Archivi tag: Stato islamico in Cecenia

DAI TRIBUNALI ALLE CORTI ISLAMICHE: IL SISTEMA GIUDIZIARIO IN ICHKERIA (QUARTA PARTE, 1996 – 1998)

IL GOVERNO MASKHADOV

Maskhadov, succeduto a Yandarbiev, ebbe occasione di moderare i tratti assurdamente violenti del codice penale, ma si guardò dal farlo, dichiarando: “Baldoria, criminalità, omicidio, rapimento sono ormai i principali guai della repubblica. E tutto questo può essere fermato soltanto con metodi duri e radicali.” Lo sviluppo del sistema giuridico confessionale proseguì con i decreti già citati NEL PRECEDENTE ARTICOLO tramite i quali, tra il 30 Settembre e la fine di Dicembre del 1996 vennero istituite le principali strutture giudiziarie della Sharia, ivi compresa la Corte Suprema della Sharia, pensata per sostituire Corte Costituzionale della Repubblica. Il 16 Dicembre 1996 il “doppio corso” dei tribunali secolari e religiosi ebbe termine con l’abolizione per legge dei primi (decreto 247 Sulla riorganizzazione del sistema giudiziario della Repubblica Cecena di Ichkeria). In questo decreto venne definitivamente abolita anche la Corte Costituzionale, sostituita dalla Corte Suprema della Sharia della ChRI. Unico simulacro di secolarità rimase la Suprema Corte Arbitrale, la quale fu rinominata con il nome di Corte Suprema. I tribunali della Sharia, che avevano sostituito i tribunali ordinari di rito civile, fondavano le loro sentenza su Corano, sulla Sunnah, e sulle interpretazioni dei più importanti studiosi islamici riguardo alle sentenze dei tribunali religiosi. Il processo, stabilito dall’alto e in tutta velocità, portò alla costituzione di un settore giudiziario gravemente deviato dalla quasi totale incompetenza dei suoi funzionari, molti dei quali possedevano soltanto un’idea molto sommaria di cosa fosse il diritto islamico.  La formazione della gerarchia nel sistema giuridico non fu messa a punto prima dell’agosto 1997, cioè un anno dopo la sua istituzione. Ci volle infatti il Decreto 377 del 16 Agosto 1997 per costituire la struttura dell’organizzazione ed i procedimenti di selezione del personale.

RECEPIMENTO DA PARTE DEL PARLAMENTO

Il parlamento di seconda convocazione, eletto a seguito delle consultazioni del Gennaio 1997, inizialmente si allineò su una posizione collaborativa e favorevole nella riforma dello Stato in senso confessionale. Nel corso del 1997 votò la legge “Sugli emendamenti della Costituzione della ChRI” con la quale venne modificato l’Articolo 4 della Costituzione: in esso fu incluso il riconoscimento dell’Islam come religione di Stato. La legge recepiva inoltre il decreto presidenziale sulla costituzione della Corte Suprema della Sharia. Da lì in avanti, tuttavia, tutti i provvedimenti adottati in materia di confessionalizzazione dello stato furono portati avanti, come si evince dalla lista di decreti presidenziali presentata su esclusiva iniziativa del Presidente della Repubblica, senza il consenso del Parlamento. In compenso, il questo operò al massimo delle sue possibilità durante tutto il periodo di attività, nonostante la paralisi istituzionale e la cronica carenza di fondi, stipendi e strumenti, adottando ben 56 leggi tra le quali:

La legge del 07/06/1997 “Sul Servizio Fiscale della ChRI”

La legge del 19/09/1997 “Sulla Banca Nazionale della ChRI”

La legge del 15/11/1997 “Sulle armi”

La legge del 25/11/1997 “Sulla cultura”

La legge del 01/12/1998 “Sulla difesa”

La legge del 09/02/1998 “Sul codice penale della ChRI”

La legge del 09/09/1998 “Sulle misure di protezione sociale delle vittime della Guerra Russo – Cecena del 1994 – 1996)”

La legge del 16/06/1998 “Sull’istruzione”

Oltre a 210 risoluzioni di natura economica, politica e legale.

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

LA LEGGE ISLAMICA IN VIGORE

La prima esecuzione pubblica da parte di un tribunale della Sharia fu eseguita il 3 Settembre 1997, e produsse una grande risonanza nell’opinione pubblica mondiale. Furono uccisi una donna ed un giovane. Nonostante le proteste, gli omicidi continuarono: Piazza dell’Amicizia a Grozny divenne il patibolo delle esecuzioni pubbliche. Il 18 settembre due uomini, rei confessi di omicidio a seguito di tortura, furono condannati sbrigativamente a morte e fucilati. Alle fucilazioni fecero seguito esecuzioni ancora più cruente, spesso trasmesse in diretta TV ed operate dagli stessi parenti delle vittime.

Il video mostra la prima esecuzione pubblica tenuta nella ChRI a seguito dell’istituzione dei Tribunali della Sharia. L’evento suscitò un’ondata di disgusto presso l’opinione pubblica internazionale, ma le esecuzioni continuarono.

LA CORTE SUPREMA DELLA SHARIA

Vertice del nuovo sistema giudiziario era la Corte Suprema della Sharia, una sorta di riedizione confessionale della Corte Suprema. Essa si pronunciava sui casi di omicidio, adulterio, rapina ed altri reati ritenuti particolarmente odiosi, oltre a risolvere le controversie tra le organizzazioni ed i dipartimenti governativi, i casi di divorzio complessi, i matrimoni con una ragazza senza parenti maschi, questioni relative allo spaccio di droga, crimini contro lo Stato, apostasia, relazioni commerciali controverse. La Corte era presieduta da un presidente, da due vicepresidenti (uno per le cause civili ed uno per le cause penali) e da una Camera Giudiziaria, una sorta di governo dei giudici, presieduta dallo stesso Presidente della corte e da 4 giudici ordinari. Essa operava sia come tribunale, sia come corte d’appello. Le sue sentenze erano da considerarsi vincolanti a norma di legge e costituivano precedente utilizzabile in sede processuale.

I tribunali ordinari invece erano organizzati in corti regionali, distrettuali e cittadine. Dalle fonti che abbiamo possiamo affermare che le corti regionali fossero almeno 10:

  • Achkhoy – Martan
  • Vedeno
  • Grozny
  • Kurchaloy
  • Nadterechny
  • Naursk
  • Nozhai – Yurt
  • Sunzha
  • Shatoy
  • Shelkolvsky

I Tribunali cittadini erano almeno 4: Argun, Gudermes, Urus  – Martan e Shali.

I tribunali distrettuali lavoravano nei diversi distretti della città di Grozny, ribattezzata Johar per volontà di Yandarbiev (Decreto 32 del 23 Gennaio 1997): anch’essi erano 4, come 4 erano i macroquartieri della citta (Oktyabrsky, Avtorkhanovsky (ex Leninsky), Zavodskoy e Staropromislovsky). Il tribunale militare, attivo nell’Agosto del 1996, non fu dissolto ma confermato, ed equiparato al grado di Tribunale Regionale della Sharia. Ogni tribunale era composto da un presidente, da un vicepresidente, dai giudici della Sharia e dai Giudici Generali. Ovviamente soltanto i cittadini di provata fede islamica potevano lavorare nei tribunali, e soltanto di sesso maschile.

Secondo quanto definito nell’allegato al Decreto 377 del 16 Agosto 1997 operavano in Ichkeria 114 giudici della Sharia. La legge prevedeva che questi giudici (ed i loro sostituti) fossero perfettamente edotti riguardo la regola della Sharia. In realtà la maggior parte di loro a stento conosceva il Corano, e certamente non possedeva i più basilari rudimenti nell’amministrazione della giustizia religiosa. Pochissimi erano coloro che possedevano una istruzione teologica superiore, e che pertanto fossero in grado di interpretare i dettami religiosi ai quali le corti dovevano ispirarsi nell’amministrazione della giustizia. Una prova drammatica di questa assoluta incapacità a giudicare fu il divieto di insegnare filosofia nelle scuole stabilito dal tribunale distrettuale di Zavodskoy nel 1998. In quel quartiere si trovava il principale istituto di istruzione superiore della Repubblica, l’Istituto Petrolifero di Grozny. Citando la presenza di opere di Karl Marx e di Friedrich Engels, la Corte stabilì l’immoralità di tale disciplina. La sentenza, limitata al distretto, venne confutata dalle altre corti distrettuali di Grozny, così che mentre all’Istituto Petrolifero non si poteva insegnare filosofia, a pochi isolati, presso l’Università Statale Cecena e all’Istituto Pedagogico Ceceno, la filosofia era insegnata liberamente e senza restrizioni.

“Interrogatorio” ed esecuzione di due uomini accusati di omicidio. Grozny,

FUNZIONAMENTO DELLE CORTI DELLA SHARIA

La scarsità dei documenti sopravvissuti alla guerra e l’irreperibilità di quelli sequestrati e tenuti in archivio dalle autorità federali ci permette di avere un’idea piuttosto generica di come funzionasse l’istruttoria in questi tribunali. Una ricerca del 2015 (Saidumov, Dzhambulat – Tribunali, legge e giustizia ceceno – inguscia (XVIII – XX Secolo) (RUS), scaricabile nella sezione “bibliografia”) ha fornito la trascrizione di un documento definito “originale” dall’autore, che riportiamo. Si tratta di una sentenza del 1998 della corte della Sharia del Distretto Avtorkhanovsky (ex Leninsky) di Dzhokhar (il nuovo nome di Grozny dal 1996).

INTESTAZIONE: Tribunale della Sharia della Repubblica Cecena di Ichkeria

PARTE SUPERIORE DEL MODULO: Simboli del Dipartimento

LATO SINISTRO IN ALTO: Nome del Tribunale in alfabeto cirillico

LATO DESTRO IN ALTO: Nome del Tribunale a caratteri arabi

CENTRATO: Emblema della Corte Suprema della Sharia della Repubblica Cecena di Ichkeria: un semicerchio con all’interno una mezzaluna, un libro aperto che simboleggia il Corano e l’invocazione “In nome di Allah il Misericordioso” e il verso “E coloro che non giudicano secondo ciò che Allah ha rivelato sono dei miscredenti”.

TESTO: il testo, contenente numerosi errori ortografici e corretto a penna, è simile ai documenti redatti dai tribunali secolari. Il testo è scritto in russo in carattere cirillico, anche se la lingua di stato è il Ceceno, ed il carattere ufficiale previsto sarebbe l’alfabeto latino. Questo testimonia lo stato di caos giuridico e istituzionale nel quale versavano i tribunali della Sharia, al pari del paese tutto.

La sentenza consiste in un accertamento della proprietà di un bene immobile del quale non è possibile identificare i corretti titoli di provenienza a causa della distruzione dell’archivio di Stato durante la Prima Guerra. L’accertamento procede secondo un rito civile, e non contiene alcun riferimento alla legge islamica, segno che il tribunale era uso ad operare secondo le fonti e le ritualità formali disponibili in mancanza di altro. In particolare viene citato il Decreto del Presidente della Repubblica Cecena numero 125 (non è indicata la data, ma dalla definizione di “Repubblica Cecena” sembra riconducibile ad un periodo tra il 1991 ed il 1994, anno in cui la ChRI assunse la denominazione ufficiale di “Repubblica Cecena di Ichkeria”) quindi un provvedimento legislativo riferito al periodo “secolare” della repubblica, segno che i provvedimenti legislativi precedenti all’evoluzione confessionale del sistema legislativo non vennero aboliti e anzi, continuarono ad essere presi in considerazione come fonti legittime del diritto.

Unico riferimento alla formulazione teologica si trova nella conclusione della sentenza, dove si legge “La Corte, guidata dal Sacro Corano e dalla Sunnah del Profeta Maometto, prende questa decisione”. Successivamente, tuttavia, si esprime il diritto di ricorso da parte del soggetto entro dieci giorni dalla sua emissione, secondo una formula totalmente aliena al diritto islamico ma coerente con il diritto civile precedente. Questo è un segno evidente del “sincretismo” nel quale si trovò ad operare la giustizia ichkeriana, la quale per un verso era dichiaratamente confessionale, ma per l’altro era incapace di formulare una valida metodologia operativa senza attingere al precedente sistema secolare.

SIGILLI: In basso il documento reca i sigilli sia della Corte Suprema della Sharia (con scritte in ceceno) , sia del Tribunale Distrettuale

Il documento citato (del quale purtroppo non abbiamo una copia originale, e che pertanto invitiamo il lettore a prendere con le dovute cautele) sembra confermare lo stato di confusione normativa e giuridica nella quale operavano i tribunali della Sharia. Tale percezione è rafforzata dal fatto che, secondo quanto citato da fonti giornalistiche dell’epoca, le forze dell’ordine della Repubblica ignoravano spesso le sentenze dei tribunali, arrogandosi in autonomia il diritto di rispettarle o meno. Anche i vertici dello Stato, nella persona dell’allora Procuratore Albakov (a sua volta nominato per decreto da Maskhadov ma non riconosciuto dal Parlamento) trovavano grandi difficoltà a gestire i rapporti tra un sistema coercitivo di epoca sovietica ed un sistema giudiziario di ispirazione confessionale. Albakov, ancora nel 1999, raccomandava ai pubblici ministeri di stabilire stretti contatti con i giudici dei tribunali della Sharia, in modo da armonizzare il lavoro tra le due istituzioni ed evitare il caos nel quale versava il sistema giudiziario repubblicano.

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

DAI TRIBUNALI ALLE CORTI ISLAMICHE: IL SISTEMA GIUDIZIARIO IN ICHKERIA (SECONDA PARTE, 1992 – 1994)

LOTTE DI POTERE

Tra il 1992 e il 1993 il cronicizzarsi dello scontro politico tra Presidente e Parlamento ed il proliferare di numerose strutture ed agenzie governative, ora fedeli all’una, ora all’altra autorità, misero in pericolo il lavoro dei magistrati. Questo stato di insicurezza era emerso fin dalle prime fasi della Rivoluzione Cecena: in un appello pubblicato sul giornale “Voce della Ceceno – Inguscezia” dell’Ottobre 1991, esponenti del sistema giudiziario lamentavano la perniciosa presenza di elementi fedeli al governo rivoluzionario, i quali tentavano di condizionare il lavoro di Giudici e Notai a vantaggio della loro causa, o a loro vantaggio personale, tentando di evitare di essere inquisiti o rifiutandosi di accettare il normale iter giudiziario previsto dalla legge. La cronica carenza di fondi e di spazi a disposizione dei tribunali rendeva complessa anche l’ordinaria amministrazione, ed a poco servì l’ordinanza numero 19 del 15 Marzo 1992 “Sulle misure volte a migliorare le condizioni di lavoro dei tribunali distrettuali e cittadini della Repubblica Cecena”, con il quale si raccomandava la concentrazione degli uffici e l’utilizzo di risorse, locali e mobilio di proprietà del disciolto Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS): il cronico ritardo nel pagamento degli stipendi e la carenza di risorse liquide impedì di fatto al sistema giudiziario di funzionare.

In ambito giudiziario l’acredine tra parlamentaristi e presidenzialisti raggiunse un livello tale che l’Assemblea Legislativa, allora guidata da Hussein Akhmadov, rifiutò le nomine proposte da Dudaev al Ministero della Giustizia. In particolare, si oppose alla nomina di Imaev, già Presidente del Comitato Nazionale per la Riforma Giuridica, giudicandolo inadatto al ruolo e troppo dichiaratamente allineato sulle posizioni del Presidente. Per tutta risposta, Dudaev estese i poteri del Comitato al punto da farli coincidere con quelli del Ministero della Giustizia, aggirando il veto parlamentare e lasciando il vecchio dicastero un contenitore vuoto. Con l’Ordine del Presidente della Repubblica numero 66 del 26 Agosto 1992 “Sulla registrazione statale degli atti normativi della Repubblica Cecena” il Comitato fu dotato del compito di certificare l’entrata in vigore degli atti normativi e delle loro successive modifiche, diventando a tutti gli effetti una sorta di “cancelleria dello Stato” non riconosciuta dal Parlamento.

Sostenitori del Presidente della Repubblica Dudaev in piazza durante la crisi istituzionale del 1993. In piedi sta tenendo un discorso il deputato dudaevita Isa Arsemikov.

Dalla fine del 1992 il confronto tra partito parlamentare e partito presidenziale divenne serrato, aprendo una crisi politica che paralizzò l’attività dello stato, nel comparto legislativo ed esecutivo ma anche in quello giudiziario. Contrariamente a quanto previsto dalla legge del 18 Novembre 1992, la quale prevedeva un cursus honorum interno alla magistratura per la nomina dei giudici, il ricorso alla clientela politica ed alla pressione dall’alto per l’investitura di questo o quel magistrato erano all’ordine del giorno. Dal Marzo del 1993 Dudaev chiese l’intervento della Corte Costituzionale, all’epoca presieduta da Ikhvan Gerikhanov, riguardo a una proposta di modifica costituzionale che avrebbe profondamente riformato lo Stato ceceno, attribuendo un gran numero di poteri al Presidente della Repubblica a scapito del Parlamento. Al rifiuto di questi di riconoscere legittimità a tale proposito, Dudaev non trovò altra via d’uscita se non quella di sopprimere tutte gli organi statali a lui ostili. Anche la stessa Corte Costituzionale finì nel mirino dei dudaeviti, ed il 28 Maggio 1993 il Presidente emise il decreto n° 45 “Sullo scioglimento della Corte Costituzionale della Repubblica Cecena”. Tramite questo decreto il Capo dello Stato abolì ogni attività di tale organo sul territorio della repubblica, motivando la scelta con la necessità di “prevenire una scissione nella società e” di conservare “L’autocrazia”. Tale decreto, palesemente incostituzionale, fu l’anticamera del colpo di stato che seguì pochi giorni dopo, il 4 Giugno 1993, con l’occupazione manu militari del parlamento, del consiglio cittadino di Grozny e delle altre strutture di potere, e lo scioglimento delle assemblee elettive.

Il Colpo di Stato dette a Dudaev ancor più mano libera nell’intromettersi nel sistema giudiziario. Per la verità questa tendenza era evidente fin dai primi giorni del suo governo, come testimoniato dal Decreto numero 34 del 25 Febbraio 1992 “Sull’esecuzione delle sentenze dei tribunali e delle corti arbitrali straniere nella Repubblica Cecena”, nella quale si diffidava i giudici a dare seguito a sentenze emesse da corti di paesi i quali non avevano riconosciuto la Repubblica Cecena o con i quali la Repubblica non avesse un qualche tipo di accordo. Questo decreto, emesso appena quattro mesi dopo l’entrata in carica di Dudaev, rendeva chiara la volontà del Presidente di utilizzare la Magistratura come arma coercitiva nei confronti dei governi stranieri e forzare il riconoscimento della Cecenia facendo leva sulla velata minaccia di trasformare il paese in un “Buco nero giudiziario”.  

Ikhvan Gerikhanov, Presidente della Corte Costituzionale, tentò di mediare il conflitto istituzionale tra Presidente e Parlamento, intervenendo nella primavera del 1993. Il suo intervento, tuttavia, non arginò le pretese di Dudaev, il quale il 28 Maggio sciolse la Corte Costituzionale, ed il 4 Giugno mise in atto un colpo di Stato militare.

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

AZIONE DI CONTRASTO AL CRIMINE

Uno dei problemi più gravi che il sistema giudiziario della Repubblica si trovò ad affrontare fu quello connesso alla proliferazione delle armi da fuoco, conseguente al saccheggio delle strutture militari sovietiche, all’esplosione del mercato nero ed alla costituzione di numerosi gruppi armati semi – legalizzati come reparti dell’esercito o società di sicurezza private. In questo senso uno dei primi provvedimenti di Dudaev non aiutava: il Decreto del 16 Dicembre 1991 “Sul diritto dei Cittadini della Repubblica Cecena ad acquistare e tenere armi da fuoco personali e sul diritto di portarle” riconosceva il diritto “sottratto durante il periodo totalitario” dei cittadini ad armarsi, recuperando così una antica tradizione ingiustamente soppressa. Probabilmente nella visione dudaevita questo era un buon compromesso per controllare il fenomeno, anziché vietarlo non avendo gli strumenti per farlo. Ma il risultato certamente era stata una “corsa sociale alle armi” che alimentava l’illegalità, paralizzando il lavoro dei tribunali. A sua volta la paralisi dei tribunali alimentava la paura della gente comune, la quale continuava ad armarsi per timore di non avere nessuna protezione dallo Stato.

La carenza di fondi e le paghe basse e insicure producevano un diffuso fenomeno di corruzione. Questa era già esplosa prima ancora che Dudaev desse il suo colpo di piccone alla giustizia con il commissariamento del Ministero e la calmierazione dei prezzi, che aveva privato la magistratura delle fonti economiche necessarie a sostentarsi, tanto che un decreto dell’8 gennaio il Parlamento invitava le autorità giudiziarie a perseguire i cittadini che si rifiutavano di riconoscere lo stato di diritto e tentavano di influenzare il lavoro delle corti. Ma anche questo decreto era privo di eseguibilità pratica e rimase sostanzialmente una dichiarazione. Nel 1992 appena il 12% dei crimini registrati nella repubblica furono oggetto di processo, e soltanto 327 colpevoli su 1204 furono condannati alla prigione. Il diffuso senso di impunità incoraggiava il ricorso al crimine, visto da molti come unica soluzione alla miseria dilagante, e da alcuni come una buona opportunità per fare soldi facili.

Le attività criminali divennero endemici, a partire dal florido mercato della contraffazione dei titoli di credito. Basti pensare che nel solo 1993, dei 9,4 miliardi di rubli in titoli di Stato contraffatti in Russia, ben 3,7 miliardi provenivano dalla Cecenia. Fiorì il contrabbando di merci e di droghe, ed il mercato delle armi di Grozny divenne il più grande mercato nero di tutta l’ex Unione Sovietica. Tra il 1992 e il 1994 vennero registrati 1354 attacchi a treni merci e passeggeri. Secondo i dati riportati dalle agenzie di stampa e dal Ministero degli Interni ceceno, alla sola stazione di Grozny della Ferrovia del Nord Caucaso, nel solo 1993, vennero attaccati 559 treni, saccheggiati circa 4.000 vagoni per un valore di circa 11,5 miliardi di rubli. Nei primi 8 mesi del 1994 vennero commessi 120 attacchi armati, che portarono al saccheggio di 1156 vagoni e 527 container, per oltre 11 miliardi di rubli di danni. Nel biennio 1992 – 1994 26 lavoratori delle ferrovie persero la vita in attacchi armati. 

Reparto di Polizia dei Trasporti della ChRI sfilano in un documentario della TV di Stato. Il crimine dilagante si abbattè in primo luogo sul trasporto ferroviario con saccheggi sistematici delle merci e ruberie ai passeggeri.

RIFORME DI FACCIATA E DIRITTO CONSUETUDINARIO

In sostanza vi era una notevole differenza tra quanto prodotto in termini legislativi dal Parlamento e dal Presidente, e la realtà quotidiana del paese. Sulla carta le istituzioni lavoravano alacremente al disegno di un nuovo sistema giudiziario. Di fatto, questo era paralizzato dalle lotte di potere interne, dalla carenza di disponibilità economica e dalla corruzione dilagante, tre fattori che rendevano lo Stato virtualmente impotente rispetto alle forze criminali che si stavano impadronendo del Paese.  Stante il collasso totale delle strutture giudiziarie pubbliche, la società iniziò a recuperare quelle forme di diritto consuetudinario in vigore presso le società islamiche chiamato Adat, una sorta di “codice civile non scritto” patrimonio degli anziani, tramandato di generazione in generazione. Ancorchè non riconosciuto dallo Stato, l’Adat iniziò a prendere campo soprattutto nella risoluzione di controversie di natura economica, per le quali era previsto il Tribunale Arbitrale, il quale tuttavia funzionava poco e male, e non riscuoteva la fiducia dei cittadini.

Del resto Dudaev aveva tentato di reintrodurre l’Adat nei livelli più bassi dell’amministrazione della giustizia. In particolare, con la ricostituzione del Mekhk  – Khel, il Consiglio degli Anziani, Dudaev puntava a ricostituire un sistema di arbitrato locale basato sul diritto consuetudinario. In questo senso il Consiglio degli Anziani fu ufficialmente riconosciuto come entità deputata al “controllo morale ed alla supervisione delle attività istituzionali” dall’articolo 12 della Legge sull’Attività del Parlamento della Repubblica Cecena, varata il 24/12/1991. Tale legge riconosceva il Mekhk -Khel come una istituzione dello Stato, ma i suoi membri presero presto a comportarsi in maniera così pervasiva da costringere il Parlamento a negare il diritto del Consiglio degli Anziani ad interferire con le attività degli organi statali, revocando lo status di “istituzione statale” al Mekhk – Khel (febbraio 1992).

per approfondire leggi “Libertà o Morte! Storia della Repubblica Cecena di Ichkeria”, acquistabile QUI)

MASKHADOV “IL PRESIDENTE”: INTERVISTA DEL 28/01/1997

Il 27 Gennaio 1997 si tennero in Cecenia le elezioni per il rinnovo del Parlamento e per la carica di Presidente della Repubblica. Fu una sfida elettorale molto agguerrita, la quale vide contrapposto il fronte moderato, guidato dall’ex Capo di Stato Maggiore dell’esercito Aslan Maskhadov, ed il fronte radicale, fedele alla linea della “guerra continua” propugnata dal suo più formidabile combattente, Shamil Basayev. Le elezioni videro la vittoria a larga maggioranza di Maskhadov, ma provocarono anche un pericoloso “scisma” tra le due anime del separatismo ceceno, che avrebbe condizionato la politica del paese nei quasi tre anni di periodo interbellico, trascinando la Repubblica Cecena di Ichkeria in una guerra civile strisciante e provocandone, infine, la caduta. Il 28/01/1997, quando ancora la commissione elettorale non aveva diffuso i risultati definitivi, era già chiaro che Maskhadov avrebbe stravinto. Una inviata del Giornale “L’Unità” intervistò il favorito. Quella che segue è una delle poche interviste rilasciate da Maskhadov ad un giornalista italiano.

Aslan Maskhadov tiene una conferenza stampa al termine dello spoglio elettorale. Alla sua sinistra siede il candidato alla vicepresidenza Vakha Arsanov, sostenuto dal Partito dell’Indipendenza Nazionale

GROZNY – Aslan Maskhadov, forse da stamattina secondo presidente della repubblica cecena “Ichkeria” ha un tic, una piccola tosse, che soprattutto in pubblico non lo abbandona mai. Dicono che l’abbia presa durante la guerra, per lo stress. Questo generale ceceno di 46 anni, apprezzato e stimato perfino dai russi, non ha barba, ha smesso la divisa il giorno dopo gli accordi di pace e non ama portare le armi. Quando è venuto a Mosca per incontrare Cernomyrdin era addirittura in giacca e cravatta. Forse è per tutte queste cose messe insieme che non a tutti i ceceni piace: dicono che sono cattive abitudini prese durante il servizio nell’esercito russo quando ancora c’era l’URSS. Aslan Maskhadov dopo aver vinto la guerra vuole vincere la pace. Prima di incontrare noi, nella casa della sorella, nel villaggio di Staniza, ha a lungo discusso con gli anziani, il fondamento della società caucasica, per convincerli che è li l’uomo del futuro.

Signor Maskhadov, lei pensa di vincere al primo turno?

Lo vorrei sul serio. Perché il secondo turno è indesiderabile non soltanto per me, ma in generale per tutto il popolo, perché il popolo è stanco e vuole solo la pace. E poi anche perché le forze della provocazione avrebbero più probabilità di agire nel secondo turno.

La repubblica è un mucchio di macerie: a chi chiederete aiuti, alla Russia o ad altri paesi?

Non pregheremo la Russia di prestarci soldi. Le chiederemo, invece, di risarcire il danno arrecato dalla guerra. La Russia porta la responsabilità diretta per la distruzione dell’economia nazionale, delle città, dei centri abitati, è giusto che paghi. Quanto all’assistenza degli altri paesi, non la rifiuteremo da chi avrà il desiderio di darci una mano. Ma a condizioni di reciproco vantaggio, non vogliamo chiedere l’elemosina a nessuno.

Molti elettori non vogliono aspettare l’indipendenza per cinque anni, la vogliono subito. Che cosa risponde loro?

Anche noi non vogliamo che questo obiettivo si ponga solo tra cinque anni, oppure tra dieci. Penso che, fatte le elezioni, oneste democratiche e libere, tutto il mondo, compresa la Russia, sarà costretto a riconoscere che il Presidente eletto da tutto il popolo è legittimo. Ci metteremo così subito con Mosca al tavolo delle trattative per continuare quello che è cominciato a Khasavyurt. Non supplichiamo nessuno né per uno status né per l’altro ma vogliamo che ci riconoscano come Stato sovrano. Preciserei ancora che dovremo definire con la Russia solo i principi dei rapporti reciproci perché lo status è stato già stabilito nel 1991. Noi vogliamo il riconoscimento internazionale della nostra indipendenza, e cercheremo di averlo.

Un miliziano separatista ed un bambino in divisa mimetica posano davanti ad un manifesto elettorale di Aslan Maskhadov.

Molti parlano oggi dell’Ordine Islamico. Qual è il suo programma sul punto della religione? Quale ordine cerca lei, moderato all’egiziana o più rigoroso all’iraniana?

Si dice “ordine islamico”, “repubblica islamica”. Ma c’è il Corano. E’ la Costituzione, la legge di Allah, là c’è scritto tutto, non bisogna inventare nulla. Solo che in Arabia Saudita lo interpretano in un modo, in un altro paese diversamente. Ma il Corano è uguale per tutti. Bisogna prenderlo, conoscere il suo contenuto e fare come questo prescrive. E basta.

Nel corso della campagna elettorale Basaev ed altri candidati hanno mosso critiche nei suoi confronti. Ciò non potrebbe provocare una scissione nelle file dei sostenitori dell’indipendenza della Cecenia?

Penso che sia il problema ed il guaio di Basaev. Quando gli ho parlato, a quattrocchi, una decina di giorni fa, gli ho fatto la stessa domanda: “Shamil, perché ti abbassi a tanto, perché diffondi voci e dici bugie in tv?” Egli mi ha risposto: “E cosa devo fare? Voi state bene al potere, vi conoscono, a me che resta da fare? Sono i metodi della mia battaglia politica. Ciascuno combatte come può.”

Basaev entrerà nel governo che lei formerà da Presidente?

Si.

In caso di sua vittoria si aspetta difficoltà provenienti da Basaev e dai suoi sostenitori?

Mi aspettavo sì difficoltà, ma le legavo ai servizi segreti russi, cioè difficoltà prima delle elezioni, provocazioni e cose del genere. Abbiamo affrontato quella ipotesi molto realisticamente ed abbiamo prevenuto molto. Io personalmente sono andato a parlare con i cosacchi nel distretto di Naursk, aizzati dai russi. Però tutto è andato bene e nel “salvadanaio” dei nostri avversari non è rimasto più niente, a quanto pare. Dopo le elezioni penso che non avremo nessun problema, ne sono certo. Ho riunito apposta tutti i comandanti, in pratica dall’80 al 90 percento di tutti i capi delle formazioni. Con loro si è stabilito: ci sarà il presidente eletto dal popolo e tutti dovranno eseguire rigorosamente tutti i suoi ordini, i decreti e le disposizioni. Non ci può essere nessun dubbio su questo. La variante afghana o tagica che qualcuno si aspetta da noi non ci sarà. Anche se Shamil sarà consigliato male i suoi uomini non mi dichiareranno mai guerra, ne sono sicurissimo.

Shamil Basayev tiene un comizio elettorale nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni. Lo “Scisma” tra Basayev e Maskhadov sarà all’origine dell’instabilità politica della repubblica.

Ma parlando con “L’Unità” Basaev ha detto che in caso di un non riconoscimento dell’Ichkeria lui potrebbe andare all’estero a far esplodere una bomba nucleare. Si possono prendere sul serio certe dichiarazioni?

Credo che sia la passione preelettorale, delirio ed immaginazione malsana. Nessuno andrà a far scoppiare centrali atomiche, lui compreso. Se noi vinceremo queste elezioni, raccoglieremo tutti i nostri sostenitori, tutti i compagni d’armi per riflettere insieme, e ci sarà anche Shamil Basaev, su come costruire il nostro Stato, su come farlo in un’unica squadra aiutandoci a vicenda. Nessuno sarà escluso da questo consiglio, e meno che mai Basaev.

Perché crede di essere migliore di altri candidati?

Non sono mai stato presuntuoso, affronto tutto con realismo. Non mi stupire se ci fossero falsificazioni a queste elezioni, quindi ci sono preparato. Ma in una battaglia onesta io ho più chances degli altri. Non dico di essere migliore, però è un dato di fatto che la base da cui si parte è a guerra ed è toccato a me essere tra i primi a condurla ed a guidare il processo postbellico. Tutti i documenti per finire la guerra sono stati firmati da me o in mia presenza. Perciò il popolo stanco di questa guerra spera che io porterò la pace nella terra cecena. Queste promesse sono legate al mio nome e inoltre il mondo si è accordo che sono uno promesso a compromessi accettabili, un uomo di parola.

Quanto può il business petrolifero influire sul benessere della repubblica?

Si, il petrolio è la ricchezza principale della Cecenia, la sua materia prima strategica e per la rinascita dell’economia faremo leva su questo, ma siamo anche ricchi della nostra agricoltura e del sottosuolo. Voglio dire che il petrolio non è l’unica fonte della nostra sopravvivenza.

Maskhadov presta giuramento come Presidente della Repubblica. Alla sua destra presenzia Akhmat Kadyrov, a quel tempo Muftì della ChRI.

Quale nome è stato scelto per la capitale: Grozny o Dzhokhar – Gala?

Lo ha deciso il Presidente Yandarbiev: Dzhokhar – Gala, cioè, “Città di Dzhokhar” in onore di Dudaev. Io penso che se lo sia meritato e tutto quello che facciamo si richiama a Dudaev. Perciò forse si chiamerà davvero così.

Come risolverà il problema delle troppe armi in giro per la repubblica?

I Ceceni hanno sempre portato le armi, in tutti i tempi, non è mai stato un problema, Ma oggi faremo tutto il possibile perché le porti solo chi ha il diritto di farlo e a chi spetta. Tutte le armi saranno registrate, tutte le formazioni armate troveranno il loro posto nell’esercito regolare, nelle forze dell’ordine, le armi portate illegalmente saranno sequestrate, ma sarà anche possibile l’acquisto di queste armi da parte dello Stato. Ci sono tante ipotesi, le abbiamo esaminate tutte. Quando lo spoglio delle Schede sarà finite ci metteremo al lavoro.

Servizio dell’emittente russa NTV sull’elezione di Aslan Maskhadov alla Presidenza della Repubblica