distretto di Prigorodny. La delegazione, guidata da Doku Zavgaev, si reca nella capitale russa.

19 – 22 Agosto

PUTSCH DI AGOSTO – Un gruppo di politici ed ufficiali della vecchia guardia del PCUS, organizzati in un Comitato di Emergenza tenta di ripristinare il regime sovietico, arrestando Gorbachev con lo scopo di impedire la firma del nuovo Trattato dell’Unione. Durante il suo svolgimento Zavgaev si astiene dal prendere una chiara posizione contro i golpisti. I nazionalisti, invece, manifestano contro il Comitato di Emergenza e chiedono la soppressione del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio, colpevole di non aver prontamente condannato il putsch.

RIVOLUZIONE CECENA – Il 20 Agosto il Partito Democratico Vaynakh tiene una manifestazione contro il colpo di stato. il KGB detiene per alcune ore il leader del partito, Zelimkhan Yandarbiev, poi lo rilascia su pressione dei manifestanti e del Generale Dudaev. Il 22 Agosto il colpo di stato fallisce, i cospiratori vengono arrestati e Gorbachev torna al potere, ma il destino dell’URSS è segnato.

PUTSCH DI AGOSTO – Boris Eltsin legge il proclama di condanna al Comitato di Emergenza davanti alla Casa Bianca, in piedi su un carro armato.

22 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Nell’ultimo giorno del colpo di stato migliaia di ceceni scendono in piazza mobilitati dal Congresso Nazionale del Popolo Ceceno. Si registrano tafferugli con le forze dell’ordine ed il tentativo di alcuni militanti di impadronirsi degli studi televisivi per trasmettere un messaggio del Generale Dudaev.

23 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – La manifestazione del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno continua, ed i manifestanti ottengono il diritto di parlare alla TV di Stato. Dudaev dichiara che lo scopo del Comitato Esecutivo del Congresso è la soppressione del Soviet Supremo e l’indipendenza della repubblica. Ruslan Khasbulatov, Presidente del Soviet Supremo dell’URSS, si reca a parlamentare con Zavgaev e gli intima di dimettersi per sventare il rischio di una rivolta popolare. Poi si intrattiene con Dudaev, con il quale concorda una road map basata sullo scioglimento del Soviet Supremo e la costituzione di un Soviet Supremo Provvisorio, il cui compito sarà quello di portare il paese ad elezioni democratiche.

24 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Il presidio permanente dell’OKChN si ingrossa fino a raggiungere molte migliaia di persone. Folle di manifestanti bloccano il Ministero degli Affari Interni e la sede del KGB. In serata la statua bronzea di Lenin nella omonima piazza centrale di Grozny viene decapitata. Poi la folla penetra nell’edificio che ospita il Soviet Supremo Ceceno  – Inguscio e lo occupa, mentre altri manifestanti fanno irruzione nel SOVMIN (l’edificio del Consiglio dei Ministri). I lavori del Soviet Supremo si spostano alla Casa dell’Educazione politica. Zavgaev propone a Dudaev una commissione di conciliazione che negozi una soluzione della crisi politica senza il ricorso alla forza. Dudaev risponde chiedendo lo scioglimento del Soviet Supremo e nuove elezioni democratiche.

25 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – La manifestazione del Comitato Esecutivo del Congresso raccoglie ormai decine di migliaia di persone. Miliziani armati si aggirano per Grozny, mentre folle di manifestanti assediano gli edifici del Soviet Supremo, del Consiglio dei Ministri e del KGB, chiedendo le dimissioni di Zavgaev e lo scioglimento del Soviet. Le forze dell’ordine mobilitate dalle autorità non disperdono i manifestanti. Il Presidente del Soviet Supremo Russo, Ruslan Khasbulatov, chiede al Soviet Supremo di sciogliersi ed a Zavgaev di dimettersi, e di Costituire un Soviet Supremo Provvisorio che porti la Cecenia ed elezioni democratiche e multipartitiche.

26 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Alla riunione del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio intervengono numerosi rappresentanti del potere centrale, come il Presidente della Commissione Parlamentare Aslanbek Aslakhanov ed il Ministro Salambek Hadjiev, entrambi di nazionalità cecena. Hadjiev accusa senza mezzi termini Zavgaev di aver tradito il popolo durante il colpo di Stato. Nel corso della riunione, da Mosca giunge un telegramma del Presidente del Soviet Supremo russo, Ruslan Khasbulatov, nel quale si intima al Soviet Supremo Ceceno – Inguscio di sciogliersi quanto prima e di indire nuove elezioni. Il Soviet respinge le accuse e gli ordini da Mosca, dichiarando che in quanto Stato sovrano la Repubblica Ceceno – Inguscia ha piena facoltà di operare autonomamente.

Nel frattempo in tutta Grozny i militanti del Comitato Esecutivo dell’OKChN occupano edifici pubblici e sezioni del Partito. A mezzogiorno Zavgaev legge alla radio un appello alla popolazione nel quale chiede ai cittadini di non lasciarsi coinvolgere “dagli estremisti”. Nello stesso momento Dudaev interviene alla riunione del Soviet Supremo dichiarano che la sua azione non è volta alla conquista del potere, ma a favore di un cambiamento democratico che tuteli tutte le componenti etniche e sociali della Repubblica. Al Presidium del Soviet Supremo inizia a circolare la proposta di dimissioni generali e nuove consultazioni.

Un manifestante tiene in mano la prima pagina di un quotidiano con la foto del leader della Rivoluzione Cecena, il Maggior Generale dell’aviazione Dzhokhar Dudaev

27 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – La manifestazione di Grozny si estende a tutto il Paese. Miliziani del Comitato Esecutivo del Congresso bloccano le stazioni ferroviarie, l’aereoporto e le vie di uscita dalla città di Grozny, oltre alle stazioni radio ed ai centralini telefonici. Militanti del Congresso ammainano la bandiera della RSSA Ceceno – Inguscia dall’edificio del Soviet Supremo ed innalzano la bandiera verde–bianco-rossa della Cecenia indipendente. Manifestanti fedeli al Soviet Supremo si radunano davanti alla Casa dell’Educazione Politica e tengono una piccola manifestazione a sostegno delle istituzioni. Anche da alcuni collettivi del lavoro giungono messaggi di solidarietà a Zavgaev.

28 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo emette una risoluzione di condanna al Comitato Esecutivo del Congresso ed al Partito Democratico Vaynakh, esortando la popolazione a non aderire ai tentativi insurrezionali.

29 Agosto

TENSIONI SOCIALI – La colonia penale di Naursk entra in agitazione. Circa 400 detenuti si ribellano, dando alle fiamme le torri di guardia e costringendo il personale ad evacuare la struttura. A fine serata una cinquantina di criminali controlla ancora parte della prigione.

29 Agosto

PARTITO COMUNISTA – A seguito del Putsch di Agosto il Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) viene “sospeso” a tempo indeterminato in tutta l’URSS. Le sue strutture iniziano a dissolversi.

30 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – Il Soviet Supremo conferma piena fiducia a Doku Zavgaev ma accetta di dimettersi quasi integralmente. Restano ai loro posti soltanto Zavgaev ed i due vicepresidenti del Presidium.

31 Agosto

RIVOLUZIONE CECENA – La Guardia Nazionale, formazione volontaria armata dal Comitato Esecutivo, eregge barricate in tutta Grozny. Le forze dell’ordine del Ministero degli Interni rimangono acquartierate nelle caserme.

1 – 2 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – Durante la terza sessione del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno il Comitato Esecutivo assume pieni poteri e da il suo sostegno alla creazione di un Soviet Provvisorio di tredici membri composto da esponenti del vecchio regime e da uomini di fiducia del Congresso.

3 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – Zavgaev dichiara lo Stato di Emergenza in Ceceno – Inguscezia. Le forze dell’ordine, tuttavia, non danno seguito alle direttive del governo e non intervengono a disperdere i manifestanti. Zavgaev è politicamente isolato e incapace di difendere la sua posizione.

Il palazzo del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio in una foto degli anni ’70. L’edificio fu occupato dai manifestanti separatisti, i quali costrinsero Zavgaev ed i suoi seguaci a rassegnare le dimissioni.

6 – 7 Settembre

RIVOLUZIONE CECENA – Militanti del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno, guidati da Yusup Soslambekov, irrompono in una sessione del Soviet Supremo Ceceno Inguscio, sciogliendolo con la forza. Il segretario locale del Partito, Vitali Kutsenko, cade dal terzo piano dell’edificio. Spirerà poche ore dopo in ospedale senza che si sappia se è morto a causa di una fatalità o se è stato deliberatamente defenestrato. Molti altri esponenti del partito rimangono contusi. Dopo aver firmato un “atto di rinuncia” Zavgaev fugge da Grozny e riesce a mettersi in salvo nell’Alto Terek.

Il Comitato Esecutivo istituisce un Comitato per la Gestione Operativa dell’Economia (COFEC) che si occupi di mantenere in funzione il sistema produttivo della Repubblica durante la transizione tra il Soviet Supremo ed un governo democraticamente eletto. A guidarlo viene chiamato il giovane imprenditore Yaragi Mamodaev, finanziatore del Comitato Esecutivo e molto vicino al Generale Dudaev.

NEGOZIATI RUSSO/CECENI – Il Segretario di Stato russo Barbulis, ed il Ministro della Stampa e dell’Informazione, Poltoranin tengono un primo negoziato con Dudaev, non riuscendo tuttavia a raggiungere alcuna intesa con il Generale.

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I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 4 (Gennaio – agosto 1991)

10 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio delibera l’assegnazione delle case popolari costruite su terreni espropriati ai ceceni deportati nel 1944 a coloro che vantavano diritti su di essi o sulle abitazioni stesse prima dell’Ardakhar. Il provvedimento è il primo atto concreto di risarcimento delle vittime del totalitarismo staliniano, e viene salutato con grande apprezzamento dalla stampa locale.

11 Gennaio

CULTURA – Il direttore di una fabbrica di zucchero di Argun istituisce il venerdì come giorno di riposo al posto della domenica “In conformità con la raccomandazione del Congresso del Popolo Ceceno”.

23 Febbraio

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Si celebra a Grozny la prima giornata commemorativa delle vittime della deportazione del 1944, il cosiddetto Ardakhar. Per la prima volta ceceni e ingusci possono piangere apertamente i loro parenti scomparsi e ricordare il loro esilio, durato per tredici anni. L’evento è organizzato dalla neonata Associazione degli Intellettuali Ceceno – Ingusci, e vede la partecipazione di storici, professori e giornalisti. All’evento partecipa Doku Zavgaev. Nel suo discorso mette in guardia i ceceni dai pericoli di una degenerazione nazionalista delle contestazioni:  “[…] Oggi capiamo chiaramente che il successo della Perestrojka dipenderà dal fatto che riusciremo o meno a fronteggiare le forze destabilizzanti che seminano l’ostilità tra i popoli. Noi diciamo “no!” all’odio interetnico, diciamo “no!” al separatismo, diciamo “no!” a tutte le forze che cercano di suscitare la rabbia ed il sospetto reciproco tra le persone di diversa nazionalità, noi diciamo “no!” al nazionalismo![…]”.

17 Marzo

UNIONE SOVIETICA – In tutta l’URSS si tiene il Referendum sul mantenimento dell’Unione Sovietica come associazione di repubbliche sovrane. La consultazione vede la vittoria del “SI” con il 77,85%. In Cecenia – Inguscezia i voti favorevoli sono il 75% del totale.

Il testo del quesito referendario sottoposto ai cittadini sovietici il 17 Marzo 1991: “Ritiene necessario preservare l’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche come una rinnovata federazione di repubbliche sovrane uguali, in di cui sarà pienamente garantita la cittadinanza ai diritti e alle libertà di ogni persona ?”

24 Marzo

IRREDENTISMO INGUSCIO – Boris Eltsin, Presidente del Soviet Supremo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR) si reca a Nazran, dove interviene ad una manifestazione di irredentisti ingusci che chiedono il ritorno del Distretto di Prigorodny all’Inguscezia. Si tratta di una porzione di territorio a suo tempo parte della RSSA Ceceno – Inguscia, la quale fu annessa alla vicina Ossezia del Nord nel 1944 e non fu mai restituita agli antichi abitanti. Eltsin promette il suo appoggio agli ingusci e si offre di organizzare negoziati ufficiali per garantire le loro rivendicazioni.

RIABILITAZIONE DEI POPOLI OPPRESSI – Dopo l’incontro di Nazran, Eltsin si reca a Grozny, dove tiene un colloquio con i rappresentanti dei cosacchi e della minoranza Vaynakh degli Akkin, residente in Daghestan, la quale lamenta il mancato ripristino dei loro diritti sulle terre da questi storicamente abitate, e mai più restituite dalla deportazione del 1944. Doku Zavgaev partecipa agli incontri ed elogia la “saggezza e la panzienza” dei cittadini della repubblica, garantendo la partecipazione della Cecenia – Inguscezia al processo negoziale che porterà alla costituzione di una nuova Unione Sovietica.

Aprile

MOVIMENTI POLITICI – Nasce l’Associazione dell’Intellighenzia della Repubblica Ceceno – Inguscia, organizzazione professionale, sociale e politica che rappresenta il mondo intellettuale. Di orientamento liberaldemocratico, sostiene la creazione di un sistema parlamentare fondato sul multipartitismo. 

7 Aprile

TENSIONI SOCIALI – l’Ataman (“anziano” considerato una sorta di rappresentante) dei Cosacchi del distretto di Sunzha, Podkolzin, viene ucciso a coltellate da un giovane inguscio.

9 Aprile

MOVIMENTI POLITICI – in risposta all’omicidio dell’Ataman dei Cosacchi, cittadini di origine russa si organizzano in un Comitato Etnico. I Cosacchi ceceni manifestano chiedendo al Soviet Supremo Ceceno – Inguscio di garantire la pace sociale di fronte all’avanzare delle frizioni interetniche.

13 Aprile

POLITICA NAZIONALE – In un incontro con i cittadini il Vicepresidente del Soviet Supremo della RSFSR, il professore ceceno Ruslan Khasbulatov, mette in guardia la popolazione dai rischi derivanti da una scissione tra Inguscezia e Cecenia, e raccomanda collaborazione ed unità.

21 Aprile

CONFLITTO OSSETO/INGUSCIO – Scontri tra osseti e ingusci avvengono nel Distretto di Prigorodny. Si contano alcuni feriti.

22 Aprile

CONFLITTO OSSETO/INGUSCIO – Il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio condanna gli scontri avvenuti il giorno precedente, ringrazia gli anziani che si stanno occupando di ricomporre il conflitto tra le due parti e raccomanda alla popolazione il rispetto della legge.

25 Aprile

RIABILITAZIONE DEI POPOLI OPPRESSI – Il Soviet Supremo Russo approva la Legge sulla Riabilitazione dei Popoli Oppressi con la quale riconosce ceceni e ingusci come vittime del sistema totalitario sovietico. La legge garantisce il reintegro dei territori sottratti ai popoli oppressi, tra i quali il distretto inguscio di Prigorodny, passato all’Ossezia.

Raduno di irredentisti ingusci a Nazran, 1991

28 Aprile

TENSIONI SOCIALI  – Sparatoria a Troitskaia tra ingusci e cosacchi. Muoiono 3 dei primi e 2 dei secondi. I cosacchi organizzano gruppi di autodifesa. Il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio decreta l’invio di unità del Ministero degli Interni per sedare i disordini, nei quali si sono contati, oltre alle vittime, anche 12 feriti.

30 Aprile

TENSIONI SOCIALI – L’intervento delle unità del Ministero degli Interni interrompe gli scontri tra ingusci e cosacchi nel villaggio di Troitskaya. Si contano 8 morti e circa 25 feriti. Il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio cancella le celebrazioni previste per il 1 Maggio, mentre Zavgaev condanna i “gli elementi di teppismo insinuati nella politica” invitando i cittadini ad ascoltare la “saggezza dei padri e dei nonni i quali da sempre abitano queste terre in pace ed amicizia”.

4 Maggio

CULTURA – Nel villaggio di Serzhen – Yurt viene ripristinata l’istituzione tradizionale dello Yurt – Khel, il consiglio del villaggio, con il quale le comunità cecene si autogovernavano prima dell’avvento della dominazione russa. Tale istituzione affiancherà quella “formale” di epoca sovietica.

7 Maggio

PARTITO COMUNISTA – L’assemblea del PCUS ceceno – inguscio approva una mozione nella quale si chiara che la repubblica firmerà un nuovo Trattato dell’Unione soltanto a condizioni di parità giuridica con la Russia. In questo modo i comunisti locali interpretano la Dichiarazione di Sovranità come uno strumento per garantire al paese la dignità di Stato sovrano anche se aderente ad un’unione sovranazionale come l’URSS “riformata” che si intende costituire.

14 Maggio

RIABILITAZIONE DEI POPOLI OPPRESSI – Il Soviet Supremo Ceceno  -Inguscio decreta il 26 Aprile, giorno nel quale è entrata in vigore la Legge sulla Riabilitazione dei Popoli Oppressi, festa nazionale.

15 Maggio

POLITICA NAZIONALE – Recependo le istanze del PCUS locale, il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio vota una serie di emendamenti costituzionali volti a identificare la Repubblica come uno Stato sovrano. In particolare viene eliminata la definizione “autonoma, socialista e sovietica” dall’identificazione dello Stato, il quale d’ora in avanti si chiamerà Repubblica Ceceno – Inguscia”. Sulla scorta di queste modifiche, il Soviet Supremo Ceceno  – Inguscio rivendica il diritto di negoziare la firma del Trattato dell’Unione con una propria delegazione, indipendente da quella russa.

25 Maggio

RIVOLUZIONE CECENA – Generale Dzhokhar Dudaev, Presidente del Comitato Esecutivo (Ispolkom) del Congresso Nazionale Ceceno, rinominato di recente Congresso Nazionale del Popolo Ceceno (OCKhN), dichiara pubblicamente che a seguito della Dichiarazione di Sovranità promulgata il 27 Novembre precedente il Soviet Supremo ha perduto ogni legittimità, e propone che i poteri esecutivi siano assunti dal Congresso, in quanto assemblea rappresentativa della volontà popolare.

8 – 9 Giugno

RIVOLUZIONE CECENA – Si tiene a Grozny la seconda sessione del Congresso Nazionale Ceceno, ora Congresso Nazionale del Popolo Ceceno (OKChN). Dzhokhar Dudaev viene confermato presidente, e l’assemblea emette una delibera di 23 punti nella quale proclama solennemente la nascita di uno Stato ceceno indipendente, la Repubblica di Nockhchi – cho. Viene inoltre decretata la decadenza del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio e l’assunzione dei poteri legislativi ed esecutivi da parte del Congresso. La corrente nazionalista moderata, guidata d Lecha Umkhaev, abbandona l’assemblea in polemica con la linea radicale adottata dai delegati.

Dzhokhar Dudaev parla alla seconda sessione del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno, 9 Giugno 1991

12 Giugno

FEDERAZIONE RUSSA – In Russia si tengono le elezioni presidenziali. L’OKChN si dichiara contrario allo svolgimento delle elezioni in Cecenia – Inguscezia, in quanto la Russia, adesso, è uno Stato straniero, ma il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio tiene comunque le consultazioni, le quali si svolgono in un clima piuttosto sereno. Boris Eltsin, esponente del movimento Russia Democratica, ha impostato la sua campagna elettorale sull’invito alle repubbliche autonoma a “prendere quanta sovranità riescono ad ingoiare”. Il suo messaggio fa breccia nell’elettorato ceceno e inguscio, il quale lo premia rispettivamente con il 76,7% e oltre l’80%. Eltsin diviene quindi il primo Presidente della Repubblica russo, con il 57% dei voti complessivi.

21  –  22 Giugno

POLITICA NAZIONALE – Avendo perduto il controllo dell’OKChN, Zavgaev tenta di costituire una nuova piattaforma elettorale convocando un Congresso dei Popoli della Montagna a Grozny. Più di 800 delegati, appartenenti a tutte le etnie del paese, convengono su una serie di delibere nelle quali si promette rispetto reciproco tra tutte le componenti sociali del paese e si condannato gli eccessi dei radicali, orientati alla divisione ed allo scontro su base etnica.

5 Luglio

POLITICA NAZIONALE – Zavgaev incontra i rappresentanti di cooperative, imprese e fattorie di Stato, e garantisce pieno appoggio alla nascita della piccola impresa locale.

6 Luglio

CULTURA – Facendo seguito alle richieste di numerosi cittadini di Achkhoy – Martan, le autorità deliberano la ricostruzione dell’antica moschea del villaggio. Demolita nel 1944, la struttura è diventata un magazzino, e sul suo terreno sacro è stato costruito un ristorante. Il Soviet Supremo trasferisce a titolo gratuito il terreno, mentre la popolazione inizia una raccolta fondi per ricostruire l’edificio di preghiera.

10 Luglio

RIVOLUZIONE CECENA – Il Congresso Nazionale del Popolo Ceceno emette una delibera nella quale non riconosce l’autorità né dell’URSS, né della Repubblica Socialista Sovietica Federativa Russa (RSFSR).

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I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 3 (1990)

Marzo

PARTITO COMUNISTA – Il Primo Segretario Doku Zavgaev viene eletto Deputato al Congresso dei Deputati del Popolo dell’URSS e, pochi giorni dopo, Presidente del Soviet Supremo della RSSA Ceceno – Inguscia, assommando in sé la massima carica politica e la massima carica amministrativa della Repubblica. Nessun politico in Cecenia ha mai avuto tanto potere.

MOVIMENTI POLITICI – Vede la luce il movimento nazionalista e confessionale Via Islamica. A guidarlo si pone Bislan Gantamirov, ex dipendente del Ministero degli Affari Interni della RSSA Ceceno – Inguscia.

8 Marzo

IRREDENTISMO INGUSCIO – Una folla di diecimila ingusci si raduna a Nazran, capoluogo dell’Inguscezia, chiedendo il ritorno alla patria del Distretto di Prigorodny. La manifestazione si svolge senza incidenti. Nei giorni seguenti il presidio si ingrosserà fino a raggiungere i quarantamila partecipanti, quasi il 20% dell’intera popolazione inguscia.

Mappa dell’Inguscezia e dei territori rivendicati. Il territorio tratteggiato con linee e puntini è il Distretto di Prigorodny, rivendicato dagli ingusci a margine della Legge sulla Riabilitazione dei Popoli Oppressi.

Aprile

MOVIMENTI POLITICI – Nasce l’Associazione dell’Intellighenzia della Repubblica Ceceno – Inguscia, un’organizzazione professionale, sociale e politica che rappresenta il mondo intellettuale. Di orientamento liberaldemocratico, sostiene la creazione di un sistema parlamentare e multipartitico.

10 Aprile

UNIONE SOVIETICA – Il Soviet Supremo dell’URSS promulga la Legge sui fondamenti economici dell’URSS, dell’Unione e delle Repubbliche Autonome nella quale si riconosce il diritto alla piena autonomia economica dei soggetti dell’Unione.

19 Aprile

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Migliaia di persone si radunano ad Achkhoy – Martan chiedendo la sostituzione della Presidenza del Comitato Distrettuale. A guidarla c’è l’avvocato Shepa Gadaev, già membro del Partito. A seguito della sua contestazione egli viene espulso dal PCUS, ma le manifestazioni continuano.

26 Aprile

UNIONE SOVIETICA – Il Soviet Supremo dell’URSS promulga la Legge sulla delimitazione dei poteri tra l’URSS ed i membri della Federazione nella quale si apre alla possibilità, da parte delle repubbliche autonome della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR) di acquisire lo Status di repubblica indipendente (al pari di soggetti come Ucraina, Bielorussia, Moldavia ecc…) La legge istituisce uno strumento pericoloso per l’integrità territoriale della Russia, giacchè ognuno delle decine di soggetti facenti parte della RSFSR potrebbe utilizzarlo per dichiarare l’indipendenza.

28 Aprile

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Dopo dove giorni di manifestazioni continue la dirigenza del PCUS acconsente alla sostituzione del Presidente del Comitato Distrettuale, reintegrando Shepa Gadaev nel Partito e nominandolo al vertice locale dell’organizzazione.

4 Maggio

MOVIMENTI POLITICI – Si costituisce  Grozny il Partito Socialdemocratico Ceceno. Guidato da Ruslan Azimov, tra i suoi esponenti conterà il giornalista Timur Muzayev, autore di numerosi articoli sulla questione cecena, nonché di lunghi e approfonditi “monitoraggi politici” sulla situazione politica e sociale della Repubblica Cecena di Ichkeria.

5 Maggio

MOVIMENTI POLITICI – Membri dell’associazione “Bart” costituiscono a Grozny il Partito Democratico Vaynakh (VDP), di orientamento nazionalista radicale, sostenitore dell’indipendenza. Alla sua guida viene eletto Zelimkhan Yandarbiev.

12 Maggio

PARTITO COMUNISTA – Il giornale del Komsomol, organo giovanile del PCUS inizia le pubblicazioni in lingua cecena e inguscia. Per la prima volta gli organi ufficiali del partito utilizzano la lingua indigena, anziché il russo.

15 Maggio

PARTITO COMUNISTA – Si tiene la conferenza di aggiornamento politico del PCUS locale. La relazione evidenzia la forte tensione sociale e la difficile congiuntura economica, la quale rischia di esacerbare il conflitto tra la popolazione e il partito.

La foto mostra un giovane Zelimkhan Yandarbiev, il cui ritratto è stampato sul retro – copertina di uno dei suoi libri di poesie edito nel 1990.

12 Giugno

UNIONE SOVIETICA – Il Soviet Supremo della RSFSR Russa, diretto da Boris Eltsin, promulga una Dichiarazione di Sovranità nella quale viene sancita la superiorità delle leggi varate dal governo russo su quelle emesse dal Soviet Supremo dell’URSS. In questo modo il potere del Presidente Gorbachev risulta notevolmente ridotto, mentre Eltsin si avvia a prendere il potere effettivo a Mosca.

15 Agosto

CONGRESSO NAZIONALE – Si costituisce il Comitato Organizzatore del Congresso Nazionale Ceceno. Tra i suoi membri figurano esponenti del nazionalismo moderato come Lecha Umkhaev, membri del Soviet Supremo Ceceno – Iguscio come Yusup Elmurzaev ed illustri intellettuali, come Musa Akhmadov. Al Comitato partecipano anche esponenti del nazionalismo radicale, tra i quali il già citato Hussein Akhmadov e l’esponente del VDP Yusup Soslambekov. La carta fondativa, pubblicata quello stesso giorno, cita tra gli obiettivi del Congresso: “Discussione sull’idea di creare una repubblica cecena sovrana basata su principi democratici che integrino la struttura sociale tradizionale”.

Settembre

CULTURA – Il neonato Movimento per il Restauro della Memoria Storica inizia a raccogliere le antiche steli e lapidi scolpite, a suo tempo abbattute dai sovietici a seguito della deportazione e poi utilizzate come materiale da costruzione. In poche settimane gli attivisti del Movimento, tra i quali si conta anche il Capo del Dipartimento Ideologico del PCUS di Urus – Martan, Ruslan Tulikov, raccoglierà circa millecinquecento manufatti.

31 Ottobre

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Manifestanti bloccano le strade nei pressi di Mesker – Yurt, impedendo al locale cementificio di consegnare il materiale prodotto. Le forze dell’ordine sgomberano il picchetto e denunciano tre cittadini locali per violazione della legge appena approvata dal Soviet Supremo dell’URSS Sulla responsabilità penale per il blocco delle comunicazioni ed altre azioni illegali che minino la sicurezza e il funzionamento del sistema dei trasporti.

6 Novembre

MOVIMENTI POLITICI – Si costituisce l’Associazione  Ceceno – Inguscia delle vittime della repressione politica, Istituita per assistere la riabilitazione delle vittime della repressione politica durante il periodo sovietico, lo studio e la promozione della conoscenza storica sullo stalinismo e sul regime repressivo comunista.

23 – 25 Novembre

CONGRESSO NAZIONALE – Si tiene a Grozny il I Congresso Nazionale Ceceno. E’ la prima assemblea ecumenica della nazione cecena dall’avvento dell’URSS. Il Congresso è partecipato massicciamente, e vissuto con grande interesse dalla stampa locale. Il documento più importante prodotto dai delegati è una Dichiarazione di Sovranità sulla falsariga di quella emessa da Eltsin in Russia, nella quale si dichiara la Cecenia una repubblica sovrana. Delegati da tutto il paese e da molte parti del mondo partecipano con interventi appassionati, ma la figura che emerge più autorevole è quella del Generale dell’aviazione sovietica Dzhokhar Dudaev, invitato dai nazionalisti radicali e divenuto subito un punto di riferimento assai popolare. Al termine del Congresso viene eletto un Comitato Esecutivo (Ispolkom) che si occupi di portare avanti le istanze del Congresso. Dzhokhar Dudaev viene nominato Presidente, mentre Umkhaev e Yandarbiev sono nominati vicepresidenti. Poco dopo Dudaev torna alla base militare di Tartu, dove è di stanza, mentre i due vicepresidenti innescano una lotta per assicurarsi il controllo del Congresso.

il Generale Dzhokhar Dudaev presenzia al Congresso Nazionale Ceceno, 23/25 Novembre 1990

27 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Facendo seguito a quanto accaduto al Congresso Nazionale Ceceno, il Doku Zavgaev convince il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio a votare una Dichiarazione di Sovranità ufficiale. In essa non si esclude la possibilità di un nuovo accordo federale con la Russia, anzi, lo si auspica. Tuttavia al punto 14 la Dichiarazione esplicita: “La Repubblica conferma la giusta richiesta degli ingusci per il rispristino della sovranità nazionale e la necessità di risolvere il problema del ritorno dei territori che appartengono loro, sottratti a seguito delle repressioni di Stalin, nel Distretto di Prigorodny ed in parte del territorio del Distretto di Malgobek, così come la riva destra dell’Ordzhonikidze (Valdikavkaz). Il Trattato dell’Unione sarà firmato dalla Repubblica Ceceno – Inguscia dopo che sarà stata risolta la questione del ritorno dei territori alienati all’Inguscezia.”. Tecnicamente, come commenta il giornalista Sherip Asuev in un articolo della ITAR – TASS: “Il quattordicesimo articolo della Dichiarazione significa che prima della firma dei Trattati Federali e dell’Unione la Repubblica Ceceno – Inguscia non fa parte né della Federazione Russa, né dell’Unione Sovietica. In questo modo Zavgaev cerca di ammansire i nazionalisti radicali senza cedere al secessionismo. I nazionalisti radicali sfidano Zavgaev a dar seguito alla Dichiarazione di Sovranità, per bocca di Yandarbiev: “Se il Soviet Supremo continuerà a mostrarsi sostenitore della sovranità statale, se agirà nella direzione di concretizzare il contenuto della Dichiarazione, siamo pronti ad essere i suoi alleati più leali e disinteressati […] Ma se tradirà segretamente o esplicitamente la Dichiarazione adottata, tradendo in tal modo gli interessi del popolo ceceno che ha risposto fiducia in esso, il VDP inizierà la più spietata delle lotte […]”.

Dicembre

RIVOLUZIONE CECENA – I movimenti nazionalisti radicali confluiscono nel Movimento Nazionale Ceceno. Esso si mobiliterà nelle settimane successive a sostegno del dittatore iracheno Saddam Hussein, in quel momento sotto attacco da parte della Coalizione Internazionale nella Guerra del Golfo.

10 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Per effetto di una delibera del Presidium del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio, l’aereoporto civile di Grozny viene ribattezzato Sheikh Mansour, in onore dell’eroe nazionale ceceno. Inizia un fitto processo di ridenominazione di vie, strade, piazze e villaggi, in ordine a recuperare la toponomasica indigena o a costruirne una nuova con i riferimenti alla storia, alla cultura ed alle tradizioni locali.

30 Dicembre

MOVIMENTI POLITICI – Si costituisce l’Associazione dei Cosacchi del Terek, una sorta di sindacato etnico guidato da Georgy Galkin. Scopo dell’organizzazione è la riscoperta e la tutela dei valori e delle tradizioni cosacche.

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I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 2 (1989)

Luglio

MOVIMENTI POLITICI – Da una costola del Fronte Popolare nasce l’associazione nazionalista Bart (“unità”). I suoi aderenti si radunano intorno alla rivista omonima, la cui redazione è guidata dallo scrittore Zelimkhan Yandarbiev. Inizialmente partecipata per lo più da giornalisti e intellettuali quali Said Khasan Abumuslimov, Lema Usmanov e Musa Temishev, ben presto raccoglierà una vasta platea di giovani nazionalisti, e passerà dalle battaglie culturali alla lotta politica.

1 Luglio

PARTITO COMUNISTA – L’ex Ministro dell’Agricoltura Doku Zavgaev viene eletto Primo Segretario del Comitato Regionale del PCUS. E’ il primo ceceno a ricoprire il ruolo di massima guida politica dai tempi della deportazione. I ceceni vivono questo evento come l’inizio di un processo di emancipazione politica e culturale, da realizzarsi tramite il riconoscimento delle ingiustizie patite sotto il regime stalinista e la riscoperta della lingua e delle tradizioni nazionali. Anche gli ingusci, che condividono con i ceceni lo stesso spazio politico della Repubblica Socialista Sovietica Autonoma (RSSA) Ceceno – Inguscia, salutano l’elezione di Zavgaev come un’opportunità per riottenere il Distretto di Prigorodny, un’area storicamente appartenente all’Inguscezia annessa nel 1944 alla vicina Ossezia del Nord e mai restituita. 

10 – 15 Agosto

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Manifestazioni spontanee non autorizzate si tengono a Magobek e ad Achkhoy – Martan. I contestatori chiedono la sostituzione di alcuni alti dirigenti distrettuali e direttori d’azienda, colpevoli di “rallentare la Perestrojka

15 Agosto

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Dopo molti mesi di mobilitazioni di carattere ambientalista e culturale l’Unione per il Sostegno alla Prestroika, ribattezzata Fronte Popolare della Cecenia – Inguscezia, inizia a spostare la contestazione su temi politici. Centinaia di manifestanti si radunano per protestare contro funzionari di partito e direttori di giornale accusati di sabotare la Perestrojka. A Grozny militanti del Fronte Popolare si radunano davanti alla Casa della Stampa, chiedendo le dimissioni del direttore del “Lavoratore di Grozny”, Bezugly, accusato di promuovere idee conservatrici.

4 Novembre

 Il Congresso dei Deputati del Popolo dell’URSS, nuovo organismo legislativo dell’URSS varato da Mikhail Gorbachev per incentivare l’evoluzione democratica del sistema sovietico, promulga una dichiarazione Sul riconoscimento dell’illegalità di tutti gli atti delittuosi contro i popoli che hanno subito una deportazione forzata. Per la prima volta la deportazione dei Ceceni e degli Ingusci viene ufficialmente considerata un atto criminale. Il testo della legge, tra le altre cose, riporta: “Il Soviet Supremo dell’URSS condanna inequivocabilmente la pratica del reinsediamento forzato di intere nazioni come il più grave crimine contrario ai fondamenti del diritto internazionale, ed alla natura umanistica del sistema socialista. Il Soviet Supremo dell’Unione delle Repubblica Socialiste Sovietiche assicura che la violazione dei diritti umani e delle norme dell’umanità da parte dello Stato non accadranno mai più nel nostro paese.” La dichiarazione termina con il proposito di “[…] adottare le misure legislative necessarie all’incondizionato ripristino dei diritti di tutti i popoli vittima della repressione sovietica.”. Quest’ultimo paragrafo incoraggia gli ingusci a chiedere con maggior insistenza il ritorno del Distretto di Prigorodny, rivendicando il supporto del governo centrale nella loro rivendicazione e chiedendo a Zavgaev di farsi portatore di questa istanza presso il Congresso dei Deputati del Popolo dell’URSS.

la “Fiamma Eterna” ai caduti della Grande Guerra Patriottica, nel pieno centro di Grozny. Sullo sfondo l’Hotel Kavkaz.

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 1 (1988)

Primavera  – Si costituisce in Cecenia il Movimento Verde della Cecenia – Inguscezia, costola locale dell’ambientalismo internazionale animata dal Professor Ramzan Goytemirov. Gli obiettivi del Movimento, formulati tra il 1989 ed il 1990 saranno la protezione delle risorse naturali della Cecenia, la difesa dell’ambiente, della salute e della natura in generale. Di orientamento pancaucasico, collaborerà alla costituzione del Consiglio Ecologico Caucasico. Le attività del Movimento Verde vengono tollerate dal regime socialista in quanto non impattano direttamente contro il sistema politico. La contestazione ambientale diventa così il primo “territorio libero” nel quale si riversa il dissenso verso la classe politica dell’URSS.

Aprile –  A Gudermes, seconda città della Cecenia, si tiene una manifestazione spontanea contro la costruzione di un impianto biochimico per la produzione di lisina. Sulla stampa iniziano ad apparire inchieste riguardanti la pericolosità del processo di lavorazione per gli operatori e per l’ambiente. Dai raduni ambientalisti emerge un “movimento informale”,  non riconosciuto dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

23 Maggio – Il movimento informale organizza un raduno a Grozny. Alla manifestazione partecipano tra le tremila e le cinquemila persone. Il successo della manifestazione incoraggia nuove mobilitazioni anche a Gudermes ed a Shali, contenute con fatica dalle forze dell’ordine. I rappresentanti delle istituzioni e del Partito, accorsi alle manifestazioni, vengono accolti con fischi e minacce.

12 Giugno – il movimento spontaneo, rinominato “Unione per il sostegno alla Perestrojka” organizza picchetti e manifestazioni a Grozny, Gudermes e Shali. A capo dell’associazione si pone un caposquadra operaio delle ferrovie, Khozh – Akhmed Bisultanov. Nei mesi seguenti le manifestazioni si ripeteranno a cadenza settimanale, talvolta tollerate dalle autorità, talvolta disperse con l’intervento delle forze dell’ordine.

Khozh Akhmed Bisultanov (il secondo tra gli intervenuti) discute della situazione in Ceceno – Inguscezia

22 Luglio – A Grozny si svolge una riunione dei quadri del PCUS. All’incontro partecipa il Primo Segretario del Partito, Foteev. Nella sua relazione, pubblicata dal “Lavoratore di Grozny” si legge: Nelle manifestazioni spontanee stanno prendendo il sopravvento istigatori i quali perseguono i loro obiettivi egoistici, facendo leva sulla giusta preoccupazione delle persone per lo stato dell’ambiente nella Repubblica. Le azioni di questi istigatori non possono essere definite in altro modo se non sconvenienti e pericolose per le conseguenze cui possono portare.” La risoluzione di chiusura della riunione condanna “Le azioni sbagliate degli estremisti.”

24 Luglio – Allo stadio Dynamo di Grozny si tiene l’ultimo raduno autorizzato dell’Unione per il Sostegno della Perestrojka. A seguito di questa ennesima manifestazione le autorità impongono uno stop alle contestazioni, diffidando il movimento informale dal tenere nuovi presidi.

30 Luglio – Il PCUS organizza riunioni dei collettivi del lavoro in tutti e quattro i distretti di Grozny, per discutere della situazione ecologica nella città.  Le autorità locali del partito incontrano i leaders dell’Unione per il sostegno alla Perestrojka.

1 Agosto – Nonostante il divieto di nuove manifestazioni, centinaia di cittadini si radunano in Piazza Lenin. La polizia li disperde senza usare la forza.

14 Agosto – Una richiesta avanzata dall’Unione per il Sostegno alla Perestrojka di tenere un comizio in Piazza Lenin viene negata dalle autorità, le quali temono che il raduno possa essere sfruttato per avanzare contestazioni politiche. Un centinaio di persone si radunano comunque in piazza e chiedono

11 Ottobre –  l’Unione per il Sostegno alla Perestroika organizza un’ondata di manifestazioni in tutta la Cecenia. Decine di migliaia di persone si raccolgono a Grozny, Gudermes, Shali e Argun, ed in molti altri centri minori. Alle rivendicazioni ambientaliste si aggiungono quelle culturali: gli esponenti del Fronte Popolare chiedono che venga ridiscusso il concetto di “ingresso volontario della Cecenia nell’Unione Sovietica”, tesi imposta dal regime comunista ma contraria alla verità storica, e contestata da studiosi “ribelli” come il Professor Hussein Akhmadov. Alcuni tra questi fondano in questo anno l’Associazione “Kavkaz”, tramite la quale intendono superare il principio della volontaria adesione e valorizzare gli elementi della cultura Vaynakh.

ASLANBEK ABDULKHADZHIEV: biografia di “BIG ASLANBEK”

Nato a Germenchuck il 12/04/1962

Morto a Shali il 26/08/2002

Lavoratore stagionale, partecipò alla Rivoluzione Cecena, arruolandosi nella nascente Guardia Nazionale. Volontario in Abkhazia tra il 1992 e il 1993, militò nelle Brigate Internazionali della Confederazione dei Popoli dei Caucaso, diventando uomo di fiducia di Shamil Basayev.

Appuntato da Dudaev comandante militare del Distretto di Shali, combattè la I Guerra Cecena al comando di un distaccamento di grosse dimensioni, con il quale partecipò al Raid su Budennovsk (1995) e probabilmente anche al Raid su Klizyar, alla Battaglia del Primo Maggio ed al Raid su Grozny (1996). Uno dei principali comandanti sul campo durante l’Operazione Jihad, dopo la riconquista di Grozny fu comandante militare pro – tempore della città in qualità di Commissario Militare. Per i suoi meriti di guerra fu nominato Generale di Brigata e decorato con l’Onore della Nazione.

Eletto deputato alle elezioni parlamentari del Gennaio 1997, “Big Aslanbek” (nomignolo con il quale era uso distinguersi dal “collega” Generale di Brigata Aslanbek Ismailov, soprannominato “Little Aslanbek”) tentò di conquistare la presidenza dell’assemblea, ma fu superato dal candidato filogovernativo Ruslan Alikhadzhiev. Sostenitore del partito nazional – radicale, fu promotore della “Legge sulla lustrazione” con la quale si intendeva rimuovere dai pubblici uffici tutti coloro che avevano collaborato con il governo filo – russo durante la guerra. I ritardi nell’approvazione di questa legge furono all’origine delle sue dimissioni da deputato, nel 1998.

Presidente della società di stato Chechenkontrakt dal Giugno 1997, allo scoppio della II Guerra Cecena abbandonò gli incarichi civili e costituì un reparto di circa 80 uomini, con il quale combattè durante l’Assedio di Grozny (1999 – 2000) per poi abbandonare la città nel Gennaio 2000 e ripiegare nella gola dell’Argun. Passato alla lotta partigiana, combattè le truppe federali fino al 26/08/2002, quando venne intercettato a Shali e ucciso in uno scontro a fuoco.

Video commemorativo del Generale di Brigata Aslanbek Abdulkhadzhiev
Abdulkhadzhiev a Novogroznensky nel Gennaio del 1996
Abdulkhadzhiev come Commissario Militare di Grozny

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DAI TRIBUNALI ALLE CORTI ISLAMICHE: IL SISTEMA GIUDIZIARIO IN ICHKERIA (QUINTA PARTE, 1999 – 2007)

IL COLLASSO DEL SISTEMA GIUDIZIARIO

Il sistema giuridico delle corti della sharia fu sempre inefficiente, anche se nel corso del 1998 parve raggiungere un maggior livello di funzionalità a seguito degli interventi diretti di Maskhadov e della sostituzione di gran parte dei funzionari incapaci o corrotti. Nel corso del 1998 la Procura Generale della Repubblica notò una diminuzione dei crimini contestati dai 3558 del 1997 ai 3083 di quell’anno, e una maggior capacità delle istituzioni di individuare e punire i crimini, secondo un tasso di “Individuazione del crimine” passato dal 41,8% del 1997 al 55,8% del 1998. Questi dati, tuttavia, fanno riferimento ai crimini comuni: per quanto riguarda la lotta ai crimini gravi, la tendenza risultò opposta, con un tasso di rilevamento del crimine passato dal 28% del 1997 al 20,1% del 1998 (cioè appena un crimine su 5). Frequente l’apertura di fascicoli ebbe scopo estorsivo, e numerosi furono i  fascicoli giudicati a posteriori non regolari, e quindi archiviati.

Arbi Baraev, comandante del Battaglione Islamico per Scopu Speciali (IPON), nonchè uno dei comandanti di campo maggiormente coinvolti nel racket dei rapimenti nella Cecenia post bellica

In particolare il crimine più odioso e purtroppo endemico nella cecenia postbellica, il rapimento, non fu arginato che in minima parte. Tra il 1997 ed il 1999 furono certamente rapite 1217 persone (ed il dato è in difetto, facendo riferimento ai soli cittadini ceceni). A fronte di questo le autorità arrestarono appena 60 persone, comminando 4 condanne a morte e 7 ergastoli.  La regione più problematica in assoluto in Cecenia era e rimase il distretto Avtorkhanovsky (ex Leninsky) di Grozny, nel quale nel solo 1998 vennero contati 736 crimini, il 25% di tutti quelli commessi in Cecenia.  Nel 1999 la situazione era totalmente fuori controllo: all’inizio di Aprile di quell’anno lo stato era incapace di garantire la sicurezza dei cittadini, con 1203 ricercati per vari crimini a piede libero, tra i quali 173 criminali gradi e 82 omicidi.

REAZIONE POPOLARE

La scarsa competenza del personale, l’arbitrarietà delle decisioni del tribunale e lo stato di diffuso abuso di autorità da parte dei funzionari generò ben presto l’insoddisfazione da parte dei cittadini verso il sistema giudiziario. Maskhadov tentò di metterci una pezza, sostituendo gran parte dei funzionari di medio livello con il Decreto 375 del 16 Agosto 1997, e introducendo un criterio di certificazione a cura del “Consiglio degli Ulema” (una sorta di riunione plenaria dei principali esperti di diritto islamico in Cecenia) che garantisse una conoscenza minima da parte del giudice del tribunale per riconoscergli il diritto di emettere sentenze. La nomina dei Giudici della Corte Suprema della Sharia fu effettuata per decreto diretto da parte del Presidente della Repubblica.

All’inefficienza del sistema si affiancava un’altra perniciosa situazione: l’instaurazione del regime islamico stava avvantaggiando, più che i ceceni, la componente araba che aveva fiancheggiato i nazionalisti durante la Prima Guerra, rappresentata dal suo più noto esponente, Ibn Al Khattab. Se questi era il braccio armato della jihad islamica in Cecenia, dietro di lui (o sotto il suo ombrello) operavano molti altri personaggi, ufficialmente studiosi di diritto islamico o animatori di associazioni caritatevoli, i quali con il loro comportamento volutamente fanatico stavano minando le già fragili basi del neonato stato indipendente ceceno. La contrapposizione tra la società civile, orientata su posizioni nazionaliste moderate e non incline ad abbandonare i presupposti laici dello stato, ed i nazionalisti radicali, espressione dei comandanti di campo più riottosi e appoggiati dai fondamentalisti arabi produsse una spaccatura sempre più vistosa, la quale esplose alla fine di Giugno del 1998 in un vero e proprio conflitto armato nei dintorni della città di Gudermes. A seguito di quel grave fatto di sangue Maskhadov si risolse a dichiarare i jihadisti arabi ospiti non più graditi in Cecenia, tramite il Decreto 175 del 18 Luglio 1998 “Sull’espulsione di individui dalla Repubblica Cecena di Ichkeria”, accusandoli di partecipazione a gruppi armati illegali, propaganda antistatale, diffusione di ideologie mirare alla divisione della società su base religiosa. Il decreto prevedeva anche il licenziamento del wahabita Anvar Ahmad Yunus Bakr Shishani (Khamzat Shishani) dalla Camera Giudiziaria.

Facendo seguito alla volontà di sradicare l’influenza dei wahabiti sul nascente stato ceceno, Maskhadov promosse un giro di vite nel sistema giudiziario, licenziando ben 44 funzionari dei Tribunali della Sharia (circa il 30% del personale) facendo anche ricorso alla legge del 12 Novembre 1992 “Sullo Status dei Giudici nella Repubblica Cecena), la quale prevedeva che per svolgere l’attività di magistrato era necessario il possesso della cittadinanza. Contestualmente al lavoro di “ripulitura” dell’apparato giudiziario in senso stretto, Maskhadov tentò di aumentare la qualità della formazione professionale dei funzionari, stabilendo con il Decreto 128 “Sulla certificazione nelle forze dell’ordine nelle autorità giudiziarie della Repubblica per l’assunzione dei lavoratori” nel quale stabilì che la presenza di precedenti criminali fosse ostativa all’assunzione di nuovi funzionari, e che coloro i quali, già assunti, vantassero simili precedenti si considerassero diffidati e sotto il rischio di essere licenziati.” Il decreto stabiliva inoltre che i funzionari fossero in possesso “come minimo” di un titolo di istruzione secondaria, raccomandazione indicativa dello stato deplorevole nel quale versava l’organico della magistratura. Considerato il fatto che, secondo quanto riportato dai giornali di allora, il 90% delle controversie giudiziali riguardavano controversie associate al lavoro (una categoria che richiede particolare esperienza in ambito contrattuale) è facile intuire come l’amministrazione della giustizia risultasse deficitaria, e quanto poca fiducia avesse il ceceno comune nei riguardi delle corti della Sharia.

Esecuzione di una pena inflitta dalla Guardia della Sharia per le strade di Grozny.

Il giro di vite imposto da Maskhadov si vide anche nel fatto che i Tribunali della Sharia iniziarono a lavorare anche sulla classe dirigente della Repubblica, e non soltanto sui cittadini comuni, altra cosa molto in odio tra i ceceni: i leader politici ed i comandanti di campo, infatti, avevano acquisito una sorta di immunità giudiziale, controllando direttamente o indirettamente i tribunali nei loro territori. La campagna promossa da Maskhadov produsse il suo primo risultato nel processo a Salman Raduev, tenutosi contro il Comandante di Campo radicale tra le fine di Ottobre e l’inizio di Novembre 1998. Il verdetto, del 4 Novembre 1998 fu emesso riguardo l’attacco al centro televisivo di Grozny portato a termine pochi mesi prima dai militanti radueviti al seguito del suo vice, Colonnello Vakha Jafarov, e comminò una condanna a 4 anni di carcere (mai scontati). 6 Giorni dopo Maskhadov privò Raduev di tutti i titoli ed i riconoscimenti, ivi compreso il grado di Generale di Brigata. Come già detto, Raduev non scontò un solo giorno di carcere, venendo successivamente perdonato da Maskhadov dopo l’interessamento diretto di Basayev, il quale addusse alle precarie condizioni di salute del condannato per ottenere la sua scarcerazione.

Così come Maskhadov si stava applicando per salvare lo stato islamico dagli islamisti, gli islamisti tentarono di utilizzare proprio lo strumento giuridico per metterlo fuori dai giochi. Mentre si teneva infatti il processo a Raduev, Maskhadov stesso fu posto sotto accusa per usurpazione del potere e condotta immorale, proprio dal suo ex compagno d’armi Shamil Basayev, ormai in rotta di collisione con il Presidente. Di quel processo è purtroppo rimasto molto poco, tranne una registrazione di una ventina di minuti nella quale tuttavia si parla poco del processo, ma si ascoltano per lo più parole del Muftì Akhmat Kadyrov. In ogni caso il processo di risolse con l’assoluzione di Maskhadov ed una semplice ammonizione per via del fatto che sua moglie stesse portando avanti un progetto di carità sociale assimilabile al lavoro, quindi vietato dal Corano.

REAZIONE DELLE AUTORITA’ RELIGIOSE

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, la massima autorità religiosa del paese, il Muftì della Cecenia Akhmat Kadyrov, si dichiarò sempre contrario all’introduzione della Sharia, considerando che il paese non fosse in alcun modo pronto ad affrontare una simile rivoluzione, oltre al fatto che egli aveva in odio i wahabiti e vedeva le manovre di Yandarbiev e dei nazionalisti radicali soltanto come un cavallo di troia del fondamentalismo. Come riportato, del resto, dalla trascrizione del processo a Maskhadov, di cui ne riportiamo una parte.

  • Giudice: Voglio attirare l’attenzione di tutti i presenti su questo: Shamil [Basayev, ndr], voglio che tu esprima la tua accusa, in modo che più tardi non ci siano lamentele riguardo al fatto che non ti abbiamo ascoltato.
  • Basayev: Non lo riconosco come Muftì [Akhmat Kadyrov] dal momento che avrebbe dovuto assumere una posizione neutrale.
  • Kadyrov: Ascolta, Shamil, l’ho detto allora e lo ripeterò adesso: se non esprimo correttamente la mia opinione, potrà sembrare che io stia dando la preferenza ad una delle parti. Che tu lo voglia o no sono il tuo Muftì, sono il Muftì dei tuoi sostenitori, sono il Muftì del popolo e della repubblica, sono il Muftì di tutti i musulmani che lo riconoscono. Non mi schiererò in questo conflitto. Sarò più professionale possibile nello stabilire la giustizia. Sono venuto qui per amore della giustizia! Oggi non fa differenza se sono arrivato qui in veste di Muftì o di persona comune, perché qui ci sono i giudici, la decisione sarà presa da loro!
  • Basayev: No, non sei il mio Muftì, sei andato contro di me per molto tempo, dal primo incontro ti sei schierato dalla parte di Maskhadov! Dovevi rimanere neutrale, così saresti stato un Muftì.
  • Giudice: andiamo su richiesta
  • Basayev: Allora, secondo la dichiarazione, voglio invitare qui Zelimkhan Yandarbiev, testimone di uno spergiuro di Maskhadov, per dimostrare che Maskhadov era coinvolto in un crimine contro l’indipendenza e la sovranità, nell’usurpazione del potere e nelle conseguenze ad esso associate, nei crimini di divisione dei combattenti, di divisione del popolo. Voglio invitare Zelimkhan Yandarbiev
  • Kadyrov: non apprezzo le attività di questa corte della Sharia se le persone qui presenti non tengono conto del verdetto della corte. E’ facile accusarmi in modo infondato, è facile condannarmi alla decapitazione, ma se non aderiamo alla decisione del tribunale, non siamo musulmani. E ho motivo di dubitare che la decisione del tribunale verrà rispettata, indipendentemente dalla decisione che prendiamo oggi. E’ importante che trattiamo questa decisione con il dovuto rispetto. Abbiamo visto a cosa ha portato questo prima: la legge del più forte.
  • Yandarbiev: Secondo le mie informazioni si sono riuniti a Bakhi – Yurt: si sono riuniti Kadyrov, Khambiev, Sulim, figlio di Vakha, che ha prestato servizio in un reggimento di carri armati, Arsaev Aslanbek, Ibragim di Bachi . Yurt e Umar Ali…
  • Kadyrov: non credo alle tue informazioni e tu non sei un testimone di questa conversazione. Questa è una bugia, non ho visto Umar Ali da quando si è unito a te.
  • Giudice: aspetta, questo non è un contraddittorio
  • Yandarbiev: desidero che tu risponda
  • Kadyrov: questa non è una risposta alla tua domanda. Questa è solo una bugia.
  • Yandarbiev: in tal caso voglio chiamarlo (Umar – Ali) perché renda conto.
  • Kadyrov: eccellente, anch’io voglio chiamarlo a rendere conto. Umar Ali non si è nemmeno seduto a parlare con me da quando ti sei avvicinato a lui.

[…]

  • Kadyrov: nel nome di Allah il Misericordioso, non voglio discutere di relazioni personali in questa corte. Vorrei dire, a proposito di Zelimkhan (Yandarbiev) che è l’uomo che ha dato avvio alla discordia ed alla divisione in questa società. Risponderò e spiegherò come lo fa. Non appena la guerra finì, chiamò Baudi da Kisilyurt, dichiarando che era un grande esperto […] Ulus – Kert, anche quando non c’era un solo soldato per strada, eravamo con Aslan Maskhadov. Shamsudi Batukaev ci portò questo Baudi, ci disse “Sono qui per ordine del vostro Presidente, dobbiamo dichiarare subito lo Stato Islamico. Abbiamo parlato con il vostro presidente e siamo giunti ad un accordo. Ma c’è un problema: non abbiamo persone qualificate per farlo. Vi porterò buoni sceicchi e costruiremo uno Stato Islamico.” L’ho detto fin dall’inizio, e Zelimkhan è testimone: abbiamo troppi pochi Imam per organizzare i tribunali della Sharia, è ancora molto presto per noi per istituire i tribunali della Sharia. Ne abbiamo parlato molte volte. Ha affermato che il Wahabismo era sullo stesso percorso del Tariqat, altrimenti sarebbe stato una loro violazione. Baudi, Aslan Maskhadov e Batukaev sono testimoni di questa conversazione.

Yandarbiev: dove e con chi?

Kadyrov: Novye Atagi. Io, Shamsudi e Baudi, sono tutti testimoni, ho parlato dopo di te. Da allora, la società è stata divisa in due fronti da Zelimkhan Yandarbiev. Tutto ha avuto inizio con quello! E ciò che poi ha fatto alle elezioni è una storia a parte, lo avete visto tutti. Mi disse allora, cito: Akhmat, so che non vincerò le elezioni, ma se non ritirano la loro candidatura non lascerò loro un solo centimetro di questo paese! Lo giuro. Oggi è portatore di sciagura nella nostra società, qualsiasi parola che esce dalla sua bocca è una bugia!” Da ex presidente, mi ha parlato del popolo ceceno…fammi finire! Raccontaci come vivi, da dove vengono le tue proprietà, da dove vengono le macchine! Non ne discuteremo qui e ora. Ora qui stiamo esaminando il caso di Aslan Maskhadov, che è stato accusato da Shamil Basayev. Pertanto, dichiaro ancora una volta che Zelimkhan Yandarbiev è l’uomo che ha diviso la società in due campi, l’uomo che ha diffuso le idee del wahabismo. Il wahabismo non è la via, il wahabismo è la via per sterminare i musulmani! Tutti coloro che sono nemici dell’islam stanno su questa strada!

  • Yandarbiev: Voglio rispondere…
  • Kadyrov: Ora rispondi se quelli seduti là lo permettono! Dichiaro subito che non ero con Umar Alì e con il suo capo della sicurezza né a Bachi – Yurt né altrove. Questo non è un pettegolezzo, ma un fatto che posso giurare!
  • Yandarbiev: Aslan ha giurato sul Corano che avrebbe protetto la costituzione, ha giurato che c’era anche il Muftì!
  • Dal pubblico: raccontaci com’è andata, e se giurò che avrebbe difeso la costituzione!
  • Kadyrov: il mondo intero conosce questo giuramento, questo giuramento non è mai stato un segreto. Voglio rispondere a Shamil [Basayev] voglio rispondere alla sua dichiarazione secondo cui Zelimkhan (Yandarbiev) aveva proposto di tenere le elezioni in conformità con la Sharia, ma noi non lo avremmo permesso. Ci eravamo riuniti da Zelimkhan, c’erano anche altri candidati, non ricordo onestamente se Shamil ci fosse o meno. Altri erano sicuramente lì, c’erano anche esperti, insieme a Hussein Batukaev e Magomed di Zakan – Yurt. Con questi esperi abbiamo voluto provare in modo che scegliessero un candidato tra di loro. Poi Hussein Batukaev ha suggerito loro, cito: “Cinque capi militari, votate uno di loro e scegliete una persona dei vostri”. “Che tipo di ciarlataneria stai proponendo!” esclamò Zelimkhan Yandarbiev. L’altro ha detto che quella non era ciarlataneria, ed ha citato una storia dalla Vita del Profeta”
  • Yandarbiev: Non è vero!
  • Kadyrov: I candidate Akhmed Zakayev e Aslan Maskhadov,  Hussein Batukayev e Magomed di Zakan   Yurt sono tutti testimoni di questo. Eravamo nel suo ufficio.
  • Yandarbiev: Bugie, non ricordo questi incontri
  • Kadyrov: Questa non è una bugia! C’e stata una violazione lì da parte di Zelimkhan, non voleva tenere nessuna elezione. Ora voglio rispondere per il “giuramento”
  • Giudice: ci sono altri oltre a te che vogliono parlare…
  • Kadyrov: non ho ancora finito!
  • Giudice: Akhmat, sei solo un testimone
  • Kadyrov: sto rispondendo alle tue domande! Va bene…
  • Giudice: Ho dato la parola ad Akhmat dopo di te, Zelimkhan, ora risponde alla tua domanda in merito al caso, non interromperlo.
  • Kadurov: sto rispondendo a questa domanda. Aslan Maskhadov ha giurato di difendere e aderire alla costituzione, il mondo intero ne è testimone! Ma secondo la Sharia c’è una regola: una persona viene liberata da un giuramento se trova una soluzione più corretta. La Sharia gli concede questo diritto. La Costituzione è la Costituzione. Violare la Costituzione è una cosa, lui non ha violato il Corano, qui siete tutti degli studiosi e sapete che su questo giuramento incombe una soluzione migliore, e in questo caso ha il diritto di infrangere il giuramento! Persone come Zelimkhan Yandarbiev non sanno queste cose! Ama definirsi un esperto, non ha neanche una conoscenza di base!
  • Basayev: Ho una domanda per Aslan Maskhadov, quando stavamo tornando da Budennovsk, nel distretto di Novolasky, ti abbiamo dato un documento con le condizioni. Quando hai allegato questo documento? Ne hai discusso coi russi?
  • Maskhadov: abbiamo pensato che si, davvero questo fosse un documento utile per noi…
  • Kadyrov: C’era un progetto preparato, Zakayev allora aveva la testa rasata. Sono venuti a Benoy c’era Shamil, c’era Aslan, che Allah accetti la Gazavat, c’era Alavdi da Argun. Questo accordo è stato considerato punto per punto, sul retro c’era scritto un emendamento a penna di Dzhokhar (Dudaev). Hanno detto di firmare, questo accordo è stato firmato e se ne sono andati, io ne sono un testimone!

[…]

  • Kadyrov: la metà dei presenti qui dichiara che sono il loro Muftì, l’altra parte è contraria perché qui non sono un imputato, sono loro gli imputati! Ne risponderanno oggi! Shamil ha detto che non ero il suo Muftì, quindi le mie risposte non si applicavano a lui! Pertanto non risponderò a questa domanda, voglio rivolgerne una alla Corte della Sharia. Ti risponderanno, se vorrai rispondergli

LA PIENA LEGGE DELLA SHARIA

Come risultato di una serie di frizioni e allentamenti di tensione intercorsi in tutto il 1998, agli inizi del 1999 Maskhadov tentò di prendere il controllo dello Stato islamico che di fatto si stava venendo a costituire in Cecenia proclamandone la sua istituzione ufficiale e assumendone, in questo modo, il diretto controllo. Il 3 Febbraio 1999 Maskhadov emise il Decreto 39 del 3 Febbraio 1999 “Sull’introduzione della piena regola della Sharia” con il quale la Cecenia diventava ufficialmente una Repubblica Islamica e le istituzioni secolari venivano svuotate di qualsiasi potere a vantaggio di loro emuli confessionali. In particolare il Parlamento perse il diritto di iniziativa legislativa a vantaggio di un nuovo organo, la Shura Presidenziale (o Consiglio Islamico) che avrebbe costituito di fatto un’assemblea legislativa. L’8 Febbraio, con il Decreto 46 “Sulla Costituzione della Sharia”  Maskhadov decretò la creazione di una commissione di Stato che preparasse il paese alla transizione al pieno sistema confessionale, redigendo una bozza di una nuova costituzione in affiancamento al Consiglio degli Ulema. Il documento finale sarebbe stato sottoposto ad un Congresso Nazionale del Popolo Ceceno ed eventualmente approvato.

 Il gesto fu un autogol sostanziale: Maskhadov non incassò il parere dei radicali islamici, i quali continuarono a chiedere le sue dimissioni, e lo mise in rotta di collisione con i moderati, i quali lo avevano sempre sostenuto. I radicali pretesero che, una volta istituito lo Stato Islamico, Maskhadov procedesse alla dissoluzione delle strutture di potere secolari, ivi compresa la carica di Presidente della Repubblica, non prevista dallo Stato Islamico. Di fronte al parere negativo della Corte Suprema della Sharia, la quale confermò la posizione di Maskhadov alla presidenza, i radicali istituirono un loro “stato nello stato”, costituendo una loro Shura Islamica ed una loro Corte Suprema della Sharia. Il paese sprofondò così in una sorta di triarchia, con le istituzioni secolari ancora operative, quelle confessionali filo – presidenziali e quelle confessionali anti – presidenziali, aggiungendo caos al caos e impantanando il lavoro delle istituzioni.

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

 Il provvedimento del 3 Febbraio, peraltro, era in contrasto con la Costituzione del 1992, ed inevitabilmente espose il Presidente all’impeachment per violazione dei dettami costituzionali. I suoi decreti vennero pertanto immediatamente aboliti, ma stante il caos istituzionale regnante nella Repubblica le decisioni di Maskhadov furono comunque portate avanti autonomamente dalla Presidenza, e la Commissione sulla riscrittura della Costituzione fu istituita ed iniziò ad operare senza il consenso del Parlamento. Akhmed Zakayev, Presidente della Commissione, iniziò a sviluppare un progetto costituzionale basato sulle carte fondamentali di Iran e Pakistan, con l’intendo di adeguarle alla situazione cecena. Anche Maskhadov, per parte sua, continuò a comportarsi come se i suoi decreti avessero avuto un effetto pratico: mentre il Parlamento continuava a riunirsi ignorandolo, e lo steso facevano i radicali nazionalisti con la loro Shura, Maskhadov si proclamò con Decreto 80 del 9 Marzo 1999 “Mekhkan – Da”, cioè “Padre della Nazione”, tentando di consolidare la sua riforma del sistema statale ichkeriano basato sì su di un fondamento confessionale, ma funzionante come una sua dittatura personale.

LO SCOPPIO DELLA GUERRA E LA DISSOLUZIONE DELLO STATO

Lo scoppio della Seconda Guerra Cecena, il sequestro, il saccheggio e la distruzione degli archivi statali conseguenti all’invasione militare hanno sottratto allo studio accademico sulla materia gran parte dei documenti originali, ragion per cui se già è difficile ricostruire la storia del sistema giudiziario ichkeriano tra il 1991 ed il 1999, è praticamente impossibile farlo per il periodo durante il quale le corti della Sharia operarono in stato di guerra e poi in clandestinità.

Shamil Basayev ed Aslan Maskhadov

CONCLUDENDO

Uno dei principali fallimenti nello “state – building” della Repubblica Cecena di Ichkeria fu rappresentato dall’incapacità del nuovo stato di garantire ai cittadini un sistema giudiziario equo e funzionante. Durante il primo periodo repubblicano la magistratura fu costantemente ostaggio delle lotte di potere tra il partito parlamentarista e quello presidenzialista, mentre durante il regime di Dudaev esso subì un costante deterioramento causato sia dallo stato di grave carenza di fondi, sia dall’utilizzo che il regime fece delle strutture giudiziarie, ridotte per lo più a strumenti di repressione politica. Durante la prima guerra cecena il sistema si dissolse, aprendo la strada ai tribunali della Sharia, visti come strumento “smart” per amministrare una sommaria giustizia nei territori sotto il controllo dei miliziani, e per tenere a freno i miliziani stessi. Al termine della prima guerra la dissoluzione delle strutture pubbliche e lo slancio islamista di molti comandanti di campo, abilmente intercettato da Yandarbiev e malamente contrastato da Maskhadov, portò alla trasformazione della magistratura in un sistema islamico di facciata, privo degli strumenti materiali ed intellettuali per funzionare in maniera decorosa, e che divenne ben presto uno strumento nelle mani dei piccoli potentati semi  – indipendenti che andarono a crearsi nella Cecenia postbellica. Il risultato fu un accrescimento del clima di anarchia nel quale la ChRI si trovò a vivere fino alla Seconda Guerra Cecena. Con lo scoppio della Seconda Guerra il sistema giuridico andò in frantumi, e di nuovo fu istituita una “magistratura di guerra” che fu messa direttamente nelle mani dei comandanti di campo, i quali presumibilmente ne fecero un uso personalistico e finalizzato alla conservazione del proprio potere.

Com’era possibile, dunque, che la leadership dell’Ichkeria, posta alla guida dello Stato da una Costituzione secolare, legiferasse apparentemente in piena tranquillità secondo il diritto confessionale, aggirando i dettami della carta fondamentale per trasformare la Cecenia in uno stato islamico? Sia Dudaev che Maskhadov (ma in gioventù certamente anche Yandarbiev) erano formati alla scuola socialista, e non potevano certamente dirsi zelanti islamici. Eppure tutti e tre mossero concreti passi politici verso l’islamizzazione dello Stato. Come abbiamo visto il primo a muovere passi in questo senso fu Dudaev, con l’istituzione dei tribunali della Sharia in tempo di guerra. Lui probabilmente cercò soltanto di dare una parvenza di ordine alle milizie, utilizzando un meccanismo di giudizio più alla loro portata, e certamente più facile da gestire nella situazione contingente. Yandarbiev, invece, mosse passi molto decisi verso l’islamizzazione dello stato, agendo in costante disprezzo verso i dettami della Costituzione ed abolendo quasi ogni manifestazione secolare dello Stato. Maskhadov ondeggiò inizialmente tra l’una e l’altra soluzione, ma fu lui nel Febbraio del 1999 ad instaurare la Legge della Sharia per decreto presidenziale, compiendo un passo che né Dudaev, né Yandarbiev si erano arrischiati a fare. L’opinione corrente è che tutti e tre (Dudaev prudentemente, Maskhadov con incertezza, Yandarbiev con maggior convinzione) “flirtarono” con gli islamisti perché questi, seppur minoritari, erano la massa militante più facile da mobilitare e più fedele alla causa della guerra.

L’introduzione dei tribunali della Sharia e la progressiva abolizione dei tribunali secolari ha avuto effetti distruttivi non soltanto sul già agonizzante potere giudiziario, ma anche sulla stessa società civile. Se già la legge della Sharia poteva infatti dirsi non all’altezza di un sistema sociale moderno, il fatto che questa fosse demandata a corti improvvisate, basata su un sistema legislativo artigianale e spesso inadatto al luogo e al tempo nel quale avrebbe dovuto essere applicato, ed il semi – analfabetismo dei giudici nominati portarono il paese al caos giuridico, trasformando la Cecenia in una sorta di anarchia islamica.