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apti batalov: intervista al “generale di naursk”

BIOGRAFIA FINO AL 1995

Apti Batalov è uno degli ultimi “illustri sopravvissuti” della ChRI. Nato in esilio in Kirghizistan nel 1956, pochi mesi prima del “perdono” di Khrushchev, crebbe nel distretto settentrionale ceceno di Naursk. Diplomatosi all’Istituto Petrolifero di Grozny, intraprese carriera nelle forze dell’ordine, divenendo capo del dipartimento di polizia si Ishkherskaya. Dopo aver aderito alla Rivoluzione Cecena, fu nominato Capo del Dipartimento Investigativo Criminale del Ministero degli Interni. In questa posizione partecipò alla soppressione del pronunciamento militare di Ruslan Labazanov, guidando un reparto armato nell’assedio della base militare dei Labazanoviti ad Argun.

Allo scoppio della Prima Guerra Cecena, Batalov fu nominato comandante del cosiddetto “Battaglione Naursk” ed inviato a difendere il distretto natale dall’invasione delle forze federali. Costretto a ripiegare, combatté la Battaglia per Grozny, rimanendo ferito il 3 Febbraio 1995. Dopo essersi ripreso decise di tornare a combattere, partecipando ad alcune delle principali operazioni militari della prima guerra, tra le quali l’Operazione Jihad dell’Agosto 1996 guadagnandosi il grado di Generale di Brigata e l’Ordine dell’Onore della Nazione. Durante le prime fasi della battaglia Batalov finì in un’imboscata, a seguito della quale fu ferito per la seconda volta.

Gli stralci di intervista che pubblichiamo sono tratti da una lunga conversazione tra Batalov ed il corrispondente del “Small Wars Journal”. L’intervista è stata pubblicata nel Giugno del 1999.

Apti Batalov

“Ero a capo del Dipartimento Investigativo Criminale dell’MVD (il Ministero degli Interni, ndr.) ceceno. Nel Giugno del 1994 presi parte alle azioni contro Ruslan Labazanov, e nell’Agosto 1994 fui nominato comandante militare dei distretti di Naursk e dell’Alto Terek. Dal 6 Gennaio 1995 partecipai ai combattimenti a Grozny. Ero a capo di un battaglione di 90 uomini, che per i nostri standard era quasi un esercito. Quando arrivammo a Grozny, Maskhadov ci ordinò di difendere l’area tra l’Istituto Pedagogico ed il Ministero dell’Interno, alle spalle del Palazzo Presidenziale. Difendemmo la posizione fino al 18 Gennaio, sotto gli attacchi della fanteria di marina d’elite.”

IMPARARE A COMBATTERE

Riguardo alle capacità militari delle forze armate di Ichkeria, Batalov sostiene che queste furono per lo più acquisite durante la guerra, trasmesse dei combattenti più anziani ai più giovani e “aggiornate” al variare del contesto nel quale i separatisti si trovarono a combattere:

“La battaglia di Grozny dimostrò che l’esercito russo poteva essere tenuto a bada da piccoli gruppi di combattenti. La mancanza di coordinamento dei russi, la mancanza di manovrabilità, la mancanza di una direzione e di un comando competente, impedivano loro di combattere efficacemente. Alla vigilia della guerra Dzhokhar Dudaev disse che i carri armati russi avrebbero bruciato come scatole di fiammiferi, che non si doveva averne paura, e che gli aerei avrebbero potuto essere abbattuti con le armi automatiche. All’epoca a noi, che non avevamo svolto un addestramento militare, non sembrava reale. Io per esempio avevo servito nell’esercito sovietico in un battaglione da costruzione e non avevo mai usato una mitragliatrice automatica durante il servizio militare. Prima della guerra non avevamo delle vere forze armate e non eravamo preparati per la guerra. I ceceni raramente prestavano servizio nei reparti d’élite e nei reggimenti commando dell’esercito sovietico. Nella migliore delle ipotesi erano stati reclutati nei reggimenti di fanteria. Pochissimi dei nostri avevano una conoscenza specifica di combattimento o di guerriglia urbana.

Il 26 Novembre la maggior parte dell’azione fu guidata dai battaglioni “Abkhazi” di Basayev, Gelayev, Dashayev (ucciso nei primi giorni di guerra) – erano le uniche unità addestrate alla battaglia che avevamo. Gli altri seguirono il loro esempio, ascoltarono i loro consigli e impararono a combattere da loro. I nostri partigiani acquisirono grande fiducia dopo la Battaglia del 26 Novembre (1994). Si resero conto che Dudaev aveva ragione, che i carri armati russi bruciavano davvero facilmente, e che le truppe russe potevano essere sconfitte. Vicino al Palazzo Presidenziale due carri furono distrutti in un colpo solo: si muovevano molto velocemente, un granatiere ha colpito un carro, le munizioni a bordo sono esplose, e la detonazione incendiò l’altro carro armato. I carri bruciavano facilmente perché erano pieni di razzi e munizioni di scorta, stipati all’interno.

In una guerriglia urbana è più efficace combattere in piccoli gruppi di 5 o 6 uomini con un lanciagranate, un fucile di precisione e mitragliatrici automatiche. Passavamo da edificio ad edificio, per difendere la nostra posizione da più direzioni. Questo permetteva a piccoli gruppi di controllare una vasta area. La tattica era semplice: un carro avanzava e veniva fermato in una strada, allora svoltava in un’altra cercando di attaccarci da una posizione migliore: noi ci spostavamo rapidamente, attraverso edifici e cortili, e li affrontavamo di nuovo. Così i russi avevano sempre l’impressione che l’area fosse presidiata da ogni lato.

Grozny, 2 Gennaio 1995. Un APC distrutto in una delle strade principali della città. . (AP Photo/David Brauchli)

La Casa dei Pionieri era difesa da un gruppo di 10 uomini che entravano ed uscivano, cosicchè i russi bombardavano sempre un edificio vuoto. Dopo il ritiro dal Palazzo Presidenziale il 19 Gennaio 1995, Maskhadov mi ordinò di prendere posizione al Trampark. Laggià c’erano aspri combattimenti. Ricordo battaglie, a Grozny, nelle quali i russi attaccavano senza paura o cautela, come se fossero ubriachi o drogati. Indossavano enormi giubbotti protettivi e caschi molto larghi. Noi coi fucili di precisione miravamo alla testa o ai piedi. C’era un albergo vicino alla stazione ferroviaria. Noi occupammo il primo e il secondo piano, mentre i russi occupavano il quarto e il quinto. Il comandante russo chiese di negoziare. Gli demmo un ultimatum: ritirarsi entro 20 minuti, o avremmo fatto saltare in aria l’edificio. In effetti, non potevamo farlo: avevamo appena mezza scorta di munizioni e nessun esplosivo. Tuttavia Isa Ayubov (ucciso poco dopo) vice di Maskhadov e soldato professionista, usò gli argomenti giusti e in 20 minuti i russi si arresero.

Nella guerra urbana devi conoscere molto bene la città in cui stai combattendo. I russi non erano preparati. Sono arrivati con una forza enorme, aspettandosi che la vista dei loro carri armati e la loro forza militare sarebbero state sufficienti a scoraggiare ogni resistenza. Le loro prime sconfitte sono state psicologiche e morali. I russi non erano buoni strateghi né buoni psicologi – al loro posto non avrei portato i carri armati pesanti in città, certamente non dopo l’esperienza del 26 Novembre. Avrei attaccato con piccole unità di commando.

La necessità ci ha costretti ad agire di inventiva. Quando dovevamo prendere d’assalto le posizioni russe riempivamo i lanciagranate di “polvere” e pepe. Aggiungevamo benzina ai razzi, e l’area dove questi esplodevano si incendiava. I mass media russi invece dichiararono che usavamo armi chimiche e che avevamo accesso alle armi più recenti e sofisticate. Adattavamo anche i razzi NURS degli elicotteri ed i TURS degli aerei da combattimento, utilizzando tubi dell’82. All’inizio i russi pensavano che stessimo usando aerei a bassa quota. Il 29 Marzo 1995 Khunkar Israpilov mi ordinò di attaccare le truppe di fanteria che scortavano una colonna di carri pesanti. Questo avvenne dopo che i russi avevano preso Gudermes, ed erano già pronti a passare Novogroznensky. Avrebbero voluto muoversi anche dal Daghestan ma gli Akkin ceceni hanno bloccato le strade. Tuttavia dopo la cattura di Gudermes la strada per Novogroznensky era aperta. I battaglioni di fanteria e commando avanzavano sulle alture sui boschi lungo la strada per dare copertura ai carri armati pesanti. Dovevamo essere cauti perché il giorno prima un reparto di Benoy aveva perso 9 uomini in un attacco al medesimo convoglio. I russi avevano la possibilità di scegliere tra due percorsi. Uno di questi attraversava i campi aperti, e là portai il mio battaglione di 120 uomini, simulando la costruzione di trincee e sbarramenti. Sapevo che la loro intelligence ne sarebbe stata informata. Dopo aver mostrato la nostra presenza ci dirigemmo sull’altra rotta e preparammo l’imboscata, lasciando due uomini a scavare per tenere in piedi la farsa. I russi caddero nella nostra trappola. La battaglia durò per 2 giorni. Al terzo dovemmo ritirarci, ma non prima di aver dato del filo da torcere al battaglione russo.

Avevamo un sacco di vodka ed i russi avevano le armi: il commercio era facile. Acquistavamo e scambiavamo armi e munizioni direttamente dai soldati o tramite intermediari civili. I russi vendevano le munizioni, sparavano una o due raffiche, scrivevano un rapporto dichiarando che erano stati attaccati, così da giustificare la perdita delle forniture. Durante i combattimenti a Grozny invece catturavamo le munizioni dagli APC. Alla vigilia dell’offensiva di agosto su Grozny (l’Operazione Jihad, ndr) avevo 2 o 3 tonnellate di munizioni.

I RUSSI

Secondo Batalov il comportamento dei russi durante l’occupazione del Paese fu determinante a mantenere alto il supporto della popolazione nei confronti dei combattenti separatisti. Il ricorso sistematico alla violenza ed alla rappresaglia, i saccheggi e l’arbitrarietà dei comandanti sul campo arrecarono talmente tanti lutti alla popolazione che questa divenne un serbatoio inesauribile di volontari per la causa anti – russa.

[…] Le regole d’ingaggio dei russi erano l’arresto, la cattura e l’esecuzione. 1500 persone sono scomparse nei campi di filtraggio. Forse l’uno percento tra loro erano partigiani. Abbiamo avuto pochissimi casi di combattenti della resistenza spariti senza notizie. Loro rispondevano agli attacchi puntando le armi contro i villaggi. Volevano aizzare le persone contro di noi. Quando abbiamo attaccato i russi a Khankala (la base militare poco fuori Grozny, ndr) loro presero di mira Argun. A volte usavano provocatori che sparavano alle spalle delle loro truppe soltanto per giustificare il bombardamento di un villaggio.

Nel 1995 i russi hanno iniziato ad usare una nuova espressione  militare: “kvartinyi strel”. In un primo momento non capivamo cosa significasse. Ci siamo resi conto solo dopo un po’ che si riferiva alla completa distruzione di palazzi di molti piani, presumibilmente per eliminare il cecchino appostato in cima. Il riferimento era ovvio: Stalin diceva che era meglio giustiziare 9 persone innocenti piuttosto che liberare un colpevole.

La maggior parte dei soldati in servizio in Cecenia veniva dalle zone rurali povere della Russia. Erano scarsamente istruiti ed emarginati. La loro perdita non aveva importanza. I soldati spesso erano sorpresi quando vedevano le nostre case ben arredate. Pensavano che i ceceni fossero “Borghesi”, vedevano gadget, televisori e tappeti stranieri nelle nostre case, una ricchezza che nei loro villaggi non avevano nemmeno sognato. C’era un elemento di rabbia repressa, di gelosia e di astio nel loro atteggiamento nei nostri confronti: “come può essere che noi, membri della grande nazione russa viviamo come animali, mentre i selvaggi ceceni possono permettersi queste cose?”

Molti soldati russi, poi, erano comuni predoni. Gli APC servirono come trasporti per le merci rubate. I convogli pieni delle loro ruberie venivano mandati in Russia.

I resti di un’abitazione distrutta nel villaggio di Shamasky, 1995

NAURSK OCCUPATA

In qualità di Commissario Militare per il Distretto di Naursk, Batalov avrebbe dovuto difendere la regione e, successivamente, portare avanti l’attività di guerriglia. Per una serie di motivi l’attività dei separatisti in quel territorio, tuttavia, rimase residuale. I reparti al seguito di Batalov combatterono per lo più in altre aree del paese, e l’iniziativa separatista a Naursk rimase nelle mani di singoli individui o di associazioni politiche non violente.

“Nell’Ottobre del 1995 sono stato copresidente della commissione congiunta russo – cecena per il Distretto di Naursk. Sono rimasto nel distretto fino a quanto i negoziati si sono interrotti dopo l’attentato a Romanov. C’era poca attività militare nei distretti sotto occupazione russa di Shelkovsky e dell’Alto Terek. Nei primi mesi di guerra i partigiani di Naursk andarono a combattere a Grozny e poi su altri fronti. L’attività anti russa è stata portata avanti in maniera politica dalla popolazione con manifestazioni 24 ore su 24 dal Luglio del 1995 fino alla fine della guerra, e clandestinamente da parte della resistenza con omicidi di ufficiali russi, di truppe del Ministero degli Affari Interni e di personale dell’FSB. Nell’Aprile del 1996, dopo le offensive contro Vedeno e Shatoy, i russi divennero troppo fiduciosi, e volevano reprimere la manifestazione. Arrestarono i leader dei presidi. La resistenza ha dato ai russi un ultimatum di 24 ore per liberarlo. Non è stato rispettato. Per rappresaglia, la resistenza ha catturato il procuratore del distretto e l’investigatore capo della milizia. Ne è seguito uno scontro armato durante il quale i russi mandarono le milizie cecene contro i partigiani, ma i russi accettarono di scambiare i prigionieri dopo che la resistenza uccise tre soldati e distrusse un APC. Non era nell’interesse dei russi avviare operazioni militari nelle province settentrionali, che servivano come via di comunicazione e di trasporto per l’esercito. Da parte mia non  potei iniziare operazioni su larga scala senza ordini della sede centrale. Il Distretto era un rifugio per molti profughi di guerra. Temevo che avremmo potuto perdere il sostegno della popolazione se lo avessimo fatto, provocando azioni di rappresaglia.”

Manifestazione separatista a Gudermes, 1995

BIOGRAFIA SUCCESSIVA AGLI EVENTI DESCRITTI NELL’INTERVISTA

Vicino al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Aslan Maskhadov, Batalov ne divenne l’uomo di fiducia assicurandosi la nomina a Vice Capo di Stato Maggiore dell’esercito e, quando Maskhadov fu nominato capo del Governo, sostituendolo alla guida delle forze armate. Batalov mantenne questo incarico fino all’Aprile dell’anno seguente, quando fu nominato Direttore del Dipartimento di Controspionaggio del Servizio di Sicurezza Nazionale e Vicepresidente dello stesso, per poi conseguirne il comando in Luglio. Nel Novembre del 1997 fu nominato membro della Commissione per il Lustrismo del Personale, una struttura governativa incaricata di vagliare la posizione dei candidati a ruoli dirigenziali pubblici e di impedire la nomina di personaggi che avevano collaborato con il governo russo di occupazione tra il 1995 e il 1996.

Alla fine del 1997 Maskhadov decise di affidare a Shamil Basayev l’incarico di formare un nuovo governo, ed uno dei posti chiave che Basayev volle rivoluzionare fu proprio quello del Direttore del Servizio di Sicurezza Nazionale. Batalov fu quindi licenziato, e Maskhadov lo reintegrò nello staff presidenziale, del quale egli assunse la guida nel Giugno 1998. Orientato su posizioni nazionaliste moderate, fu strenuo avversario del wahabismo e della deriva islamista della Repubblica, ponendosi in netta antitesi rispetto all’azione politica di Basayev, Raduev, Yandarbiev e degli altri esponenti del fronte nazionalista radicale.

Allo Scoppio della Seconda Guerra Cecena fu nuovamente schierato nel Distretto di Naursk, con l’incarico di fermare le unità federali avanzanti, ma ancora una volta la difesa non riuscì, Batalov perse il controllo del suo reparto e, nel 2000, fu arrestato dall’esercito di Mosca. Rilasciato pochi giorni dopo (non pendendo su di lui alcuna accusa di crimine grave che non fosse oggetto di amnistia) lasciò la Russia per l’Inghilterra, dove ancora oggi risiede in qualità di rifugiato politico. Dopo aver abbandonato l’indipendentismo ceceno a favore del secessionismo pancaucasico, inizialmente appoggiò la scelta dell’ultimo Presidente dela ChRI, Dokku Umarov, di costituire un Emirato che guidasse un’insurrezione generale dei popoli non – russi, poi ne condannò l’affiliazione alla jihad internazionale.

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

BIOGRAFIE – APTI BATALOV

Apti Batalov è uno degli ultimi “illustri sopravvissuti” della ChRI. Nato in esilio in Kirghizistan nel 1956, pochi mesi prima del “perdono” di Khrushchev, crebbe nel distretto settentrionale ceceno di Naursk. Diplomatosi all’Istituto Petrolifero di Grozny, intraprese carriera nelle forze dell’ordine, divenendo capo del dipartimento di polizia si Ishkherskaya. Dopo aver aderito alla Rivoluzione Cecena, fu nominato Capo del Dipartimento Investigativo Criminale del Ministero degli Interni. In questa posizione partecipò alla soppressione del pronunciamento militare di Ruslan Labazanov, guidando un reparto armato nell’assedio della base militare dei Labazanoviti ad Argun.

Apti Batalov

Allo scoppio della Prima Guerra Cecena, Batalov fu nominato comandante del cosiddetto “Battaglione Naursk” ed inviato a difendere il distretto natale dall’invasione delle forze federali. Costretto a ripiegare, combatté la Battaglia per Grozny, rimanendo ferito il 3 Febbraio 1995. Dopo essersi ripreso decise di tornare a combattere, partecipando ad alcune delle principali operazioni militari della prima guerra, tra le quali l’Operazione Jihad dell’Agosto 1996 guadagnandosi il grado di Generale di Brigata e l’Ordine dell’Onore della Nazione. Durante le prime fasi della battaglia Batalov finì in un’imboscata, a seguito della quale fu ferito per la seconda volta.

Vicino al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Aslan Maskhadov, Batalov ne divenne l’uomo di fiducia assicurandosi la nomina a Vice Capo di Stato Maggiore dell’esercito e, quando Maskhadov fu nominato capo del Governo, sostituendolo alla guida delle forze armate. Batalov mantenne questo incarico fino all’Aprile dell’anno seguente, quando fu nominato Direttore del Dipartimento di Controspionaggio del Servizio di Sicurezza Nazionale e Vicepresidente dello stesso, per poi conseguirne il comando in Luglio. Nel Novembre del 1997 fu nominato membro della Commissione per il Lustrismo del Personale, una struttura governativa incaricata di vagliare la posizione dei candidati a ruoli dirigenziali pubblici e di impedire la nomina di personaggi che avevano collaborato con il governo russo di occupazione tra il 1995 e il 1996.

Alla fine del 1997 Maskhadov decise di affidare a Shamil Basayev l’incarico di formare un nuovo governo, ed uno dei posti chiave che Basayev volle rivoluzionare fu proprio quello del Direttore del Servizio di Sicurezza Nazionale. Batalov fu quindi licenziato, e Maskhadov lo reintegrò nello staff presidenziale, del quale egli assunse la guida nel Giugno 1998. Orientato su posizioni nazionaliste moderate, fu strenuo avversario del wahabismo e della deriva islamista della Repubblica, ponendosi in netta antitesi rispetto all’azione politica di Basayev, Raduev, Yandarbiev e degli altri esponenti del fronte nazionalista radicale.

Fermamente contrario all’idea di trasformare la Cecenia in uno stato islamico, accusò Basayev di voler screditare il Presidente Maskhadov, citando lo stesso Basayev di fronte alla Corte Suprema della Sharia. Parimenti, condannò senza riserve l’Invasione del Daghestan, definendola “disastrosa”.

Batalov (a destra) con il Generale Urmayev dell’esercito federale alla commissione per il cessate il fuoco, 1996

Allo Scoppio della Seconda Guerra Cecena fu nuovamente schierato nel Distretto di Naursk, con l’incarico di fermare le unità federali avanzanti, ma ancora una volta la difesa non riuscì, Batalov perse il controllo del suo reparto e, nel 2000, fu arrestato dall’esercito di Mosca. Rilasciato pochi giorni dopo (non pendendo su di lui alcuna accusa di crimine grave che non fosse oggetto di amnistia) lasciò la Russia per l’Inghilterra, dove ancora oggi risiede in qualità di rifugiato politico. Dopo aver abbandonato l’indipendentismo ceceno a favore del secessionismo pancaucasico, inizialmente appoggiò la scelta dell’ultimo Presidente dela ChRI, Dokku Umarov, di costituire un Emirato che guidasse un’insurrezione generale dei popoli non – russi, poi ne condannò l’affiliazione alla jihad internazionale.

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 4 (Gennaio – agosto 1991)

10 Gennaio

POLITICA NAZIONALE – Il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio delibera l’assegnazione delle case popolari costruite su terreni espropriati ai ceceni deportati nel 1944 a coloro che vantavano diritti su di essi o sulle abitazioni stesse prima dell’Ardakhar. Il provvedimento è il primo atto concreto di risarcimento delle vittime del totalitarismo staliniano, e viene salutato con grande apprezzamento dalla stampa locale.

11 Gennaio

CULTURA – Il direttore di una fabbrica di zucchero di Argun istituisce il venerdì come giorno di riposo al posto della domenica “In conformità con la raccomandazione del Congresso del Popolo Ceceno”.

23 Febbraio

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Si celebra a Grozny la prima giornata commemorativa delle vittime della deportazione del 1944, il cosiddetto Ardakhar. Per la prima volta ceceni e ingusci possono piangere apertamente i loro parenti scomparsi e ricordare il loro esilio, durato per tredici anni. L’evento è organizzato dalla neonata Associazione degli Intellettuali Ceceno – Ingusci, e vede la partecipazione di storici, professori e giornalisti. All’evento partecipa Doku Zavgaev. Nel suo discorso mette in guardia i ceceni dai pericoli di una degenerazione nazionalista delle contestazioni:  “[…] Oggi capiamo chiaramente che il successo della Perestrojka dipenderà dal fatto che riusciremo o meno a fronteggiare le forze destabilizzanti che seminano l’ostilità tra i popoli. Noi diciamo “no!” all’odio interetnico, diciamo “no!” al separatismo, diciamo “no!” a tutte le forze che cercano di suscitare la rabbia ed il sospetto reciproco tra le persone di diversa nazionalità, noi diciamo “no!” al nazionalismo![…]”.

17 Marzo

UNIONE SOVIETICA – In tutta l’URSS si tiene il Referendum sul mantenimento dell’Unione Sovietica come associazione di repubbliche sovrane. La consultazione vede la vittoria del “SI” con il 77,85%. In Cecenia – Inguscezia i voti favorevoli sono il 75% del totale.

Il testo del quesito referendario sottoposto ai cittadini sovietici il 17 Marzo 1991: “Ritiene necessario preservare l’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche come una rinnovata federazione di repubbliche sovrane uguali, in di cui sarà pienamente garantita la cittadinanza ai diritti e alle libertà di ogni persona ?”

24 Marzo

IRREDENTISMO INGUSCIO – Boris Eltsin, Presidente del Soviet Supremo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR) si reca a Nazran, dove interviene ad una manifestazione di irredentisti ingusci che chiedono il ritorno del Distretto di Prigorodny all’Inguscezia. Si tratta di una porzione di territorio a suo tempo parte della RSSA Ceceno – Inguscia, la quale fu annessa alla vicina Ossezia del Nord nel 1944 e non fu mai restituita agli antichi abitanti. Eltsin promette il suo appoggio agli ingusci e si offre di organizzare negoziati ufficiali per garantire le loro rivendicazioni.

RIABILITAZIONE DEI POPOLI OPPRESSI – Dopo l’incontro di Nazran, Eltsin si reca a Grozny, dove tiene un colloquio con i rappresentanti dei cosacchi e della minoranza Vaynakh degli Akkin, residente in Daghestan, la quale lamenta il mancato ripristino dei loro diritti sulle terre da questi storicamente abitate, e mai più restituite dalla deportazione del 1944. Doku Zavgaev partecipa agli incontri ed elogia la “saggezza e la panzienza” dei cittadini della repubblica, garantendo la partecipazione della Cecenia – Inguscezia al processo negoziale che porterà alla costituzione di una nuova Unione Sovietica.

Aprile

MOVIMENTI POLITICI – Nasce l’Associazione dell’Intellighenzia della Repubblica Ceceno – Inguscia, organizzazione professionale, sociale e politica che rappresenta il mondo intellettuale. Di orientamento liberaldemocratico, sostiene la creazione di un sistema parlamentare fondato sul multipartitismo. 

7 Aprile

TENSIONI SOCIALI – l’Ataman (“anziano” considerato una sorta di rappresentante) dei Cosacchi del distretto di Sunzha, Podkolzin, viene ucciso a coltellate da un giovane inguscio.

9 Aprile

MOVIMENTI POLITICI – in risposta all’omicidio dell’Ataman dei Cosacchi, cittadini di origine russa si organizzano in un Comitato Etnico. I Cosacchi ceceni manifestano chiedendo al Soviet Supremo Ceceno – Inguscio di garantire la pace sociale di fronte all’avanzare delle frizioni interetniche.

13 Aprile

POLITICA NAZIONALE – In un incontro con i cittadini il Vicepresidente del Soviet Supremo della RSFSR, il professore ceceno Ruslan Khasbulatov, mette in guardia la popolazione dai rischi derivanti da una scissione tra Inguscezia e Cecenia, e raccomanda collaborazione ed unità.

21 Aprile

CONFLITTO OSSETO/INGUSCIO – Scontri tra osseti e ingusci avvengono nel Distretto di Prigorodny. Si contano alcuni feriti.

22 Aprile

CONFLITTO OSSETO/INGUSCIO – Il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio condanna gli scontri avvenuti il giorno precedente, ringrazia gli anziani che si stanno occupando di ricomporre il conflitto tra le due parti e raccomanda alla popolazione il rispetto della legge.

25 Aprile

RIABILITAZIONE DEI POPOLI OPPRESSI – Il Soviet Supremo Russo approva la Legge sulla Riabilitazione dei Popoli Oppressi con la quale riconosce ceceni e ingusci come vittime del sistema totalitario sovietico. La legge garantisce il reintegro dei territori sottratti ai popoli oppressi, tra i quali il distretto inguscio di Prigorodny, passato all’Ossezia.

Raduno di irredentisti ingusci a Nazran, 1991

28 Aprile

TENSIONI SOCIALI  – Sparatoria a Troitskaia tra ingusci e cosacchi. Muoiono 3 dei primi e 2 dei secondi. I cosacchi organizzano gruppi di autodifesa. Il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio decreta l’invio di unità del Ministero degli Interni per sedare i disordini, nei quali si sono contati, oltre alle vittime, anche 12 feriti.

30 Aprile

TENSIONI SOCIALI – L’intervento delle unità del Ministero degli Interni interrompe gli scontri tra ingusci e cosacchi nel villaggio di Troitskaya. Si contano 8 morti e circa 25 feriti. Il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio cancella le celebrazioni previste per il 1 Maggio, mentre Zavgaev condanna i “gli elementi di teppismo insinuati nella politica” invitando i cittadini ad ascoltare la “saggezza dei padri e dei nonni i quali da sempre abitano queste terre in pace ed amicizia”.

4 Maggio

CULTURA – Nel villaggio di Serzhen – Yurt viene ripristinata l’istituzione tradizionale dello Yurt – Khel, il consiglio del villaggio, con il quale le comunità cecene si autogovernavano prima dell’avvento della dominazione russa. Tale istituzione affiancherà quella “formale” di epoca sovietica.

7 Maggio

PARTITO COMUNISTA – L’assemblea del PCUS ceceno – inguscio approva una mozione nella quale si chiara che la repubblica firmerà un nuovo Trattato dell’Unione soltanto a condizioni di parità giuridica con la Russia. In questo modo i comunisti locali interpretano la Dichiarazione di Sovranità come uno strumento per garantire al paese la dignità di Stato sovrano anche se aderente ad un’unione sovranazionale come l’URSS “riformata” che si intende costituire.

14 Maggio

RIABILITAZIONE DEI POPOLI OPPRESSI – Il Soviet Supremo Ceceno  -Inguscio decreta il 26 Aprile, giorno nel quale è entrata in vigore la Legge sulla Riabilitazione dei Popoli Oppressi, festa nazionale.

15 Maggio

POLITICA NAZIONALE – Recependo le istanze del PCUS locale, il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio vota una serie di emendamenti costituzionali volti a identificare la Repubblica come uno Stato sovrano. In particolare viene eliminata la definizione “autonoma, socialista e sovietica” dall’identificazione dello Stato, il quale d’ora in avanti si chiamerà Repubblica Ceceno – Inguscia”. Sulla scorta di queste modifiche, il Soviet Supremo Ceceno  – Inguscio rivendica il diritto di negoziare la firma del Trattato dell’Unione con una propria delegazione, indipendente da quella russa.

25 Maggio

RIVOLUZIONE CECENA – Generale Dzhokhar Dudaev, Presidente del Comitato Esecutivo (Ispolkom) del Congresso Nazionale Ceceno, rinominato di recente Congresso Nazionale del Popolo Ceceno (OCKhN), dichiara pubblicamente che a seguito della Dichiarazione di Sovranità promulgata il 27 Novembre precedente il Soviet Supremo ha perduto ogni legittimità, e propone che i poteri esecutivi siano assunti dal Congresso, in quanto assemblea rappresentativa della volontà popolare.

8 – 9 Giugno

RIVOLUZIONE CECENA – Si tiene a Grozny la seconda sessione del Congresso Nazionale Ceceno, ora Congresso Nazionale del Popolo Ceceno (OKChN). Dzhokhar Dudaev viene confermato presidente, e l’assemblea emette una delibera di 23 punti nella quale proclama solennemente la nascita di uno Stato ceceno indipendente, la Repubblica di Nockhchi – cho. Viene inoltre decretata la decadenza del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio e l’assunzione dei poteri legislativi ed esecutivi da parte del Congresso. La corrente nazionalista moderata, guidata d Lecha Umkhaev, abbandona l’assemblea in polemica con la linea radicale adottata dai delegati.

Dzhokhar Dudaev parla alla seconda sessione del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno, 9 Giugno 1991

12 Giugno

FEDERAZIONE RUSSA – In Russia si tengono le elezioni presidenziali. L’OKChN si dichiara contrario allo svolgimento delle elezioni in Cecenia – Inguscezia, in quanto la Russia, adesso, è uno Stato straniero, ma il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio tiene comunque le consultazioni, le quali si svolgono in un clima piuttosto sereno. Boris Eltsin, esponente del movimento Russia Democratica, ha impostato la sua campagna elettorale sull’invito alle repubbliche autonoma a “prendere quanta sovranità riescono ad ingoiare”. Il suo messaggio fa breccia nell’elettorato ceceno e inguscio, il quale lo premia rispettivamente con il 76,7% e oltre l’80%. Eltsin diviene quindi il primo Presidente della Repubblica russo, con il 57% dei voti complessivi.

21  –  22 Giugno

POLITICA NAZIONALE – Avendo perduto il controllo dell’OKChN, Zavgaev tenta di costituire una nuova piattaforma elettorale convocando un Congresso dei Popoli della Montagna a Grozny. Più di 800 delegati, appartenenti a tutte le etnie del paese, convengono su una serie di delibere nelle quali si promette rispetto reciproco tra tutte le componenti sociali del paese e si condannato gli eccessi dei radicali, orientati alla divisione ed allo scontro su base etnica.

5 Luglio

POLITICA NAZIONALE – Zavgaev incontra i rappresentanti di cooperative, imprese e fattorie di Stato, e garantisce pieno appoggio alla nascita della piccola impresa locale.

6 Luglio

CULTURA – Facendo seguito alle richieste di numerosi cittadini di Achkhoy – Martan, le autorità deliberano la ricostruzione dell’antica moschea del villaggio. Demolita nel 1944, la struttura è diventata un magazzino, e sul suo terreno sacro è stato costruito un ristorante. Il Soviet Supremo trasferisce a titolo gratuito il terreno, mentre la popolazione inizia una raccolta fondi per ricostruire l’edificio di preghiera.

10 Luglio

RIVOLUZIONE CECENA – Il Congresso Nazionale del Popolo Ceceno emette una delibera nella quale non riconosce l’autorità né dell’URSS, né della Repubblica Socialista Sovietica Federativa Russa (RSFSR).

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 3 (1990)

Marzo

PARTITO COMUNISTA – Il Primo Segretario Doku Zavgaev viene eletto Deputato al Congresso dei Deputati del Popolo dell’URSS e, pochi giorni dopo, Presidente del Soviet Supremo della RSSA Ceceno – Inguscia, assommando in sé la massima carica politica e la massima carica amministrativa della Repubblica. Nessun politico in Cecenia ha mai avuto tanto potere.

MOVIMENTI POLITICI – Vede la luce il movimento nazionalista e confessionale Via Islamica. A guidarlo si pone Bislan Gantamirov, ex dipendente del Ministero degli Affari Interni della RSSA Ceceno – Inguscia.

8 Marzo

IRREDENTISMO INGUSCIO – Una folla di diecimila ingusci si raduna a Nazran, capoluogo dell’Inguscezia, chiedendo il ritorno alla patria del Distretto di Prigorodny. La manifestazione si svolge senza incidenti. Nei giorni seguenti il presidio si ingrosserà fino a raggiungere i quarantamila partecipanti, quasi il 20% dell’intera popolazione inguscia.

Mappa dell’Inguscezia e dei territori rivendicati. Il territorio tratteggiato con linee e puntini è il Distretto di Prigorodny, rivendicato dagli ingusci a margine della Legge sulla Riabilitazione dei Popoli Oppressi.

Aprile

MOVIMENTI POLITICI – Nasce l’Associazione dell’Intellighenzia della Repubblica Ceceno – Inguscia, un’organizzazione professionale, sociale e politica che rappresenta il mondo intellettuale. Di orientamento liberaldemocratico, sostiene la creazione di un sistema parlamentare e multipartitico.

10 Aprile

UNIONE SOVIETICA – Il Soviet Supremo dell’URSS promulga la Legge sui fondamenti economici dell’URSS, dell’Unione e delle Repubbliche Autonome nella quale si riconosce il diritto alla piena autonomia economica dei soggetti dell’Unione.

19 Aprile

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Migliaia di persone si radunano ad Achkhoy – Martan chiedendo la sostituzione della Presidenza del Comitato Distrettuale. A guidarla c’è l’avvocato Shepa Gadaev, già membro del Partito. A seguito della sua contestazione egli viene espulso dal PCUS, ma le manifestazioni continuano.

26 Aprile

UNIONE SOVIETICA – Il Soviet Supremo dell’URSS promulga la Legge sulla delimitazione dei poteri tra l’URSS ed i membri della Federazione nella quale si apre alla possibilità, da parte delle repubbliche autonome della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR) di acquisire lo Status di repubblica indipendente (al pari di soggetti come Ucraina, Bielorussia, Moldavia ecc…) La legge istituisce uno strumento pericoloso per l’integrità territoriale della Russia, giacchè ognuno delle decine di soggetti facenti parte della RSFSR potrebbe utilizzarlo per dichiarare l’indipendenza.

28 Aprile

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Dopo dove giorni di manifestazioni continue la dirigenza del PCUS acconsente alla sostituzione del Presidente del Comitato Distrettuale, reintegrando Shepa Gadaev nel Partito e nominandolo al vertice locale dell’organizzazione.

4 Maggio

MOVIMENTI POLITICI – Si costituisce  Grozny il Partito Socialdemocratico Ceceno. Guidato da Ruslan Azimov, tra i suoi esponenti conterà il giornalista Timur Muzayev, autore di numerosi articoli sulla questione cecena, nonché di lunghi e approfonditi “monitoraggi politici” sulla situazione politica e sociale della Repubblica Cecena di Ichkeria.

5 Maggio

MOVIMENTI POLITICI – Membri dell’associazione “Bart” costituiscono a Grozny il Partito Democratico Vaynakh (VDP), di orientamento nazionalista radicale, sostenitore dell’indipendenza. Alla sua guida viene eletto Zelimkhan Yandarbiev.

12 Maggio

PARTITO COMUNISTA – Il giornale del Komsomol, organo giovanile del PCUS inizia le pubblicazioni in lingua cecena e inguscia. Per la prima volta gli organi ufficiali del partito utilizzano la lingua indigena, anziché il russo.

15 Maggio

PARTITO COMUNISTA – Si tiene la conferenza di aggiornamento politico del PCUS locale. La relazione evidenzia la forte tensione sociale e la difficile congiuntura economica, la quale rischia di esacerbare il conflitto tra la popolazione e il partito.

La foto mostra un giovane Zelimkhan Yandarbiev, il cui ritratto è stampato sul retro – copertina di uno dei suoi libri di poesie edito nel 1990.

12 Giugno

UNIONE SOVIETICA – Il Soviet Supremo della RSFSR Russa, diretto da Boris Eltsin, promulga una Dichiarazione di Sovranità nella quale viene sancita la superiorità delle leggi varate dal governo russo su quelle emesse dal Soviet Supremo dell’URSS. In questo modo il potere del Presidente Gorbachev risulta notevolmente ridotto, mentre Eltsin si avvia a prendere il potere effettivo a Mosca.

15 Agosto

CONGRESSO NAZIONALE – Si costituisce il Comitato Organizzatore del Congresso Nazionale Ceceno. Tra i suoi membri figurano esponenti del nazionalismo moderato come Lecha Umkhaev, membri del Soviet Supremo Ceceno – Iguscio come Yusup Elmurzaev ed illustri intellettuali, come Musa Akhmadov. Al Comitato partecipano anche esponenti del nazionalismo radicale, tra i quali il già citato Hussein Akhmadov e l’esponente del VDP Yusup Soslambekov. La carta fondativa, pubblicata quello stesso giorno, cita tra gli obiettivi del Congresso: “Discussione sull’idea di creare una repubblica cecena sovrana basata su principi democratici che integrino la struttura sociale tradizionale”.

Settembre

CULTURA – Il neonato Movimento per il Restauro della Memoria Storica inizia a raccogliere le antiche steli e lapidi scolpite, a suo tempo abbattute dai sovietici a seguito della deportazione e poi utilizzate come materiale da costruzione. In poche settimane gli attivisti del Movimento, tra i quali si conta anche il Capo del Dipartimento Ideologico del PCUS di Urus – Martan, Ruslan Tulikov, raccoglierà circa millecinquecento manufatti.

31 Ottobre

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Manifestanti bloccano le strade nei pressi di Mesker – Yurt, impedendo al locale cementificio di consegnare il materiale prodotto. Le forze dell’ordine sgomberano il picchetto e denunciano tre cittadini locali per violazione della legge appena approvata dal Soviet Supremo dell’URSS Sulla responsabilità penale per il blocco delle comunicazioni ed altre azioni illegali che minino la sicurezza e il funzionamento del sistema dei trasporti.

6 Novembre

MOVIMENTI POLITICI – Si costituisce l’Associazione  Ceceno – Inguscia delle vittime della repressione politica, Istituita per assistere la riabilitazione delle vittime della repressione politica durante il periodo sovietico, lo studio e la promozione della conoscenza storica sullo stalinismo e sul regime repressivo comunista.

23 – 25 Novembre

CONGRESSO NAZIONALE – Si tiene a Grozny il I Congresso Nazionale Ceceno. E’ la prima assemblea ecumenica della nazione cecena dall’avvento dell’URSS. Il Congresso è partecipato massicciamente, e vissuto con grande interesse dalla stampa locale. Il documento più importante prodotto dai delegati è una Dichiarazione di Sovranità sulla falsariga di quella emessa da Eltsin in Russia, nella quale si dichiara la Cecenia una repubblica sovrana. Delegati da tutto il paese e da molte parti del mondo partecipano con interventi appassionati, ma la figura che emerge più autorevole è quella del Generale dell’aviazione sovietica Dzhokhar Dudaev, invitato dai nazionalisti radicali e divenuto subito un punto di riferimento assai popolare. Al termine del Congresso viene eletto un Comitato Esecutivo (Ispolkom) che si occupi di portare avanti le istanze del Congresso. Dzhokhar Dudaev viene nominato Presidente, mentre Umkhaev e Yandarbiev sono nominati vicepresidenti. Poco dopo Dudaev torna alla base militare di Tartu, dove è di stanza, mentre i due vicepresidenti innescano una lotta per assicurarsi il controllo del Congresso.

il Generale Dzhokhar Dudaev presenzia al Congresso Nazionale Ceceno, 23/25 Novembre 1990

27 Novembre

POLITICA NAZIONALE – Facendo seguito a quanto accaduto al Congresso Nazionale Ceceno, il Doku Zavgaev convince il Soviet Supremo Ceceno – Inguscio a votare una Dichiarazione di Sovranità ufficiale. In essa non si esclude la possibilità di un nuovo accordo federale con la Russia, anzi, lo si auspica. Tuttavia al punto 14 la Dichiarazione esplicita: “La Repubblica conferma la giusta richiesta degli ingusci per il rispristino della sovranità nazionale e la necessità di risolvere il problema del ritorno dei territori che appartengono loro, sottratti a seguito delle repressioni di Stalin, nel Distretto di Prigorodny ed in parte del territorio del Distretto di Malgobek, così come la riva destra dell’Ordzhonikidze (Valdikavkaz). Il Trattato dell’Unione sarà firmato dalla Repubblica Ceceno – Inguscia dopo che sarà stata risolta la questione del ritorno dei territori alienati all’Inguscezia.”. Tecnicamente, come commenta il giornalista Sherip Asuev in un articolo della ITAR – TASS: “Il quattordicesimo articolo della Dichiarazione significa che prima della firma dei Trattati Federali e dell’Unione la Repubblica Ceceno – Inguscia non fa parte né della Federazione Russa, né dell’Unione Sovietica. In questo modo Zavgaev cerca di ammansire i nazionalisti radicali senza cedere al secessionismo. I nazionalisti radicali sfidano Zavgaev a dar seguito alla Dichiarazione di Sovranità, per bocca di Yandarbiev: “Se il Soviet Supremo continuerà a mostrarsi sostenitore della sovranità statale, se agirà nella direzione di concretizzare il contenuto della Dichiarazione, siamo pronti ad essere i suoi alleati più leali e disinteressati […] Ma se tradirà segretamente o esplicitamente la Dichiarazione adottata, tradendo in tal modo gli interessi del popolo ceceno che ha risposto fiducia in esso, il VDP inizierà la più spietata delle lotte […]”.

Dicembre

RIVOLUZIONE CECENA – I movimenti nazionalisti radicali confluiscono nel Movimento Nazionale Ceceno. Esso si mobiliterà nelle settimane successive a sostegno del dittatore iracheno Saddam Hussein, in quel momento sotto attacco da parte della Coalizione Internazionale nella Guerra del Golfo.

10 Dicembre

POLITICA NAZIONALE – Per effetto di una delibera del Presidium del Soviet Supremo Ceceno – Inguscio, l’aereoporto civile di Grozny viene ribattezzato Sheikh Mansour, in onore dell’eroe nazionale ceceno. Inizia un fitto processo di ridenominazione di vie, strade, piazze e villaggi, in ordine a recuperare la toponomasica indigena o a costruirne una nuova con i riferimenti alla storia, alla cultura ed alle tradizioni locali.

30 Dicembre

MOVIMENTI POLITICI – Si costituisce l’Associazione dei Cosacchi del Terek, una sorta di sindacato etnico guidato da Georgy Galkin. Scopo dell’organizzazione è la riscoperta e la tutela dei valori e delle tradizioni cosacche.

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I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 2 (1989)

Luglio

MOVIMENTI POLITICI – Da una costola del Fronte Popolare nasce l’associazione nazionalista Bart (“unità”). I suoi aderenti si radunano intorno alla rivista omonima, la cui redazione è guidata dallo scrittore Zelimkhan Yandarbiev. Inizialmente partecipata per lo più da giornalisti e intellettuali quali Said Khasan Abumuslimov, Lema Usmanov e Musa Temishev, ben presto raccoglierà una vasta platea di giovani nazionalisti, e passerà dalle battaglie culturali alla lotta politica.

1 Luglio

PARTITO COMUNISTA – L’ex Ministro dell’Agricoltura Doku Zavgaev viene eletto Primo Segretario del Comitato Regionale del PCUS. E’ il primo ceceno a ricoprire il ruolo di massima guida politica dai tempi della deportazione. I ceceni vivono questo evento come l’inizio di un processo di emancipazione politica e culturale, da realizzarsi tramite il riconoscimento delle ingiustizie patite sotto il regime stalinista e la riscoperta della lingua e delle tradizioni nazionali. Anche gli ingusci, che condividono con i ceceni lo stesso spazio politico della Repubblica Socialista Sovietica Autonoma (RSSA) Ceceno – Inguscia, salutano l’elezione di Zavgaev come un’opportunità per riottenere il Distretto di Prigorodny, un’area storicamente appartenente all’Inguscezia annessa nel 1944 alla vicina Ossezia del Nord e mai restituita. 

10 – 15 Agosto

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Manifestazioni spontanee non autorizzate si tengono a Magobek e ad Achkhoy – Martan. I contestatori chiedono la sostituzione di alcuni alti dirigenti distrettuali e direttori d’azienda, colpevoli di “rallentare la Perestrojka

15 Agosto

MANIFESTAZIONI POLITICHE – Dopo molti mesi di mobilitazioni di carattere ambientalista e culturale l’Unione per il Sostegno alla Prestroika, ribattezzata Fronte Popolare della Cecenia – Inguscezia, inizia a spostare la contestazione su temi politici. Centinaia di manifestanti si radunano per protestare contro funzionari di partito e direttori di giornale accusati di sabotare la Perestrojka. A Grozny militanti del Fronte Popolare si radunano davanti alla Casa della Stampa, chiedendo le dimissioni del direttore del “Lavoratore di Grozny”, Bezugly, accusato di promuovere idee conservatrici.

4 Novembre

 Il Congresso dei Deputati del Popolo dell’URSS, nuovo organismo legislativo dell’URSS varato da Mikhail Gorbachev per incentivare l’evoluzione democratica del sistema sovietico, promulga una dichiarazione Sul riconoscimento dell’illegalità di tutti gli atti delittuosi contro i popoli che hanno subito una deportazione forzata. Per la prima volta la deportazione dei Ceceni e degli Ingusci viene ufficialmente considerata un atto criminale. Il testo della legge, tra le altre cose, riporta: “Il Soviet Supremo dell’URSS condanna inequivocabilmente la pratica del reinsediamento forzato di intere nazioni come il più grave crimine contrario ai fondamenti del diritto internazionale, ed alla natura umanistica del sistema socialista. Il Soviet Supremo dell’Unione delle Repubblica Socialiste Sovietiche assicura che la violazione dei diritti umani e delle norme dell’umanità da parte dello Stato non accadranno mai più nel nostro paese.” La dichiarazione termina con il proposito di “[…] adottare le misure legislative necessarie all’incondizionato ripristino dei diritti di tutti i popoli vittima della repressione sovietica.”. Quest’ultimo paragrafo incoraggia gli ingusci a chiedere con maggior insistenza il ritorno del Distretto di Prigorodny, rivendicando il supporto del governo centrale nella loro rivendicazione e chiedendo a Zavgaev di farsi portatore di questa istanza presso il Congresso dei Deputati del Popolo dell’URSS.

la “Fiamma Eterna” ai caduti della Grande Guerra Patriottica, nel pieno centro di Grozny. Sullo sfondo l’Hotel Kavkaz.

I CINQUEMILA GIORNI DI ICHKERIA – PARTE 1 (1988)

Primavera  – Si costituisce in Cecenia il Movimento Verde della Cecenia – Inguscezia, costola locale dell’ambientalismo internazionale animata dal Professor Ramzan Goytemirov. Gli obiettivi del Movimento, formulati tra il 1989 ed il 1990 saranno la protezione delle risorse naturali della Cecenia, la difesa dell’ambiente, della salute e della natura in generale. Di orientamento pancaucasico, collaborerà alla costituzione del Consiglio Ecologico Caucasico. Le attività del Movimento Verde vengono tollerate dal regime socialista in quanto non impattano direttamente contro il sistema politico. La contestazione ambientale diventa così il primo “territorio libero” nel quale si riversa il dissenso verso la classe politica dell’URSS.

Aprile –  A Gudermes, seconda città della Cecenia, si tiene una manifestazione spontanea contro la costruzione di un impianto biochimico per la produzione di lisina. Sulla stampa iniziano ad apparire inchieste riguardanti la pericolosità del processo di lavorazione per gli operatori e per l’ambiente. Dai raduni ambientalisti emerge un “movimento informale”,  non riconosciuto dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

23 Maggio – Il movimento informale organizza un raduno a Grozny. Alla manifestazione partecipano tra le tremila e le cinquemila persone. Il successo della manifestazione incoraggia nuove mobilitazioni anche a Gudermes ed a Shali, contenute con fatica dalle forze dell’ordine. I rappresentanti delle istituzioni e del Partito, accorsi alle manifestazioni, vengono accolti con fischi e minacce.

12 Giugno – il movimento spontaneo, rinominato “Unione per il sostegno alla Perestrojka” organizza picchetti e manifestazioni a Grozny, Gudermes e Shali. A capo dell’associazione si pone un caposquadra operaio delle ferrovie, Khozh – Akhmed Bisultanov. Nei mesi seguenti le manifestazioni si ripeteranno a cadenza settimanale, talvolta tollerate dalle autorità, talvolta disperse con l’intervento delle forze dell’ordine.

Khozh Akhmed Bisultanov (il secondo tra gli intervenuti) discute della situazione in Ceceno – Inguscezia

22 Luglio – A Grozny si svolge una riunione dei quadri del PCUS. All’incontro partecipa il Primo Segretario del Partito, Foteev. Nella sua relazione, pubblicata dal “Lavoratore di Grozny” si legge: Nelle manifestazioni spontanee stanno prendendo il sopravvento istigatori i quali perseguono i loro obiettivi egoistici, facendo leva sulla giusta preoccupazione delle persone per lo stato dell’ambiente nella Repubblica. Le azioni di questi istigatori non possono essere definite in altro modo se non sconvenienti e pericolose per le conseguenze cui possono portare.” La risoluzione di chiusura della riunione condanna “Le azioni sbagliate degli estremisti.”

24 Luglio – Allo stadio Dynamo di Grozny si tiene l’ultimo raduno autorizzato dell’Unione per il Sostegno della Perestrojka. A seguito di questa ennesima manifestazione le autorità impongono uno stop alle contestazioni, diffidando il movimento informale dal tenere nuovi presidi.

30 Luglio – Il PCUS organizza riunioni dei collettivi del lavoro in tutti e quattro i distretti di Grozny, per discutere della situazione ecologica nella città.  Le autorità locali del partito incontrano i leaders dell’Unione per il sostegno alla Perestrojka.

1 Agosto – Nonostante il divieto di nuove manifestazioni, centinaia di cittadini si radunano in Piazza Lenin. La polizia li disperde senza usare la forza.

14 Agosto – Una richiesta avanzata dall’Unione per il Sostegno alla Perestrojka di tenere un comizio in Piazza Lenin viene negata dalle autorità, le quali temono che il raduno possa essere sfruttato per avanzare contestazioni politiche. Un centinaio di persone si radunano comunque in piazza e chiedono

11 Ottobre –  l’Unione per il Sostegno alla Perestroika organizza un’ondata di manifestazioni in tutta la Cecenia. Decine di migliaia di persone si raccolgono a Grozny, Gudermes, Shali e Argun, ed in molti altri centri minori. Alle rivendicazioni ambientaliste si aggiungono quelle culturali: gli esponenti del Fronte Popolare chiedono che venga ridiscusso il concetto di “ingresso volontario della Cecenia nell’Unione Sovietica”, tesi imposta dal regime comunista ma contraria alla verità storica, e contestata da studiosi “ribelli” come il Professor Hussein Akhmadov. Alcuni tra questi fondano in questo anno l’Associazione “Kavkaz”, tramite la quale intendono superare il principio della volontaria adesione e valorizzare gli elementi della cultura Vaynakh.

ASLANBEK ABDULKHADZHIEV: biografia di “BIG ASLANBEK”

Nato a Germenchuck il 12/04/1962

Morto a Shali il 26/08/2002

Lavoratore stagionale, partecipò alla Rivoluzione Cecena, arruolandosi nella nascente Guardia Nazionale. Volontario in Abkhazia tra il 1992 e il 1993, militò nelle Brigate Internazionali della Confederazione dei Popoli dei Caucaso, diventando uomo di fiducia di Shamil Basayev.

Appuntato da Dudaev comandante militare del Distretto di Shali, combattè la I Guerra Cecena al comando di un distaccamento di grosse dimensioni, con il quale partecipò al Raid su Budennovsk (1995) e probabilmente anche al Raid su Klizyar, alla Battaglia del Primo Maggio ed al Raid su Grozny (1996). Uno dei principali comandanti sul campo durante l’Operazione Jihad, dopo la riconquista di Grozny fu comandante militare pro – tempore della città in qualità di Commissario Militare. Per i suoi meriti di guerra fu nominato Generale di Brigata e decorato con l’Onore della Nazione.

Eletto deputato alle elezioni parlamentari del Gennaio 1997, “Big Aslanbek” (nomignolo con il quale era uso distinguersi dal “collega” Generale di Brigata Aslanbek Ismailov, soprannominato “Little Aslanbek”) tentò di conquistare la presidenza dell’assemblea, ma fu superato dal candidato filogovernativo Ruslan Alikhadzhiev. Sostenitore del partito nazional – radicale, fu promotore della “Legge sulla lustrazione” con la quale si intendeva rimuovere dai pubblici uffici tutti coloro che avevano collaborato con il governo filo – russo durante la guerra. I ritardi nell’approvazione di questa legge furono all’origine delle sue dimissioni da deputato, nel 1998.

Presidente della società di stato Chechenkontrakt dal Giugno 1997, allo scoppio della II Guerra Cecena abbandonò gli incarichi civili e costituì un reparto di circa 80 uomini, con il quale combattè durante l’Assedio di Grozny (1999 – 2000) per poi abbandonare la città nel Gennaio 2000 e ripiegare nella gola dell’Argun. Passato alla lotta partigiana, combattè le truppe federali fino al 26/08/2002, quando venne intercettato a Shali e ucciso in uno scontro a fuoco.

Video commemorativo del Generale di Brigata Aslanbek Abdulkhadzhiev
Abdulkhadzhiev a Novogroznensky nel Gennaio del 1996
Abdulkhadzhiev come Commissario Militare di Grozny

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DAI TRIBUNALI ALLE CORTI ISLAMICHE: IL SISTEMA GIUDIZIARIO IN ICHKERIA (QUINTA PARTE, 1999 – 2007)

IL COLLASSO DEL SISTEMA GIUDIZIARIO

Il sistema giuridico delle corti della sharia fu sempre inefficiente, anche se nel corso del 1998 parve raggiungere un maggior livello di funzionalità a seguito degli interventi diretti di Maskhadov e della sostituzione di gran parte dei funzionari incapaci o corrotti. Nel corso del 1998 la Procura Generale della Repubblica notò una diminuzione dei crimini contestati dai 3558 del 1997 ai 3083 di quell’anno, e una maggior capacità delle istituzioni di individuare e punire i crimini, secondo un tasso di “Individuazione del crimine” passato dal 41,8% del 1997 al 55,8% del 1998. Questi dati, tuttavia, fanno riferimento ai crimini comuni: per quanto riguarda la lotta ai crimini gravi, la tendenza risultò opposta, con un tasso di rilevamento del crimine passato dal 28% del 1997 al 20,1% del 1998 (cioè appena un crimine su 5). Frequente l’apertura di fascicoli ebbe scopo estorsivo, e numerosi furono i  fascicoli giudicati a posteriori non regolari, e quindi archiviati.

Arbi Baraev, comandante del Battaglione Islamico per Scopu Speciali (IPON), nonchè uno dei comandanti di campo maggiormente coinvolti nel racket dei rapimenti nella Cecenia post bellica

In particolare il crimine più odioso e purtroppo endemico nella cecenia postbellica, il rapimento, non fu arginato che in minima parte. Tra il 1997 ed il 1999 furono certamente rapite 1217 persone (ed il dato è in difetto, facendo riferimento ai soli cittadini ceceni). A fronte di questo le autorità arrestarono appena 60 persone, comminando 4 condanne a morte e 7 ergastoli.  La regione più problematica in assoluto in Cecenia era e rimase il distretto Avtorkhanovsky (ex Leninsky) di Grozny, nel quale nel solo 1998 vennero contati 736 crimini, il 25% di tutti quelli commessi in Cecenia.  Nel 1999 la situazione era totalmente fuori controllo: all’inizio di Aprile di quell’anno lo stato era incapace di garantire la sicurezza dei cittadini, con 1203 ricercati per vari crimini a piede libero, tra i quali 173 criminali gradi e 82 omicidi.

REAZIONE POPOLARE

La scarsa competenza del personale, l’arbitrarietà delle decisioni del tribunale e lo stato di diffuso abuso di autorità da parte dei funzionari generò ben presto l’insoddisfazione da parte dei cittadini verso il sistema giudiziario. Maskhadov tentò di metterci una pezza, sostituendo gran parte dei funzionari di medio livello con il Decreto 375 del 16 Agosto 1997, e introducendo un criterio di certificazione a cura del “Consiglio degli Ulema” (una sorta di riunione plenaria dei principali esperti di diritto islamico in Cecenia) che garantisse una conoscenza minima da parte del giudice del tribunale per riconoscergli il diritto di emettere sentenze. La nomina dei Giudici della Corte Suprema della Sharia fu effettuata per decreto diretto da parte del Presidente della Repubblica.

All’inefficienza del sistema si affiancava un’altra perniciosa situazione: l’instaurazione del regime islamico stava avvantaggiando, più che i ceceni, la componente araba che aveva fiancheggiato i nazionalisti durante la Prima Guerra, rappresentata dal suo più noto esponente, Ibn Al Khattab. Se questi era il braccio armato della jihad islamica in Cecenia, dietro di lui (o sotto il suo ombrello) operavano molti altri personaggi, ufficialmente studiosi di diritto islamico o animatori di associazioni caritatevoli, i quali con il loro comportamento volutamente fanatico stavano minando le già fragili basi del neonato stato indipendente ceceno. La contrapposizione tra la società civile, orientata su posizioni nazionaliste moderate e non incline ad abbandonare i presupposti laici dello stato, ed i nazionalisti radicali, espressione dei comandanti di campo più riottosi e appoggiati dai fondamentalisti arabi produsse una spaccatura sempre più vistosa, la quale esplose alla fine di Giugno del 1998 in un vero e proprio conflitto armato nei dintorni della città di Gudermes. A seguito di quel grave fatto di sangue Maskhadov si risolse a dichiarare i jihadisti arabi ospiti non più graditi in Cecenia, tramite il Decreto 175 del 18 Luglio 1998 “Sull’espulsione di individui dalla Repubblica Cecena di Ichkeria”, accusandoli di partecipazione a gruppi armati illegali, propaganda antistatale, diffusione di ideologie mirare alla divisione della società su base religiosa. Il decreto prevedeva anche il licenziamento del wahabita Anvar Ahmad Yunus Bakr Shishani (Khamzat Shishani) dalla Camera Giudiziaria.

Facendo seguito alla volontà di sradicare l’influenza dei wahabiti sul nascente stato ceceno, Maskhadov promosse un giro di vite nel sistema giudiziario, licenziando ben 44 funzionari dei Tribunali della Sharia (circa il 30% del personale) facendo anche ricorso alla legge del 12 Novembre 1992 “Sullo Status dei Giudici nella Repubblica Cecena), la quale prevedeva che per svolgere l’attività di magistrato era necessario il possesso della cittadinanza. Contestualmente al lavoro di “ripulitura” dell’apparato giudiziario in senso stretto, Maskhadov tentò di aumentare la qualità della formazione professionale dei funzionari, stabilendo con il Decreto 128 “Sulla certificazione nelle forze dell’ordine nelle autorità giudiziarie della Repubblica per l’assunzione dei lavoratori” nel quale stabilì che la presenza di precedenti criminali fosse ostativa all’assunzione di nuovi funzionari, e che coloro i quali, già assunti, vantassero simili precedenti si considerassero diffidati e sotto il rischio di essere licenziati.” Il decreto stabiliva inoltre che i funzionari fossero in possesso “come minimo” di un titolo di istruzione secondaria, raccomandazione indicativa dello stato deplorevole nel quale versava l’organico della magistratura. Considerato il fatto che, secondo quanto riportato dai giornali di allora, il 90% delle controversie giudiziali riguardavano controversie associate al lavoro (una categoria che richiede particolare esperienza in ambito contrattuale) è facile intuire come l’amministrazione della giustizia risultasse deficitaria, e quanto poca fiducia avesse il ceceno comune nei riguardi delle corti della Sharia.

Esecuzione di una pena inflitta dalla Guardia della Sharia per le strade di Grozny.

Il giro di vite imposto da Maskhadov si vide anche nel fatto che i Tribunali della Sharia iniziarono a lavorare anche sulla classe dirigente della Repubblica, e non soltanto sui cittadini comuni, altra cosa molto in odio tra i ceceni: i leader politici ed i comandanti di campo, infatti, avevano acquisito una sorta di immunità giudiziale, controllando direttamente o indirettamente i tribunali nei loro territori. La campagna promossa da Maskhadov produsse il suo primo risultato nel processo a Salman Raduev, tenutosi contro il Comandante di Campo radicale tra le fine di Ottobre e l’inizio di Novembre 1998. Il verdetto, del 4 Novembre 1998 fu emesso riguardo l’attacco al centro televisivo di Grozny portato a termine pochi mesi prima dai militanti radueviti al seguito del suo vice, Colonnello Vakha Jafarov, e comminò una condanna a 4 anni di carcere (mai scontati). 6 Giorni dopo Maskhadov privò Raduev di tutti i titoli ed i riconoscimenti, ivi compreso il grado di Generale di Brigata. Come già detto, Raduev non scontò un solo giorno di carcere, venendo successivamente perdonato da Maskhadov dopo l’interessamento diretto di Basayev, il quale addusse alle precarie condizioni di salute del condannato per ottenere la sua scarcerazione.

Così come Maskhadov si stava applicando per salvare lo stato islamico dagli islamisti, gli islamisti tentarono di utilizzare proprio lo strumento giuridico per metterlo fuori dai giochi. Mentre si teneva infatti il processo a Raduev, Maskhadov stesso fu posto sotto accusa per usurpazione del potere e condotta immorale, proprio dal suo ex compagno d’armi Shamil Basayev, ormai in rotta di collisione con il Presidente. Di quel processo è purtroppo rimasto molto poco, tranne una registrazione di una ventina di minuti nella quale tuttavia si parla poco del processo, ma si ascoltano per lo più parole del Muftì Akhmat Kadyrov. In ogni caso il processo di risolse con l’assoluzione di Maskhadov ed una semplice ammonizione per via del fatto che sua moglie stesse portando avanti un progetto di carità sociale assimilabile al lavoro, quindi vietato dal Corano.

REAZIONE DELLE AUTORITA’ RELIGIOSE

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, la massima autorità religiosa del paese, il Muftì della Cecenia Akhmat Kadyrov, si dichiarò sempre contrario all’introduzione della Sharia, considerando che il paese non fosse in alcun modo pronto ad affrontare una simile rivoluzione, oltre al fatto che egli aveva in odio i wahabiti e vedeva le manovre di Yandarbiev e dei nazionalisti radicali soltanto come un cavallo di troia del fondamentalismo. Come riportato, del resto, dalla trascrizione del processo a Maskhadov, di cui ne riportiamo una parte.

  • Giudice: Voglio attirare l’attenzione di tutti i presenti su questo: Shamil [Basayev, ndr], voglio che tu esprima la tua accusa, in modo che più tardi non ci siano lamentele riguardo al fatto che non ti abbiamo ascoltato.
  • Basayev: Non lo riconosco come Muftì [Akhmat Kadyrov] dal momento che avrebbe dovuto assumere una posizione neutrale.
  • Kadyrov: Ascolta, Shamil, l’ho detto allora e lo ripeterò adesso: se non esprimo correttamente la mia opinione, potrà sembrare che io stia dando la preferenza ad una delle parti. Che tu lo voglia o no sono il tuo Muftì, sono il Muftì dei tuoi sostenitori, sono il Muftì del popolo e della repubblica, sono il Muftì di tutti i musulmani che lo riconoscono. Non mi schiererò in questo conflitto. Sarò più professionale possibile nello stabilire la giustizia. Sono venuto qui per amore della giustizia! Oggi non fa differenza se sono arrivato qui in veste di Muftì o di persona comune, perché qui ci sono i giudici, la decisione sarà presa da loro!
  • Basayev: No, non sei il mio Muftì, sei andato contro di me per molto tempo, dal primo incontro ti sei schierato dalla parte di Maskhadov! Dovevi rimanere neutrale, così saresti stato un Muftì.
  • Giudice: andiamo su richiesta
  • Basayev: Allora, secondo la dichiarazione, voglio invitare qui Zelimkhan Yandarbiev, testimone di uno spergiuro di Maskhadov, per dimostrare che Maskhadov era coinvolto in un crimine contro l’indipendenza e la sovranità, nell’usurpazione del potere e nelle conseguenze ad esso associate, nei crimini di divisione dei combattenti, di divisione del popolo. Voglio invitare Zelimkhan Yandarbiev
  • Kadyrov: non apprezzo le attività di questa corte della Sharia se le persone qui presenti non tengono conto del verdetto della corte. E’ facile accusarmi in modo infondato, è facile condannarmi alla decapitazione, ma se non aderiamo alla decisione del tribunale, non siamo musulmani. E ho motivo di dubitare che la decisione del tribunale verrà rispettata, indipendentemente dalla decisione che prendiamo oggi. E’ importante che trattiamo questa decisione con il dovuto rispetto. Abbiamo visto a cosa ha portato questo prima: la legge del più forte.
  • Yandarbiev: Secondo le mie informazioni si sono riuniti a Bakhi – Yurt: si sono riuniti Kadyrov, Khambiev, Sulim, figlio di Vakha, che ha prestato servizio in un reggimento di carri armati, Arsaev Aslanbek, Ibragim di Bachi . Yurt e Umar Ali…
  • Kadyrov: non credo alle tue informazioni e tu non sei un testimone di questa conversazione. Questa è una bugia, non ho visto Umar Ali da quando si è unito a te.
  • Giudice: aspetta, questo non è un contraddittorio
  • Yandarbiev: desidero che tu risponda
  • Kadyrov: questa non è una risposta alla tua domanda. Questa è solo una bugia.
  • Yandarbiev: in tal caso voglio chiamarlo (Umar – Ali) perché renda conto.
  • Kadyrov: eccellente, anch’io voglio chiamarlo a rendere conto. Umar Ali non si è nemmeno seduto a parlare con me da quando ti sei avvicinato a lui.

[…]

  • Kadyrov: nel nome di Allah il Misericordioso, non voglio discutere di relazioni personali in questa corte. Vorrei dire, a proposito di Zelimkhan (Yandarbiev) che è l’uomo che ha dato avvio alla discordia ed alla divisione in questa società. Risponderò e spiegherò come lo fa. Non appena la guerra finì, chiamò Baudi da Kisilyurt, dichiarando che era un grande esperto […] Ulus – Kert, anche quando non c’era un solo soldato per strada, eravamo con Aslan Maskhadov. Shamsudi Batukaev ci portò questo Baudi, ci disse “Sono qui per ordine del vostro Presidente, dobbiamo dichiarare subito lo Stato Islamico. Abbiamo parlato con il vostro presidente e siamo giunti ad un accordo. Ma c’è un problema: non abbiamo persone qualificate per farlo. Vi porterò buoni sceicchi e costruiremo uno Stato Islamico.” L’ho detto fin dall’inizio, e Zelimkhan è testimone: abbiamo troppi pochi Imam per organizzare i tribunali della Sharia, è ancora molto presto per noi per istituire i tribunali della Sharia. Ne abbiamo parlato molte volte. Ha affermato che il Wahabismo era sullo stesso percorso del Tariqat, altrimenti sarebbe stato una loro violazione. Baudi, Aslan Maskhadov e Batukaev sono testimoni di questa conversazione.

Yandarbiev: dove e con chi?

Kadyrov: Novye Atagi. Io, Shamsudi e Baudi, sono tutti testimoni, ho parlato dopo di te. Da allora, la società è stata divisa in due fronti da Zelimkhan Yandarbiev. Tutto ha avuto inizio con quello! E ciò che poi ha fatto alle elezioni è una storia a parte, lo avete visto tutti. Mi disse allora, cito: Akhmat, so che non vincerò le elezioni, ma se non ritirano la loro candidatura non lascerò loro un solo centimetro di questo paese! Lo giuro. Oggi è portatore di sciagura nella nostra società, qualsiasi parola che esce dalla sua bocca è una bugia!” Da ex presidente, mi ha parlato del popolo ceceno…fammi finire! Raccontaci come vivi, da dove vengono le tue proprietà, da dove vengono le macchine! Non ne discuteremo qui e ora. Ora qui stiamo esaminando il caso di Aslan Maskhadov, che è stato accusato da Shamil Basayev. Pertanto, dichiaro ancora una volta che Zelimkhan Yandarbiev è l’uomo che ha diviso la società in due campi, l’uomo che ha diffuso le idee del wahabismo. Il wahabismo non è la via, il wahabismo è la via per sterminare i musulmani! Tutti coloro che sono nemici dell’islam stanno su questa strada!

  • Yandarbiev: Voglio rispondere…
  • Kadyrov: Ora rispondi se quelli seduti là lo permettono! Dichiaro subito che non ero con Umar Alì e con il suo capo della sicurezza né a Bachi – Yurt né altrove. Questo non è un pettegolezzo, ma un fatto che posso giurare!
  • Yandarbiev: Aslan ha giurato sul Corano che avrebbe protetto la costituzione, ha giurato che c’era anche il Muftì!
  • Dal pubblico: raccontaci com’è andata, e se giurò che avrebbe difeso la costituzione!
  • Kadyrov: il mondo intero conosce questo giuramento, questo giuramento non è mai stato un segreto. Voglio rispondere a Shamil [Basayev] voglio rispondere alla sua dichiarazione secondo cui Zelimkhan (Yandarbiev) aveva proposto di tenere le elezioni in conformità con la Sharia, ma noi non lo avremmo permesso. Ci eravamo riuniti da Zelimkhan, c’erano anche altri candidati, non ricordo onestamente se Shamil ci fosse o meno. Altri erano sicuramente lì, c’erano anche esperti, insieme a Hussein Batukaev e Magomed di Zakan – Yurt. Con questi esperi abbiamo voluto provare in modo che scegliessero un candidato tra di loro. Poi Hussein Batukaev ha suggerito loro, cito: “Cinque capi militari, votate uno di loro e scegliete una persona dei vostri”. “Che tipo di ciarlataneria stai proponendo!” esclamò Zelimkhan Yandarbiev. L’altro ha detto che quella non era ciarlataneria, ed ha citato una storia dalla Vita del Profeta”
  • Yandarbiev: Non è vero!
  • Kadyrov: I candidate Akhmed Zakayev e Aslan Maskhadov,  Hussein Batukayev e Magomed di Zakan   Yurt sono tutti testimoni di questo. Eravamo nel suo ufficio.
  • Yandarbiev: Bugie, non ricordo questi incontri
  • Kadyrov: Questa non è una bugia! C’e stata una violazione lì da parte di Zelimkhan, non voleva tenere nessuna elezione. Ora voglio rispondere per il “giuramento”
  • Giudice: ci sono altri oltre a te che vogliono parlare…
  • Kadyrov: non ho ancora finito!
  • Giudice: Akhmat, sei solo un testimone
  • Kadyrov: sto rispondendo alle tue domande! Va bene…
  • Giudice: Ho dato la parola ad Akhmat dopo di te, Zelimkhan, ora risponde alla tua domanda in merito al caso, non interromperlo.
  • Kadurov: sto rispondendo a questa domanda. Aslan Maskhadov ha giurato di difendere e aderire alla costituzione, il mondo intero ne è testimone! Ma secondo la Sharia c’è una regola: una persona viene liberata da un giuramento se trova una soluzione più corretta. La Sharia gli concede questo diritto. La Costituzione è la Costituzione. Violare la Costituzione è una cosa, lui non ha violato il Corano, qui siete tutti degli studiosi e sapete che su questo giuramento incombe una soluzione migliore, e in questo caso ha il diritto di infrangere il giuramento! Persone come Zelimkhan Yandarbiev non sanno queste cose! Ama definirsi un esperto, non ha neanche una conoscenza di base!
  • Basayev: Ho una domanda per Aslan Maskhadov, quando stavamo tornando da Budennovsk, nel distretto di Novolasky, ti abbiamo dato un documento con le condizioni. Quando hai allegato questo documento? Ne hai discusso coi russi?
  • Maskhadov: abbiamo pensato che si, davvero questo fosse un documento utile per noi…
  • Kadyrov: C’era un progetto preparato, Zakayev allora aveva la testa rasata. Sono venuti a Benoy c’era Shamil, c’era Aslan, che Allah accetti la Gazavat, c’era Alavdi da Argun. Questo accordo è stato considerato punto per punto, sul retro c’era scritto un emendamento a penna di Dzhokhar (Dudaev). Hanno detto di firmare, questo accordo è stato firmato e se ne sono andati, io ne sono un testimone!

[…]

  • Kadyrov: la metà dei presenti qui dichiara che sono il loro Muftì, l’altra parte è contraria perché qui non sono un imputato, sono loro gli imputati! Ne risponderanno oggi! Shamil ha detto che non ero il suo Muftì, quindi le mie risposte non si applicavano a lui! Pertanto non risponderò a questa domanda, voglio rivolgerne una alla Corte della Sharia. Ti risponderanno, se vorrai rispondergli

LA PIENA LEGGE DELLA SHARIA

Come risultato di una serie di frizioni e allentamenti di tensione intercorsi in tutto il 1998, agli inizi del 1999 Maskhadov tentò di prendere il controllo dello Stato islamico che di fatto si stava venendo a costituire in Cecenia proclamandone la sua istituzione ufficiale e assumendone, in questo modo, il diretto controllo. Il 3 Febbraio 1999 Maskhadov emise il Decreto 39 del 3 Febbraio 1999 “Sull’introduzione della piena regola della Sharia” con il quale la Cecenia diventava ufficialmente una Repubblica Islamica e le istituzioni secolari venivano svuotate di qualsiasi potere a vantaggio di loro emuli confessionali. In particolare il Parlamento perse il diritto di iniziativa legislativa a vantaggio di un nuovo organo, la Shura Presidenziale (o Consiglio Islamico) che avrebbe costituito di fatto un’assemblea legislativa. L’8 Febbraio, con il Decreto 46 “Sulla Costituzione della Sharia”  Maskhadov decretò la creazione di una commissione di Stato che preparasse il paese alla transizione al pieno sistema confessionale, redigendo una bozza di una nuova costituzione in affiancamento al Consiglio degli Ulema. Il documento finale sarebbe stato sottoposto ad un Congresso Nazionale del Popolo Ceceno ed eventualmente approvato.

 Il gesto fu un autogol sostanziale: Maskhadov non incassò il parere dei radicali islamici, i quali continuarono a chiedere le sue dimissioni, e lo mise in rotta di collisione con i moderati, i quali lo avevano sempre sostenuto. I radicali pretesero che, una volta istituito lo Stato Islamico, Maskhadov procedesse alla dissoluzione delle strutture di potere secolari, ivi compresa la carica di Presidente della Repubblica, non prevista dallo Stato Islamico. Di fronte al parere negativo della Corte Suprema della Sharia, la quale confermò la posizione di Maskhadov alla presidenza, i radicali istituirono un loro “stato nello stato”, costituendo una loro Shura Islamica ed una loro Corte Suprema della Sharia. Il paese sprofondò così in una sorta di triarchia, con le istituzioni secolari ancora operative, quelle confessionali filo – presidenziali e quelle confessionali anti – presidenziali, aggiungendo caos al caos e impantanando il lavoro delle istituzioni.

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

 Il provvedimento del 3 Febbraio, peraltro, era in contrasto con la Costituzione del 1992, ed inevitabilmente espose il Presidente all’impeachment per violazione dei dettami costituzionali. I suoi decreti vennero pertanto immediatamente aboliti, ma stante il caos istituzionale regnante nella Repubblica le decisioni di Maskhadov furono comunque portate avanti autonomamente dalla Presidenza, e la Commissione sulla riscrittura della Costituzione fu istituita ed iniziò ad operare senza il consenso del Parlamento. Akhmed Zakayev, Presidente della Commissione, iniziò a sviluppare un progetto costituzionale basato sulle carte fondamentali di Iran e Pakistan, con l’intendo di adeguarle alla situazione cecena. Anche Maskhadov, per parte sua, continuò a comportarsi come se i suoi decreti avessero avuto un effetto pratico: mentre il Parlamento continuava a riunirsi ignorandolo, e lo steso facevano i radicali nazionalisti con la loro Shura, Maskhadov si proclamò con Decreto 80 del 9 Marzo 1999 “Mekhkan – Da”, cioè “Padre della Nazione”, tentando di consolidare la sua riforma del sistema statale ichkeriano basato sì su di un fondamento confessionale, ma funzionante come una sua dittatura personale.

LO SCOPPIO DELLA GUERRA E LA DISSOLUZIONE DELLO STATO

Lo scoppio della Seconda Guerra Cecena, il sequestro, il saccheggio e la distruzione degli archivi statali conseguenti all’invasione militare hanno sottratto allo studio accademico sulla materia gran parte dei documenti originali, ragion per cui se già è difficile ricostruire la storia del sistema giudiziario ichkeriano tra il 1991 ed il 1999, è praticamente impossibile farlo per il periodo durante il quale le corti della Sharia operarono in stato di guerra e poi in clandestinità.

Shamil Basayev ed Aslan Maskhadov

CONCLUDENDO

Uno dei principali fallimenti nello “state – building” della Repubblica Cecena di Ichkeria fu rappresentato dall’incapacità del nuovo stato di garantire ai cittadini un sistema giudiziario equo e funzionante. Durante il primo periodo repubblicano la magistratura fu costantemente ostaggio delle lotte di potere tra il partito parlamentarista e quello presidenzialista, mentre durante il regime di Dudaev esso subì un costante deterioramento causato sia dallo stato di grave carenza di fondi, sia dall’utilizzo che il regime fece delle strutture giudiziarie, ridotte per lo più a strumenti di repressione politica. Durante la prima guerra cecena il sistema si dissolse, aprendo la strada ai tribunali della Sharia, visti come strumento “smart” per amministrare una sommaria giustizia nei territori sotto il controllo dei miliziani, e per tenere a freno i miliziani stessi. Al termine della prima guerra la dissoluzione delle strutture pubbliche e lo slancio islamista di molti comandanti di campo, abilmente intercettato da Yandarbiev e malamente contrastato da Maskhadov, portò alla trasformazione della magistratura in un sistema islamico di facciata, privo degli strumenti materiali ed intellettuali per funzionare in maniera decorosa, e che divenne ben presto uno strumento nelle mani dei piccoli potentati semi  – indipendenti che andarono a crearsi nella Cecenia postbellica. Il risultato fu un accrescimento del clima di anarchia nel quale la ChRI si trovò a vivere fino alla Seconda Guerra Cecena. Con lo scoppio della Seconda Guerra il sistema giuridico andò in frantumi, e di nuovo fu istituita una “magistratura di guerra” che fu messa direttamente nelle mani dei comandanti di campo, i quali presumibilmente ne fecero un uso personalistico e finalizzato alla conservazione del proprio potere.

Com’era possibile, dunque, che la leadership dell’Ichkeria, posta alla guida dello Stato da una Costituzione secolare, legiferasse apparentemente in piena tranquillità secondo il diritto confessionale, aggirando i dettami della carta fondamentale per trasformare la Cecenia in uno stato islamico? Sia Dudaev che Maskhadov (ma in gioventù certamente anche Yandarbiev) erano formati alla scuola socialista, e non potevano certamente dirsi zelanti islamici. Eppure tutti e tre mossero concreti passi politici verso l’islamizzazione dello Stato. Come abbiamo visto il primo a muovere passi in questo senso fu Dudaev, con l’istituzione dei tribunali della Sharia in tempo di guerra. Lui probabilmente cercò soltanto di dare una parvenza di ordine alle milizie, utilizzando un meccanismo di giudizio più alla loro portata, e certamente più facile da gestire nella situazione contingente. Yandarbiev, invece, mosse passi molto decisi verso l’islamizzazione dello stato, agendo in costante disprezzo verso i dettami della Costituzione ed abolendo quasi ogni manifestazione secolare dello Stato. Maskhadov ondeggiò inizialmente tra l’una e l’altra soluzione, ma fu lui nel Febbraio del 1999 ad instaurare la Legge della Sharia per decreto presidenziale, compiendo un passo che né Dudaev, né Yandarbiev si erano arrischiati a fare. L’opinione corrente è che tutti e tre (Dudaev prudentemente, Maskhadov con incertezza, Yandarbiev con maggior convinzione) “flirtarono” con gli islamisti perché questi, seppur minoritari, erano la massa militante più facile da mobilitare e più fedele alla causa della guerra.

L’introduzione dei tribunali della Sharia e la progressiva abolizione dei tribunali secolari ha avuto effetti distruttivi non soltanto sul già agonizzante potere giudiziario, ma anche sulla stessa società civile. Se già la legge della Sharia poteva infatti dirsi non all’altezza di un sistema sociale moderno, il fatto che questa fosse demandata a corti improvvisate, basata su un sistema legislativo artigianale e spesso inadatto al luogo e al tempo nel quale avrebbe dovuto essere applicato, ed il semi – analfabetismo dei giudici nominati portarono il paese al caos giuridico, trasformando la Cecenia in una sorta di anarchia islamica.

DAI TRIBUNALI ALLE CORTI ISLAMICHE: IL SISTEMA GIUDIZIARIO IN ICHKERIA (QUARTA PARTE, 1996 – 1998)

IL GOVERNO MASKHADOV

Maskhadov, succeduto a Yandarbiev, ebbe occasione di moderare i tratti assurdamente violenti del codice penale, ma si guardò dal farlo, dichiarando: “Baldoria, criminalità, omicidio, rapimento sono ormai i principali guai della repubblica. E tutto questo può essere fermato soltanto con metodi duri e radicali.” Lo sviluppo del sistema giuridico confessionale proseguì con i decreti già citati NEL PRECEDENTE ARTICOLO tramite i quali, tra il 30 Settembre e la fine di Dicembre del 1996 vennero istituite le principali strutture giudiziarie della Sharia, ivi compresa la Corte Suprema della Sharia, pensata per sostituire Corte Costituzionale della Repubblica. Il 16 Dicembre 1996 il “doppio corso” dei tribunali secolari e religiosi ebbe termine con l’abolizione per legge dei primi (decreto 247 Sulla riorganizzazione del sistema giudiziario della Repubblica Cecena di Ichkeria). In questo decreto venne definitivamente abolita anche la Corte Costituzionale, sostituita dalla Corte Suprema della Sharia della ChRI. Unico simulacro di secolarità rimase la Suprema Corte Arbitrale, la quale fu rinominata con il nome di Corte Suprema. I tribunali della Sharia, che avevano sostituito i tribunali ordinari di rito civile, fondavano le loro sentenza su Corano, sulla Sunnah, e sulle interpretazioni dei più importanti studiosi islamici riguardo alle sentenze dei tribunali religiosi. Il processo, stabilito dall’alto e in tutta velocità, portò alla costituzione di un settore giudiziario gravemente deviato dalla quasi totale incompetenza dei suoi funzionari, molti dei quali possedevano soltanto un’idea molto sommaria di cosa fosse il diritto islamico.  La formazione della gerarchia nel sistema giuridico non fu messa a punto prima dell’agosto 1997, cioè un anno dopo la sua istituzione. Ci volle infatti il Decreto 377 del 16 Agosto 1997 per costituire la struttura dell’organizzazione ed i procedimenti di selezione del personale.

RECEPIMENTO DA PARTE DEL PARLAMENTO

Il parlamento di seconda convocazione, eletto a seguito delle consultazioni del Gennaio 1997, inizialmente si allineò su una posizione collaborativa e favorevole nella riforma dello Stato in senso confessionale. Nel corso del 1997 votò la legge “Sugli emendamenti della Costituzione della ChRI” con la quale venne modificato l’Articolo 4 della Costituzione: in esso fu incluso il riconoscimento dell’Islam come religione di Stato. La legge recepiva inoltre il decreto presidenziale sulla costituzione della Corte Suprema della Sharia. Da lì in avanti, tuttavia, tutti i provvedimenti adottati in materia di confessionalizzazione dello stato furono portati avanti, come si evince dalla lista di decreti presidenziali presentata su esclusiva iniziativa del Presidente della Repubblica, senza il consenso del Parlamento. In compenso, il questo operò al massimo delle sue possibilità durante tutto il periodo di attività, nonostante la paralisi istituzionale e la cronica carenza di fondi, stipendi e strumenti, adottando ben 56 leggi tra le quali:

La legge del 07/06/1997 “Sul Servizio Fiscale della ChRI”

La legge del 19/09/1997 “Sulla Banca Nazionale della ChRI”

La legge del 15/11/1997 “Sulle armi”

La legge del 25/11/1997 “Sulla cultura”

La legge del 01/12/1998 “Sulla difesa”

La legge del 09/02/1998 “Sul codice penale della ChRI”

La legge del 09/09/1998 “Sulle misure di protezione sociale delle vittime della Guerra Russo – Cecena del 1994 – 1996)”

La legge del 16/06/1998 “Sull’istruzione”

Oltre a 210 risoluzioni di natura economica, politica e legale.

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LA LEGGE ISLAMICA IN VIGORE

La prima esecuzione pubblica da parte di un tribunale della Sharia fu eseguita il 3 Settembre 1997, e produsse una grande risonanza nell’opinione pubblica mondiale. Furono uccisi una donna ed un giovane. Nonostante le proteste, gli omicidi continuarono: Piazza dell’Amicizia a Grozny divenne il patibolo delle esecuzioni pubbliche. Il 18 settembre due uomini, rei confessi di omicidio a seguito di tortura, furono condannati sbrigativamente a morte e fucilati. Alle fucilazioni fecero seguito esecuzioni ancora più cruente, spesso trasmesse in diretta TV ed operate dagli stessi parenti delle vittime.

Il video mostra la prima esecuzione pubblica tenuta nella ChRI a seguito dell’istituzione dei Tribunali della Sharia. L’evento suscitò un’ondata di disgusto presso l’opinione pubblica internazionale, ma le esecuzioni continuarono.

LA CORTE SUPREMA DELLA SHARIA

Vertice del nuovo sistema giudiziario era la Corte Suprema della Sharia, una sorta di riedizione confessionale della Corte Suprema. Essa si pronunciava sui casi di omicidio, adulterio, rapina ed altri reati ritenuti particolarmente odiosi, oltre a risolvere le controversie tra le organizzazioni ed i dipartimenti governativi, i casi di divorzio complessi, i matrimoni con una ragazza senza parenti maschi, questioni relative allo spaccio di droga, crimini contro lo Stato, apostasia, relazioni commerciali controverse. La Corte era presieduta da un presidente, da due vicepresidenti (uno per le cause civili ed uno per le cause penali) e da una Camera Giudiziaria, una sorta di governo dei giudici, presieduta dallo stesso Presidente della corte e da 4 giudici ordinari. Essa operava sia come tribunale, sia come corte d’appello. Le sue sentenze erano da considerarsi vincolanti a norma di legge e costituivano precedente utilizzabile in sede processuale.

I tribunali ordinari invece erano organizzati in corti regionali, distrettuali e cittadine. Dalle fonti che abbiamo possiamo affermare che le corti regionali fossero almeno 10:

  • Achkhoy – Martan
  • Vedeno
  • Grozny
  • Kurchaloy
  • Nadterechny
  • Naursk
  • Nozhai – Yurt
  • Sunzha
  • Shatoy
  • Shelkolvsky

I Tribunali cittadini erano almeno 4: Argun, Gudermes, Urus  – Martan e Shali.

I tribunali distrettuali lavoravano nei diversi distretti della città di Grozny, ribattezzata Johar per volontà di Yandarbiev (Decreto 32 del 23 Gennaio 1997): anch’essi erano 4, come 4 erano i macroquartieri della citta (Oktyabrsky, Avtorkhanovsky (ex Leninsky), Zavodskoy e Staropromislovsky). Il tribunale militare, attivo nell’Agosto del 1996, non fu dissolto ma confermato, ed equiparato al grado di Tribunale Regionale della Sharia. Ogni tribunale era composto da un presidente, da un vicepresidente, dai giudici della Sharia e dai Giudici Generali. Ovviamente soltanto i cittadini di provata fede islamica potevano lavorare nei tribunali, e soltanto di sesso maschile.

Secondo quanto definito nell’allegato al Decreto 377 del 16 Agosto 1997 operavano in Ichkeria 114 giudici della Sharia. La legge prevedeva che questi giudici (ed i loro sostituti) fossero perfettamente edotti riguardo la regola della Sharia. In realtà la maggior parte di loro a stento conosceva il Corano, e certamente non possedeva i più basilari rudimenti nell’amministrazione della giustizia religiosa. Pochissimi erano coloro che possedevano una istruzione teologica superiore, e che pertanto fossero in grado di interpretare i dettami religiosi ai quali le corti dovevano ispirarsi nell’amministrazione della giustizia. Una prova drammatica di questa assoluta incapacità a giudicare fu il divieto di insegnare filosofia nelle scuole stabilito dal tribunale distrettuale di Zavodskoy nel 1998. In quel quartiere si trovava il principale istituto di istruzione superiore della Repubblica, l’Istituto Petrolifero di Grozny. Citando la presenza di opere di Karl Marx e di Friedrich Engels, la Corte stabilì l’immoralità di tale disciplina. La sentenza, limitata al distretto, venne confutata dalle altre corti distrettuali di Grozny, così che mentre all’Istituto Petrolifero non si poteva insegnare filosofia, a pochi isolati, presso l’Università Statale Cecena e all’Istituto Pedagogico Ceceno, la filosofia era insegnata liberamente e senza restrizioni.

“Interrogatorio” ed esecuzione di due uomini accusati di omicidio. Grozny,

FUNZIONAMENTO DELLE CORTI DELLA SHARIA

La scarsità dei documenti sopravvissuti alla guerra e l’irreperibilità di quelli sequestrati e tenuti in archivio dalle autorità federali ci permette di avere un’idea piuttosto generica di come funzionasse l’istruttoria in questi tribunali. Una ricerca del 2015 (Saidumov, Dzhambulat – Tribunali, legge e giustizia ceceno – inguscia (XVIII – XX Secolo) (RUS), scaricabile nella sezione “bibliografia”) ha fornito la trascrizione di un documento definito “originale” dall’autore, che riportiamo. Si tratta di una sentenza del 1998 della corte della Sharia del Distretto Avtorkhanovsky (ex Leninsky) di Dzhokhar (il nuovo nome di Grozny dal 1996).

INTESTAZIONE: Tribunale della Sharia della Repubblica Cecena di Ichkeria

PARTE SUPERIORE DEL MODULO: Simboli del Dipartimento

LATO SINISTRO IN ALTO: Nome del Tribunale in alfabeto cirillico

LATO DESTRO IN ALTO: Nome del Tribunale a caratteri arabi

CENTRATO: Emblema della Corte Suprema della Sharia della Repubblica Cecena di Ichkeria: un semicerchio con all’interno una mezzaluna, un libro aperto che simboleggia il Corano e l’invocazione “In nome di Allah il Misericordioso” e il verso “E coloro che non giudicano secondo ciò che Allah ha rivelato sono dei miscredenti”.

TESTO: il testo, contenente numerosi errori ortografici e corretto a penna, è simile ai documenti redatti dai tribunali secolari. Il testo è scritto in russo in carattere cirillico, anche se la lingua di stato è il Ceceno, ed il carattere ufficiale previsto sarebbe l’alfabeto latino. Questo testimonia lo stato di caos giuridico e istituzionale nel quale versavano i tribunali della Sharia, al pari del paese tutto.

La sentenza consiste in un accertamento della proprietà di un bene immobile del quale non è possibile identificare i corretti titoli di provenienza a causa della distruzione dell’archivio di Stato durante la Prima Guerra. L’accertamento procede secondo un rito civile, e non contiene alcun riferimento alla legge islamica, segno che il tribunale era uso ad operare secondo le fonti e le ritualità formali disponibili in mancanza di altro. In particolare viene citato il Decreto del Presidente della Repubblica Cecena numero 125 (non è indicata la data, ma dalla definizione di “Repubblica Cecena” sembra riconducibile ad un periodo tra il 1991 ed il 1994, anno in cui la ChRI assunse la denominazione ufficiale di “Repubblica Cecena di Ichkeria”) quindi un provvedimento legislativo riferito al periodo “secolare” della repubblica, segno che i provvedimenti legislativi precedenti all’evoluzione confessionale del sistema legislativo non vennero aboliti e anzi, continuarono ad essere presi in considerazione come fonti legittime del diritto.

Unico riferimento alla formulazione teologica si trova nella conclusione della sentenza, dove si legge “La Corte, guidata dal Sacro Corano e dalla Sunnah del Profeta Maometto, prende questa decisione”. Successivamente, tuttavia, si esprime il diritto di ricorso da parte del soggetto entro dieci giorni dalla sua emissione, secondo una formula totalmente aliena al diritto islamico ma coerente con il diritto civile precedente. Questo è un segno evidente del “sincretismo” nel quale si trovò ad operare la giustizia ichkeriana, la quale per un verso era dichiaratamente confessionale, ma per l’altro era incapace di formulare una valida metodologia operativa senza attingere al precedente sistema secolare.

SIGILLI: In basso il documento reca i sigilli sia della Corte Suprema della Sharia (con scritte in ceceno) , sia del Tribunale Distrettuale

Il documento citato (del quale purtroppo non abbiamo una copia originale, e che pertanto invitiamo il lettore a prendere con le dovute cautele) sembra confermare lo stato di confusione normativa e giuridica nella quale operavano i tribunali della Sharia. Tale percezione è rafforzata dal fatto che, secondo quanto citato da fonti giornalistiche dell’epoca, le forze dell’ordine della Repubblica ignoravano spesso le sentenze dei tribunali, arrogandosi in autonomia il diritto di rispettarle o meno. Anche i vertici dello Stato, nella persona dell’allora Procuratore Albakov (a sua volta nominato per decreto da Maskhadov ma non riconosciuto dal Parlamento) trovavano grandi difficoltà a gestire i rapporti tra un sistema coercitivo di epoca sovietica ed un sistema giudiziario di ispirazione confessionale. Albakov, ancora nel 1999, raccomandava ai pubblici ministeri di stabilire stretti contatti con i giudici dei tribunali della Sharia, in modo da armonizzare il lavoro tra le due istituzioni ed evitare il caos nel quale versava il sistema giudiziario repubblicano.

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

DAI TRIBUNALI ALLE CORTI ISLAMICHE: IL SISTEMA GIUDIZIARIO IN ICHKERIA (TERZA PARTE, 1995 – 1996)

LA MAGISTRATURA DI GUERRA

Lo scoppio della guerra civile, nel Settembre 1994 e poi della Prima Guerra Cecena fecero sì che quel poco di sistema giuridico sopravvissuto alla Rivoluzione Cecena ed alla Dittatura di Dudaev si dissolvessero. Su ordine di Dudaev, allo scoppio delle ostilità con la Russia, nel Dicembre 1994, l’amministrazione della giustizia passò alla Commissione Giudiziaria Perentoria (ChSBSK), costituita in accordo con il Parlamento il 20 Dicembre 1994 (e confermata come valida dal Parlamento di seconda convocazione il 9 Giugno 1998). Da quel momento i tribunali ordinari cessarono di essere riconosciuti in tutta la Repubblica (eventualità quantomai speculativa, stante il fatto che entro il Maggio 1995 il governo Dudaev non avrebbe avuto comunque alcuna autorità sulle istituzioni operanti in Cecenia) e l’amministrazione della giustizia fu affidata a commissari nominati dal governo con ampie deleghe operative. La Commissione Giudiziaria Perentoria avrebbe dovuto operare principalmente nei riguardi di colpevoli di reati militari (dal collaborazionismo alla violazione delle leggi di guerra, al saccheggio, all’appropriazione indebita, al tradimento). Braccio armato della Commissione Giudiziaria sarebbe stato il Dipartimento per la Sicurezza dello Stato (per approfondire leggi l’articolo QUI).

Per l’amministrazione civile nei territori ancora sotto il controllo separatista (i quali, dalla Primavera del 1996, si estesero esponenzialmente) Dudaev si risolse a introdurre il 23 Marzo 1995 i tribunali della Sharia, provvedimento discusso ed approvato dal Congresso Nazionale Ceceno (OKChN) tenutosi in clandestinità il 9 Marzo precedente (per approfondire, leggi l’articolo sull’OKChN, QUI). Nella prospettiva di Dudaev, questi tribunali avrebbero dovuto operare in parallelo o in sostituzione alle corti di giustizia ordinarie, colmando i prevedibili vuoti che lo stato di guerra avrebbe determinato in questo settore. La Sharia divenne quindi il principio giuridico al quale le formazioni armate separatiste si allinearono, in assenza di istituzioni secolari funzionanti. Questo provvedimento, se pure garantì una certa disciplina alle bande e una parvenza di legalità nei territori da queste controllati, costituì un pericoloso precedente che, come vedremo, avrebbe determinato l’evoluzione in senso confessionale della magistratura cecena.

I tirbunali della Sharia operanti in tempo di guerra seguivano una procedura semplificata. Il dibattito tra le parti era praticamente assente, l’imputato non aveva alcun difensore, la decisione del tribunale era definitiva e non soggetta ad appello. Le sentenze di morte venivano eseguite, di regola, immediatamente. Un esempio di processo di questo tipo fu filmato nel 1996, quando il prefetto dell’amministrazione filo – russa di Vedeno, Amir Zagayev, fu catturato, processato sommariamente da Shamil Basayev in veste di giudice e fucilato sul posto.

Un tribunale militare della Sharia, presieduto da Shamil Basayev, condanna a morte il prefetto filo – russo Amir Zagayev alla fucilazione, 1996

Quando, a seguito dell’Operazione Jihad, i separatisti ripresero il controllo di Grozny e di gran parte della Cecenia, per il governo della ChRI si pose il problema di costituire un’amministrazione provvisoria che garantisse un minimo di ordine in attesa che le vecchie strutture dello Stato ricominciassero a funzionare. Nell’Agosto del 1996 Dudaev era già morto, e gli era succeduto il Vicepresidente in carica, Zelimkhan Yandarbiev. Egli stava già lavorando ad una radicale riforma della giustizia, ma sul momento decise di risolvere il problema in maniera pragmatica, e l’8 Agosto 1996 nominò un Tribunale Militare responsabile dell’applicazione della legge a Grozny per tutto il periodo di “interregno” tra il governo filo – russo, ormai in procinto di essere sciolto, ed il nuovo governo separatista. A presiderlo Yandarbiev chiamò il Generale di Brigata Aslambek Ismailov, nel frattempo nominato anche “Comandante Miliare della Città”. Durante il periodo di attività la corte emise un totale di 12 condanne a morte, comminate senza possibilità di ricorso in processi nei quali agli accusati non fu fornito un difensore, neanche d’ufficio, e al termine dei quali non fu permesso ai condannati presentare domanda di grazia, commutazione della pena o ricorso ad un tribunale superiore allo scopo di riesaminare il loro caso.

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LA MAGISTRATURA ISLAMICA

L’introduzione della Sharia era in evidente contraddizione con la Costituzione promulgata nel 1992, la quale decretava all’articolo 94: “Il potere giudiziario nella Repubblica cecena è esercitato solo dal tribunale e agisce indipendentemente dai poteri legislativo ed esecutivo, nonché da partiti, associazioni e movimenti pubblici. Nessuno, ad eccezione degli organi giudiziari stipulati dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica cecena, ha il diritto di assumere le funzioni e i poteri del potere giudiziario. La magistratura ha come scopo la protezione del sistema costituzionale della Repubblica cecena, i diritti e le libertà dei cittadini, il controllo sulla corretta applicazione e applicazione delle leggi e degli atti del ramo esecutivo, della Costituzione della Repubblica cecena.”

In particolare poi, l’introduzione della legge islamica andava direttamente contro numerosi articoli della Costituzione, in particolare:

Articolo 17: “La Repubblica Cecena riconosce i diritti naturali e inalienabili per ogni cittadino. Essa garantisce e protegge questi diritti, garantisce l’adempimento da parte dei cittadini dei loro doveri. I diritti, le libertà e i doveri dei cittadini della Repubblica Cecena non possono essere annullati o limitati, ed i loro doveri ampliati da altri atti e azioni. I regolamenti che riducono o limitano i diritti e le libertà legati dei cittadini non hanno valore legale.”

Articolo 19: “Il cittadino e lo stato sono vincolati da diritti e responsabilità reciproci. Gli enti ed i funzionari statali sono tenuti a garantire e proteggere i diritti e le libertà dei cittadini, e ad incoraggiare la azioni pubbliche sui diritti umani.”

Articolo 21: “Tutti i cittadini della Repubblica Cecena sono uguali davanti alla legge e, in tribunale, hanno uguale diritto alla difesa, indipendentemente da nazionalità, razza, origine sociale, genere, lingua, religione, luogo di residenza, status di proprietà, convinzioni politiche e di altro tipo, affiliazione a partito o altre circostanze. […].”

Articolo 22: “Uomini e donne hanno gli stessi diritti e libertà.”

Articolo 26: “I cittadini della Repubblica Cecena hanno diritto di lavorare. […]”.

Articolo 38: “La Repubblica Cecena riconosce e rispetta il diritto di ogni persona alla vita. Nessuno può essere privato della vita. La pena di morte è applicata solo a una sentenza del tribunale, come misura eccezionale di punizione per reati particolarmente gravi. […].”

Articolo 39: “L’onore e la dignità di un individuo devono essere protetti dalla legge. Qualsiasi interferenza arbitraria nella sfera della vita personale è illegale. Una persona privata della libertà ha diritto ad un trattamento umano. Nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti disumani o degradanti. Le prove ottenute illegalmente sono riconosciute nulle.”

In sostanza l’introduzione dei tribunali della Sharia contraddiceva la quasi totalità della Costituzione, creando uno stato giuridico pesantemente alterato nel quale le istituzioni della Repubblica operavano in netta contraddizione con la carta fondamentale che le legittimava.

Aslambek Ismailov, Generale di Brigata, nell’Agosto del 1996 fu comandante militare della città di Grozny. In questa veste presiedette il tribunale militare responsabile dell’applicazione della giustizia nel periodo di transizione, dall’8 al 26 Agosto 1996.

LA DEMOLIZIONE DEL SISTEMA SECOLARE

Tra il 1995 ed il 1999 il sistema giuridico fu modificato con 15 provvedimenti aventi valore legale, che riportiamo di seguito:

  • Decreto del Presidente della ChRI 18 del 23 Marzo 1995 Sui tribunali della Sharia
  • Decreto del Presidente della ChRi 82 dell’8 Luglio 1996 Sul codice penale della Repubblica Cecena di Ichkeria
  • Decreto del Presidente della ChRI 138 del 30 Settembre 1996 Sull’istituzione dei tribunali arbitrali della Repubblica Cecena di Ichkeria
  • Decreto del Presidente della ChRI 191 del 12 Novembre 1996 Sull’abolizione del Decreto Presidenziale del 28 Maggio 1993, numero 45 riguardante lo scioglimento della Corte Costituzionale della Repubblica Cecena
  • Decreto del Presidente della ChRI 209/37 dl 24 Novembre 1996 Sul riordino dei sistemi della Magistratura nella Repubblica Cecena di Ichkeria
  • Decreto del Presidente della ChRI 226 del 2 Dicembre 1996 Sulla creazione della Guardia della Sharia sotto il Presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria
  • Decreto del Presidente della ChRI 246 del 16 Dicembre 1996 Sulla Suprema Corte Arbitrale della Repubblica Cecena di Ichkeria
  • Decreto del Presidente della ChRI 247 del 16 Dicembre 1996 Sul riordino della magistratura nella Repubblica Cecena di Ichkeria
  • Decreto del Presidente della ChRI 20 del 15 Gennaio 1997 Sull’ordinamento giudiziario della CRI
  • Decreto del Presidente della CRI 375 del 16 Agosto 1997 Sull’allontanamento del personale, dei presidenti e dei giudici dei tribunali distrettuali, cittadini e regionali della Shariah, e del Tribunale Militare della ChRI
  • Decreto del Presidente della ChRI 376 del 16 Agosto 1997 Su emendamenti e integrazioni ai decreti presidenziali 18 del 23 Marzo 1995 sulle corti della Sharia e 209/37 del 24 Novembre 1996 “Sull’istituzione dei tribunali della Sharia e l’introduzione di azioni di procedura giudiziaria della Sharia in tutto il territorio della ChRI”, 247 del 16 Dicembre 1996 “Sulla riorganizzazione del sistema giudiziario nella Repubblica Cecena di Ichkeria” e 20 del 15 Gennaio 1997 “Sul sistema giudiziario della ChRI”
  • Decreto del Presidente della ChRI 377 del 16 Agosto 1997 Sulla approvazione della composizione dei presidenti della Corte Suprema della Sharia della ChRI, delle corti regionali, cittadine, dei tribunali regionali della Sharia, del Tribunale Militare della Repubblica Cecena di Ichkeria, dei loro sostituti e dei giudici della Corte Suprema della Sharia, delle corti distrettuali, cittadine e regionali
  • Decreto del Presidente della ChRi 39 del 3 Febbraio 1999  Sull’introduzione della piena regola della Sharia nel territorio della Repubblica Cecena di Ichkeria
  • Decreto del Presidente della ChRI 73 del 5 Febbraio 1997 Sul riconoscimento di diritti aggiuntivi al tribunale della Sharia
  • Decreto del Presidente della ChRI 46 dell’8 Febbraio 1999 Sulla costituzione della Sharia

IL GOVERNO YANDARBIEV

Del primo decreto abbiamo già parlato, ed è afferente al “governo di guerra” di Dudaev. Partiamo dal secondo, varato da Yandarbiev, il quale stabiliva l’istituzione di un nuovo codice penale in vigore in tutta la repubblica. Esso fu sviluppato intorno a precedenti testi provenienti da altri paesi islamici che avevano introdotto elementi confessionali nel loro corpus giuridico. Il testo che ne venne fuori era un corpus giuridico fuori dal tempo. Esso era concepito secondo una logica medievale, irrispettosa dei più basilari diritti civili e addirittura diritti umani. La pena di morte era prevista per una vasta gamma di reati, ed era da eseguirsi per fucilazione, per decapitazione e addirittura per lapidazione, o per contrappasso in analogia con il crimine compiuto dal condannato. A questa si aggiungevano la reclusione fino a 20 anni, l’esilio, la sanzione pecuniaria, la confisca o la distruzione delle proprietà. Erano previste anche punizioni corporali come quaranta colpi di bastone per il consumo di bevande alcoliche, ma soltanto qualora il colpevole fosse musulmano. Qualora non lo fosse, la pena era commutata in reclusione non oltre un mese.

Alcuni articoli, oltre ad essere di difficile applicazione pratica, violavano apertamente il diritto internazionale: ad esempio, era previsto che qualora un cittadino ceceno avesse compiuto atti illegali al di fuori dei confini dello Stato, esso sarebbe stato perseguibile anche all’estero dalla magistratura Cecena. Un principio, questo, gravemente lesivo della sovranità degli stati oggetto delle “attenzioni” della giustizia della ChRI. In generale l’impianto del codice penale era rivolto alla preservazione dell’autorità dello Stato e della società, mentre solo pochi articoli erano dedicati al trattamento dei crimini contro la persona. In questo senso nulla di strano, considerata la natura confessionale del Codice Penale, chiaramente orientato all’imposizione della norma comunitaria sulla libertà individuale. Per conseguenza tutti i “crimini” connessi all’asocialità nel senso religioso del termine, come bere alcolici, commettere apostasia, adulterio, gioco d’azzardo e via dicendo erano puniti in quanti lesivi della dignità comunitaria. 

Zelimkhan Yandarbiev . Divenuto Presidente ad interim a seguito della morte di Dzhokhar Dudaev, mantenne l’incarico fino alle elezioni del Gennaio 1997. Sotto la sua presidenza la ChRI subì un forte impulso verso l’islamizzazione dello stato, con l’introduzione del nuovo Codice Penale e l’istituzionalizzazione dei tribunali della Sharia.

Come abbiamo visto il decreto è datato 8 Luglio. In effetti il Codice Penale entrò in vigore soltanto il 7 Agosto, a seguito degli Accordi di Khasavyurt: con questo gesto Yandarbiev volle testimoniare la pienezza della sovranità Cecena conquistata con la vittoria militare sulla Russia. Interrogato su quale fosse la direzione che lo Stato indipendente avrebbe dovuto prendere egli rispose: “la creazione di uno stato ceceno indipendente è possibile soltanto su base islamica”. La posizione di Yandarbiev era sostenuta da tutta l’ala radicale del nazionalismo ceceno, in particolare dall’allora Ministro dell’Informazione e della Stampa (poi Ministro degli Esteri) Movladi Ugudov, il quale ebbe ad affermare: “il cosiddetto diritto romano, ampiamente praticato nel mondo, è innaturale per la natura cecena. Non è percepito da molti, e quindi è violato. Nella costruzione della legislazione dobbiamo trovare una base che le persone possano adottare. L’islam è la base giusta per il popolo ceceno. Altrimenti avremo una massa armata incontrollabile, che creerà problemi per tutti, anche per la Russia.”

Yandarbiev volle dotare il sistema giudiziario anche di un autonomo corpo di polizia. Il 2 Dicembre 1996, con Decreto numero 226, egli fondò quindi la “Guardia della Sharia”, la quale divenne il braccio armato della giustizia religiosa. A questa si aggiunse il cosiddetto “Reggimento Islamico di Scopo Speciale (IPON)” formazione paramilitare seguace della Corte Suprema della Sharia, la cui costituzione era stata voluta e sponsorizzata dallo stesso Yandarbiev. Le due formazioni avrebbero continuato ad operare come corpi dello Stato fino al Giugno del 1998 quando, dopo la Battaglia di Gudermes (scatenata proprio da elementi della Guardia della Sharia), Maskhadov li avrebbe sciolti per attività antistatale. Durante questo periodo i reparti della polizia religiosa si sovrapposero a quelli ordinari, generando spesso caos sociale e determinando la reazione, talvolta violenta, della popolazione civile. La Guardia della Sharia, infatti, lungi dall’eseguire i compiti di ordinaria amministrazione cui era destinata (presidio delle strutture detentive, difesa degli edifici pubblici, scorta dei funzionari e degli imputati) si occupava principalmente di funzionare come una sorta di polizia religiosa, compiendo raid nelle città e nei villaggi al fine di punire in via esemplare i consumatori di alcolici, i fumatori, le donne che non si adeguavano ai dettami islamici nel vestire e nel comportamento.

Il video mostra l’esecuzione di una pena corporale inflitta dalla polizia religiosa nella Cecenia postbellica. A causa della durezza delle immagini esso è visualizzabile soltanto ad un pubblico maggiorenne .