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THE GENERAL OF NAUR – MEMORIES OF APTI BATALOV (PART IV)

Battle in Ilaskhan – Yurt

After leaving Argun, we moved to a wooded mountainous area in the Nozhai – Yurt district. Here we organized our base, well hidden in a gorge near the village of Shuani. On the afternoon of March 25, a messenger arrived at the base: we were ordered to go in force to the village of Novogrozny, today Oyskhara. When we arrived Maskhadov gave me a brief report on the situation: “The Russians have left Gudermes, and are moving in the direction of Novogrozny. They crushed our defenses. We have to delay them at least for a few hours, until we evacuate the hospital and the documents. I have no one else to send except your battalion. I ask you to detain the Russians as much as possible: there are many wounded in the hospital, if the Russians find them they will shoot them all. ” Then Maskhadov told me that on the eastern outskirts of Ilaskhan – Yurt a unit of militiamen from nearby was gathering and they would give us a hand.

There were few people with me, about thirty in all, because after the retreat from Argun many of the militiamen, cold and tired, had dispersed to the surrounding villages to recover their strength. We immediately set off towards Ilaskhan – Yurt and, having reached the goal, we reunited with 70 militia men. The Russians advanced on the wooded ridge overlooking the village, traveling in the direction of Novogrozny. We settled in positions previously equipped, and then later abandoned. Their conditions were not the best: due to the heavy rains of those days they were full of water, and we guarded the positions with mud up to our knees. We tried to drain them, but the water returned to fill them in a few hours, due to the damp soil.

Soon our presence was noticed by the Russians, who began bombing our trenches from their high positions. Using mortars and field artillery. In that bombing we suffered the wounding of three or four men. However , they did not proceed to an attack, allowing us to hold them back for many more hours. Having left in a hurry, we had brought neither food nor water with us: we spent the next night hungry and cold in our damp trenches, under constant enemy bombardment. We were so starved that, when we managed to get our hands on a heifer the next day, we ate its almost raw meat, but not before getting permission from a local clergyman.

March 29 , the first Russian patrol reached our trenches. We managed to repel the assault: the enemy lost two men and retreated quickly. From the uniforms and weapons found in the possession of the fallen Russians, we understood that we had a paratrooper unit in front of us. As soon as the Russians were back in their trenches the artillery began a pounding bombardment on our positions with mortars and 120 mm artillery, causing many injuries among our units. After a long preparatory bombardment, the infantry moved on to the attack, and we began the unhooking maneuvers: some of us took the wounded away, others retreated into the woods, or returned to their homes. Only five of us remained in position: Vakha from Chishka, Khavazhi from Naurskaya, Yusup from Alpatovo, Mammad from Naursk station and myself. When we finally managed to get away we were exhausted: I came out with chronic pneumonia, which would accompany me in the years to follow.

Combined Regiment Naursk

In April, if memory serves me well, on April 2, as he said, the head of the main headquarters of the armed forces of the CRI, General Maskhadov, came to my base. The Chief of Staff briefly introduced me to the latest events and changes on the lines of contact between us and the Russians: it was clear from his words that our situation was not good. Consequently he asked me to become subordinate to the commander of the Nozhai- Yurta leadership, Magomed Khambiev. The same day I went to Nozhai-Yurt, where I met the new commander. He assigned the battalion’s area of responsibility to a location not far from the village of Zamai-Yurt, southwest of this village. Once deployed, we dug trenches and equipped shooting points for the machine gun. Here at the base, we, in our Naur battalion, were joined by groups of militias from Gudermes and the Shelkovsky district, for a total of 200 people. As a result, our battalion became the “Combined Naur Regiment”. I was confirmed by Maskhadov himself as commander of this new unit.

The Regiment held the assigned position until the early days of 1995, fighting a war of position against Russian forces. These faced us mainly with artillery, throwing a hail of mortar rounds at us, and increasing the dose with incursions of combat helicopters MI – 42 and MI – 18. During this phase we mourned the death of one of us, Dzhamleila of Naurskaya , and the wounding of ten men. Finally, in the first days of June , we received the order to switch to guerrilla warfare.

VERSIONE ITALIANA

IL GENERALE DI NAUR – MEMORIE DI APTI BATALOV (PARTE 4)

Battaglia ad Ilaskhan – Yurt

Dopo aver lasciato Argun, ci trasferimmo in una zona montuosa coperta di boschi, nel distretto di Nozhai – Yurt. Qui organizzammo la nostra base, ben nascosta in una gola vicino al villaggio di Shuani. Nel pomeriggio del 25 Marzo giunse alla base un messaggero: ci era ordinato di dirigerci in forze al villaggio di Novogrozny, oggi Oyskhara. Quando arrivammo Maskhadov mi fece un breve rapporto sulla situazione: “I russi hanno lasciato Gudermes, e si stanno muovendo in direzione di Novogrozny. Hanno schiacciato le nostre difese. Dobbiamo ritardarli almeno per qualche ora, finchè non evacuiamo l’ospedale ed i documenti. Non ho nessun altro da inviare, tranne il tuo battaglione. Ti chiedo di trattenere i russi il più possibile: ci sono molti feriti nell’ospedale, se i russi li trovano li fucileranno tutti.” Poi Maskhadov mi disse che alla periferia orientale di Ilaskhan – Yurt si stava radunando un reparto di miliziani provenienti dalle vicinanze, i quali ci avrebbero dato man forte.

Insieme a me c’erano poche persone, una trentina in tutto, perché dopo la ritirata da Argun molti dei miliziani, infreddoliti e stanchi, si erano dispersi nei villaggi circostanti per recuperare le forze. Ci mettemmo subito in marcia verso Ilaskhan  – Yurt e, raggiunto l’obiettivo, ci ricongiungemmo con 70 uomini della milizia. I russi avanzavano sulla cresta boscosa che dominava il villaggio, viaggiando in direzione di Novogrozny. Ci sistemammo in posizioni precedentemente attrezzate, e poi successivamente abbandonate. Le loro condizioni non erano delle migliori: a causa delle forti piogge di quei giorni erano piene d’acqua, e presidiavamo le posizioni con il fango fino alle ginocchia. Cercavamo di drenarle, ma l’acqua tornava a riempirle in poche ore, a causa del terreno umido.

Ben presto la nostra presenza fu notata dai russi, i quali iniziarono a bombardare le nostre trincee dalle loro posizioni elevate. Usando mortai ed artiglieria da campagna. In quel bombardamento patimmo il ferimento di tre o quattro uomini. Tuttavia non procedettero ad un attacco, permettendoci di trattenerli ancora per molte ore. Essendo partiti in fretta e furia, non avevamo portato con noi né cibo né acqua: trascorremmo la notte successiva affamati ed infreddoliti nelle nostre trincee umide, sotto il costante bombardamento nemico. Eravamo così provati dalla fame che, quando il giorno dopo riuscimmo a mettere le mani su una giovenca, ne mangiammo la carne quasi cruda, ma non prima di aver avuto il permesso da un religioso locale.

A mezzogiorno del 29 Marzo la prima pattuglia russa raggiunse le nostre trincee. Riuscimmo a respingere l’assalto: il nemico perse due uomini e si ritirò velocemente. Dalle divise e dalle armi trovate in possesso dei russi caduti capimmo di avere davanti un reparto di paracadutisti.  Non appena i russi furono rientrati nelle loro trincee l’artiglieria iniziò un bombardamento martellante sulle nostre posizioni con mortai ed artiglieria da 120 mm, provocando molti ferimenti tra le nostre unità. Dopo un lungo bombardamento preparatorio, la fanteria passò all’attacco, e noi iniziammo le manovre di sganciamento: alcuni di noi portarono via i feriti, altri si ritirarono tra i boschi, o tornarono alle loro case. In posizione rimanemmo soltanto in cinque: Vakha da Chishka, Khavazhi da Naurskaya, Yusup da Alpatovo, Mammad dalla stazione di Naursk ed io. Quando finalmente riuscimmo ad allontanarci eravamo esausti: io ne uscii con una polmonite cronica, che mi avrebbe accompagnato negli anni a seguire.

Reggimento Combinato Naursk

Ad aprile, se la memoria mi serve bene, il due aprile, come ha detto, il capo del quartier generale principale delle forze armate della CRI, il generale Maskhadov, è venuto alla mia base. Il capo di stato maggiore mi ha brevemente presentato gli ultimi eventi e i cambiamenti sulle linee di contatto tra noi e i russi: era chiaro dalle sue parole che la  nostra situazione non era buona. Di conseguenza mi chiese di diventare subordinato al comandante di la direzione Nozhai-Yurta,  Magomed Khambiev. Lo stesso giorno mi recai a Nozhai-Yurt, dove incontrai il nuovo comandante. Egli assegnò l’area di responsabilità del battaglione ad una posizione non lontana dal villaggio di Zamai-Yurt, a sud-ovest di questo villaggio. Una volta schierati, abbiamo scavato trincee e attrezzato punti di tiro per la mitragliatrice. Qui alla base, noi, nel nostro battaglione Naur, siamo stati raggiunti da gruppi di milizie di Gudermes e del distretto di Shelkovsky, per un totale di 200 persone. Di conseguenza, il nostro battaglione divenne il “Reggimento Combinato Naur”. Fui confermato dallo stesso Maskhadov comandante di questa nuova unità.

Il Reggimento tenne la posizione assegnata fino ai primi di giorni del 1995, combattendo una guerra di posizione contro le forze russe. Queste ci affrontavano principalmente con l’artiglieria, lanciandoci contro una grandine di colpi di mortaio, e rincarando la dose con incursioni di elicotteri da combattimento MI – 42 e MI – 18. Durante questa fase piangemmo la morte di uno di noi, Dzhamleila di Naurskaya, ed il ferimento di dieci uomini. Nei primi giorni di Giugno, infine, ricevemmo l’ordine di passare alla guerra partigiana.