Today we are pleased to announce that the Russian translation of the book Freedom or Death! History of the Chechen Republic of Ichkeria”. The publication is available in electronic form in all online bookstores and on the website http://www.ichkeria.net. It is also possible to purchase the book in printed form.
Translated by Chechen writer and journalist Ismail Akaev, who also made a significant contribution to the writing and publication of this book. For us, this is a great achievement: the first volume of the work has been published in three languages, to which the fourth will soon be added! We thank everyone who helped us to implement this project, because your trust and interest give us the strength to continue this truly great and significant work!
Taking this opportunity, we appeal to everyone who wishes to contribute with their testimonies, memories and documents to the enrichment of the history of the Chechen Republic of Ichkeria.
Oggi siamo lieti di annunciare che la traduzione russa del libro LibertΓ o Morte! Storia della Repubblica cecena di Ichkeria”. La pubblicazione Γ¨ disponibile in formato elettronico in tutte le librerie online e sul sito http://www.ichkeria.net. Γ possibile acquistare il libro anche in formato cartaceo.
Cogliendo questa opportunitΓ , facciamo appello a tutti coloro che desiderano contribuire con le loro testimonianze, ricordi e documenti all’arricchimento della storia della Repubblica cecena di Ichkeria.
Il 12 Maggio 1997 la Repubblica Cecena di Ichkeria e la Federazione Russa firmarono un trattato di pace con il quale intendevano porre fine alla Prima Guerra Russo – Cecena. Nonostante che in esso la Russia riconoscesse De Jure la Repubblica Cecena di Ichkeria, le clausole contenute nell’accordo furono interpretate in maniera assai differente dalle due parti. Il diverso approccio tenuto da Mosca e da Grozny rispetto al Trattato di Pace avrebbe impedito la risoluzione pacifica del conflitto, e creato le premesse per una nuova guerra.
Il testo del trattato in inglese e in russo
IL TRATTATO DI MOSCA
Il 12 Maggio1997 la delegazione cecena, composta da Maskhadov, Ugudov e Zakayev raggiunse Mosca, dove procedette alla firma solenne del Trattato di Pace tra la Federazione Russa e la Repubblica Cecena di Ichkeria. La firma del Trattato fu un evento epocale: per la prima volta in quattrocento anni di guerre e tensioni il governo di Mosca e quello di Grozny si promettevano ufficialmente la pace. Vennero firmati due documenti: il primo si intitolava βTrattato di Pace e Principi di Relazione tra la Federazione Russa e la Repubblica Cecena di Ichkeriaβ, il secondo si chiamava βAccordo tra il governo della Federazione Russa e il governo della Repubblica Cecena di Ichkeria sulla cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa e la preparazione delle condizioni per la conclusione di un trattato su vasta scala tra la Federazione Russa e la Repubblica Cecena di Ichkeriaβ. I due documenti, dagli altisonanti titoli, avrebbero dovuto essere la base giuridica sulla quale si sarebbero costruiti i rapporti tra Russia e Cecenia. Il βTrattato di Paceβ iniziava con un epico preambolo riguardo la reciproca volontΓ di β[…] Porre fine al confronto secolare, cercando di stabilire relazioni forti, uguali e reciprocamente vantaggiose […]β. Un iniziΓ² di tutto rispetto, dal quale ci si aspetterebbe un lungo ed articolato Trattato. E invece niente di questo. Il Documento si costituiva di cinque articoli, e soltanto tre contenevano qualcosa di politicamente rilevante. In essi Russia e Cecenia si impegnavano:
A rinunciare in modo permanente all’uso ed alla minaccia dell’uso della forza come forma di risoluzione di eventuali controversie;
A Costruire le loro relazioni conformemente ai principi ed alle norme generalmente riconosciuti dal diritto internazionale, e ad interagire in aree definite da accordi specifici;
A considerare il Trattato come base per la conclusione di qualsiasi altra negoziazione.
βL’essenza di questo documento Γ¨ semplice. E’ solo un documento sulla cessazione delle operazioni militari. [β¦] Non menziona la capitolazione da parte di nessuna delle parti, non proclama nessuno vincitore e non formula principi chiari per governare le relazioni tra Russia e Cecenia. La risposta a queste domande Γ¨ stata rinviata. La cosa piΓΉ importante era terminare la guerra.β.
Silvia Serravo, ricercatrice esperta in questioni caucasiche, specificΓ² in unβintervista:
βIl documento contiene la possibilitΓ di interpretazioni diverse. [β¦] L’indipendenza della Cecenia non Γ¨ stata riconosciuta. Tuttavia, il documento ha reso possibile, almeno per la parte cecena, interpretarlo come il riconoscimento da parte della Russia dell’indipendenza cecena. [β¦] Il trattato puΓ² certamente essere considerato un risultato. [β¦] Tuttavia si puΓ² sempre speculare sulla misura in cui le parti erano sincere quando fu firmato questo documento e se la conclusione del Trattato si basava su alcuni motivi fraudolenti.β
INDIPENDENZA “SOSPESA”
Il secondo documento, collaterale al primo, conteneva un altra generica serie di intese difficilmente realizzabili. In esso si definiva l’attuazione dei contenuti degli Accordi di Khasavyurt in fatto di ripristino dei servizi vitali per la popolazione civile, il regolare pagamento delle pensioni e degli stupendi pubblici da parte della Federazione Russa, il pagamento di un risarcimento alle vittime dei combattimenti, la βpiena attuazione del programma di ripristino del complesso socioeconomicoβ del paese, il rilascio di ostaggi e prigionieri, e lo scioglimento della Commissione Governativa congiunta riguardo alla gestione del periodo interbellico, contemporaneamente all’entrata in vigore del Governo uscito dalle Elezioni del Gennaio precedente.
Se il primo documento, come abbiamo visto, poteva lasciar pensare che la Russia volesse trattare la Cecenia come uno Stato indipendente, il secondo assomigliava molto ad un accordo interfederale tra una repubblica autonoma bisognosa di aiuto ed un governo centrale che intendeva corrisponderglielo. Particolarmente evidente era l’impegno, da parte di Mosca, di erogare gli stipendi pubblici dell’amministrazione cecena. Questo passo Γ¨ fondamentale, perchΓ¨ accettandolo Maskhadov riconobbe implicitamente l’autoritΓ di Mosca di mantenere la struttura amministrativa della Cecenia esattamente come faceva ai tempi dell’Unione Sovietica. Non un solo accenno era previsto riguardo al riconoscimento, anche formale, all’indipendenza del paese. Il Trattato di Pace firmato da Maskhadov fu un documento utile ad accreditare lui presso lβopinione pubblica ma fallΓ¬ nel rappresentare uno strumento diplomatico utile a risolvere alcunchΓ¨. Certamente pose ufficialmente fine alla guerra e ad ogni palese ingerenza del governo federale sulla politica interna del paese, ma niente oltre a questo.
Il Trattato non riconobbe in maniera inequivocabile l’indipendenza del paese, ma si limitΓ² a stabilire gli strumenti tramite i quali i due stati avrebbero comunicato tra loro. Dette ampia libertΓ di interpretazione sia al governo ceceno, che vide in quelle poche righe un implicito riconoscimento da parte di Mosca, che al governo russo, che ci riconobbe esclusivamente l’impegno assunto a riportare su binari politici il conflitto. Sul momento comunque sia Maskhadov che Eltsin poterono dirsi soddisfatti: il primo tornava in patria con un trattato di pace tra le mani, qualcosa che i Ceceni non avevano mai visto in tutta la loro storia. Il secondo tirava un sospiro di sollievo e metteva un temporaneo tampone a quella emorragia di consensi che era stata la Prima Guerra Cecena.
Il Governo Zakayev ha organizzato una manifestazione davanti al Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, per spingere la corte a prendere in esame la documentazione presentata nel 2018 inerente i crimini commessi dalle forze della Federazione Russa in Cecenia. Il raduno, documentato da NEP Prague, verrΓ proposto dall’emittente in una serie di video. Di seguito pubblichiamo il primo tra questi, corredato di sottotitoli in italiani realizzati da Francesco Benedetti
“Il Tribunale dell’Aia per Putin. Il Tribunale dell’Aia per la Russia. “ Sottotitoli in italiano
Lβ8 Aprile scorso la cittΓ ucraina di Kramatorsk Γ¨ stata colpita da un attacco missilistico che, con molta probabilitΓ , Γ¨ stato messo a segno dalle forze separatiste filo β russe del Donbass. La vicenda non Γ¨ ancora definitivamente chiarita, ma ciΓ² che Γ¨ certo Γ¨ che almeno due missili ad alto potenziale distruttivo hanno colpito la stazione ferroviaria cittadina, in quel momento affollata da centinaia di profughi in fuga dai combattimenti, provocando almeno cinquanta morti ed un numero imprecisato di feriti. Il copione Γ¨ tristemente simile a quello di molti altri bombardamenti missilistici occorsi in aree di guerra nelle quali le forze dellβesercito russo erano presenti, come operatori diretti o come consiglieri militari. CβΓ¨ nβΓ¨ uno, in particolare, che ricordiamo oggi: quello del 21 ottobre, passato alla storia come la βstrage del mercato di Groznyβ.
I PRIMI MISSILI DI PUTIN
Dalla fine di Agosto del 1999 lβaereonautica federale iniziΓ² a bombardare Grozny, preparando il terreno per lβinvasione di terra, la quale sarebbe scattata nellβOttobre seguente. La cittΓ , giΓ ridotta ad un cumulo di macerie dalla prima guerra, terminata appena tre anni prima, si trovΓ² ad affrontare un secondo martellamento, che divenne ancora piΓΉ catastrofico quando lβartiglieria campale russa occupΓ² le colline del cosiddetto Terek Ridge, godendo cosΓ¬ di una comoda postazione di tiro sulla capitale della ChRI. A dirigere lβinvasione cβera un βgiovaneβ Vladimir Putin, appena nominato Primo Ministro da un sempre piΓΉ debilitato Boris Eltsin.
Oltre ai piΓΉ di cento morti l’assalto provocΓ² dai 250 ai 500 feriti, molti dei quali gravissimi. Alcuni, caricati su mezzi di fortuna si diressero in convoglio verso l’Inguscezia, ma i numerosi checkpoint russi lungo la strada impedirono alla maggior parte di questi di raggiungere celermente gli ospedali ingusci. Il bombardamento provocΓ² una nuova ondata di profughi che dalla cittΓ iniziarono a defluire confusamente verso nord. Un convoglio di questi, dopo essere stato fermato e costretto a fare dietrofront, venne erroneamente bombardato dall’aereonautica federale, che lo aveva scambiato per un distaccamento militare.
I russi negarono qualsiasi coinvolgimento, dichiarando che le esplosioni fossero frutto di un regolamento di conti tra bande illegali o l’esplosione di un magazzino di armi adiacente al mercato, ma le numerose registrazioni video del luogo della strage, nelle quali erano ben presenti i resti di missili balistici ed i crateri da impatto delle loro testate, smentirono la versione del Cremlino. Si trattΓ² a tutti gli effetti di un bombardamento su obiettivi prevalentemente civili: anche ammettendo che nel bazar fossero in vendita delle armi, la stragrande maggioranza degli stand vendevano generi alimentari e vestiario, ed in quel momento erano affollati da civili in cerca di beni di consumo. Il bombardamento sollevΓ² la prima forte reazione da parte della comunitΓ internazionale: il Presidente del Parlamento Europeo, Lord Russell β Johnston, si disse βscioccatoβ ed accusΓ² il governo russo di violare i diritti umani e le leggi di guerra. Simili condanne giunsero dal Presidente dell’Unione Europea, il finlandese Paavo Lipponen, e dal Cancelliere tedesco Gerard Schroder. Il Consiglio d’Europa chiese a Putin di riferire quanto prima i suoi piani per porre fine al conflitto. Il Segretario di Stato americano Madeleine Albright definΓ¬ l’azione βdeplorevole ed inquietanteβ. Le proteste dei leader occidentali, blandamente supportate dall’ONU, non fermarono comunque lβinvasione.
VIdeo che mostra il bombardamento del Mercato di Grozny del 21 Ottobre 1999
Riportiamo di seguito un’intervista rilasciata il 7 Marzo 2022 da Umkhan Avtaev, nome di battaglia Muslim Cheberloevsky, comandante del Battaglione Sheikh Mansur, schierato in Ucraina dalla parte del governo di Kiev fin dal 2014. L’intervista Γ¨ stata rilasciata a Kavkaz Realii, testata on line specializzata sull’attualitΓ del Caucaso.
PREMESSA
In Ucraina si sta formando un nuovo distaccamento di ceceni, che resisterΓ all’aggressione militare russa. Le giΓ esistenti formazioni di volontari armati intitolate allo sceicco Mansur e intitolate a Dzhokhar Dudayev hanno rilasciato dichiarazioni sulla loro partecipazione alla guerra a fianco dell’esercito ucraino. CiΓ² non poteva che suscitare l’indignazione del funzionario Grozny: il capo della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha chiesto ai volontari di deporre le armi, e ha anche promesso mezzo milione di dollari per i capi dei capi delle formazioni.
– Se ce lo chiedi, non abbiamo bisogno di questa guerra per un solo minuto in nessuna parte del mondo. Questa guerra ci Γ¨ stata imposta. La Repubblica Cecena di Ichkeria, come altre repubbliche che si sono separate dall’Unione Sovietica durante il crollo, ha dichiarato la propria indipendenza e sovranitΓ . Da quel momento, abbiamo problemi con la Russia. Nel 1991-92 iniziarono sabotaggi, gli attentati, le esplosioni. E da allora sono stato coinvolto in tutto questo. Nel 1994, ufficialmente, la Russia, avendo perso la speranza in questi oppositori filo-russi in Cecenia, che erano stati riforniti e opposti alla nostra leadership, ci ha attaccata l’11 dicembre 1994. Γ passato molto tempo, ma la guerra continua.
Abbiamo vinto la prima guerra, il mondo intero lo sa. Con la seconda guerra, nel 1999, hanno tenuto conto dei loro errori, delle loro carenze, della coesione del popolo ceceno … Sebbene siano stati firmati accordi diversi, hanno firmato l’indipendenza l’uno dell’altro. Siamo stati costretti a lasciare la Cecenia per vari motivi. Abbiamo perso quattro presidenti! L’intero stato maggiore, i sopravvissuti, hanno lasciato la Cecenia. Alcuni sono tornati.
E quando Γ¨ scoppiata la guerra in Ucraina nel 2014, abbiamo deciso di partecipare al fianco dell’Ucraina e battere il nostro nemico comune.
β Dopo il conflitto del 2014, qualche anno dopo, le persone che erano nella tua rosa hanno iniziato ad avere problemi. Sono stati inseriti negli elenchi delle sanzioni . Ci sono garanzie per loro dall’Ucraina ora?
Miliziano del Battaglione Sheikh Mansur con un’arma anticarro sul fronte orientale (2022)
– Per cosa?
Putin stava pianificando un attacco a Kiev e al resto dell’Ucraina. Pertanto, quando Γ¨ stata annunciata una tregua a Minsk nel 2016-17, gli accordi, per tutto questo tempo si stavano preparando per un grande attacco. Anche se abbiamo detto ai nostri militari e al Servizio di sicurezza dell’Ucraina: non finirΓ cosΓ¬, si sono presi una pausa per i preparativi, l’abbiamo vissuto sul nostro territorio, nelle nostre guerre, non potete crederci per un secondo, dovete prepararvi.
Tutto questo Γ¨ stato ignorato dal servizio di sicurezza dell’Ucraina: dissero: “lo sappiamo, stiamo verificando” ma non c’era una preparazione specifica. E loro, oltre ai preparativi, volevano ripulire l’Ucraina dall’interno da noi, in modo che non aiutassimo, in modo che i volontari non si unissero a noi. Hanno corrotto qualcuno in alcuni livelli della SBU o della polizia. Volevano sbarazzarsi di noi con le loro mani. Sappiamo che ci sono molti soldi in mezzo. A loro Γ¨ stato affidato il compito: accusare queste persone di quello che vogliono ed espellerle. Nel 2018-20, i servizi speciali ucraini hanno consegnato due dei nostri combattenti alla Russia. Si aspettavano che se avessero cominciato a tradirci, il resto sarebbe scappato, se ne sarebbe andato, si sarebbe offeso. C’era una scommessa su questo.
Ma non siamo scappati, rendendoci conto che si trattava di un’operazione speciale dell’FSB, abbiamo cercato di spiegarlo agli ufficiali della SBU e siamo rimasti qui. Abbiamo detto: “Se siamo colpevoli, dimostrateci la nostra colpa”. Non hanno dimostrato, non c’erano prove. Quando hanno iniziato a cercare chi ci metteva in queste liste, non riuscivano a trovarne le generalitΓ . Gli ufficiali della SBU dicevano: “Non vi abbiamo messo noi in queste liste”. La polizia, la guardia di frontiera, il servizio di immigrazione dicevano la stessa cosa. Questo processo Γ¨ andato avanti negli ultimi sei mesi e non Γ¨ stata trovata l’ultima risorsa, ma sappiamo che questo Γ¨ il lavoro dell’FSB e di Kadyrov. Rendendoci conto di questo, non siamo andati da nessuna parte. Ci Γ¨ stato detto: “Andate in Turchia, in Europa, non vi impediamo di farlo”. Non siamo andati da nessuna parte, siamo rimasti, sapendo che stavano arrivando i guai. Ora siamo pronti a difenderci insieme agli ucraini. A difendere l’Ucraina, Kiev.
– Chi sono i tuoi nemici? Russia, russi, Kadyrov, Putin?
β A questo punto per me il principale nemico Γ¨ Putin, il suo regime e il suo entourage. Chi Γ¨ Kadyrov? Voi giornalisti avete gonfiato l’importanza di Kadyrov, come se fosse una persona indipendente! Kadyrov Γ¨ lo schiavo di Putin. Certo, ci offendiamo quando dicono: i ceceni hanno attaccato l’Ucraina, i ceceni ci hanno invasi. I ceceni non hanno invaso e non hanno attaccato. Mai nella storia i ceceni hanno avuto inimicizia con l’Ucraina. E non l’avranno neanche adesso. Questi sono bastardi che si definiscono ceceni… E noi, ceceni purosangue, siamo un po’ offesi. La Cecenia, che ha combattuto con la Russia in due guerre, ha perso 300mila abitanti su un milione! Altre 300.000 persone sono sfollate e vivono fuori dalla Cecenia. Questi sono i ceceni che possono definirsi veri ceceni. E questi bastardi sono gli scagnozzi di Putin.
– SΓ¬. Che importa? Era a capo del battaglione, ma era anche un kadyrovita, l’uomo di Putin. Con l’aiuto degli Yamadayev e di altri, i Kadyroviti salirono al potere, si rafforzarono e in seguito li uccisero loro stessi . Γ importante. Gli Yamadayev furono usati. La famiglia Kadyrov non ha avuto tali opportunitΓ e gli Yamadayev hanno combattuto la prima guerra dalla nostra parte. C’erano cinque o sei fratelli, erano molto coraggiosi.
[…] Erano pochi, 200-300 persone. Sono stati colpiti, hanno perso l’appetito e sono stati ritirati. Ma non per ritirarsi completamente dall’Ucraina, ma per prepararsi meglio. Sono stati inviati in Siria, dove si svolgevano i combattimenti. Sono stati addestrati, preparati per essere gettati qui. La scommessa principale di Putin era su di loro: sarebbero arrivati ββi Kadyroviti, tutti si sarebbero dati alla fuga e avrebbero portato tutto in movimento. Quello che sta succedendo oggi, lo vediamo. Sono portati come polli in questi campi. Non si arrendono e ne lanciano sempre di nuovi. E non ci sono solo ceceni. Hanno reclutato da tutto il Caucaso, hanno portato tutti qui sotto il marchio dei Kadyroviti.
– Come hai reagito all’informazione che un altro, giΓ il terzo battaglione di volontari, che includerΓ euro-Ichkeriani , si sta formando vicino a Leopoli?
– Prendiamo con noi persone che conosciamo personalmente o persone di cui ci fidiamo al 100%. Non prendiamo nessun’altro. Pertanto, abbiamo semplicemente rifiutato e rifiutiamo molti. Questo Γ¨ probabilmente il motivo per cui coloro che volevano unirsi a noi si sono rivolti da qualche altra parte. In ogni caso non interferisce. Che ci sia un’altra squadra. PiΓΉ Γ¨ meglio Γ¨, sarΓ solo piΓΉ facile per noi.
– Comunichiamo su alcuni problemi per telefono. SΓ¬, ha invitato i volontari a unirsi ai distaccamenti, lo abbiamo sostenuto, siamo pienamente d’accordo con questo. L’unico punto: correre da qualche parte Γ¨ una cosa, ma devi concludere una sorta di accordo in modo che dopo non ci siano problemi.
Nel 2014 siamo arrivati ββfrettolosamente, tutto era verbale, non c’erano documenti. Quelli che ci hanno chiamato qui per chiedere aiuto – i servizi segreti, si potrebbe dire, quelli ucraini – che si sono licenziati, che sono stati trasferiti. Senza documenti ufficiali, abbiamo una situazione del genere. Per evitare che ciΓ² accada di nuovo, stiamo cercando di elaborare questo momento – in modo che tutto sia conforme alla legge, in modo che ci sia ordine. In modo che alcune persone incomprensibili sotto questo marchio non arrivino qui. Per potersi fidare l’uno dell’altro.
Al raduno “Ichkeria Γ¨ viva!” a Kiev, Piazza Indipendenza, 13 agosto 2017. Nella foto – un membro di uno dei battaglioni ceceni con le strisce delle bandiere di Ichkeria e Ucraina
– Hai informazioni sul numero di ceceni morti nell’esercito russo?
– In alcuni articoli scrivono di te che ripaghi l’Ucraina per il fatto che gli ucraini hanno difeso l’indipendenza di Ichkeria. C’erano molti di questi ucraini?
Quando tutto questo Γ¨ iniziato qui, non siamo venuti qui sotto le bandiere di Zelensky o Poroshenko, non per sostenere qualche presidente o partito. Siamo venuti qui per aiutare il popolo ucraino, in modo che l’Ucraina non cadesse sotto l’influenza della Russia e fosse indipendente. Oggi qui si decide una svolta molto importante. Se l’Ucraina cade, cadranno tutte le repubbliche dell’ex URSS. I paesi indipendenti intorno alla Russia perderanno la loro possibilitΓ di libertΓ . Oggi, se l’Ucraina sopravvive, questa Γ¨ un’opportunitΓ per tutti. Comprendendo tutto questo, guardiamo oltre e vediamo oltre. Non siamo mai stati nemici e non credo che lo saremo in futuro. Speriamo di spezzare la schiena a questo regime del Cremlino. E questo inizierΓ la liberazione del nostro Caucaso e di tutto il popolo oppresso dalla Russia!
Tra il 20 ed il 22 Luglio del 2001 si tenne a Genova un vertice del G – 8 , il gruppo delle principali potenze economiche della Terra (G – 7) implementato (dal 1997 al 2013) dalla presenza della Russia. In vista di questo incontro, il Presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria, Aslan Maskhadov, inviΓ² una lettera ai rappresentanti di quei governi, che riportiamo integralmente, in italiano e in inglese.
Come nei riguardi delle parole di Dudaev sulla futura guerra in Ucraina, quelle di Maskhadov sull’ondivago rapporto delle democrazie occidentali con il regime di Vladimir Putin suonano tristemente concrete in questi giorni.
Aslan Mahadov (a sinistra) e Alexander Lebed (a destra) firmano gli Accordi di Khasavyurt
Se poteste sopportare di vedere il vero volto della Cecenia sotto l’agonia dell’occupazione russa, potreste sinceramente continuare a offrire tali lodi? Su una popolazione che un tempo contava un milione di persone, un ceceno su sette Γ¨ ora morto. 250.000 dei nostri civili sono rifugiati. Privi dei beni di prima necessitΓ , molti sono devastati da malattie e denutrizione, soprattutto anziani e giovani. PiΓΉ di 20.000 civili e membri della resistenza subiscono la prigionia nei nuovi Gulag, i cosiddetti campi di filtrazione. Costretti in condizioni disumanizzanti e primitive con poche o nessuna assistenza medica, il che supera di gran lunga i peggiori standard del sistema penale russo, la vita nei campi improvvisati vede l’uso sadico e sistematico della tortura. Bruciature con le sigarette, percosse paralizzanti, soffocamento, annegamento negli escrementi umani, mutilazioni con coltelli, scosse elettriche ad alto voltaggio e abusi sessuali sono solo alcune delle pratiche comuni. Alla fine molti prigionieri vengono uccisi. Sicuramente per alcuni questa deve essere una gradita liberazione dall’inferno.
Le nostre donne vengono spesso radunate a caso e violentate in gruppo. In una politica comune sulla terra bruciata, i villaggi vengono saccheggiati, poi rasi al suolo e i maschi normodotati, compresi i ragazzi di etΓ pari o inferiore a 15 anni, vengono portati via e scompaiono. Qualsiasi ceceno puΓ² essere arrestato senza accusa o ricevere la pena capitale senza processo. Le esecuzioni sommarie sono all’ordine del giorno per uomini, donne e bambini di tutte le etΓ . I corpi dei morti vengono spesso mutilati deliberatamente e lasciati in mostra, la loro sepoltura vietata. I nostri morti servono anche come nuova forma di moneta, con i soldati russi che costringono i parenti a pagare ingenti riscatti prima che possano ottenere i resti dei loro cari. Innumerevoli fosse comuni giacciono nascoste in un paesaggio costellato da villaggi rasi al suolo e rovine in fiamme. Le nostre infrastrutture non esistono piΓΉ. Solo nelle ultime due settimane una dozzina di villaggi nel sud-est e nell’ovest della Cecenia sono stati nuovamente terrorizzati, oltre 300 civili uccisi in una perquisizione sistematica e altre migliaia imprigionati, torturati e violentati. Abbiamo informato il Consiglio d’Europa, ma inutilmente. Questa Γ¨ la veritΓ piΓΉ oscura della realpolitik. Terrore, macellazione e follia sono il prezzo che paghiamo per garantire il pragmatismo della diplomazia internazionale.
Grozny distrutta dai bombardamenti
Nel 1945 avete sconfitto i mali del militarismo, del fascismo e del nazismo. Quelle nazioni tra voi che avevano dato vita al mostruoso colosso e all’olocausto della guerra mondiale, hanno giurato di non ripetere mai gli stessi errori fatali e si sono forgiati con uno spirito nuovo per stare con orgoglio tra le democrazie piΓΉ antiche. In oltre mezzo secolo di progressi insieme avete costruito nuove istituzioni per la comunitΓ delle nazioni, l’ONU, la NATO, l’UE e l’OSCE, tra gli altri organismi regionali e globali, volte a un futuro piΓΉ equo e piΓΉ sicuro. Avete impedito il giorno del giudizio di un conflitto nucleare e il vostro esempio ha abbattuto il muro di Berlino, sollevando il giogo del comunismo e ponendo fine a una lunga guerra fredda. Avete smantellato i vostri imperi coloniali e avete permesso che i popoli ex sudditi fossero liberi. Avete combattuto il razzismo in patria e all’estero e le vostre voci hanno contribuito a sconfiggere la macchia dell’apartheid. PiΓΉ e piΓΉ volte avete incoraggiato le virtΓΉ della democrazia a trionfare sulla dittatura. Forse soprattutto, a Norimberga hai risposto ai tuoi piΓΉ nobili istinti stabilendo lo stato di diritto ei diritti umani come principi inviolabili e universali che riterrebbero per sempre la barbarie responsabile di un codice di condotta civile.
Allora, com’Γ¨ possibile celebrare Slobodan Milosevic che finalmente affronta il giudizio all’Aia ma abbracciare Putin come un partner credibile? Com’Γ¨ possibile che vi siete mobilitati per affrontare la nuda aggressione durante la Guerra del Golfo, che siete intervenuti quando avete assistito alla pulizia etnica e alla ferocia in Bosnia, Kosovo, Timor e Sierra Leone e ora pronunciate raramente la parola Cecenia? Condannate e isolate il regime dello SLORC in Myanmar e i talebani in Afghanistan. Fate pressione sulla Cina per i suoi abusi in Tibet e la sua persecuzione di intellettuali dissidenti e seguaci religiosi, ma non dite nulla sull’omicidio di massa di civili ceceni. Praticate un’instancabile diplomazia cercando di assicurare la pace in Medio Oriente, Irlanda del Nord, Macedonia, Kashmir, Congo, persino in Sudan, dov’Γ¨ la vostra iniziativa di pace cecena?
Artiglieria russa spara nei dintorni di Tolstoy – Yurt, Novembre 1999
La ferocia che dobbiamo sopportare non Γ¨ nuova. Ricordiamo le miniere di sale di Stalin, le sue torri di guardia, il filo spinato e le tombe anonime. Il dolore dell’esodo e del genocidio lo abbiamo giΓ conosciuto. CosΓ¬ riconosciamo gli altri con i quali condividiamo una terribile fratellanza di orrore. Gli scheletrici ebrei e rom nei forni di Dachau e Auschwitz. La carne da baionetta di Nanchino. Gli antichi figli del Biafra dagli occhi sbarrati. La madre implorante e il bambino di fronte ai fucili a My Lai. Gli arabi di palude dell’Iraq soffocati dalle nuvole di gas mostarda. I tutsi del Ruanda massacrati sulla strada di Kigali dai coltelli dell’Interhamwe. Sono tutti i nostri fratelli e sorelle martiri nell’ereditΓ di un omicidio senza senso. Solo il nostro massacro, la nostra morte non Γ¨ di ieri, appartiene all’incubo vivente del presente. Quanti ceceni saranno morti nel tempo che impiegherete a leggere questa lettera? Quanti altri dovremo seppellire prima della fine del vostro vertice? Non mancate di parlare, per amore dell’umanitΓ e della giustizia agite ora sulla vostra coscienza o nel tempo anche la storia vi segnerΓ con una pagina di vergogna. Se continuate a restare inerti mentre il mio popolo svanisce in un bagno di sangue, se non agite con convinzione e determinazione come avete fatto in Ruanda, i fantasmi ceceni macchieranno il vostro onore come fanno con quello russo.
Possa Dio concedervi la saggezza e la visione per servire la causa della pace e della giustizia
Rispettosamente
Aslan Maskhadov
Presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria
ENGLISH VERSION
Dear Excellencies,
I, Aslan Maskhadov, the democratically elected President of the Chechen Republic of Ichkeria, write this desperate appeal in the name of my people, the victims of a genocidal war whose daily murder has yet to awaken the conscience of the world you lead. We are as wretched, bloody and enslaved as you are rich, mighty and free. You will soon gather in Genoa amidst the splendor and ceremony that befits your place in the front rank of nations. Guards of honour will salute you, you will meet in palaces and the world will listen to your every word. But I write you from a killing ground putrid with slaughter and like my brethren I remain a hunted man in my own country. I too won the privilege and responsibility of leading my nation from the ballot box, but Moscow calls me a bandit, a terrorist and a criminal. Beyond the confines of my tiny country, my words seem to count for little, just as the anguished cry of my people still astonishingly leaves you mute and deaf. So I will continue to write until the silence is pierced.
You will join in your summit to consider debt relief for the impoverished developing world. This is a laudable aim, and it is the hope no doubt of countless millions that humanitarian concern motivates the strong to seek an end to indentured misery for the weak. But if you acknowledge the quiet violence of poverty upon the destitute and the hungry why do you turn away from us? We who die in the flames of the Kremlinβs dirty war, are we less worthy of compassion? What has made us invisible to you? I fear I know the answer. I fear the cold exigencies of realpolitik ensure your inaction and seal our fate. Lest you damage an uncertain relationship with a fragile and volatile new Russia, you are willing to overlook the annihilation of my people. In your eyes, for the sake of larger interests we are an expendable nation. So you grant a seat at the table to an honoured guest, Russian President Vladimir Putin, and shake his hand as the leader of a great democracy, applauding him as a reformer who shares your values.
Fossa comune in Cecenia
If you could stand to see the true face of Chechnya under the agony of Russian occupation, could you sincerely continue to offer such praise? Out of a population that once numbered a million, one in seven Chechens is now dead. 250,000 of our civilians are refugees. Bereft of the most basic necessities, many are ravaged by disease and malnutrition, especially the elderly and the young. More than 20,000 civilians and resistance members endure imprisonment in the new Gulags, the so-called filtration camps. Held in dehumanizingly foul and primitive conditions with little or no medical care that far exceed the worst standards of the Russian penal system, life in the improvised camps sees the sadistic and systematic use of torture. Burning with cigarettes, crippling beatings, suffocation, drowning in human excrement, mutilation with knives, high voltage electric shock and sexual abuses are only some of the common practices. Many prisoners are ultimately killed. Surely for some this must be a welcome deliverance from hell.
Our women are often rounded up at random and gang raped. In a common scorched earth policy villages are looted then razed and the able bodied males including boys 15 and under are swept up and disappeared. Any Chechen can be arrested without charge or receive capital punishment without trial. Summary executions are an everyday occurrence for men, women and children of all ages. The bodies of the dead are often deliberately mutilated and left on display, their burial forbidden. Our dead also serve as a new form of currency, with Russian soldiers forcing relatives to pay large ransoms before they can obtain the remains of their loved ones. Countless mass graves lie hidden in a landscape dotted by flattened villages and burning ruins. Our infrastructure no longer exists. Only in the last two weeks a dozen villages in south eastern and western Chechnya were again terrorised, over 300 civilians murdered in a systematic sweep and thousands more imprisoned, tortured and raped. We informed the Council of Europe but to no avail. This is the darker truth of realpolitik. Terror, butchery and madness is the price we pay to ensure the pragmatism of international diplomacy.
In 1945 you defeated the evils of militarism, fascism and Nazism. Those nations among you that had given birth to the monstrous juggernaut and holocaust of world war, vowed never to repeat the same fatal errors and forged yourselves in a new spirit to stand proudly among the elder democracies. Over half a century of progress together you built new institutions for the community of nations, the UN, NATO, the EU, and the OSCE, among other regional and global bodies, aimed towards a more equitable and safer future. You prevented the doomsday of a nuclear conflict and your example brought down the Berlin Wall, lifting the yoke of communism and ending a long cold war. You dismantled your colonial empires and allowed former subject peoples to be themselves. You fought racism at home and abroad and your voices helped to vanquish the stain of apartheid. Time and again you fostered the virtues of democracy to triumph over dictatorship. Perhaps above all, at Nuremberg you responded to your most noble instincts establishing the rule of law and human rights as inviolable, universal principles that would forever hold barbarism accountable to a civilised code of conduct.
So how is it that you celebrate Slobodan Milosevic at last facing judgement at the Hague but embrace Putin as a credible partner? How is it possible that you mobilised to confront naked aggression during the Gulf War, intervened when you witnessed ethnic cleansing and savagery in Bosnia, Kosovo, Timor and Sierra Leone and now seldom even utter the word Chechnya? You condemn and isolate the SLORC regime in Myanmar and the Taliban in Afghanistan. You pressure China over its abuses in Tibet and its persecution of dissident intellectuals and religious followers, but you say nothing about the mass murder of Chechen civilians. You practice tireless diplomacy trying to secure peace in the Middle East, Northern Ireland, Macedonia, Kashmir, the Congo, even the Sudan, where is your Chechen peace initiative?
In the name of a dying nation I beg you not to forsake us any longer. I ask that you collectively take steps to foster the resumption of peace negotiations and the enactment of an immediate cease-fire guaranteed and monitored by neutral parties. I beseech you further to demand in accordance with international law the deployment of desperately needed humanitarian aid, health and medical personnel. I further implore you to seek the return without hindrance of NGO human rights investigators, observers from international institutions and all members of the global press currently being barred from entering Chechnya. I appeal to you as leaders of the free world to muster the moral courage in keeping with the democratic traditions you represent and have sworn to uphold to pressure Russia to cease its extermination of my country, to hold it accountable for genocide, and to impose sanctions if Moscow will not desist.
The savagery we must bear is not new. We remember Stalinβs salt mines, his guard towers, barbed wire and unmarked graves. The pain of exodus and genocide we have known before. So we recognise the others with whom we share a terrible kinship of horror. The skeletal Jews and Romany in the ovens of Dachau and Auschwitz. The bayonet fodder of Nanjing. The ancient, wide-eyed children of Biafra. The pleading mother and baby facing the rifles at My Lai. The marsh Arabs of Iraq choked by the clouds of mustard gas. The Tutsi of Rwanda butchered on the Kigali road by the knives of the Interhamwe. They are all our martyred brothers and sisters in the legacy of senseless murder. Only our slaughter, our death is not yesterdayβs, it belongs in the living nightmare of the present. How many Chechens will have died in the time you take to read this letter? How many more must we bury by the time your summit is over? Do not fail to speak, for the sake of humanity and justice act now upon your conscience or in time history will also mark you with a page of shame. If you continue to stand idly by while my people vanish in a bloodbath, if you fail to act with conviction and resolve as you did in Rwanda, Chechen ghosts will stain your honour as surely as they do Russiaβs.
May God grant you the wisdom and vision to serve the cause of peace and justice.
Respectfully,
Aslan Maskhadov President of the Chechen Republic of Ichkeria
POLITICA NAZIONALE – A seguito di grosse polemiche inerenti il comportamento dei suoi membri, il Parlamento revoca lo status di βistituzione stataleβ al Mekhk Khelβ, il Consiglio degli Anziani di medievale memoria riconosciuto dal Parlamento come un corpo dello Stato nel Dicembre 1991. Nel corso di due mesi lβistituzione, guidata dallβanziano Akhmed Adizov, si Γ¨ resa odiosa tra la popolazione civile e tra i parlamentari per i metodi aggressivi con i quali tenta di imporre nomine istituzionali e garantire avanzamenti di carriera ai suoi membri nelle aziende di stato.
3 Febbraio
TENSIONI SOCIALI β a Malgobek si verifica un violento scontro a fuoco tra residenti locali. Si tratta di una resa dei conti per una serie di omicidi iniziata nel maggio dellβanno precedente, e proseguita secondo le leggi criminali della faida di sangue.
4 Febbraio
POLITICA NAZIONALE β Secondo un sondaggio pubblicato dal Servizio Stampa Presidenziale, lβ81% dei cittadini ceceni si fida del Presidente della Repubblica, il 77% si fida del Parlamento eletto il 27 Ottobre 1991, mentre soltanto il 7% apprezza lβoperato del Mekhk β Khel. La maggioranza degli intervistati sostiene che questβultimo dovrebbe essere sciolto e rieletto. Riguardo ai rapporti con la Russia, piΓΉ del 60% degli intervistati teme un intervento del governo di Mosca, mentre soltanto il 3% respinge questa ipotesi.
TENSIONI SOCIALI β Nella notte viene assaltato da ignoti un deposito della Milizia del Ministero degli Interni russo. Vengono saccheggiate tremila armi da fuoco e 184.000 cartucce, oltre a tonnellate di suppellettili e vettovaglie.
5 Febbraio
POLITICA NAZIONALE β Si svolge il giuramento solenne delle prime unitΓ dellβesercito regolare ceceno. Con Decreto Presidenziale il Presidente Dudaev licenzia i coscritti reclutati nel 1990 ed ordina la leva 1991, per una nuova generazione di giovani militari.
Forze regolari della Repubblica Cecena di Ichkeri
6 Febbraio
POLITICA NAZIONALE – Il primo stormo aereo dellβaeronautica repubblicana, al comando del Primo Collaudatore Khairuddin Visangiriev, tiene una dimostrazione di volo sui cieli di Grozny.
POLITICA ESTERA β Tensioni al confine tra il Distretto di Nozhai β Yurt e la Repubblica del Daghestan. Residenti ceceni lamentano il fatto che alcune delle terre espropriate durante lβArdakhar non siano mai state restituite alla Cecenia, ma permangano entro i confini del Daghestan. Le autoritΓ Daghestane si dichiarano disposte a risolvere il problema su base negoziale inter β statale.
7 Febbraio
TENSIONI SOCIALI β Nella notte una banda armata composta da decine di uomini attacca una base militare della milizia dipendente dal Ministero degli Interni russo, riuscendo a sopraffare le guardie (LEGGI L’APPROFONDIMENTO QUI). Durante la sparatoria il deposito di munizioni della caserma esplode, provocando ingenti danni. Dieci tra gli aggressori rimangono uccisi, nessuno tra i difensori, il che lascia immaginare che lβazione sia stata in qualche modo concordata con la guarnigione a difesa del presidio. La base, rimasta senza protezione, viene invasa da una folla di centinaia di civili, ansiosi di raccogliere armi ed altri oggetti di valore. Vengono trafugati almeno 300 fucili mitragliatori, oltre ad una grande quantitΓ di munizioni. Molti civili, nel tentativo di penetrare la base saltano su mine antiuomo poste a protezione, finendo allβospedale in gravi condizioni. Il governo ed il parlamento ceceno accusano la Russia di aver orchestrato lβazione. Il Ministro della Stampa e dellβInformazione, Movladi Ugudov, dichiara che tali provocazioni sono riferite al previsto ritiro delle forze armate russe dal territorio ceceno. Rispetto a questo Ugudov dichiara che il governo di Grozny ha proposto un piano di ritiro ordinato delle unitΓ militari, al quale si opporrebbero le alte gerarchie del Cremlino, desiderose di trascinare la Repubblica nel caos.
8 Febbraio
TENSIONI SOCIALI – Si registrano numerosi attacchi alle basi militari russe in Cecenia. Dudaev incolpa provocatori russi, ed in particolare il comandante della guarnigione di Grozny, Generale Sokolov. Il Parlamento concede al Presidente poteri dβemergenza per frenare il caos. Tali poteri sono accordati dallβ8 Febbraio allβ8 Marzo 1992.
10 Febbraio
TENSIONI SOCIALI – Dudaev impone il coprifuoco a Grozny per trenta giorni. Le formazioni militari sono messe in stato di allerta. La Guardia Nazionale viene schierata intorno al perimetro dei presidi militari, mentre il Ministro degli Interni, Umalt Alsultanov, mobilita in supporto le unitΓ speciali della polizia antisommossa. Il Viceministro dellβInterno, Udiev, viene nominato Commissario Militare responsabile dellβattuazione del coprifuoco.
11 Febbraio
TENSIONI SOCIALI β Il comandante delle forze russe in Cecenia, Sokolov, dichiara piena adesione alle direttive del governo ceceno e βintesa completaβ con il Presidente Dudaev. Egli inoltre smentisce le voci di un piano di allontanamento delle famiglie degli ufficiali da Grozny, bollandole come βbugieβ.
Il Ministro della Stampa e dellβInformazione Ugudov dichiara che le recenti aggressioni alle basi militari sono frutto di un piano ordito dai resti della nomenklatura sovietica appoggiata da elementi mafiosi, con lo scopo di gettare la Repubblica nel caos e sabotare il processo di autodeterminazione del popolo ceceno.
Il Presidente della Commissione Difesa e Sicurezza del Parlamento, Ibragim Suleimenov, dichiara che le tensioni dei giorni scorsi sono da attribuirsi a βforze β ombra mafioseβ che tentano di avvantaggiarsi del disordine determinato dagli eventi della Rivoluzione Cecena. Egli esclude la possibilitΓ di un coinvolgimento esterno, dicendosi sicuro che il βnemicoβ sia βinternoβ e che non ci sia bisogno di cercarne uno fuori dai confini del paese.
Il Consiglio degli Anziani, riunitosi a Grozny, condanna le azioni violente ed invita i cittadini alla calma. Lβassemblea, cui partecipano anche i capi dei villaggi rurali, rivendica il suo ruolo di agente moderatore nel riportare la popolazione alla calma ed impedire ulteriori disordini.
POLITICA NAZIONALE β Il Presidente Dudaev presenzia ai funerali del Maggior Generale dellβAviazione inguscio Salambek Oskanov, deceduto tragicamente il 7 Febbraio scorso durante un volo di addestramento. Insieme a Dudaev intervengono il Vicepresidente della Federazione Russa Alexander Rutskoi ed il Presidente del Consiglio Distrettuale locale, Ruslan Tatiev. Il funerale dellβalto ufficiale russo Γ¨ lβoccasione per tutti e tre i politici per lanciare un appello alla popolazione ed alle istituzioni coinvolte nella crisi russo/cecena, affinchΓ¨ il buonsenso e la collaborazione prevalgano sulle divisioni che alimentano i conflitti sociali e politici.
il Maggior Generale Sulambek Oskanov
12 Febbraio
POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento decreta lβistituzione della Cittadinanza Cecena, attribuibile tramite uno specifico timbro sui vecchi passaporti sovietici ancora in circolazione presso la popolazione. La procedura Γ¨ resa obbligatoria per tutti i funzionari pubblici.
POLITICA NAZIONALE β In un discorso alla TV di Stato il Presidente Dudaev si scaglia contro la leadership russa, definita βSciovinistaβ. Liberando il popolo russo da ogni responsabilitΓ , Dudaev dichiara che lβattuale governo di Mosca usa il principio del βdivide et imperaβ per mettere i popoli caucasici lβuno contro lβaltro e spingerli a confrontarsi tra loro, in modo da impedire che si uniscano in unβunica grande forza regionale capace di tenere testa alle ambizioni imperiali del Cremlino. Il discorso chiude con un appello a tutti i popoli del Caucaso affinchΓ¨ si costituisca un grande raggruppamento politico in grado di difendere lβindipendenza dei popoli non β russi che abitano la regione.
14 Febbraio
POLITICA NAZIONALE – Il COFEC implementa in maniera consistente i beni di prima necessitΓ acquistabili dai cittadini con la tessera annonaria, con lβintento di combattere la crisi alimentare che si sta abbattendo sulla repubblica.
Il Presidente del COFEC, Mamodaev, dichiara che tale aumento sarΓ garantito da contratti di scambio tra la Repubblica Cecena, lβUcraina ed il Territorio di Stavropol, cui verranno consegnati prodotti petroliferi in cambio di generi alimentari di base.
Il Presidente del Comitato Nazionale per la Gestione Operativa dell’Economia (COFEC) Yaragi Mamodaev
17 Febbraio
POLITICA NAZIONALE – Il Parlamento introduce la nazionalitΓ come requisito essenziale per ricoprire incarichi pubblici. Il meccanismo per lβottenimento della cittadinanza rimane semplificato, a causa del fatto che non sono ancora disponibili documenti ufficiali della Repubblica.
Proseguono i negoziati politici per la costituzione del primo governo di fiducia parlamentare. Ad oggi risultano nominati una decina di ministri tra i quali il Ministro della Stampa e dellβInformazione, Ugudov, il Ministro dellβInterno, Alsultanov, il Ministro della Cultura, il famoso ballerino Mahmoud Esambaev, e il Ministro dellβIstruzione, Yandarov.
18 Febbraio
POLITICA ESTERA – Zviad Gamsakhurdia tiene una conferenza stampa a Grozny, durante la quale rivendica il suo diritto di rappresentare la Repubblica di Georgia e dichiara illegittima la giunta militare che lo ha deposto. Gamsakhurdia definisce la sua visita in Cecenia come un incontro bilaterale tra due legittimi governi, e rifiuta di riconoscersi un rifugiato politico, dichiarando invece di essere nel pieno possesso dei suoi poteri costituzionali, solo temporaneamente usurpati da una giunta golpista. Riguardo al tema del riconoscimento formale della Repubblica Cecena da parte della Georgia, Gamsakhurdia afferma di aver giΓ predisposto un decreto presidenziale che richiederΓ lβapprovazione del Parlamento, e si dice fiducioso che ciΓ² avverrΓ non appena la situazione politica sarΓ pacificata.
POLITICA ESTERA β Dudaev e Gamsakhurdia intrattengono una lunga riunione al termine della quale emettono un comunicato congiunto. Il tema centrale di tale incontro Γ¨ la costituzione di una realtΓ politica (e militare) caucasica in grado di tutelare gli interessi dei popoli del Caucaso dalle ambizioni imperiali della Russia.
20 Febbraio
POLITICA NAZIONALE β Con Decreto Presidenziale numero 13 viene introdotta unβulteriore misura di calmierazione dei prezzi, limitando i margini di ricavo sulla vendita di numerosi prodotti in misura oscillante tra il 4 ed il 35%, e sostenendo la calmierazione con un contributo prelevato dal budget dello Stato. Il Ministero dellβEconomia, di concerto con lβassociazione agricola di categoria, dovranno stabilire prezzi fissi per i prodotti agricoli di largo consumo.
Con Decreto Presidenziale numero 15 il Comitato di Stato per la Privatizzazione ed il Comitato di Stato Antimonopolio vengono soppressi, ed i loro compiti e documenti sono assorbiti dal Ministero delle Finanze. Questa misura Γ¨ volta a razionalizzare la spesa pubblica in vista di ulteriori contrazioni del bilancio. I conti correnti a disposizione dei due comitati vengono assorbiti dal Fondo per la Difesa della Repubblica Cecena.
23 Febbraio
CULTURA β In tutta la Cecenia si tengono le commemorazioni per lβanniversario della deportazione del 1944. Il Parlamento vara una legge che istituisce il 23 Febbraio come giorno di lutto nazionale.
25 Febbraio
CONFLITTI SOCIALI – In una conferenza stampa il Ministero degli Interni Umalt Alsultanov comunica i risultati del coprifuoco imposto da Dudaev. Sono state sequestrate 80 armi leggere, tra le quali 23 mitragliatrici e fucili mitragliatori, 17 pistole e 9 granate. PiΓΉ di 1000 persone sono state denunciate, e 40 criminali in fuga arrestati. Le operazioni hanno coinvolto unitΓ della polizia, della guardia nazionale e volontari βafghaniβ, ex militari dellβesercito sovietico rientrati volontariamente in servizio. Il dato relativo ai sequestri Γ¨ piuttosto modesto, ma secondo quanto dichiarato dal Ministro il numero di crimini in termini assoluti Γ¨ calato di un terzo dal Novembre 1991.
POLITICA NAZIONALE – Con il Decreto numero 34 βSullβesecuzione delle sentenze dei tribunali e delle corti arbitrali straniere nella Repubblica Cecenaβ, il Presidente Dudaev diffida i giudici a dare seguito a sentenze emesse da corti di paesi i quali non hanno riconosciuto la Repubblica Cecena o con i quali la Repubblica non abbia un accordo di cooperazione giudiziaria. Con questo provvedimento si usa la Magistratura come arma coercitiva nei confronti dei governi stranieri, tentando di forzare il riconoscimento della Cecenia facendo leva sulla velata minaccia di trasformare il paese in un βbuco nero giudiziarioβ.
26 Febbraio
ESTERI β In risposta alle accuse di sostenere la fazione di Gamsakhurdia nella guerra civile in corso in Georgia, il Presidente Dudaev, il Ministro della Stampa e dellβInformazione Ugudov ed il Parlamento dichiarano la completa estraneitΓ del governo ceceno a qualsiasi azione di natura violenta o terroristica.
Zviad Gamsakhurdia a Grozny nel 1992
27 Febbraio
CRISI RUSSO/CECENA – Durante unβoperazione congiunta di polizia con le forze del Ministero degli Interni russo sei veicoli blindati vengono βtrafugatiβ e βritrovatiβ da un reparto della Guardia Nazionale, che li trattiene in βcustodiaβ. Nei primi due mesi dellβanno sono state registrate molte sparizioni di materiale militare dalle basi dellβesercito russo.
NEGOZIATI RUSSO/CECENI – Il Parlamento della Repubblica autorizza lβapertura di un ciclo di negoziati con la Russia. Gli incontri si terranno a Sochi.
28 Febbraio
ECONOMIA β Unβindagine sociologica pubblicata sui principali quotidiani della Repubblica rileva che il 16% della popolazione non possiede mezzi economici necessari ad affrontare il repentino rialzo dei prezzi occorso con la liberalizzazione appena avviata. Quasi il 50% degli intervistati sostiene di avere a disposizione risorse sufficienti per un massimo di tre mesi.
Il 26 Febbraio il Presidente del Gabinetto dei Ministri della Repubblica Cecena di Ichkeria, Akhmed Zakayev, ha proclamato in piazza che il governo stava progettando la formazione di unitΓ armate da inviare in supporto allβesercito ucraino per sostenerne gli sforzi bellici. Nel paese, comunque, giΓ combattono reparti leali ad Ichkeria e che ne rivendicano una continuitΓ ideale. Si tratta dei battaglioni Dzhokhar Dudaev e Sheikh Mansour, attivi giΓ da anni sul fronte del Donbass ed ora impegnati a contrastare lβinvasione russa.
DALLA CECENIA ALLβUCRAINA
Lo scoppio di Euromaidan e la crisi politica che investΓ¬ lβUcraina, lβinvasione russa della Crimea e la secessione delle regioni russofone di Lugansk e Donec, tra la fine del 2013 ed i primi mesi del 2014, produssero fermento tra la diaspora cecena in Ucraina, direttamente interessata dagli eventi, e tra i superstiti delle forze armate della Repubblica Cecena di Ichkeria in esilio allβestero. Il sentimento di opposizione allβimperialismo russo, unito al senso di vicinanza maturato tra gli indipendentisti ceceni, dovuto in parte al supporto offerto, a suo tempo, da un gruppo di volontari ucraini che aveva preso parte alla Prima Guerra Russo β Cecena (1994 β 1996) fece sΓ¬ che tra i ranghi dei sostenitori della ChRI maturasse lβidea di unirsi alla lotta, inquadrandosi in un battaglione nazionale ceceno. Lβidea fu messa in atto da uno dei piΓΉ noti ufficiali dellβesercito ceceno ancora in vita, il Generale di Brigata Isa Munaev, giΓ Commissario Militare per il Quartiere Zavodskoy di Grozny (dopo la riconquista della Capitale cecena, nellβAgosto del 1996), Capo dellβUfficio del Ministero per la Sicurezza dello Stato nel Quartiere Zavodskoy (tra il 1998 ed il 1999) e Comandante della Guarnigione di Grozny allo scoppio della Seconda Guerra Russo β Cecena. Egli, dopo aver combattuto durante la Battaglia per Grozny nellβinverno del 1999, aveva combattuto contro le forze federali fino al 2006, rimanendo a Grozny e portando avanti azioni di sabotaggio contro le forze di Mosca, e contro le unitΓ di polizia del governo collaborazionista. Di carattere duro e poco incline al riso, secondo quanto riferito da Mayrbek Vatchagaev, Segretario di Stampa del Presidente Aslan Maskhadov, Era sempre molto teso ed era chiaro che non dovevi scherzare con lui. Nessuno ha provato a scherzare con lui. Secondo me era l’unico di cui lo stesso Arbi Baraev aveva paura , vivevano nello stesso villaggio e Baraev riuscΓ¬, pur vivendo in questo villaggio, a non incrociarlo mai.
Isa Munaev (a sinistra) e Muslim Cheberloevsky (a destra)
Il Battaglione Dudaev fu schierato in Donbass, dove partecipΓ² alle cruente Battaglie per Ilovaisk e, dopo che il corpo dβarmata di cui faceva parte finΓ¬ chiuso in una sacca, agli aspri combattimenti per il Saliente di Debaltsevo. Munaev guidΓ² personalmente il Battaglione, composto non soltanto da ceceni, ma anche da Tartari, Azeri, Daghestani, Ingusci e Ucraini, trasmettendo loro le esperienze acquisite durante le due guerre combattute in Cecenia. Soprattutto quando, allorchΓ¨ le parti si accordarono per un pacifico deflusso delle forze leali a Kiev da Ilovaisk, lβartiglieria russa si mise a borbardare il nemico in fuga, facendone strage. Rispetto a questo Munaev dichiarΓ²: Lo sappiamo: se i russi accordano un corridoio, Γ¨ soltanto per bombardarlo. Le operazioni durarono dallβestate del 2014 alla fine di Febbraio del 2015 e, proprio negli ultimi giorni di combattimento, cadde, colpito da un mortaio, lo stesso Isa Munaev. A sostituirlo giunse Adam Osmaev, anchβegli esule, il quale comandΓ² lβunitΓ fino alla fine di Aprile del 2015. Insieme a lui operΓ² la moglie, Amina Okueva, la quale sarebbe morta nel 2017 a seguito di un attentato ai danni di suo marito.
Il Comitato di Stato per la De – Occupazione della Repubblica Cecena di Ichkeria ha appena concluso la sua riunione di emergenza a Bruxelles, la Capitale del Belgio. I membri del Comitato sono venuti quΓ¬ per questo incontro da diversi paesi europei, in particolare da Germania, Francia, Svizzera, Austria e Polonia. Personalmente, sono giunto dal Londra.
Vorrei esprimere la mia gratitudine alle autoritΓ belghe che hanno assicurato la sicurezza di questo evento.
La principale agenda del nostro incontro era relativa alla discussione riguardo al supporto che possiamo dare al fraterno popolo ucrainocontro l’aggressione russa. Vorrei far notare che il 90% dei membri del nostro comitato hanno esperienza di combattimento contro la Russia. Abbiamo discusso dei rapporti presentati al nostro incontro da tanti ceceni che sono costretti a vivere in diversi paesi europei, i quali hanno sostenuto i membri del nostro comitato ed hanno dichiarato che vogliono andare in Ucraina ed unirsi a questa battaglia per la libertΓ .
In questo contesto, vorrei rivolgermi al Presidente dell’Ucraina ed al comandante in capo dell’esercito ucraino, Zelensky. In ordine a supportare la guerra di liberazione del fraterno popolo ucraino, ed a condannare i perfidi attacchi dell’esercito russo sul suolo ucraino, il Comitato di Stato della Repubblica Cecena di Ichkeria ha assunto le seguenti decisioni:
Il Comitato di Stato della Repubblica Cecena di Ichkeria Γ¨ pronto a formare un’unitΓ militare volontaria tra i cittadini della Repubblica Cecena di Ichkeria. Per poter fornire questo supporto, Γ¨ necessario firmare un accordo di cooperazione militare tra il governo della Repubblica Cecena di Ichkeria ed il governo dell’Ucraina. Questo Γ¨ un passaggio necessario per i nostri volontari per poter essere protetti nel contesto della Convenzione di Ginevra. Come ceceni e come governo legittimo, saremo onorati di supportare la guerra di liberazione del popolo ucraino.
Sfortunatamente, uno e un solo popolo che si Γ¨ offerto di dare supporto militare al popolo ucraino per la sua libertΓ sono i ceceni che vivono in Europa. Vorrei ricordarvi che ci sono trecentomila ceceni in Europa, oggi. Sono sicuro che la nostra iniziativa attrarrΓ l’attenzione di altri popoli come un esempio positivo, e che questi ci seguiranno in questo supporto. Sono pronto a recarmi in qualsiasi cittΓ ucraina per chiarire questa questione.
L’Ucraina VincerΓ !
ENGLISH VERSION
The State Committee for the Deoccupation of Chechen Republic Ichkeria has just concluded its emergency meeting in Brussels, the capital of Belgium. Committee members came here for this meeting from different countries in Europe, especially Germany, France, Switzerland, Austria and Poland. I personally came from London. I would like to express my gratitude to the Belgian authorities who ensured the safety of this event.
The main agenda of our meeting was to discuss the support that we can give to the brotherly Ukrainian people against the Russian aggression. I would like to point out that 90% of the members of our committee have experience in our fight against Russia. We’ve discussed on the reports which are presented in our meeting that many Chechens who have forced to live in different European countries, applied to our committee members and declared that they wanted to go Ukraine and join their fight for freedom.
In this context, I would like to address tothe President of Ukraine and the chief commander of the Ukrainian army, Zelensky. In order to support the liberation war of the brotherly Ukrainian people and to condemn the perfidious attacks of the Russian army on the Ukrainian soil, the State Committee of the Chechen Republic of Ichkeria took the following decisions:
The State Committee of the Chechen Republic of Ichkeria is ready to form voluntary military units among the citizens of the Chechen Republic of Ichkeria. In order to be able to give this support, it is necessary to sign an agreement on military cooperation between the government of the Chechen Republic of Ichkeria and the government of Ukraine. This is a necessary step for our volunteers to be protected within the context of the Geneva Convention. As Chechen people and the legitimate Chechen government, we will be honored to support the liberation war of the Ukrainian people.
Unfortunately, so far, one and only people who have offered to give military support to the Ukrainian people for their freedom are the Chechens who live in Europe. I would like to remind you that there are 300 thousand Chechens living in Europe today. I am sure that our initiative will attract the attention of other peoples as a positive example and they will follow us in this support. I am ready to go any city of Ukraine urgently to clarify this matter. Victory will be Ukraine’s.
Chairman of the State Committee for the Deoccupation of Chechen Republic Ichkeria Akhmed Zakayev
Nel 1995, durante la Prima Guerra Cecena, Dzhokhar Dudaev rilasciΓ² un’intervista (della quale alleghiamo il link) che, alla luce degli eventi in corso in Ucraina, potremmo definire profetica. Parlando degli appetiti imperiali di Mosca, da lui definiti “Russismo”, Previde uno scontro “mortale” tra Russia e Ucraina. Ne riproponiamo oggi una traduzione in Inglese, a cura di Inna Kurochkina, e la sua trascrizione in italiano.
Of course, Russia’s plans and appetites have been always wide. But they stopped in Afghanistan.
You know, as in a joke: An Ant goes bandaged, and a mosquito asks.“What’s the matter with you, Murik, dear? What happened?” – “Yes … There was a case … I wanted to taste a firefly, but I ran into a cigarette butt.”
That’s how they ran into Afghanistan. And their appetite has waned a bit. And when they failed in Afghanistan, they decided to change their policy, to win Europe over to their side, ideologists and politicians. And Russia started to flirt with Europe. To intensify their influence up to the Indian Ocean, the Middle East, the Bosphorus, the Red Sea, and then slap Europe as well. Then Afghanistan, and then other difficulties, and now also Ichkeria. Ichkeria reduced Russia’s appetite a little, but did not stop.
There will still be a massacre in Crimea. Ukraine will still clash with Russia…deadly… As long as “Rusism” exists, it will never give up its ambitions. Right now, “Slavic” plan is there … under this brand, they want to crush Ukraine and Belarus again, as in the old days. Russia wants to get stronger. Now no one wants to be with Russia and in an alliance, either in the military… not only in the military… in the economic, and in the political, and even in the trade sense.
Because they have studied well.
TRADUZIONE ITALIANA
Ovviamente, i piani e gli appetiti russi sono sempre stati voraci. Ma furono frustrati in Afghanistan.
Sai, come in quella barzelletta: una formica si aggira, tutta bendata, ed una zanzara gli chiede: “Che ti succede, Murik Caro? Cosa Γ¨ successo?” – “Si, Γ¨ successa una cosa…volevo assaggiare una lucciola, ma sono finito addosso ad un mozzicone di sigaretta”
E’ cosΓ¬ che finirono in Afghanistan. E il loro appetito fu ridotto un po’. A quando fallirono in Afghanistan, decisero di cambiare la loro politica, per battere l’Europa sul suo terreno, ideologico e politico. E la Russia iniziΓ² a flirtare con l’Europa, per intensificare la sua influenza nell’Oceano Indiano, nel Medio Oriente, nel Bosforo, nel Mar Rosso, per poi prendere a schiaffi per bene l’Europa. Poi l’Afghanistan, e ancora altre difficoltΓ , e ora anche l’Ichkeria. l’Ichkeria ha ridotto un po’ gli appetiti russi, ma non li ha fermati.
Ci sarΓ ancora unmassacro in Crimea. L’Ucraina si scontrerΓ nuovamente contro la Russia, mortalmente…finchΓ¨ esisterΓ il Russismo, questo non rinuncerΓ mai alle sue ambizioni. In questo momento, il piano “Slavo” Γ¨ lΓ¬…sotto questo marchio, vogliono schiacciare un’altra volta Ucraina e Bielorussia, come ai vecchi tempi. La Russia vuole diventare piΓΉ forte. Adesso nessuno vuole stare in un’alleanza con la Russia, nΓ¨ militare, nΓ¨ economica, nΓ¨ politica, nΓ¨ commerciale.