12/12/1994 – LA BATTAGLIA DI DOLINSKY

Il campo di battaglia di Dolinsky

La Battaglia di Dolinsky fu il primo scontro in campo aperto della Prima Guerra Cecena. Esso occorse tra il 12 ed il 22 Dicembre 1994, e vide contrapposte le forze avanzanti dell’esercito federale (elementi della 106a Divisione e della 56a Brigata d’Assalto aviotrasportate) ed i reparti del Fronte Nord – Occidentale della ChRI. Lo scontro si risolse in una vittoria tattica delle forze cecene, le quali costrinsero i nemici ad interrompere l’avanzata ed a schierarsi in posizione difensiva, interrompendo l’avanzata verso Grozny ed impegnandosi in una distruttiva battaglia di logoramento di dieci giorni, permettendo allo Stato Maggiore ceceno di predisporre un’efficace difesa di Grozny.

RALLENTARE IL NEMICO

Dopo il fallimento dell’Assalto di Novembre (26/11/1994) e la dissoluzione delle milizie cecene antidudaevite, il Presidente russo Boris Eltsin ordinò l’intervento armato diretto contro il regime di Dudaev. Il 1 Dicembre 1994 l’aereonautica federale portò a termine la distruzione al suolo dell’aereonautica cecena, e dall’11 Dicembre i reparti armati del Raggruppamento delle Forze Unite (il corpo di spedizione federale) iniziarono a penetrare in territorio ceceno, con l’obiettivo di raggiungere Grozny in 48 ore. Lo Stato Maggiore ceceno, impegnato fino alla fine di Novembre contro le milizie antigovernative, non aveva ancora finito di predisporre un efficace dispositivo di difesa dentro Grozny, che con ogni evidenza sarebbe stato il centro di gravità dell’azione bellica. Per guadagnare tempo prezioso e completare la disposizione delle unità dentro la capitale, Maskhadov costituì una linea difensiva esterna alla città lungo il cosiddetto “Terek Ridge”, la cresta di colline che sovrasta Grozny da Nord e che separa la Cecenia centrale dai distretti settentrionali del paese. Cardini della linea difensiva furono i villaggi di Petropavlovskaya ad Est e Dolinsky ad Ovest. Il comando della parte occidentale del fronte fu affidato all’ex Capitano di Polizia e Deputato del Parlamento separatista Vakha Arsanov, promosso Generale di Brigata per assolvere al compito. Per sostenere le azioni di disturbo e rallentamento necessarie, Arsanov fu fornito di alcuni mezzi corazzati T – 72 del Reggimento Corazzato Shali ed almeno 4 sistemi lanciarazzi BM – 21 “Grad”, conosciuti nella cultura popolare con il nomignolo di “Organi di Stalin”. Si trattava di dispositivi mobili capaci di lanciare salve di 40 razzi esplosivi in contemporanea, capaci di distruggere intere colonne motorizzate con un singolo attacco. Al ritiro dell’esercito sovietico nel  Giugno del 1992 l’esercito ceceno era riuscito a mettere le mani su 16 di questi, e su almeno un migliaio di proiettili. Questi sarebbero stati poco utili in un combattimento urbano, ma certamente potevano svolgere un eccellente servizio nelle pianure settentrionali del paese, se opportunamente manovrate. Arsanov sistemò i suoi mezzi nei pressi della prigione del villaggio di Dolinsky, ed organizzò una linea di difesa elastica lungo le alture sovrastanti. Poi inviò alcuni suoi uomini in abiti civili lungo le direttrici di avanzata delle truppe federali, in modo che gli riferissero i loro movimenti e gli permettessero di agire al momento opportuno.

Sistema lanciamissili “Grad”

L’IMBOSCATA

La sera dell’11 Dicembre uno degli scout di Arsanov riferì che elementi della 106a Divisione e della 56a Brigata d’Assalto aviotrasportate dell’esercito federale erano in arrivo dal villaggio di Kalaus, e che avrebbero raggiunto Dolinsky nella giornata successiva. Arsanov dispose le sue batterie dentro il perimetro di una grande raffineria a nord del villaggio. Si trattava di un intricato sistema di edifici, oleodotti e condutture metalliche all’interno del quale un mezzo come il BM – 21 “Grad” avrebbe potuto facilmente mimetizzarsi. Inoltre la raffineria era situata su di un’altura sovrastante il percorso che i russi avrebbero dovuto seguire per raggiungere le porte del villaggio.  Quando la colonna nemica raggiunse il punto prestabilito Arsanov ordinò di far fuoco su di essa. Una salva di quattro razzi investì in pieno la colonna, e solo il fatto che questa fosse molto allungata fece sì che l’imboscata non si trasformasse in una tragedia. L’attacco produsse comunque la distruzione di svariati mezzi blindati e da trasporto, ed il danneggiamento di numerosi altri. Perirono 6 militari russi, ed altri 13 furono ricoverati con ferite gravi.  Le truppe federali, trovatesi improvvisamente sotto il tiro dell’artiglieria nemica, chiesero il pronto intervento dell’aereonautica per individuare le batterie cecene e metterle a tacere, ma quando fu chiaro che queste sparavano dalla raffineria il comando ordinò che questa non intervenisse, giudicando l’azione contraria alle regole di ingaggio previste. L’intervento federale, infatti, era considerato sostanzialmente un’operazione di polizia, e non si prevedeva l’utilizzo di armamenti pesanti contro obiettivi industriali e civili. Per questo motivo i ceceni poterono continuare a bersagliare la colonna russa con altre due salve, danneggiando altri veicoli e costringendola ad assumere una posizione difensiva. I coscritti che componevano il reparto avanzante ebbero così un primo assaggio di cosa questa operazione fosse in realtà: non un’operazione di polizia contro bande di briganti semi – disarmati, ma una vera e propria battaglia campale contro un esercito armato di artiglieria pesante e mezzi corazzati. Il filmato dei “Grad” ceceni che tormentano le avanguardie russe, girato da un corrispondente dell’emittente NTV e mandato in onda nei giorni successivi scioccò l’opinione pubblica russa: Eltsin aveva parlato di “qualche centinaio di estremisti disperati”, ed il Ministro della Difesa Pavel Grachev aveva assicurato che il “ripristino dell’ordine costituzionale” avrebbe richiesto l’impiego di qualche brigata di paracadutisti in una breve operazione militare.

La mappa mostra il movimento della colonna avanzante (rosso) e la linea di difesa approntata da Arsanov (verde). Il punto nel quale si interrompe la prima linea di avanzata ed inizia la seconda è dove la colonna fu investita dalle salve dei “Grad” ceceni. La raffineria dalla quale questi lanciarono i loro attacchi è raffigurata subito all’interno della linea verde, dove questa piega ad angolo.
Su google map è possibile individuare il luogo della battaglia. Il villaggio di Dolinsky è stato completamente restaurato nel 2015, ma della raffineria restano soltanto alcune rovine, il cui profilo (segnalato quì con una stella verde) è identificabile dal satellite.

LA BATTAGLIA DI DOLINSKY

Anche i due carri T – 72 a disposizione di Arsanov entrarono presto in azione, impegnando i federali in una estenuante battaglia e tenendo a distanza gli elicotteri giunti in soccorso con le loro mitragliatrici di bordo. Le forze di Arsanov continuarono ad attaccare le truppe federali per quattro giorni poi assunsero una posizione difensiva, subendo il contrattacco federale e resistendo fino al 22 Dicembre tra le rovine di Dolinsky. Al termine dello scontro il comando delle Forze Unite dichiarò di aver eliminato 60 “militanti” e di aver distrutto tutti i mezzi a loro disposizione (2 carri armati, 3 lanciamissili “grad” ed un veicolo blindato per il trasporto della fanteria) affermando di aver perduto 6 soldati. La versione del comando ceceno fu molto diversa, ed in un’intervista successiva il comandante del reparto agli ordini di Arsanov, Colonnello Hussein Iskhanov, dichiarò che le perdite russe tra morti e feriti sfiorarono le duecento unità. La caparbia difesa di Dolinsky da parte delle forze cecene imbarazzò i comandi militari russi, ed il Ministro Grachev si affrettò a rimuovere il comandante sul campo, Generale Mityukhin, sostituendolo dapprima con il Colonnello Generale Voroybov, il quale tuttavia si rifiutò di accettare l’incarico, poi con il Tenente Generale Anatoly Kvashnin il quale riprese prontamente le azioni militari ed iniziò a comprimere la difesa cecena, costringendola ad arroccarsi nel villaggio di Pervomayskaya, alle porte di Grozny.

Carro da battaglia equipaggiato dall’esercito ceceno. La maggior parte dei mezzi corazzati in dotazione alle forze armate della ChRI fu distrutta durante le prime fasi del conflitto e durante la Battaglia di Grozny.

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