LE LAPIDI DI ICHKERIA: IL MEMORIALE ALLA DEPORTAZIONE

LA TRAGEDIA

Nella notte tra il 22 ed il 23 febbraio 1944 ebbe il via la cosiddetta Operazione Lentil, passata alla storia con il termine russo di Chechevitza e nella memoria cecena come Ardakhar: nel giro di una giornata tre quarti dell’intero popolo ceceno – inguscio venne ammassato nelle stazioni, caricato su treni merci e spedito in Asia Centrale. Nei giorni seguenti lo stesso destino toccò all’ultimo quarto, che a causa delle forte nevicate non era stato raggiunto il primo giorno. Chiunque non fosse in grado di muoversi o opponesse resistenza venne giustiziato sul posto. Schierati in file di 4, i deportati vennero caricati sui camion destinati al raccolto del grano e portati alle più vicine stazioni, dove li aspettavano convogli merci pronti per trasportarli, in condizioni disumane, verso l’Asia Centrale. Le guardie di origine cecena, dopo essere state costrette a scortare i loro connazionali fino alle stazioni, vennero a loro volta disarmate e caricate sui treni. Qualsiasi resistenza fu inutile. I villaggi nei quali si verificarono resistenze vennero dati alle fiamme, ed i loro abitanti trucidati sul posto. Tra il 10 ed il 20% dei deportati morì durante la traversata. I sopravvissuti vennero scaricati alla rinfusa e costretti a costruirsi da soli ripari e capanne ai margini di aziende agricole collettive nelle quali sarebbero diventati la più bassa forma di manodopera. Il governo sovietico impose loro la permanenza coatta. Ogni mese i deportati dovevano presentarsi alle autorità e dichiarare la loro presenza, pena una condanna a 20 anni di lavori forzati. Della Ceceno – Inguscezia non rimase più nulla: la repubblica venne sciolta, i suoi distretti vennero annessi alle repubbliche vicine o trasformati in Oblast, province senza identità. Tutto il patrimonio culturale dei Ceceni venne fatto a pezzi: le moschee ed i centri islamici vennero distrutti, e le loro pietre divennero materiale da costruzione. Le stesse steli che adornavano i cimiteri vennero usate come materiale edile con il quale vennero erette case, edifici governativi, perfino stalle e porcili. I Tyaptari, le cronache dei Teip scritte su pergamena e conservate dagli anziani, vennero bruciate o trasferite negli archivi di Mosca. La Ceceno – Inguscezia, spopolata, fu riempita di profughi di guerra. Dalle regioni maggiormente distrutte centinaia di migliaia di cittadini sovietici vennero sistemati in una Grozny divenuta una città fantasma.

Veicoli del Ministero degli Interni sovietico caricano i deportati sui vagoni piombati nel Febbraio del 1944

IL MEMORIALE

Esattamente cinquant’anni dopo il Presidente della Repubblica Dzhokhar Dudaev inaugurò il primo monumento alla memoria di quei terribili giorni. Il progetto, realizzato dallo scultore Darchi Khasakhanov, venne realizzato lungo Via Ali Mitaev, nel pieno centro della città, utilizzando le stesse steli a suo tempo abbattute dai sovietici ed utilizzate come materiale di risulta. I cittadini ceceni si occuparono di reperirle riesumandole dalle costruzioni civili dove queste erano state utilizzate come mattoni. In mezzo a queste, si ergeva una mano che sollevava al cielo un pugnale caucasico e di fronte ad essa era sistemato un Corano aperto. Sullo sfondo vi era scritto a grandi lettere:  “Duhur dats! Dolhur dats! Dits diyr dats!” (“Non ci spezzeremo! Non piangeremo! Non dimenticheremo!”).

il memoriale appena inaugurato, il 23 Febbraio 1944

Pe la maggior parte dei ceceni il monumento divenne presto non soltanto un memoriale della deportazione, ma un vero e proprio simbolo di rinascita nazionale, un tributo all’indipendenza appena conquistata. Tra il 1994 ed il 1996, e poi ancora dal 1997 al 1999 (dopo essere stato ricostruito a seguito dei danni subiti durante i bombardamenti) il monumento fu il teatro di imponenti manifestazioni, il 23 Febbraio di ogni anno, durante le quali i leaders della repubblica si riunivano per commemorare la tragedia della deportazione e, dopo la Prima Guerra Cecena, per ricordarne i caduti. Qui, infine, le nuove reclute dell’esercito regolare prestavano giuramento alla Repubblica.

LA DEMOLIZIONE

Resti del Memoriale dopo la Seconda Guerra Cecena

Con la seconda invasione di Grozny nell’inverno 1999 il memoriale fu nuovamente danneggiato dai bombardamenti. L’iscrizione sulla parete della struttura fu spazzata via dalle bombe, ma il grosso della struttura rimase in piedi fino al 2008, quando l’autorità civile di Grozny ne decise lo smantellamento “per postare il memoriale in un posto migliore”. La decisione non piacque ai ceceni, che continuarono a raccogliersi davanti al monumento ogni 23 febbraio, nonostante non vi si tenessero più manifestazioni pubbliche. L’attivista per i diritti umani Natasha Estemirova si spese in prima persona in difesa del memoriale, riuscendo a mantenere alta l’attenzione sui progetti di risistemazione e scongiurando la demolizione fino alla sua morte, avvenuta l’anno seguente. Nel 2014, su ordine di Ramzan Kadyrov, i resti della struttura furono smantellati e le lapidi, sbarbate dalle loro sedi, furono risistemate intorno al nuovo Monumento alle le Vittime del Terrorismo, destinato a commemorare i funzionari di polizia caduti contro il movimento insurrezionale islamista dalla la fine della Seconda Guerra Cecena.

Il memoriale in corso di demolizione

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