FRANCESCO BIGAZZI – DIARIO DEL RAPIMENTO DI MAURO GALLIGANI

Il 23 Febbraio 1997 il fotoreporter Mario Galligani, veterano del giornalismo di guerra, venne sequestrato da un commando di uomini armati poche ore dopo essere atterrato a Grozny per effettuare un reportage sulla “normalizzazione” della Cecenia. Con lui si trovava il giornalista e amico Francesco Bigazzi, il quale si rifiutò di lasciare il paese fino alla liberazione di Galligani, avvenuta il 14 Aprile successivo. Bigazzi mobilitò tutte le sue conoscenze personali e collaborò con le autorità della Repubblica Cecena di Ichkeria affinchè i rapitori fossero individuati ed arrestati, ed il suo amico fosse rilasciato senza il pagamento dell’esorbitante riscatto di un milione di dollari, richiesto dai criminali.

Durante il suo periodo di permanenza in Cecenia Bigazzi tenne un accurato diario giornaliero che oggi, a distanza di ventitrè anni da quegli eventi, viene pubblicato integralmente da Mauro Pagliai Editore. E’ un documento di enorme importanza storica, sia per quanto riguarda la storia di quel fatto criminale, sia per quanto riguarda la storia del periodo interbellico della Repubblica Cecena di Ichkeria. Pochi, infatti, sono i resoconti di “vita quotidiana” di quel periodo raccontati da un punto di vista neutrale, ed in questo senso Bigazzi mostra una grande onestà intellettuale riportando il suo punto di vista e confrontandolo con quello dei suoi amici collaboratori, offrendo in questo modo al lettore diverse chiavi interpretative degli eventi che si susseguono.

Khukarpasha Israpilov, Generale di Brigata e Direttore del Centro Antiterrorismo nel periodo interbellico

Il diario di Bigazzi è un documento essenziale anche per approfondire l’odioso fenomeno criminale dei rapimenti nella Cecenia post bellica, vera e propria piaga che più di ogni altra gettò sulla giovane repubblica separatista il turpe alone del fallimento, contribuendo a permettere che la seconda invasione del paese fosse moralmente accettata dalla maggioranza dell’opinione pubblica. Nel racconto si fanno i nomi di numerosi personaggi che, per convenienza o per necessità, si trovarono a prendere parte al sequestro di Galligani in qualità di esecutori, di mediatori o di doppiogiochisti: imprenditori, ex ministri, giovani combattenti intenti a costruire il nuovo stato indipendente, disgraziati senza soldi pronti a vendersi al miglior offerente, e così via.

Riportiamo un breve passo del libro a titolo di “preview”

“La sede dello stato maggiore dell’antiterrorismo è senza dubbio la più protetta di Grozny. Situata in quello che doveva essere uno dei quartieri residenziali più belli di Grozny, tutti gli edifici sono stati ristrutturati e le villette che ospitano i vari dipartimenti hanno tutte le finestre oscurate per “rendere più difficile il lavoro dei satelliti spia”. Khunkarpasha [Israpilov, ndr] ci accoglie in una di queste villette dopo averci fatto cambiare più volte il tragitto. Personalità dotata di un forte carisma, è molto comunicativo e non fa niente per tenere a freno la sua straordinaria energia. Insieme a Shamil Basayev rappresenta il nuovo della Repubblica Cecena di Ichkeria, anche se entrambi si sono formati nell’ex Armata Rossa. […] Khunkarpasha ci fa entrare in uno studio dove l’oscurità è rotta solamente da sottili raggi di luce. Quando l’occhio si abitua al buio è possibile vedere che i raggi di sole filtrano dai fori provocati nelle imposte dai colpi di mitra o da altre armi pesanti. D’improvviso, dopo che gli occhi si sono abituati all’oscurità, scorgo un obice, di dimensioni notevoli, conficcato per metà nella parete. E’ difficile fare finta di niente. Khunkarpasha, forse per tranquillizzarmi, mi dice: “Vedi come funzionano male le armi russe? Sono già sfuggito ad almeno sette attentati e questo oggetto mi porta fortuna”.

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