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MEMORIE DI UN PRESIDENTE – INTERVISTA A ZELIMKHAN YANDARBIEV (17/12/2001)

Zelimkhan Abdulmuslimovich Yandarbiev nacque il 12 Settembre 1952 in esilio, nel villaggio Kazako di Vydriha, all’estremo nordest della Repubblica Sovietica Kazaka. Rientrato in Cecenia a seguito del “perdono” del governo sovietico, si trasferì con la sua famiglia a Starye Atagi, il villaggio dal quale i suoi genitori erano stati prelevati con la forza il 23 Febbraio 1944. Fondatore dell’associazione “Bart” (“Unità”), fu organizzatore e presidente del Partito Democratico Vaynakh (VDP) di orientamento nazionalista radicale. Su suo invito il Generale Dzhokhar Dudaev rientrò in patria dall’Estonia, dando un contributo determinante alla Rivoluzione Cecena. Eletto deputato al Parlamento di prima convocazione, assunse la presidenza della Commissione per i Media e l’Editoria, e fece parte della delegazione cecena nei negoziati con la Russia, partecipando agli incontri di Sochi e di Dagomys. Schierato su posizioni di pieno appoggio alla politica presidenziale, fu tra i più accaniti difensori di Dudaev nella lotta tra partito presidenziale e partito parlamentare, sostenne la proposta di emendare la costituzione in senso autoritario ed appoggiò il colpo di stato del 5 Giugno 1993, venendo in quell’occasione nominato Vicepresidente della Repubblica “ad interim”.

Yandarbiev (Sinistra) Dudaev (Centro) e Maskhadov (Destra) pregano al funerale di Zviad Gamsakhurdia

Allo scoppio della Prima Guerra Cecena combattè dalla parte dei separatisti, pur non avendo alcuna qualifica di tipo militare. Coordinò l’azione politica della resistenza all’occupazione russa, e tenne i contatti con tutti i movimenti filo – dudaeviti che dal Marzo del 1995 ricominciarono ad operare nei territori occupati. Il 21 Aprile, alla morte di Dudaev, venne riconosciuto Presidente della Repubblica “ad interim”, con l’incarico di guidare il movimento separatista e, una volta finita la guerra, organizzare elezioni democratiche. Alla fine dell’estate del 1996, quando ormai i separatisti avevano riconquistato Grozny ed i russi avevano accettato di ritirarsi dal Paese, Yandarbiev costituì un governo provvisorio, affidandone il comando al Generale Aslan Maskhadov, Capo di Stato Maggiore dell’esercito e uno dei principali artefici della vittoria cecena. Yandarbiev affrontò il mandato presidenziale con un paese in ginocchio, quasi privo di un’economia organizzata e senza le risorse per reintegrare le migliaia di miliziani che avevano combattuto per la causa secessionista. Con l’obiettivo di riportare quanto prima l’ordine in Cecenia introdusse una serie di provvedimenti che portarono la repubblica a sterzare fortemente verso un sistema confessionale: i tribunali ordinari vennero progressivamente sostituiti dalle corti religiose, ed in generale il peso delle autorità religiose si accrebbe fortemente, in particolare quelle di matrice radicale , tramite le quali affluivano in Cecenia risorse economiche essenziali per il sostentamento della popolazione.

Candidatosi alla Presidenza della Repubblica nelle elezioni di Gennaio 1997, ottenne circa il 10% dei voti, piazzandosi al terzo posto dopo Maskhadov, che ottenne più del 60%, e Shamil Basayev. Passato all’opposizione, si unì alla corrente radicale del nazionalismo ceceno, e contestò duramente Maskhadov a causa della sua politica “morbida” nei confronti della Russia. Allo scoppio della Seconda Guerra Cecena Yandarbiev ottenne l’incarico di Rappresentante della ChRI nei paesi arabi, e fuoriuscì dal paese. Nei tre anni successivi si mosse tra Pakistan, Asghanistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, tessendo una rete di alleanze politiche e sponsorizzando la causa cecena presso gli istituti islamici, con lo scopo di arruolare volontari e finanziare la resistenza. Dopo essersi stabilito nel Qatar il qualità di “ospite personale dell’Emiro, rifugiato senza diritto di attività politica” prese dimora a Doha, continuando ad esortare gli islamici di tutto il mondo alla Ghazavat e pubblicando opere di memoria ed analisi politica. Il 13 Febbraio 2004 una bomba piazzata sotto il suo SUV esplose mentre rientrava dalla preghiera del venerdì. Yandarbiev e due delle sue guardie del corpo morirono, mentre suo figlio tredicenne, Daud, rimase gravemente ferito. Due funzionari dei servizi segreti federali furono riconosciuti colpevoli dell’assassinio e condannati all’ergastolo.

Akhmat Kadyrov (Sinistra) Zelimkhan Yandarbiev (Centro) e Dzhokhar Dudaev (Destra) conferiscono medaglie ai combattenti, 1995

La presente intervista fu rilasciata da Yandarbiev alla giornalista del “Vremya Novostey” Elena Suponina. Il colloquio si svolse a Doha il 17 Dicembre 2001, quando ormai l’esercito russo controllava la maggior parte della Cecenia ed i separatisti sembravano aver perduto l’iniziativa militare.

Quando hai parlato l’ultima volta con Aslan Maskhadov?

Molto tempo fa. Un anno fa, per telefono. Egli ha approvato molto il nostro accordo con i talebani. Mi ha chiesto di proseguire. Poi mi ha liberato dalle consegne con le quali ero partito. Non ha accettato quello che sto facendo all’estero. Non ha detto questo, ma ha compiuto azioni non necessarie che ho considerato offensive ed ho smesso di parlare a suo nome. Diciamo che non siamo d’accordo.

Cosa non ti è piaciuto di lui?

Yandarbiev spegne il dittafono e fa un commento, anche se non molto offensivo.

Puo’ essere riportato a verbale?

Non puoi. Per cosa, per giocare su questo? I poteri legali di Maskhadov come Presidente eletto della Repubblica Cecena scadono il 27 Gennaio 2002. Ma abbiamo la legge marziale e i poteri possono essere estesi per mille anni. Questo non è in discussione. Il Parlamento estenderà i suoi poteri.

Quale parlamento? Dove si incontrerà?

Perché incontrarsi? Questo può essere fatto tramite consultazioni. Legge marziale!

Voteresti per Maskhadov?

Certo! Personalmente sono molto critico nei suoi confronti. Ma questo non cambia il mio atteggiamento nei confronti della situazione.

Quindi Maskhadov non controlla la situazione in Cecenia?

E chi di voi ha incontrato i nostri comandanti per confermarlo? Khattab è un combattente disciplinato. Un mujahideen di livello mondiale e fondamentalmente un bravo ragazzo. Sta facendo la Jihad, e non è un terrorista. Ho creato il campo di addestramento di Khattab alla fine della prima guerra attraverso lo Stato Maggiore guidato da Maskhadov. Khattab non farà inutile opposizione. Come Basayev, è il comandante di un nutrito gruppo di unità. Ogni guida ha obiettivi diversi. Ma la visione mia e degli altri non va oltre la linea generale. La nostra unità non dipende dalla debolezza o dalla forza del leader. L’unificazione è dettata dalla situazione.

Yandarbiev alla vigilia delle elezioni del 1997 presso il suo villaggio natale di Starye Atagi

A proposito, di quale nazionalità è Khattab?

E’ saudita, anche se per qualche motivo lo chiamano ora ceceno giordano, ora qualcos’altro…

E se Maskhadov fosse d’accordo con Mosca sulla resa? Ha provato a negoziare tramite Zakayev?

Ciò significherà che è un traditore. Maskhadov non può accettare di mantenere la Cecenia come una parte della Russia, perché secondo la nostra Costituzione la questione dell’indipendenza non è oggetto di trattativa. Maskhadov può negoziare solo il ritiro della truppe russe e, successivamente, riguardo gli interessi comuni con la Russia. Il fatto che attivi contatti, che cerchi una via d’uscita è normale, questo è il suo dovere secondo la sua posizione. Ma non c’è da aspettarsi il tradimento.

Il Muftì Akhmad Kadyrov ha combattuto con te. Ora è il capo dell’amministrazione cecena, un alleato di Mosca.

Ci sono traditori in un milione di ceceni. Qualcuno si sta arrendendo adesso. Kadyrov collabora con il KGB dal 1981, quando in Cecenia era proibito pregare! Lo abbiamo saputo nel 1996, quando la brigata di Shamil conquistò Gronzy e gli archivi del KGB, ma non lo capimmo immediatamente. Anche se anche allora pensavo: dev’esserci un motivo se solleva questioni sul pericolo dei wahabiti. Poi l’ho maledetto e minacciato.

Quindi aveva ragione! Perché hai accettato mercenari stranieri, estremisti?

Il fondamentalismo islamico è al sicuro. Questa è una partenrship. Relazioni internazionali. Non pensi che sia un errore che gli investitori occidentali girino per la Russia, giusto? Gli aiuti non sono suddivisi in aiuti dai wahabiti ed aiuti da altre fonti.

Raccogli soldi anche qui?

Sono in politica. Solo che adesso lo faccio non per conto di Maskhadov, ma come ex Presidente e rappresentante dei mujahidee. Abbiamo altre persone per raccogliere donazioni. Alcuni ci forniscono aiuto tramite me, anche finanziario, ma non raccolgo denaro. Facciamo tutto il possibile. E stiamo conducendo una guerra quasi solo a nostre spese. Gli arabi non sprecano denaro invano, lo tengono nelle banche occidentali.

Dopo tutto, in Cecenia ci sono distaccamenti di mercenari stranieri, diverse centinaia di persone. Dicono che Osama bin Laden abbia mandato loro dei soldi.

Non ci sono più di 50 persone dall’estero in Cecenia. I confini sono chiusi. E non abbiamo problemi con le reclute. E Bin Laden non ci ha dato i soldi. Ci sono state donazioni da musulmani che hanno raccolto briciole per noi in nome di Allah. I vostri giornali hanno scritto che vivevo in Afghanistan – una bugia! Ci sono stato solo due volte! Un totale di 10 giorni. La prima volta è stata nel novembre 1999. E nel secondo, dopo i negoziati in Pakistan, sono arrivato in Afghanistan nel gennaio 2000. Poi i talebani e io abbiamo firmato un accordo sul riconoscimento reciproco, aperto un’ambasciata a Kabul e un consolato a Kandahar. L’ambasciatore non fece in tempo ad arrivare e il console rimase lì fino all’autunno, quando andò a Baku da sua moglie, ma non poté tornare. Tutti i documenti hanno la mia firma e la firma del ministro degli esteri afghano Ahmad Mutawakkil. Non ho incontrato bin Laden, non poteva accettarmi, perché andavo di fretta in Iran e Pakistan. Ho incontrato il resto della leadership dell’Afghanistan, due volte con il Mullah Omar. Adesso in Afghanistan vengono catturati alcuni ceceni. Non ci sono! Bin Laden non aveva legami con i ceceni! Non abbiamo tempo per l’Afghanistan. Abbiamo il nostro fronte.

Che impressione ti ha fatto il Mullah Omar?

Grande. L’uomo più puro. Timorato di Dio. E riguardo a ciò di cui è accusato, non ci sono prove. A Mosca, anche i ceceni sono accusati di case fatte saltare in aria. Dov’è la prova? Coloro che hanno fatto tutte queste sciocchezze a New York – pensa dalla bella vita? Sono stati costretti a farlo dalla politica dell’Occidente, della Russia e di altri mostri che impediscono alle persone di vivere rettamente. Sebbene gli Stati Uniti sostengano l’indipendenza della Cecenia, portano il male solo con i guanti. E qual è la differenza come far marcire il mondo, con o senza guanti? I talebani sono persone meravigliose.

Zelimkhan Yandarbiev con il plenipotenziario russo Alexander Lebed conducono i negoziati per la tregua militare a Starye Atagi, 1996



Ma hanno vietato la televisione, la radio?

Ci sono periodi nella storia in cui è necessario limitare qualcosa. Anche qui Bush limita la libertà con il pretesto di combattere il terrorismo. Come la vedete, signori democratici? I talebani hanno stabilito un ordine brillante in Afghanistan. Sai cosa è successo sotto Rabbani? Illegalità! Masud, Dostum: tutti hanno combattuto per il potere, tutti hanno marciato con le armi. Quando sono arrivati ​​i talebani, l’uomo comune ha smesso di avere paura. Ora non ci sarà ordine, vedrai. I nuovi leader non hanno un’idea comune. Si sono mobilitati solo durante la guerra contro le truppe sovietiche. La guerra continuerà. Sia in Cecenia che in Afghanistan.

Ti sei fatto crescere questa barba dopo aver visitato l’Afghanistan? Cinque anni fa non ne avevi uno, ma ora sembra proprio quella dei talebani!

Non tutti i talebani hanno la barba lunga. Il nostro Ruslan Gelayev, ad esempio, generalmente appartiene a un movimento speciale in Pakistan che promuove l’Islam, e la sua barba è più lunga della mia. La coltivo dal 1992, dal primo pellegrinaggio alla Mecca. Là avevo un’intenzione: in nome di Allah, non radermi la barba. All’inizio l’ho tagliata un po’, ma dopo la guerra mi sono fermato. Il mondo è in una situazione tragica che sto cercando di risolvere. Sono sempre stato un credente. Se non fossi stato così, non avrei introdotto la Sharia in Cecenia durante i nove mesi in cui sono stato presidente. Sebbene quasi tutta la dirigenza non volesse che introducessi la Sharia così frettolosamente.

E perché l’hai fatto? Perché non lasciare che la Cecenia rimanesse laica?

La Cecenia non è mai stata laica. I ceceni hanno sempre combattuto sotto la bandiera verde del gazavat. Gli sceicchi Mansur e Shamil hanno governato nel secolo scorso come imam, il che significa potere sia secolare che spirituale secondo le leggi di Allah.

Perché sei accettato dal Qatar e dagli Emirati Arabi? Non hai paura che la situazione cambi e che si discuta della tua estradizione a Mosca?

La terra di Allah è vasta. Sono in Qatar da circa un anno. Prima di allora ero negli Emirati, e in altri posti. L’emiro del Qatar è un musulmano onesto e coraggioso. In generale, in questi paesi, tutti credono che la Cecenia abbia diritto all’indipendenza. Ho incontrato qualcuno in Arabia Saudita, non dirò chi. Ma quando fai un lavoro che a uno Stato così grande come la Russia non piace, non puoi fermarti in un posto. Il vostro ministero degli Esteri ha fatto così tante proteste in Qatar quando ho incontrato l’emiro un anno fa, in Pakistan, dove ho incontrato il presidente Musharraf, e in Turchia! In alcuni luoghi avevano inziaito a sorgere problemi con i visti. L’emiro del Qatar ha paura solo di Dio, mentre i leader di altri stati a volte hanno paura della Russia. Questo non va bene. Dove il leader non si sente come il capo, possono sorgere problemi.

Non posso fare a meno di chiederti una cosa. Dzhokhar Dudayev è morto il 21 aprile 1996? Raduev afferma che sia ancora vivo…

– Ma come potrebbe un uomo come Dudayev nascondersi da qualche parte? Dudayev è morto sul colpo. Anche se fosse stato incosciente, ma avesse ancora respirato, non avrei osato nasconderlo alla gente per cinque minuti.

Yandarbiev, Presidente ad interim della Repubblica Cecena di Ichkeria, costringe Eltsin ad alzarsi dal capotavola dei negoziati ed a prendere posizione come parte in causa sul versante dei rappresentanti russi. 1996


C’è un’opinione secondo cui Dudayev ad un certo punto ha iniziato a interferire con il te?

Questa è una terribile bugia.

Ma chi lo ha segnalato? Perché le guardie sono state così negligenti?


È stato un attacco di missili superficie-superficie e aria-terra. Avevano puntato il telefono satellitare. In precedenza, Dudayev è stato bombardato tre volte quando si è messo in contatto nell’area di Salazhi. La prima volta hanno bombardato una parte del villaggio. Si udì un altro rumore che diceva che un pacifico villaggio veniva bombardato. Nessuno sapeva perché. Ed è stato Dudayev che si è messo in contatto. La terza volta ha parlato al telefono alla periferia del villaggio, e di nuovo i russi lo hanno bombardato, fu ferito con una scheggia al braccio. Da allora, ha smesso di comunicare vicino al villaggio in modo che i residenti non ne soffrissero. E nel villaggio c’erano molte fonti di energia, i televisori funzionavano, questo creava interferenze e il segnale andava spesso perso. Ciò mi ha salvato quando volevano uccidermi, ed ha salvato anche Dudaev. A causa delle interferenze il missile ha colpito un’altra casa a circa 30 metri di distanza.

Con Dudaev i russi si erano premuniti. Le luci erano spente, a chiunque era vietato usare la connessione. Avevamo solo due o tre telefoni, a casa di Dudaev ed a casa mia. Ha avuto il telefono da me. Ha parlato con Kostantin Borov e con Radio Liberty. Poi Alla Dudaeva, sua moglie, ha letto alcune poesie. Sia Alla che i loro figli si erano sistemati ad una decina di metri di distanza. Solo quattro uomini erano vicini al telefono. Dudaev chiese ad Alla di aspettare finché non avesse finito, poi si avvicinò. Poi questa cosa è apparsa nell’aria. Immediatamente si è sentito un ronzio come “oo-oo-oo”. Le guardie, che si erano allontanate dall’auto, hanno detto che Dudaev aveva già spento il telefono. Poi lo ha di nuovo acceso, e quella cosa è apparsa di nuovo. Lui, per qualche motivo, si è rifiutato di chiudere la conversazione. Ha scherzato, guardando gli altri: “Siete spaventati?” Poi ci furono le esplosioni. E ancora, altri aerei volando alti provocarono un forte bombardamento. Ero a 2 – 3 chilometri di distanza. Pensavamo che avessero individuato i nostri ragazzi, ma non sapevamo ancora che fosse Dudayev. Lo abbiamo scoperto la mattina dopo.

Un mese dopo la morte di Dudayev, sei andato a Mosca per i negoziati …

Sono stato chiamato al Cremlino. Avevano firmato un documento sulla cessazione delle ostilità, prima delle elezioni di Eltsin. Eltsin suggerì di proseguire i negoziati sul ritiro delle truppe. Andammo alla sua dacia. Eltsin promise che il giorno dopo l’intero governo sarebbe venuto con Chernomyrdin. Aspettammo. Apparvero Mikhailov (allora Ministro delle Nazionalità. – Ed. ), Kvashnin (allora comandante del distretto militare del Caucaso settentrionale. – Ed.). E all’improvviso: “E Eltsin è a Grozny!” — “Non può essere!” – “Accendi la radio!” Maria Bazilyuk mi chiama dall’Ucraina: “Siete ostaggi?” Probabilmente no! Eltsin è andato a Grozny per un viaggio pre-elettorale. Se mi avesse detto: “Sig. Yandarbiev, abbiamo sbagliato, voliamo insieme e vediamo “. Lo avrei accompagnato! Non ci sarebbe stato nulla di cui aver paura! E così, nei negoziati tutto sarebbe andato al top. Ma nessuno di loro aveva lo spirito o il cervello per parlare di un simile viaggio. Rendi Zelimkhan un ostaggio! Peccato per la Russia!

Quale politico russo ti ha fatto la migliore impressione?

Stepashin (allora capo del dipartimento amministrativo dell’apparato governativo. – Ed.). Come Capo dello Stato ceceno, sono venuto dal capo della Russia su richiesta di Mosca. Ma qualcuno ha consigliato ad Eltsin di parlare con me come fosse il mio capo. Dovette alzarsi dalla sedia sulla quale si era seduto. Dovette sedersi dove gli indicavo io. E tutto questo nel suo ufficio, al Cremlino! Stepashin, quando siamo ripartiti, mi ha detto: “Mi scuso con te per quello che è successo qui”.  Questo è un uomo con un granello di coscienza e onore.

Yandarbiev (Sinistra) e Lebed (Destra) posano a seguito dei colloqui di pace. Dietro Lebed si vedono Movladi Ugudov (a destra, con il copricapo) ed Akhmed Zakayev (a sinistra, vestito di rosso)



Come ti senti riguardo al processo a Raduev?

E una commedia. Raduev è un combattente dell’esercito ceceno, che adempie al suo dovere.

Anche la tragedia di Budennovsk, nell’ospedale di maternità, è un dovere?

Budennovsk è stata una brillante operazione militare. Non era un ospedale per la maternità, ma un ospedale. I nostri hanno portato lì i feriti, e poi i russi hanno cominciato a circondarli. Pertanto, ci siamo chiusi lì, non era previsto. Non credo che Budennovsk sia un errore.

L’ULTIMA INTERVISTA DI ABDUL – KHALIM SADULAYEV

BIOGRAFIA

Abdul – Halim Abusalamvic Sadulayev nacque ad Argun, in Cecenia, dopo che la sua famiglia era già tornata dall’esilio in Kazakistan. Fin da ragazzo si dedicò allo studio dell’Islam, imparando l’arabo e frequentando le massime autorità religiose della Cecenia. Allo scoppio della Rivoluzione Cecena si mise a disposizione del Comitato Esecutivo, e dal 1992 fu nominato parte della Commissione di Controllo del Municipio di Argun.

Allo scoppio della Prima Guerra Cecena si arruolò volontario nella milizia di Argun, Dal 1995 guidò la Squadra Investigativa Speciale sotto lo Stato Maggiore dell’esercito, diventando uomo fidato di Maskhadov. Dopo la guerra tornò a dedicarsi alla teologia, venendo nominato Vicedirettore della TV di Stato con delega agli affari religiosi. In questa veste tenne spesso sermoni serali molto apprezzati dalla popolazione. La sua fama di uomo equilibrato, anche allineato su posizioni rigorose, lo rese uno dei pochi leader della Repubblica apprezzati sia dai radicali che dai moderati. Nel 1999 Maskhadov lo nominò membro della Commissione responsabile della redazione di una nuova Costituzione islamica.

Abdul – Khalim Sadulayev

Allo scoppio della Seconda Guerra Cecena fu nominato Vice – Muftì, si arruolò nuovamente nella milizia di Argun e combattè in difesa della città. Quando questa cadde si trasferì con i resti del suo reparto sulle montagne, mettendosi a disposizione di Maskhadov. Agli inizi del 2002 questi lo nominò suo successore in caso di morte. Quando ciò avvenne, l’8 Marzo 2005, Sadulayev fu immediatamente riconsciuto da tutti i gruppi armati della resistenza come nuovo Presidente. Egli tuttavia già da tempo maturava l’idea di estendere la ribellione cecena a tutto il Caucaso, trasformando la resistenza in un’insurrezione islamica generale. Questa sua politica lo portò a costituire il Fronte Caucasico, una sorta di sovrastruttura militare nella quale inserire anche i numerosi gruppi armati islamici che operavano fuori dal paese, non in favore del nazionalismo ceceno ma certamente contro l’imperialismo russo. Per effetto di questo l’asse politica della ChRI, già da tempo fortemente orientata verso il radicalismo islamico, si spostò talmente tanto verso l’insurrezionalismo fondamentalista da perdere sostanzialmente di consistenza. Sadulalyev si oppose per tutta la durata del suo mandato allo svolgimento di azioni terroristiche, ed effettivamente sotto la sua presidenza nessuna azione contro civili fu intrapresa dalle forze armate della ChRI.

Il 17 Giugno 2006 Sadulayev fu intercettato alla periferia di Argun dai servizi federali, su delazione di uno dei suoi conoscenti. Coinvolto in uno scontro a fuoco, rimase ucciso nella sparatoria. Suo successore fu Dokku Umarov, già comandante sul campo delle principali formazioni combattenti della ChRI, nominato Naib nel 2005. La presente intervista, pubblicata dalla rivista “Caucaso Settentrionale”, fu rilasciata alla Jamestown Foundation nel 2006. Sadulayev ricevette le domande per iscritto e registrò un video di risposta, pubblicato on line ed ancora disponibile in lingua originale.

L’INTERVISTA

Salutiamo tutti i nostri amici, tutte le persone che si preoccupano per la libertà e l’indipendenza del popolo ceceno, tutti coloro che vedono oggettivamente e correttamente l’immagine della nostra repubblica, intorno a noi; che riconoscono il diritto del popolo ceceno all’autodeterminazione ed all’indipendenza. In questo tentativo di rispondere ad alcune domande cercheremo di spiegare e mostrare chiaramente la nostra posizione. Le domande che abbiamo ricevuto dai nostri amici sono:

Come valuta la situazione in Cecenia dopo la morte di Aslan Maskhadov? La morte di Maskhadov ha influenzato la resistenza cecena, le sue tattiche politiche e militari?

Abbiamo adottato la tattica di allargare la Jihad nel 2002 al grande Majilis  – ul – Shura [il consiglio di guerra costituito allo scoppio del secondo conflitto con la Russia, ndr.] ed oggi stiamo ancora lavorando a quel piano. Tale piano, presentato dal Comitato Militare del Makilis – ul – Shura della ChRI, dovrebbe durare fino al 2010. La politica ha subito piccoli cambiamenti. Il piano da cui siamo guidati oggi deriva da quei progetti e da quelle decisioni adottate dal Majilin – ul – Shura, il quale era diretto dal nostro Presidente, Aslan Maskhadov (un martire, la pace sia su di lui).

Aslan Maskhadov ha ripetutamente dimostrato la sua adesione all’idea di negoziati con la parte russa. In particolare, il Presidente deceduto dichiarò che una conversazione di 30 minuti con Putin sarebbe stata sufficiente per porre fine alla guerra. Insisterete ora sul ritiro delle truppe dalla Cecenia come condizione essenziale per l’avvio dei negoziati?

Per fermare la guerra i nostri avversari hanno bisogno di forte volontà e coraggio, e di pensare in modo strategico. Purtroppo non vediamo queste qualità nella leadership russa. Certo, non è possibile fermare la guerra in 30 minuti; è possibile interrompere la fase attiva delle operazioni militari. Potremmo riuscirci. Sebbene la presenza delle loro truppe nella nostra repubblica non sia un fattore positivo, l’avvio di qualsiasi negoziato con la parte russa non rappresenta un grande ostacolo. Per parafrasare Yaroslav Gashek, i negoziati con un cappio al collo non possono essere definiti veri e propri negoziati. Tuttavia, la presenza di truppe non è un grande ostacolo perché tutto ciò può essere stipulato nel processo di negoziazione. Proveremo a non renderlo un punto critico.

Sadulayev (sinistra) seduto al fianco di Maskhadov (destra)

Considera l’operazione dei mujahideen a Nalchik, il 13 Ottobre 2005, un successo? Ha informazioni precise sui risultati (perdite da entrambi i lati, quanti civili innocenti sono stati uccisi, quante armi sono state catturate)? Coloro che attaccarono gli edifici delle strutture di potere quel giorno, nella Capitale della Cabardino – Balcaria, agirono seguendo i tuoi ordini? I combattenti ceceni erano presenti? Verranno ripetute sortite simili? Quanto è giustificabile la morte di civili innocenti durante tali attacchi su larga scala?

Prima di tutto, vorrei evitare tale terminologia della propaganda russa, parole come “sortite” e simili. L’operazione a Nalchik è stata un’operazione di sabotaggio classica, e nonostante vi furono perdite tra i mujahideen e, sfortunatamente, tra la popolazione civile, ed i principali obiettivi non furono raggiunti, l’operazione fu considerata riuscita.

Non era necessario impartire ordini speciali ai mujahideen. Il piano è stato presentato, l’ho approvato ed autorizzato. Non è stato necessario inviare i nostri combattenti dalla Repubblica Cecena di Ichkeria, dal Daghestan, dall’Inguscezia o dagli altri settori dei nostri fronti. Naturalmente l’Emiro militare Shamil Basayev ha preso parte allo sviluppo ed alla preparazione dell’operazione, ma non abbiamo distolto combattenti dagli altri settori.

Le perdite militari tra i nostri mijahideen ammontarono a 37 persone. Il resto di coloro che furono uccisi dagli attaccanti e dagli occupanti russi erano principalmente civili. Lo vediamo anche dalle scarse fonti russe. Secondo i genitori – padri e madri – un giovane ha lasciato la casa mezz’ora prima e poi è stato ritrovato morto tra “gli uomini armati”. Un altro giovane uscì dal cortile di casa e non tornò, fu ritrovato tra i morti. Non abbiamo questo tipo di mujahideen, che vanno a combattere per mezz’ora e poi tornano. Ci sono professionisti ben addestrati ed altamente qualificati, e uomini più giovani sotto la guida dei mijahideen esperti.

Un numero enorme di persone è stato ucciso tra la popolazione civile della Cabardino – Balaria: migliaia di persone, comprese donne incinte, sono state perseguitate dagli aggressori russi. Naturalmente non è possibile accettare le perdite tra civili innocenti, indipendentemente dall’operazione. E le nostre operazioni sono sempre messe a punto prendendo in considerazione il fatto che la popolazione civile non dovrebbe soffrire, anche se l’aggressore pone sempre le sue basi e installazioni solo all’interno dei confini dei centri abitati e nelle aree più densamente popolate. Si proteggono in questo modo. Comprendiamo perfettamente perché lo anno.

Sadulayev (destra) seduto a fianco di Shamil Basayev (sinistra). Sullo sfondo la bandiera di combattimento della ChRI ai tempi della presidenza di Sadulayev.

Quali sono i tuoi rapporti con Shamil Basayev? Alcuni credono che lui, e non tu, controlli tutte le unità della resistenza. Qual è il meccanismo per la formazione ed il coordinamento delle unità militari che operano al di fuori dei confini della Cecenia?

I media ci pongono sempre domande del genere, sulle nostre relazioni con Shamil Basayev e con persone illustri come Dokku Umarov. Abbiamo relazioni normali e buone. Il fatto che sorga una domanda del genere, tuttavia, non ci sorprende, perché queste persone hanno un’enorme autorità sia in Cecenia che nel Caucaso Settentrionale. Queste persone sono veramente leader della loro causa. Se qualcuno sta cercando di scoprire se questo ostacola il nostro lavoro – la nostra lotta per liberare la nostra terra – allora, la risposta è il contrario: ciascuno dei mijahideen, ciascuno degli emici, conosce il suo dovere, la sua posizione. Shamil Basayev ricopre la posizione di Emiro militare del Majilis – ul – Shura e, naturalmente, tutte le nostre unità sono subordinate a lui. E, naturalmente, egli è subordinato al comandante in capo, cioè a me.

Per quanto riguarda le nostre unità, esse sono sottoposte tutte direttamente al Comitato Militare, al Ministero della Difesa ed allo staff congiunto. Non ci sono grandi differenze tra le unità di mijahidee che operano all’interno della Cecenia e quelle che operano all’esterno. Siamo tutti parte di un meccanismo unificato ed i nostri mihajideen sono divisi in fronti e settori. Ogni settore e ciascun fronte conosce il suo Emiro diretto. Ognuno conosce i propri obiettivi. Gli Emiri dei settori e dei fronti sono spesso incaricati di risolvere molti compiti. Effettuiamo anche operazioni militari su larga scala, sebbene solo con l’autorizzazione del comandante in capo e del Comitato Militare.

Quando Maskhadov era vivo la leadership di Ichkeria ha ripetutamente condannato qualsiasi metodo terroristico di condurre la guerra. Qual è il tuo atteggiamento nei confronti di questo problema come presidente della ChRI?

Consideriamo inaccettabili i metodi terroristici, e questo è dimostrato dal fatto che da un anno e mezzo siamo riusciti ad osservare gli accordi raggiunti su insistenza di Maskhadov per un rifiuto unilaterale di atti terroristici. Questi vengono attualmente osservati. Tuttavia, nonostante questo gesto di buona volontà e gli sforzi della leadership della ChRI e del Comitato Militare del Mijilis – ul – Shura, non vediamo azioni corrispondenti da parte degli aggressori russi. L’omicidio dei nostri innocenti continua; i rapimenti, le uccisioni extragiudiziali e le torture continuano. Ad oggi è in funzione un sistema di prigioni clandestine che si è sviluppato non solo in Cecenia ma in tutto il Caucaso Settentrionale. Le persone in queste prigioni vengono torturate, violentate ed uccise.

Sadulayev (sinistra) con Rappani Khalilov (centro, leader dei miliziani islamisti daghestani) ed Abu Hafs al Urdani (referente di Al Quaeda nel Caucaso)

Nel tuo primo appello da Presidente hai osservato che “la leadership cecena continuerà a mantenere stretti contatti e amicizia con tutto il mondo civile, ma nel fare ciò la base ideologica dovrebbe prendere in considerazione la visione del mondo del popolo musulmano della Cecenia”. Potresti spiegare se questo significa che dopo la guerra la Cecenia creerà uno Stato confessionale basato sulla Sharia e non uno Stato laico basato sulla Costituzione adottata nel 1992? Oppure pensi che sia possibile un compromesso tra queste due opzioni, combinando leggi religiose e secolari?

Durante la guerra continueremo a creare lo Stato che avevamo pianificato dall’inizio sulla base della Costituzione adottata nel 1992. Il punto è che questa Costituzione, secondo la decisione presa non solo dagli organi esecutivi e legislativi del potere della ChRI, ma anche dal Comitato Militare del Majilis – ul – Shura, da tutti i Comitati che ne fanno parte ed anche per volontà di una vasta parte della popolazione dovrebbero riflettere l’essenza islamica del popolo ceceno. Né un singolo regime, neppure quello sovietico, con tutto il suo totalitarismo, con tutta la sua politica misantropica, potrebbe costringere i ceceni o i popoli vicini ad abbandonare la pratica di risolvere i loro problemi attraverso i tribunali della Sharia. Naturalmente questi non potevano funzionare a pieno regime.

Io stesso sono stato testimone di come in Russia, nell’Ex Unione Sovietica, tre costituzioni si sostituirono in breve tempo e poi arrivarono la Perestroika, lo sviluppo della democrazia, e successivamente il regime revanchista che ancora una volta sta trascinando la Russia in guerre e conflitti: un regime che ha cominciato a combattere per la “Grande Russia” non è collegato né alla libertà né ai diritti umani. La “Grande Russia” significa guerra senza fine, morte e menzogna per milioni di persone. Pertanto non vogliamo approvare delle leggi che dovrebbero essere modificate ogni 10 – 15 – 20 anni. Leggi che sarebbero buone soltanto per un leader, calcolate per una sorta di periodo temporaneo. Tutte le leggi dovrebbero basarsi sui principi fondamentali dell’umanità che si trovano nella religione: nel Corano, nei Vangeli, nella Torah. I principi di base sono espressi dai libri sacri, inviati dall’Onnipotente Allah, e l’umanità non dovrebbe ignorarli. Quando qualcuno cerca di sfuggire a questo e introduce altri valori che contraddicono la natura umana, questo genera conflitto, locale o generale.

L’Islam ha tre nemici. Il primo è l’ateo militante. L’ateo è un pericolo per qualsiasi paese, per qualsiasi nazione, perché è una persona senza valori. Voglio essere compreso correttamente qui: quando i musulmani usano la parola “infedele” intendono persone che non hanno accettato l’Islam, ma che non sono Cristiani, Ebrei o rappresentanti di altre religioni. Cioè persone che hanno una propria scala di valori. Le persone che hanno tali valori, tali regole, possono trovare un linguaggio comune.

Il secondo nemico dell’Islam è il fanatismo, il fanatismo del teologo che interpreta erroneamente l’Islam. Questo è ciò che stiamo vedendo anche oggi in molti paesi islamici in cui le persone soffrono sotto regimi totalitari dittatoriali invece di godere dei diritti umani e delle libertà, che sono valori che dovrebbero essere protetti per ogni persona. Ciò non è in alcun modo conforme all’Islam.

Il terzo nemico è l’ignorante fanatico. Queste persone sono un pericolo per qualsiasi società. Per quanto riguarda il mio primo appello, ho semplicemente detto che nessuno dovrebbe interferire negli affari interni di uno Stato sovrano.

Quale, secondo te, dovrebbe essere la politica della comunità mondiale e, in particolare, dei governi dei paesi musulmani, che potrebbe avere un impatto reale e fermare la guerra in Cecenia? Pensi che sia possibile che i mediatori internazionali possano prendere parte ai negoziati tra Russia e ChRI? Qual è il tuo atteggiamento nei confronti del piano di [Ilyas] Akhmadov, il quale propone un mandato internazionale temporaneo sotto la Nazioni Unite?

La politica della comunità mondiale non dovrebbe discostarsi dai valori di base che possono essere presi dal Corano, dai Vangeli o dalla Torah. La partecipazione dei mediatori internazionali è possibile, ma non è obbligatoria. Al piano di Akhmadov è stato dato il via libera da diversi assi, ma sfortunatamente non ha funzionato. Non perché il piano fosse negativo, ma perché i nostri avversari non erano pronti per una soluzione pacifica del problema. Oggi il piano non si adatta alla realtà attuale. Abbiamo resistito e ci siamo rafforzati. Non abbiamo più bisogno di questo piano e ci sono altre proposte e soluzioni a questo problema. Ma la cosa principale è che il Cremlino dovrebbe separarsi dal suo militarismo e diventare più pragmatico, corretto e rispettoso del diritto, il diritto internazionale.

Ilyas Alhamdov, autore di un piano di pace che prevedeva la trasformazione della Cecenia in un mandato fiduciario delle Nazioni Unite. Il piano non fu mai seriamente discusso nè dalla Russia, nè dalla dirigenza della ChRI.

Accetteresti personalmente trattative dirette con la leadership filo – russa della Cecena – Alu Alkhanov e Ramzan Kadyrov – e, in tal caso, quale forma, secondo te, dovrebbero assumere?

Vorrei usare un esempio comprensibile a tutti. Immaginiamo di essere attaccati da un branco di cani appartenenti al tuo vicino. Dovresti parlare col proprietario dei cani, giusto? Non avrebbe senso parlare con gli animali, con i cani. Loro svolgono un ruolo disonorevole e non dignitoso di semplici burattini. Se riponessimo le nostre speranze su di loro danneggeremmo non solo l’onore e la dignità dei martiri caduti ma anche l’onore dell’intera nazione cecena. Cosa possono fare questi pupazzi? Quale problema possono risolvere? Tutto ciò che fanno lo fanno con il permesso del Cremlino e dei servizi speciali russi. Non hanno mai preso una decisione da soli. Non hanno mai deciso nulla da soli e non lo faranno mai. Quindi questa domanda dev’essere compresa correttamente. Non è una questione della nostra riluttanza a fermare le operazioni militari. Semplicemente non ha senso condurre negoziati con quella gente.

In caso di trattative tra la ChRI e la Federazione Russa, quale ruolo potrebbero svolgere gli emiri delle comunità delle altre repubbliche del Caucaso Settentrionale? Qual è lo scopo finale della lotta portata avanti da queste Jamaat? In che modo la loro lotta è correlata alla guerra combattuta dai ceceni per la loro indipendenza? Vedi la prospettiva di diventare il leader politico dell’intero Caucaso Settentrionale?

Certamente, se inizieranno i negoziati tra la ChRI e la Russia, tutte le questioni saranno risolte tra di noi in modo consultivo, osservando i principi della Shura. Non solo gli emiri delle Jamaat prenderanno parte alle discussioni, ma anche i mijahideen ordinari prenderanno parte alla pari. Tutti abbiamo un obiettivo comune: la liberazione dalla schiavitù coloniale ed il raggiungimento della libertà e dell’indipendenza. Come il popolo ceceno, tutti i popoli intorno a noi si sono sollevati e vogliono libertà e indipendenza. Ci sono Jammat sul territorio della Russia, alcune costituite da russi etnici, molti dei quali hanno prestato giuramento di fedeltà come emiri del Majilis – ul – Shura e si sono subordinati direttamente a noi. Esistono gruppi del genere ma sono i ceceni che in passato non hanno mai avuto il desiderio di rimanere nella Russia e non hanno un tale desiderio neanche oggi. Ci sono anche nazioni vicine che condividono la nostra richiesta di indipendenza. Tutte queste domande saranno affrontate in modo consultivo, collegiale e di comune accordo.

Sono un leader non perché voglio esserlo, ma perché è un fatto universalmente riconosciuto nel Caucaso Settentrionale. Il Majilis – ul – Shura è l’organismo legale di tutti i musulmani del Caucaso Settentrionale e, come è già stato detto, anche all’interno della Russia, dove ci sono molte Jamaat che hanno prestato giuramento di fedeltà a noi. Questo è un dato di fatto, ma non è come se noi stessi avessimo cercato in modo specifico di realizzarlo.

Fotogramma di un programma di divulgazione religiosa mandato in onda sulla TV di stato durante il periodo interbellico. Gli interventi televisivi di Sadulayev erano molto apprezzati e seguiti dalla popolazione.

Quale posizione è più importante per te: essere uno Sceicco e un Emiro del Majilis – ul – Shura o essere il Presidente della ChRI?

Secondo l’Islam, la parola “Sceicco” esprime un atteggiamento rispettoso nei confronti di uno studioso o di un anziano appartenente alla famiglia. E’ vicino al significato della parola inglese “Sir”. L’Emiro del Majilis – ul – Shura e il Presidente hanno la stessa funzione e lo stesso ruolo. L’unica differenza è che l’Emiro del Majilis – ul  – Shura ha più diritti e più doveri. Naturalmente il popolo ceceno si è sempre comportato secondo la Costituzione, in cui è assegnata la posizione di Presidente della ChRI. “Sceicco”, come è già stato detto, è soltanto una forma di rispetto.

Cerchiamo di sondare il tuo atteggiamento nei confronti dei paesi occidentali. Consideri gli Stati Uniti come un potenziale nemico della ChRI o consideri l’America un nemico, come al Russia?

Penso che possiamo fare amicizia non soltanto con gli Stati Uniti, ma anche con la Russia. Nonostante questa guerra omicida, sporca e barbare che la Russia ha intrapreso contro di noi, non abbiamo mai respinto le relazioni di buon vicinato ed amichevoli con la Russia. Sfortunatamente, questo ha sempre colpito un muro di incomprensioni, arroganza ed ambizioni imperiali. Tuttavia non siamo persone che possono essere trasformate in schiavi. E’ meglio averci come amici. Se una nazione, in particolare una superpotenza mondiale come gli Stati Uniti, è pronta a dialogare con noi, siamo sempre aperti e saremo sempre disponibili a questo. Se siamo pronti ad essere buoni vicini con la Russia, non possiamo avere problemi con l’America.

Aslan Maskhadov ha avuto qualche influenza sulla formazione delle tue opinioni?

Indubbiamente. Aslan Maskhadov è sempre stato un enorme esempio per tutti i nostri mujahideen e per l’intera popolazione. Maskhadov è stato un grande leader e con il suo martirio è diventato ancora più grande perché ha mostrato come un leader dovrebbe andarsene, come dovrebbe andarsene un emiro. Quei cani russi che danzavano intorno al suo cadavere dovrebbero vergognarsi. Anche da morto, Maskhadov è stato grandioso, mentre la Russia si è disonorata agli occhi di tutte le persone oneste e rispettabili del mondo. Come dice il proverbio, un leone morto può essere cacciato anche da un coniglio. Anche dopo la sua morte, Maskhadov rimane un grande leader ed un esempio per me.

Potresti fornire alcuni fatti della tua storia personale? Ci sono molte notizie contraddittorie sulla stampa. Sei nato davvero ad Argun? Hai preso parte alle operazioni contro l’esercito russo? La stampa russa ti ha descritto come un ardente wahabita. Fai parte di una particolare scuola dell’Islam?

Vengo davvero dalla città di Argun. Se Allah lo permetterà, avrò presto 40 anni. Sono nato ad Argun nel 1966.  La scuola di pensiero islamica che ho studiato e seguito l’ho appresa dagli insegnamenti dell’Imam Shafi’i, sebbene conosca anche le altre opere degli altri tre grandi Imam e gli insegnamenti delle quattro scuole islamiche di base, i quattro Madhabs. Ho anche cercato di attingere all’Hanbali Maskhab, ma i ceceni sono sempre stati seguaci dell’Imam Shati’i; questa è la ragione per la quale l’ho studiato a fondo. Per quanto riguarda il wahabismo […] esso non ha nulla a che fare né con la nostra religione né con le nostre credenze.

Spero di essere stato in grado, nel mio breve discorso, di rispondere ad alcune delle domande dei nostri amici e di aver chiarito la situazione in cui ci troviamo. Ogni paese ed ogni nazione che sostiene il popolo ceceno non sostiene soltanto noi, ma anche sé stesso, perché se neghi la libertà a qualcuno, neghi la libertà alla tua stessa gente. Il fatto che i nostri amici in America facciano queste domande serve alla causa della pace ed avvicina i nostri popoli. Vi ringrazio per la vostra simpatia e per i vostri sforzi di capire la situazione nella nostra repubblica. Ringrazio tutti voi.

Allah Akhbar!