MASKHADOV “IL PRESIDENTE”: INTERVISTA DEL 28/01/1997

Il 27 Gennaio 1997 si tennero in Cecenia le elezioni per il rinnovo del Parlamento e per la carica di Presidente della Repubblica. Fu una sfida elettorale molto agguerrita, la quale vide contrapposto il fronte moderato, guidato dall’ex Capo di Stato Maggiore dell’esercito Aslan Maskhadov, ed il fronte radicale, fedele alla linea della “guerra continua” propugnata dal suo più formidabile combattente, Shamil Basayev. Le elezioni videro la vittoria a larga maggioranza di Maskhadov, ma provocarono anche un pericoloso “scisma” tra le due anime del separatismo ceceno, che avrebbe condizionato la politica del paese nei quasi tre anni di periodo interbellico, trascinando la Repubblica Cecena di Ichkeria in una guerra civile strisciante e provocandone, infine, la caduta. Il 28/01/1997, quando ancora la commissione elettorale non aveva diffuso i risultati definitivi, era già chiaro che Maskhadov avrebbe stravinto. Una inviata del Giornale “L’Unità” intervistò il favorito. Quella che segue è una delle poche interviste rilasciate da Maskhadov ad un giornalista italiano.

Aslan Maskhadov tiene una conferenza stampa al termine dello spoglio elettorale. Alla sua sinistra siede il candidato alla vicepresidenza Vakha Arsanov, sostenuto dal Partito dell’Indipendenza Nazionale

GROZNY – Aslan Maskhadov, forse da stamattina secondo presidente della repubblica cecena “Ichkeria” ha un tic, una piccola tosse, che soprattutto in pubblico non lo abbandona mai. Dicono che l’abbia presa durante la guerra, per lo stress. Questo generale ceceno di 46 anni, apprezzato e stimato perfino dai russi, non ha barba, ha smesso la divisa il giorno dopo gli accordi di pace e non ama portare le armi. Quando è venuto a Mosca per incontrare Cernomyrdin era addirittura in giacca e cravatta. Forse è per tutte queste cose messe insieme che non a tutti i ceceni piace: dicono che sono cattive abitudini prese durante il servizio nell’esercito russo quando ancora c’era l’URSS. Aslan Maskhadov dopo aver vinto la guerra vuole vincere la pace. Prima di incontrare noi, nella casa della sorella, nel villaggio di Staniza, ha a lungo discusso con gli anziani, il fondamento della società caucasica, per convincerli che è li l’uomo del futuro.

Signor Maskhadov, lei pensa di vincere al primo turno?

Lo vorrei sul serio. Perché il secondo turno è indesiderabile non soltanto per me, ma in generale per tutto il popolo, perché il popolo è stanco e vuole solo la pace. E poi anche perché le forze della provocazione avrebbero più probabilità di agire nel secondo turno.

La repubblica è un mucchio di macerie: a chi chiederete aiuti, alla Russia o ad altri paesi?

Non pregheremo la Russia di prestarci soldi. Le chiederemo, invece, di risarcire il danno arrecato dalla guerra. La Russia porta la responsabilità diretta per la distruzione dell’economia nazionale, delle città, dei centri abitati, è giusto che paghi. Quanto all’assistenza degli altri paesi, non la rifiuteremo da chi avrà il desiderio di darci una mano. Ma a condizioni di reciproco vantaggio, non vogliamo chiedere l’elemosina a nessuno.

Molti elettori non vogliono aspettare l’indipendenza per cinque anni, la vogliono subito. Che cosa risponde loro?

Anche noi non vogliamo che questo obiettivo si ponga solo tra cinque anni, oppure tra dieci. Penso che, fatte le elezioni, oneste democratiche e libere, tutto il mondo, compresa la Russia, sarà costretto a riconoscere che il Presidente eletto da tutto il popolo è legittimo. Ci metteremo così subito con Mosca al tavolo delle trattative per continuare quello che è cominciato a Khasavyurt. Non supplichiamo nessuno né per uno status né per l’altro ma vogliamo che ci riconoscano come Stato sovrano. Preciserei ancora che dovremo definire con la Russia solo i principi dei rapporti reciproci perché lo status è stato già stabilito nel 1991. Noi vogliamo il riconoscimento internazionale della nostra indipendenza, e cercheremo di averlo.

Un miliziano separatista ed un bambino in divisa mimetica posano davanti ad un manifesto elettorale di Aslan Maskhadov.

Molti parlano oggi dell’Ordine Islamico. Qual è il suo programma sul punto della religione? Quale ordine cerca lei, moderato all’egiziana o più rigoroso all’iraniana?

Si dice “ordine islamico”, “repubblica islamica”. Ma c’è il Corano. E’ la Costituzione, la legge di Allah, là c’è scritto tutto, non bisogna inventare nulla. Solo che in Arabia Saudita lo interpretano in un modo, in un altro paese diversamente. Ma il Corano è uguale per tutti. Bisogna prenderlo, conoscere il suo contenuto e fare come questo prescrive. E basta.

Nel corso della campagna elettorale Basaev ed altri candidati hanno mosso critiche nei suoi confronti. Ciò non potrebbe provocare una scissione nelle file dei sostenitori dell’indipendenza della Cecenia?

Penso che sia il problema ed il guaio di Basaev. Quando gli ho parlato, a quattrocchi, una decina di giorni fa, gli ho fatto la stessa domanda: “Shamil, perché ti abbassi a tanto, perché diffondi voci e dici bugie in tv?” Egli mi ha risposto: “E cosa devo fare? Voi state bene al potere, vi conoscono, a me che resta da fare? Sono i metodi della mia battaglia politica. Ciascuno combatte come può.”

Basaev entrerà nel governo che lei formerà da Presidente?

Si.

In caso di sua vittoria si aspetta difficoltà provenienti da Basaev e dai suoi sostenitori?

Mi aspettavo sì difficoltà, ma le legavo ai servizi segreti russi, cioè difficoltà prima delle elezioni, provocazioni e cose del genere. Abbiamo affrontato quella ipotesi molto realisticamente ed abbiamo prevenuto molto. Io personalmente sono andato a parlare con i cosacchi nel distretto di Naursk, aizzati dai russi. Però tutto è andato bene e nel “salvadanaio” dei nostri avversari non è rimasto più niente, a quanto pare. Dopo le elezioni penso che non avremo nessun problema, ne sono certo. Ho riunito apposta tutti i comandanti, in pratica dall’80 al 90 percento di tutti i capi delle formazioni. Con loro si è stabilito: ci sarà il presidente eletto dal popolo e tutti dovranno eseguire rigorosamente tutti i suoi ordini, i decreti e le disposizioni. Non ci può essere nessun dubbio su questo. La variante afghana o tagica che qualcuno si aspetta da noi non ci sarà. Anche se Shamil sarà consigliato male i suoi uomini non mi dichiareranno mai guerra, ne sono sicurissimo.

Shamil Basayev tiene un comizio elettorale nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni. Lo “Scisma” tra Basayev e Maskhadov sarà all’origine dell’instabilità politica della repubblica.

Ma parlando con “L’Unità” Basaev ha detto che in caso di un non riconoscimento dell’Ichkeria lui potrebbe andare all’estero a far esplodere una bomba nucleare. Si possono prendere sul serio certe dichiarazioni?

Credo che sia la passione preelettorale, delirio ed immaginazione malsana. Nessuno andrà a far scoppiare centrali atomiche, lui compreso. Se noi vinceremo queste elezioni, raccoglieremo tutti i nostri sostenitori, tutti i compagni d’armi per riflettere insieme, e ci sarà anche Shamil Basaev, su come costruire il nostro Stato, su come farlo in un’unica squadra aiutandoci a vicenda. Nessuno sarà escluso da questo consiglio, e meno che mai Basaev.

Perché crede di essere migliore di altri candidati?

Non sono mai stato presuntuoso, affronto tutto con realismo. Non mi stupire se ci fossero falsificazioni a queste elezioni, quindi ci sono preparato. Ma in una battaglia onesta io ho più chances degli altri. Non dico di essere migliore, però è un dato di fatto che la base da cui si parte è a guerra ed è toccato a me essere tra i primi a condurla ed a guidare il processo postbellico. Tutti i documenti per finire la guerra sono stati firmati da me o in mia presenza. Perciò il popolo stanco di questa guerra spera che io porterò la pace nella terra cecena. Queste promesse sono legate al mio nome e inoltre il mondo si è accordo che sono uno promesso a compromessi accettabili, un uomo di parola.

Quanto può il business petrolifero influire sul benessere della repubblica?

Si, il petrolio è la ricchezza principale della Cecenia, la sua materia prima strategica e per la rinascita dell’economia faremo leva su questo, ma siamo anche ricchi della nostra agricoltura e del sottosuolo. Voglio dire che il petrolio non è l’unica fonte della nostra sopravvivenza.

Maskhadov presta giuramento come Presidente della Repubblica. Alla sua destra presenzia Akhmat Kadyrov, a quel tempo Muftì della ChRI.

Quale nome è stato scelto per la capitale: Grozny o Dzhokhar – Gala?

Lo ha deciso il Presidente Yandarbiev: Dzhokhar – Gala, cioè, “Città di Dzhokhar” in onore di Dudaev. Io penso che se lo sia meritato e tutto quello che facciamo si richiama a Dudaev. Perciò forse si chiamerà davvero così.

Come risolverà il problema delle troppe armi in giro per la repubblica?

I Ceceni hanno sempre portato le armi, in tutti i tempi, non è mai stato un problema, Ma oggi faremo tutto il possibile perché le porti solo chi ha il diritto di farlo e a chi spetta. Tutte le armi saranno registrate, tutte le formazioni armate troveranno il loro posto nell’esercito regolare, nelle forze dell’ordine, le armi portate illegalmente saranno sequestrate, ma sarà anche possibile l’acquisto di queste armi da parte dello Stato. Ci sono tante ipotesi, le abbiamo esaminate tutte. Quando lo spoglio delle Schede sarà finite ci metteremo al lavoro.

Servizio dell’emittente russa NTV sull’elezione di Aslan Maskhadov alla Presidenza della Repubblica

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